La beffa del chilometro zero

Salite in cima al vostro palazzo, no, non fate un concerto inatteso, per carità, guardatevi intorno nel raggio di un km, lasciate stare per il momento quella donnina che prende il sole in topless e ditemi se vedete appezzamenti di terreno coltivati che possano soddisfare le vostre esigenze alimentari. No, eh? Soprattutto se abitate in città. Semmai potete sospettare che qualcuno sul balcone coltivi pianticelle di basilico o pomodori, e forse in qualche vecchio palazzo sopravvive un piccolo orticello sufficiente solo al proprietario, un orto che qualcuno potrebbe indicare come esempio di resilienza ma in tal caso spero che a quel qualcuno gli vada di traverso un pomodoro mentre pronuncia quella parola. E allora come la mettiamo con la faccenda degli alimenti a chilometro zero? Direte che esagero, che quello è un modo di dire. Vabbe’, ma dipende. Se quei pochi chilometri in più per l’alimentazione sono ininfluenti sul risultato finale nel ciclismo non è così, sono chilometri che si possono sentire nelle gambe soprattutto nelle corse già lunghe e dure. E le dirette integrali che la tivvù ci ha proposto sia per la Sanremo che per il Fiandre hanno mostrato la verità sul chilometro zero, che nelle corse in questione veniva una decina di chilometri dopo la partenza. E sarà così finché non ci sarà una pompa di benzina, un autogrill o un mobilificio su uno stradone nazionale disposto a spendere più di un’amministrazione comunale per avere la partenza davanti alla sua sede, insomma una cosa impensabile. Ma forse quei pochi km in più non bastano a spiegare la sorprendente sconfitta di Mathieu Van Der Poel, che già in passato ha dimostrato di non sapersi gestire e alimentare, e qualcuno dirà che non era al massimo della forma, però è arrivato in fondo a una corsa di 254 + 10 km con 19 muri e 7 tratti di pavé staccando tutti meno uno, e quell’uno è un bestio che quando vince urla e si batte i pugni sul petto, e tra tutti i danesi emergenti è ormai assodato che il più forte è lui, Kasper Asgreen. Poi questi due sono ancora giovani e in queste corse conta molto anche l’esperienza, e grazie a quella il vecchio Casco d’oro Greg Van Avermaet, il Caterino Caselli delle Fiandre, è riuscito a salire ancora sul podio. Così si conclude questa prima parte delle classiche di primavera, spezzata dal rinvio della Roubaix, con i tre fenomeni tornati umani, capaci di vincere e di fare i fenomeni in gare meno prestigiose ma non di vincere una classica cosiddetta monumento. Alaphilippe poi continua a cercare le canaline, le sottili strisce asfaltate o peggio con l’erba per evitare il pavé, insomma cerca rogne, se non c’è un motociclista nei paraggi cerca un modo alternativo di cadere, e forse queste corse non sono proprio adatte a lui, come non sono adatte alla marca di ruote di Trentin, perché fora sempre ed è difficile pensare che sia un caso. Il Fiandre è una corsa pazza e spettacolare, ma stranamente e contrariamente al solito, la corsa femminile è stata bloccata dal tatticismo degli squadroni che hanno corso male, così Annemiek Van Vleuten, che correva praticamente da sola, sul Paterberg se n’è andata perché s’era messa in testa di rivincere il Fiandre dieci anni dopo ma questa volta contando solo sulle sue forze e non anche su una compagnia eccezionale come era Marianne Vos ai tempi, e il bello del Paterberg è che se si prendono zero km di vantaggio, diciamo 5 secondi, quei secondi durano una vita, vabbe’ non esageriamo, durano almeno 13 km fino all’arrivo. E Annemiek oltre alla forza ha avuto il merito di persistere nell’azione nonostante non fosse quella dei giorni migliori e il gruppetto dietro rimanesse sempre a pochi secondi, ma in verità le inseguitrici non erano sempre convinte e in più, anzi in meno, c’era Longo Borghini che per una volta ha lasciato fare alle altre. Alla fine, sul palco delle premiazioni, invece del mazzo di fiori, forse ispirati dalle mortadelle a km zero ma a kg 10 o 20 di Adriano Amici, gli organizzatori hanno offerto prodotti ortofrutticoli locali, quindi a km più o meno zero.

Il Fiandre è stata l’ultima corsa della carriera di Maarten Wynants, nessuna vittoria in carriera, un premio alla combattività in una tappa del Tour, un decimo posto alla Roubaix 2012, ma una corsa femminile a lui dedicata che si disputa a 0 + 12 km da Hasselt, sua città natale.