La disegnatrice dei capitani

E’ partito il Giro Scremato e la RAI si vanta di offrire la diretta integrale di tutte le tappe, ma i ciclisti non so se saranno contenti perché non potranno permettersi nessuna trasgressione, non potranno azzardare super-tuck, scie, retropoussette, lancio di borracce nelle aree naturali protette, neanche dita nel naso. L’inizio non fa ben sperare perché il primo partente, Tagliani, è incerto già sulla rampa di lancio della cronometro ma le cose miglioreranno. E’ una gara maschile ma è una donna la protagonista della giornata: Giada Borgato, prima donna a commentare il Giro, almeno in RAI; anche perché l’altra donna della squadra, AdS, è ritenuta una giornalista e sui suoi commenti no comment. Giada è ormai sicura e non tituba come agli inizi, ma si direbbe che abbia seguito un corso di aggiornamento tenuto da Garzelli sull’uso random delle vocali, perché quando Pancani parla di “capitani designati” lei preferisce dire “capitani disegnati”. In quel frangente si parlava di Pello Bilbao che dovrebbe correre per il capitano designato Mikelanda, ma Giada mette i dubbi manco volesse seminare zizzania nella squadra del suo compagno, che prudentemente non partecipa e forse preferirà il Tour. Ma la ragazza ne capisce di ciclismo, mica come Ads che non conosceva neanche Nuyens, e quando parte il giovane gregario Tobias Foss che nessuno si sognava di prendere in considerazione lei dice che potrebbe essere lui il capitano della Jumbo invece di Bennett, sembra in giornata eversiva, ma pochi minuti dopo Foss fa il miglior tempo e alla fine sarà terzo. AdS non so se l’ha apprezzato, ma ha cercato di condividerne i meriti dicendo “noi donne”, ma il suo Processo è stato un mezzo disastro. Infatti ha chiamato Davide Bramati al telefono ma si è accorta che il diesse stava guidando e gli ha chiesto di accostare prima, perché loro parlano di sicurezza sulle strade e non possono mostrare uno che telefona mentre guida. Bramati ha acconsentito ma non si è più sentito, aveva da fare e l’avrà mandata da qualche parte. Ma AdS ci spiega pure che il ciclismo è cultura perché nel colletto della maglia rosa c’è scritto un verso di Dante, pensa cosa ti escogitano le persone di cultura, ma ora non vogliamo sapere dove hanno scritto qualche frase dello scrittore Genovesi, ché in un paese dove tutti i pagamenti sono sospesi a noi che seguiamo il Giro ci tocca questa tassa qua di sentire Genovesi. E poi dato che AdS è sempre sul pezzo ogni giorno ci proporrà un pezzo di Sergio Zavoli, forse con l’audio in bianco e nero. Però c’è stata pure una corsa, in cui il norvegese Foss quasi sorprendente ma neanche tanto, avendo vinto un Tour de l’Avenir, è stato preceduto solo da due italiani in una giornata felice per i nazionalisti: 3 italiani nei primi 10, 7 nei primi 20, 13 nei primi 30, e fa piacere trovare al 16esimo posto Diego Ulissi ripresosi dai problemi cardiaci. Ma almeno a giudicare da oggi stanno tutti bene, Bernal e Nibali sono sui loro livelli, Evenepoel è settimo, Martin e Sivakov non sono caduti. Ganna voleva assolutamente vincere nel suo Piemonte e dato che – mi ripeto – i ciclisti non possono gettare il cuore oltre l’ostacolo perché si porterebbe dietro il cardiofrequenzimetro, ha fatto quello che in genere può costare una caduta, cioè ha pedalato pure in curva. Il povero Evenepoel crede che in Italia sia come in Belgio e che qui Ganna sia un supereroe, ma non è calciatore né motociclista né nuotatore e quindi già è tanto che lo conoscano dalle sue parti. Affini che era in testa e quasi ci sperava ha commesso due errori: ha rallentato in vista di una curva che in realtà non c’era e poi, quando è arrivato Ganna e di fronte alla prestazione dell’abituale rivale si è letteralmente tolto il cappello, ha mostrato di aver commesso lo stesso errore di Cesare Polacco, cioè non ha mai usato la brillantina Linetti, ma questa la capiscono solo i boomers. E a proposito di anziani, continuano i problemi economici dell’Astana, e quando Luigi Leone ha avuto un problema l’ammiraglia gli ha passato una bici normale comprata da Lidl a 9,99 euro e, dato che i vecchi sono come i bambini e Luis Leon è ormai un vecchietto, per tutto il resto della gara si è divertito a suonare il campanello conquistando così la prima maglia nera.

Tobias Foss disegnato male.