La tappa del riso e dell’oblio

E’ la Festa della Mamma e Remco Evenepoel dice che quando potrà farà il regalo alla madre ma sicuramente il più bel regalo per lei è il fatto che lui sia in piedi, e le mamme le conosciamo e sicuramente sarà così, però Remchino sei nato digitale e un acquisto on line per far recapitare a mamma tua un pensierino concreto materiale lo potevi fare. Prima tappa in linea, come prevedibile parte subito la fuga e ancora più prevedibile che ci sia un corridore per ogni squadra professional, tranne la Alpecin che ha ben altri progetti. C’è il primo GPM che significa automaticamente prima maglia azzurra e primo passaggio sul podio e Vincenzo Albanese fa il Van Aert dei poveri, controlla i compagni di fuga e di sfiga, lancia la volatina in testa e vince, e possiamo dire che è risorto come capita spesso a quelli lasciati a spasso dalla Bardiani, come pure Francesco Romano che non si è rassegnato a finire presto la carriera ed è tornato tra i dilettanti e pure a vincere. Oggi sono 10 anni dalla morte di Wouter Weylandt e per non obliarlo c’è stato un minuto di raccoglimento alla partenza e poi alla fine del Processo, con AdS sempre più MdF perché ha fatto una sorpresa a Ganna come fosse “C’è posta per te”, dicevo alla fine hanno mandato delle immagini di Weylandt, la tappa vinta e il funerale, e mi sono accorto che il problema non è ricordare i morti ma i vivi, perché i compagni che portavano la bara non li ho riconosciuti. Ma c’è stato spazio anche per il riso, sia quello nero che si coltiva nelle zone in cui è passata la corsa sia quello che secondo i Romani, che dovevano essere pesanti e seriosi, abbonda sulla bocca degli stolti. Ganna se la ride con Moscon che addirittura si copre la bocca perché non vuole essere ascoltato ma non vuole neanche che si legga il labiale. Poi si scherza anche in RAI dove forse l’arrivo di Giada Borgato ha alleggerito quell’ambiente dove solo due anni fa sonnecchiava Petacchi. Ma pure la volata della UAE è stata comica, con Molano che ha finito per lanciarla non al capitano Gaviria ma a Viviani, e neanche tanto bene visto che Elia è finito solo terzo, e poi si è spostato stringendo alle transenne proprio Gaviria che avrà avuto nell’occasione della festa un pensiero per la mamma di Molano e anche per tutti i suoi avi. Ancora una volta arriva secondo Nizzolo che si è fatto dipingere sul casco un’autocertificazione di quelle che si utilizzavano per le zone rosse, e quarto è arrivato Groenewegen, al quale la volata l’hanno lanciata direttamente i suoi numerosi avvocati che ormai l’accompagnano dappertutto. Ma a vincere è stato Tim Merlier, cioè il vero motivo per cui alla Alpecin non interessava inserirsi nella fuga dei peones. Come tanti della sua squadra Tim viene dal ciclocross, dove vittorie ne ha viste poche, è esploso come velocista nel 2019 e alla prima volata del suo primo grande giro ha vinto proprio mentre in mtb il suo capitano Mathieu faceva un floppino. Il suo nome i fiamminghi lo pronunciamo Merlìr ma gli italiani dicono Mèrlier o Merliér perché qui prevale la pronuncia veneta, come succede anche per l’eritreo Tesfatsion detto Tesfaziòn, che tra l’altro è molto religioso e il suo diesse Ellena racconta che è rimasto molto colpito quando ieri gli hanno detto che a pochi passi dalla partenza è custodita la Sacra Sindone.