L’abilità non è tutto

Fino ai primi del secolo quando una corsa passava per strade non asfaltate si diceva che c’era un tratto sterrato, una piccola difficoltà in più e basta e così non ci si faceva caso più di tanto. Poi è scoppiata la moda del ciclismo-cosplay da correre sulle strade sterrate con bici e abbigliamento d’epoca o se preferite agghindati come alla Coppa Cobram e c’è stato il boom delle strade bianche. Qui mi ripeto dicendo che questa è l’ennesima dimostrazione dell’incapacità markettistica del Sud, perché in Belgio e Francia c’è il pavé, nel Centro Italia ci sono le strade bianche e al Sud ci sono semplicemente le strade scassate. Le strade bianche non piacciono a tutti e forse queste di Campo Felice non piacciono neanche agli abitanti del luogo che preferirebbero sfrecciarvi con l’auto a centinaia di kmh, e qualcuno espone un cartello con una scritta che suona ambigua: “Ciccone asfalta tutto”, cioè “tutto” e non “tutti” secondo quanto vorrebbe l’orribile frasario dei tifosi scemi di tutti gli sport e dei giornalisti scemi uguale. Di sicuro queste strade non piacciono a Remco Evenepoel, perché su questo terreno bisogna essere bravi a guidare la bici e invece Evenepoel, che non viene dal fuoristrada e manco dalla bmx o dalla pista ma dallo sport sbagliato, ammesso e non concesso che il calcio sia uno sport, ha già mostrato difficoltà in discesa. Ma Remco è ancora molto giovane e ha tanto da imparare, e poi è reduce da un grave infortunio per cui non bisogna mettergli pressione, non attendersi niente. E questo è proprio quello che fa il sito di Het Nieuwsblad, che infatti ogni giorno pubblica un articolo in cui spiegano perché è stato un bene che Evenepoel nella tappa del giorno non abbia preso la maglia rosa, un altro in cui si chiedono se il giorno dopo Evenepoel la prenderà questa maglia rosa, poi un’intervista a Evenepoel, e un supplemento di intervista a Evenepoel, e ancora, dato che ci sono molti columnist tra cui il team manager di Evenepoel, due o tre commenti che lo riguardano, insomma lo lasciano tranquillo. Ma l’esperienza e l’abilità non sono tutto, a volte non bastano, per dire oggi Mohoric è caduto proprio in discesa, si è ribaltato e ha sbattuto la testa a terra, e viene da dire meno male che la bici si è rotta perché sarebbe stato capace di risalirci, invece così sono arrivati i medici e l’hanno portato in ospedale. E l’esperienza in mtb non ha evitato a Valter di perdere la maglia rosa sulla salita in sterrato, mentre invece Evenepoel è arrivato buon quarto, ma la vittoria se l’è presa l’ex biker Bernal che grazie all’aiuto di Moscon ha recuperato un minuto e mezzo agli ultimi fuggitivi di giornata in pochi km e ha staccato gli avversari di classifica ottenendo la prima vittoria di tappa in un grande giro. E già, quando ha vinto il Tour non ha vinto tappe. Il Principe Duca Conte ne ha approfittato per farsi intervistare al Processo perché lui campa felice di rendita sul fatto di aver scoperto Bernal, anzi lanciato nel professionismo, perché a scoprirlo e segnalarglielo fu l’ex ciclista e scrittore Paolo Alberati, sempre che si possa parlare di scoperta per uno che è stato argento e bronzo mondiale da junior anche se in mtb. Oggi il nuovo idolo abruzzese Giulio Ciccone, che a volte si innervosisce ma è un bel passo avanti rispetto al sempre polemico Taccone e alla bestia da vittoria Di Luca, è arrivato secondo spinto anche dal tifo locale, ma c’è stato un momento di sconcerto quando al Processo hanno detto che Garzo (i ciclisti italiani tra di loro si chiamano troncando l’ultima sillaba del cognome), insomma Garzelli manda spesso dei “vocali” a Ciccone, ma ci siamo tranquillizzati quando abbiamo capito che si intendeva “messaggi vocali” e non le lettere che il Garzo notoriamente usa con molta creatività.