Il Paradosso di Manzoni

Da festa di maggio il Giro è diventato la festa dell’omaggio e per questo scopo i morti non bastano, oggi si parte da Ravenna e si arriva a Verona e la tappa ricorda Dante, Giulietta, Romeo, quello che scriveva sotto le mentite spoglie di Shakespeare e pure Elia Viviani che è vivo e in buona salute ed è perfino in grado di reggere una bandiera. Anzi, per dirla con Totò, specie che quest’anno c’è stata una grande morìa di velocisti come voi ben sapete, è il favoritissimo in quella che potrebbe essere l’ultima volatona di questa edizione. In RAI continua la gara di pronostici tra Rizzato e Pancani. Sono in fuga i soliti Pellaud Marengo e Rivi, che secondo il Supercittì ormai sono amici, di certo si vedono spesso in queste fughe, e Pancani in vista di un traguardo volante pensa che non ci sarà volata, e infatti i tre si scatenano e alla fine Pellaud, battuto, si impermalisce e stacca gli altri due, e per un po’ proseguono col distanziamento sociale, ma alla fine si ricongiungono e si danno appuntamento al bar per mangiarsi un cornetto ché le barrette che sanno di sterrato se le mangi il supercittì. La tappa è piatta in tutti i sensi e c’è spazio per chiacchiere oziose più che mai, si censiscono tutti gli ex professionisti che hanno dei ruoli in carovana, per lo più motorizzati, e tra questi c’è Mario Manzoni di cui si ricorda sempre che ha vinto poche corse e la sua sfortuna fu che la più importante arrivò nella tappa del Giro 1997 in cu cadde Pantani e tutte le attenzioni mediatiche erano sul cosiddetto Pirata, ma questa cosa è stata ricordata tante volte per cui paradossalmente questa vittoria di Manzoni ha avuto fortuna col tempo ed è più ricordata di tante altre. Poi si arriva nella green zone dove si possono buttare i rifiuti perché l’organizzazione si impegna a raccoglierli, e vola davvero di tutto: borracce, cartacce, sacchetti, cartoni di pizza, toner, pile esauste, mascotte di peluche vinte da ciclisti che non hanno figli. Pare che il lancio di cartacce abbia creato problemi a qualche ciclista che, a detta di Rizzato, ha commentato che si possono benissimo mettere “nel dietro” e Rizzato intende nella tasca posteriore ma ho il sospetto che la sua interpretazione non sia corretta. E’ una tappa nel complesso scontata ma con dei momenti di follia come quello del traguardo volante ricordato prima e poco dopo nel gruppo un tentativo di ventaglio senza vento. Ma quello più concreto è stato il tentativo da finisseur di Affini, che tira la volata a Groenewegen ma poi si accorge che dietro non c’è nessuno, si crea il buco e tira dritto e col suo passo raggiungerlo è un’impresa, se ci fosse riuscito l’avrebbero chiamato Affinisseur, ma uno solo ci riesce e quello è lo stilista Nizzolo che finalmente vince una tappa al Giro, con Gaviria quinto senza la sella e Viviani nono senza la bandiera, ma paradossalmente tutto questo avviene nel giorno prima dello Zoncolan, per cui tutti i commentatori hanno detto: Hai vinto finalmente? Bravo, ma ora spostati che domani c’è lo Zoncolan. Invece Het Nieuwsblad, oltre a titolare Eindelijk!, che significa finalmente, ha ricordato tutti gli undici secondi posti di Nizzolo. E il bello di un Giro scremato è che può diventare democratico per cui la squadra più miserella e scalcagnata del World Tour ha già vinto due tappe in questa edizione.

L’Affinisseur.