Le cadute degli dei

In questa primavera, che non è ancora finita né ufficialmente né climaticamente, c’è stato il ridimensionamento dei grandi, dei giganti, dei tenori, dei fenomeni, tre quattro cinque, quanti sono, non è stato fatto un censimento, che continuano a essere campioni e fare spettacolo in corsa ma si sono dimostrati battibili, umani, hanno mostrato difetti e limiti e di non potersi permettere tutto: Van Der Poel, Van Aert, Pidcock, Alaphilippe, Bernal, e pure Pogacar che Roglic è riuscito a battere, ma più di tutti ha mostrato grossi limiti Evenepoel soprattutto nella guida, ma per ben due volte è stata la sua squadra che ha sbagliato affrettando i tempi, sia nel recupero fisico che nel ritorno alle gare. Tante aspettative erano riposte su di lui anche dai media, e a un certo punto tutti hanno iniziato a dargli tanti e disparati consigli: ritirarsi, andare avanti, fare esperienza, puntare alla crono finale, finché ieri non è arrivata l’ennesima caduta stavolta con taglio al braccio ad “aiutarlo” nella scelta e già ieri sera ha annunciato il ritiro, come Ciccone che ha deciso quando già era al foglio firma, mentre Nibali continua.

La Deceuninx ha puntato tutto su Evenepoel, però senza mettergli pressione, si aspettavano solo che vincesse con un quarto d’ora di vantaggio, ha sacrificato Almeida per la causa, e ora si trova senza neanche una vittoria di tappa, e di un podio neanche a parlarne. E allora nella megafuga di giornata si infila il megapassistone Remi Cavagna e a meno di 30 km, quando i fuggitivi si controllano e tutti guardano Bettiol che è il più in forma, lui parte e, dato che dietro continuano a guardarsi, guadagna decine di secondi e forte com’è sul passo sembra aver già vinto, con l’ammiraglia che presumibilmente gli grida: Forza Remi! Ci sono corridori che sono spesso sfortunati e hanno continui contrattempi e problemi fisici che diventano quasi strutturali e si finisce a pensare che, anche se di potenziale ne hanno tanto, una tappa non la vinceranno mai, e invece quest’anno Nizzolo per dire c’è riuscito. Un altro è Alberto Bettiol, che oggi non ci sta, vuole vincere a tutti i costi, prova più volte ad attaccare ma gli altri disperati non lo mollano e a un certo punto se li toglie di ruota, rimonta su Cavagna, viene raggiunto da Roche ma lo stacca di nuovo, guadagna soprattutto sulle salitelle e sull’ultima sorpassa il francese e se ne va, è straripante in tutti i sensi, chiama la standing ovation, e alla fine cerca di salire sul palco della RAI con la bicicletta violando tutti i protocolli, e dubito che Von Der Leyen e le altre cariche europee stessero guardando, e sarebbe un peccato perché avrebbero imparato qualcosa.

Everybody clap your hands!