Cose turkmene

Quelli del ciclismo hanno fiuto quando assegnano i campionati mondiali o continentali. L’anno scorso ci fu un gran carosello a causa del covid, e quest’anno che il virus ha influito di meno avevano pensato di fare gli europei su pista in Bielorussia. Poi è successo quell’incidente che a qualcuno può sembrare curioso, ma in un periodo in cui il terrorismo langue, forse pur’esso vittima della pandemia, non si trova nessuno disposto a dirottare un aereo e ci devono pensare i governi, quindi niente di strano. Però gli altri governi per invidia hanno bisticciato con la Bielorussia e i campionati europei sono stati rinviati a sede e data da destinarsi. Orientativamente si dovrebbero disputare in autunno quando erano già programmati i mondiali che dovevano disputarsi ad Ashgabat, ma per le restrizioni anticovid il Turkmenistan ha detto: Abbiate pazienza, non è cosa, se ne parla un’altra volta. Niente di strano neanche in questo caso, solo che mi è venuta in mente una cosa, anzi non mi è venuta in mente, insomma sono anni che abbiamo la possibilità di seguire mondiali e coppa del mondo su pista ma io un pistard turkmeno non lo ricordo, e in verità neanche uno stradista, sono corridori che al più partecipano ai campionati asiatici. Niente di strano neanche che questo paese abbia un velodromo, perché queste nazioni poco democratiche ancora vogliono farsi belle agli occhi mondiali con manifestazioni sportive e impianti all’avanguardia, come ai tempi dell’URSS. Una cosa curiosa del Turkmenistan è che nella capitale Ashgabat c’è un monumento che raffigura il Ruhnama o Libro d’oro, praticamente un libro di pensierini scritto dal presidente a vita Nyýazow che comunque nel 2006 scoprì di non essere immortale. Il paese asiatico si distingue anche per altre leggi assurde su cui però i cittadini del posto non trovano molto da ridere: cose turche, anzi turkmene. Però intanto questo paese senza ciclisti ha un velodromo su cui possono disputarsi competizioni internazionali, mentre l’Italia che le medaglie le porta a casa col carrello e avrà pure un pistard portabandiera olimpico ha un solo velodromo coperto in cui però ci si può solo allenare. Ci sono anche velodromi scoperti, il neopresidente Dagnoni ne ha contato 27, non so se ha compreso pure quello di Marcianise di cui nessuno sa cosa farsene. Tra questi c’è il velodromo di Ascoli Piceno dove si allena e gareggia il settore della velocità maschile, mentre quello femminile ha questo talento isolato di Miriam Vece che per fortuna ha trovato ospitalità nel Centro mondiale del ciclismo, e la velocità maschile in Italia si può dire che sopravvive grazie alla famiglia Ceci che si divide tra atleti tecnici e organizzatori. E per questo l’Italia ha deciso di premiarli togliendogli il velodromo di Ascoli che sarà mangiato dal campo di calcio, e come contropartita c’è la promessa di costruire un nuovo velodromo forse domani chissà. Eppure il ciclismo italiano si è trovato in una situazione simile a quella del Turkmenistan perché ha avuto un presidente quasi a vita, quattro mandati seguiti da un tentativo fallito al CONI, l’unica differenza è che questo ex presidente qui non ha neanche scritto un libro di pensierini.

Se lo costruivano nel Karakum questo velodromo era la classica cattedrale nel deserto.