La Zeriba Suonata – non si esce vivi dal mito delle rockstar morte

In un articoletto sull’ultimo numero di Internazionale la scrittrice Claudia Durastanti scrive: “perché quando ho sentito Zitti e buoni dei Måneskin in un negozio di Berlino sparata a tutto volume dai commessi ho cercato di nascondermi dietro gli scaffali? Li ho spiati senza fare domande o tradirmi, pensando che probabilmente soffrivano di nostalgia per le unghie smaltate di nero a scuola e il crossover e i primi fuck you scritti sullo zaino e tutto ciò che dopo la morte di Cobain è diventato il rock, e cioè una lentissima discesa in un pantheon di miti ridicoli“. Ma forse era così già prima, quando ad esempio negli anni 80 i cataloghi dei negozi di vendita dischi per corrispondenza aprivano con le offertissime che ti buttavano dietro da 1900 lire in su e, tra gruppi interessanti come dB’s, Alley Cats e Swell Maps, c’era pure Dreamtime, il secondo album solista di Tom Verlaine. Il suo problema forse era quello di aver fatto con i Television un disco monumentale come Marquee Moon a cui inevitabilmente i critici finivano per paragonare i dischi successivi dicendo sì, ma però, ma forse lui ha un altro grave limite per il mondo del rock, e cioè il fatto di essere vivo, che è una cosa che non sta bene nei confronti della mitologia rock.

Mary Marie

copertina regolarmente bucata (in basso a destra)