La breve vita della coppia più bella del mondo

Le esigenze del ciclismo femminile cambiano in fretta, almeno a sentire Giada Borgato, e io mi trovo spesso d’accordo con questa ex ciclista cui predissi su questo blog un futuro da commentatrice appena scese dalla bici. Infatti oggi appena ho visto il primo passaggio sulla salitella finale del percorso sia de La Course che della prima tappa del Tour ho pensato al Cauberg e Borgato ha poi detto che ricordava il finale dell’Amstel: ecco. E Giada ha detto che il ciclismo femminile, che negli anni scorsi ha cercato la versione per le donne delle classiche maschili, ora deve andare per conto suo e puntare alla sua visibilità, e io aggiungerei che non so quanta visibilità abbiano dato al settore queste corse mattutine e, a parte il fatto che non so quanti stamattina abbiano messo la sveglia come ho fatto io, hai voglia a dire che il pubblico si trova sul percorso e può vedere anche … ma può vedere anche cosa? Forse questo succede in Belgio ma alla Course l’arrivo è sempre stato ore prima di quello maschile e quanta gente possa bivaccare sul percorso non so. In Belgio va meglio, e un’altra delle cose che mi piacciono di Borgato è che appena ne ha l’occasione parla della bellezza delle classiche del nord, spesso riferendosi al pubblico che in Italia lei avrà visto davvero poche volte, ma dicevo pure nelle Fiandre ci sono stati problemi organizzativi con le due prove che si sono incrociate. E questo è il problema del ciclismo su strada, l’impatto sulla mobilità, la durata delle gare, mentre nel ciclismo su pista e nell’atletica e nel pattinaggio di velocità e pure in quello sport che si disputa nelle piscine di cui mi sfugge il nome, la relativa brevità delle gare consente la convivenza. Forse anche per questo il Tour de France pour les Dames che partirà, o riprenderà a seconda del copyright, dal 2022 non si sovrapporrà alla gara maschile ma ci sarà una staffetta. E quindi quella di oggi è stata l’ultima edizione de La Course in linea by le Tour ed è stata anche la prima e l’ultima in cui si è potuta ammirare la coppia più bella del mondo, che in realtà si è rivelata al mondo medesimo solo in primavera quando le due che vedremo si sono aiutate e divise la Freccia Vallone e la Liegi. Lo dicono tutti, il ciclismo è uno sport di squadra, con rare parziali eccezioni come Sagan e Vainsteins che però qualche amico in gruppo l’avevano, e questo vale anche per un fenomeno come Marianne Vos. Le ragazze della Jumbo in realtà hanno lavorato per riprendere una fuga neanche troppo convinta ma poi nel finale Marianne ha dovuto fare da sola, viceversa Demi Vollering ha avuto una gregaria eccezionale come la campionessa del mondo che ha ripreso un altro tentativo di fuga e invece di tirare dritto ha aspettato la compagna e poi ha lanciato la volata e sembrava tutto troppo facile per Vos, ma in realtà era una trappola per la Volpe che è saltata sulla ruota di AVdB, e del resto non aveva alternative, ma Demi Vollering si è dimostrata più veloce. E insomma la nuova stella del ciclismo ex olandese è forte in salita e in volata, ma bisognerà vederla in azione l’anno prossimo quando Van der Breggen non sarà più in bici ma in ammiraglia e mancherà non solo alla Vollering ma anche agli spettatori.

Poi per la corsa maschile in RAI cambiano i ruoli e Giada passa alle ricognizioni delle tappe, a volte in auto e a volte addirittura in bici come ai bei tempi (e le tocca faticare), e anche ai commenti del dopo-tappa inevitabilmente noiosi in cui lei, l’esangue Ballan, a cui sono sempre convinto che la sparata negli ultimi km del mondiale 2008 abbiano tolto alcuni anni di vita, e il terribile Orlando sono capaci di ripetere sempre le stesse cose quando sarebbe meglio restare in diretta e seguire interviste premiazioni e urla varie. Altra brutta notizia è la conferma in squadra dello scrittore parlante, ma il commentatore principale è Garzelli con le sue vocali in libertà. E il varesino, teorico del minimo sforzo col minimo rendimento, dimostra subito di capirne. Infatti c’è un gruppetto di 6 uomini in fuga, ma Ide Schelling li stacca per proseguire da solo con grande disapprovazione di Garzelli che se potesse lo metterebbe sotto con l’auto, semmai di quelle che sponsorizzano qualcosa. Ma dove va da solo? Dovrebbe fare una cronometro di 30 km solo per arrivare al prossimo GPM. E invece il ciclista col cognome da filosofo quella crono la fa e per strada raccoglie GPM traguardi volanti e applausi in quantità e alla fine avrà pure il premio della combattività. Chi invece ne capisce davvero è Philippe Gilbert, altrimenti dobbiamo pensare che porta male, perché ieri a Het Nieuwsblad aveva dichiarato di temere cadute, o forse era una facile previsione, sta di fatto che di cadute ce ne sono state due totali. La prima caduta è stata causata da una donna che si era sporta sulla sede stradale con un grosso cartello, una tipa che cercava l’inquadratura e l’ha avuta e pertanto dovrebbe essere identificabile e incriminabile, anche se potrebbe cavarsela con l’infermità di mente. L’altra caduta è stata di produzione propria del gruppo ed è stato il pubblico a rischiare grosso. Per la vittoria erano attesi i tre grandi ma non c’è stata grande lotta perché Julien Alaphilippe, motivato per una volta da una nascita, quella del figlio, e non da una morte come da tragica tradizione ciclistica, ha fatto il vuoto e gli altri grandicelli, che nelle ultime settimane hanno giocato a nascondino, sono rimasti a guardarsi. E già alla prima tappa si potrebbe chiudere l’antipatica discussione sulla partecipazione di Vincenzo Nibali alle Olimpiadi. I tastieristi in questi giorni si sono abbondantemente espressi contro la convocazione di Nibali e a favore del suo ritiro definitivo, e oggi l’arrivo non era neanche adatto alle sue caratteristiche, ma Vincenzo è arrivato primo degli italiani nel primo gruppetto inseguitore. Il finale era più adatto al campione italiano Sonny Colbrelli, che è in grande forma e peccato che il percorso olimpico sia troppo duro per lui ma qui può vincere la tappa e prendere la maglia gialla, e invece è arrivato a una 50ina di secondi, vero che è caduto ma chi non è caduto oggi? Ma al Tour gli italiani sono solo 9, gli altri probabili olimpici giovedì erano al Giro dell’Appennino in cui sono stati strabattutti da Ben Hermans, onesto 35enne belga che non è neanche sicuro di andare a Tokyo, e allora di cosa parliamo quando parliamo di Nibali?

Ide Schelling mostra il numero rosso il cui sponsor ha una sola vocale nel nome ma Garzelli sbaglierebbe anche in questo caso.