La Zeriba Suonata – frullati britannici

E alla fine, anche se non frulla più come ai tempi in giallo, Chris Froome sarà alla partenza anche del Tour 2021. Ma in Gran Bretagna c’è chi è stato definito “frullatore” prima di lui, cioè The Go! Team, cangiante band di Brighton che è stata definita così forse non solo perché mischia musica suonata e samples, indie pop chitarroso e hip hop, girl group pop anni 60 ma pure 80 e 00 e musica da telefilm, ma anche perché i loro pezzi in genere sono veloci. The Go! Team sono frullatori, fracassoni e fanfaroni, nel senso che in alcuni dei loro pezzi scatenati si sentono anche fiati in quantità, praticamente una fanfara come in Bust-Out Brigade, e si potrebbe dire che a volte il loro sembra il pop secondo le cheerleaders, come in Ladyflash. Pure le copertine dei dischi sono chiassose e colorate, piene di collages o disegnini, e allora, come si chiedeva un ragazzo russo nei commenti a un loro video, perché non sono diventati delle star mondiali? Beh, intanto sono comunque dei VIP, almeno per qualcuno, come suggeriscono in Everyone’s A V.I.P. To Someone. Poi non sono delle star perché questo è un mondo ingiusto brutto e triste, e questa è un’altra ragione per lasciare che si distrugga: Reason Left To Destroy.

Classificazioni animali

Nel mondo ci furono indignazione e proteste contro il festival di Yulin in cui si macellavano milioni di cani. Fu da allora che le mucche cercarono di essere ammesse tra gli animali da compagnia.

Frasi dimenticate – il momento del caffè

Ci sono ricerche per tutti i gusti e per tutte le esigenze e c’è anche qualche studio che dice che il caffè rafforza la memoria. Se così fosse dovrei ricordarmi di prenderlo, ammesso che non lo faccia già e me ne dimentichi, perché la situazione peggiora e ora dimentico anche delle frasi sentite di recente. Ad esempio ce n’è una sul caffè che ho sentito proprio nelle scorse settimane ma non so dove. Sono solo quattro parole, sembrerebbe quasi uno slogan pubblicitario ma non so chi potrebbe ricorrervi perché è troppo oleografico. E allora potrebbe essere in qualche vecchia scenetta rivista di recente, forse in un film di qualche artista napoletano del passato, di quelli così amanti della loro città che potendo se ne scappavano a Roma o anche più lontano.

La Zeriba Suonata – una giornata da raddrizzare

Oggi è un giorno triste perché è la Festa della Musica e non so cosa hanno organizzato in giro per l’Italia ma in queste situazioni istituzionali immagino che ci sarà soprattutto musica ammuffita seriosa e poco festosa e potrei sbagliarmi però non si sa mai e allora in via precauzionale La Zeriba provvede a controbilanciare con un po’ di musica festosa non so se avete presente.

Jorge Benjor – A Banda do Zé Pretinho (feat. Chico Buarque e Caetano Veloso)

The B-52’s – Roam

The Go! Team – Milk Crisis

E dire che anni fa, prima che mi decidessi ad ascoltarlo, ero convinto che Caetano Veloso fosse una specie di De Gregori brasiliano, ma ce li vedete i cantatroci nostrani a zompettare su un palco? Invece Chico Buarque in Italia è diventato addirittura un verbo: in alcune versioni di “Silvano” di Enzo Jannacci il testo fa: “Silvano e non valevole ciccioli
Silvano ChicoBuarquedehollandami”.

e ancora non stiamo pari

Una volta seguivo di più l’atletica e ricordo che negli anni 70 un pesista sovietico di nome Aleksandr Barishnikov introdusse la tecnica rotatoria nel getto del peso come per il lancio del disco. Da allora nella mia ignoranza mi sono sempre chiesto perché allora, se c’era bisogno di fare movimenti scattanti, i pesisti continuassero a essere dei ciccioni, parlando con rispetto. Ed evidentemente quando adesso mi capita di seguire qualche gara di atletica sto più attento alle corse (e ai salti femminili, ma quello è un altro discorso), altrimenti avrei notato che non è più sempre così. Poi facendo zapping capito su un programma della RAI sugli europei pallonari, uno di quei programmi in cui si discute se c’erano i rigori oppure no, nel quale ad affiancare il conduttore c’è una bella ragazzona che non conosco, ma quello che mi sorprende, dati i tempi e dato soprattutto il livello civile del pubblico pallonaro, è che la conduttrice a essere pignoli si potrebbe definire “di colore”. In casi del genere corro prontamente a indagare e scopro che si tratta proprio di una lanciatrice di peso, e il fatto che venga da uno sport vero e ne sappia poco di sport finti ha dato l’occasione agli odiatori sociali di criticare la scelta della RAI perché sarebbe solo pubblicità per l’inclusione e il politicamente corretto e chi meno ne ha più ne metta lo stesso. Non escludo che sia così, ma non credo che le ragazze che vengono ingaggiate a quintali per i programmi affini, soprattutto sulle tv locali, siano esperte, l’importante è che quando siedono sugli sgabelli, mentre gli altri stanno comodamente sulle poltrone, mostrino tutto quello che possono mostrare, poi col tempo impareranno la materia pallonara. Ma quello che mi piace di questa vicenda è soprattutto il fatto che la RAI educational, quella con vocazione civica e didattica, sbarchi anche nel calcio, dopo che da anni tormenta il ciclismo soprattutto durante il Giro. E comunque ancora non siamo pari, perché durante le telecronache ci vorrebbe uno scrittore parlante che al momento delle rimesse laterali o degli infortuni simulati racconti di qualche inventore o gelataio del luogo, ma potremo parlare davvero di parità solo quando ci sarà una finale degli Europei ad Albi e il telecronista prima di leggere le formazioni spieghi come fu la storia del massacro dei Catari che chi segue il Tour conosce a memoria e ormai non ne può più.

La Zeriba Suonata – non si esce vivi dal mito delle rockstar morte

In un articoletto sull’ultimo numero di Internazionale la scrittrice Claudia Durastanti scrive: “perché quando ho sentito Zitti e buoni dei Måneskin in un negozio di Berlino sparata a tutto volume dai commessi ho cercato di nascondermi dietro gli scaffali? Li ho spiati senza fare domande o tradirmi, pensando che probabilmente soffrivano di nostalgia per le unghie smaltate di nero a scuola e il crossover e i primi fuck you scritti sullo zaino e tutto ciò che dopo la morte di Cobain è diventato il rock, e cioè una lentissima discesa in un pantheon di miti ridicoli“. Ma forse era così già prima, quando ad esempio negli anni 80 i cataloghi dei negozi di vendita dischi per corrispondenza aprivano con le offertissime che ti buttavano dietro da 1900 lire in su e, tra gruppi interessanti come dB’s, Alley Cats e Swell Maps, c’era pure Dreamtime, il secondo album solista di Tom Verlaine. Il suo problema forse era quello di aver fatto con i Television un disco monumentale come Marquee Moon a cui inevitabilmente i critici finivano per paragonare i dischi successivi dicendo sì, ma però, ma forse lui ha un altro grave limite per il mondo del rock, e cioè il fatto di essere vivo, che è una cosa che non sta bene nei confronti della mitologia rock.

Mary Marie

copertina regolarmente bucata (in basso a destra)