Quante storie!

Oggi era quel giorno, anzi quei due giorni, quello atteso e quello temuto. Si attendeva la 34esima vittoria al Tour di Cavendish ed è arrivata, certo si potrebbe dire che è stato facilitato da una concorrenza scarsina ma si sa che chi ha torto è sempre assente (si dice così?), e dopo l’arrivo Cav abbracciando il compagno Cattaneo ha detto “Abbiamo fatto la storia”: eh, quante storie! E dire che neanche doveva essere al Tour ma il suo compagno Sam Bennett, che fino a poche settimane fa era il meglio velocista del mondo, ha avuto quello che Beppe Conti ha definito “un problema politico al ginocchio” e l’anno prossimo dovrebbe tornare alla Bora che aveva lasciato in cerca di maggiore spazio. Cavendish di Merckx non vuole sentire parlare, nel senso che non si ritiene al suo livello, ma durante l’intervista, più ancora che nelle precedenti, per descrivere la volata ha fatto ampi gesti e marcate espressioni con la faccia, forse dopo Merckx vuole eguagliare pure Voeckler. Ma oggi era anche il giorno temuto, si arrivava a Carcassonne ed era il tradizionale giorno del massacro dei Catari, e poiché questo è il primo Tour seguito dallo scrittore parlante la lezione di Storia è toccata a lui. Ma guardate che c’è stata una caduta, un’altra caduta, dei ritiri, una foratura, attacchi e contrattacchi, ventagli, no, prima i Catari poi la corsa. Andrea De Luca dà la sua interpretazione delle guerre di religione dicendo che in realtà nascondono interessi economici, bene, lui ci è arrivato, ora non sarebbe male se lo capissero pure quelli che guardano i telegiornali facendo il tifo o quelli che, non avendo di meglio da fare, vanno in piazza a bruciare le bandiere in rituali patetici. De Luca ormai è complice dello scrittore parlante, in passato sembrava più sensibile al vino e alle belle donne, soprattutto durante le edonistiche sintesi del Tour Down Under, ora invece sembra che gli interessi solo l’architettura, e a 4 km dall’arrivo ha invitato Genovesi, che voleva vedere la corsa, a dire almeno due parole sulla Cittadella di Carcassonne.

C’è stata volatona anche al Giro Donne e ha vinto nettamente Lorena Wiebes, ma per lei non si prospetta un prosieguo di carriera monotono a base di soli sprint, perché altrove ha dimostrato che volendo può infilarsi anche nelle fughe, mentre si ferma a 30 vittorie, almeno per quest’anno, il record di Marianne Vos che, per preparare meglio le Olimpiadi, dovrebbe abbandonare il Giro evitando di affrontare nella tappa di domani il Monte Matajur, che pure tanti soldati nella Prima Guerra Mondiale, se avessero potuto, avrebbero evitato volentieri.

Vedi Carcassonne e poi muori.