Cartolina da Plouay

Elisa Longo Borghini dice sempre che allo sprint di solito arriva quarta su tre, ma per non ripetere sempre la stessa battuta ieri a Plouay ha preferito arrivare prima su una.

Campanacci governativi

Andare in bicicletta l’abbiamo imparato tutti allo stesso modo, c’era pure un libro con interventi di personaggi famosi e famosini, tutti che il padre toglie le rotelline alla bici e mantiene la sella al figlio per un po’ finché a tradimento la lascia e il figlio senza accorgersene prosegue da solo. Però una cosa che sarei curioso di sapere viene dopo, perché da una trentina di anni seguo episodicamente il downhill, una specialità che per dire in tivvù si vede molto meno della pallavolo femminile, e quello che vorrei sapere è come si decide poi a un certo punto di buttarsi con quella bicicletta senza rotelline giù per una discesa piena di pietre e di radici insidiose come serpenti neri e rischiare di sfracellarsi. Certo, ormai in mtb si corre da decenni e ci sono già i figli d’arte come Loïc Bruni, ma gli altri non si sa, ad esempio la gelataia Giovanna Bonazzi, che se uno vive nell’ignoranza, intendo della mtb, e va da lei a prendersi il gelato, a meno che non ci siano esposti al freddo foto e trofei, non sospetterebbe che agli inizi dei 90 la Parona del gelato ha vinto due mondiali e, dato che agli inizi non era raro correre sia il downhill che il cross country, in quest’ultima specialità se la giocava con Paola Pezzo. E oggi la Bonazzi era in RAI a commentare la prova femminile, di cui già che c’era aveva pure provato il percorso, con la vittoria della francese Myriam Nicole. Poi forse i gelati rischiavano di squagliarsi e a commentare la gara maschile è rimasto solo lo speaker Paolo Mei, che per almeno i due terzi dei concorrenti ha detto che questo è uno dei più stilosi del circo. E circo non è un termine fuori luogo per questa specialità che non offre speranze olimpiche, ho già scritto che in passato la Chausson per vincere un oro olimpico passò alla bmx, ma è un mondo dove la vita del ciclista si fa fino a un certo punto perché al termine delle gare si fanno feste di cui Andrea De Luca non ha voluto dire niente facendoci pensare a “male”, e dove sembra esserci uno spirito cameratesco tutto sommato sincero, e per dire la hot seat, che loro hanno lanciato nel ciclismo, oggi è praticamente saltata e i primi in classifica stavano seduti poco ma facevano da comitato di accoglienza per i colleghi, congratulandosi con chi faceva un buon risultato e consolando chi andava male o cadeva. Ma comunque la domanda rimane e anzi raddoppia, perché mi chiedo cosa spinge un 40enne, dopo oltre 20 anni di discese folli, a continuare ancora a rischiare la noce del capocollo. E’ il caso del sudafricano Greg Minnaar che oggi ha vinto il quarto mondiale nell’arco di 18 anni e, sarà la maturità, all’arrivo ha festeggiato in maniera composta. Ma ognuno invecchia a modo suo, ognuno festeggia a modo suo, ieri Nino Schurter, di qualche anno meno veterano di Minnaar, ha urlato più volte come se non avesse vinto il nono ma il primo mondiale, forse è della stessa razza di Marianna che, un mese dopo le Olimpiadi, è tornata a correre al Simac Tour in 5 tappe e ne ha vinte 3 tanto per gradire. Alla fine questi della Val di Sole sono stati mondiali divertenti, l’unica cosa triste era che molti del pubblico avevano campanacci uguali, piccoli e azzurri, non escluderei che il governo abbia stanziato un bonus per chi rottama i vecchi campanacci buoni per le mucche per comprarne uno di ultima generazione.

Giù per la discesa.

Nerobluastro – Addio all’Arma

Il primo omicidio è stato fuorviante perché la vittima era una donna, la scrittrice Nora Noriani, quindi tutti abbiamo pensato a un femminicidio e abbiamo dovuto rintracciare e interrogare i suoi ex, 274 escludendo i minorenni. Pure col secondo omicidio si è perso tempo, si trattava del giudice Ermes Ermellino, e via a indagare su tutte le sue sentenze e sugli imputati che ha condannato, ma alla fine non erano tanti né le une né gli altri, e infatti l’unica cosa che abbiamo scoperto è che i colleghi lo chiamavano “Dottor Rinvio”. Poi hanno ucciso l’ex terrorista Ascanio Ascosi che era più o meno agli arresti domiciliari e pensavamo a una vendetta oppure che qualcuno non voleva che raccontasse qualcosa, ma non abbiamo trovato niente di interessante. Poi è stato il turno del cantautore Fanco Frangicane e sospettavamo che fosse stato qualcuno che si era scocciato di sentire le sue lagne. Ma solo con l’omicidio del capitano Tazio Tazieri c’è stata la svolta, perché in centrale, parlando tra noi colleghi che seguivamo ognuno un singolo caso, ci siamo finalmente accorti che i 5 assassinati, tutti accoltellati alle spalle, avevano in comune il fatto di essere scrittori di gialli noir o polizieschi. E quindi c’era questo legame tra gli omicidi, molto probabilmente un’unica mano, l’assassino era un amante dei gialli, o forse li odiava, ma con tutti i lettori di gialli che ci sono era quasi impossibile circoscrivere le indagini. Allora il capo ci chiamò per dirci che l’indagine andava unificata e che l’assegnava a me. I giorni passavano ma era difficile fare passi avanti nell’indagine, finché ho avuto la “mia” soluzione e così sono andato nell’ufficio del Capo dove ho consegnato tutto, pistola compresa, annunciando con grande letizia che quello era il mio ultimo giorno di lavoro e che dal giorno successivo sarei stato un pensionato dello Stato. Il Capo iniziò a bestemmiare lamentandosi che era la terza volta in pochi mesi che doveva passare un’indagine a qualcun’altro, e io gli risposi: Ma se continua ad assegnare i casi ai poliziotti che sono a pochi mesi dalla pensione è logico che accada questo. E lui rassegnato: Ma così si usa nei polizieschi… Salutai e me ne andai, i colleghi erano sorpresi pure perché non avevo organizzato neanche una piccola festicciola, anche se non erano meravigliati, mi ritenevano un tirchio, ma a me non importava quello che pensavano, non mi importava più di niente, basta con i doveri e gli obblighi pure quando sei fuori servizio e basta con il fatto di non poter parlare del lavoro se non autorizzato, che poi manco mi interessava parlarne, e basta col divieto di esprimere opinioni, basta, ero un uomo libero che non sarebbe finito come tanti altri che non riuscivano mai a staccarsi davvero dal lavoro e ogni tanto passavano a salutare gli ex colleghi e a interessarsi delle varie indagini, no, io avevo chiuso e mi aspettava qualcosa di meglio e diverso. Venendo via dal lavoro per l’ultima volta, passai dalla stamperia dove mi consegnarono, appena sfornata, una copia del mio libro, sì, adesso avrei fatto lo scrittore, e dell’ultima indagine avevo saputo l’unica cosa che mi interessava, cioè che questo misterioso serial killer uccideva solo scrittori di gialli e polizieschi. E sì, perché al contrario di quello che anche voi starete pensando, non ho nessuna intenzione di scrivere quel genere di cose. Infatti questo libro che ho in mano caldo caldo parla di un bambino che a scuola si annoia e un giorno durante la lezione di ginnastica sale sulla pertica ma non si ferma, continua a salire, l’insegnante gli intima di scendere giù e invece lui niente, continua a salire e a salire scomparendo alla vista, finché…

Questa era l’ultima puntata di “Nerobluastro”.

Ricambi

Pauline è una tipa litigiosa. La Ferrand-Prévot prima di questo mondiale mtb ha polemizzato con la sua federazione che le ha fornito un solo capo costringendola dopo gli allenamenti a fare subito il bucato e stenderlo al sole della Val di Sole. Si dice che abbia pure rotto con il suo compagno, quel Julien Absalon che da oggi non può più sperare di essere ritenuto il miglior biker di sempre, ma poi vedremo. E allora i dubbi erano su come avrebbe reagito PFP a tutte queste avversità e alla voglia di riscattare l’olimpica delusione. Ebbene, dopo le prime cosiddette schermaglie ha attaccato e sembrava che l’acerrima rivale Jolanda Neff fosse andata fuori giri per aver tentato di seguirla. Ma a un certo punto la francesina ha iniziato a sbagliare e ad andare meno forte mentre rinveniva fortissimo la britannica Evie Richards, che corre anche lei con la treccina regolamentare ma quando poi la scioglie si mostra come una ragazzona yé-yé che scoppia di salute. Raggiunta PFP la britannica le chiedeva il cambio, ma Mademoiselle La Cazzimme rifiutava, lei con le inglesi fa così, pure quando correva su strada innervosiva la futura signora Deignan che poi però la castigava battendola, e Evie Richards uguale, se n’è andata da sola, prendendo le discese e le curve come fosse dowhnill, e ha vinto il suo primo titolo tra le élite. Pauline è stata man mano superata da altre rivali costringendo i commentatori RAI a cambiare drasticamente opinione su di lei: da tempo non era così in forma, anzi no è in crisi. Figuriamoci le difficoltà che gli stessi hanno avuto a opinare su Jolanda Neff che ha fatto una corsa elastica, si staccava e rientrava, e alla fine ha perso il bronzo con la sempre più emergente Frei, mentre seconda era arrivata l’olandese Terpstra di cui hanno detto che è sorella di Nicolino, cosa smentita categoricamente dall’autorevole Wikipedia. Insomma si attendeva un duello tra le semi-veterane Neff e PFP, invece la prima e la terza sono ancora giovani, e le vecchie glorie sono arrivate molto dietro, compresa Eva Lechner che continua a partire fortissimo per poi rinculare, ma nonostante l’annata negativa non seguirà il mio consiglio di darsi alla marathon e tra pochi mesi ripartirà col ciclocross. L’unica anziana che ha lottato per una medaglia è stata la polacca Maja Włoszczowska che aveva annunciato il ritiro e infatti all’arrivo l’hanno omaggiata facendola passare tra due fila di ruote alzate. Se in campo femminile è in atto un ricambio generazionale in campo maschile per ora non se ne parla. Assenti i due indisciplinati multidisciplinari, Van Der Poel, che con i dolori alla schiena sta chiudendo male un anno iniziato molto bene, e Pidcock, che alla Vuelta si è finalmente fatto vivo però nel giorno in cui è risorto Bardet, la lotta si è ridotta a due veterani svizzeri, il 35enne Nino Schurter e il 33enne Mathias Flückiger. Il secondo ha dominato la stagione ma il primo ha corso da vecchio marpione, secondo Luca Bramati ha giocato come il gatto col topo solo che non c’era il gatto ma un volpone, insomma si è capito il concetto, e infatti a una delle ultime curve Schurter si è infilato all’interno e non è stato possibile rimontarlo, e con questo sono 9 Mondiali + 1 Olimpiade= 10 e lode, e se vi chiedono chi è stato il più grande biker di tutti i tempi e rispondete Absalon avete dato la risposta sbagliata. Schurter, al contrario di quelli che vanno di moda adesso, è stato sempre uno specialista, ma quando ha divagato ha dimostrato che avrebbe potuto, perché nel 2014 ha disputato un discreto Giro di Svizzera, niente male per un debuttante, che però poi non ha voluto cambiare specialità perché aveva dei mondiali da vincere.

L’arrivo di Evie la prima donna (per oggi) e nel quadratino la passerella finale definitiva di Maja.

La Zeriba Suonata – Le mie cose preferite che preferisco

Anni e anni e decenni fa ebbi una visione sonora, una specie di rivelazione, insomma mi fece molto effetto ascoltare My Favorite Things suonata da John Coltrane. Non conoscevo il brano originale che era stato scritto da Rodgers e Hammerstein per il musical The Sound Of Music, da cui fu tratto il film che in Italia fu distribuito col titolo Tutti insieme appassionatamente (e poi dicono google translate), film che non ho mai visto nonostante la protagonista fosse Julie Andrews, una delle mie attrici preferite di sempre. Alcuni giudicavano quel brano una semplice canzoncina nobilitata dalla versione di Coltrane, altri addirittura pensavano che lo stesso sassofonista ne fosse l’autore, ma a smentire i secondi e soprattutto i primi Coltrane disse che quel brano avrebbe voluto scriverlo lui perché gli piaceva molto. E a dimostrazione del gradimento diffuso di My Favorite Things ne esistono molte versioni, tra cui quella delle Supremes, e si può dire che Coltrane stesso ne abbia dispensato diverse interpretazioni, perché ogni volta la suonava diversa, e i discografici, visto il successo del pezzo, riuscirono a incastrarne una nei due lati di un 45 giri. Ma io vi propongo quella originale dall’album ominomo, 1961, con McCoy Tyner al piano, Elvin Jones alla batteria e Steve Davis al basso.

John Coltrane – My Favorite Things

Storia e poche storie

Oggi è stata una giornata storica per la mountain bike perché si è disputata la prima edizione del mondiale di short track, una gara di cross country su una distanza ridotta per la durata di venti minuti circa. Gara breve e vittorie in volata, gara nuova e vincitori giovani, e, se tra le donne ha vinto la svizzera molto emergente Sina Frei, tra gli uomini, mentre il campione olimpico Tommasino Pidcock sta correndo una Vuelta molto anonima, ha vinto a sorpresa lo statunitense Christopher Blevins, e paradossalmente proprio la specialità che più sembra lontana dalla mtb degli inizi, che si correva su distanze più lunghe rispetto a oggi, vede il ritorno alla vittoria di un americano come non succedeva dai tempi dei pioneri Tomac e Overend, come se si completasse un ciclo storico, ma, poche storie, l’importante è che siano state gare divertenti.

La licenza poetica

Concludiamo questa 3 giorni poetica con una tragedia in prosa in un solo atto, pure breve. La scena si svolge nell’aula di una scuola dell’obbligo. I personaggi sono uno studente (S), un docente di ruolo (P) e, per non farci mancare niente, anche un coro che non si fa i cavoli suoi, proprio come nella tragedia greca.

S: Professore, che cos’è la licenza poetica?

P: La licenza poetica è la libertà che si prendono i poeti di non rispettare le regole linguistiche per esigenze artistiche o metriche, ma anche di fare cose che per una persona normale comporterebbero la riprovazione da parte della società, come drogarsi e ubriacarsi, urinare per strada, spendere il Vitalizio Bacchelli per comprare un bene di prima necessità come il pianoforte alla faccia di chi può continuare a soffrire la fame perché non scrive poesie, fare sesso con minorenni, nel caso anche uccidere.

S: E perché ai Poeti è stata concessa questa licenza?

P: Perché la gente crede che i Poeti siano degli esseri superiori, degli eletti. Ad esempio, quando a un matrimonio c’è un parente mezzo ubriaco che è famoso per riuscire a mettere insieme due frasi che fanno rima, le persone che non hanno studiato dicono che è un poeta e allora gli fanno dire le due frasi che fanno rima e lo applaudono. Allo stesso modo quelli che hanno studiato, quando leggono una poesia di cui non si capisce niente, credono che il Poeta veda e pensi cose che una persona normale non è capace di vedere e pensare.

S: Prof, sa che cosa le dico? Da grande voglio fare il Poeta, mi pare che offra prospettive interessanti.

P: Non posso impediterlo, neanche bocciandoti a vita come meriteresti, ma ricordati che l’aspettativa di vita tra i poeti è molto bassa.

Coro (cantando): Se ancora giovane discenderai negli Inferi, ti consolerà la Gloria, l’Imperituria Memoria, che fa pure rima? Ora la prospettiva non ti sembra più tanto interessante, eh, stronzetto?

SIPARIO

Non ci sono più le tragedie greche di una volta.

Il Poeta e il gabbiano

Il Poeta era molto famoso, scriveva molte poesie sui gabbiani, lui scriveva: un gabbiano e la gente diceva: oh, che immagine poetica, e se scriveva: un gabbiano sul mare, la gente diceva: oh, che immagine doppiamente poetica. Una volta al convegno La Scuola incontra la Poesia uno studente gli chiese perché non scriveva poesie sui gabbiani che volano sulle discariche di rifiuti e il Poeta prima cercò di farfugliare qualcosa e poi cambiò discorso, ma alla fine chiamò in disparte la Direttrice e le consigliò di bocciare quel ragazzo che con quella domanda si era dimostrato stupido insensibile e immaturo. Il Poeta era anche molto lusingato da un racconto famoso in cui un gatto che deve insegnare a volare a una gabbianella chiede aiuto proprio a un poeta, e certo se gli fosse successa davvero una cosa del genere lui non avrebbe avuto idea di cosa fare, da dove cominciare, ma volare è un’immagine poetica e comunque a lui faceva molto piacere che ci fosse questa altissima considerazione dei Poeti.

Poi successe che una mattina il Poeta si svegliò di buonora, cioè dopo mezzogiorno, l’ora in cui si svegliano i poeti, soprattutto dopo una nottata passata a fare il poeta in un locale in cui alcune sue muse si avvinghiavano a un palo a guisa di edera dopo essersi liberate dall’oppressione degli abiti, e quando era rientrato a casa aveva parcheggiato in strada perché era in trance visionaria e poetica, ma secondo gli amici era semplicemente ubriaco, e per questo non sarebbe stato in grado di centrare la porta del garage. Ma quando arrivò a pochi metri dalla sua auto color verde-mare-poetico vi trovò sopra un gabbiano che stava sgranocchiando un topo e che, non avendo nessuna intenzione di interrompere il pasto, si mostrò subito maldisposto nei confronti dell’umano, di cui nella sua bestialità non riconosceva le virtù poetiche. Non si è mai saputo cosa successe precisamente nei minuti successivi, l’unica cosa certa è che da quando il Poeta fu dimesso dall’ospedale non scrisse più un rigo sui gabbiani, ma scrisse solo poesie sui colibrì.

Se poi siete curiosi di sapere cosa ne è stato dello studentello che faceva domande indisponenti, ebbene non fu bocciato, anche perché era figlio di un vice-imprenditore, ma arrivò a laurearsi in una prestigiosa Università del Nord con una tesi su imprenditoria e cazzimma e dopo mise su una Ditta per lo smaltimento dei rifiuti.