Perline di sport – Tanto pe’ vanta’

Una delle attività che in questo periodo impegna di più le Massime Migliori Autorità dello Stato è il periodico ricevimento a corte di sportivi che hanno vinto qualche cosa, una rara occasione di dire bene dell’Italia, da cui solennemente dedurre che bisogna fare squadra e quindi ridurre le tasse ai ricchi e combattere la burocrazia che impedisce alle imprese di fare tutto quello che gli pare. Però viene qualche dubbio se si va a vedere le storie degli sportivi medagliati, e mi baso su quelle dello sport che seguo, ci sono ciclisti e soprattutto cicliste che studiano o hanno già una laurea ma per poter praticare sport senza doversi preoccupare del futuro si arruolano nelle armi, e dato che le Armi non sono enti di beneficenza e hanno le loro esigenze capita anche che alcune smettano o riducano l’attività agonistica, e tutto ciò perché a questi atleti, così come a tutti i coetanei non agonisti, un titolo di studio non garantisce un lavoro futuro. E allora non so proprio cosa c’abbia tanto da vantarsi un paese così combinato. Ma ognuno si vanta di quello che crede, c’è perfino un partito che si vanta di essere il perno del governo migliore.

omaggio

L’olimpica divisa che ricorda il massimo vanto dell’Italia: la pizza.

La Zeriba Suonata – elettrobarocco

Li ho citati molte volte ma non ne ho mai postato un video, e ora è il caso di rimediare, anche perché non sono stati tra i gruppi di musica elettronica degli anni 90 più famosi da queste parti, certamente molto meno dei vari Chemical Brothers, Prodigy o Daft Punk. I Future Sound Of London, duo composto da Garry Cobain e Brian Dougans, erano complessi e contraddittori, downtempo e uptempo fino al drum’n’bass, visionari e barocchi, evocatori di incubi da città morte e di paradisi esotico-lisergici, insomma troppa roba, ma non erano tamarri, e forse questo non gli ha giovato presso il pubblico italico.

Future Sound Of LondonDead Cities

Cartolina da Piano Vetrale

Da quando nel 2016 vincendo il mondiale juniores Elisa Balsamo si distinse nel frenetico turnover delle nazionali salvoldiane ho sempre saputo che era cuneese, anche se il suo aspetto ha qualcosa di meridionale. Di sicuro è diventata ciclista perché è nata e cresciuta in Piemonte, ma dopo la vittoria del mondiale élite i siti e i giornali del salernitano la definiscono ciclista cilentana o di origini cilentane. Leggiamo che la nonna è di Piano Vetrale e che da quelle parti la ragazza trascorre le vacanze, che tra strada pista e studio presumo durino due ore e mezza. Piano Vetrale è un piccolo paese, frazione di Orria, ed è noto come il paese dei murales. Ecco, ora il minimo che il Comune può fare è di dedicarle un bel murale iridato. E chissà che un giorno la notizia non arrivi anche al TGR che per ora è troppo impegnato con il Napule e con la diva del nuoto che terminerà la carriera proprio a Napoli.

Quel tipografo è un drago

Ieri scrivevo di quando non potevo comprare molta musica, ma nello stesso periodo ovviamente non potevo nemmeno permettermi libri relativamente costosi, come Griffin And Sabine di Nick Bantock, un romanzo epistolare in cui le cartoline e le buste erano riprodotte tipograficamente, insomma non c’era l’illustrazione della busta ma la busta con dentro la lettera. Oggi il libro si può trovare su ebay a prezzi ancora più alti e senza la certezza che ci siano tutti i “pezzi”. Non so se sia stato il primo libro del genere, in seguito c’è stato qualcosa di analogo come una storia non in volume ma in scatola di Alessandro Baronciani. E quando nel mio girovagare tra i libri per ragazzi mi sono imbattuto in La posta del drago dell’illustratrice britannica Emma Yarlett, pubblicato in Italia dalla finora sconosciuta Sassi Editore nel 2018 e finito con chissà quale giro alla Feltrinelli locale, forse è stato anche per questo rimpianto che non ci ho pensato due volte a prenderlo, o forse l’avrei preso comunque. Il libro è la storia di un bambino che trova un drago in casa sua e chiede informazioni in giro su cosa fare tramite lettere. Nel libro sono riprodotte le risposte con tanto di busta e lettere incluse, ma sarà che è un bambino maldestro o che non dispone di un tagliacarte, sarà la sua fretta di leggere quelle risposte, le buste sono tutte strappate per la gioia del tipografo che ha dovuto realizzare i desiderata dell’autrice.

La musica che si sente bene

Cosa è bene e cosa no lo stabiliscono quelli che hanno i soldi, nelle grandi come nelle piccole cose. Quindi chi ha mille euro per comprare un vinile raro, chi ha un hangar dove tenere quegli oggetti ingombranti ha deciso che l’unico supporto su cui va ascoltata la musica è il disco di vinile. E poi nel formato grande si apprezzano meglio le copertine, quelle opere d’arte, anzi di più, quelle pacchianate drogate e strabarocche che vestivano i dischi degli anni 70. Nella questione sono di parte perché quando ho avuto i soldi per comprare la musica c’erano i cd e a quel formato sono rimasto legato, ma comunque non ho mai avuto un buon rapporto con quei dischi che saltavano e gracchiavano. Però non capisco come mai oggi i vinili usati si buttano, evidentemente sono tanto richiesti ma c’è anche tanta gente che non vede l’ora di liberarsene. Ma non c’è solo l’usato, si stampano vinili nuovi e si ristampano quelli vecchi, si vendono anche in edicola e qui casca l’asino, perché gli amanti di questo supporto dicono sempre che la musica così si ascolta meglio e poi ristampano i dischi di De Gregori: che c’entra con la musica?

CD 3 pollici di Jesus And Mary Chain allegato a un volume di Stampa Alternativa.

Le stelle sono tante, pure troppe

Ormai non c’è città che ospiti un’importante corsa ciclistica che non sia stata sfregiata da qualche archistar. A Trento dove si sono corsi gli Europei c’era la baraccopoli di lusso, a Lovanio dove sono appena terminati i Mondiali c’è il nuovo palazzo del porto, e che forma poteva avere un edificio vicino al mare? Esatto, quella di una nave che incombe sul vecchio edificio. Quindi se qualche città famosa per il vino ingaggiasse qualche architetto famoso vedrebbe innalzarsi una torre a forma di bottiglia. Del resto le archistar sono tante e da qualche parte dovranno pur lavorare, i sindaci in cerca di visibilità pure e così succedono le disgrazie. Pure nel Mondiale in linea maschile, l’ultima corsa che è ritenuta anche la più prestigiosa, c’erano molte stelle, tutte quelle disponibili sul catalogo, e ha vinto, anzi rivinto, uno di loro, Julian Alaphilippe che nell’albo dei fenomeni sembrava quasi un abusivo. Infatti mentre gli altri passano da una specialità all’altra senza sosta, lui al ciclocross che praticava da ragazzo non è più tornato ed è stato un campione del mondo part-time, si è messo in paternità e ha scelto pochi obiettivi per questa annata, non era interessato alle Olimpiadi tantomeno agli Europei e ha riservato tutte le energie per il Mondiale. E di molte energie ha bisogno anche per come corre, perché tatticamente non è un fenomeno, a volte sbaglia, ha buttato diverse gare, e deve attaccare più e più volte finché non rimane da solo, per non rischiare di perdere in volata dal Cosnefroy di turno, insomma è un novello Bettini, o un Voeckler più forte. E quest’ultimo, che è il cittì della Francia, dall’ammiraglia l’ha avvicinato nel finale e gli ha detto qualcosa, probabilmente gli ha ricordato di fare le smorfie quando l’inquadravano, e così è stato. Alle sue spalle è arrivato un gruppetto di onesti vincitori episodici di classiche, il più veloce era Stuyven, che dopo aver vinto la Sanremo era atteso al salto di qualità, ma deve aver saltato nella direzione sbagliata e non ha preso neanche un bronzino, a suggellare – come si dice – un mondiale disastroso dei belgi, che avevano avuto la cattiva idea di parodiare lo slogan adottato degli inglesi per gli Europei di calcio, poi persi ridicolmente, e diciamo che se il ciclismo è tornato a casa non ha trovato nessuno, solo il pubblico, tantissimo e con una percentuale di tifosi poco sportivi. Se ora i belgi vogliono trovare un colpevole potrebbero prendersela con Merckx. Eddy infatti aveva criticato Evenepoel dicendo che corre per sé stesso e non sarebbe stato utile alla causa del capitano unico Van Aert, ma forse avrebbe dovuto criticare anche Wout. Remco non ha gradito e ha replicato, qualcuno ha detto che è un giovinastro presuntuoso che non ha rispetto per nessuno, altri invece che ha carattere. E’ andata che oggi il ragazzino ha corso da uomo-squadra correndo quanto una squadra intera e, visto quanto ne aveva, a posteriori si può dire che sarebbe stato meglio si conservasse per il finale. Forse Eddy doveva criticare pure Wout perché spesso si impiglia nella sua nemesi Mathieu. Il tanto atteso Colbrelli dopo un periodo di euforia oggi è rientrato nella sua dimensione, rimasto con Bagioli che conferma le aspettative su di lui e Nizzolo che ha fatto pure molto per i suoi standard, pochi e stanchi compagni a causa di una caduta mattutina, ha detto che non poteva stare attento a tutti, ora Van Aert ora Van Der Poel, e visto col senno di poi questo è un errore tattico e un promemoria per il futuro: se quei due sono insieme nel finale non vale la pena di curarli perché si annullano da soli. Gli altri l’hanno capito anche se troppo tardi e negli ultimi chilometri alla chetichella se ne sono andati a inseguire invano una medaglia, prima il fenomenino Pidcock, poi il pre-fenomeno Stybar che almeno è in forma per la Roubaix di domenica prossima, e i due fenomeni principali sono stati due fenomenali delusioni.

Dopo la gara Van Der Poel ha detto che la schiena non gli faceva tanto male ma è contento, forse perché il rivale ha perso, e Van Aert ha detto che non stava bene e che è umano anche lui. Il giorno in cui se ne capaciteranno, loro e le loro squadre, dovranno iniziare a scegliere, per la gioia di Sfigatino Iserbyt che sta dominando i primi cross di stagione.

Donne traumatizzate

Il plotone sembra sia rimasto traumatizzato dall’olimpica fuga bidone di Anna Kiesenhofer e oggi al Mondiale in linea, così come due settimane fa all’Europeo, non c’è stato spazio per le fughe da lontano. I Paesi Bassi controllavano la corsa e l’Italia controllava i Paesi Bassi. Poi negli ultimi giri sono iniziati gli attacchi delle arancioni, spesso abortiti, sembrava non ci credessero tanto, e in questa fase sono state inesauribili Van Vleuten e Van Dijk all’attacco e Longo Borghini e Bastianelli in difesa, ma anche Cavalli e Confalonieri. La corsa era lunga e dura, al contrario delle altre categorie si sono viste poche cadute, e la selezione avveniva da dietro, ma non è stata facile neanche per le due capitane designate Vos e Balsamo perché, anche se si sono viste poco in testa, una corsa così è stressante oltre che più lunga del solito. Alla fine, ripreso il milionesimo attacco di Annemiek, le italiane si sono trovate in testa a fare il trenino e Longo Borghini si è improvvisata pesce-pilota e l’ha fatto a modo suo perché per poco non rimaneva sola, le sono rimaste attaccate le due capitane previste ed Elisa Balsamo è partita per prima e ha vinto con una bicicletta di vantaggio. Per Marianne è il sesto argento mondiale su strada, cui se ne aggiungono due nel ciclocross, il quinto dietro le italiane, e si è messa discretamente a piangere, da perfezionista qual’è si sarà sentita in colpa anche verso le compagne di squadra che hanno lavorato molto ma semmai la cosa è reciproca, anche stavolta non c’è stata una in grado di tirarle la volata e Annemiek, dispiaciuta per la sua ex capitana ai tempi della Rabobank, se l’è presa con qualcuna che era nel gruppo di testa (Vollering?), e in fondo quando Vos ha vinto ha fatto tutto da sola. Elisa Balsamo è quella che viene definita una “predestinata”, quando nel 2016 vinse il mondiale junior si tirò dietro la sua squadra, la Valcar, al passaggio tra le élite. Negli anni successivi, nonostante vincesse su pista e cominciasse a fare esperienza su strada e a vincere anche lì, e anche in Belgio, il pubblico maschile si invaghì della sua compagna nell’inseguimento e nell’americana Letizia Paternoster, la quale però negli ultimi tempi sembra diventata la meno amata dagli italiani perché non le perdonano il successo social a fronte dello scarso successo ciclistico, ignorandone i numerosi infortuni. Non sarebbe bello elogiare Elisa mettendo in cattiva luce la compagna, basta quello che fa, studia suona il pianoforte e basta vederla in bicicletta per accorgersi che è nata per quello. Come l’altro campione del mondo Ganna e l’altra Elisa, cui a fine carriera bisognerebbe assegnare un mondiale ad honorem, è del Piemonte, una regione che al ciclismo aveva dato Gerbi, Girardengo, Coppi, Balmamion, Zilioli, le canzoni di Paolo Conte e purtroppo pure i pettegolezzi di Beppe Conti, ma che per un certo periodo se l’era presa comoda.

Queste sono le ultime corse della carriera di alcune delle migliori cicliste di questi anni, di Van Der Breggen Blaak e D’Hoore già sapevamo ma dovrebbe aggiungersi Marta Bastianelli e non so se dopo la delusione per la mancata olimpiade vorrà continuare la veterana Guderzo. Alcune di loro diventeranno direttori o direttrici sportive, e allo stato è un bene che le cicliste donne siano seguite da diesse donne. Van Der Breggen proprio in questi giorni ha parlato dell’alimentazione delle ciclisti invitandole a non essere troppo magre, un problema su cui polemizza pure un’ex campionessa del mondo come Alessandra Cappellotto, e che tra l’altro creò problemi alla giovanissima Marta Bastianelli dopo la sua vittoria mondiale, per poi constatare che il periodo migliore della sua carriera è stato dopo la maternità quando è tornata a correre con ben altro fisico. Ma al di là di questo il ciclismo femminile deve ancora lottare per la parità. Ai recenti Europei, ad esempio, sono state trasmesse le gare under 23 maschili ma non quelle femminili, e poi per questa categoria non esiste un mondiale per le donne e l’UCI ha pensato di rimediare con una soluzione molto pasticciata. E poi sarà una coincidenza che nello studio RAI proprio oggi era assente Beppe Conti? Sulla questione è scivolato malamente anche il boss della Deceuninx che ultimamente scivola più del suo pupillo Evenepoel a cui ha rischiato di rovinare la carriera: ingaggia il velocista più forte del mondo Sam Bennett e poi ci litiga, lo sostituisce con Cavendish per affetto e anche perché il britannico si era portato lo sponsor da casa e ora non è sicuro che lo riconfermi. Cavendish dice che si sta discutendo anche del suo futuro; quale futuro? Di certo non sentiamo il bisogno di un isterico in ammiraglia. E infine al boss hanno chiesto se ha intenzione di aprire una sezione femminile e lui ha risposto che non fa assistenza sociale, ma Lizzie Armitstead ha replicato che stia sereno perché nessuna lo vuole. Certo si potrebbe pensare che un diesse padre di cicliste sia innocuo, ma se penso a certe gare per allievi che seguivo decenni fa, e alla società più in generale, non sono sicuro che un padre sappia cos’è bene per i figli. Oggi ne abbiamo sempre più di ex ciclisti che seguono le figlie, sembra che lavorino bene Giovanni Fidanza e Luca Bramati, e pure Ballan che ha una figlia che corre è sembrato un commentatore non improvvisato del ciclismo femminile, come invece accadeva in passato con chi ammetteva di non saperne molto e in gruppo vedeva “Naomi” Cantele. E proprio un padre oggi ha festeggiato per la vittoria della figlia Zoe nella gara juniores: si tratta di Magnus Backstedt di cui le imprese delle due figlie stanno rinfrescando la memoria. Magnus vinse una Roubaix di transizione, una tappa al Tour, e poco altro, ma veniva anche lui da un altro sport, e quando si dice che Roglic sia il primo venuto dagli sport della neve ci si dimentica di Backsted che era primatista nel km lanciato sugli sci.

Elisa Balsamo non rischia di dimagrire.

Il Paese dei Filippi

Il Belgio è un paese dove i Filippi vanno forte, ce n’è perfino uno che di mestiere fa il Re. E nel ciclismo, che è lo sport belga per eccellenza, è uguale, tanto che Filippo Pozzato quando correva lì si trasformava e da ciclista fighetto diventava quasi forte. Quest’anno ricorrono i 100 anni dalla prima edizione dei Mondiali, che era riservata solo ai dilettanti, il Belgio ci teneva a ospitarli, ed ecco che domenica la cronometro élite maschile è stata vinta da Filippone Ganna e oggi la prova in linea under 23 da Filippino Baroncini. I belgi si sono dati la zappa sui piedi perché per la prova in linea di domenica non hanno convocato Filippo Gilbert, un avversario in meno per il campione uscente Alafilippo. Ma questi sono giorni in cui accadono eventi storici, ieri per la prima volta è stata assegnata un’edizione dei mondiali all’Africa, perché nel 2025 si correrà in Rwanda, e oggi puntualmente è arrivato il secondo posto dell’eritreo Ghirmay che da un paio di mesi corre nel World Tour, la prima storica medaglia per l’Eritrea e per tutta l’Africa nera, ma non per l’Africa perché nel 2013 nella stessa categoria il sudafricano Meintjes fu secondo quando Mohoric lanciò il suo modo di andare in discesa oggi vietato. E forse, dopo le mezze delusioni di Teklehaimanot e Kudus, abbiamo finalmente l’eritreo che può vincere qualcosa di sostanzioso. Ci sono paesi emergenti e paesi sommergenti: dopo il ritiro della meteora Navardauskas in Lituania sono a corto di ciclisti decenti, perché quei due che oggi si sono presentati alla partenza quando i colleghi stavano già correndo da un’ora sono quasi indecenti, e se invece volevano emulare il connazionale Siskevicius alla Roubaix del ’18 hanno emulato male perché lui almeno era partito in orario, il ritardo l’accumulò strada facendo per arrivare al velodromo quando se n’erano già andati tutti a casa. Infine c’è il paese che non ti aspetti, il paese che non deve lavorare per arrivare in alto perché già è più in alto di tutti. Oggi doveva essere l’ultimo giorno nell’UCI dell’ex presidente a vita della FCI, poi miracolato con la nomina a vicepresidente onorario dell’UCI perché come vicepresiede lui non vicepresiede nessuno, e parlare di miracoli non è fuori luogo perché il vicepresidente cui hanno cambiato la data di scadenza ha voluto lasciare il suo segno nella Storia del Ciclismo affiliando all’UCI lo Stato Vaticano.

Mimèsi – dramma in un atto

Scena: conferenza stampa nella Sala d’Armi del Ministero della Salute. Personaggi: il Generale, giornalisti buontemponi.

Si apre il sipario. Passano due minuti senza che nessuno parli.

Generale: Beh, nessuno ha domande da fare?

Giornalista: Oh, ci scusi. Con la sua uniforme mimetica si è mimetizzato così bene con l’ambiente che non c’eravamo accorti che fosse già qui. (Poi a voce bassa come parlasse con sé stesso) E ora dov’è finito? E’ scomparso di nuovo?

Risate

Sipario