Stradario del paradiso

Sono partito da La banda dei sospiri anche perché in copertina c’era un’illustrazione fumettosa di Antonio Faeti, saggista pedagogista e illustratore noto a chi leggeva (di) fumetti negli anni 80.

Quando lessi Lunario del paradiso capii che la città mai nominata in cui vagava il protagonista era Amburgo perché corrispondeva a quella vista in tivvù durante le dirette della corsa ciclistica che vi si disputa dagli anni 90.

Quando cito Bartleby lo scrivano uso l’espressione “avrei preferenza di no” perché è quella adottata e motivata da Gianni Celati nella sua traduzione.

Forse l’aver studiato sociologia e altre scienze velleitarie mi ha fatto apprezzare ancor di più il finto saggio antropologico Fata Morgana, al pari di Storia naturale dei giganti del suo amico Ermanno Cavazzoni, un libro che nelle veste grafica ed editoriale mi ricordava i libri de Il Mulino o di FrancoAngeli che studiai all’università.

E Cavazzoni rimase sconcertato quando Celati gli disse di voler lasciare l’Italia e con essa la cattedra universitaria con annesso stipendio.

L’interesse di quei due e dei loro allievi, degni o degenerati, per i poemi cavallereschi mi spinse ad affrontare L’Orlando Furioso, anche se nella versione col tutoraggio di Italo Calvino, che altrimenti sarebbe rimasto chiuso nelle dimenticanze di scuola. Ne trovai la versione disponibile allora che era senza figure, ma quando poco dopo averlo finito scoprii che esisteva pure una versione illustrata da Grazia Nidasio, l’autrice di Valentina Melaverde, la cercai e l’edizione triste senza figure la feci a fette come Orlando i suoi nemici, salvando solo la copertina di Doré.

Però la narrativa non mi bastava, mi sono mosso in tutte le direzioni, aggiungevo volta per volta un numero della mai sentita rivista Riga, trovato fortuitamente in una libreria che non c’è più, tre documentari girati in Italia e uno girato in Africa e pure un volumone sulle sue prime cose, cioè storie con foto e performance teatrali, che per fortuna non ho ancora letto così in casa ho ancora qualcosa di suo da leggere, ma potrei trovare altro materiale, chissà.

Verrebbe da dire che nonostante i suoi precedenti teatrali Celati era un tipo riservato, niente a che vedere con i Baricchi le Murgie e i Saviani.