Poi succedono le disgrazie

Se un giorno un impiegato del catasto dovesse fare una strage non mi sorprenderebbe, semmai mi meraviglia che non sia ancora successo, ché per quanti ce ne possano essere che se ne fregano e casomai se la ridono, ci sarà uno che si incazza perché la sua categoria per tanti sembra il simbolo di una vita grigia e piatta. Eppure certi luoghi comuni andrebbero proprio ribaltati. Pensate ai due più immaginifici scrittori del secolo scorso: Kafka era un impiegato e Borges talvolta un bibliotecario e non so cosa abbia visto nella sua vita oltre i libri finché ha potuto vederli. Forse invece sono proprio gli sregolati o presunti tali quelli che più frequentemente non sanno andare oltre idee e immagini risapute. Ricordo ai tempi dell’università che qualcuno, solo perché giocava ai cavalli e beveva il sabato sera, pensava di poter scrivere come Bukowski. Ma credo che ormai il tipo di vita che conduce un artista non interessi più a nessuno e non conti per il suo successo, che faccia una vita bohémien o sia un ubriacone puttaniere è roba da lasciare ai maudits e a Modì, ma questo può valere per gli scrittori o per gli artisti visivi, non vale invece per il rock. Nel rock, a dimostrare quanto sia un mondo arretrato, la vita dissoluta e la fedina penale sporca fanno ancora curriculum, e ci si diverte a rotolarsi nella polvere delle autostrade americane dove è noto che nessuno passa mai l’aspirapolvere. Non voglio dire che di Tom Waits ce n’è uno tutti gli altri son nessuno, ma a volte sembra che bastino una voce roca e storie di alcool droghe puttane e qualche omicidio e il più è fatto. Sono questioni che ripropone la morte di Mark Lanegan, quello che non credo che tu lo conosca, era il cantante degli Screaming Trees, e dispiace, poi era del 1964 e già da tempo mi colpisce quando muore uno più “giovane” di me. Lanegan non ha avuto onoreficenze come Jagger, non era fasullo come Pelù che gridava parolacce a un pubblico che voleva sentire parolacce, ma per me era lo stesso, più che un simbolo, un sintomo di questa idea del rock, e non so se il rock è morto, sarebbe bello poter sentire ancora qualcosa di nuovo e vitale, ma se non è morto soffre comunque di una cirrosi epatica grave. Poi può arrivare qualcuno che ammucchia insieme tutti i cliché del rock e così succedono le disgrazie e ti trovi che i Maneskin diventano rockstar.