Sventure

(Questo post fa pendant con quello di ieri pomeriggio sulle disgrazie)

E’ annunciato un nuovo libro su Gino Bartali e questa non sarebbe una novità, la cosa sorprendente è che, dopo tanti libri sulla vicenda dei documenti nascosti nella bici per salvare gli ebrei, con ultimo un libro di storici che scrivono di mancata verifica delle fonti, finalmente si torna a scrivere di Bartali ciclista. Il problema è che a scrivere il libro è Giancarlo Brocci, inventore dell’Eroica da cui sono derivate le Strade Bianche e la moda degli sterrati. In effetti l’approccio epico-eroico può andare anche bene per raccontare il ciclismo fino alla seconda guerra mondiale perché all’epoca c’erano poche notizie e poche immagini e c’erano margini per romanzare, e forse Gino Bartali è l’ultimo rappresentante del ciclismo che si potrebbe definire puro, in quanto i suoi più giovani rivali si mossero Coppi verso la scienza e la medicina e Magni verso gli sponsor. Però l’epica sportiva in genere non mi incanta specie se devia nei luoghi comuni, è come se con il pretesto della solita accoppiata genio e follia uno psichiatra si mettesse a scrivere un libro su qualche pittore. Come dite, in edicola c’è un libro su Goya scritto da Vittorino Andreoli? Cose da pazzi.

La leggendaria sfida a scacchi tra Walter Benjamin e Bertolt Brecht