Caffè freddato

Nella mia poliedrica ignoranza non so quale concreto beneficio può portare l’ingresso di qualcosa nella Hall Of Fame dell’Unesco. Come saprete, per la candidatura a tale onore è stata preferita la lirica al caffè e la cosa non è stata presa bene, dai napoletani che del caffè hanno fatto un rito e dalla potente lobby dei ristoratori: si sono lamentati i proprietari dei locali e forse pure i prestanome. Qualcuno accusa i membri della simpatica organizzazione di aver esaminato la richiesta in maniera superficiale e sbrigativa perché dovevano andare a prendersi un caffè.

Il rituale del caffè generalmente si ritiene che sia osservato soprattutto dai dipendenti pubblici, che però lo praticano in modalità mordi e fuggi, “mordi” soprattutto se è incluso pure il cornetto, ma quelli che bivaccano sono persone che non hanno niente da fare o progettano affari manovre e traffici, e dimenticatevi il mito dei caffè letterari. Certo che una benedizione dell’Unesco avrebbe potuto zittire i cultori della vergogna col punto esclamativo, le iene e gli altri animali striscianti perché la famosa pausa caffè non sarebbe più vista come un peccato ma universalmente e socialmente accettata e si configurerebbe come tutela e trasmissione alle generazioni future di un patrimonio mondiale dell’umanità, almeno fino alla Bomba prossima ventura.