Trasferimenti e pensionamenti

Pezzi da 50

Il Giro lascia l’Ungheria per approdare in Italia e si potrebbe pensare che riparta da qualche regione del nord, Trentino o Tirolo, per restare in atmosfera austroungarica, trasferimento breve e agevole da effettuare con un trenino o con la corriera o con la funicolare o dietro un pick-up o a dorso di mulo, e invece no, si prende l’aereo e si sbarca in Sicilia, perché il Giro per costituzione è ascensionale, si sale non solo in montagna ma anche da sud a nord, le Alpi devono essere decisive per la gara, scordatevi che il duello epico storico drammatico apoteotico si disputi su una montagnola appenninica. Poi semmai qualche volta decisivo è un duellino in una mezza cronometro tra due mezzi miracolati, ma sono gli incerti del mestiere. E se si corre in Sicilia l’arrivo sull’Etna è di rigore, così le vulcaniche menti dei giornalisti possono inventarsi titoli fantasiosi su tappe vulcaniche. Ma i giornalisti sono così esperti e competenti che non hanno bisogno di seguire la corsa per sapere cosa succede perché lo sanno già: della fuga mattinale restano davanti Lennard Kamna e Juan Pedro Lopez che può prendere la maglia rosa, e allora i giornalisti dicono che i due si sono accordati per collaborare e spartirsi il bottino, a uno la tappa all’altro la maglia, e lo ripetono anche dopo fino a negare l’evidenza, perché il giovane spagnolo Lopez all’ultima curva rischia di cadere pur di infilarsi all’interno e sul traguardo batte il pugno sul manubrio ed è contento solo quando gli dicono che è comunque in maglia rosa, e se non pensava a una possibilità del genere come poteva accordarsi con l’avversario? No, e infatti quando l’intervistano dice che puntava a vincere la tappa, ma i giornalisti non ascoltano perché sanno già cosa dirà, per esperienza e per le famose leggi non scritte che a dirla tutta non sono scritte ma neanche rispettate. Il giovane spagnolo è arrivato a questo risultato con una fuga da lontano di quelle che il gruppo lascia andare e per questo gli espertoni non lo prendono in considerazione per la classifica finale, ma ci sono stati ciclisti che hanno svoltato la carriera proprio con una fuga bidone, basti pensare a Chiappucci, e comunque questo è l’unico Lopez rimasto in gara, perché il colombiano sempratteso Miguel Angel si è ritirato senza neanche cadere, afflitto da ipocondria, e qualcuno ha detto che il Giro perde un pezzo da 90. Ma no, quello è un pezzo da 45, vabbe’, facciamo 50 e non se ne parli più.

La pressione ma non quella delle gomme

Il ciclismo è uno sport che richiede molta dedizione e ci sta che qualcuno a un certo punto sia preso dai dubbi, se davvero stia facendo la cosa migliore a quella età e non sarebbe meglio dedicarsi ad altro, ma per i ciclo-fondamentalisti quello è uno che stiamo perdendo, come se non ci fosse vita oltre il ciclismo, e ben due di questi liberi dubitanti sono stati protagonisti sull’Etna, in positivo proprio Kamna e in negativo Dumoulino che si fa piccino e si stacca dall’élite. Una cosa su cui varrebbe la pena riflettere è che una buona percentuale dei demotivati ritrova il piacere di correre in bicicletta con il fuoristrada, mtb o gravel. Per fortuna non tutti i ciclisti sono uguali e ognuno reagisce a suo modo alle pressioni esterne, che a quanto pare sono eccessive nel Tour dei cugini rivali. E a proposito di pressioni e di ciclismo sostenibile in occasione della seconda tappa sicula pensavo che non ci sono più le tappe di trasferimento, quei pomeriggi sonnacchiosi in cui si passava tra campi assolati, spesso al sud, il gruppo andava piano col rischio di sforare i tempi televisivi e un gruppetto di coraggiosi tentava la fuga destinata ad arrivare grazie alla noncuranza del peloton. Ma poi ho pensato che già con l’anticipo del Giro nel calendario diminuisce la possibilità di giornate calde praticamente estive, e poi sono io forse che con un’eventuale giornata del genere non riesco a essere in sintonia perché ora lavoro, al contrario di quando accadevano queste cose, negli anni 70 e 80, ma allora torneranno le tappe di trasferimento quando andrò in pensione?

Viva Nibali, viva la pensione!

E la seconda tappa siciliana avrebbe potuto essere di trasferimento, e infatti la fuga parte, ma dietro il gruppo mena come se dovesse eruttare l’Etna da un momento all’altro. In realtà in serata c’era da prendere il traghetto per tornare in continente, perché come sapete i pregiudizi e la burocrazia hanno finora impedito la costruzione di un magnifico ponte sullo Stretto che tutto il mondo ci avrebbe invidiato, ma il vero motivo dell’andamento veloce è che su una salitella si sono staccati alcuni velocisti, stranamente quelli più leggeri, e le squadre degli sprinters superstiti lavorano per non farli rientrare e andare alla volata tra gente selezionata. E quella volata la vince quel bestio di Démare che stavolta non ha bisogno di spostare nessuno perché gli avversari si chiudono la strada a vicenda, Ballerini chiude Bauhaus che ha già chiuso Girmay, solo Gaviria non ha nessuno davanti a sé ma sotto di sé ha una bicicletta che si becca una gragnuola di pugni, poi nelle interviste dice di non volerne parlare e i giornalisti tirano un sospiro di sollievo perché è di un noto marchio italiano e già Kristoff se n’era pesantemente lamentato dopo aver lasciato la squadra in cui Gaviria invece è rimasto. Ma poi a cambiare argomento ci pensa Nibali con il Grande Annuncio Tanto Atteso, e anche anticipato dal padre: a fine stagione si ritira, basta con l’accanimento terapeutico. Al Processo mostrano immagini della sua carriera, i genitori e i conoscenti raccontano vari aneddoti, tra i quali il più divertente è quello di una compagna di scuola che Nibali accompagnava sulla sua bici ed essendo sempre stato un tipo meticoloso entrava con la bici fin dentro l’edificio scolastico. Ecco, Nibali è stato sempre ritenuto un modello per i ragazzi, forse dopo questa rivelazione qualcuno cambierà idea: don’t try this at home, anzi, don’t try this at school. Nibali padre dice che Vincenzo deve finalmente godersi la pensione come fa lui, sante parole, e Nibali figlio concorda che è arrivato il momento di dedicare più tempo alla famiglia. Poi si sa come sono i ciclisti, chi sale in ammiraglia chi diventa commentatore e a casa continuano a non starci mai.

La notizia del ritiro di Nibali suscita grande clamore sui media siciliani.