Chi fugge e chi sfugge

Slow Sud

A smentire subito quello che ho scritto l’altro giorno sulle tappe di trasferimento, appena il gruppo mette piede, anzi ruota, sul continente ne viene una tappa molto sonnacchiosa. Solo Diego Rosa azzarda una fuga solitaria controvento, lui è uno di quei giovani promettenti che aspetti aspetti e aspetti finché non diventano anziani, ed è un’altra scommessa dei suoi manager Basso & Contador, che visti i risultati farebbero bene a non giocare alla roulette. Qualcuno dice che Rosa è partito per cercare sé stesso, e forse anche il gruppo l’aiuta, guardate bene, pure là, trovato niente? E per questo procedono lenti, che non sarà un grande spettacolo ma almeno finisce per privarci di uno spettacolo ancora più sconfortante, il Processo fabrettiano. Quando il peloton finalmente raggiunge Rosa, questi per poco non si lamenta che ci abbiano messo troppo tempo, e in questi casi come al solito i commentatori che vogliono un ciclismo più avventuroso e meno calcolatore e sparagnino dicono che la sua è stata una scelta tattica sbagliata, ed era meglio risparmiare energie per il giorno dopo. Quindi c’è ancora volata con arrivo in curva e, sarà stato il vento o la forza centrifuga, alcuni deviano verso l’esterno con Gaviria che usa due DSM come transenne e poi riprende a pugni la bici che uno di questi giorni si vendicherà, ma lì davanti parte presto Markino Cavendish, lo supera Calebino Ewan ma poi arriva quel bestione di Démare che vince di nuovo: vergogna, grande e grosso si mette contro due piccoletti.

Quote rosa

Dopo l’annuncio del ritiro di Nibali il ciclismo italiano si pone una grande domanda: E mo’? Finora ci si poteva aggrappare alla speranza di qualche invenzione di Vincenzo, ma anche i quattro che nel loro piccolo hanno vinto i campionati europei hanno superato la trentina. Cassani dice che la causa della crisi è la mancanza di una squadra world tour, sottintendendo che i ciclisti migliori emigrano per fare i gregari, un’ipotesi originale sentita solo un altro milioncino di volte, ma neanche tra le donne c’è una squadra world tour, c’era la Alè ma quando gli emiri hanno voluto anche la squadra femminile invece di costruirla ne hanno comprata una già bella e fatta, e quei cammelli che pascolano nel giardino della Sciura Piccolo sono solo una parte del ricavato della vendita. Eppure le cicliste italiane vincono eccome. Qualcun altro dice che i giovani non praticano il ciclismo perché le strade sono pericolose, e in effetti non si è mai sentito di un giocatore di curling investito mentre si allenava, e guarda un po’ alle ultime olimpiadi ghiacciate tra i medagliati c’erano un ex ciclista e un figlio di ciclista. Sì, ma pure le donne si allenano sulle strade pericolose, eppure vincono eccome. Uffa ‘ste donne, le loro vittorie sono più un problema, nascondetele da qualche parte. Ma fare finta che non ci siano non è possibile, però almeno si possono limitare, così la RAI annuncia che a turno alcune delle più forti faranno da opinioniste al Processo, in modo da distrarle dagli allenamenti, ma gli cederà il posto Giada Borgato che commenterà solo la gara, perché più di una donna non è sostenibile, in RAI dicono che è solo perché non hanno abbastanza sedie ma questa è una scusa patetica perché si possono chiedere in prestito a qualche bar nei dintorni, e chi si rifiuterebbe di tirare una sedia a Mamma Rai? Intanto la tappa dalla Calabria alla Lucania è soleggiata ma combattuta, va una fuga con ciclisti forti ma fuori classifica, c’è pure Dumoulin, nel finale danno spettacolo con scatti e controscatti e la superiorità numerica dei jumbo agevola la vittoria dell’ex giovane Bouwman, ma è il suo quasi capitano Tom da Maastricht che continua a essere oggetto di dibattito e sull’argomento Fabretti al Processo stabilisce il record di baggianate nel tempo di due minuti. La campionessa ospite è Marta Bastianelli che è poco pratica del ruolo e quando c’è un diseducativo collegamento con Pellizzotti che sta guidando l’auto e non si ferma lei gli rivolge una domandona in due volumi. Ma le risposte ormai sono sempre diplomatiche e i nostalgici delle vecchie trasmissioni e gli appassionati delle polemiche non devono aspettarsi più niente dal Processo, che anzi con i collegamenti con amici e parenti e le cosiddette sorprese è ormai più un varietà che un programma giornalistico.

Stupor Mundi

La RAI si vanta di trasmettere la diretta integrale delle tappe. Ma non è vero, ci sono le interruzioni per gli spot pubblicitari durante i quali i ciclisti non vanno in stand-by. Immaginate la diretta di una partita di calcio, nel secondo tempo le squadre sono sullo 0 a 0, c’è un attacco e lì il regista pensa che è il momento opportuno per mandare un’interruzione pubblicitaria solo di pochi minutini, poi al rientro scoprite che la squadra che era in difesa sta vincendo 1 a 0. La tappa di Napoli è breve e si corre di sabato, non lavorando posso vederla integralmente, garantisce la RAI. C’è moltissimo pubblico, quasi sorprendente per una regione senza ciclisti né squadre né corse in un circolo vizioso che dura da tempo al punto che non permette più di capire chi ha iniziato a mancare. E la poca dimestichezza con questo sport si vede nell’atteggiamento del pubblico che è rimasto indietro, non tanto per il tipo che butta l’acqua sui ciclisti che Girmay sembra non gradire, quanto per il fatto che la gente guarda la corsa e non la telecamera. Quando presentano il percorso del Giro non mi applico perché so che me lo dimenticherei, e credevo che si corresse anche a Procida capitale provvisoria della cultura, ma di mezzo c’è il mare, che per il Sergente Torriani non sarebbe stato un problema, un ponte di barche o un tratto a nuoto, the show must go on and the cyclists sciò, invece si arriva solo a Monte di Procida che è di fronte all’isola ma sulla terraferma, anche se questo termine è fuori luogo in un’area in cui l’attività sismica si è cronicizzata. Lo scrittore parlante ci dice che per il panorama il belvedere del Monte di Procida fu chiamato Stupor Mundi, omonimo di Federico II, ma nel ciclismo Stupor Mundi è Mathieu Van Der Poel che attacca appena la strada sale leggermente, pochi km dopo il via, e Giada Borgato, che è sempre l’unica che ne capisce, dice che ha agito come se fosse ciclocross, dietro però capiscono che se davanti c’è Stuporone può essere una fuga di marca buona e non da sfigati e si accodano in 20 tra cui Girmay, ed è grave che l’unico campano, Vincenzo Albanese, non abbia colto l’occasione lui che qui voleva fare bene. La fuga tiene e a meno di 50 km dalla fine Van Der Poel lancia un altro attacco e dopo un po’ qualcuno riesce ad accodarsi. Andranno all’arrivo? Questo è il momento buono per lanciare la pubblicità, c’è anche uno spot con un attore che non ha orrore di sé stesso a girarlo. Si torna alla corsa e davanti ci sono Thomas De Gendt, il compagno Vanhoucke, lo spagnolo Arcas e Davide Gabburo: alla diretta integrale della RAI è sfuggita l’azione decisiva della tappa. Sì, perché dietro gli inseguitori residui ora si riavvicinano ora rallentano e ormai Girmay ha la statura del grande corridore e in quanto tale gli tocca finire invischiato nei tatticismi. Il percorso diciamo vallonato, le continue curve e le strade a volte strette fanno pensare all’Amstel e quando giunti a Napoli Van Der Poel e compagni arrivano a pochi secondi dal gruppo di testa si prospetta un finale come all’Amstel del 2019. Ma il vecchio De Gendt non molla, lui dall’anno scorso si lamenta, è invecchiato lui o forse sono gli altri che vanno più forte e non gli riescono più le fughe di una volta, e dopo aver lavorato molto per Vanhoucke, che alla fine invece è stanco, chiede a questi di tirare e vince la volata quasi per distacco davanti a Gabburo che è stato l’iniziatore dell’attacco decisivo. La maglia rosa rimane a Juan Pedro Lopez Perez detto Juanpe, ma potremmo chiamarlo pure Jumpe per come è stato lesto a saltare sulla ruota del secondo in classifica Kamna che un tentativo l’ha fatto. Ma Juanpe è stato protagonista anche prima della partenza perché su twitter c’era una sua foto mentre addentava una pizza, e la cosa ha scatenato un dibattito acceso in RAI: ne avrà assaggiato un pezzettino piccolo o l’avrà mangiata tutta!? La pizza non si digerisce, e poi cosa te ne fai della pizza quando hai i gel e le barrette di Cassani, quelle al gusto di copertone e ora anche quelle al gusto di deragliatore sporco di fango. Forse Jumpin’ Juanpe non pensa di mantenere la maglia perché ora c’è il temibile Blockhaus, che in realtà non farebbe paura a nessuno se Merckx non ci avesse svoltato la carriera quando, vincendo lassù, da velocista diventò ciclista totale, ma Eddy avrebbe fatto la differenza anche sulla salitella di Viale De Amicis.