Un libro che non saprei

Il primo mondiale che ricordo è quello di Leicester nel 1970, in cui la gara femminile fu vinta dalla russa Konkina davanti a Morena Tartagni, già terza nel 1968 e ancora seconda nel 1971. Quindi la Tartagni è la prima ciclista di cui ho memoria e quando è stato pubblicato un libro su di lei l’ho subito comprato e letto, mentre per dire ne ho due su Merckx che da tempo attendono. Speravo in un ulteriore contributo alla storia del ciclismo femminile dopo il volumone di Antonella Stelitano, ma in realtà questo è una biografia romanzata non solo di una ciclista ma di una persona coraggiosa, che voleva fare la corridora in anni in cui quella non era una scelta ben vista, pure se non erano più i tempi della Strada, e poi si è unita con un matrimonio civile con la sua compagna, alla quale promise di raccontare la loro storia. Paradossalmente, quando correva, la corridora si lamentava che nelle interviste le chiedessero se era fidanzata e altre cose del genere e negli articoli ci si soffermava più sull’aspetto, in una visione riduttiva del ciclismo femminile, e oggi si è affidata a uno scrittore che le ispirava fiducia, ma che è più portato per la descrizione minuziosa dell’abbigliamento di Morena nelle varie circostanze che per le descrizioni delle gare, a volte imbarazzante, basti dire che qui ci sono cicliste che iniziano a tirare la volata a metà gara. Nel volume non c’è una bibliografia perché il racconto è basato sull’archivio ben curato della Tartagni. Il clima di quegli anni non era favorevole ma poi per magia i personaggi sono quasi tutti positivi, anche mitici volendo, neanche del “presidentissimo” Rodoni, grande nemico delle donne in bici, si dice male, l’unico dipinto negativamente è un vecchio cittì che dalla Tartagni sull’Unità venne accusato di discriminare le cicliste secondo le loro tendenze sessuali, mentre la Stelitano ne scriveva come di uno che voleva aumentare il numero delle gare ed era alle prese con una nazionale divisa da invidie e gelosie, bei tempi mitici eroici in cui non c’erano donne che facessero squadra come nel triste presente sono state Noemi Cantele, Tatiana Guderzo e Elisa Longo Borghini, non ci sono più quelle belle invidie di una volta.

Poche ma interessanti le foto, tra cui una con Binda che forse iniziava a ricredersi sul ciclismo femminile. Quello a destra è il podio di Leicester.