Esplosioni fotoniche

Cambio di finale (5 lettere)

La tappa di Napoli ha lasciato qualche strascico, sui social c’era l’immagine di un ragazzino vestito come Pantani, che matematicamente non ha potuto vedere correre, qualcuno gli avrà inculcato questa triste mitologia, ma era quasi cosplay, il costume da Pantani era preciso e comprendeva la bandana, e di conseguenza il ragazzino ha pedalato senza casco: bisognerebbe evitare che certi personaggi, loro malgrado, facciano danni anche da morti. E a proposito di morti il Giro arriva nelle Marche a omaggiare Scarponi e, come i fascisti prima di qualche adunata o manifestazione per precauzione portavano gli anti in galera per qualche giorno, qui hanno pensato di mettere in gabbia il pappagallo Frankie che rappresentava un pericolo perché avrebbe potuto volare dietro, o peggio sopra, ai corridori. Poi dopo la fine corsa l’hanno liberato e la RAI che aveva inviato una troupe sul posto è riuscita a perdere anche questo momento fatidico. E allora, già che ci siamo, quando su una salitella a una decina di km dal traguardo ci sono i primi scatti la RAI preferisce omaggiare la sottosegretaria migliore, quella che quando lei tirava di scherma e Silvio B era premier disse che … vabbe’, lasciamo perdere, cercate il video su youtube. Dopo la salita c’è una discesa, l’ideale per un attacco di Nibali, se fosse stato il Nibali di 5 anni fa e soprattutto se ci fosse stata una vera discesa. Poi l’ultima salitella su cui si staccano gli ultimi velocisti, la situazione ideale per Albanese, se non ci fossero quei due bestii di Van Der Poel e Girmay, 184 cm cadauno, che per ora fanno più spettacolo degli uomini di classifica. Si, però i due hanno fatto uno sforzo supplementare, il primo per un problema meccanico e il secondo perché voleva andare dritto a una curva, ma nonostante ciò fanno una volata lunga e staccano tutti, tra i quali in effetti il primo, cioè il terzo di tappa, è proprio Albanese. Girmay batte Van Der Poel, il quale fa dei gesti a dire che il nuovo rivale è davvero forte, ma oltre che forte è già un personaggio storico, è il primo africano nero di colore a vincere una classica e ora anche il primo a vincere una tappa in un grande giro, e ovviamente c’è chi dice che è una pantera e chi dice che ruggisce, ma il vero lato negativo della cosa è gentilmente fornito dagli italiani che ricordano come la passione degli eritrei per il ciclismo risalga ai tempi dell’occupazione italiana e sembra quasi che finiscano a dipingere positivamente la politica coloniale, già sono passati a parlare delle strade e degli edifici lasciati per il loro bene. Questi discorsetti si sono sentiti anche al Processo, ma non so quanti dopo la corsa rimangano ad ascoltare Fabretti perché sentire le sue poetiche introduzioni è sgradevole quasi quanto ascoltare Jovanotti che canta. Ma penso che la vittoria di Girmay un risultato concreto l’avrà, perché finora le grandi squadre, sempre alla ricerca di ragazzini promettenti, li prendevano dai paesi occidentali, forse pensando anche alle promesse non mantenute dai vari Teklehaymanot e Kudus, e lo stesso Girmay, pur avendo battuto Evenepoel da junior, fu ingaggiato solo dall’ultima squadra francese, ma ora potrebbe esserci più fiducia negli africani. Viene fuori anche che Girmay aveva praticato prima il calcio, come Van Avermaert Van Vleuten ed Evenepoel, tante vite salvate e chissà che non ce ne siano altri che si vergognano ad ammetterlo. Purtroppo in serata sapremo anche che Girmay, volendo far meglio di Van Der Poel, ha un po’ esagerato, e se Matteino sul palco della prima tappa si sparò il tappo del prosecco sullo zigomo, Biniam ha centrato addirittura un occhio. Così l’eritreo, che prima di questa tappa aveva dei dubbi, era il suo primo grande giro, gli facevano male le gambe, e poi ha vinto, è costretto lo stesso a ritirarsi per precauzione. A me non piacciono i cerimoniali, soprattutto le bandiere e gli inni, ora ci aggiungo pure questi bottiglioni, che sono anche un simbolo dello spreco, perché vengono usati per innaffiare i presenti, il ciclista che già evita pizze e arrosticini non può bere, poi se il contributo di questi eno-sponsor consiste solo nel fornire a gratis le bottiglie penso che se ne possa fare a meno. La corsa perde un protagonista e molti appassionati di ciclismo solidarizzano con Girmay esclamando “Tappo maledetto!”, soprattutto i lavoratori statali, ma su quest’ultimo punto ho la sensazione che qualcosa mi sfugga.

Nella civiltà dei consensi non sempre i like e gli applausi sono opportuni. Sopra Van Der Poel alza il pollice a dire Ragazzo, sei forte! e lì va bene. Sotto Girmay si è quasi cecato un occhio e i presenzialisti applaudono: ma cosa ca##o applaudite? Volete pure il bis visto che gli è rimasto l’altro occhio?

Un italiano, vero?

Jumpin’ Lopez aveva detto che certe tappe che sulla carta dovrebbero essere tranquille poi non lo sono. E pure nella piattissima tappa emiliamo-romagnola c’è confusione quando qualcuno cerca di sfruttare il vento per creare qualche ventaglio e mettere gli avversari in difficoltà, ma dura poco e torna la calma, si fa per dire. E così diventano protagonisti gli uomini RAI. Ognuno indica il suo velocista favorito per la volata, io invece tifo per un finisseur, uno qualunque, ma Dries De Bondt parte a 58 km dalla conclusione, un po’ presto. Eppure lo riprendono solo all’ultimo km. Nel frattempo Giada Borgato, cui ora dedicano pure le scritte per strada, ci racconta che quando De Bondt ebbe un incidente e stette 13 giorni in coma i medici dissero ai parenti che poteva morire, o rimanere menomato, o guarire, ci vuole coraggio a sbilanciarsi così. Poi c’è la volata e Démare ha tutto il trenino a disposizione ma Stefano Rizzato anticipa tutti dando Gaviria per vincente e invece Alberto Dainese con una rimonta straordinaria lo beffa, anzi li beffa, sulla linea. Het Nieuwsblad scrive che è venuto fuori come un diavolo mentre Sonny Colbrelli, più sobrio, dice che “ha avuto un’esplosione fotonica”, poi Fabretti ci racconta che l’ancora giovine Alberto, che nel 2019 vinse l’Europeo under 23, da ragazzino giocava a basket poi si appassionò al ciclismo e dice che forse lo seguiva sulle reti RAI, ma ne dubito perché se così fosse stato si darebbe dato al biliardo o al curling o alla ginnastica ritmica. Infatti per la RAI il Giro d’Italia è praticamente un programma contenitore, in cui si parla di letteratura, storia, geografia e pure applicazioni tecniche, e oggi, nonostante l’atletica fosse già in onda sulle due frequenze di RaiSport, hanno interrotto il ciclismo per mostrare l’esordio stagionale di Marcell Jacobs, una gara strana perché c’erano anche atleti non tatuati, non so se il regolamento lo consente, ma, tornando alla considerazione che in RAI hanno del ciclismo, penso che, se invece ci fosse stata una diretta di calcio, per Jacobs non avrebbero interrotto neanche una partita di serie C.

E’ arrivata la vittoria di un italiano, così finiscono i lai e stiamo tutti un po’ tranquilli.