Una ragazza che ha stoffa

Sono stato disattento, è vero, ma vorrei darne la colpa a qualcuno. Ecco, ho trovato, è colpa di quei pettegoli di Het Nieuwsblad che non hanno detto niente. Eppure sto sempre a leggere le startlist delle corse femminili, ma solo scorrendo quella della Veenendaal-Veenendaal ho trovato con sorpresa il suo nome, e poi ho scoperto che non era neanche il suo esordio stagionale. Ormai pensavo che avesse smesso di correre, dopo aver interrotto polemicamente il suo rapporto con la squadra belga che l’aveva ingaggiata con grande senso dell’umorismo. Ci sono state delle incomprensioni: la ragazza voleva darsi 4 anni di tempo per vincere il mondiale ma la ingaggiavano solo per fare la foto con la nuova divisa. L’ultima gara risaliva a giugno dell’anno scorso quando si ritirò al campionato nazionale, ma quest’anno è stata accolta a braccia aperte, non so se pure con la bava alla bocca, da un piccolo team olandese, e ha già partecipato a quattro corse UCI. Nella prima si è ritirata come ai bei tempi, però nelle due successive non si è piazzata benissimo (miglior risultato un 36esimo posto) ma è comunque arrivata nel gruppo di testa, insomma non l’hanno staccata, infine a Veenendaal è andata meno bene ma è arrivata al traguardo e non nell’ultimo gruppetto. Ci sono quelli che tifano per i perdenti, ma li vorrebbero puri, coerenti fino all’ultimo, cioè che chiudano la carriera senza vittorie. A me invece farebbe piacere che ogni ciclista vincesse almeno una volta, matematicamente non è possibile, soprattutto se nasci nel paese di Vos pigliatutto e di Van Vleuten highlander, sarebbe stato più facile in Romania dove l’ex italiana Covrig vinceva il titolo nazionale con 25 minuti di vantaggio, ma non si può mai dire. E se un giorno lei riuscisse a vincere, una corsa qualunque, qualche team manager dovrebbe ammettere di essersi sbagliato, di non essersi accorto che la ragazza che tutto il mondo invidiava a Eli Iserbyt aveva stoffa, anche se avrebbe avuto la scusante che fuori dalle corse non ne indossava molta.

E, come già è successo ad altri ciclisti in crisi, anche Puck Moonen è rinata con il fuoristrada, il gravel in particolare.