Dati alla mano

Mobbing

Il Giro arriva a Genova e il Comune vuole che passi sul Ponte San Giorgio alias Morandi bis, una buona occasione per fare un po’ di retorica, ma RCS rilancia e ci mette pure la discesa dal Passo del Bocco dove morì Wouter Weylandt, con buona pace della sorella che lavora per la Trek e dice che avrebbe voluto non ci si passasse più. E’ una tappa adatta alle fughe, per la seconda volta in questa edizione ci si infila il tedesco Jasha Sütterlin,  ma la sua sfortuna è di essere un passistone e quindi per la seconda volta la Bahrain lo richiama all’ordine costringendolo a tornare nel gruppo e lavorare per la causa persa di Mikelanda che, in attesa di crisi e cadute, è ancora in classifica. Tra i fuggitivi c’è anche il principesso Kelderman che risale in classifica e come ha detto Martinelli hanno sbagliato quelli che hanno sottovalutato chi non dovevano sottovalutare: chiarissimo. Negli ultimi km restano davanti tre giovincelli che non hanno mai vinto tra i professionisti, e dopo l’arrivo Rota e Leemreize si confermano in questa deplorevole condizione per colpa di Stefano Oldani, che va in fuga col suo capitano MVDP, il quale male che vada può fungere da spauracchio, e che si prende tutte le responsabilità, insegue il paesano tutt’altro che bassino, lancia la volata e tiene a bada Rota con una deviazione come sanno fare quelli che vengono dalla pista. Gli italiani fanno così, appena vince uno si sbloccano e poi vincono a raffica, non è vero ma succede. Poi se ci fosse un po’ di memoria neanche tanto lunga basterebbe a smorzare eventuali entusiasmi. 10 anni fa Guardini battè Cavendish sul suo terreno e oggi fa il meccanico, 3 anni fa Cima vinse quasi in volata ma in realtà era l’unico della fuga a resistere al ritorno del gruppo e non ha dovuto neanche attendere che la sua squadra, la Gazprom, fosse dichiarata inesistente, perché non l’avevano riconfermato, e oggi è ancora al Giro ma come regolatore in moto. C’è spazio anche per il vittimismo, ci sono giornalisti che scrivono che le squadre foreste dovrebbero dare più spazio agli italiani e non fargli fare solo i mestieri, ma non so se pensano così perché il mondo del giornalismo è diverso dal resto del mondo del lavoro, dove i nuovi assunti non diventano subito capi reparto. Intanto Dainese, Oldani e Rota di occasioni per fare la loro corsa ne hanno avute, e poi non dimentichiamo la squadra americana che solo pochi giorni fa ha abbandonato a sé stesso la maglia rosa spagnola per soccorrere un italiano sopravvalutato. Comunque i diretti interessanti ringraziano le loro squadre nelle quali, a dargli ascolto, imparano molto, sottinteso in Italia no, anche se a volte, come nel caso di Oldani, dormono in camere molto separate, sono praticamente discriminati, perché Oldani è andato in ritiro da solo sull’Etna mentre i suoi compagni erano in hotel nelle camere ipobariche che in Italia sono ritenute doping. E poi dice che uno se ne va all’estero.

Zero

I tempi cambiano, decenni fa c’era un cantante che invitava a immaginare un mondo senza inferno né paradiso senza nazioni né religioni, e infatti l’hanno fatto fuori, dicono un mitomane ma chissà che dietro non ci fosse la potente lobby dei preti. Oggi, negli spot che ogni tanto vengono interrotti dal Giro d’Italia, più realisticamente c’è Bebe Vio che da un’auto invita a pensare a un mondo beyond zero, senza emissioni, con le auto che invece di sputare gas emettono acqua di rose. Beh, Bebe, a me tutte queste faccende di emissioni, ibridi, e anche bio eccetera mi convincono poco, ma dato che mi meraviglio che ci sia un bonus anche per i condizionatori d’aria, che non pensavo migliorassero la tendenza climatica, allora è meglio che non parlo di queste cose perché evidentemente non ne capisco. Comunque un mondo così è difficile anche da immaginare, soprattutto per un cittadino, quasi meraviglia vedere il verde delle vallate cuneesi, ma c’è anche chi non saprebbe che farsene, come quel tipo che quando i ciclisti sono passati tra i campi ha pensato bene di combattere quell’aria che puzzava di fresco accendendo un bel fumogeno. Almeno la tappa è a emissioni zero, ma di spettacolo, e dopo i due giorni di gloria italica fanno tutto i francesi, Bardet si ritira per problemi di stomaco, la Groupama lavora per riprendere appena in tempo la fuga di giornata, che sarebbe anche arrivata se i quattro davanti non fossero stati colpiti da un attacco di cazzimma suicida, ognuno pensando di essere più furbo degli altri tre, facciamo degli altri due perché Pascalone Eenkhoorn ha lavorato per due, ma lasciamo stare che non mi tornano più i conti, e alla fine Démare ha trivinto, e tra un’impresa e una volata una scorrettezza e una furbata sta mettendo insieme un bel palmarès e, per restare solo all’ambito del Giro, Fabretti, esperto di statistiche, ci dice che è il corridore in attività che ha vinto più tappe, dopo altri (che ne hanno vinte più di lui).

Entrambo

Al sabato il Giro d’Italia non va al mare o ai monti ma preferisce restare in città e dopo Budapest e Napoli ecco Torino calorosa in tutti i sensi, clima come se fosse La donna della domenica, ma non vediamo Jacqueline Bisset, e in questi casi c’è sempre lo spettatore curioso che non ha di meglio da fare che chiedere quanta acqua bevono i ciclisti in una giornata così calda. Quando c’era Cassani sapeva dire i litri d’acqua ma anche il residuo fisso e l’altezza s.l.m. della sorgente, ma ora c’è il Peta: –Quanta acqua bevono i ciclisti? -Tanta. Si scala Superga e la Bora lavora per sfiancare la Ineos e lasciare solo Carapaz, e ci riescono ma pure loro si sfiancano lasciando solo Hindley. A una trentina di km dal traguardo la Locomotora attacca e guadagna 30 secondi e pensi che ha vinto la tappa e ha vinto pure il Giro e si chiude qui arrivederci all’anno prossimo. Invece Hindley Nibali e poi Yates lo raggiungono e si susseguono gli scatti finché quello buono è del gemello inglese, e Giada Borgato dice che questo è lo Yates che conosciamo, e invece no, perché Yates è sia quello che va fortissimo che quello che va malissimo, entrambi, anzi, dato che non è schizofrenia ciclistica, direi entrambo. Carapaz conquista almeno la maglia rosa e fa contenti quelli che non vedevano di buon occhio che l’avesse Jumpin Lopez perché abbassava il livello del Giro, ma forse il vero problema è che è spagnolo, perché quando capitava con Valerio Conti andava tutto bene. Lopez anche stavolta è rimasto da solo perché la squadra che voleva vincere il Giro con Ciccone si è squagliata, e dato che in questi giorni al Processo si sono alternate le loro compagne di squadra Elisa e Elisa viene da chiedere se la Trek femminile che ha dominato la primavera e la Trek maschile sono davvero la stessa squadra. La tappa è stata spettacolare e Stefano Rizzato dice che così i ciclisti hanno voluto omaggiare il Grande Torino che qui si schiantò con l’aereo. Sicuramente è così, Carapaz lassù in Ecuador ha sicuramente sentito parlare del Grande Torino, e pure Hindley in quei pochi mesi che corse in Abruzzo la prima cosa che imparò dell’Italia era la storia del Grande Torino.