In montagna è la stessa cosa

Col senno di poi

Ecco la temutissima terza settimana, quella durissima con salite altissime in cui i ciclisti sono stanchissimi e pronti a una acerrima battaglia con imprese eroiche e distacchi abissali e se tutto va bene dovrebbe pure piovere e nevicare. E dopo il giorno di riposo che scombussola il metabolismo degli atleti ecco il Mortirolo che fa paura solo a nominarlo. Col senno di poi si poteva prevedere che, con il Mortirolo preso da un versante meno duro, lontano dal traguardo e seguito più da discese che da salite, i big sarebbero rimasti insieme e si sarebbero contesi pochi secondini di abbuonino allo sprint, e la tappa l’avrebbe vinta uno scappato di casa dalla mattina, stavolta è toccato al ceco Hirt. Ma nel ciclismo ben vengano questi escapisti che fuggono anche dalla responsabilità di fare classifica e dalle logiche del gioco di squadra, campioncini venuti male, imperfetti, che partono all’avventura, e nella loro carriera devono provarci decine di volte per riuscire a vincere, se tutto va bene, una o due volte. E prima inseriscono in questa categoria il buon Ciccone, volente o nolente, e meglio è anche per lui, che dopo la vittoria dell’altro giorno aveva di nuovo illuso giornalisti e tifosi che pensavano potesse risalire in classifica, prendere la maglia dei GPM e vincere un’altra tappa e ha fallito tutti e tre gli obiettivi. Questo invece è l’anno buono di Landa, è ancora quarto in classifica ma si è urtato con il compagno Bilbao e non è caduto, una cosa mai vista, è il suo anno fortunato, o non sfortunato. L’unico che ha guadagnato in classifica è stato Hindley e, nonostante la Bora stia correndo bene, Garzelli ha trovato un pelino nell’uovo da contestare al diesse Gasparotto, il quale ha risposto che con il senno di poi potrebbe dargli ragione, ma l’ha detto con la faccia di chi, col senno di durante, poteva pure mandarlo a fare in culo.

Pizze

Ma per lo spettacolo andrà sicuramente meglio con la tappa successiva nella quale fanno già paura i nomi delle salite: Passo del Vetriolo, Menador, e il più familiare Tonale non lo degnano nemmeno di un GPM, e allora ci saranno attacchi da lontano dei big e distacchi immensi e … no, uguale alla tappa precedente, fuga dei fuori classifica e big che stanno vicini vicini e si contendono pochi secondini di abbuonini al traguardo: che pizza. Però queste salite rimangono nelle gambe e c’è da capire tutti quei velocisti che, senza neanche la prospettiva di un’ultima prestigiosa tappa con volata in qualche centro storico, non hanno nessun motivo di continuare. Poi c’è Mathieu Van Der Poel che è storia a sé, non ci sono tappe neanche per lui ma resta in gara, ha detto che finire un grande giro gli sarà utile per la carriera, però, dato che si annoia a stare con le mani in mano, a volte si infila nelle fughe e altre volte impenna sulle salite a beneficio del pubblico non pagante. E stavolta va in fuga e ci rimane fino a 12 km dalla fine, ma, se vuole emulare il suo rivale Van Aert che al Tour ha vinto anche sui monti, può appunto provarci anche lui al Tour meglio che al Giro, perché il Mont Ventoux su cui vinse WVA è più adatto ai passisti. I commentatori hanno detto che è andato in crisi nel finale perché avrebbe avuto una crisi di fame, la dezaniana fringalle, il suo solito problema con l’alimentazione testimoniato anche dal fatto che nel giorno di riposo voleva l’ananas sulla pizza. Alla fine la tappa è stata vinta dal giovane piagnone colombiano Santiago Buitrago, nonostante una caduta in discesa come si usa nella sua Bahrain, e si può solo concordare con Garzelli che ha detto: “Io credo che complimenti a lui”.