Racconto mensile – Un lipogramma

Questo mese ero a corto di racconti, non sapevo cosa pubblicare. Poi è successo che qualche giorno fa discutevo di letteratura e giochi con un amico discendente dalla vecchia nobiltà napoletana e ci siamo messi a parlare di lipogrammi, cioè quel gioco di cui si hanno testimonianze già nell’antica grecia e rilanciato dall’OuLiPo (in Italia OpLePo), che consiste nello scrivere un testo senza utilizzare mai una lettera data in partenza. George Perec scrisse il romanzo La Disparition senza la lettera “e”, io mi cimentai altrove in un racconto senza la lettera “x” e l’esito fu positivo anche perché ebbi la buona idea di non ambientarlo nel mondo dell’enalotto. Il mio amico mi ha sottoposto un suo racconto privo della lettera “erre” che mi ha lasciato un po’ perplesso, ma dato che lui è una persona analogica mi ha chiesto di dargli una mano per metterlo on line in qualche modo, e allora, pur con tutti i miei dubbi, mi sono offerto di ospitarlo in questa mia rubrica. Ecco quindi il suo lipogramma in lettera R, giudicate voi.

Il pvincipe e il povevo – Lipogvamma del Mavchesino Vobevto Mavia Vanievi Della Voveve del Quavtieve Vomevo-Avenella.

C’eva una volta nel Vegno di Vocca Vuvida il Pvincipe Vigobevto che studiava l’avte di vegnave in attesa di succedeve al padve Viccavdo Cuov di Ghepavdo. Il suo pvecettove eva Vodvigo che gli insegnava Stovia e Geogvafia, Lettevatuva e Avti, compvesa quella della guevva, e pvincipalmente – mai pavola fu più oppovtuna – demagogia e populismo. Accadde che un bel giovno il Pvincipino uscì dal suo manievo e accompagnato dai suoi fidi scudievi si vecò al mevcato. Lungo la stvadina eva seduto a tevva un esseve misevabile che paveva un mucchietto di stvacci. Il misevo mendicante si chiamava Vomolo e quando il pvincipe passò a pochi metvi lui si spovse chiedendo la cavità. Il pvincipe si avvicinò pev ascoltave meglio e quegli disse che da tve giovni non mangiava. Allova il pvincipe con fave compassionevole vispose: “Vagazzo, devi sfovzavti pevché se non mangi vischi di movive”. Il misevabile contvaviato disse: “Altezza, questa bavzelletta è vecchia e non fa più videve”. Il pvincipe si inalbevò sentendosi oltvaggiato e fece avvestave lo scveanzato che gli aveva avvecato offesa ed ingiuvia, e lo fece conduvve nelle patvie galeve. Ma quando la seva vaccontò l’episodio al pvecettove il Pvincipe fu vimpvovevato da questi che gli fece notave il gvave evvove stvategico commesso, pevché se si fosse venuto a sapeve che aveva fatto incavcevave un povevo che chiedeva solo la cavità ciò lo avvebbe veso impopolave pvesso i sudditi. Vesosi conto del suo evvove, Vigobevto chiamò le guavdie e gli ovdinò di pvelevave il mendico dalle galeve e, pvima che facesse pavola con alcuno di quanto avvenuto, di tvasfevivlo nelle segvete del manievo. Qui con due pvodi guevvievi lo fece scavaventave nel fossato dove fu ovvibilmente divovato dai vegali coccodvilli e il pevicolo di diventave impopolave fu scongiuvato.

La movale è che pvima di fave una cosa bisogna pensavci bene due volte, anzi tve.