Il lavoratore sporco

I vecchi tromboni del ciclismo, tra i meriti di Fiorenzo Magni, ricordano sempre che fu il primo nel mondo a cercare sponsor non legati alle biciclette, trovandolo nella crema Nivea. Ma, nonostante siano loro stessi a dircelo, come se in tutti questi anni si fossero mantenuti nivei, sembrano non capire cosa influenza certe scelte e ancora ci vengono a propinare discorsi a base di sciovinismo. E sicuramente continueranno, anche se quello che è successo in questi giorni potrebbe zittirli definitivamente. Ci sono state tante polemiche sugli italiani non selezionati per il Giro dai team stranieri, ora le stesse squadre portano molti italiani al massimo appuntamento, cioè il Tour checché ne dicano i girofili. E non tutte queste scelte erano ovvie, dal velocista Dainese che doppia dopo il Giro a Bagioli che la Quickstep preferisce addirittura al campione del mondo, il francese Alaphilippe. Del resto se il Tour parte dalla Danimarca, lo squadrone belga seleziona ben tre danesi, uno per tappa, e lascia a casa anche il campione francese Florian Sénéchal. Insomma i due big francesi non selezionati per il massimo evento sportivo francese. O almeno così doveva essere. Poi c’è stato il provvidenziale intervento di Tim De Clercq suo malgrado. Il belga vanta zero vittorie in carriera, in inverno non è riuscito a vincere neanche il titolo nazionale di corsa sulla spiaggia, ma a tirare in testa al gruppo, altro che giro di Francia, avrà fatto più volte il giro del mondo, non a caso lo chiamano il trattore. Insomma fa sempre il lavoro sporco per gli altri e anche stavolta lo ha fatto per i dirigenti della squadra dimezzandone la scelta impopolare: a distanza di pochi mesi si è ribeccato il covid e lascia il posto a Sénéchal.

Ma l’uomo di fatica ha comunque trovato il tempo (per la precisione 14 anni) per laurearsi.