Vacanze impegnative

Ieri sono iniziate le mie vacanze e si preannunciano impegnative. Di pomeriggio ho acceso la tivvù per seguire i campionati europei di vari sport che si disputano a Monaco di Baviera, a me interessava solo il ciclismo su pista e quando passavano ad altre discipline mi mettevo a leggere, se la pausa era lunga il libro di Tullio Pericoli, se l’interruzione era breve qualcosa dal numero di Linus su Marylin Monroe che ho trovato in libreria. Non mi lamento.

Storiella “odiosa”

Questa è la storia di un uomo che si butta da un palazzo di 50 piani perché la vita va vissuta intensamente. Ogni volta che passa da un piano all’altro, sempre più convinto della bontà di quello che sta facendo, ripete: “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene”. Ma il problema non è la caduta, è l’atterraggio, e quando si schianta al suolo dice: “Lo Stato mi ha abbandonato: non ha messo i materassi per terra”.

E’ tutto finito, circolare!

Questa volta parliamo di donne

Guardavo il meteo, quello su Canale 5 con la mia meteorologa preferita, e pensavo che in questo paese ci sono sempre state relazioni pericolose, c’è un governo con l’inciucio migliore che si possa immaginare, e per restare nell’ambito TV la RAI ha affidato più volte la presentazione di Sanremo alla De Filippi finendo con il fare pubblicità alla cosiddetta concorrenza e al sistema talent, però il Giro per le previsioni si affida ai tristi uomini di fiducia della RAI invece di consultare Stefania Andriola che con il mondo del ciclismo ha avuto a che fare. Ma poi le previsioni meteo della RAI si rivelano pure sbagliate, doveva piovere o nevicare sull’ultima tappa di montagna e così non è stato alla faccia dei cultori del ciclismo più sadico che eroico. In genere non sto ad ascoltare quello che dice lo scrittore parlante, ma stavolta ho sentito che ha accennato a una ballerina della Belle Epoque che soggiornava da quelle parti, Cléo De Mérode, dice che era bellissima, e dato che all’epoca c’erano già le fotografie, e non c’è bisogno di cercare quadri o interpretazioni di illustratori come per la famosa Charlotte che non la dava a Goethe, o al giovane Werther se preferite, dicevo sono andato a cercare le foto e in effetti Cléo era bella di una bellezza non datata, cioè direi moderna. Poi l’argomento è gradito al governissimo migliorissimo che vorrebbe tornare ai fasti della Belle Epoque, già ha decretato il bonus terme, allo studio c’è il bonus casinò grazie al quale si potranno detrarre dalla dichiarazione dei redditi le perdite al casinò, ed è stato proposto all’UE di spostare la sede da Strasburgo a Baden Baden. In seguito lo scrittore parlante è stato più pertinente quando a 8 km dall’arrivo, in piena Marmolada, ha detto che in quella zona vive la marmotta, e questa notizia è in tema con il Giro perché sembra di essere nel film Ricomincio da capo (Il giorno della Marmotta), ogni giorno uguale all’altro. Infatti davanti c’è la fuga nella quale si infilano il solito Van Der Poel e Vendrame dopo le recriminazioni del giorno prima, ma saranno i primi a staccarsi anche se Vendrame fa in tempo a litigare con qualcuno, e con una bella fuga dalla fuga prima si prende la Cima Coppi sul Pordoi e poi vince sul Passo Fedaia uno dei giovani italiani più promettenti, Alessandro Covi, figlio di Marilisa Giucolsi che correva negli anni 90 che furono un altro periodo dorato per le cicliste italiane, mentre dietro il gruppo con la Bahrain tira come se Mikelanda preparasse l’attacco della sua vita, e invece quando i gregari finiscono il lavoro lui resta lì, e l’attaccone lo fa Jay Hindley che stacca Carapaz e in 3 km gli prende un minuto e mezzo. Carapaz va in crisi e pure Landa lo supera, ma a questo punto, comunque finirà con la crono conclusiva, non potremo più sminuire il Giretto del 2020 perché Hindley è vivo e lotta insieme alla Bora. Il Garzo che per tutto il Giro ha avuto da ridire sulla Bora del suo amico Gasparotto, che chissà cosa gli ha fatto, e ha elogiato la Bahrain, ha detto che Landa non era il Landa che conosciamo: infatti il Landa che abbiamo conosciuto in tutti questi anni sarebbe già caduto nelle prime tappe. Il Processo ha mantenuto l’impegno di alternare come ospiti 6 campionesse, sempre elogiate da Fabretti che le ha fatte parlare più di quanto usasse in passato la signora AdS, e stavolta è stato il turno di Marta Cavalli, ancora lei? E’ da un mese è mezzo che l’immagine sullo sfondo del mio pc è la sua vittoria all’Amstel con dietro tutti i gruppetti dispersi sul vialone di Valkenburg, non se ne può più.

In questa foto Cléo de Mérode sembra una mezza fricchettona degli anni 70.

Il giorno dei millepiedi scalzi

Lo scrittore parlante dice che non è vero che l’ultima tappa è come l’ultimo giorno di scuola, come ha sempre sostenuto Cassani, perché l’ultimo giorno di scuola si è solo contenti mentre il Giro vorresti che non finisse mai, ma immagino che i ciclisti stanchi e ammaccati non siano molto d’accordo. Una cronometrina di 17 km non poteva stravolgere la classifica e così Jay Hindley vince il 105esimo Giro d’Italia, e gli italiani possono prendersi un po’ di merito per questa vittoria giusto per quei pochi mesi in cui il ragazzo ha corso in Abruzzo. Quel periodo non gli è stato sufficiente per imparare a parlare italiano, e a Rizzato dice che non può chiedergli di dire qualche parola nella lingua di Dante, eppure non ci vuole nulla, basterebbe dire Pape Satàn, pape Satàn Aleppe e farebbe tutti fessi e contenti, come si dice nella lingua non proprio di Dante. Però mi chiedo se dagli italiani Jay non abbia appreso piuttosto la nobile arte della ruffianeria, quella che fece vestire i Maneskin con la bandiera americana quando suonarono a Las Vegas ma fece pure indossare al brit Mick Jagger la maglietta di Paolo Rossi quando cantò e sculettò, più la seconda, a Milano nel 1982. E infatti Hindley dice che la maglia rosa è la più bella, de gustibus, e che il Trofeo senzafine è il più bel trofeo che abbia vinto, e qui è facile perché non so quanti altri trofei abbia vinto. Dicono che è venuto al Giro senza fare proclami, ma ha anche pronunciato la programmatica e già storica frase: “non siamo qui per mettere i calzini ai millepiedi”, presumo che nel Giù Sotto sia il corrispettivo della faccenda delle bambole da pettinare. Rispetto al 2020 Hindley ha corso meglio la cronometro finale ma la vittoria è andata a Matteo Sobrero, nel cui curriculum vitae la parentela con Filippone Ganna viene prima del titolo tricolore. Nibali con il quarto posto finale e Valverde con l’undicesimo concludono il loro ultimo Giro, la gente li invita a ripensarci, io invece li invito a tenere duro: Hasta la pensione siempre! Chi chiude malissimo il Giro è la RAI, perché prima arriva AdS con due taniche di retorica e non ne risparmia neanche una goccia perché a casa ne ha tante altre, poi al Processo arriva Cipollone che viene ritenuto un’autorità e invece è solo un triste umarell, anche se ascoltarlo può consolare chi ha superato i sessanta e crede di essere troppo vecchio, ma l’esperienza mi dice che non c’è un’età precisa in cui si può iniziare a rimpiangere la propria età dell’oro, io per esempio non ho ancora iniziato, e Cipollone dice che le fughe da lontano ai suoi tempi non arrivavano (e come fece Saligari a vincere a Caserta nel 1994?) e se c’era Pantani eccetera, e si contraddice anche, e contraddicendosi si espone troppo perché prima tira in ballo la solita accusa alla troppa tecnologia e ai misuratori di potenza, poi quando spara che gli italiani hanno insegnato il ciclismo a tutto il mondo dice che la matematica (intende la scienza) nello sport l’hanno introdotta Conconi e Ferrari, cioè quei due scienziati che dagli anni 80 erano dietro a tanti successi italiani non solo nel ciclismo ma in tanti sport di resistenza e poi è finita che il secondo è stato radiato e il primo è stato “prescritto”, i bei tempi dell’ematocrito a 60 che non ritornano più. E per far parlare l’umarell, interrotto solo e non abbastanza dalle interviste ai protagonisti di questo Giro, agli altri ospiti Colbrelli e Guderzo più addentro al ciclismo odierno non sono state rivolte domande, eppure se ne poteva fare una a Tatiana quando sono state accolte due sciatrici degli anni 90 indicate come esempi per le loro eredi attuali, cioè si poteva chiedere a Guderzo se ha avuto bisogno di esempi e se negli anni 90, quando era ragazzina, sapeva che al Tour de France Luperini e compagne vincevano la classifica e la metà delle tappe, forse non lo sapeva perché la tv dava molto più spazio allo sci. Ma Cipollone non ha finito lo show e, quando l’incauto Hindley parla dei sacrifici fatti stando lontano da casa (in realtà sembra che a causa del covid non vedeva i genitori da più di due anni), il giovane umarell dice che il giovane ingrato e viziato dovrebbe essere contento di stare lontano dalla famiglia, forse perché fa lo sport che gli piace o forse perché restando in famiglia non si può nemmeno picchiare la compagna perché è diventato reato, anzi il Cipollone che lasciava il Tour dopo poche tappe per andarsene al mare aggiunge che se fosse stato vivo Alfredo Martini gli avrebbe raccontato la vita vera, i veri sacrifici di quando ci volevano 9 giorni di viaggio per andare al Tour perché c’erano i bombardamenti, ma se Martini fosse ancora vivo anche a 101 anni sarebbe più lucido di Cipollone.

Radiocorso

E’ un periodo difficile per i tifosi italiani di ciclismo perché con gli scarsi risultati degli uomini sono costretti a seguire se non invidiare le donne. Anche Radiocorsa, la rubrica di Raisport, è stata costretta a mandare immagini delle recenti vittorie di Longo Borghini e Cavalli e pure qualche ritaglio di loro interviste, però senza esagerare. Poi si sono posti il problema di invitare a distanza qualcuno per parlare di questo strano fenomeno, una cosa pericolosa perché pure come dièsse le ragazze italiane possono avere delle donne, ma dato che corrono in squadre estere le tipe possono essere straniere, ad esempio la trekkina Ina Yoko Teutenberg, che dirige le due Elise, è tedesca e quindi parla una lingua oscura, e allora intervistiamo il cittì P.G.R. della nazionale femminile Sangalli e il dièsse e preparatore atletico Slongo, il quale da quest’anno sta seguendo anche la metà femminile della Trek e per la prevalenza del genere maschile ha detto “entrambi le squadre”. Ma Slongo è stato per anni il preparatore di Nibali e il Beppecontisauro ne ha opportunamente approfittato per tornare sul sicuro e da pettegolo qual’è ha chiesto i motivi della separazione tra i due. Per ripristinare i ruoli tradizionali hanno poi mandato un rassicurante video in cui si vedeva lo spericolato Mohoric che durante la Roubaix ha avuto l’abilità di distrarsi a guardare una passante, e poi dicono che in corsa, pardòn, in corso succedono gli incidenti.

Però quando Binda diceva “Ghe voren i garun” non intendeva questo.

Conneries d’Italie (et de France aussi)

Quella commedia di successo che in Italia fu distribuita con il titolo “Giù al Nord” non mi piacque – l’ho già scritto – non solo perché era patetica e poco divertente ma anche per motivi ideologici: il film presenta un’immagine idealizzata dell’amicizia e vediamo che gli amici del protagonista lo portano a vedere una partita di pallone invece di portarlo in mezzo alla campagna lì vicino a vedere la Roubaix. Qualcuno obietterà che la Roubaix si corre una volta l’anno e di partite ce n’è una a settimana, due quando va male. Obiezione respinta, il film potevano ambientarlo a Pasqua.

Sulla Roubaix si conoscono le frasi famose di ciclisti famosi, più di tutte quella di Hinault che la definì una “connerie”, ma sono più realistiche le impressioni dei ciclisti meno famosi. Ad esempio Marco Pastonesi sul sito brutto ricordava che Alberto Marzaioli, ciclista di Maddaloni, città a pochi km da qui ricordata anche per la caduta che impedì a Annemiek Van Vleuten di vincere il Giro 2020, diceva sempre che “da Parigi per arrivare a Roubaix esistono un sacco di strade e gli organizzatori scelgono sempre le peggiori”. E la peggiore è l’attraversamento della foresta di Arenberg, ma non date retta a quelli che dicono che è un passaggio decisivo per la corsa, perché lì in passato si decidevano solo le fratture, non quelle nel plotone ma quelle delle ossa, e oggi si decidono le forature, e sembra molto più difficoltoso il tratto dopo l’uscita quando i ciclisti si trovano di fronte una muraglia di centinaia di migliaia di meccanici pronti a dare assistenza o a far cadere qualcuno. Poi mi dovrebbero spiegare perché, nonostante questo che ho scritto, sul display del mio smartufone c’è una foto della Trouée d’Arenberg.

In occasione delle corse importanti ci sono anche cicloamatori che vanno a correre sul percorso, in appositi raduni o isolati, e l’inviato RAI ha intervistato una coppia che vuole correre sul tracciato delle cinque classiche monumento. La coppia corre in tandem perché composta da un ciclista non vedente e una guida, e quando l’inviato ha chiesto un parere sul percorso della Roubaix al non vedente questi ha risposto che è diverso da “quando lo vedi in televisione”. Non so se questa affermazione è stata presa alla lettera e ha allertato la Guardia di Finanza, intanto in studio o hanno fatto cadere la cosa o non se ne sono neanche accorti, anche perché in RAI in quanto a proprietà di linguaggio stanno messi peggio. Infatti Francesco Pancani, che fa sempre il sentimentalone, ha apprezzato l’intervento e quando Giada Borgato lo ha incitato a salire qualche volta in bicicletta lui ha chiesto: “ma si può fare una cosa a tre?” Il compagno di Giada è ben noto nel mondo del ciclismo ma non è come si può pensare, perché Pancani si riferiva a un “tritandem”, e alla fine i due hanno concluso che una cosa del genere non esiste, anche se meccanici di buona volontà credo che abbiano fatto biciclette anche a tre o più piazze.

Immagine da internet

Ma, come dicono chez les ch’tis, tirremm innanz perché poi c’è stata anche la corsa, preceduta dalla dichiarazione bluff degli Ineos secondo cui la squadra era tutta per Filippone Ganna, e gli italiani ci sono cascati, soprattutto i giornalisti. Ma figuriamoci se lo squadrone che negli ultimi tempi punta molto alle classiche, anche perché nei grandi giri sono a corto di personale, figuriamoci se puntava su un ragazzo fortissimo in altre specialità ma che nelle corse in linea ha fatto bene solo nelle categorie giovanili, avendo poi in squadra il vincitore fresco fresco dell’Amstel ultima scorsa e un bestio come Van Baarle che va forte sulle pietre ed è arrivato secondo sia all’ultimo mondiale che all’ultimo Fiandre. E infatti ha vinto Dylan Van Baarle che possiamo definire olandese e non ex, perché è olandese-olandese, cioè dell’Olanda meridionale, la provincia della capitale. Anche tra gli uomini, come ELB tra le donne, il convalescente di turno è andato forte ma Wout Van Aert è arrivato solo secondo, mentre grande protagonista è stato Matej Mohoric. Lo sloveno a Sanremo vinse con un aggeggio preso dalla mtb per regolare l’altezza della sella, stavolta il gadget ce l’avevano quelli della DSM che hanno montato un marchingegno che varia la pressione delle gomme e grazie a questo miracolo della scienza hanno ottenuto un prestigioso 18esimo posto con il vecchio John Degenkolb, sempre meglio del primo degli italiani, che nella classica pasquale è stato manco a dirlo Andrea Pasqualon. Il ciclista che in Italia nessuno voleva ingaggiare e che ha fatto fortuna in Belgio è arrivato 19esimo, e i commentatori hanno detto che gli italiani sono stati sfortunati perché hanno forato, ma in realtà hanno forato tutti almeno una volta, anche il vincitore, e Van Aert anche di più, e comunque sia il risultato ha deluso i tifosi italiani, che hanno avuto reazioni melodrammatiche, scrivendo sui social di fine del ciclismo in Italia (ovviamente per loro quello femminile non è ciclismo), ma purtroppo nessuno di loro si è ancora suicidato.

E non era un rainy day.

Squadre

Uno dei più abusati luoghi comuni calcistici dice che squadra che vince non si cambia. E poiché la maggioranza degli italiani sono appassionati di calcio e tendenzialmente squadristi, cioè voglio dire gli piacciono gli sport di squadra, questo precetto si applica in tutti i campi. Così sono stati confermati il Presidente diseducativo che a 80 anni non va ancora in pensione, al più aggiorneranno il software “Mattarella” con cui poter dire la cosa giusta in ogni circostanza e in modo impettito e dignitoso senza dire niente, e sarà confermato il Governo di banchieri e militari, così efficace da aver già stabilito per DPCM che il 31 marzo terminerà la pandemia.

Raisport nel suo piccolo doveva cambiare il Direttore a fine mandato e l’ha sostituito con la sua Vicedirettora e ora c’è da aspettarsi che per le imminenti Olimpiadi al freddo e al gelo i programmi confermino la linea editoriale delle Olimpiadi accaldate, cioè attenzione puntata sulle medaglie italiane con pianti e imprecazioni per quelle mancate, semmai con spettacolino serale con ricchi premi e cotiglioni. Per il Giro d’Italia un mezzo cambiamento l’ha azzardato RCS affidando la produzione delle immagini a una società privata, ma purtroppo la RAI continuerà ad aggiungerci di suo il Processo affidato a Morfeo Fabretti, il plotone di spot pubblicitari e le rubrichine di varietà del genere forse non tutti sanno che ma forse neanche ci tengono a saperlo.

Anche La Zeriba Illustrata per il nono anno consecutivo seguirà la corsa dal vivo (delle trasmissioni televisive) con i suoi post de-retoricizzati. Però dobbiamo sottolineare che il blog in questione continua ad avere un atteggiamento contraddittorio a proposito della diffusione del ciclismo sui media: da una parte si lamenta che non si trasmetta ciclismo 24 ore su 24 a reti unificate, dall’altro teme una eccessiva popolarità dei ciclisti, guardando con sospetto alle partecipazioni ai programmi tv di varietà di Colbrelli dopo la Roubaix o di Balsamo forse giovedì a Sanremo e ai troppi selfie di Paternoster. Ma allora, già che siamo in argomento, diciamo pure che se certi tennisti o nuotatori vincono un torneo qualsiasi o fanno un quarto posto in una gara internazionale vanno sulle prime pagine dei giornali, mentre Silvia Persico che è arrivata terza al recente mondiale, e dico Mondiale, di ciclocross non è stata degnata di attenzione. E non è stata presa in considerazione neanche la vittoria nella staffetta degli azzurri trascinati da Persico medesima, ed è vero che in fondo era solo un test event e per la prima edizione ufficiale se ne parla l’anno prossimo, e che la formula e le squadre erano rimaneggiate a causa del covid, ma si trattava dell’ennesima medaglia italiana nelle prove a squadre, che siano le staffette in mtb o le cronometro su strada. Ma, giusto per contraddirmi, mi viene da dire che non è poi un grande male, perché se malauguratamente se ne fossero accorti i vertici dello Stato ne avrebbero approfittato per dire che l’Italia vince quando fa squadra e quindi bisogna fare squadra anche nella società, purché si faccia come dicono i ricchi che loro ne capiscono di tutto.

Ai mondiali hanno partecipato solo i ciclisti negativi.