Fernando contro tutto

Anche alla partenza della tappa di oggi ci sono brutte notizie, una interna e una esterna. Dall’estero arriva la notizia dell’annullamento della Parigi-Roubaix per il secondo anno consecutivo, una incongruenza dato che in Francia il Tour si correrà regolarmente e si disputano anche tante altre corse e corsette, una disdetta per le donne che non riescono a correre la prima edizione della prova femminile e anche per certi vecchietti come Stybar che non so quante altre occasioni avranno nelle loro carriere. E a proposito di vecchietti, l’altra notizia è il ritiro di Pozzovivo, e anche se era andato benino nella cronometro questo suo continuo infortunarsi e riprendersi sembra quasi accanimento terapeutico, e se a fine stagione non si ritira mi sa che bisognerà abbatterlo, dopo Rebellin ovviamente, salverei solo Casagrande perché l’ambiente delle marathon in mtb è pieno di vecchietti, c’è meno stress e poi finché non c’è stato il covid dopo le gare c’era il pasta-party in cui con la scusa di recuperare le energie si mangiavano cofane di spaghetti, altro che il riso scotto di Froome.

Ieri parlando di sicurezza e lancio delle borracce AdS incitava i ciclisti alla disobbedienza civile e a lanciarle tutti le dove gli pareva. Quando oggi a un certo punto ne sono volate alcune sembrava quasi che le avessero dato ascolto, ma gli uomini RAI si sono poi accorti che era una zona verde e quindi i ciclisti stavano rispettando le regole. Anzi, i corridori mi sa che vogliono evitare AdS e il suo Processo e per questo vanno a una media bassa per arrivare tardi e ridurre la durata della trasmissione che alle 18 si chiude. Un messaggio ambiguo arriva anche da Giada Borgato che, incerta se fosse più opportuno un attacco in contropiede o un colpo di mano, auspicava un attacco contromano. Ma Giada deve solo chiedere e viene subito accontentata. Succede che Fernando Gaviria, consapevole di non poter contare su un compagno capace di tirargli la volata, cioè quel Molano che è stato difeso proprio dalla Borgato, e forse ritenendosi battuto allo sprint, ha tentato il colpaccio che gli è riuscito più di una volta, quello da finisseur a corta gittata, e a 500 metri è partito in contropiede contro mano contro vento. A quel punto Ewan portato in carrozza dai compagni fin lì ha dovuto prendersi l’onere di inseguirlo, ma in progressione con i suoi tempi, e poi lui non teme il vento perché basso com’è il vento lo prende chi gli è alla ruota e quello era Cimolai, e sembrava proprio come se Ewan potesse finire per tirare la volata a Cimolai ma questi non è riuscito neanche a uscirgli dalla scia e anzi deve aver pensato che seguendo quel diavolo di un tasmaniano avrebbe fatto almeno secondo e così è stato. Ma a questo punto bisogna citare Fellini, non con la “e” finale che Felline è arrivato undicesimo e chissà se riuscirà mai a vincere una corsa importante, ma con la “i”, cioè proprio il regista che polemizzava con gli spot durante i film, e quelli che i film li trasmettevano farciti di pubblicità dicevano che vabbe’, ma se li gira pure lui, ma Fellini criticava quando e dove li inserivano, la famosa storia che non si interrompe un’emozione. E mi chiedo appunto se durante le partite di calcio dopo un gol mandano la pubblicità, semmai uno spottino breve, ma nel Giro Rai succede invece che appena arrivano i primi non solo partono tre minuti almeno di spot ma cambia pure trasmissione palco e commentatori, e quando riprendono il collegamento hai dimenticato pure che corsa era, e poi a sentire AdS altro che emozione, viene lo sconforto.

La tappa del riso e dell’oblio

E’ la Festa della Mamma e Remco Evenepoel dice che quando potrà farà il regalo alla madre ma sicuramente il più bel regalo per lei è il fatto che lui sia in piedi, e le mamme le conosciamo e sicuramente sarà così, però Remchino sei nato digitale e un acquisto on line per far recapitare a mamma tua un pensierino concreto materiale lo potevi fare. Prima tappa in linea, come prevedibile parte subito la fuga e ancora più prevedibile che ci sia un corridore per ogni squadra professional, tranne la Alpecin che ha ben altri progetti. C’è il primo GPM che significa automaticamente prima maglia azzurra e primo passaggio sul podio e Vincenzo Albanese fa il Van Aert dei poveri, controlla i compagni di fuga e di sfiga, lancia la volatina in testa e vince, e possiamo dire che è risorto come capita spesso a quelli lasciati a spasso dalla Bardiani, come pure Francesco Romano che non si è rassegnato a finire presto la carriera ed è tornato tra i dilettanti e pure a vincere. Oggi sono 10 anni dalla morte di Wouter Weylandt e per non obliarlo c’è stato un minuto di raccoglimento alla partenza e poi alla fine del Processo, con AdS sempre più MdF perché ha fatto una sorpresa a Ganna come fosse “C’è posta per te”, dicevo alla fine hanno mandato delle immagini di Weylandt, la tappa vinta e il funerale, e mi sono accorto che il problema non è ricordare i morti ma i vivi, perché i compagni che portavano la bara non li ho riconosciuti. Ma c’è stato spazio anche per il riso, sia quello nero che si coltiva nelle zone in cui è passata la corsa sia quello che secondo i Romani, che dovevano essere pesanti e seriosi, abbonda sulla bocca degli stolti. Ganna se la ride con Moscon che addirittura si copre la bocca perché non vuole essere ascoltato ma non vuole neanche che si legga il labiale. Poi si scherza anche in RAI dove forse l’arrivo di Giada Borgato ha alleggerito quell’ambiente dove solo due anni fa sonnecchiava Petacchi. Ma pure la volata della UAE è stata comica, con Molano che ha finito per lanciarla non al capitano Gaviria ma a Viviani, e neanche tanto bene visto che Elia è finito solo terzo, e poi si è spostato stringendo alle transenne proprio Gaviria che avrà avuto nell’occasione della festa un pensiero per la mamma di Molano e anche per tutti i suoi avi. Ancora una volta arriva secondo Nizzolo che si è fatto dipingere sul casco un’autocertificazione di quelle che si utilizzavano per le zone rosse, e quarto è arrivato Groenewegen, al quale la volata l’hanno lanciata direttamente i suoi numerosi avvocati che ormai l’accompagnano dappertutto. Ma a vincere è stato Tim Merlier, cioè il vero motivo per cui alla Alpecin non interessava inserirsi nella fuga dei peones. Come tanti della sua squadra Tim viene dal ciclocross, dove vittorie ne ha viste poche, è esploso come velocista nel 2019 e alla prima volata del suo primo grande giro ha vinto proprio mentre in mtb il suo capitano Mathieu faceva un floppino. Il suo nome i fiamminghi lo pronunciamo Merlìr ma gli italiani dicono Mèrlier o Merliér perché qui prevale la pronuncia veneta, come succede anche per l’eritreo Tesfatsion detto Tesfaziòn, che tra l’altro è molto religioso e il suo diesse Ellena racconta che è rimasto molto colpito quando ieri gli hanno detto che a pochi passi dalla partenza è custodita la Sacra Sindone.

La disegnatrice dei capitani

E’ partito il Giro Scremato e la RAI si vanta di offrire la diretta integrale di tutte le tappe, ma i ciclisti non so se saranno contenti perché non potranno permettersi nessuna trasgressione, non potranno azzardare super-tuck, scie, retropoussette, lancio di borracce nelle aree naturali protette, neanche dita nel naso. L’inizio non fa ben sperare perché il primo partente, Tagliani, è incerto già sulla rampa di lancio della cronometro ma le cose miglioreranno. E’ una gara maschile ma è una donna la protagonista della giornata: Giada Borgato, prima donna a commentare il Giro, almeno in RAI; anche perché l’altra donna della squadra, AdS, è ritenuta una giornalista e sui suoi commenti no comment. Giada è ormai sicura e non tituba come agli inizi, ma si direbbe che abbia seguito un corso di aggiornamento tenuto da Garzelli sull’uso random delle vocali, perché quando Pancani parla di “capitani designati” lei preferisce dire “capitani disegnati”. In quel frangente si parlava di Pello Bilbao che dovrebbe correre per il capitano designato Mikelanda, ma Giada mette i dubbi manco volesse seminare zizzania nella squadra del suo compagno, che prudentemente non partecipa e forse preferirà il Tour. Ma la ragazza ne capisce di ciclismo, mica come Ads che non conosceva neanche Nuyens, e quando parte il giovane gregario Tobias Foss che nessuno si sognava di prendere in considerazione lei dice che potrebbe essere lui il capitano della Jumbo invece di Bennett, sembra in giornata eversiva, ma pochi minuti dopo Foss fa il miglior tempo e alla fine sarà terzo. AdS non so se l’ha apprezzato, ma ha cercato di condividerne i meriti dicendo “noi donne”, ma il suo Processo è stato un mezzo disastro. Infatti ha chiamato Davide Bramati al telefono ma si è accorta che il diesse stava guidando e gli ha chiesto di accostare prima, perché loro parlano di sicurezza sulle strade e non possono mostrare uno che telefona mentre guida. Bramati ha acconsentito ma non si è più sentito, aveva da fare e l’avrà mandata da qualche parte. Ma AdS ci spiega pure che il ciclismo è cultura perché nel colletto della maglia rosa c’è scritto un verso di Dante, pensa cosa ti escogitano le persone di cultura, ma ora non vogliamo sapere dove hanno scritto qualche frase dello scrittore Genovesi, ché in un paese dove tutti i pagamenti sono sospesi a noi che seguiamo il Giro ci tocca questa tassa qua di sentire Genovesi. E poi dato che AdS è sempre sul pezzo ogni giorno ci proporrà un pezzo di Sergio Zavoli, forse con l’audio in bianco e nero. Però c’è stata pure una corsa, in cui il norvegese Foss quasi sorprendente ma neanche tanto, avendo vinto un Tour de l’Avenir, è stato preceduto solo da due italiani in una giornata felice per i nazionalisti: 3 italiani nei primi 10, 7 nei primi 20, 13 nei primi 30, e fa piacere trovare al 16esimo posto Diego Ulissi ripresosi dai problemi cardiaci. Ma almeno a giudicare da oggi stanno tutti bene, Bernal e Nibali sono sui loro livelli, Evenepoel è settimo, Martin e Sivakov non sono caduti. Ganna voleva assolutamente vincere nel suo Piemonte e dato che – mi ripeto – i ciclisti non possono gettare il cuore oltre l’ostacolo perché si porterebbe dietro il cardiofrequenzimetro, ha fatto quello che in genere può costare una caduta, cioè ha pedalato pure in curva. Il povero Evenepoel crede che in Italia sia come in Belgio e che qui Ganna sia un supereroe, ma non è calciatore né motociclista né nuotatore e quindi già è tanto che lo conoscano dalle sue parti. Affini che era in testa e quasi ci sperava ha commesso due errori: ha rallentato in vista di una curva che in realtà non c’era e poi, quando è arrivato Ganna e di fronte alla prestazione dell’abituale rivale si è letteralmente tolto il cappello, ha mostrato di aver commesso lo stesso errore di Cesare Polacco, cioè non ha mai usato la brillantina Linetti, ma questa la capiscono solo i boomers. E a proposito di anziani, continuano i problemi economici dell’Astana, e quando Luigi Leone ha avuto un problema l’ammiraglia gli ha passato una bici normale comprata da Lidl a 9,99 euro e, dato che i vecchi sono come i bambini e Luis Leon è ormai un vecchietto, per tutto il resto della gara si è divertito a suonare il campanello conquistando così la prima maglia nera.

Tobias Foss disegnato male.

Gradite un Giro scremato?

Non so a voi, ma a me sembra imbarazzante vivere in un paese dove c’è già chi va dicendo che il settore che più contribuisce al PIL è quello della ristorazione, che se un domani vai all’estero e qualcuno di etnia estera ti chiede quale è la principale attività economica del paese devi rispondere: magnare e bere. E così poi succede che quando un ciclista forte, sempre di etnia estera, viene a correre il Giro e semmai vince pure e poi se n’esce con le solite storie sulla corsa dura e il paesaggio e il pubblico, gli italiani, sarà perché sono allenati, se la bevono subito. E continuano a lamentarsi dello strapotere del Tour e sul Giro ripetono lo slogan: “La Corsa Più Dura Del Mondo Nel Paese Più Ridicolo Del Mondo”, o era diverso? Non so, non sono ferrato negli slogan. La verità è che al Giro vengono a correre quelli che al Tour proprio non ci possono andare, perché la squadra non li ha selezionati o perché c’è qualche faccenda ancora da chiarire e se deve scoppiare uno scandalotto meglio che capiti a quelli che corrono il Giro. La crema del ciclismo partecipa al Tour perché lo vogliono gli sponsor, perché è più ricco, perché è più seguito, più popolare, e poi sarà anche vero che c’è più stress ma quello si allevia con i soldi. E non solo al Tour partecipano i massimi capitani, ma per affiancarli con i compagni più forti possibili ci vanno anche quelli che in assenza del leader potrebbe correre per vincere. Però l’assenza al Giro di grandi favoriti potrebbe anche significare una corsa più spettacolare. Può succedere? Vediamo due esempi recenti, diciamo uno a favore di questa tesi e uno contrario. Nella stagione del ciclocross le gare più combattute e spettacolari sono state le prime, quando i due fenomeni erano a riposo, poi sono arrivati prima Van Aert e poi Van Der Poel, che manco hanno lottato molto perché un giorno dominava l’uno mentre l’altro aveva dei problemi e la volta dopo era il contrario, e di spettacolo se n’è visto di meno. Invece il Giro d’Italia di ottobre scorso, persi per strada i pochi favoriti, si è risolto in un duello tra due ragazzini nei quali solo un commentatore che avesse fatto il pieno di eccitanti anfetamine e simpamine, come i ciclisti di una volta, avrebbe potuto vedere i futuri protagonisti delle corse a tappe, e infatti i due già sono tornati nel semi-anonimato, ma soprattutto quell’ultima cronometro decisiva che avrebbe dovuto essere ricca di pathos fu a senso unico. E allora c’è una sola cosa in cui sperare e che può salvare lo spettacolo: la temutissima fuga bidone.

Un bidone ci salverà.

Tutto a metà

“Demi” con l’accento sulla “i” in francese significa “metà” e come nome starebbe bene a una ciclista che ha ottenuto una mezza vittoria, però Demi Vollering non è francese ma un’ex olandese e quindi niente, si tiene il secondo posto alla Freccia del Brabante. Demi Vollering è ormai tra le cicliste più forti al mondo, ma per sua sfortuna la metà di esse sono sue compagne di squadra e spesso le tocca lavorare per loro. Due anni fa ha vinto il Giro dell’Emilia con arrivo in salita e quest’anno è andata bene anche sul pavé, per cui era la mia favorita per una Freccia brabantina che è l’anello di congiunzione tra il pavé fiammingo e i muri valloni, a metà strada come tipologia di percorso e anche come calendario, e in cui per giunta mancava qualche campionessa. Ma per sua sfortuna raramente azzecco un pronostico, non gioco perché non mi piace ma non vincerei niente. Ricordo solo un paio di pronostici centrati, quando nel 1992 pensai che Giorgio Furlan dopo una tappa al Criterium potesse vincere anche la Freccia Vallone e quando nel 2014 Giada Borgato annunciò il suo ritiro e per un piccolo dettaglio, la sua venustà, su questo blog predissi un suo futuro da commentatrice televisiva. Ma quando ieri sono andato sul sito di Het Nieuwsblad e ho trovato la notizia della vittoria di Demi Vollering alla Freccia brabanzona per me è stata una soddisfazione, durata però meno della sua di lei, perché sul traguardo in segno di vittoria ha alzato un solo braccio, la metà di quelli che vengono utilizzati per questa consuetudine, ma è stato sufficiente alla trekkina Ruth Winder per infilzarla sulla linea come fosse un’Oscarita. Quindi il tempo di esaminare il fotofinish e la vittoria è stata attribuita alla statunitense, e ora questa rischia di diventare una tradizione da quelle parti, perché già l’anno scorso Alaphilippe vi replicò il gesto sconsiderato che solo tre giorni prima gli aveva fatto perdere la Liegi ma riuscì comunque a vincere su Van der Poel. E dire che nel gruppetto di 6 che si è giocata la gara femminile la più veloce sulla carta era Elisa Balsamo, ma le avversarie hanno cercato di sfiancarla e ci sono riuscite, agevolate anche dal fatto che forse la ragazza sta correndo un po’ troppo e avrebbe bisogno di un mezzo riposo. Nella corsa maschile mancavano i primi due dell’anno scorso e il favorito era l’unico presente dei tre fenomeni, Wout Van Aert, che non ha fatto le cose a metà, non si è distratto, ha corso bene, ma nel finale si è ritrovato con Matteo Trentin e con il mezzo fenomeno inglese Tom Pidcock, anche lui ciclocrossista e pure biker, che va bene dappertutto e al momento è difficile prevedere che corridore potrà diventare, e questo ciclista piccolo, almeno relativamente a quel bestio di Van Aert, ha rimontato a metà rettilineo d’arrivo il belga che era partito in testa e ha ottenuto la sua prima vittoria da stradista professionista in questa semiclassica, e ciò a soli 21 anni quasi 22. Si dice che chi ben comincia è a metà dell’opera, non so, sono d’accordo a metà.

Era un arrivo in salita, ma non esageriamo.

Il nuovo Roglic

Ai giornalisti il nuovo veramente nuovo non piace e allora cercano il nuovo vecchio, cioè cercano il nuovo Bob Dylan il nuovo Coppi il nuovo Merckx il nuovo Gimondi e mi fermo perché insomma avete capito. Però nessuno sente il bisogno del nuovo Roglic, cioè di un ciclista che fa sterilizzare la corsa e poi con una progressione nell’ultimo km vince guadagnando pochi secondi e agli altri non lascia neanche le cosiddette briciole se tante volte capita con un compagno di fughina o un Mader raccolto per strada e poi va a finire che se cade o fora nessuno lo aiuta. Ma in realtà ora il nuovo Roglic c’è ed è lui medesimo che ha capito le lezioni e l’ha dimostrato tutto in una volta all’ultima tappa del Giro dei Paesi Baschi in cui ha attaccato da lontano e ha lasciato la tappa a Gaudu, ri-ribaltando una disdicevole situazione di classifica in cui si trovava stretto nella morsa dell’UAE, che è una cosa che farebbe anche ridere se nella squadra emiratina non ci fosse Pogacar che ha vinto il Tour da solo non grazie alla squadra ma nonostante la squadra. Però il leader era l’americano McNulty che è naufragato sulle montagne come fosse l’Arca di Noè e Pogacar ci viene il dubbio che pagasse pure lui la Tirreno-Adriatico ultima scorsa. E già, perché se ne parla tanto della corsa dei due mari, nella quale dei grandi solo Alaphilippe si è trattenuto, gli altri pure con il tempo brutto hanno corso come se non ci fosse un domani ma il fatto è che poi c’era il dopodomani e lì si pensa che l’abbiano pagata, e in Belgio molti addetti ai lavori, insomma gli umarell del ciclismo, pensano che se Van Aert e Van Der Poel non hanno vinto il Fiandre è perché hanno corso a tutta la Tirreno-Adriatico ma il campione non è di ferro, se fosse di ferro alla Tirreno tra pioggia e salsedine dei due mari si sarebbe arrugginito, vabbe’ è un modo di dire, insomma non può correre sempre con quel wattaggio, che ormai si parla solo di watt e vorrà forse dire che si cercano sponsor tra le aziende dell’energia. In effetti una Tirreno-Adriatico di quel livello non si vedeva da tempo e almeno gli appassionati italiani sono stati ripagati di un Giro scarsino che se lo sono giocato Coso Hart e coso quell’altro. Però se i due fenomeni arriveranno pure loro alla conclusione che alla Tirreno hanno speso molto e un altr’anno punteranno solo a a qualche tappetta, vorrà dire che la classifica se la giocheranno il nuovo Colagé e il nuovo Petito.

Gente che pensano sempre ai soldi

Da quando c’è la pandemia con i problemi economici collaterali la CGIA di Mestre si è scatenata a fornirci dati e studi, e sono sempre in negativo, che poi così c’è il rischio che gli viene la depressione, e allora ascoltate un modesto consiglio, non state sempre a pensare ai soldi, distraetevi un po’, non dico vedetevi il ciclismo, ma chessò interessatevi di cultura ogni tanto, e se non sapete cos’è non c’è problema, apposta c’abbiamo l’internet, se digitate “cultura” su google qualcosa dovreste trovare.

In principio erano davvero le mutande

Le avevano annunciate, semmai qualcuno le aveva auspicate, sono arrivate le manifestazioni di piazza degli esercenti e dei ristoratori, e ci è scappato anche qualche scontro, che finirà per mettere in crisi quelli di destra che dovranno scegliere se simpatizzare per le partite IVA o per i tutori dell’ordine preferibilmente nuovo. Non è che dall’altra parte stanno messi meglio perché se qualcuno si sente in dovere di schierarsi deve scegliere tra Letta e Renzi. Qualcuna non è voluta scendere in piazza così come si trovava e ha voluto indossare una pelliccia casomai l’intervistassero ed è andata proprio così, ma non generalizziamo. Quello che trovo curioso è che alcuni negozi di abbigliamento hanno messo in vetrina biancheria intima o articoli sportivi perché i negozi che vendono questa merce possono stare aperti, ma loro dicono di averlo fatto per protesta. E’ comprensibile che sia solo per protesta, se uno vende alta moda non può abbassarsi a vendere tute e mutande. Però fino a pochi mesi fa si predicava la flessibilità, ma come spesso accade in Italia si predica sempre per gli altri, e infatti si esce tranquillamente in zona rossa e se si incontra un telegiornalista ci si lamenta che c’è troppa gente in giro. E poi non c’erano pure le famose sfide del terzo millennio? Un millennio dura mille anni, e non è detto che queste sfide dovevano arrivare subito, e non è detto che dovevano presentarsi come sfide legate alle tecnologie, e infatti si sono presentate in forma di epidemia medievaleggiante. E allora ammettete che non eravate pronti per quelle sfide di cui vi riempivate la bocca, confessate che non sapete adattarvi a vendere per asporto, che non volete abbassarvi a vendere le mutande, e che quando parlavate di flessibilità vi riferivate solo agli schiavi.

Pure questo blog è poco flessibile e non vuole esporre mutande, ma del resto anche Puck Moonen ci ha dato un taglio con le foto di una volta e in attesa di vincere il mondiale fa la vita da ciclista, una vita diciamo “ritirata”: 61 km di gara ad oggi.