Gran Varietà

Si dice che il mondo è bello perché è vario e all’Italia piace essere in armonia con questo mondo dai mille colori, con questa varietà, e perciò varia le sue volontà, qui chiede una cosa lì un’altra preferibilmente con l’accento sulla “a” finale.

La Zeriba 10 – la vitalità della decadenza

Riascoltando il gruppo misto Ladytron, che da oltre un ventennio fa musica elettrogotica e decadente agli inizi più ballabile e a volte stereolabile e col tempo diventata più lenta ambient e a tratti psichedelica, mi è venuta in mente una vecchia barzelletta. C’è l’Europa che decade dalla fine dell’800 e mano a mano che decadendo passa da un secolo all’altro, per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene.”

White Elephant

90 Degrees

Kletva (versione dal vivo di una delle non rare canzoni con testo in bulgaro e pertanto l’immagine del video è fuorviante perché ritrae Helen Marnie ma la bulgara del gruppo è Mira Aroyo)

statue di gente che scriveva

In provincia non è come nelle grandi metropoli, ci si contenta, per esempio qui proprio in centro c’è una statua a figura intera di un mezzo olandese che era un grafomane, 3 volumi solo di lettere, però non gliel’hanno fatta per quello, ma perché facendo di mestiere l’architetto costruì un palazzo con giardino a pochi passi, e quindi di gente che come primo lavoro scriveva c’è solo un busto per Gianvolfango Goethe, uno scrittore minore, non come quel giornalista poeta eroe navigatore e se non erro pure santo che tiene una statua a Milano. E pensavo che quel rammollito del giovane Werther non si sarebbe ucciso se, invece di quell’altro rammollito di Goethe, avesse conosciuto il virile giornalista che gli avrebbe riso in faccia, semmai gli avrebbe mollato pure qualche benefico ceffone e gli avrebbe ringhiato: “Questa Lotte pare che ce l’ha solo lei.” Perché il mondo è pieno di donne e lui da uomo di mondo aperto verso le altre civiltà non faceva differenze: bionde brune bianche nere maggiorenni minorenni, basta che respiravano, e se non respiravano pazienza, ce n’erano delle altre. Però almeno con il busto di Goethe stiamo tranquilli, nessuno lo calcola, forse neanche  lo conoscono, invece quello importante che sta a Milano lo imbrattano, perché lo accusano, ma ingiustamente perché, come ricordano i suoi difensori, lui diceva: “Se c’è una caccia alle streghe, vado prima di tutto a sentire le ragioni delle streghe”. E prima sentiva le ragioni delle streghe poi, hai visto mai, da cosa nasce cosa.

Distanziamento sociale a cavallo

Da adolescente avevo la capacità e lo stomaco di seguire ogni sport che trasmettevano in tv, poi li ho man mano abbandonati quasi tutti e tra i primi quelli a motore e quelli in cui i veri protagonisti sono inconsapevoli, cioè gli animali. Di equitazione ne so poco, ricordo decenni fa un conoscente intenzionato a fare un po’ di arrampicata non sportiva ma sociale che mi disse di aver iniziato a frequentare Piazza di Siena, e poi quando mi sono avvicinato con le dovute cautele al concorso ippico che si svolgeva nel Parco della Reggia mi sembrava di stare ne Il Conte Max, mi sembravano tutti aristocratici snobboni di quelli che praticano il distanziamento sociale dei bei tempi, quello classico e classista, da parte mia sentitamente ricambiato, insomma quelli che sui manifesti funebri fanno scrivere ND o NH e da vivi si chiamano tranquillamente con quei titoli che una Repubblica davvero repubblicana avrebbe dovuto spazzare via, invece di aggiungere pure i suoi come quei cavalieri del lavoro che come da tradizione vengono nominati oggi e senza neanche che gli venga chiesto di salirci sul cavallo. E da qualche giorno Raisport trasmette il Concorso Ippico di Roma e ho notato che sugli ostacoli ci sono le réclame di un noto orologio status-symbol e di altre cose tutte costose, ma del resto si dice a ognuno il suo e allora in quel contesto non è che puoi mettere la pubblicità dei frollini del discount. E i ragazzi avvicinatisi allo sport si ispirano o si sono ispirati a Mazzola o a Gimondi, a Totti o a Pantani, a Mennea o alla Simeoni, ma forse negli ambienti altolocati ci sarà stato chi si ispirava a Raimondo D’Inzeo.

Aspettando l’Afase 0

Purtroppo in questo paese l’opinionismo è diventato una piaga peggiore anche del cantautorato e tutti ritengono di dover dire la propria sugli argomenti di cui si parla in televisione, che è una cosa davvero  ridicola in un paese di ignoranti, che per di più si vantano di esserlo al punto che ci sono anche programmi televisivi basati sull’orgoglio di essere ignoranti oltre che tamarri, e che poi vogliono essere governati da persone come loro: ignoranti buzzurri maleducati cialtroni e sbrodoloni. E il fatto di voler soprattutto non dire cosa si sarebbe dovuto fare ma dire con certezza che si è sbagliato tutto è tanto più assurdo in vicende come quelle del coronavirus in cui si intrecciano aspetti medici economici e sociali. Ora siamo nella fase due, se qualcuno davvero si illudeva che la gente potesse migliorare, riflettere sulle cose importanti e trarne le conseguenze, beh, quel qualcuno sarà rimasto deluso, e ora è la fase delle lamentele, di cui c’è sempre da sospettare, soprattutto quando si dispensano soldi, in un paese in malafede praticante l’arte del chiagnere e fottere non circoscritta solo al sud, anche se da Napoli viene una delle lagnanze che più lasciano perplessi, cioè quella degli artigiani dei presepi, che non mi risulta siano il primo pensiero dei consumatori durante la bella stagione ma forse sono io ignorante in materia. Ma i più insistenti in questa fase sono i proprietari di locali in cui si mangia e si beve, cioè quegli esercizi che nella fase meno uno erano molto meno presenti quando si trattava di versare tributi e molto più portati per l’occupazione di suolo pubblico e l’inquinamento acustico, in questo aiutati dagli avventori che lì si impegnano a dare il peggio di sé, e anche per quanto riguarda il rispetto delle norme igieniche e il lavoro nero ci sarebbe da dire. La norma più contestata è la distanza di un metro tra un tavolo e l’altro che mi viene da pensare non sarebbe male renderla invece definitiva, a meno che agli avventori di cui sopra non interessino le chiacchiere ai tavoli accanto e semmai ammirare qualche cliente che con l’unghia cerca di estrarre dai denti residui di cibo, ma contenti loro. Però le opinioni sono opinabili per definizione, ma su certe altre cose che si sentono dai media ci sarebbe solo da chiedere che si mettano d’accordo, perché se tutti stanno a lamentarsi, se si fanno vedere code impressionanti alle mense per i poveri, anche se tutte le code diventano lunghissime se ci sono due metri tra una persona e la successiva, allora mi pare che quello dei ristoratori è un falso problema, perché non si capisce chi ha i soldi per permettersi di mangiare “fuori”. E allora i ristoratori e affini potrebbero fare una cosa bella e utile, riconvertirsi in mense per poveri e vedrete che pienone, e se non fosse così vorrebbe dire che qualcuno ha detto fesserie. Io da parte mia gradirei che si aprisse una fase nuova in cui si parlasse molto meno, ma penso che sia più facile che si faccia vivo Godot, il quale forse si era defilato proprio perché non voleva sentire più nessuno.