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difetti

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paragoni che si inceppano

Luca Bramati non sembra ma è uno bravo, e da quando Eva Lechner è allenata da lui ha iniziato una specie di decrescita felice, o forse non tanto felice, però almeno la figlia va forte, e poi è ancora l’ultimo italiano ad aver vinto nella Coppa del Mondo di ciclocross, dove l’Italia è messa peggio che nel settore della strada. Come commentatore RAI poi è simpatico, nonostante i suoi difetti, e se ultimamente non sta parlando molto di sportellate perché, come anche oggi a Tabor, Van Der Poel evita sempre più le brutte compagnie, comunque ogni tanto inizia dei tentativi di paragone che poi non sa portare a termine. Sempre oggi da Tabor, di Sanne Cant ha detto: “Sembra un mastino che sta cercando di spingere a tutta.” Non so che mastini frequenta Bramati, ma è come se i paragoni gli si inceppassero, e non portano neanche bene perché dopo pochi minuti si è inceppata la stessa Cant, e così senza la Vos a riposo e con la Worst impegnata a discutere del concetto di gioco di squadra con la compagnia Arzuffi, oggi non c’è stata la solita vittoria olandese, anzi no, perché ha esordito in coppa Lucinda Brand e ha approfittato della confusione per vincere.

Dalla parte degli ultimi

In Italia c’è un uomo che è sempre stato dalla parte degli ultimi, e non è un politico perché in natura non è mai stata dimostrata l’esistenza di un politico dalla parte degli ultimi, ma è un giornalista, che poi pare pure brutto chiamarlo così, perché possiamo sbilanciarci e dire che Marco Pastonesi è il più grande narratore italiano di cose ciclistiche. I suoi corridori preferiti sono quelli che terminano la carriera senza vittorie,  che non è una cosa bella da augurare, e io non sono tanto d’accordo su questa cosa ma non importa. Con i suoi libri ci stava girando attorno, scrivendo ora dei gregari, ora delle corse africane, ora della grande promessa mancata, leggi delusione, Romeo Venturelli, ma ora nel senso di 2018 ha pubblicato Spingi me sennò bestemmio per EdicicloEditore, che racconta proprio gli ultimi negli ordini d’arrivo, anche quelli che lo sono stati occasionalmente, come Bettini che all’Eroica non ancora Strade bianche del 2008 preferì arrivare ultimo piuttosto che ritirarsi, ma soprattutto le maglie nere e le lanternes rouges, cioè gli ultimi al Giro e al Tour. Il suo motto potrebbe essere: perché descrivere la cronaca di un evento quando si può benissimo romanzarlo? Ed è forse quello che fa nel capitolo dedicato a Zandegù che forse pronunciò la geniale frase che da il titolo al libro, e qui i “forse” sono opportuni, forse. Ma quando Pastonesi affronta il pericoloso argomento Scarponi e potrebbe scivolare nella retorica stile AdS invece si sottrae e lascia la parola allo stesso Scarponi con le tante interviste che non erano difficili da ottenere da lui ed erano piene di battute, anche se difficilmente avrebbe potuto avere un futuro a Zelig o Colorado perché non aveva bisogno di ricorrere a parolacce.

Groucho non esiste

Dylan Dog Color Fest numero 26: può piacere o non piacere questa versione Creepy Past, ma un Groucho assente in una storia e marginale nelle altre due, che cita Kierkegaard e che non fa ridere e neanche ci prova, non esiste.

La Zeriba Suonata – 40 anni ma nessuno ce lo dice

Pensate forse che i belgi siano bravi solo a fare i ciclisti? O i ciclocrossisti? O i pittori paesaggisti o pazzi o entrambe le cose? O i fumettisti che poi non si capisce quali sono i fumettisti francesi e quali i belgi? O gli scrittori scomodi che non ci si può sedere sopra? O le scrittrici vissute in Giappone? O i registi che fanno film di scottata attualità, perché siccome la lavorazione di un film richiede anni nel frattempo l’attualità da scottante è diventata scottata? No, vi sbagliate, i belgi sanno fare pure i musicisti, non solo funk e dance come ho già raccontato, ma anche la musica per chi non sa farla, cioè il punk. Però in quest’anno in cui si è celebrato il quarantennale di tante cose, anche il quarantennale del decennale del 68, nessuno ci ha detto che 40 anni fa uscì il primo album di The Kids, il primo gruppo punk belga, formatosi già nel 1976, in linea con gli altri paesi avanzati. The Kids a volte suonavano e posavano come i Ramones e dicevano: Never Mind The Pistols Here’s The Kids, ma altre volte si capiva che solo qualche annetto prima ascoltavano quel rock’n’roll boogie glam che si sentiva nei primi 70 e che qualche altro annetto prima niente, data l’età forse ascoltavano le canzoncine per bambini. The Kids ce l’avevano con tutti, con i nazisti, i fascisti, i poliziotti fascisti, e pure con la monarchia, che in un paese dove c’è il Re non è buona educazione, ma fa tanto punk. E pure il titolo del brano I Don’t Care, dal primo album intitolato senza stare tanto a pensarci The Kids, fa tanto punk, ma non è la canzone dei Ramones.

 

Il Lombardia tutte le corse le porta via

Il Lombardia chiude di fatto la stagione ciclistica, di cui ognuno avrà i suoi ricordi preferiti, dal boato di Via Roma in Sanremo all’arrivo insperato di Nibali alla resistenza psicologica di Terpstra a bagnomaria al Fiandre, dalla fugona di Sagan alla Roubaix all’inaspettata impresa di Froome al Giro, dalla volata velocissima di Bastianelli all’Europeo nella capitale mondiale del pop che non ha neanche lanciato la volata e già festeggia la vittoria per distacco fino al lungamente atteso mondiale di Valverde e al bronzo di Guderzo che non doveva neanche esserci. Oggi ha vinto il favorito Pinot, il francese cui piace correre in Italia e che per questo, così come Pietro Sagan, potrebbe essere veneto e chiamarsi Tibò Pinò, ma quando in futuro si vorrà ripercorrere la carriera di Vincenzo Nibali bisognerà ricordare anche il suo secondo posto odierno, perché è partito a 50 km e si poteva anche sospettare che fosse l’attacco disperato di chi sapeva di non poter lottare alla pari con gli avversari e invece no, e poi, staccato dal francese sul Civiglio e ripreso dal gruppo già nel centro di Como, ci si aspettava che mollasse e si piazzasse al più nei 10, e invece il tempo di guardare le facce di quelli che l’avevano raggiunto e ha pensato che era il caso di partire di nuovo e questa è la dimostrazione che Nibali è un’altra cosa. Ora la stagione è finita, anzi non ancora, domani c’è la Chrono des Nations, ultima corsa europea, e poi si chiude, no, poi ci sono le corse asiatiche, e il ciclocross, e la Coppa del Mondo della pista, insomma come non detto.