Le cose a metà

Si parla tanto di valorizzare il ciclismo femminile ma poi si fanno sempre le cose a metà. Si organizzano prove femminili sugli stessi percorsi e negli stessi giorni delle gare maschili, niente che non succeda nell’atletica, nel nuoto e nello stesso ciclismo su pista, ma poi si scelgono orari infelici o non si trasmette la gara in tv. Per La Course by Le Tour  la collocazione è due volte infelice: di venerdì e non di sabato o di domenica e poi di mattina, orario scomodo forse anche per la Francia in vacanza. L’idea pessima è stata quella di scegliere il giorno della crono, perché se si fosse trattato di una tappa in linea bastava far arrivare le donne un’ora prima, ma il percorso di una crono è interamente occupato per ore. Eppure come spesso accade la gara femminile è stata più spettacolare. Per molto tempo l’unico momento importante nella crono del Tour è stata la caduta di Wout Van Aert che nel ciclocross familiarizza con le transenne e le utilizza a volte anche per rilanciarsi e oggi invece ci è sbattuto contro rompendosi un ginocchio e lasciando a metà questo tour finora più che positivo. Per il resto poteva essere una crono normale, senza i migliori specialisti Dumoulin Roglic Campenaerts poteva vincere Thomas guadagnando, in alcuni casi anche molto, su tutti gli scalatori. Ma l’ultimo a partire, Alaphilippe, che riuscirà a mantenere la maglia gialla non si sa forse sì forse no chissà, ha addirittura vinto e in tanti ora pensano che potrebbe andar bene anche sulle grandi montagne e vincere il Tour, ma sarebbero troppe sorprese in una volta. Invece nella gara femminile c’è stato lo spettacolo ma non la sorpresa. Non era una gara per scalatrici come l’anno scorso, Amanda Spratt va in fuga, in cerca di quella vittoria importantissima che le manca e che meriterebbe più del connazionale Matthews, ma viene ripresa entro l’ultimo km e sulla rampa che Sagan ha percorso su una ruota sola scatta Marianne Vos e fa il vuoto. Su Ciclopedia c’è una sua frase che spiega questa sua insaziabile voglia di vittorie ed è il miglior commento all’incredibile rimonta su Lucy Kennedy al Giro d’Italia ultimo scorso: Mi chiedo: “Se continui a vincere, otterrai l’effetto Lance Armstrong?”. Non voglio questo. Ma non voglio nemmeno perdere gare perché è noioso per gli spettatori. Non voglio far male al ciclismo femminile a causa delle mie vittorie, ma non voglio nemmeno fare le cose a metà. Beh, finché vince in questo modo noiosa non è, anzi, e di sicuro non fa le cose a metà, le fa al doppio.

Carenza di religione

Forse l’esclamazione “non c’è più religione” non si usa più come una volta ma devo dire che non ho mai avuto l’impressione che ci fosse tutta questa carenza di religione, anzi mi pare che ce n’è pure troppa. Però oggi al Tour sono successe tante cose che avrebbe potuto farlo dire. Intanto, a proposito di religione, come capita spesso si arriva ad Albi e la squadra ciclistica della RAI, che al Giro fa il doposcuola e al Tour i compiti per le vacanze, ancora una volta ricorda la strage degli albigesi. Questi albigesi erano catari e non volevano fondare una comunità laica di nudisti drogati, erano anzi dei puritani rompicoglioni, ma Innocenzo III con un gesto di grande pietà ne ordinò la cancellazione dalla faccia della terra. Tornando alle meno cruente battaglie ciclistiche, gli organizzatori vanno a cercare muri sterrati al 30%, salite a quota 3000 per sperare in qualche secondo di distacco tra gli uomini di classifica e poi basta una tappina per velocisti a fare sfracelli. In realtà la tappa non è piattissima, e poi c’è il vento, e la EF cerca di creare dei ventagli. Infatti quando i ventagli si creano proprio Uran e compagni rimangono indietro e neanche l’uomo delle Fiandre Alberto Bettiol riesce a dare una mano al capitano. Molti uomini di classifica rimangono indietro, Pinot fin qui accorto, Ciccone con tutta la Trek e pure Fuglsang, mentre Nibali dice “andate pure, io faccio un po’ tardi”. Quando si parla del trenino Ineosky si pensa sempre alle salite percorse a un’andatura forte e costante che impedisca gli attacchi avversari e ci si dimentica che alcuni di quei diciamo vagoni nel tempo libero corrono e a volte vincono nelle classiche del nord: Kwiatkowski, Moscon, Rowe, Van Baarle e pure l’ex vagone Thomas vinse a Harelbeke. E sono proprio gli inglesi quelli che oggi ne escono meglio. Molti uomini di classifica attardati, molti velocisti invece no, si va allo sprint e il ciclocrossista Van Aert batte al colpo di reni il pistard Viviani, che sarebbe una cosa da non crederci, se Van Aert non fosse un fenomeno, e immagino che dopo questa stagione su strada Toon Aerts e i suoi colleghi ciclopratisti si sentiranno rincuorati pensando che non sono loro a essere scarsi, sono quei due che sono davvero dei fenomeni. Di Viviani sorprendono pure le dichiarazioni dopo la tappa perché non da la colpa né ai compagni né all’arrivo in leggera ascesa né al riscaldamento globale e riconosce che Van Aert è più forte, e pensare che la Jumbo è venuta col velocista più potente e finora in effetti ha vinto tre volate ma con tre uomini diversi. Poi un’inattesa notizia bomba: tra gli attardati c’è pure Landa che sembra anche nervosetto e quelli della Movistar dicono che un francese lo ha buttato a terra, in un primo momento si fa il nome di Bardet, poi si accusa Barguil. La giuria esamina il filmato, sarebbe clamoroso che un francese venisse squalificato al Tour, ma alla fine nessun provvedimento: ah, allora c’è ancora religione.

La Panini fece anche la figurina di Innocenzo III: non c’era più religione!

Conoscersi

Bisogna conoscere sé stessi, ma anche gli altri, anche per evitare sorprese. Ad esempio se qualcuno volesse vedere un film in compagnia di Stefano Rizzato o Giada Borgato sappia che hanno una certa tendenza allo spoilerismo, soprattutto il primo, soprattutto nella finestra che si apre durante il Tour, fanno dei commenti che lasciano capire com’è andata la tappa del Giro Donne. Oggi si arrivava sulla dura salita di Montasio e Annemiek Van Vleuten, nettamente in testa alla classifica, sembrava corresse per far vincere la tappa alla compagna Amanda Spratt, come dire seguimi che ti porto io. E’ una parola: infatti la prima con la sua andatura fa staccare proprio la Spratt e rimane sola con la rivale Anna Van Der Breggen. Van Vleuten si allena moltissimo, spesso con gli uomini, Borgato consiglia di non prenderla come esempio, se fosse più giovane si potrebbe dire che sta sbagliando pensando anche alla crisi che bloccò Marianne Vos, che ne uscì col tempo e ridimensionata più che altro nel calendario. Ma, dato che Van Vleuten ha 36 anni e una carriera iniziata tardi ed esplosa anche dopo, tanto vale che prenda tutto quello che ancora le riesce, e forse per questo a volte sembra voler strafare, a volte sbaglia, oggi sembrava stanchissima e ha attaccato lo stesso. Van der Breggen, che forse si conosce meglio, si è gestita meglio e ha dato vita a un duello altalenante, lei anche biker con un rapportino e la rivale anche pistard col rapportone, finché a 500 metri ha superato di slancio la rivale restituendole la beffa dell’anno scorso a La Course by Le Tour. E se non restasse una sola tappa non difficilissima si potrebbe anche temere una crisi della maglia rosa. Un altro che si conosce e si gestisce benissimo è Thomas De Gendt, vincitore oggi nella tappa che ha dato la maglia gialla ad Alaphilippe, che in queste tappe ha un’ombra personale costituita da Pinot, e la pace a quelli che ancora speravano in Nibali, forzato a venire al Tour dalla squadra che lascerà e con la quale ha vinto molto meno che con la tanto criticata Astana. Di De Gendt sorprende non solo il numero di fughe vittoriose ma anche il modo in cui riesce a gestirsi. Ma diciamo che lui e il suo amico e anche allievo Tim Wellens li abbiamo capiti un po’ di più quando in autunno, dopo aver corso il Lombardia, sono tornati a casa in Belgio in bicicletta, aggiungendo a una stagione sfiancante una piccola corsa a tappe senza premi, per il piacere di andare in bici, insomma una concezione del ciclismo non proprio adatta a squadre scientifiche come Bahrain e Ineos. E a proposito di questi ultimi oggi c’è stato una caduta di Thomas che è ripartito con la bici di Kwiatkowski mentre il povero Moscon è rimasto a guardia della bici rotta, e mi è venuto in mente quando quattro anni fa in Spagna un meccanico in tutta fretta riconsegnò all’ammiraglia una bici rotta e i maligni pensavano che nascondesse un motorino, altri maligni invece sospettavano che non si volesse mostrare che brutta fine avesse fatto la bici. Ecco, l’ingenuo Moscon stava lì vicino a questa bici ipertecnologica molto performante spezzata in tre parti e che sembrava fatta di polistirolo e le bici della Ineos le fabbricano in …

Fenomenologia di Thomas De Gendt

De Gendt è un fenomeno, non ricordo nessuno negli ultimi decenni capace di tante fughe vittoriose. Ha quasi 34 anni e ha vinto 2 tappe al Tour, 1 alla Vuelta, 1 al Giro, 1 al Delfinato, 1 al Giro di Svizzera, 1 al Romandia, ben 4 al Catalunya, 2 alla Parigi Nizza. Non ha vinto una corsa in linea decente e nelle classiche monumento il suo miglior piazzamento è stato un 48esimo posto al Fiandre. Che fenomeno!