Cercasi gatto per lezioni di volo

Qualcuno che mi segue, qui o altrove, avrà sospettato che non mi piace la storia del gatto che insegnò a volare a una gabbianella, ma non perché essa sia buonista, altrimenti dovremmo tagliare metà dei racconti per l’infanzia, né perché sia diseducativa, e taglieremmo l’altra metà. Non sono un genitore, tantomeno organizzato e apprensivo a sproposito, anche se penso che potrebbe esserci il rischio che qualche bambino che trovasse una gabbianella orfanella la affidasse alle cure di un gatto, e lì, nel confronto tra queste due specie caìne, non è detto che ne esca male il volatile. La cosa che più mi irrita in quel racconto è quell’idea del poeta che può far volare metaforicamente, una visione romantica neanche tarda ma andata a male putrefatta. E qualcun altro saprà anche che seguo il ciclismo agonistico ma non vado in bici, sono un pedone teorico e direi pure militante, e non è che tutti quelli che vanno in bicicletta siano integerrimi ecologisti o simpatici cosplayer che si vestono da Fantozzi per correre le Eroiche e loro derivate, ma ci sono anche i cicloamatori indisciplinati, ci sono quelli che non si possono permettere l’auto con la quale investire i passanti e per questo sono arrabbiati col mondo, e poi ci sono i fighetti, vittime del tentativo di rendere glamour la bici, i quali, poveretti, spendono un sacco di soldi per attrezzatura, optionals e vestiario ma poi hanno paura di pedalare in strada. Ora ci sono delle menti del Governo del Cambiamento (ritenetelo un ossimoro) che stanno varando la riforma del codice della strada, e la filosofia che si può desumere dalle anticipazioni è che per non togliere nulla agli automobilisti, ai quali viene concesso anche l’aumento dei limiti di velocità in cambio di un ridicolo e difficile da sanzionare divieto di fumo, si crea la sempre più diffusa guerra tra (relativamente) poveri, in realtà limitandosi solo a legalizzare quello che già avviene, con la concessione dei marciapiedi a biciclette e hoverboard. Così il Governo di quelli che sono come noi, dopo la povertà, abolirà anche i pedoni. E per muoversi in città, soprattutto in città caotiche e indisciplinate come Caserta, bisognerà imparare a volare, e per questo cerco un gatto che mi insegni, se possibile senza chiedere aiuto ai poeti.

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La Zeriba Suonata – ma parliamo di musica italiana

L’album Guadalupe dei Mòn sembra uscito dai favolosi anni zero, e quando dico favolosi penso alle cose di piccole etichette come Chemikal Underground, Arts & Crafts, Asthmatic Kitty e tutte quelle raccolte sotto il marchio Coop (oggi PIAS). La copertina potrebbe essere di un disco dei Lambchop o degli Eels, la musica, che a detta di molti ispira pace e quiete (e già dal nome il gruppo potrebbe ricordare i Mum), a me ricorda piuttosto il pop non tanto quieto ma divertente di Animal Collective e Broken Social Scene, senza però avere in squadra la briosa cantante Feist, e infatti in qualche pezzo sembrano piuttosto i meno allegri Midlake che cantano i Broken Social Scene o anche Sufjan Stevens. I testi non saprei dire se sono anch’essi quieti e paciosi perché sono in inglese, quindi guardo solo le figure, cioè la copertina e il foglio interno che raffigurano un boscoso paesaggio presumibilmente americano, ripresi nel video di IX. Ma a questo punto potreste chiedervi che c’entra tutto questo con la musica italiana. Semplice, i musicisti sono romani, pubblicano con l’etichetta fiorentina Urtovox e pure il bravo disegnatore e animatore è l’adriatico Marco Brancato, che mi ricorda un po’ i fumetti di Leila Marzocchi e se così fosse almeno una influenza italiana ci sarebbe.

Fama da lupi

Qualche settimana fa ho visto in libreria un volumone illustrato di Michel Pastoureau, docente di storia del simbolismo ed esperto di colori, non chiedetemi dettagli, intitolata Il Lupo – Una storia culturale, edito da Ponte Alle Grazie, 2018, e l’ho comprato, ma era destinato a sgomitare per farsi strada nel gruppone dei libri da leggere. Senonché l’aver scritto dell’episodio di Keisse a San Juan e del wolfpack mi ha spinto a leggerlo. Il libro è la storia di come il lupo sia stato visto dalla cultura nelle varie epoche, soprattutto in Europa, i miti, i personaggi lupeschi di racconti popolari o colti, la cattiva nomea che l’ha accompagnato quasi sempre, fino ai giorni nostri in cui la sua immagine è migliorata, e nel capitolo sull’oggi immagino che ognuno potrebbe inopportunamente dispiacersi per delle assenze, da Lupo Alberto a Pugaciòff agli sfigati paramedici in Masha e Orso, mentre si cita il lupo degli scatenati cartoons di Tex Avery, e però non dimentichiamo che l’autore è francese. Ma il libro non nega i pericoli che il lupo ha costituito, soprattutto in passato, per gli altri animali e anche per gli umani, come invece fanno certi animalisti fondamentalisti, con cui Pastoureau polemizza. Il libro è davvero interessante e mi viene da pensare che se questa è una storia culturale e sociale, peccato che quando anni fa studiavo all’università le cosiddette scienze umane e sociali si perdesse tempo a studiare movimenti politici e sindacali, invece di interessarsi a queste altre bestie qua, come per esempio il lupo.

 

 

La Zeriba Suonata – musix

Quel druido di Julian Cope, volendo, cantava pure in gallico, come quando con i Teardrop Explodes traduceva in francese Treason, brano presente in originale su Kilimanjaro, roba del 1980. Un tipo così poteva far comodo nel villaggio di Astérix se in quell’angolo dell’Armorica avessero voluto fare una bella spending review e risparmiare sul personale, perché Saint Julian è sia druido che bardo. Non so se è capace di preparare pozioni magiche che danno superforza, allucinazioni penso di sì, ma di sicuro sarebbe stato più apprezzato di Assurancetourix, che per contro avrebbe potuto avere successo nella rivale Roma come cantautore.

Eredità perdute

Nei giorni scorsi ho visto in dvd il film d’animazione Snoopy & Friends del 2015 in cui Charlie Brown, qualcuno direbbe “finalmente”, si fa apprezzare dalla ragazzina dai capelli rossi; non che trombino ma si scriveranno durante le vacanze. Una cosa del genere io credo che con Charles Schulz non si sarebbe mai vista neanche se fosse vissuto e avesse lavorato ancora per altri 70 anni e fosse arrivato al top del rincoglionimento, ma questo film è stato realizzato dagli eredi di Schulz, che poi questi eredi sarebbe più opportuno che lo fossero solo dal punto di vista legale e commerciale e non artistico e forse farebbero meglio a stare al posto loro. Ma se accadono di queste cose con le opere e i personaggi ancora di proprietà di qualcuno, figuriamoci cosa può succedere con quello che non è più soggetto a diritto d’autore. Aspettiamoci, ad esempio, un librone cartonato e molto pubblicizzato, in cui qualcuno ci racconti che Gregor Samsa e Bartleby lo scrivano non sono morti, ma, conosciutisi a un congresso mondiale di impiegati, abbiano messo in atto un piano diabolico, inscenando la loro morte, va detto in maniera inaspettatamente plateale se si pensa alle loro grigie esistenze, per poter fuggire in una sperduta isola deserta e iniziare una vita nuova, o quasi.

Cartolina da dove e quando

Stamattina c’erano delle bancarelle di Natale, una vendeva magneti, io non li compro ma ho dato un’occhiata, c’erano quelli turistici, quelli delle merendine, di qualche personaggio dei cartoni, di calciatori della squadra folkloristica del capoluogo, neanche una di Sagan o di Nibali o, volendo guardare al lato diciamo estetico del ciclismo, di Jolanda Neff o Sophie De Boer, e pensavo in che razza di posto vivo, sono sicuro che in Olanda i magneti con l’immagine di Marianne Vos te li tirano dietro. E per curiosità ho cercato su internet, in neerlandese, niente, come non detto. Poi c’era una signora che usciva dalle medie, c’era l’open day, cosa deve avere di particolare una scuola dell’obbligo per essere preferita ad un’altra non so, mi sembra che la cosa migliore sarebbe di scegliere quella più vicina, così da poterci arrivare a piedi, non sia mai, meno male che ci sono i pedofili così c’è una buona scusa per non stancarsi a camminare, e la signora al telefono diceva che nella scuola aveva mangiato un cheesecake ai frutti di bosco molto buono, e però a me questo non mi pare un criterio da prendere in considerazione per scegliere una scuola. E soprattutto ho pensato che sì, oggi le scuole hanno laboratori, forse, e fanno attività più coinvolgenti dello studio dell’ablativo che sentirlo in bocca a un ragazzo per strada oggi suona molto strano, però un vantaggio di essere nato tanti anni fa è stato quello di essermi evitato gli open day, di essermi laureato senza giacca e cravatta e non anche con la corona d’alloro e i botti come si usa adesso.