La Zeriba Suonata – un minuscolo capolavoro

the innocence mission (tutto in minuscolo) sono un gruppo americano attivo da oltre tre decenni ma che io personalmente ho scoperto solo col recente Sun On The Square. Ma tanto famosi non sono, anche se hanno inciso il primo album segnalati da Joni Mitchell in persona, sono stati ospiti di David Letterman in persona e tra i sostenitori hanno Sufjan Stevens in persona. Adesso sarebbe un’impresa mettersi a ricostruire la loro carriera e ascoltare tutto quello che hanno fatto, ma dalle poche cose ascoltate mi pare che il pop dei primi tempi non fosse effettivamente memorabile e originale, poi sono diventati più folk e questo ultimo è un gran bel disco che comprende un gioiello intitolato Green bus, che per la sola musica ricorda il folk revival dei 60/70, ma abbinato al video riporta ai favolosi anni zero. Il video animato è opera di Karen Peris, cantante, la cui voce ricorda Emiliana Torrini e Harriet Wheeler dei Sundays, e poi chitarrista (anche se il fingerpicking ce lo mette il marito Don Peris) tastierista e autrice di tutti i brani, oltre che disegnatrice della copertina dell’album. Dicevo gli anni zero perché i videoclip non sono una esclusiva degli anni 80, si è continuato a realizzarli anche dopo che Italia 1 ha smesso le trasmissioni sul genere condotte da presentatori rampanti, anche dopo che sono scomparsi i vari canali musicali con aspiranti attori che si fingevano appassionati di musica, anche ora che altri canali musicali in chiaro propongono video del tipo X e Y feat. W e Z che poi sembrano solo dei culodromi. Degli anni zero ricordo molti bei video, spesso eccentrici, non di rado animati, realizzati per i gruppi della Chemikal Underground e di una serie di etichette che si radunarono sotto il marchio COOP (oggi PIAS), tra le quali la Bella Union di Simon Raymonde ex Cocteau Twins, che ora pubblica the innocence mission, e chiudiamo il cerchio.

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La Zeriba Suonata – cadere in bmx

Oggi a Glasgow è il turno della bmx, disciplina adrenalinica molto più per i concorrenti che per gli spettatori, dove una caduta può pure falsare i valori in campo, un po’ come nel pattinaggio short track, e cadere in gara è più facile che “cadere in amore”, come invece preferivano i BMX Bandits. Longevo gruppo pop scozzese, per il quale passò anche Norman Blake prima di fondare i Teenage Fan Club, i BMX Bandits inserirono I Wanna Fall In Love nell’album Theme Park del 1996, quando la loro benemerita etichetta Creation già era in crisi per il successo di quegli sfasciacarrozze degli Oasis.

La Zeriba Suonata – Glasgow-Berlino

Le Federazioni di alcuni sport hanno deciso di svolgere i loro campionati europei con unità di tempo e luogo, ma nel centro di Glasgow non c’era spazio per tutti e allora il consiglio comunale della città scozzese ha deciso che l’atletica sarebbe stata ospitata in periferia, a Berlino. E come simboleggiare musicalmente questa cosa? Come al solito ci deve pensare la Zeriba. Il collettivo berlinese Jazzanova, dedito a quella musica che può definirsi in vari modi tra cui chillout (brutto) e nu-jazz o breakbeatdowntempo (già meglio) ha inciso The Pool, un disco di inediti dopo molti anni, e per il brano Rain Makes The River si sono affidati alla folksinger scozzese Rachel Sermanni, che in quanto folksinger ha per definizione una voce leggiadra. Bella e istruttiva la storia animata del video ufficiale, perché apre gli occhi sulla dura realtà della natura, da troppi invece idealizzata, e mostra al contempo (il contempo downtempo) quanto possa essere pericoloso regalare dei fiori a una donna.

La Zeriba Suonata – Benvenuti a Glasgow

Da oggi alcune federazioni sportive si danno appuntamento a Glasgow per disputare tutte insieme i campionati europei del loro sport, come se fossero quasi Giochi Europei, ma non lo sono, perché quelli dovrebbero disputarsi l’anno prossimo. C’è anche il ciclismo, mentre l’atletica è stata delocalizzata a Berlino, ma sempre nello stesso periodo. Glasgow è una città dove piove molto e in questo clima ci sguazzano che è un piacere (tutto loro) the Jesus And Mary Chain, che nell’album Darklands del 1987 prima cantarono di essere felici solo quando piove e poi inserirono un’altra canzone intitolata Nine Million Rainy Days: quante storie per quattro gocce d’acqua!

 

I ragazzi del muretto

Gianni Bugno, durante il Processo alla tappa, ha detto che non ha mai visto una tappa non dura e non ha mai visto una montagna non dura, quindi anche l’atteso Mûr de Bretagne è duro, e infatti anche oggi ha richiesto uno sforzo intenso, ma non fa mai selezione. Tra i big si sono staccati solo Bardet e Dumoulin per incidenti, e il diciamo dramma di Dumoulin è che se anche i compagni in queste circostanze lo aspettano, poi come puoi aiutare uno che durante la cronosquadre ha portato la squadra a spasso per quasi tutta la durata della gara? E poi i precedenti non è che autorizzassero a sperare chissà che. Nel 2011 ci fu un arrivo con colpo di reni tra Evans e Contador, che è come dire una sfida in salita tra Guardini e Mareczko, e nel 2015 vinse Vuillermoz che lì finì la sua evoluzione, poi l’unica altra cosa di rilievo nella sua carriera è stata una polemica con Moscon quando l’anno scorso andava di moda, e nella sua squadra ha vinto di più Geniez. Insomma ha avuto buon fiuto Martin, inteso come Daniel, a partire da lontano, fidando forse sul fatto che dietro sarebbero rimasti a guardarsi, e così è stato, nessuno pensava di poter fare selezione su quello strappetto, e non sono andati neanche dietro a Latour (nomen omen), e alla fine l’occasione l’ha persa Valverde, che è un esperto nel ramo, nonostante le oltre 100 vittorie. Allora tutta questa enfasi sul muro bretone è fuori luogo, il gemellaggio col Kappelmuur e con Ca’ del Poggio è esagerato, e, non per rimestare nella rivalità Italia-Francia, che se esiste non mi interessa, ma è ben più interessante e suggestiva, col lastricato e le gallerie, la salita alla Diga di Campo Moro, forse adatta più a una crono che a una prova in linea, e infatti le donne ci hanno corso la cronoscalata del Giro, stravinta da Annemiek Van Vleuten davanti a Moolman, con Longo Borghini in ripresa e una sorprendente Alice Maria cui, a questo punto, bisognerebbe chiedere cosa vuol fare in autunno, partire con la stagione del cross o partecipare al mondiale austriaco, in un’Italia che si accorge di avere poche scalatrici (che fine ha fatto Francesca Cauz che non è manco presente?) perché le migliori sono tutte passiste veloci che alternano strada e pista, strada e pista, strada e pista, e non sempre si possono fare i miracoli, neanche se ti chiami Santa Tatiana da Marostica.

Ashleigh Moolman rallentata dall’aver visto molti cartoons con Wile E. Coyote.

Alice nel paese della lavatrice

La protagonista della storia a fumetti Crawl Space, Eris Edizioni, 2018, può ricordare Alice di Lewis Carroll, ma non si chiama Alice bensì Daisy e non passa attraverso una tana ma attraverso la lavatrice nello scantinato di casa sua, approdando in un mondo colorato e mistico-psichedelico ma pure un po’ fantascientifico popolato da strane creature. Poi anche la sua amica Jeanne-Claude proverà questa esperienza. La reale consistenza di questa amicizia è dimostrata da un dialogo nelle ultime pagine, e comunque Jeanne-Claude non si fa i cavoli suoi e racconta la cosa in giro, così prima una comitiva di giovinastri e poi l’arrivo della polizia portano la distruzione in questo altrove e tra le sue creature, rovinando tutto o forse no, forse in un altro altrove…, del resto gli ottimisti dicono che tutto si aggiusta, e forse pure una teiera animata si aggiusta, poi vedrete. Questo fumetto è una visione meravigliosa, come ne capitano raramente, negli ultimi anni direi Bellezza di Kerascoët & Hubert  e Sock Monkey di Tony Millionaire. L’autore è il canadese Jesse Jacobs, che ha realizzato già altri due libri e collaborato a Adventure Time. Si dice influenzato dai Wacky Packages della fine del secolo scorso (in Italia Sgorbions), da Crumb, ma anche da due italiani: Italo Calvino e Gabriella Giandelli. Un’ultima cosa e poi vi lascio scappare in fumetteria: ci sono pagine in questo libro in cui delle figure si costruiscono o mutano gradualmente, da vignetta a vignetta, e così se qualcuno ne volesse trarre un film d’animazione avrebbe lo storyboard già bello e pronto.

La Zeriba Suonata – i debiti di Courtney

L’australiana Courtney Barnett, come tantissimi musicisti del resto, ha dei debiti nei confronti dei predecessori, tra i quali il più evidente sembra quello con la 4AD di seconda generazione, Pixies e Breeders, e nel suo nuovo album Tell Me How You Really Feel ospita Kim Deal, bassista dei primi e chitarrista delle seconde, insieme alla gemella Kelley. Le ascoltiamo tutte insieme in Crippling Self-Doubt And A General Lack Of Confidence, brano accompagnato da un divertente video animato, e intanto è molto meglio che sentire quegli assembramenti di ragazzine sgallettate che si mettono qui sotto in strada di sera a cantare a cappella canzoni di cantanti televisivi.

Questo nuovo album, dopo l’interessante esordio Sometimes I Sit And Think, And Sometimes I Just Sit e il disco inciso insieme a Kurt Vile, non è stato accolto moltissimo benissimo, il parere quasi unanime è che forse la musicista sia stata un po’  sopravvalutata, e in particolare di questo disco dicono che sì, però, insomma non contiene pezzi che rimangono in testa. Ma poi quello dipende dalle teste e nella mia risuona questa Walkin’ On Eggshells.