La Zeriba Suonata – certificati

Da ieri collegandosi all’apposita piattaforma on-line è possibile scaricare il certificato anagrafico digitale che si potrà comodamente stampare a casa. Così chi ha la stampante 3D potrà avere un certificato tridimensionale, e questo è un grande balzo in avanti nel rapporto del cittadino con la burocrazia, tutt’altra cosa rispetto ad esempio al green pass che io mi sono stampato pure su carta verde perchè non si sa mai. Il primo italiano a stamparlo è stato il Presidente della Repubblica che è riuscito a battere sul tempo anche il Presidente della Campania approfittando del fatto che quest’ultimo era impegnato in anteprima con la quarta dose del vaccino. Per ora si possono scaricare solo certificati anagrafici ma chissà che in futuro non si possano scaricare pure i certificati di follia.

Frances Forever – Certified Fool

Dinosauri, ex e altri personaggi di una certa età

Dicono che c’è una polemica in corso tra due ex Ministri degli Interni. Per uno il pericolo maggiore sono gli immigrati, per la futura ex invece sono i No-Vax che sono pronti ad azioni terroristiche, ma, come si può intuire, anche posizioni così distanti possono trovare qualcosa su cui essere d’accordo, cioè il fatto che la criminalità organizzata non costituisce questo grande pericolo, anzi è importante per la cosiddetta industria dell’audiovisivo altrimenti a corto di argomenti.

Negli USA hanno commemorato l’attentato dell’undici settembre ed erano presenti tutti gli ex presidenti viventi, che sembra il titolo di un film molto horror, tranne il biondo che ha fatto impazzire il mondo. Il famoso ciuffettone infatti si è limitato a una piccola cerimonia privata tra pochi intimi e poi è volato in Florida a commentare un incontro di boxe. E io non ci vedo niente di male, non c’è motivo per cui gli ex presidenti debbano esprimersi solo sulla politica, anzi, pure il Presidente italiano, ormai prossimo alla pensione, lo vedrei bene come commentatore di calcio per cui ha mostrato grande entusiasmo, avrebbe solo l’imbarazzo della scelta per il programma tv, e considerando la sua tendenza a sbilanciarsi me lo immagino fare commenti coraggiosi.

C’è un altro ex che lascia il suo lavoro da vincente, il supercittì Davide Cassani che ha vinto il quarto campionato europeo di fila, riuscendovi con quattro ciclisti forti, bravi ragazzi, ma che, a dire del loro spessore, insieme non hanno vinto mezza classica monumento. Ma Cassani ha passione, competenza, capacità organizzative a tutti i livelli, sponsor, e nonostante ciò ora si trova in balìa di un neo Presidente che sembra non avere la minima idea di cosa fare, basti pensare che per la questione del professionismo delle categorie finora escluse l’unica cosa che ha saputo pensare è di bussare di nuovo alle Armi, cioè uno, o più frequentemente una, fa ciclismo ma il suo lavoro non è quello ma il poliziotto o il carabiniere. Tornando all’Europeo, quest’anno si è corso a Trento e la tivvù ha più volte mostrato il Mausoleo dedicato a Cesare Battisti e, tenuto conto che le immagini andavano in Eurovisione, mi immaginavo i francesi che, non avendo motivo di conoscere la Storia d’Italia, avranno pensato: Ma regarde toi ces italiens, ils ont fait tout ce casin pour l’extradiction d’un terroriste et puis ils l’on construit un monument, et le bel est que celui-là n’est pas encore mort! Ma oltre alle bellezze di Trento la tivvù mostrava pure le bruttezze, c’era infatti una serie di edifici che sembravano capannoni abbandonati o una bidonville, poi però hanno detto che è il nuovo quartiere realizzato dal più famoso degli architetti famosi e allora come non detto, tutto molto bello. Lì vicino c’è il Museo delle Scienze dove dentro ci sono pure i dinosauri, probabilmente ci sarà anche dell’altro ma il cronista ricordava solo i dinosauri, animali che la specie umana dovrebbe prendere come esempio, e quindi decidersi a estinguersi.

Tornando all’Europeo, ieri ha vinto Sonny Colbrelli al termine di una gara breve ma dura e con un bel campo partenti, e anche qualche assenza può aver giovato alla propria squadra, come quella dello sconclusionato Alaphilippe che ha così lasciato via libera a Benoit Cosnefroy che l’aveva beffato a Plouay e ieri si è preso il bronzo. Colbrelli è uno che ha passato una carriera a inseguire a piazzarsi a rammaricarsi e a cui è mancato sempre qualcosa per la vittoria importante, e ieri invece è stato l’unico a resistere al fenomeno (leggi: inesperto bimbo viziato) Remco Evenepoel per poi strabatterlo in volata. Il 2021 è stato un anno cominciato all’insegna dei fenomeni e finito con i vecchi o comunque quelli che maturano gradualmente, è il caso di Colbrelli ma pure Remco deve ringraziare due gregari instancabili come Hermans e Campenaerts. In questi giorni si è detto che gli Europei hanno anche un ruolo sperimentale, in particolare a seguito di richieste della tivvù le corse sono più brevi, e visto che almeno a Trento sono state spettacolari, in futuro potremmo avere Mondiali di 150 km, e se questo diventasse un trend – parlando con rispetto – per il ciclismo, potrebbe estendersi anche alle classiche, con una Milano Sanremo che parta non proprio da Milano, diciamo da Imperia, e una Roubaix di un centinaio di km, con la partenza ufficiosa dall’ingresso nella Foresta di Aremberg e tutto il tratto di pavé accidentato della foresta neutralizzato, e vi può sembrare una fantasia quasi blasfema ma se lo volesse la tivvù si farebbe.

Evenepoel si arrabbia, fa il gesto dell’ombrello, ma alla fine sembra il personaggio dell’anime Golden Boy che a fine puntata gridava entusiasta: “Imparo imparo imparo”, perché anche per i giapponesi nessuno nasce imparato

La Zeriba Suonata – Missaggio in India

Yann Larret-Menezo è un tipo due volte eclettico, sia perché è musicista, illustratore, giornalista e conduttore televisivo, sia perché ha iniziato con l’hip hop ma poi è passato alla musica elettronica, a volte solo strumentale, o si è messo a fare musica con oggetti di uso quotidiano come posate stoviglie e lampade. Ai tempi del tocco francese ha pubblicato alcuni album con lo pseudonimo Le Tone, tra cui En Inde del 2008, una sorta di diario di viaggio in India, in cui ha mescolato le sonorità del luogo con quelle delle sue macchinette. All’epoca mi colpì il brano Lake Of Udaipur cantato da Smriti Minocha, anche perché il timbro della voce di questa cantante ricorda un po’ Kate Bush. Il video di questa canzone completa l’idea di carnet di viaggio perché in esso vediamo animarsi le illustrazione dell’autore.

Lake Of Udaipur

Cartoni e fumetti in Giappone

Le Olimpiadi sono una faccenda per nazioni, con le eccezioni dei russi buoni e dei rifugiati, ma la crono maschile di ieri sembrava una gara tra team, vinta nettamente dalla Jumbo con l’oro di Roglic e l’argento di Dumoulin più il sesto posto di Van Aert, mentre per la Ineos è arrivato il bronzo di Dennis, il quinto posto di Ganna e più indietro Porte, Gerainthomas che però non è caduto e Coso Hart che si fa sempre più fatica a credere che abbia vinto un Giro. Ma, purtroppo per Filippone Ganna, era davvero una faccenda di nazionali, e come Mennea che correva 100 200 4×100 e pure 4×400, lui troppo forte in un movimento mediocre è chiamato a impegni diversi e deve sostenere sulle sue spalle la baracca italiana. Però in gara era insolitamente scomposto e saliva e scendeva dal sellino, dipenderà forse dal fatto che in questi ultimi tempi ha avuto a che fare più con i tecnici nazionali? In attesa di vedere come andrà in pista, cittì vari e presidenti federali si dicono soddisfatti e peccato che l’arrampicata sportiva sugli specchi non sia specialità olimpica. Il vincitore Primoz Roglic sembra un personaggio da cartoni animati, ma nella patria degli anime sembra piuttosto uno di quelli di Looney Tunes, tipo Wile E. Coyote: fora, cade, si sfracella, perde, e quel che è peggio viene criticato da Beppe Conti per essersi ritirato dal Tour invece di trascinarsi tutto scorticato per trovare la forma olimpica, ma poi ritorna sempre come nuovo e vince. La Salamandra di Maastricht, sereno ma anche furbetto per aver sapientemente evitato di andare al Tour per aiutare lo sloveno, è contento del risultato e dice di voler continuare, ma poi in fondo sembra ieri che era una promessa e ora ha già 30 anni, e allora se non ora quando? Lo svizzero Kung sembra più un personaggio dei fumetti, uno sfigato tipo Paperino: perde la crono al Tour per mano, anzi piedi, dell’ultimo concorrente, che non era proprio l’ultimo, cioè Pogacar, e qui perde il bronzo per meno di un secondo. A proposito di Pogacar, l’altro sloveno, così giovane e forte, ha già il potere di decidere quando correre e si è autoridotto il calendario, niente crono olimpica, niente Vuelta, insomma tutto il contrario di Ganna, e anche di Van Aert, il quale però voleva esserci, ma ora è il caso che si fermi un poco, perché se la forma del Tour è servita per la prova in linea, per la crono sono venuti fuori i privatisti, cioè quelli che non sono andati in Francia e hanno fatto da soli, o con il loro entourage.

Insomma non è una regola che per vincere in un grande appuntamento bisogna avere nelle gambe le fatiche di un grande giro, e tra le donne è stato ancora più evidente, con l’austriaca Kiesenhofer che ha vinto la prova in linea, con la svizzera Reusser che è arrivata seconda nella crono, precedendo proprio la vincitrice del Giro Anna Van Der Breggen che, tra l’altro, il giorno prima era stata buttata a terra da un cosiddetto solerte sorvegliante giapponese, e soprattutto con Annemiek Van Vleuten che ha finalmente vinto un titolo olimpico, e così ora siamo finalmente più tranquilli, lei e pure noi, e aveva una tale “fame” di oro olimpico che se, come da vecchia usanza fotografica, avesse dato un morso alla medaglia l’avrebbe sbriciolata. Dopo la corsa ha detto di avere limiti e difetti e di non aver sacrificato tutta la vita al lavoro, cioè al ciclismo, anche se da qualche anno sembrerebbe il contrario, ma questo lo sa lei. Però, dato che lo sport non è tutto, viene il dubbio che i ciclisti italiani stiano facendo il possibile per non andare sul podio perché si vergognano di indossare quella divisa da pizzaiolo di provincia.

Il ritorno di Riccioli d’Oro

Mettiamo un attimo da parte le tristezze della versione provinciale delle Olimpiadi proposta dalla RAI perché lontano dagli occhi degli spettatori italiani c’è stata un’esplosione di allegria e vitalità. E’ successo che Eva Lechner, più volte argentata o bronzea ma dorata solo nelle staffette, ha avuto anche lei una giornata “no” nella mtb olimpica e con le tre degli uomini è poker, la compagnia di Celestino ha fatto en plein, e ora il buon Mirko sta già mandando il suo curriculum in giro perché vede a rischio il suo posto da cittì, ma se Eva si trovasse per sbaglio a leggere questo blog le ripeto quello che ho scritto pure in passato: ora che si è tolta il pensiero delle Olimpiadi passi alla marathon e l’oro arriverà. Ma non è questo che volevo dire, è che il risultato negativo dell’altoatesina ha comportato che dopo una veloce finestrella di Stefano Rizzato la RAI non ha più spiato la gara. E il buon Rizzato ha fatto in tempo a mitragliare la prospettiva di un risultato storico che si sarebbe poi concretizzato: un podio occupato interamente da una sola nazione, che alcuni amanti delle statistiche dicono sia un fatto mai accaduto in nessuna specialità del ciclismo nelle Olimpiadi “moderne”, ma possiamo dire con certezza quasi assoluta che ciò vale per tutte le Olimpiadi, perché non si sono mai trovate, su ceramiche o affreschi antichi, delle raffigurazioni di gare ciclistiche, tranne che su una borraccia in terracotta esposta sul balcone di casa De Luca ma la cui datazione resta molto dubbia, né gli storici hanno mai raccontato di simili gare nei giochi olimpici, sappiamo solo dell’avversione di Leonida per gli antichi ciclisti che lui usava buttare giù dalla Rupe Sormana. Tornando all’oggi, cioè l’oggi di ieri, le favorite erano le francesine, la relativamente vecchia Paolina, che le olimpiadi proprio non le vuole vincere ma in famiglia di ori olimpici ne hanno già due più varie maglie iridate e altra chincaglieria che non sanno più dove mettere, e la giovane Loana Lecomte che ha dominato la stagione e come spesso accade ha mancato l’appuntamento più importante. Addirittura nel finale le francesi sono state superate anche dall’ungherese Blanka Kata Vas, astro nascente di varie specialità, più che un semplice “cambio di vocale”. L’argento e il bronzo sono andati a Sina Frei e Linda Indergand che, soprattutto la prima, sono ancora giovani e possono riprovarci, sempre se in futuro esisterà ancora questa curiosa e pesante manifestazione, ma l’oro è andato a Jolanda Neff che non pensavo fosse più capace di un risultato del genere, perché mentre le giovani avanzavano lei continuava a infortunarsi, anche poche settimane fa. Finora Neff aveva vinto soltanto un mondiale “normale” e uno marathon, una Coppa del Mondo, 3 campionati europei e la prima edizione dei Giochi Europei, oltre a gare internazionali anche nel ciclocross e su strada riuscendo anche a essere campionessa svizzera in tutte e tre le specialità contemporaneamente. Ma non avevo pensato allo strano rapporto che c’è tra me e lei a sua insaputa: quando non posso vedere la gara lei vince, nei rari casi in cui la RAI trasmette un campionato internazionale di mtb vince un’altra, e oggi la RAI ha preferito tutt’altro, tra cui la canoa slalom, commentata da un sempre più eclettico Bragagna, che per contro è quello meno in linea con lo sciovinismo televisivo, e disputata in una specie di grande piscina, perché non credo che in Giappone ci siano i fiumi con i marciapiedi, ma allora dov’è finita tutta la natura che si vede nei film dello Studio Ghibli? Tornando a Jolanda, la Neff è una fracassona, a volte è un pericolo per sé e per le altre, e anche ieri ha rischiato di cadere nello stesso punto dove era cascato Van Der Poel, e ha dato la colpa dell’accaduto a una manovra “stupida” della Ferrand-Prévot che a sua volta ha criticato la svizzerotta per un sorpasso velocissimo che l’avrebbe fatta cadere, ma viste le immagini quest’ultima non si direbbe una scorrettezza, semmai un’azzardo e la francese sembra cadere per paura o per lo spostamento d’aria. Comunque sembra che tutti i suiveurs neutrali siano contenti di questa vittoria, e in questo non pesano solo quei gravi infortuni, tra cui una caduta in discesa, lei fidanzata con uno che fa downhill, che le ha fatto perdere la funzionalità della milza, ma anche i suoi extra, soprattutto i video in cui trasmette la sua passione per la mtb o la serie autobiografica intitolata “Jolandaland”, per non parlare dello spot, fracassone anch’esso e realizzato per la sua bici, in cui interpretò Riccioli d’Oro mostrando doti di recitazione superiori anche a quelle di Thomas Voeckler.

Il sorpasso di Jolanda e la caduta di Paolina.

La Zeriba Suonata – Altan


Mairéad Ní Mhaonaigh e Frankie Kennedy erano una coppia di musicisti irlandesi che negli anni 80, dopo l’esordio a loro nome, fondarono un gruppo che chiamarono Altan, parola gaelica che significa stream, flusso, e che sopravvisse alla morte di Kennedy avvenuta nel 1994. Il gruppo si è sempre mosso tra tradizione e modernità, cioè erano capaci di suonare set di danze con violini e fiati come Drowsy Maggie / Rakish Paddy / Harvest Storm e canzoni spesso tradizionali ma con arrangiamenti influenzati dai suoni aggiornati di Clannad e loro derivati, come in Tiocfaidh An Samhradh.

Questa illustrazione potrebbe non essere pertinente.

La Zeriba Suonata – Giovanna d’Arpa

Nei favolosi anni zero c’erano diversi musicisti diversi, nel senso che c’erano molti musicisti eccentrici, e Joanna Newsom lo era due volte. Personaggio un po’ freak e un po’ chic, avendo posato anche come modella, è insolita sia per il timbro infantile della voce con cui potrebbe doppiare i cartoni animati sia per il principale strumento scelto cioè l’arpa. Nel modo di suonare non è influenzata solo dall’arpa classica ma anche dalla kora, uno strumento africano che ebbe un momento di fama pop negli anni 80 con il successo mondiale di Yéké Yéké di Mory Kanté. E la sua musica è prevalentemente folk anche se avendo esordito con The Milk-Eyed Mender nel 2004 l’hanno infilata a forza nell’indie-pop.

Sprout And The Bean

Ma gli album successivi nella concezione sono tutt’altro che indie-pop: Ys è composta da soli 5 brani ma abbastanza lunghi e Have One On Me è un triplo in cui sulle copertine risplende Joanna con le sue lunghe gambe che non si direbbero in una alta 1,63 m. Eppure ascoltando certi brani come Sapokanikan, tratto da Divers, quarto album e ultimo speriamo solo per ora, si direbbe che lei non si vuole molto bene dato che poi le deve pure eseguire queste canzoni complesse che non sono l’ideale da cantare sotto la doccia, ma lei se la cava molto bene.

Sapokanikan

Le cadute degli dei

In questa primavera, che non è ancora finita né ufficialmente né climaticamente, c’è stato il ridimensionamento dei grandi, dei giganti, dei tenori, dei fenomeni, tre quattro cinque, quanti sono, non è stato fatto un censimento, che continuano a essere campioni e fare spettacolo in corsa ma si sono dimostrati battibili, umani, hanno mostrato difetti e limiti e di non potersi permettere tutto: Van Der Poel, Van Aert, Pidcock, Alaphilippe, Bernal, e pure Pogacar che Roglic è riuscito a battere, ma più di tutti ha mostrato grossi limiti Evenepoel soprattutto nella guida, ma per ben due volte è stata la sua squadra che ha sbagliato affrettando i tempi, sia nel recupero fisico che nel ritorno alle gare. Tante aspettative erano riposte su di lui anche dai media, e a un certo punto tutti hanno iniziato a dargli tanti e disparati consigli: ritirarsi, andare avanti, fare esperienza, puntare alla crono finale, finché ieri non è arrivata l’ennesima caduta stavolta con taglio al braccio ad “aiutarlo” nella scelta e già ieri sera ha annunciato il ritiro, come Ciccone che ha deciso quando già era al foglio firma, mentre Nibali continua.

La Deceuninx ha puntato tutto su Evenepoel, però senza mettergli pressione, si aspettavano solo che vincesse con un quarto d’ora di vantaggio, ha sacrificato Almeida per la causa, e ora si trova senza neanche una vittoria di tappa, e di un podio neanche a parlarne. E allora nella megafuga di giornata si infila il megapassistone Remi Cavagna e a meno di 30 km, quando i fuggitivi si controllano e tutti guardano Bettiol che è il più in forma, lui parte e, dato che dietro continuano a guardarsi, guadagna decine di secondi e forte com’è sul passo sembra aver già vinto, con l’ammiraglia che presumibilmente gli grida: Forza Remi! Ci sono corridori che sono spesso sfortunati e hanno continui contrattempi e problemi fisici che diventano quasi strutturali e si finisce a pensare che, anche se di potenziale ne hanno tanto, una tappa non la vinceranno mai, e invece quest’anno Nizzolo per dire c’è riuscito. Un altro è Alberto Bettiol, che oggi non ci sta, vuole vincere a tutti i costi, prova più volte ad attaccare ma gli altri disperati non lo mollano e a un certo punto se li toglie di ruota, rimonta su Cavagna, viene raggiunto da Roche ma lo stacca di nuovo, guadagna soprattutto sulle salitelle e sull’ultima sorpassa il francese e se ne va, è straripante in tutti i sensi, chiama la standing ovation, e alla fine cerca di salire sul palco della RAI con la bicicletta violando tutti i protocolli, e dubito che Von Der Leyen e le altre cariche europee stessero guardando, e sarebbe un peccato perché avrebbero imparato qualcosa.

Everybody clap your hands!

La Zeriba Suonata – ne vale la pena

Qualche settimana fa a proposito della casuale scoperta di Mitski scrissi che in realtà cercavo notizie su Frances Forever e che ne avrei parlato se ritenevo che ne valesse la pena. Anche se FF si è accasata con l’etichetta Mom+Pop non si parla ancora di un disco d’esordio, ma dato che da quei pochi pezzi che si possono ascoltare in giro su internet direi che ne vale la pena eccome, ve la propongo subito senza perdere tempo ad aspettare altro. Frances Forever è la ventenne Frances Garrett dal Massachusetts circondata da musicisti e coriste sciagurati come lei, fa una musica poppissima, tipo gli Stereolab senza la parte motorika, sembra il ritorno dei favolosi anni zero di quei gruppi casinisti e scanzonati e pure poco attenti al look che facevano un pop tutto loro e dei bei video anche animati ma con un’animazione non sofisticata, insomma gente come Architecture in Helsinki, Tilly And The Wall, The Pipettes o Peter Bjorn & John, che incidevano per etichette raggruppate sotto la sigla Coop poi PIAS e che sembravano interessati soprattutto a fare la loro cosa divertendosi. Ma non sono questi i suoi riferimenti, perché il nome d’arte scelto è proprio derivato dalla canzone Francis Forever di Mitski, ma lei ritiene troppo complessa la musica della cantante nippoamericana, e però non è una dilettante, avendo studiato canto corale. E proprio i coretti sono uno dei punti forti di Frances Forever come si può sentire nella versione live di Space Girl, nella quale in versione acustica non perdono niente e sono bravissime anche le due coriste che all’inizio sembra che stiano lì per decorazione. Ma di questo brano vi consiglio anche il video ufficiale dove i colori primari risaltano sul bianco della neve. Frances dice di scrivere canzoni anche per terapia, i testi sono tristi o ironici, ad esempio nella canzone della ragazza spaziale lei che si definisce pansessuale prende in giro i queer che su internet sembrano pensare solo in termini astrologici, ma la musica è sempre allegra, anche quando piangono in auto o mandano qualcuno a fare in cuore, come direbbero i ligabovari.

La Zeriba Suonata – autentici tromboni

Questo non è il mio solito titolo fuorviante e non intendo parlare di tromboni in senso figurato come U2 o simili, ma proprio di un vero trombone che assieme a tromba sax batteria harmonica e chitarre (solo bassotuba non c’è neanche qua) costituiscono la corposa strumentazione del gruppo newyorkese Hazmat Modine che incide per l’etichetta Barbès Records, di cui ho scritto qualche giorno fa a proposito della chicha, e suona blues e folk, e con questi strumenti a volte finisce inevitabilmente per ricordare Swordfishtrombones di Tom Waits.

HAZMAT MODINE – Moving Stones