Cambiano il tempo, i tempi e i templi

Il Giro riparte ammaccato, chi è ferito chi è attardato chi è un po’ autoemotrasfuso, poi ci sono Bibì Sivakov e Bobò Hart che sono stati sculacciati da Capitan Puccio che, per colpa delle loro marachelle, ha fatto una figuraccia in mondovisione incolpato della maxicaduta dell’anno (perché si spera non ce ne siano di peggiori): Salvatore avrebbe voluto fare qualcosa di importante in questa corsa ma non intendeva proprio questo. Se il Sir Petrolchimico fosse un riccone appassionato come Tinkov (che qualche giorno fa si è fatto fotografare con Sir Brailsford, che simpatiche canaglie, forse non tanto simpatiche), probabilmente avrebbe dato l’ordine di mettere nel sacchetto del rifornimento dei due monelli solo panini con il petrolio, ma credo che per Sir Ineos questa squadra sia un business come un altro, e quindi è stato ancora Puccio a dover punire le piccole pesti sequestrandogli i pupazzetti di Zorro. Intanto arrivano aggiornamenti dall’inchiesta Aderlass, che significa salasso e non sappiamo se c’è un riferimento all’onorario del medico coinvolto, e nubi minacciose si addensano sul mondo del ciclismo, ah no, pardon, quelle sono le nuvole vere di questo maggio buio e tempestoso. I cicloodiatori, che come tutti gli haters che si rispettino (si fa per dire) vanno sui siti delle cose che non gli piacciono, dicono che in tutti tutti gli sport c’è il doping e quindi il ciclismo è uno schifo, oppure che il ciclismo è lo sport più finto dopo il wrestling, e quest’ultima cosa ha confortato moltissimo Dani Navarro che pensava di avere una clavicola e tre costole rotte e i polmoni perforati e invece era tutta una finta. I più fantasiosi dicono che i controlli si dovrebbero fare durante le gare, interrompendole, e questa pure è una buona idea, soprattutto per chi, oltre a quelli con Giovannelli, volessero farsi qualche selfie anche con i commissari. Però si potrebbe fare una cosa del genere anche con il calcio, anzi è uno sport più adatto a una cosa del genere, che potrebbe anche far digerire meglio i controlli in quel mondo lì, già il gioco si ferma più volte, per perdere tempo non è che puoi stare a fare sempre sostituzioni, le panchine non sono infinite, e poi durante il gioco si può fare tutto, scommettere su un ribaltone a pochi minuti dalla fine della gara e del ribaltone medesimo, vedere con la VAR qualche azione di qualche minuto prima perché l’arbitro, col passare del tempo, ci ha pensato su bene e forse poteva esserci un rigore, tanto poi si recupera, 8 minuti, 10 minuti, quello è uno sport serio, mica come il ciclismo. Oggi la tappa è breve, si parte dopo pranzo con la porchetta sullo stomaco. Petacchi c’ha pure altro sullo stomaco, perché è coinvolto in quell’inchiesta lì, ma lui è pulito, non ha mai fatto trasfusioni, andava a pane salame e a volte salbutamolo, ma solo perché pensava fosse un altro tipo di affettato, con quel nome lì puoi confonderti. Però lui non fa niente per scacciare i sospetti, con i suoi commenti esangui ti chiedi se è proprio lo stesso che andava a 100 all’ora per baciar la bimba sua, che allora era famosa, gli facevano le foto e le mettevano sui giornali, e per edulcorare la sua uscita dallo staff RAI è arrivato il Megadirettore Dott Ing Gran Secchion Auro Bulbarelli che ora ha la barba e chissà che non gli sia venuta a seguire le prime tappe, e anche a sentire Petacchi. Visto l’andazzo delle prime tappe, chi lavora non si affretta a tornare a casa, chi non lavora può approfittarne per leggere qualche libricino breve come Don Chisciotte, Gargantua e Pantagruel o Guerra e pace. Ma questa è una tappa breve, potrebbe concludersi prima del tramonto e, dicevo le nuvole, dopo giorni in cui la carovana gongolava per essere nell’occhio del ciclone, oggi si è usciti dall’occhio e si è entrati nel ciclone. C’è il ritiro a km zero di Dumoulin dolorante, una diversa composizione della fuga con dentro Tafino Orsini, ma cambiando il nome degli addendi il risultato non cambia, e così c’è il ricongiungimento e vince Pascalone. Poi ci sono le interviste silenziose di Giovannelli, tra cui una a Nibali che è un’occasione persa per capire il miracolo di ieri. Nibali era dietro Puccio e anche lui se l’è presa col mezzo corregionale, ma nonostante ci siano telecamere dappertutto e pure le inutili camerette sulla bici e cellulari tra il pubblico nessuno ha visto come abbia fatto a restare in piedi e Giovannelli manco glielo ha chiesto. Ma i ciclisti all’arrivo, stanchi zuppi e infreddoliti, parlano poco, al contrario del logorroico scrittore che, mentre in fondo al gruppo c’è confusione e c’è gente che fora e che si stacca e sarebbe interessante capire cosa succede e di chi si tratta, lui ci spiega la differenza tra il tempio normale e il tempio oracolare, e poi al Processo, tutto imbacuccato, ha detto che se il clima continua così non sa se ce la farà ad arrivare a Verona; noi gli consigliamo di fare come i ciclisti e cercare di risparmiare quanto più possibile le energie, e anche parlare è uno spreco di energie.

Poi in serata una clamorosa smentita alle maldicenze: in Francia, alla 4 giorni di Dunkerque, vince il francese Venturini battendo il fortissimo Groenewegen (curioso che anche lì la maglia del leader è rosa) ma viene squalificato. Non c’è più lo sciovinismo di una volta.

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Un prologo storto come la Garisenda

Non parliamo solo di cose negative, che poi uno passa per criticone o bastian contrario e non è una cosa che mi interessa perché mi piace parlare soprattutto delle cose che ritengo positive, però se è una bella idea quella del prologo sul San Luca, da oggi in poi è meglio che gli organizzatori dei Grandi Giri tengano conto che quando l’ordine di partenza è deciso dalle squadre e non da una classifica che non c’è ancora, il rischio è che per motivi vari, primo fra tutti il rischio di pioggia come oggi, i favoriti si concentrino all’inizio e si crei un lungo buco di interesse, tanto più inopportuno nel weekend quando il pubblico è maggiore. Oggi infatti i favoriti sono partiti quasi tutti all’inizio e il più favorito di tutti, Roglic, che ha preso la rincorsa dalla Svizzera Romanda, è andato in testa prestissimo e ha fatto bene a infischiarsene della hot seat e a mettersi piuttosto a fare stretching. E sarebbe già finita lì se Simone lo sborone non avesse voluto partire tra gli ultimi perché preferisce sapere i tempi degli altri, un fatto grave del quale bisognerebbe interessare il Garante della privacy perché non è bello che qualcuno possa sapere i fatti degli altri, o forse non sono dati sensibili. Un altro fatto grave lo mette in evidenza Fabio Genovesi, lo scrittore diciamo normale che però è venuto che già ne sapeva di ciclismo, ha scritto anche un libro recensito su questo blog, e costituisce un grosso miglioramento rispetto allo scrittore gnorante (di ciclismo) che fu invitato qualche anno fa. Genovesi si è appassionato ai due ciclisti giapponesi della Nippo, e qui devo dire che però arriva dopo la redazione di Schiantavenna che qualche giorno prima aveva manifestato lo stesso interesse. Ora non sappiamo se lo scrittore porti jella, qui siamo stati sempre razionali, almeno fino all’avvento di Renzi, fatto sta che Nishimura è arrivato fuori tempo massimo e, a meno di fantasiose decisioni della giuria, sarà escluso dalla gara: e poi parlano tanto di inclusione. Beh, comunque poco male, Nishimura farebbe in tempo a tornare a casa e partecipare al Giro del Giappone. Altre cose positive in casa RAI per il momento non ne notiamo, il soporifero e incespicante Marco Frantse-tselli ha annunciato che faranno meraviglie con la realtà aumentata ma per ora abbiamo visto solo la realtà diminuita della gara virtuale, cioè dei video con la grafica da sub-videogioco che non dicono proprio niente, e poi ci sono i soliti salti da un canale all’altro con il momento del cambio scelto spesso in maniera inopportuna, oggi per esempio quando stava arrivando Nibali. Infine quest’anno non ci sono donne nel cast della trasmissione, oggi hanno invitato Marta Bastianelli ma non le hanno chiesto praticamente nulla. Però pure le squadre ciclistiche non stanno messe meglio della squadra RAI, infatti oggi con il percorso praticamente diviso a metà con una prima parte piatta e la seconda in salita ci sono stati molti cambi di bici, che facevano perdere molto tempo in rapporto alla durata della prova e poi anche per ciclisti come Ewan che non correvano certo per vincere. Insomma metà sbagliato metà da rifare.

E ultimo partì Puccio, e questo sarà l’anno buono per la tanto attesa vittoria.

Le foche delle Ardenne

Dopo l’arrivo della Freccia Vallone la camera sull’elicottero ha inquadrato delle foche e non si capiva cosa ci facevano lassù ma poi l’inquadratura si è allargata a inquadrare quello che è un parco acquatico, insomma la solita scempiaggine occidentale, però rimane strano vedere le foche sulle Ardenne, quasi come vedere Ulissi sul podio. Eppure, dopo la vittoria alla Milano-Torino e al Giro dell’Emilia nel 2013, lo aspettavamo vincente anche qua sopra, e in fondo la “esse” del Muro di Huy è la versione vallone della Curva delle Orfanelle, ma dopo la vicenda del salbutamolo e la manifestazione di certi limiti del ciclista, forse anche caratteriali, ormai non ci speravamo più. Però Ulissi è così, ci sono dei giorni che va forte, come due anni fa in Canada, e oggi doveva sentirsi bene al punto che anche un campione del mondo, per quanto quasi indegno di quel titolo, come Rui Costa ha lavorato per lui, che di più non poteva fare perché davanti c’erano ancora quei due che ormai fanno coppia fissa. Si, ma non può durare, c’è troppa differenza d’età, il giovane Alaphilippe che vuole averla sempre vinta lui e il vecchio Fuglsang che ha sprecato una carriera a cercare di vincere il Tour ma era meglio se pensava alle classiche e prima o poi una per distacco la vinceva ma qualche annetto a disposizione ce l’ha ancora. Quasi la stessa differenza d’età c’è tra le due Van, la Der Breggen che quest’anno aveva vinto solo in mtb e la Vleuten che dopo aver vinto a Siena ha fatto solo secondi posti e non ha più centrato una rincorsa. Poi, prima di salire sul podio le due olandesi conversavano allegramente, mentre Alaphilippe e Fuglsang dopo l’arrivo si sono abbracciati e pensiamo rappacificati dopo l’incazzatura da trichechi dell’Amstel. E quindi è tornata la pace nelle Ardenne, ma solo fino a domenica prossima quando si correrà la Liegi.

La zeriba pasquale – si salvi chi può 3

Uno degli obblighi che l’umanità si è data, almeno in questa parte di mondo, è quello di fare un viaggio, un viaggetto, una gita fuori porta il lunedì in albis, creando così situazioni di grande affollamento nelle località con questa funesta vocazione. Il consiglio che la zeriba può dare ai passanti su questo blog, se proprio ci tengono a questa gita, è di farla sì fuori porta ma che si intenda non la porta della città che ormai non svolge più la sua funzione ed è ormai solo un ricordo del passato ai tempi del sovranismo a km zero, ma la porta di casa, sul pianerottolo, avendo cura di lasciare aperta la porta, in modo da poter subito riparare in casa quando il passaggio di esseri antropomorfi superi le 1,1 unità.

Mondo Garguglia

Ho letto che è arrivata a Roma la ragazzina svedese diventata simbolo della battaglia ambientalista all’ultimo stadio e devo dire che trovo curioso che, dei tanti sostenitori delle Grandi Nobili Cause, nessuno si preoccupi di una piccola causa, quella della condizione di questa ragazzina minorenne, che a quanto dicono ha pure qualche problema di salute, sbatacchiata di qua e di là e sottoposta alle invettive social, e di quello che potrà essere il suo futuro quando anche questa vicenda sarà totalmente consumata dai media. Ma a proposito di accanimento terapeutico sul pianeta e sulle sue diciamo suppellettili c’è stato anche l’incendio alla Cattedrale di Notre-Dame, che ha visto reazioni esagerate a beneficio dello spettacolo mediatico e come se la Storia non fosse piena di incendi devastazioni crolli, e non dimentichiamo i roghi di libri per restare in ambito religioso, ma questa è la vecchia faccenda dell’illusione dell’eternità coltivata anche attraverso le opere dell’uomo. Poi ci sarà pure qualcuno che avrà utilizzato l’accaduto a favore di qualche sua causa, perché con un piccolo sforzo di immaginazione lo si può vedere come simbolo di qualche crisi o decadenza, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma a rassicurare tutti è arrivata una task force di stilisti che finanzieranno di tasca propria i lavori, sempre che la moda di quest’anno preveda abiti con le tasche. E a lavori ultimati non sappiamo se ci sarà una sfilata di moda nel luogo sacro, ma almeno sotto la guglia ripristinata potranno andare a pregare e chiedere una grazia anoressiche modelle o aspiranti tali e operaie tessili sottopagate, amen.

Cartoline da Sanremo

Nella remota ipotesi che venga una corsa spettacolare, che poi è quello che speriamo, e non ci sia tempo per ammirare il paesaggio, ecco delle vecchie cartoline di alcuni passaggi classici della corsa, cartoline eroiche dei tempi eroici del ciclismo eroico.

Turchino

Capo Mele

Capo Cervo

Capo Berta

Costa Rainera / Cipressa

Poggio

Via Roma