ultime cartoline

Nel primo anno di vita di questo blog vi segnalai un librone sulle cartoline che negli anni del boom raffiguravano luoghi periferici o che comunque non si possono considerare parte della famosa “grande bellezza”. Ora invece il Saggiatore ha pubblicato un libretto intitolato Tanti cari saluti, con ben due sottotitoli: “Cartoline dall’Italia e “Storia trash delle nostre vacanze”, di Lorenzo Marchionni, grafico che cura una pagina instagram sull’argomento. Le pagine del volume in realtà sono proprio cartoline che, anche se sul retro hanno stampati piccolo testi superflui, possono essere staccate e spedite, e si tratta di riproduzioni di vere cartoline edite in anni più recenti rispetto a quelle “periferiche”, diciamo gli ultimi 40 anni, e definite trash anche se su questo termine si è molto discusso tra i 90 e gli 00 ai tempi del Grande Revival Generale. Il libretto non ha lo stesso approccio sociologico del librone di Caredda ma è tutto sommato divertente, le immagini sono generalmente dozzinali e di cattivo gusto, e sembra che non importi più mostrare il luogo in cui si passano le vacanze, come se tutto fosse già noto, e ai tipici panorami non tutti invidiabili – basti pensare alle spiagge assediate da alberghi e bagnanti – si sovrappongono ingombranti scritte e disegnini, o donnine seminude, ma la mia preferita è quella che raffigura San Petronio in Bologna minacciata da un Papa in versione Godzilla.

L’incredibile prevedibile

Incredibile non è l’auto che sponsorizza Cassani in uno degli spot più insopportabili ma l’ultima tappa del Tour, prevedibilissima finché sarà disegnata così. Si inizia col tratto di trasferimento più lungo ma che qui fa parte del percorso ufficiale e in cui ci sono i brindisi e le foto di rito per singoli, per squadre, per nazioni, poi si arriva a Parigi e prima di entrare nel circuito finale si passa attraverso il Louvre dove la sorpresa è che Gerainthomas riesce a non andare a sbattere contro la piramide. Poi c’è la fughetta interlocutoria ma che sia di pochi temerari, infatti ieri ne stava partendo una troppo corposa ed è stata subito ripresa, poi ricongiungimento, volatona insolita e su un arrivo in pavé e in leggera salita ci sta che vince Van Aert battendo Cavendish, il quale ha avuto la cattiva idea di non seguire il suo apripista Morkov ma la ruota di Wout. Van Aert così in un’unica edizione del Tour ha vinto in tutti i modi, salita crono e volata, e l’intervistatore gli ha chiesto come ha fatto, ma a questo punto bisognerebbe chiedersi semmai come ha fatto in primavera a perdere una volata e mezza contro quell’altro fenomeno di Pidcock. Altro fenomeno ancora è Pogacar, il primo che a meno di 23 anni ha vinto due Tour. I due gareggeranno tra meno di una settimana alle Olimpiadi, e Pogacar è chiaro che aveva come obiettivo principale il Tour ma di Van Aert non si sapeva se avrebbe concluso la corsa e forse ha deciso solo strada facendo, e tra pochi giorni vedremo se ha avuto ragione lui o tutti quelli che si sono defilati. Ma già da ora si può prevedere che quelli avranno difficoltà con le Olimpiadi saranno gli spettatori italiani che vorranno seguire tutto o quasi, dall’atletica al nuoto dal dressage al badminton, non solo perché le gare si disputeranno in orari dell’altro mondo ma perché dovranno saltare da una rete all’altra per la rigidità del palinsesto RAI.

Quante storie!

Oggi era quel giorno, anzi quei due giorni, quello atteso e quello temuto. Si attendeva la 34esima vittoria al Tour di Cavendish ed è arrivata, certo si potrebbe dire che è stato facilitato da una concorrenza scarsina ma si sa che chi ha torto è sempre assente (si dice così?), e dopo l’arrivo Cav abbracciando il compagno Cattaneo ha detto “Abbiamo fatto la storia”: eh, quante storie! E dire che neanche doveva essere al Tour ma il suo compagno Sam Bennett, che fino a poche settimane fa era il meglio velocista del mondo, ha avuto quello che Beppe Conti ha definito “un problema politico al ginocchio” e l’anno prossimo dovrebbe tornare alla Bora che aveva lasciato in cerca di maggiore spazio. Cavendish di Merckx non vuole sentire parlare, nel senso che non si ritiene al suo livello, ma durante l’intervista, più ancora che nelle precedenti, per descrivere la volata ha fatto ampi gesti e marcate espressioni con la faccia, forse dopo Merckx vuole eguagliare pure Voeckler. Ma oggi era anche il giorno temuto, si arrivava a Carcassonne ed era il tradizionale giorno del massacro dei Catari, e poiché questo è il primo Tour seguito dallo scrittore parlante la lezione di Storia è toccata a lui. Ma guardate che c’è stata una caduta, un’altra caduta, dei ritiri, una foratura, attacchi e contrattacchi, ventagli, no, prima i Catari poi la corsa. Andrea De Luca dà la sua interpretazione delle guerre di religione dicendo che in realtà nascondono interessi economici, bene, lui ci è arrivato, ora non sarebbe male se lo capissero pure quelli che guardano i telegiornali facendo il tifo o quelli che, non avendo di meglio da fare, vanno in piazza a bruciare le bandiere in rituali patetici. De Luca ormai è complice dello scrittore parlante, in passato sembrava più sensibile al vino e alle belle donne, soprattutto durante le edonistiche sintesi del Tour Down Under, ora invece sembra che gli interessi solo l’architettura, e a 4 km dall’arrivo ha invitato Genovesi, che voleva vedere la corsa, a dire almeno due parole sulla Cittadella di Carcassonne.

C’è stata volatona anche al Giro Donne e ha vinto nettamente Lorena Wiebes, ma per lei non si prospetta un prosieguo di carriera monotono a base di soli sprint, perché altrove ha dimostrato che volendo può infilarsi anche nelle fughe, mentre si ferma a 30 vittorie, almeno per quest’anno, il record di Marianne Vos che, per preparare meglio le Olimpiadi, dovrebbe abbandonare il Giro evitando di affrontare nella tappa di domani il Monte Matajur, che pure tanti soldati nella Prima Guerra Mondiale, se avessero potuto, avrebbero evitato volentieri.

Vedi Carcassonne e poi muori.

Burocrazia e Fantasia

La famosa lotta alla famigerata Burocrazia secondo me è difficile proprio perché potrebbe essere semplice, cioè per risolvere il problema basterebbe semplificare le norme, ma le cose semplici possono farle solo persone capaci di cose semplici e non quelli che invece si incartano con leggi che nascono già contorte perché vanno dietro al chiacchiericcio dell’attualità. Ora in questa battaglia scendono in campo addirittura Nathan Never e Legs Weaver che nell’albo ancora in edicola, o forse non più, indagano per conto di una ditta di demolizioni che fornisce argomenti utili alla causa. Devo dire che Legs Weaver la preferivo quando aveva un albo tutto suo e girava per le pagine mezza nuda, e che in questo periodo sto comprando qualche albonello (=albo di Bonelli) per le medaglie celebrative degli 80 anni della ditta. Ho apprezzato un numero di Julia, ho perso quelli di Martin Mystère e con grande sorpresa ho scoperto che è ancora possibile leggere un Dylan Dog decente, a patto che non ci metta mano l’attuale curatore. E questo albo di NN non è male, però la Bonelli ormai è un’istituzione e in quanto tale si propone anche fini educativi, come fa il Giro d’Italia della RAI, e ad esempio in questa storia alcuni personaggi sono di quelle persone che si chiudono in casa con la loro strumentazione elettronica ed evitano i contatti umani, e così viene toccato un tema sociale scottante che proprio perché tale sarebbe meglio non toccarlo, però semmai un’altra volta si potrà parlare anche del tema delle ustioni. Ma per l’argomento principale abbiamo il titolare della ditta di demolizioni che ha un’ufficio che neanche Jeff Bezos, polemizza contro le tempistiche delle amministrazioni comunali e si rivela filosofo cinico e persona onesta, ma è un imprenditore di fantasia.

Cose turkmene

Quelli del ciclismo hanno fiuto quando assegnano i campionati mondiali o continentali. L’anno scorso ci fu un gran carosello a causa del covid, e quest’anno che il virus ha influito di meno avevano pensato di fare gli europei su pista in Bielorussia. Poi è successo quell’incidente che a qualcuno può sembrare curioso, ma in un periodo in cui il terrorismo langue, forse pur’esso vittima della pandemia, non si trova nessuno disposto a dirottare un aereo e ci devono pensare i governi, quindi niente di strano. Però gli altri governi per invidia hanno bisticciato con la Bielorussia e i campionati europei sono stati rinviati a sede e data da destinarsi. Orientativamente si dovrebbero disputare in autunno quando erano già programmati i mondiali che dovevano disputarsi ad Ashgabat, ma per le restrizioni anticovid il Turkmenistan ha detto: Abbiate pazienza, non è cosa, se ne parla un’altra volta. Niente di strano neanche in questo caso, solo che mi è venuta in mente una cosa, anzi non mi è venuta in mente, insomma sono anni che abbiamo la possibilità di seguire mondiali e coppa del mondo su pista ma io un pistard turkmeno non lo ricordo, e in verità neanche uno stradista, sono corridori che al più partecipano ai campionati asiatici. Niente di strano neanche che questo paese abbia un velodromo, perché queste nazioni poco democratiche ancora vogliono farsi belle agli occhi mondiali con manifestazioni sportive e impianti all’avanguardia, come ai tempi dell’URSS. Una cosa curiosa del Turkmenistan è che nella capitale Ashgabat c’è un monumento che raffigura il Ruhnama o Libro d’oro, praticamente un libro di pensierini scritto dal presidente a vita Nyýazow che comunque nel 2006 scoprì di non essere immortale. Il paese asiatico si distingue anche per altre leggi assurde su cui però i cittadini del posto non trovano molto da ridere: cose turche, anzi turkmene. Però intanto questo paese senza ciclisti ha un velodromo su cui possono disputarsi competizioni internazionali, mentre l’Italia che le medaglie le porta a casa col carrello e avrà pure un pistard portabandiera olimpico ha un solo velodromo coperto in cui però ci si può solo allenare. Ci sono anche velodromi scoperti, il neopresidente Dagnoni ne ha contato 27, non so se ha compreso pure quello di Marcianise di cui nessuno sa cosa farsene. Tra questi c’è il velodromo di Ascoli Piceno dove si allena e gareggia il settore della velocità maschile, mentre quello femminile ha questo talento isolato di Miriam Vece che per fortuna ha trovato ospitalità nel Centro mondiale del ciclismo, e la velocità maschile in Italia si può dire che sopravvive grazie alla famiglia Ceci che si divide tra atleti tecnici e organizzatori. E per questo l’Italia ha deciso di premiarli togliendogli il velodromo di Ascoli che sarà mangiato dal campo di calcio, e come contropartita c’è la promessa di costruire un nuovo velodromo forse domani chissà. Eppure il ciclismo italiano si è trovato in una situazione simile a quella del Turkmenistan perché ha avuto un presidente quasi a vita, quattro mandati seguiti da un tentativo fallito al CONI, l’unica differenza è che questo ex presidente qui non ha neanche scritto un libro di pensierini.

Se lo costruivano nel Karakum questo velodromo era la classica cattedrale nel deserto.

Pausa pubblicitaria

A portare avanti un blog non si guadagna niente, anzi si perdono solo tempo e traffico, e allora pensavo di trovare dei partner, degli sponsor, ma non credo di essere portato per la pubblicità. Però voglio provarci lo stesso approfittando del giorno di riposo al Giro.

Ragazzo, non c’è niente di male a essere ignorante e a non sapere quando eruttò il Vesuvio distruggendo Pompei e come si chiamava quel Tempio di cui adesso mi sfugge il nome, e non c’è niente di male neanche a cercare di farti aiutare da tuo padre che però è più ignorante di te. Però se vi cade un toast per terra non raccoglietelo, anche se non l’avete finito, perché non è igienico, a maggior ragione di questi tempi che c’è il covid, ma pure senza covid bastano le vostre facce a testimoniare la sporcizia in cui vivete.

Vuoi correre come Mathieu Van Der Poel, inseguirlo e cercare anche di raggiungerlo? Si?! Ma dici sul serio? E allora comprati una motocicletta. Ma tu guarda questo!

Se volete andare in auto e sentirvi ecologici compratene una ibrida. C’è uno spot di una di queste in cui purtroppo le voci coprono la musica che dal poco che si sente sembra interessante. Non perdete tempo a cercare informazioni che ci ho già pensato io. E’ di Sascha Ring, musicista elettronico tedesco noto come Apparat, ma il pezzo è stato composto appositamente per lo spot e non si può ascoltare da nessuna parte in nessun formato. Ecco uno che sa farsi i soldi con la pubblicità.

La Zeriba Suonata – La comodità del Diavolo

Mi sembra di avere già accennato ai miei tentativi falliti di farmi piacere il reggae giamaicano, ma non sono io che sono razzista, sono loro che sono rastafariani. In Giamaica avevano questa musica divertente che era il rocksteady e che parlava più o meno delle stesse cose di cui parlano il rock e il blues, poi si è trasformato in reggae che iniziò continuando sugli stessi argomenti, ma poi se ne appropriarono i rastafariani e divenne una cosa pallosa, testi diciamo religiosi o politicizzati, dreadlocks, marijuana, e come se non bastasse a Bob Marley piaceva pure il calcio. Ma le religioni, come tutte le grandi narrazioni, hanno bisogno di un villain, e anche nel rastismo torna comodo il Diavolo. C’era un cantante pure famoso, Max Romeo, che all’inizio era una persona normale, cioè voglio dire con i capelli normali, che poi gli sono cresciuti i dreadlocks pure a lui, ma che a metà anni 70 in combutta con Lee Scratch Perry, uno che faceva soprattutto musica mica predicozzi, realizzò un album intitolato War Ina Babylon, perché i rasta ce l’avevano con Babilonia, non ho mai capito se perché l’identificavano con l’Occidente schiavista o semplicemente perché nei Giardini Pensili di Babilonia non si coltivava la marijuana, e dentro c’era una canzone intitolata Chase The Devil, che se uno legge il titolo e non la ascolta non capisce ma poi vedremo. Max Romeo è ossessionato da questo Diavolo e dice di volersene liberare, si metterà una camicia di ferro e spedirà il Diavolo nello Spazio a cercare una nuova razza, e già vi dice qualcosa in più, vero? Ebbene, il Diavolo dopo una quindicina d’anni si prese la rivincita ma non in prima persona, delegò un quartetto di scriteriati che usava droghe sintetiche e non biologiche e attorno a un pezzo di quel brano composero il loro prodigioso psicapolavoro.

Max Romeo – Chase The Devil

Max Romeo prima e dopo la cura.

La crema del Giro scremato

Ieri mi sono costretto a vedere la presentazione del Giro d’Italia dal Castello del Valentino di Torino, in genere uno spettacolino noioso che cerco di evitare, ma ieri mi scappava da ridere per la ridicolaggine del tutto con effetti speciali e frecce tricolori, orchestra morriconeggiante e acrobati danteschi, retorica e pompa magna, un conduttore dalla cadenza da radio-dj che mi vanto di non aver riconosciuto, un anglofono che con un paio di cene risolleverebbe il settore della ristorazione italiana e finalmente una faccia familiare, Francesco Pancani, che però si è astenuto dal fare domande un minimo originali. Subito la brutta notizia della conferma di AdS alla conduzione del Processo, si spera almeno che a titolo di aggiornamento professionale abbia fatto un corso sull’ABC della democrazia, dopo le polemiche dell’anno scorso nel giorno dello sciopero. C’era anche Barbara Pedrotti non so se come giornalista o come parte voluta dall’occhio, certo è che se alcune giornaliste incidentalmente piacenti ci tengono a dimostrare di essere anche brave, lei mi sembra che ci tenga a dimostrare l’inverso, e prima si esibisce in versione Barbraless e poi con un abito vedo-non vedo-no,no,vedo. E per restare in tema, oltre alle squadre sono state presentate anche le maglie e, per la nota faccenda del carro di buoi, le indossavano quattro ragazze e l’importanza crescente delle maglie era diciamo resa visivamente dalla grandezza crescente della taglia di reggiseno. Oggi c’è il silenzio elettorale, cioè no, mi confondevo, e domani finalmente parte il Giro scremato d’Italia e allora vediamo qual’è la crema di questo Giro light, chi sono i protagonisti attesi, i nomi di spicco. Diciamo che se il Giro si fosse disputato un anno fa e avesse avuto alla partenza Nibali, che da tempo non iniziava una stagione così forte come fece alla Parigi-Nizza, Evenepoel giovane fenomeno dal potenziale ancora non conosciuto e Bernal vincitore uscente del Tour, si sarebbe presentato come un cremoso supergiro. Ma in questi mesi nell’ambiente gli ortopedici hanno avuto più lavoro degli epidemiologi e il campo partenti finisce per ricordare Fantozzi contro tutti, la scena in cui Fantozzi e colleghi tornavano in ufficio dopo la sgambata del giorno prima.

Vincenzo Nibali ha un’età, ma non è che Geraint Thomas sia tanto più giovane eppure è dato tra i favoriti del Tour. Forse in Francia ci sarebbe voluto andare pure Nibali ma lui è ligio alle norme e da un anno gareggia solo nel raggio di 300 metri da casa sua e quindi eccolo al Giro. Ma poche settimane fa si è rotto il polso in allenamento, lui ha detto che avrebbe fatto l’impossibile per partecipare ma che l’impossibile non sempre è facile, e dopo aver controllato sul vocabolario credo che abbia ragione, ma un po’ di impossibile l’ha fatto ed eccolo al Giro. Però ora l’osso è tenuto da una placca e 11 viti, per cui rischia di accumulare svantaggio non tanto in salita o a cronometro ma ai metal detector.

Remco Evenepoel è ancora giovanissimo ma ieri sembrava invecchiato di un lustro, non ha mai corso un grande giro e da quando è caduto nel burrone al Lombardia non ha mai gareggiato. Riprende a correre proprio al Giro, e poi dicono che non gli mettono pressione.

Egan Bernal ha dolori alla schiena che sarebbero causati dal fatto di avere una gamba più corta. Finché correva con il Principe Duca Conte si ricorreva ai rimedi della nonna, di Savio o di Bernal fa lo stesso, e gli mettevano un tacchetto sul pedale. Ma poi è passato alla iper-scientifica Ineos e la situazione è cambiata da “così” a “cos’ho?” Per dire, il primario della squadra aveva comprato degli occhiali a raggi X per guardare le ragazze. Ma cosa avete capito, brutti maiali? Voleva guardarne il viso coperto dalle mascherine, ma è successo che si è trovato a passare Kwiatkowski e il medico si è accorto che il polacco aveva una costola rotta e gli avevano appena fatto correre 300 km su e giù per i capi della Sanremo.

Pavel Sivakov dovrebbe correre come gregario di Bernal ma lui dice che nelle corse possono succedere tante cose, ma bisogna vedere a chi succedono, e forse lui non conosce il Primo Principio dell’Orografia secondo cui a ogni ascesa segue una discesa. Ora qualche secchione precisino dirà che a volte invece segue un falsopiano, va bene, ma prima o poi la discesa arriva, e se Pavel va forte in salita, a vederlo in discesa viene il dubbio che vivendo in Francia si alleni col Premiato Maestro Discesista Alexandre Geniez.

Simon Yates è il grande favorito, il che la dice lunga sullo stato delle cose. Nel 2018 ha dato spettacolo ma poi ha pagato gli sforzi, ora dice che starà più accorto, quindi darà mezzo spettacolo, oppure con biglietto a metà prezzo per militari e bambini, difficile che vinca la classifica generale, molto più probabile che vinca quella delle smargiassate.

Romain Bardet era uno che sembrava forte nelle gare a tappe, ma non ha ottenuto questi grandi risultati, e allora forse a pensarci bene potrebbe fare meglio nelle corse in linea dove…, no, neanche lì, insomma ci stiamo ancora pensando.

Da quanto si è visto al Tour Of The Alps, al contrario di Sivakov, Daniel Martin può risolvere il problema delle difficoltà in discesa in maniera radicale: proverà a tagliare direttamente per i dirupi.

Se qualcuno avesse praticato il lockdown estremo e fosse tornato solo dopo l’autunno da un isolamento totale e avesse saputo che il Giro 2020 era stato vinto da Tao Impronunciabile Hart davanti a Jay Hindley avrebbe pensato o a una caduta generale degli avversari o a una epidemia di covid nel plotone. Noi ci siamo invece limitati ad attendere un segnale di vita dall’australiano, che è giovane e se deve fare degli errori di gioventù deve approfittarne adesso e non attendere la vecchiaia, questo per definizione, insomma un po’ più di vivacità nelle prime corse, e invece niente.

E poi per la classifica ci sono ancora i tanti sottocani, capeggiati da Mikel Landa e Wilco Kelderman, che anche quando hanno avuto l’occasione della vita si sono guardati bene dal coglierla. Però ci sono anche le vittorie di tappa, e per quelle ci sono quei corridori portati per le corse in linea, come Gianni Moscon, o cronomen come Filippo Ganna, che appunto, no, niente, devono fare i gregari. E ancora, per lo spettacolo non necessariamente agonistico ci sono Peter Sagan e Simon Pellaud, ma le regole anti-covid e soprattutto le nuove proibizioni UCI gli impediranno di interagire col pubblico o di impennare senza mani e senza piedi o di firmare libri in corsa o di fare selfie o di scambiare figurine e borracce o chissà che altro, e allora alla fine restano i velocisti.

Caleb Ewan non può puntare all’Olimpiade che si corre su un percorso impegnativo né al Mondiale che ha tratti in pavé che dovrebbero essere indigesti per uno piccolo come lui, e dato che però lui non è un velocista qualunque si è posto un obiettivo ambizioso: vincere tappe in tutti e tre i grandi giri. Ma anche se non avrà lo stress della classifica generale non potrà concluderli tutti e tre, per cui voi dite che il Giro è la corsa più dura del mondo e allora alla prima occasione Calebino farà le valigie.

C’è solo una persona che in questo periodo va più piano di Elia Viviani ed è Elena Cecchini. Allora, per restare in famiglia, Elia con la sua esperienza da pistard potrebbe provare a lanciare le volate al fratello Attilio, hai visto mai?

5 anni fa Fernando Gaviria era praticamente imbattile su pista, il giovane promettentissimo che prometteva moltissimo e tutti se lo contendevano. Oggi cercano di disfarsene ma nessuno lo vuole.

Compatibilmente con la presenza alla settimana della moda, sarà alla partenza, almeno a quella perché all’arrivo è difficile dato il suo ginocchio volubile, lo stilista e campione italiano ed europeo Giacomo Nizzolo che non ha mai vinto una tappa in un grande giro. Ora o mai più, più probabile la seconda.

Una delle cose più agghiaccianti che mi è mai capitato di leggere è stata la descrizione, fatta dalla fidanzata, dello stato di Fabio Jacobsen dopo l'”incidente” in Polonia. Dylan Groenewegen fece quella che alcuni definirebbero una volata di mestiere, di giustezza, e sono gli stessi che in pratica hanno rimproverato a Longo Borghini di non aver stretto alle transenne Van Vleuten all’ultimo mondiale. Groenewegen è stato squalificato, è stato socialmente insultato e minacciato, ed è difficile immaginare in che condizioni psicologiche più che fisiche rientrerà. Invece le transenne, che a un certo punto sembravano le uniche colpevoli, non sono state squalificate, e anzi il Giro di Polonia è stato premiato dalla Polonia come miglior evento sportivo in Polonia dello scorso anno, figuriamoci il peggiore. Con altrettanto cattivo gusto una nota rubrica televisiva di ciclismo non perde occasione di mostrare e rimostrare l’incidente da tutte le inquadrature, ma se non altro ci ricordano l’accaduto, che alcuni giudici di gara sembrano aver già dimenticato continuando a vedere il mestiere e la giustezza dove invece ci sono solo plateali scorrettezze.

E poi tra i velocisti alcuni inseriscono Davide Cimolai, ma quelli sono i soliti scemi che vogliono fare gli scherzi.