Totò Peppino e la logica aristotelica

L’altroieri tutti i telegiornali erano scandalizzati perché una donna si era data fuoco e la gente nei paraggi invece di aiutarla si è messa a filmare la scena con gli smartufoni, cosa stiamo diventando dicevano, poi subito dopo tutti i telegiornali hanno mandato in loop le immagini di un pestaggio a Castellammare, le hanno mandate più volte nel timore che qualcuno si forse perso un pugno o una sediata. Con questo clima e tenendo conto che già si fanno viaggi sui luoghi di disgrazie, chissà che non aumenti questo tipo di turismo ai danni di quello diciamo tradizionale. Se così fosse Napoli e la Campania ne sarebbero avvantaggiati, una visita dove è stato freddato Caio, un giro nel bunker dove hanno trovato Tizio, qualche compagnia più intraprendente potrebbe organizzare roghi di rifiuti tossici per turisti in cerca di emozioni particolari. In caso contrario, se continuasse a prevalere il turismo verso arte e paesaggi, la Campania non potrebbe contare sulla promozione tramite lo sport perché qui esiste solo il pallone e il calcio è sport claustrofobico, durante la partita viene inquadrato solo lo stadio, si sbircia fuori solo nel  caso di risse che però, ricordiamolo, non hanno niente a che fare col calcio anche se quelli che si azzuffano sono tifosi organizzati che danno del tu a calciatori e dirigenti. E nessun cronista pallonaro divaga dal gioco parlando dei siti e della storia e dei personaggi famosi della città che ospita la gara, se qualcuno si azzardasse verrebbe fucilato. E comunque, dato che Albi non ha una grande squadra di calcio, non c’è il rischio che tra un corner e un arbitro cornuto qualcuno inizi a parlare del massacro dei catari che noi ciclofili invece sappiamo ormai a memoria. La Liguria però non è messa meglio, si parla solo di ponti che crollano, costoni che franano, strade bloccate, e quando con la Sanremo c’è l’occasione di mostrare la riviera con le sue bellezze i sindaci dicono di non essere interessati. C’è chi invece il ciclismo come mezzo di promozione turistica non si limita a sfruttarlo ma lo va a cercare. Il caso più clamoroso è quello dles Dolomites, che ha una copertura televisiva superiore a qualsiasi corsa professionistica e in realtà è difficile pensarlo come ciclismo, essendo in realtà una passerella di vip, semivip e leccavip, che si fanno pubblicità reciproca con i luoghi che ospitano la gara, che poi sarebbe meglio se venisse ridotta a semplice pedalata in quanto l’albo d’oro c’ha i suoi innominati, e per contorno democratico ai Vip che partecipano di diritto, ci sono tutti gli amatori che si contendono i posti limitati per l’iscrizione, ma, con quello che costano l’attrezzatura e eventuali additivi da aspiranti squalificati, non si possono neanche ritenere poveri comuni mortali. Ma quest’anno anche la maratona dolomitica è stata cancellata, e quindi il più grosso spot in bicicletta è diventata la Tre Valli Varesine che per l’occasione ha fagocitato Bernocchi e Agostoni e l’hanno chiamata Gran Trittico Lombardo, ma in realtà era la Tre Valli travestita neanche bene. La Tre Valli ha avuto sempre una diretta più lunga di qualsiasi corsa italiana, escluse Sanremo e Lombardia, quest’anno più delle stesse Strade Bianche di categoria UCI superiore, ed è sempre stata una passerella per politici e amministratori locali, ricordiamo Cunego con Bossi, e poi dicono Nibali che correva per il Re del Bahrain, però noi ringraziamo perché ne approfittiamo per vederci una porzione abbondante di corsa, ma quest’anno è venuto storto per tutti e ci si è messa pure la pioggia, per promozione hanno mandato immagini assolate dell’anno scorso, l’elicottero non poteva alzarsi, poche immagini della corsa che ci mancava solo la voce di De Zan, poca passerella, facce coperte dalle mascherine, le miss potevano anche avere i baffi vai a sapere, e per ultimo, dato che gli appassionati italiani vogliono vedere vincere gli italiani ma sembrava di essere tornati ai tempi prima di Viviani e Bettiol, se ne va in discesa lo straniero Gorka Izagirre e non lo prendono più, neanche Nibali che fa la corsa, la agita, è il primo italiano all’arrivo battendo in volata gente più veloce di lui, e non so se questo può portare meno turisti a Varese ma non credo. Però non è un risultato a sorpresa e ora vi spiego perché. Nel ciclismo si fa largo uso della logica aristotelica, ad esempio Nibali ha vinto il suo tour nella tappa sul pavé e sotto la pioggia? Se ne desume che ogni volta che c’è brutto tempo e le strade sono messe male Nibali è favorito, ne gode addirittura, pavé, sterrato, buche, se buttassero pure le puntine a terra sarebbe il massimo, povero Nibali che non può farsi una pedalata tranquillo su strade scorrevoli. E allo stesso modo quando piove vanno forte i ciclocrossisti e gli uomini dei paesi freddi e piovosi, e manco a farlo a posta c’erano due squadre belghe piene di crossisti, il traguardo volante l’ha vinto Quinten Hermans che, per come sono passati veloci questi mesi virali, sembra ieri che correva per i prati inseguendo quelli che inseguivano Van Der Poel, e la corsa l’ha vinto Gorka il fratello di Ion, che sembrava quello meno forte ma non ne siamo più tanto sicuri, che in inverno si diletta a fare il ciclocrossista ed è anche basco, e a dar retta ai telecronisti i Paesi Baschi devono essere tipo la Milano di Totò e Peppino.

Eppure il fango non c’era.

La Zeriba Suonata – calcestruzzo

Secondo i politici e i loro suggeritori, cioè gli imprenditori, il Paese deve ripartire dal cemento, anche se da tempo si sa che il calcestruzzo è deperibile e il crollo del ponte Morandi lo ha drammaticamente mostrato a tutti. Però, se il calcestruzzo non sarebbe adatto per l’edilizia, da esso almeno può ripartire pure la musica, anche se non proprio convenzionale, anzi “priva di melodia, solo rumori, urla, ferro e cemento” come quella dei trevigiani Béton Brut, che non significa Brutto Bestione, tanto più che quelli, i brutti bestioni attorniati da ragazze sculettanti, in genere fanno musica da classifica, ma è un rimando all’omonimo movimento architettonico. I Béton Brut sono La Suprema Assenza, Il Buio Oltre La Siepe e Oscura Speranza più la voce di Sylvia Schlecker e hanno inciso un 7 pollici picture disc in 23 copie intitolato Brutalismo, e a me piace molto l’idea delle stampe in numero molto limitato di copie, si tratti di dischi o di libri, e a vederlo in foto il disco si direbbe anch’esso di calcestruzzo, ma ciò non è possibile perché romperebbe la puntina o più probabilmente accadrebbe il contrario, e infatti è di vinile trasparente come trasparenti sono anche la busta e il foglio con i testi. Sul sito bandcamp del gruppo potete ascoltare il brano omonimo, che non è musica per tutti né vuole esserlo, di sicuro non piacerebbe ai muratori che con sufficienza potrebbero commentare: Questo sapevo farlo anch’io, un po’ come fanno alcuni di fronte alle opere d’arte non figurativa, ma il buon Bruno Munari diceva: “Quando qualcuno dice: questo lo so fare anch’io, vuol dire che lo sa rifare altrimenti lo avrebbe già fatto prima.”

Brutalismo

Ci vediamo alla prossima pandemia anzi non ci vediamo

L’ho già scritto pure troppe volte che quelle sceneggiate sui balconi mi sembravano una reazione isterica alla paura, ma pure quel messaggio Andrà tutto bene suonava allora e oggi ancora di più suona così egoistico, racchiuso al proprio balcone, non ci fossero stati ancora morti ma invece ce n’erano già stati e ce ne sono stati altri e ce ne saranno ancora. E poi era facile prevedere che anche questa occasione, come già successo con la crisi economica di un decennio fa, sarebbe stata sfruttata a proprio vantaggio da quelli che, chiamateli poteri forti o come preferite, hanno i soldi e il potere e il cui parere non vale 1 ma va moltiplicato per un coefficiente. E infatti ecco che con la sacra motivazione della ripartenza si chiede che non si frapponga più nessun ostacolo alle opere cosiddette pubbliche, sì, quelle che poi si affidano in gestione ai privati, e via strade e superstrade ferrovie e superferrovie ponti e superponti, speriamo non si dimentichino di quello sullo Stretto, e poi diamo pure un po’ di incentivi all’industria automobilistica che paga le tasse di lì e piglia i benefici di qui, che non si dica che siamo nazionalisti. E allora se in quei giorni di chiusura avete potuto vedere i cieli azzurri e i fiumi limpidi ora potete dimenticarveli. A proposito, una delle cose che mi colpì in negativo quando abbiamo ripreso a uscire, oltre al fatto che purtroppo non era morta abbastanza gente e anzi erano tutti lì in buona salute con più arroganza di prima e con i loro supermacchinoni che ostentano tranne quando vanno a piangere miseria in tv o dallo Stato, la cosa che mi ha colpito è che neanche con la pausa ambientale era tornata a crescere l’erba nelle aiuole della piazza centrale quella dedicata all’architetto olandese che qui ci costruì una reggia. Poi però dopo qualche settimana sono venuti degli operai e hanno smosso la terra hanno potato qualche pianta che ormai non ne stanno rimanendo più e hanno piantato qualcosa: cartelli pubblicitari a uso di aziende e non ai margini ma nel centro delle aiuole. Beh, quando verrà la prossima epidemia e se ci sarà un’altra chiusura la situazione potrebbe essere così compromessa da non poter più vedere cieli azzurri e acque pure, però almeno, in caso di applausi e show domiciliari, non vedremo neanche più il balcone di fronte perché in mezzo nel frattempo avranno costruito una superstrada un ponte o una sopraelevata, infrastruttura indispensabile per il radioso futuro del paese.

La Zeriba Suonata – La nuova cantante

Ieri ho scritto che per una disattenzione avevo pensato che qualcuno stesse copiando Arca, ma poi ho scoperto che al contrario una sua idea che vediamo nel video di Reverie, cioè quella di rappresentare la sua diversità in forma in centauro, era stata anticipata di poco da Sevdaliza nel video di Human, e devo dire che tutte e due mi fanno venire in mente Il nuovo avvocato, il racconto di Kafka in cui il cavallo Bucefalo, terminata l’epopea di Alessandro Magno, diventa appunto avvocato. Sevdaliza è il nome d’arte di Sevda Alizadeh, nata in Iran e da anni residente nei Paesi Bassi, giocatrice di basket nella nazionale neerlandese, modella, e poi cantante compositrice performer, e come per la collega venezuelana anche per lei ha molto importanza l’aspetto visivo, e tanto per capirci ammirate il potente video Shahmaran, diretto da Emanuel Adjei autore anche del cortometraggio Formula in cui Sevdaliza ha recitato e composto la colonna sonora. Di questa artista scrivo in questa rubrica e non in quella sugli anni 10 perché l’ho scoperta solo adesso e i siti italiani ne parlano come di un’artista di nicchia ma i suoi video hanno fantastilioni di visualizzazioni. La sua musica è un sinuoso trip-hop che richiama anche Bjork e il soul, finora ha inciso solo un album, Ison nel 2017, ma un secondo dovrebbe essere prossimo, e poi un bel po’ di singoli tutti pubblicati dalla sua etichetta Twisted Elegance, e potete divertirvi a cercarli, da quelli più diciamo naturali, come Clear Air, quando a volte, ma non è questo il caso, cantava in parsi, a quelli molto virtuali come That Other Girl in cui lo scenario quasi ricorda le orribili sculture di Jeff Koons, fino a quelli in cui potete ammirarla in tutta la sua sensualità come Amandine Insensible.

E dal vivo non è più l’algida e altera donna che appare nei video, anche se rende la vita dura al povero ballerino, ma solo nella finzione.

statue di gente che scriveva

In provincia non è come nelle grandi metropoli, ci si contenta, per esempio qui proprio in centro c’è una statua a figura intera di un mezzo olandese che era un grafomane, 3 volumi solo di lettere, però non gliel’hanno fatta per quello, ma perché facendo di mestiere l’architetto costruì un palazzo con giardino a pochi passi, e quindi di gente che come primo lavoro scriveva c’è solo un busto per Gianvolfango Goethe, uno scrittore minore, non come quel giornalista poeta eroe navigatore e se non erro pure santo che tiene una statua a Milano. E pensavo che quel rammollito del giovane Werther non si sarebbe ucciso se, invece di quell’altro rammollito di Goethe, avesse conosciuto il virile giornalista che gli avrebbe riso in faccia, semmai gli avrebbe mollato pure qualche benefico ceffone e gli avrebbe ringhiato: “Questa Lotte pare che ce l’ha solo lei.” Perché il mondo è pieno di donne e lui da uomo di mondo aperto verso le altre civiltà non faceva differenze: bionde brune bianche nere maggiorenni minorenni, basta che respiravano, e se non respiravano pazienza, ce n’erano delle altre. Però almeno con il busto di Goethe stiamo tranquilli, nessuno lo calcola, forse neanche  lo conoscono, invece quello importante che sta a Milano lo imbrattano, perché lo accusano, ma ingiustamente perché, come ricordano i suoi difensori, lui diceva: “Se c’è una caccia alle streghe, vado prima di tutto a sentire le ragioni delle streghe”. E prima sentiva le ragioni delle streghe poi, hai visto mai, da cosa nasce cosa.

La Zeriba Suonata – Grafica e altri disastri

Negli anni novanta e ancora negli anni zero in Italia sono stati pubblicati molti brutti libri. Stampa Alternativa lanciò i millelire per dimostrare che i libri potevano costare poco, ma in realtà quella era una furbata e quei libricini non potevano costare di più: erano formato cartolina, e si trattava di operine minori e brevi di autori famosi o di autori esordienti spesso meritevoli dell’anonimato fino agli sciocchezzai che allora andavano di moda sulla scia di Io speriamo che me la cavo. Però altre case editrici vollero sfruttare il momento e si misero a pubblicare classici e classicini fuori diritti su carta di pessima qualità, brutti oggetti, ma almeno letture spesso importanti a portata di tutti in un paese che ha scarsi rapporti con le biblioteche. Ma c’erano molti libri in quegli anni che, a prescindere dal prezzo, avevano un brutto aspetto grafico, ancora oggi da quello puoi riconoscere in che periodo sono stati stampati, e per dire c’erano  volumi di narrativa che somigliavano alle dispense per i concorsi. Forse anche il computer, le cui potenzialità erano ancora da conoscere ed espandere, usato con pressapochismo ha avuto il suo ruolo. Lo stesso accadeva con i video, e ancora nel 2010… ma adesso ci arriviamo. La mia forse eccessiva curiosità mi spingeva a comprare in edicola una rivista chiamata :Ritual: che in realtà era una fanzine di lusso e trattava di musica tardo-dark e di simpatici gruppi neogotici neofolk neopagani o semplicemente neonazisti, e infatti gli articoli più interessanti erano quelli sui fantasmi e sui cimiteri. C’erano musicisti supponenti che quando incidevano un disco sembrava che avessero scritto un trattato di filosofia. E in copertina facilmente finiva Elena Alice Fossi, sia come cantante dei Kirlian Camera che per il suo progetto SPECTRA*paris, fondamentalmente per i metri quadrati di epidermide scoperti, ma del resto nei concerti di queste musiche che facilmente sfociavano nel rockazzo metallazzo il pubblico non è che andava lì per vedere manoscritti autografi di Wittgenstein, e allora nel settore c’era da rivaleggiare con Cristina Scabbia. Nel 2010 SPECTRA*paris pubblicarono License To Kill, cd + dvd, e sia la confezione che i video avevano una grafica orribile con caratteri illeggibili e brutti disegni e animazione a iniziare dalla presentatrice virtuale, una cosa paradossale per un gruppo che puntava quasi tutto sull’immagine. Della musica non saprei cosa dire, non malvagia dal vivo ma tediosa su disco, forse l’elemento migliore della compagnia era la bassista e chitarrista Marianna Alfieri che a momenti ricordava, soprattutto quando indossava l’abito di pelle, la sua ben più illustre collega Suzi Quatro, e il clou del breve dvd è l’esibizione a Odeon Tv presumibilmente all’interno di una trasmissione sportiva. Questo filmato, da cui vi propongo Mad World, cover dei Tears For Fears, ha un grande valore come documento dell’epoca, non nel senso sociologico, ma perché le immagini sono proposte pari pari alla messa in onda con le notizie che scorrono in sovrimpressione e se vi interessa sapere contro chi giocavano la Fiorentina l’Atalanta o la Sampdoria la vostra curiosità può essere soddisfatta.

Elena Alice Fossi e Marianna Alfieri.

ll COVID dei sogni

Dai, siete persone intelligenti e a quella propaganda che diceva che uscendo dalla chiusura avremmo scelto dopo attenta meditazione un mondo più vivibile non ci avete creduto? Infatti ecco qua che con la scusa di rilanciare l’economia si prospettano cose che neanche i peggiori liberisti avrebbero sperato: finalmente debellare lo spettro delle tasse e abbattere vincoli spesso ambientali e infine occupare quello che resta degli spazi pubblici, spiagge marciapiedi e anche carreggiate stradali, per concederli a bar e locali affini. E non ridete ma piuttosto state attenti che quel balcone dove applaudivate e facevate altre scemate non ve lo requisiscano per metterci un tavolino di qualche povero bar.