Carenza di religione

Forse l’esclamazione “non c’è più religione” non si usa più come una volta ma devo dire che non ho mai avuto l’impressione che ci fosse tutta questa carenza di religione, anzi mi pare che ce n’è pure troppa. Però oggi al Tour sono successe tante cose che avrebbe potuto farlo dire. Intanto, a proposito di religione, come capita spesso si arriva ad Albi e la squadra ciclistica della RAI, che al Giro fa il doposcuola e al Tour i compiti per le vacanze, ancora una volta ricorda la strage degli albigesi. Questi albigesi erano catari e non volevano fondare una comunità laica di nudisti drogati, erano anzi dei puritani rompicoglioni, ma Innocenzo III con un gesto di grande pietà ne ordinò la cancellazione dalla faccia della terra. Tornando alle meno cruente battaglie ciclistiche, gli organizzatori vanno a cercare muri sterrati al 30%, salite a quota 3000 per sperare in qualche secondo di distacco tra gli uomini di classifica e poi basta una tappina per velocisti a fare sfracelli. In realtà la tappa non è piattissima, e poi c’è il vento, e la EF cerca di creare dei ventagli. Infatti quando i ventagli si creano proprio Uran e compagni rimangono indietro e neanche l’uomo delle Fiandre Alberto Bettiol riesce a dare una mano al capitano. Molti uomini di classifica rimangono indietro, Pinot fin qui accorto, Ciccone con tutta la Trek e pure Fuglsang, mentre Nibali dice “andate pure, io faccio un po’ tardi”. Quando si parla del trenino Ineosky si pensa sempre alle salite percorse a un’andatura forte e costante che impedisca gli attacchi avversari e ci si dimentica che alcuni di quei diciamo vagoni nel tempo libero corrono e a volte vincono nelle classiche del nord: Kwiatkowski, Moscon, Rowe, Van Baarle e pure l’ex vagone Thomas vinse a Harelbeke. E sono proprio gli inglesi quelli che oggi ne escono meglio. Molti uomini di classifica attardati, molti velocisti invece no, si va allo sprint e il ciclocrossista Van Aert batte al colpo di reni il pistard Viviani, che sarebbe una cosa da non crederci, se Van Aert non fosse un fenomeno, e immagino che dopo questa stagione su strada Toon Aerts e i suoi colleghi ciclopratisti si sentiranno rincuorati pensando che non sono loro a essere scarsi, sono quei due che sono davvero dei fenomeni. Di Viviani sorprendono pure le dichiarazioni dopo la tappa perché non da la colpa né ai compagni né all’arrivo in leggera ascesa né al riscaldamento globale e riconosce che Van Aert è più forte, e pensare che la Jumbo è venuta col velocista più potente e finora in effetti ha vinto tre volate ma con tre uomini diversi. Poi un’inattesa notizia bomba: tra gli attardati c’è pure Landa che sembra anche nervosetto e quelli della Movistar dicono che un francese lo ha buttato a terra, in un primo momento si fa il nome di Bardet, poi si accusa Barguil. La giuria esamina il filmato, sarebbe clamoroso che un francese venisse squalificato al Tour, ma alla fine nessun provvedimento: ah, allora c’è ancora religione.

La Panini fece anche la figurina di Innocenzo III: non c’era più religione!

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Non ancora familiari

Noi semplici telespettatori, rispetto a quello maschile, del ciclismo femminile possiamo seguire meno corse e per meno km, per cui di molte atlete conosciamo a stento i nomi, non le caratteristiche, tanto più se sono giovanissime e non sono tra le poche predestinate. Oggi tre di queste sono andate in fuga al Giro, Letizia Borghesi Chiara Perini e poi Nadia Quagliotto che ha relativamente più esperienza perché ha partecipato all’Europeo dell’anno scorso quando fece innervosire una ciclista forte ed esperta come Lucinda Brand che è abituata a sgomitare con Marianne, chissà, forse pure con i carrelli al supermercato. Però stavolta è stata la Quagliotto a innervosirsi nei confronti della Borghesi ma ugualmente stava vincendo la volata, però, nonostante l’arrivo shock di ieri che sarà rimasto impresso a tutto il gruppo, ha alzato le braccia troppo presto e sulla linea l’ha battuta di un niente proprio la Borghesi, per la sorpresa gioiosa dell’Aromitalia Vaiano che forse una vittoria non se l’aspettava neanche dalla capitana Leleivyte.

E pure Letizia Borghesi fa ciclocross.

Dei ciclisti maschi dicevo che ne sappiamo di più, conosciamo i ruoli, e sappiamo che se qualcuno non lo vediamo nel finale è perché ha lavorato prima. Eppure quando Teunissen ha vinto la prima tappa del Tour sul momento nessuno l’aveva riconosciuto. Ma sono bastati due giorni per poter far dire a quelli della RAI che l’arrivo di oggi era molto adatto a Teunissen come se lo vedessero sprintare da anni. Peccato che Teunissen si sia staccato su una montagnola perdendo pure la maglia gialla, ma se anche fosse arrivato con i migliori l’avrebbe persa lo stesso perché davanti se n’era andato Alaphilippe con un numero alla Gilbert prendendo tappa e maglia. Dopo l’arrivo Giovannelli ha intervistato il boss del vincitore, il famigerato Patrick Lefevere, e gli ha chiesto anche di Viviani dicendo che il treno nella prima tappa non aveva funzionato bene, ma Lefevere ha detto che il treno ha funzionato bene ma Viviani l’ha perso e che forse l’intervistatore aveva visto un’altra televisione. E questo è probabile, avrà visto la RAI che perde sempre più colpi.

C’era una volta in Belgio.

il fumettista sottinteso

Quando si pensa ai grandi fumettisti in generale, o soltanto a quelli argentini, forse vengono in mente Alberto Breccia che invecchiando sperimentava invece di classicheggiare, oppure Carlos Trillo poliedrico e prolifico, o Quino di cui si ricorda soprattutto Mafalda, un fumetto importante ma un po’ invecchiato e che ha occupato solo una piccola parte della sua carriera, in cui si è dedicato per lo più a tavole mute spesso geniali. Invece forse non viene in mente, o almeno non subito, Guillermo Mordillo, anche lui autore di tavole mute spesso geniali, che, a differenza di quelle di Quino in bianco e nero e con frequenti riferimenti a temi sociali, erano a colori e più surreali, con utilizzi impropri di animali, per lo più giraffe ed elefanti che ben si prestano a questa bisogna. Forse troppo popolare, troppo merchandising, beh, in questo neanche i Peanuts e Mafalda scherzano, calendari cartoline diari segnalibri, forse sottovalutato, o forse soltanto dato per scontato, sottinteso.

L’Arte è un gioco, anzi due o tre

Enrico Baj era un artista anarchico legato a vari movimenti e avanguardie, in particolare alla patafisica di Alfred Jarry. Le sue opere spesso erano su temi sociali e politici, dai funerali di Pinelli ai grotteschi generali fino alla prevalenza della tecnologia e alla robotizzazione della società, e in questi casi ha utilizzato anche il meccano. E coerentemente la sua opera più vista è stata sicuramente il disegno realizzato per quello straordinario strumento di affrancamento economico individuale che è il biglietto della Lotteria Italia.

Artista quindi molto noto e ormai istituzionalizzato, non mi ha sorpreso trovarlo in compagna di altri pittori di epoche varie come oggetto di un gioco nel numero della Settimana Imitatissima che sta per lasciare il posto in edicola a quello nuovo in un avvicendamento senza soluzione di continuità, che poi è l’unica soluzione che non trovate a pagina 46.

Gioco: scopri le differenze

Se nel weekend avete intenzione di divertirvi con giochi ed enigmi potete aggiungere anche questo quesito offerto gentilmente e gratuitamente dalla Zeriba Illustrata.

Indovina chi dei personaggi sottoelencati ha detto la seguente frase:

Spesso noi diamo per scontato un determinato modo di pensare o agire senza renderci conto che in realtà la bellezza sta proprio nelle differenze: certe cose sono sedimentate nella nostra società ma ci sono altri modi, completamente diversi, di pensare o di interagire da scoprire.

1.L’antropologo Bronislaw Malinowski.

2.Il Capitano Matteo Salvini.

3.Il trascrittore Roberto Saviano.

4.La ciclista Rossella Ratto.

La soluzione è giù sotto, ma qui capovolta, non in Australia.

figurine

L’album delle figurine del Giro d’Italia è già in vendita e vi conviene affrettarvi, il mio edicolante ha detto che quello che ho preso era l’ultimo. Questa invece è una vecchia figurina di prima dell’oscurantismo, e raffigura il velocista Patrick Sercu (1944-2019), recordman di vittorie nelle 6 Giorni.