figurine

L’album delle figurine del Giro d’Italia è già in vendita e vi conviene affrettarvi, il mio edicolante ha detto che quello che ho preso era l’ultimo. Questa invece è una vecchia figurina di prima dell’oscurantismo, e raffigura il velocista Patrick Sercu (1944-2019), recordman di vittorie nelle 6 Giorni.

Quando nasce un campione, o forse no

E così il neopro Brandon McNulty ce l’ha fatta a vincere il Giro di Sicilia difendendosi con una certa autorità nell’ultima tappa e potremmo pensare che diventerà un campione. Il ragazzo è forte a cronometro e fortino in salita, ma non è che vogliamo andare con i piedi di piombo pensando ai suoi connazionali con le stesse caratteristiche, Van Garderen, Talansky, Dombrowsky, che non hanno mantenuto le promesse, perché se ragionassimo per nazionalità non ci spiegheremmo, per esempio, i colombiani velocisti o discesisti. Ma è il fatto di averne viste tante che spinge alla prudenza. Faccio un esempio locale, dal 1988 al 1991 il Giro della Campania arrivò davanti alla Reggia, e le prime tre edizioni furono vinte da nomi già noti. C’era bel tempo, molto pubblico e si arrivò in volatona o volatina, per cui si poteva vedere ben poco, e i vincitori furono Baffi, che era il velocista italiano più forte, ancora per poco in quanto l’anno dopo sarebbe passato pro Cipollone, poi Rabottini padre, che nel 1986 aveva vinto una Tirreno Adriatico con una fuga bidone, e infine Ballerini, che già si era piazzato nelle corse del Benelux e in autunno esplose definitivamente. Ma nel 1991 ci fu la sorpresa: quello dovette essere un anno piovoso, non ricordo bene, ma di sicuro ci fu la Sanremo di Chiappucci, selettiva anche per la pioggia, e piovve pure sul Campania, quindi c’era poco pubblico e la possibilità di vedere bene l’arrivo, per di più in solitaria, del neopro Dario Nicoletti, e chi sapeva che l’anno prima aveva vinto Recioto e Piccolo Lombardia pensava di aver visto nascere un campione. Infatti Nicoletti si ritirò nel 1997 e nel frattempo aveva vinto solo una cronosquadre alla Hofbrau Cup. Però secondo era arrivato Danilo Gioia, che corse pochi anni su strada ma almeno ottenne molte vittorie nella ancora pioneristica mtb e poi ancora una carriera di conduttore tv con vocabolario limitato. Eh, vabbe’, però terzo fu Dario Mariuzzo: zero vittorie, gregario a vita, Pastonesi avrà il suo poster in camera. Non sappiamo se nell’Arizona si usa fare gli scongiuri come in Italia, ma a McNulty gli facciamo gli auguri? O un in bocca al lupo? No, non diciamo niente, noi stiamo qua e lo aspettiamo.

un mezzo Bartoli

Oggi dopo 40 anni torna il Giro di Sicilia, organizzato in fretta e forse senza il tempo di contattare le grandi squadre che già non sanno come e dove dividersi. Ed è bastata l’assenza della Bahrain di Nibali e Caruso per diminuire di molto l’interesse dei tifosi locali, resta Visconti, ma qualcuno più realisticamente spera che almeno si riveli qualche futuro buon corridore. Ed è quello che successe nel 1993 in un’altra corsa che si disputò in Sicilia, la Settimana Internazionale, che poi salì man mano verso nord cambiando nome in Memorial Cecchi Gori e poi Coppi & Bartali. Nel 1992 c’erano state le ultime Olimpiadi aperte solo ai dilettanti, in passato c’era stato addirittura il blocco del passaggio al professionismo per trattenere nella categoria gli atleti di interesse olimpico, e tutto questo per schierarne 3 per la prova in linea e 4 nella 100 km. Così nel 1993, se non già a fine 1992, passavano professionisti tanti giovani di belle speranza, gli olimpici Casartelli Gualdi e Rebellin, e quelli esclusi ma altrettanto meritevoli tra cui il toscano Michele Bartoli. Quest’ultimo iniziò la stagione 1993 correndo la Settimana Siciliana e si presentò vincendo tre tappe e la classifica generale. Ecco, se dal Giro di Sicilia uscisse un mezzo Bartoli già sarebbe tanto per il malandato ciclismo italiano.

Cartoline da Sanremo

Nella remota ipotesi che venga una corsa spettacolare, che poi è quello che speriamo, e non ci sia tempo per ammirare il paesaggio, ecco delle vecchie cartoline di alcuni passaggi classici della corsa, cartoline eroiche dei tempi eroici del ciclismo eroico.

Turchino

Capo Mele

Capo Cervo

Capo Berta

Costa Rainera / Cipressa

Poggio

Via Roma

La Nuova Zelanda oppure

La scoperta della Nuova Zelanda risale agli anni 70 del secolo scorso, quando con l’entusiasmo e la curiosità dell’età seguivo molti sport e la Nuova Zelanda andava forte nel rugby, e la tivvù a volte ne trasmetteva qualche incontro che era sempre il massimo per quello sport, con la particolarità di una curiosa danza che facevano prima di giocare. In quegli anni andavano forte anche nel mezzofondo con Walker Dixon e Quax, ne ricordo ancora i nomi, ma mi pare che nessuno li abbia seguiti. Il primo ciclista neozelandese che io ricordi fu Bruce Biddle, che venne a correre proprio in Italia ma non vinse niente. Lui fu una vittima del doping, ma nel senso che alle Olimpiadi di Monaco, quelle di Kuiper, arrivò quarto, davanti a gente come Moser e Maertens, poi il terzo risultò positivo alla coramina (pensate che tempi) e fu squalificato ma il bronzo non passò a lui perché l’esame antidoping l’avevano fatto solo i primi tre e nel ciclismo da sempre vige la presunzione di colpevolezza.

Ultimamente i cosiddetti kiwi sono cresciuti molto su pista ma sembrano già in decrescita, chissà se felice o meno, e si può dire che i ciclisti all blacks più famosi siano due che si sono ritirati da poco, Jesse Sargent, ottimo passista ma famoso soprattutto per essere stato investito da un’auto al Fiandre, e Linda Villumsen, pure lei gran passista, ma di importazione, perché è una danese che poi si iscrisse alla Nuova Zelanda e dopo tanti piazzamenti riuscì a vincere un mondiale a crono. Poi della Nuova Zelanda non so altro, cioè sapevo che il primo ministro è una donna, ma non sapevo che era mussulmana, almeno credo, perché ho visto la foto della visita ai sopravvissuti o ai parenti, non so, del recente attentato e in quella foto ha un velo in testa, e ne ho dedotto che è islamica, altrimenti non capisco perché in una situazione grave non indossi il costume tradizionale della sua diciamo comunità. Oppure stava solo facendo cosplay. E chissà che cosa pensano di questo attentato i neozelandesi originali, i maori, che avrebbero potuto fare con gli ex europei quello che alcuni discendenti di questi ultimi vogliono fare con i nuovissimizelandesi. Oppure potevano fare qualcosa di meno cruento e più redditizio: porre il copyright sull’haka, quella danza che fanno prima degli incontri di rugby, così facevano soldi a palate, almeno i superstiti.

Linda Villumsen.

 

Signore e signori, buonanotte

Stamattina in centro c’era un gazebo di Sky. L’addetto avvicinava i passanti chiedendo se volevano informazioni su Sky. Cosa avrei potuto chiedergli? Loro forse volevano parlare di abbonamenti e contratti, io volevo sapere quando daranno a Puccio la possibilità di fare la sua corsa, ma se proprio vogliamo parlare di contratti avrei potuto chiedergli come la metteranno con Bernal, fresco vincitore della Parigi-Nizza, che ha firmato per 5 anni. Ecco, potevo chiedergli se Brailsford ha trovato un nuovo sponsor, ma non è un problema loro; loro sono arrivati, hanno fatto i loro interessi e ora se ne vanno via, come hanno fatto in passato Mapei , Etixx e altri, e in fondo più o meno come fanno le aziende che aprono le fabbriche nei paesi dove la mano d’opera costa di meno e poi quando non gli conviene più chiudono e, come dicevano in tv, buonanotte.