Cartolina dall’Aldilà

Quando nel 2016 presentarono la passerella di Christo Yavachev sul Lago d’Iseo rimasi sorpreso perché credevo fosse già morto, poi mi accorsi che mi confondevo con la moglie Jeanne-Claude. Sarà l’età, sta di fatto che questa cartolina che raffigura l’impacchettamento del Pont-Neuf, risalente al 1985, l’ho comprata una trentina di anni fa e quindi non ricordo se allora conoscevo già l’artista e i suoi impacchettamenti. Christo ha fatto anche altre cose, e tra queste ha avuto anche contatti episodici con l’arte postale, con cui non c’entrano però le cartoline come quella che posto qui sotto perché la loro vendita era uno dei metodi con cui egli finanziava le sue costose operazioni mentre l’arte postale, tranne casi aberranti, si basa sulla gratuità e lo scambio. Ora non so se Christo sarà sepolto da qualche parte, ma una tomba o una cappella mi viene da pensare che potrebbero essere a loro volta impacchettate da qualche suo ammiratore o emulo o anche da qualche istituzione che volesse rendergli degno omaggio.

Altrove e più altrove

Se uno vuole raccontare una storia di emigrazione deve raccontare una storia triste e con un pistolotto ideologico, non scherziamo, l’argomento è di sicuro richiamo, insomma vende, soprattutto tra il pubblico schierato, ed è oggetto di acceso e ipocrita dibattito politico. E ho l’impressione che ci si buttino anche persone che non hanno vissuto un’esperienza del genere, ma parlano di altri, semmai attenendosi a quello che si dice nel proprio schieramento. Shaun Tan, la mia grande scoperta di questo periodo (qui e qui), è un australiano nato in Australia e l’esperienza dell’emigrazione l’hanno fatta i suoi genitori malesi. Nel 2006 ha pubblicato The Arrival (in Italia L’approdo, Tunué, 2016), per il quale ci sono voluti 4 anni di studi e preparazione, un lungo periodo in cui ha letto libri e ascoltato aneddoti (che per me sono fonti storiche preferibili ai trattati dei professori) e si è documentato anche visivamente con dipinti, foto, cartoline, film (tra cui Ladri di biciclette), incisioni, e ha consultato l’archivio di Ellis Island. Ma quello che ne è uscito non è materiale per politici e sindacalisti, perché è il racconto di un doppio viaggio, affrontato prima da un padre e poi da moglie e figlia, in un luogo fantastico in cui paesaggi architetture e animali sono strambi come solo lui sa immaginarli, e il tutto è disegnato a matita molto dettagliatamente e colorato in grigio e seppia al computer. Si potrebbe definire un racconto senza parole, ma le parole ci sarebbero solo che sono in una lingua immaginaria. In quarta di copertina cartonata ci sono gli entusiastici apprezzamenti di Art Spiegelman, Marjane Satrapi, Craig Thompson e Brian Selznick, e se non vi fidate di me fidatevi di loro e cercate questo libro.

Posto un’immagine meno suggestiva per non fare spoiler visivo.

Perline di Sport – Lieutenant Bruyère

Adriano De Zan definiva “luogotenenti” quei gregari che non si limitavano a portare l’acqua e tirare il gruppo o spingere il capitano, ma potevano essere anche dei consiglieri e soprattutto a volte avevano le loro occasioni di correre per vincere e casomai vincevano davvero, per esempio Palmiro Masciarelli supergregario di Moser oltre che capostipite di una famiglia numerosa di ciclisti. Ma erano comunque tempi in cui all’interno delle squadre, meno numerose di quelle di oggi che arrivano anche a trenta ciclisti, i ruoli erano più netti e il capitano, gira e gira, era sempre lo stesso. Figuratevi allora i gregari di Eddy Merckx che voleva vincere pure i traguardi volanti. Il vallone Joseph Bruyère, nato appena oltre confine a Maastricht, passò professionista nel 1970 e fu un fortissimo gregario di Eddy Merckx ma, quando iniziò il declino del capitano, Bruyère riuscì a vincere tappe di Grandi Giri, indossò pure la maglia gialla, e soprattutto vinse due volte la più importante corsa dalle sue parti, la Liegi Bastogne Liegi, nel 1976 e nel 1978, sempre per distacco. Nella telecronaca della seconda vittoria potete ammirare lo stile orrendo del compagno di fuga Michel Pollentier, la spinta che costui riceve da un tifoso definita “scandalosa” dal cronista, l’arrivo scenografico sul Boulevard de la Sauvenière, e si può anche notare la differenza del percorso in cui la selezione si faceva sulle Côtes de la Redoute e des Forges. Bruyère però seppe vincere anche sulle pietre di Fiandra portandosi a casa tre Het Volk, di cui l’ultima pochi giorni prima del ritiro nel 1980.

La figurina di Bruyère

Lo spione

C’è poco da fare, certe notizie divertenti si trovano solo su Het Nieuwsblad, e dire che i siti italiani manco ne hanno argomenti di conversazione e potrebbero trovarne almeno di traduzione, anche se la fonte originale è Cyclingnews ma HN è lesto a riferire. Hanno chiesto a Roger De Vlaeminck la sua squadra ideale e tra i sette nomi citati dal Signor Roubaix, oltre al fratello Eric e agli italiani Attilio Rota e Stefano Giuliani, c’è un nome completamente dimenticato e riesumato per la circostanza, uno di quei nomi fiamminghi pronunciati da Adriano De Zan nelle sue distinte telecronache e sepolto nell’inconscio o nel subconscio o in qualche fenditura della memoria: Herman Van Der Slagmolen, vincitore in carriera solo di due corsette minori. E il bello è che la caratteristica principale di questo gregario che lo fa preferire ad altri, il suo ruolo specifico, era quello di spione, ma non è che faceva microfilm o passava dossier segreti al principale, più semplicemente di sera guardava cosa bevevano Merckx e Gimondi e poi riferiva al capitano che ne traeva le sue conclusioni, cose loro.

Cartolina dalla Zeriba

Agli spettacolari mondiali su pista di Berlino la zeriba è affollatissima di ciclisti, tecnici, dirigenti, giudici, miss e altri personaggi e nessuno porta mascherine né guanti se non da ciclista.

Cartolina dalle Maldive

Turista: Buongiorno, è la prima volta che viene alle Maldive?

Tourist: Sì, sono arrivata ieri sera con un volo intercontinentale, e lei?

Turista: Io con una nave da crociera enorme bellissima, sembra una città galleggiante. E’ bello qui.

Tourist: Sì, speriamo che questi cambiamenti climatici non lo rovinino.

Turista: Dobbiamo sperare in Greta, è una ragazzina in gamba.

Tourist: Davvero: i Grandi dovrebbero ascoltarla.

L’unico dato certo

L’unica cosa certa è che oggi sono 60 anni dalla morte di Fausto Coppi. Per il resto non ricordo quando trovai questa e altre figurine in un negozietto di Napoli, o era una bancarella, sarà stato 25/30 anni fa, e non so a che anno risale precisamente, comunque alla fine degli anni 50.