Cartolina dalle Maldive

Turista: Buongiorno, è la prima volta che viene alle Maldive?

Tourist: Sì, sono arrivata ieri sera con un volo intercontinentale, e lei?

Turista: Io con una nave da crociera enorme bellissima, sembra una città galleggiante. E’ bello qui.

Tourist: Sì, speriamo che questi cambiamenti climatici non lo rovinino.

Turista: Dobbiamo sperare in Greta, è una ragazzina in gamba.

Tourist: Davvero: i Grandi dovrebbero ascoltarla.

L’unico dato certo

L’unica cosa certa è che oggi sono 60 anni dalla morte di Fausto Coppi. Per il resto non ricordo quando trovai questa e altre figurine in un negozietto di Napoli, o era una bancarella, sarà stato 25/30 anni fa, e non so a che anno risale precisamente, comunque alla fine degli anni 50.

muse un po’ inquietanti

L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica è già una storia vecchia, ma direi pure la deperibilità fisica dell’opera d’arte, e se qualcuno non ci pensava è arrivato Cattelan con la faccenda della banana a ricordarcelo, suggerendo però nel contempo una visione innovativa del restauro delle opere d’arte per cui non è più necessario fare studi specifici e sviluppare capacità anche manuali ma basta un fruttarolo, semmai come quello interpretato da Sordi in Dove vai in vacanza, un film arrivato al tempo del declino della commedia all’italiana che ho rivalutato: nel primo episodio c’è la sopravvalutata musa della sinistra italiana, Stefania Sandrelli, nel ruolo che più le si addice, cioè quello della donna nuda, poi Villaggio in una variazione sul tema del suo unico personaggio, e infine c’è l’episodio finale che è una satira, che al tempo non poteva certo essere apprezzata dagli intellettuali che in fondo ne erano gli obiettivi, su quell’invenzione snob e assurda delle “vacanze intelligenti”, ma non divaghiamo troppo. La boutade della banana si prestava a tante battute battutine battutacce e doppi e tripli sensi finché non è arrivato il performer,  che quelli non mancano mai, e se l’è mangiata. E anche da queste parti da qualche tempo c’è una specie di performer che cerca pubblicità facendosi il bagno in una fontana della Reggia e poi a Venezia durante l’alluvione e da un certo punto in poi apponendo a queste esibizioni delle motivazioni artistico-sociali che sembrano posticce, ma il punto è che queste due vicende mi fanno pensare che c’è un’altra opera di Maurizio Cattelan che pur non volendo potrebbe indurre qualcuno a comportamenti discutibili, e mi riferisco al cesso d’oro rubato poco tempo fa. Maurizio Cattelan è un artista di respiro internazionale, penso, in realtà io non l’ho mai sentito respirare e neanche saprei distinguere un respiro internazionale da quelli nazionali o regionali, lui l’avrò solo visto in qualche foto, mai sentito, però penso che sia così, perché se fosse stato di respiro nazionale o provinciale invece di un cesso d’oro avrebbe fatto un bidet, vanto e orgoglio degli italiani che non l’hanno manco inventato però lo ostentano e ostendono. Però c’è un aspetto inquietante nella vicenda del cesso d’oro e non mi riferisco al furto che non mi turba più di tanto ma all’utilizzo. Si racconta infatti che decine di centinaia di migliaia di milioni di persone abbiano fatto la fila per urinarvi e non per il motivo che sembra più ovvio, cioè un modo di esprimere un giudizio critico al pari di un messaggio scritto a penna su un banale registro, no, altrimenti chissà cosa succederebbe alle opere di Jeff Koons, il motivo è che l’opera era perfettamente funzionante e si spera collegata alla rete fognaria. Ora, ci sono parchi museali utilizzati a guisa di campo sportivo, vasche e fontane utilizzate per bagni più o meno proibiti e pubblicizzati, e questo non solo a Caserta o in Italia, mi risulta che anche a Parigi in tempi di calura sia pratica diffusa il pedilouvre. E allora ho fatto 2+2+2=6 e ho pensato che se già è abbastanza diffuso questo utilizzo improprio di opere artistiche e se la cosa tra le tante da vedere che più attira i turisti nel Palazzo Reale di Caserta è il bagno della Regina, e se l’utilizzo del cesso d’oro è stato così reclamizzato, non è che in futuro qualcuno si sentirà autorizzato a farsi il bagno nel bagno della Regina?

Vecchia cartolina col bagno della Regina.

Poupoulismo

Raymond Poulidor ha vissuto almeno tre vite, o tre carriere per non esagerare: una lunga da ciclista, una da testimonial del Tour e una breve da nonno orgoglioso di cotanto nipote. E da qualche anno sembrava migliorata la sua reputazione, come se l’eterno secondo ora apparisse un po’ meno secondo, come se vi avessero contribuito le vittorie del nipotino Mathieu. Ma ai tempi delle rivalità perdenti con Anquetil e Merckx, anche se poi perdeva pure con Gimondi, Poupou era così popolare che c’erano tanti gadget con la sua immagine: oltre alle cartoline c’erano portachiavi e perfino un piatto di porcellana di Limoges, ma più recente è un gioco da tavolo chiamato Allez Poupou in cui per vincere bisogna arrivare secondi, e non so se questo si può ritenere un omaggio.

Tutta colpa del testosterone

C’è una donna imprenditrice che sponsorizza la più importante squadra italiana di ciclismo femminile più altre cose. Tra queste un premio che per il 2019 è stato assegnato in questi giorni. C’è stato il premio per il miglior under 23 uomo, per il miglior junior uomo, per il miglior direttore sportivo uomo, e tra i tanti uomini presenti, compreso un cantante con lo sguardo furbacchione della folta scuderia di Cantando Ballando, c’era una donna perché anche a lei toccava un premio. E perché è stata premiata Alessandra Cappellotto, che è stata la prima italiana a vincere un mondiale e ha vinto anche un campionato italiano e tappe al Giro dove è stata due volte seconda in classifica e al Tour dove è stata una volta terza, e ora si impegna per la salute delle cicliste giovanissime inimicandosi anche il cittì supermedagliato, cosa ha fatto di buono per meritarsi il premio? Semplice, è stata simpatica. E poi dicono che è colpa del testosterone.

sole e obsolescenza

Gli austroungarici inventarono la cartolina per risparmiare rispetto alle lettere ma adesso che ce lo dicono perché da allora sono passati 150 anni ci accorgiamo che nel frattempo ci hanno fregato perché se non sei logorroico e stai entro i 20 grammi lettera in busta o cartolina paghi uguale. Ora le cartoline sono obsolete perché in tempo reale la tecnologia permette di inviare tutte le banalità che si vuole, invece le cartoline potevano arrivare anche dopo decenni, anche a destinatario morto. Le cartoline hanno raffigurato località di vacanza preferibilmente assolate, la propria città o il proprio quartiere diversamente ameno, opere d’arte, curiosità, e sono servite per esprimere auguri in genere non sentiti o per pubblicità, e forse tra queste possiamo includere quelle dei ciclisti che i fans poi si fanno autografare.

 

L’orso Bruno

Oggi in campo ciclistico ci si attendeva la rimonta di Quintana o Valverde alla Vuelta ma non c’è stata, in compenso a Radiocorsa c’è stata una grande ripresa di Bruno Reverberi, il diesse che è stato più volte criticato anche da questo blog, per le scelte di mercato, per aver mandato via quelli che volevano fare anche pista e anche per i dubbi su come crescano i suoi corridori, tutti dubbi che rimangono anche se va riconosciuto che le piccole squadre non hanno a disposizione gli scienziati che lavorano per gli squadroni. Ma di lui nell’ambiente si parla bene, soprattutto qualcuno dice che è capace di raccontare aneddoti per ore e che è un piacere starlo ad ascoltare. E stasera questo aspetto è venuto fuori, nonostante le fastidiose interruzioni di De Luca che voleva portare il discorso dove gradiva lui neanche fosse Bragagna l’interruttore per antonomasia. Reverberi è un personaggio spesso polemico, severo con i suoi ciclisti,  ma anche schietto e onesto. Ha detto che quando aveva in squadra Van Impe era lui direttore sportivo a chiedergli come impostare la tappa. Ha parlato bene di Ciccone che è passato professionista con lui ma anche male: è uno dei pochi scalatori ma non può vincere un grande giro, è nervoso, dal suo futuro capitano Nibali ha solo da imparare perché tatticamente è scarso, però si è commosso a rivedere le immagini di quando Ciccone ha indossato la maglia gialla. E’ vero che ha parlato di ciclomercato con la delicatezza e i termini di uno che va a comprare la carne al supermercato sul tardi quando c’è rimasta poca merce, ma Reverberi ha fatto anche delle osservazioni sacrosante, una in particolare di cui c’era bisogno: a De Luca che diceva che il ciclismo ha sempre molto pubblico perché non costa niente ha ribattuto che ci sono anche quelli che fanno chilometri per andare a vedere 5 minuti di passaggio della corsa e questo costa, lasciatelo dire a uno che va a comprare i ciclisti al discount contando gli spiccioli rimasti nel borsellino.

I belgi poi, quelli che pagano per assistere alle gare di ciclocross, fanno anche le cartoline dei direttori sportivi.

Cartolina da Albenga

Un grazie al redattore e alla disegnatrice del blog Schiantavenna’s per la cartolina da Albenga, cittadina ligure nota soprattutto per aver dato i natali all’ex ciclista e biker Mirko Celestino.