La Zeriba Suonata – bicycle

In attesa di collegarci con la prossima corsa ciclistica o con il prossimo disco di St. Vincent trasmettiamo un fascinoso motivetto della fascinosa cantante, purtroppo pubblicato solo come lato B di un singolo del 2009, ma nonostante ciò mi sono rifiutato di dare a questo post un titolo tipo “il lato B di Annie Clark”.

St. Vincent – Bicycle

Perline di sport – Cannibale nolente

L’hanno chiamata Cannibale per accostarla a Merckx o forse proprio perché ha vinto moltissimo e in tutte le discipline. Ma lei non vuole vincere sempre, a volte ha cercato di far vincere le compagne di squadra, ma non sempre ci è riuscita, perché un conto è Annemiek Van Vleuten che era forte pure prima di superallenarsi, un altro conto è quel disastro di Lucinda Brand, sì, proprio quella che quando finalmente ha imparato a non cadere contestualmente ha iniziato a dominare nel ciclocross. Lucinda su strada è veloce, velocina, al Giro Rosa 2014 le girine scappano da Caserta e arrivano nelle Marche, rimane in testa un gruppetto e Marianne Vos lancia Lucinda Brand, poi più di tanto non può fare, non è che può farle un lancio all’americana, ma quando si accorge che negli ultimi metri l’americana Shelley Olds rimonta a velocità doppia Marianna capisce che la vittoria sta per sfuggire alla sua squadra e allora deve impegnarsi lei, guarda cosa succede a fare i piaceri alla gente, e le bastano gli ultimissimi metri per superare compagne e avversarie. Purtroppo il video che ho trovato non rende bene l’idea dell’accaduto, ma è interessante per altri motivi. C’è l’improvvisata intervistatrice, una ciclista di cui mi dispiace ma non ricordo più il nome, che intervista delle cicliste a caso, c’è il profetico passaggio davanti alla camera di Giada Borgato in maglia rosanero, c’è Marina Romoli e devo dire che una delle poche cose che ho apprezzato di Ads è quante ne abbia dette, con la sua scarsa diplomazia, alla sciura che investì Marina e se ne andò senza prestarle soccorso. Poi a sciupare le fotografie ci sono il Presidente a vita e il dj-speaker che faceva battute sceme degne della sua musica. E a proposito di musica, ormai da anni viene sparata ad alto volume in quasi tutte le manifestazioni sportive e quasi sempre, come pure in questo video, è tamarrissima.

Giro 2014 – 4^ tappa

 

Uno sport in voga

L’Unione Ciclistica Internazionale non è più quella passatista del passato, come ai tempi pure lunghi di Adriano Rodoni, la cui maggiore abilità fu quella di sopravvivere alle glaciazioni al contrario degli altri dinosauri, e che regnò dal 1957 al 1981 e per questo era omaggiato da Adriano De Zan, sempre ossequioso verso le Autorità, che lo chiamava Presidentissimo. Oggi l’UCI cambia e va verso le novità, forse pure troppo, o quando novità non lo sono più, mi riferisco in particolare all’inclusione nel programma olimpico della bmx freestyle o come si chiama, insomma le acrobazie in bicicletta, e, oltre al fatto che non si sentiva il bisogno di un altro sport circense con presunte caratteristiche artistiche, questa roba richiama molto l’immaginario finto alternativo tipico degli anni novanta a base di pantaloni troppo lunghi e larghi skateboard e musica punkazzona. E allora sono bastati alcuni mesi di lockdown e corse virtuali sui rulli, e sulla piattaforma zwift, per indire il primo Mondiale Esports, ma quella “e” davanti a “sports” è fuorviante perché fa pensare a bici assistite e non è questo il caso. Però proprio il caso delle ebike mi fa semmai avere dei dubbi sul fatto che questa sia la prima edizione, perché ad esempio nella mtb il primo campionato del mondo di cross country con bici elettriche c’è stato l’anno scorso, e poi quest’anno anziché la seconda edizione c’è stata di nuova la prima. Un altro dubbio potrebbe venire sul futuro della disciplina, che potrebbe consolidarsi anche perché si evitano gli incidenti stradali, o risultare effimero e legato a una moda, come forse le corse con bici a scatto fisso di cui non si sente più parlare. Per ora l’evento è stato poco considerato dai siti specializzati, soprattutto italiani, mentre Het Nieuwsblad gli ha dato più spazio, e potrebbe non giovare il fatto che i nomi famosi presenti hanno corso solo per divertirsi. Ma del resto il grosso pubblico trenta anni fa ignorava John Tomac e la mtb è diventata ugualmente popolare, e lo stesso per la bmx di cui nessuno conosceva il vincitore di Pechino, … coso, eh non mi viene in mente. Addirittura in campo maschile l’emondiale è stato vinto da un ciclista tedesco occasionale, Jason Osborne, ma occasionale non si riferisce a tedesco anche se il nome lo farebbe pensare, ma al fatto che lui è perlopiù un vogatore, pratica il canottaggio, e ha preceduto due sconosciuti danesi, un diciannovenne e l’ennesimo Pedersen. In campo femminile è strano che Van Vleuten non abbia voluto vincere anche qui, e lo stesso dicasi per Van Der Breggen, anche se sui rulli è molto difficile che si cada e quindi stavolta non ha potuto approfittare di cadute altrui. Però ha vinto una famosa, e se solo sui rulli Van Avermaet ha potuto vincere il Giro delle Fiandre, così solo virtualmente la sudafricana Ashley Moolman Pasio ha potuto vincere un titolo importante, insomma un titolo mondiale, importante non so. Resta la curiosità su cosa succede in queste gare. Ci si collega da una postazione che può essere anche a casa propria, e si corre vestiti di tutto punto con la divisa aerodinamica e pure il casco, o con il pigiama le ciabatte e i bigodini? E se la donna delle pulizie apre una finestra che fa corrente si creano i ventagli? E se viene un bisogno fisiologico non ci si deve preoccupare di fermarsi a bordo strada in un punto dove ci siano tifosi, ma se poi si trova il bagno occupato? E se viene la fringalle, si prende un gel o si va a vedere nel frigo tante volte sia avanzata una mezza mortadella offerta da Adriano Amici? Se questo sport prenderà piede fino a essere trasmesso dalle reti in chiaro avremo una risposta a tutti questi interrogativi, per ora a illustrazione di questo post metto una foto della neo campionessa dal vero, anzi dal vivo, anche se la foto digitale si è un po’ deteriorata.

La Hitec nel 2014: Ashley Moolman Pasio in maglia verde e Elisa Longo Borghini in maglia azzurra.

I cimeli di Cimurri

Quando lasciò il ciclismo nel 1980 disse che non si riconosceva più in quel mondo, ma quando vi ritornò ammise di essere un vecchio brontolone: “Il mio disagio di allora non era colpa del cambiamento, che è nell’ordine delle cose, ma colpa del mio tempo che è passato”. Il semplice massaggiatore Giannetto Cimurri aveva capito quello che tante persone che hanno studiato non vogliono ammettere preferendo crogiolarsi nella nostalgia e dicendo che il presente non è più quello di una volta. Ma Cimurri non fu un massaggiatore qualunque e neanche solo un massaggiatore. Ha curato molti grandi ciclisti e anche altri sportivi, finendo per correre il rischio di essere ritenuto un guaritore quando ai Mondiali del 1965 rimise in piedi il velocista Giordano Turrini il giorno dopo una caduta con commozione cerebrale lussazione strappi muscolari e altre ammaccature, e da allora gli è rimasta la nomea di “Mano santa”. E’ stato anche un talent scout e proprio dopo quel suo ritorno ha portato al professionismo Gianni Bugno. Ha ottenuto riconoscimenti e onorificenze e gli è stata dedicata una corsa professionistica purtroppo durata solo 5 edizioni. E per dirne un’altra, negli anni scorsi lo scrittore ciclista Paolo Alberati ha pubblicato tre libroni molto illustrati con Giunti, il primo dedicato a Bartali, il secondo a Coppi e il terzo a Cimurri. A un certo punto iniziò a raccogliere bici dei suoi ciclisti e altri cimeli, e in questo periodo le sue bici sono in mostra, ma non in uno dei tanti musei del settore, bensì allo Spazio Credem nel Palazzo Spalletti Trivelli a Reggio Emilia. La mostra si intitola Giannetto cimurri. Il masseur e le bici dei suoi campioni ed è presentata da un breve video realizzato dal grande raccontatore di cose ciclistiche Marco Pastonesi.

 

presepi e tradizioni

Questi sono giorni in cui scattano le tradizioni. A Milano ci sono la tradizionale Prima della Scala e la tradizionale contestazione anche se quest’anno saranno entrambe in streaming, e a Napoli si fanno i presepi tradizionali e si va a San Gregorio Armeno a vedere le botteghe degli artigiani, quelli che a maggio erano in piazza a lamentarsi di essere stati danneggiati dalla chiusura, anche se non mi sembra che si usino i presepi estivi, ma potrei sbagliarmi. E sono anni, anzi decenni, e quindi anche questa ormai può essere considerata una tradizione, che questi artigiani, un po’ per farsi pubblicità un po’ forse perché c’è un mercato, realizzano statuine di personaggi famosi, dai calciatori ai politici dai cantanti agli attori, ovviamente primeggia il calciatore populista che frequentava dittatori e camorristi. Ed è qui che rimango sempre deluso, perché in fondo la location originale è in Palestina, in Israele, e mi aspettavo statuine di personaggi locali. L’anno scorso ho atteso invano la statuina della coppia dell’anno, Omer Shapira e Guy Sagiv che ebbero notorietà perché, mentre andavano a vincere il campionato nazionale e simultaneo, si diedero un bacio, e si può fare perché non è bidon collé. Quest’anno poi il gran colpo del mercato è stato il passaggio di Froome alla Israel, si poteva fare una sua statuina e invece niente. Per cui se qualcuno vuole mettere Froome su un presepe ad ambientazione mediorientale dovrà arrangiarsi.

 

Statistiche illustrate – Lampi

Ieri a Radiocorsa, parlando dei due fenomeni del ciclocross, hanno riportato un commento di Axel Merckx, quello che ha lanciato alcuni dei protagonisti dell’ultimo giro, secondo cui quei due, attenti, potrebbero bruciarsi, accorciarsi la carriera, perché corrono troppo. E a Beppe Conti, che avrebbe potuto ricordare Saronni ma pareva brutto, il primo caso che è venuto in mente è stato proprio quello del papà di Axel, Eddy, che ha avuta una carriera ricca di vittorie, intensa, ma breve, o almeno finita prima rispetto ad altri campioni. Ma poi andando a (tentare di) leggere Het Nieuwsblad, scopro che Axel ovviamente al babbo non ci pensava proprio, ma ha parlato di Marianne Vos che, a suo dire, dopo la crisi per sovrallenamento ha avuto solo dei lampi. E’ vero, Marianne Vos si diceva che preparasse un colpaccio, correre nella mtb a Rio per vincere l’oro in tre specialità diverse, dopo la pista a Pechino e la strada a Londra, e intanto continuava a non risparmiarsi tra strada e cross cui aggiungeva la mtb dopo aver accantonato almeno la pista, e alla fine andò in crisi. Però sulla seconda parte della sua carriera si fa presto a fare due conti, e altro che lampi, è stata una tempesta: Marianne Vos dal 2016 ha vinto 19 gare di ciclocross perdendo un mondiale solo per un problema meccanico nel finale, e ha vinto 48 gare su strada, tra cui un Campionato Europeo, tre classiche World Tour e otto tappe del Giro Rosa, compresa quella in cui Lucy Kennedy aveva già alzato le braccia in segno di vittoria quando si vide superare da un lampo.

Axel, stavolta hai toppato.

Perline di sport – come trasformare l’adrenalina in oro

C’è un’atleta che nelle varie specialità del ciclismo ha vinto più titoli mondiali élite di Marianne Vos: 13 contro 12, e solo se contiamo anche gli ori olimpici le due fanno 14 pari.  Questa ragazza prodigiosa è la francese Anne-Caroline Chausson ed è meno famosa di Mariannissima perché lei ha gareggiato soprattutto in specialità non olimpiche e molto adrenaliniche, Downhill in cui ha vinto 9 ori mondiali di cui 8 consecutivi, Dual Slalom e il suo erede Four-Cross. Ha corso a cavallo tra i novanta e gli zero, anni in cui le tivvù nazionali ogni tanto davano una sbirciatina in queste gare, mentre oggi si scomodano solo se si gareggia sulla elogiatissima pubblicizzatissima pista Black Snake in Val di Sole, la migliore del mondo garantito disinteressatamente dagli italiani. A metà degli anni zero la Chausson si era ritirata ma poi è tornata quasi subito per dedicarsi all’altrettanto adrenalinica Bmx con cui aveva iniziato da ragazzina. Forse l’attirava la possibilità di partecipare per la prima volta alle Olimpiadi, dato che a Pechino 2008 la specialità faceva il suo ingresso fracassone nel programma olimpico. Infatti Anne-Caroline si qualificò e poté finalmente partecipare ai Giochi e già che c’era vinse, perché altrimenti pareva brutto.

BMX Pechino 2008

Una specialità che si disputa in uno spazio molto limitato con gare che durano neanche un minuto stranamente è stata la più danneggiata dalle restrizioni anti-covid.

un capello di donna

La storia di Alfonsina Strada era diventata come una bici da cross dopo due giri di un circuito fangoso, e uno dei meriti di Antonella Stelitano, nel capitolo a lei dedicato, è di averla lavata per toglierle tutta la retorica le imprecisioni le semplificazioni i vittimismi e le rivendicazioni per conto terzi, tutti dovuti a chi si è buttato su questa storia come altri si sono buttati su quella di Bartali e i documenti per mettere in salvo gli ebrei.

Siamo sicuri che siamo sicuri?

Se non mi interesso di sport motoristici perché sono andato a leggere dell’incidente avvenuto in Formula1? Solo per la brutta coincidenza domenicale e per fare un paragone. In Formula 1 hanno introdotto un sistema di sicurezza che era contestato ma ha salvato la vita a un pilota, nel ciclismo da anni gli esperti spingono per i freni a disco che sarebbero più sicuri. Cioè più sicuri per la frenate, e intanto sul loro utilizzo frenano proprio gli addetti ai lavori più coinvolti, a iniziare da squadre e ciclisti. Alla Roubaix del 2016 Francisco Ventoso si fece un brutto taglio a un ginocchio e diede la colpa ai freni a disco, ma qualcuno disse che non doveva essere andata così. Va bene che alla Roubaix sulla strada ci sono pietre fango polvere erba forse pure chiodi ma lame non credo, né tra le auto al seguito si era infiltrato l’arrotino. Qualcun’altro fa i distinguo e dice che i freni a disco possono essere pericolosi nelle corse su strada dove si corre in gruppo e si può creare un’ammucchiata a seguito di cadute, ma non nelle gare fuoristrada dove si corre uno dietro l’altro e non a caso in quelle discipline i freni a disco li usano tutti. Però dimenticano che spesso alla partenza delle gare di ciclocross, dove si è tutti insieme e si cerca di guadagnare la migliore posizione, le cadute con ammucchiate avvengono spesso. Ed è quello che è successo nella gara femminile di Coppa del Mondo a Tabor dove alla giovane Shirin van Anrooij una lama ha causato una ferita profonda al braccio, e il suo diesse Sven Nys, cioè il più forte crossista vivente, ha detto di non aver mai visto un taglio del genere. Purtroppo l’ha visto la ragazza che è rimasta sotto shock. Dato che la corsa si disputava senza pubblico, non c’erano terroristi islamici nei paraggi e Van Anrooij si è fatta male in una caduta di gruppo è chiaro che è stata ferita da un freno a disco, cioè dallo strumento che dovrebbe assicurare a lei e a tutti più sicurezza. C’è da sperare non che si torni a discutere dell’argomento, che di chiacchiere nessuno ha bisogno, ma che si lavori per rendere questo sistema più sicuro per chi lo usa. Dicevo della coincidenza, che in realtà a pensarci bene è doppia, perché gli incidenti sono capitati proprio nei giorni in cui si parla tanto di vaccini, uno due dieci cento mille vaccini, sicuri al 99% anzi quasi 60%, e ormai non ci si fida più di nessuno, tanto più con la sensazione che questa corsa serva solo alle aziende che fabbricano i freni a disco, cioè no, volevo dire i vaccini, e a tranquillizzare le persone per far tornate a girare l’economia, e allora a questo scopo può andare bene un vaccino qualunque, pure una cura qualunque, purché si faccia presto, poi con calma, semmai tra 20 anni, ne scopriremo qualche spiacevole e indesiderato effetto.