Su la testa

Avete alzato la testa? Bene, bravi. Ora però se vi togliete pure la benda dagli occhi secondo me è meglio.

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La Zeriba Suonata o Animata?

Già, che rubrica è questa? Forse più la seconda, perché se fosse stato solo per la canzone del video Change His Ways, questo Robert Palmer in versione exotica pre-revival (siamo nel 1989) non l’avrei mai proposto. Ma solo pochi giorni fa ho letto di questo video per il quale Palmer contattò personalmente il grande fumettista Massimo Mattioli, famoso in tutto il mondo, isole esotiche comprese, per Squeak The Mouse (probabilmente lo conosceva bene Matt Groening, cfr. Itchy and Scratchy) e Joe Galaxy, Pinky, M Le Magicien ecc. E il risultato, che quasi inevitabilmente cita il precedente di Palmer, quell’Addicted To Love (1986) famoso soprattutto per le algide modelle che si fingevano musiciste, è questo video in cui ci sono le grandi passioni di Mattioli, e direi anche di buona parte della Traumfabrik, anche se bisogna ricordare che Mattioli era più anziano, professionalmente e per età, di Tamburini e Co.: i vecchi fumetti e cartoon americani, la fantascienza, la musica e poi anche quell’altra passione che non si può scrivere ma si intuisce facilmente.

 

 

Set per due

Quando andavo all’università, dal finestrino del treno vedevo sempre uno stabilimento con la sigla U.CAR, una sigla come un’altra, e solo dopo il disastro di Bhopal e l’aver capito che quella sigla stava per Union Carbide iniziai a guardare a quello stabilimento con legittimo sospetto. Poi una dopo l’altra tutte le fabbriche della zona industriale di Caserta chiusero, anche l’U.Car, ma non era un problema perché dopo pochi km e pochi anni sarebbe iniziata la cosiddetta Terra dei fuochi e non serviva più l’Union Carbide, in materia di disastri ambientali non si accettavano lezioni da nessuno. Fino a pochi giorni fa non sapevo, e se l’avevo letto l’avevo dimenticato, che nella zona dove c’era l’U.CAR avevano allestito il set de L’amica geniale ricostruendo un intero quartiere. La cosa sarà costata molto anche se presumo che ci sarà uno sfruttamento intensivo del set perché si tratta di una serie, poi non so con certezza perché non so nulla dei libri di Elena Ferrante, so solo che il film tratto da L’amore molesto non mi piacque. La misteriosa Ferrante sembra non sia la madre di Liberato e, a giudicare dal consenso totale di pubblico e di critica, non mi sembra neanche parente di Luther Blissett, quello originale delle burle mediatiche e non quello con nomi e cognomi degenerato poi in Wu Ming. Tornando allo sforzo produttivo che dicevo, oggi non è più il tempo dei b-movie in cui si sfruttavano set costumi e anche attori dei film principali per girarne altri minori, e a volte ne venivano fuori anche buoni film, di culto o anche di più, come Diabolik, e mi dispiace perché avrei visto volentieri qualche film tipo L’amica banale.

La Zeriba Suonata – dopo i supereroi

Questi supereroi hanno rotto le scatole, stanno sempre tra i piedi. Ho digitato sul motore di ricerca “Kurt Wagner” e mi escono molti disegni di uno scarrafone blu perché Kurt Wagner è il nome di un certo Nightcrawler che è un supereroe per conto proprio ma anche membro di un paio di organizzazioni, e questo qui nel curriculum c’ha anche il fatto che è bravo in scherma e in ginnastica, fosse stato anche ciclista l’avrei tollerato, ma così gli manca solo il nuoto sincronizzato. Ora questo coso potrà pure salvare il mondo, ma non fermerà il declino della civiltà occidentale, di cui gli stessi supereroi sono sintomo, come minimo. Invece il Kurt Wagner che cercavo io, e che nei risultati della ricerca viene molto dopo, ci parla, o meglio ci canta, di declino della civiltà country & western, perché è il cantante chitarrista e leader dei Lamchop, un gruppo che fa musica definita alt-country, con brani in genere lenti, molto lenti, che presumo non andrebbero bene come colonna sonora di un eventuale film sull’omonimo sarchiapone blu. Nell’antologia intitolata appunto The Decline of Country & Western Civilization è contenuto il brano The Scary Caroler.

Del resto che musica volete che faccia Wagner? Lui è nato a Nashville e si sa che questi nashvillici hanno la musica nel sangue. Il suo superpotere è la riconoscibilissima voce profonda, che in alcuni casi si trasforma in un falsetto che spiazza e confonde ascoltatori e nemici, pardon, i nemici no, mi confondevo con quell’omonimo di prima. Però non crediate che si tratti di musica campagnola con pochi e tradizionali strumenti, ché man mano i Lamchop sono arrivati alle dimensioni di un’orchestra, e poi non disdegnano collaborazioni con gruppi di musica elettronica e anche più up che downtempo, come gli Hands Off Cuba. Lo stesso Wagner a titolo personale ha collaborato con altri musicisti, tra cui i Morcheeba. Ma anche il gruppo sfiora altri generi. Prendete uno dei loro maggiori successi, l’album Is A Woman uscito nel 2002 per la Merge: la title-track è un reggae e altri brani, tra cui Autumn’s Vicar, sono tipo canzoni classiche americane. Sulla copertina dell’album c’è la foto di un occhialuto ragazzino che suona il violino vestito a festa; non sembra molto allegro, forse suona per far contenti i genitori o viene esibito come fenomeno da baraccone, il bambino fenomeno, il talento precoce da buttare in una versione americana di Cantando Ballando, mentre lui preferirebbe stare a casa a leggere i fumetti dei supereroi.

Totò al Giro d’Italia

Per chi non ne capisce di ciclismo e non è dentro all’ambiente ci sono varie cose che lasciano perplessi, e quando il mercato va verso la fine, e le squadre sono al completo o quasi, c’è sempre qualche ciclista che a sorpresa rimane senza ingaggio e ci si chiede come mai. Ma a volte c’è pure qualche rinnovo che può meravigliare, però non sto parlando di ciclisti che farebbero meglio a ritirarsi, questo non lo penso di nessuno, ma ora mi spiego. Paolo Totò a gennaio avrà 28 anni, è un ciclista ormai esperto e costante, qualche vittoria minore e molti piazzamenti, tra cui il secondo posto all’ultimo Laigueglia anche per la sfortuna di essere incappato nell’unica giornata positiva di Moser da 4, o 44, anni a questa parte. Soprattutto Totò è stato 17° e primo delle squadre continental nella Ciclismo Cup, e poiché le squadre professional puntano a vincere quella coppa che da diritto a partecipare al Giro, mi sorprende che nessuna delle 4 squadre interessate abbia pensato a ingaggiare Totò. Certo le squadre professionali, almeno come classificazione UCI, preferiscono i ciclisti non confermati nel World Tour o i giovani che dicono di voler far crescere ma non lo so se ne sono tanto capaci, l’impressione è che il ciclismo italiano, quello italiano-italiano, sia rimasto molto indietro. E così il ciclista marchigiano è stato confermato dalla Sangemini, la migliore squadra italiana di terza fascia, che nella Ciclismo Cup ha fatto meglio del gommone Willier e che si diceva pronta a fare il passo avanti e invece per restare dov’è si è fusa con la Trevigiani, e alla fine della storia neanche quest’anno vedremo Totò al Giro d’Italia.

La Zeriba Suonata – 40 anni ma nessuno ce lo dice

Pensate forse che i belgi siano bravi solo a fare i ciclisti? O i ciclocrossisti? O i pittori paesaggisti o pazzi o entrambe le cose? O i fumettisti che poi non si capisce quali sono i fumettisti francesi e quali i belgi? O gli scrittori scomodi che non ci si può sedere sopra? O le scrittrici vissute in Giappone? O i registi che fanno film di scottata attualità, perché siccome la lavorazione di un film richiede anni nel frattempo l’attualità da scottante è diventata scottata? No, vi sbagliate, i belgi sanno fare pure i musicisti, non solo funk e dance come ho già raccontato, ma anche la musica per chi non sa farla, cioè il punk. Però in quest’anno in cui si è celebrato il quarantennale di tante cose, anche il quarantennale del decennale del 68, nessuno ci ha detto che 40 anni fa uscì il primo album di The Kids, il primo gruppo punk belga, formatosi già nel 1976, in linea con gli altri paesi avanzati. The Kids a volte suonavano e posavano come i Ramones e dicevano: Never Mind The Pistols Here’s The Kids, ma altre volte si capiva che solo qualche annetto prima ascoltavano quel rock’n’roll boogie glam che si sentiva nei primi 70 e che qualche altro annetto prima niente, data l’età forse ascoltavano le canzoncine per bambini. The Kids ce l’avevano con tutti, con i nazisti, i fascisti, i poliziotti fascisti, e pure con la monarchia, che in un paese dove c’è il Re non è buona educazione, ma fa tanto punk. E pure il titolo del brano I Don’t Care, dal primo album intitolato senza stare tanto a pensarci The Kids, fa tanto punk, ma non è la canzone dei Ramones.

 

fascetta protetta

Se dovessi esprimere una preferenza tra i due prezzemoloni del fumetto seriale italiano direi ma è proprio necessario? Ma se insistessero, chi poi dovrebbe farlo non lo so, allora direi Tito Faraci, perché l’altro, Roberto Recchioni, è uno che nella sua storia più minimale ci sono 50.000 morti e il mondo che sta per autodistruggersi. Almeno Faraci fa anche storielle umoristiche, e poi ha il merito di aver portato Sio a svecchiare il fumetto diciamo mainstream, anche se Sio sarebbe emerso comunque. Ora Faraci e Sio hanno pubblicato un secondo libro insieme, sempre per Feltrinelli, un’antologia dell’artista e inventrice e tante altre cose Maryjane J. Jayne, mai esistita, che è meglio del primo che secondo me non era granché, e sempre secondo me una delle cose migliori è la fascetta, non la buttate, conservatela.