Parigi e provincia

Ici il y a une célébration tous le jours: un giorno è il 14 luglio, poi i 100 anni della maglia gialla, oggi è il giorno di Monsieur Le Président. L’anno scorso per opportunità politica Macron aveva preferito evitare mandando un delegato, quest’anno è venuto lui, sull’auto della giuria a evitare che voglia provare pure lui una retropoussette, in Francia è una tradizione, in Italia no ma sarebbe bello che si facesse anche qui e non solo come riconoscimento della popolarità del ciclismo e del Giro. Sarebbe bello un giorno al Giro per l’attuale Presidente che per ogni personaggio e per ogni evento riesce sempre a scrivere un messaggino impettito e dignitoso, per citare Jane Fonda in A piedi nudi nel parco, e però sarebbe ancora più bello se, invece che sull’auto della giuria, salisse sull’ammiraglia di Reverberi in una tappa in cui i suoi non sono riusciti ad andare in fuga. Oggi nel Moon Day si sale finalmente sui Pirenei, sul Tourmalet, che di nome forse fa “Mitico” perché lo chiamano sempre così, e se non si arriva sulla Luna poco ci manca, diciamo che siamo in provincia della Luna. Lo scrittore parlante dice che oggi avremo le risposte a molte domande. Eh, la prima sarebbe cosa ci fa lui ancora lì a commentare, ma passiamo alle altre domande. Da anni ormai ci si chiede chi è più forte tra i gemelli Yates, Adam o Simon, e oggi la risposta è nessuno dei due, anche loro quest’anno si stanno ridimensionando. Scherzando qualcuno in passato diceva che sono così somiglianti che potrebbero alternarsi, correre un giorno l’uno e un giorno l’altro, un’ipotesi smentita dalla loro partecipazione alla stessa gara o a gare contemporanee in paesi o addirittura continenti diversi, un’ipotesi che sarebbe stata inquietante quasi quanto quel Ledagnuà che nomina Saligari, un mostro mezzo Ladagnous e mezzo Ledanois. E a proposito di Saligari è l’unico a entusiasmarsi per la tappa, forse per contratto, ma, tenuto conto che la fuga degli amiconi Nibali e Sagan si capisce subito che non va all’arrivo, si può dire che fino al Tourmalet il brivido maggiore è il tentativo di una mucca di raggiungere il percorso e farsi un selfie al passaggio dei ciclisti, e per fortuna la mucca desiste perché ha dimenticato il cellulare. Un’altra domanda è come correrà l’Ineosky ora che non ha la maglia da difendere ma deve attaccare e la risposta è semplice: lasciano che il trenino lo facciano i Movistar. E i navarri lo fanno in maniera così efficace che il primo dei favoriti a staccarsi è il loro capitano Quintana, ops. Qualcuno dice che non ha capito questa tattica ma i movistar non sapevano che Quintana non stava bene e Valverde, togliendosi i tappi dalle orecchie, ha confermato che Quintana non ha detto niente. Buon per Alaphilippe che è senza squadra, ma anche in questo caso i Deceuninck prima del Tour non sapevano, non potevano immaginare, pensavano che il francese avrebbe fatto solo qualche impresuccia estemporanea, e perciò hanno costruito tutta la squadra su Viviani, con 4/5 uomini che gli tirano la volata e lo imboccano quando fa i capricci, non pensavano che poi Elia di volate ne avrebbe vinta una sola. Alaphilippe che in gioventù ha fatto ciclocross oggi invece sembra uno di quei pistard che corrono l’eliminazione non standosene prudentemente in mezzo al gruppo ma sempre in coda e ogni due giri devono sprintare rischiando grosso. Ecco, lui è rimasto in coda al gruppo dei migliori, man mano gli altri si staccavano e lui sempre lì, alla fine va in crisetta pure Thomas, Bernal non attacca ammesso che ne avesse, gli altri fanno solo attacchini timidini, Pinot fa lo scattino per prendersi la tappa e secondo è la maglia gialla sempre più gialla. Applausi per tutti, anche da parte di Monsieur Le Président, e chissà se alla fine del Tour Alaphilippe sarà ancora in giallo e se al prossimo Tour presenzierà ancora questo Presidente qui.

Misteri e Tragedie

In estate c’è l’obbligo di leggere i gialli, le vetrine delle librerie ne sono piene, una volta i gialli erano gialli, ora sono prevalentemente blu perché in Italia è pieno di giallisti che scrivono tutti per lo stesso editore, mentre in edicola mi sembra che ce ne siano meno rispetto al passato. Ma a luglio il mio giallo preferito è il Tour de France, dove oggi ci sono stati fatti misteriosi, alcuni gialli su cui investigare. Perché Rohan Dennis invece di riposare che domani c’è la crono è andato in fuga? Perché, dopo che l’ammiraglia gli ha fatto gentilmente notare l’inopportunità dell’azione, Dennis si è ritirato? E perché è successo proprio oggi che si trovava casualmente a passare da quelle parti il suo agente, che è il figlio di Pat McQuaid l’erede di Verbruggen e ho detto tutto? Dennis già diede un’immagine inquietante di sé quando propose la sua visione della cronosquadre in chiave spartana, ma la Sparta di Frank Miller. E perché Nibali ha avuto il mal di stomaco? Quali specialità della cucina francese ha mangiato: camembert, bouillabaisse o escargots? Perché Simon le sboron non ha fatto gioco di squadra con Trentin ma l’ha staccato e buon per lui che ha trovato due fessacchiotti come Bilbao e Muhlberger che non sono stati capaci di chiuderlo in volata? Si sa che tra un ciclista che ha ancora qualche anno di contratto e uno che sta per cambiare squadra l’ammiraglia preferisce vinca il primo, certo è che Trentin aveva lasciato il wolfpack per fare il capitano ma con gli australiani ha vinto di meno e l’unica vittoria importante, l’Europeo, l’ha ottenuta con la nazionale. E poi perché la Giuria ha premiato col numero rosso di combattivo della giornata proprio Trentin e non Clarke, come a volerlo risarcire di un torto? Speriamo solo che questi misteri non si chiariscano mai del detto, così da fornire a Beppe Conti e ai suoi successori materia per articoli, paragrafi, capitoli o interi libri. A proposito di libri, il TGR ha detto che è morto quel famoso scrittore napoletano, e pensavo che forse Massimo Troisi si potrebbe definire una figura tragica, perché ha faticosamente tentato, anche con passi falsi, di tirare Napoli fuori dal folklore becero, dalle macchiette, dai luoghi comuni, ma il suo tentativo veniva sabotato dai suoi amici, prima ancora che sulla città si abbattessero Made in Sud, i neomelodici, i rappers vittimisti e i trappers trappani. E il TGR ha riproposto una scena del film in cui lo scrittore spiegava quell’immane cazzata della divisione tra uomini d’amore e uomini di libertà illustrandola con l’aiuto di una cartina geografica su cui i paesi erano colorati diversamente in base a questa divisione, e ho visto che in Belgio e Olanda ci sono gli uomini di libertà, quindi anche Puck Moonen preferisce vivere da sola e non essere scocciata (fatevene una ragione), ma, dato che la cartina raffigurava solo l’Europa, del Kazakhistan non si sa niente, speriamo che domani Giovannelli lo chieda a Vinokourov.

Alcune fonti, tra cui Het Nieuwsblad, dicono che Dennis sarebbe in polemica con la squadra perché le bici, cinesi, non sarebbero molto performanti. Nella foto il rappresentante della ditta guida il modello destinato a Dennis.

La democrazia e gli invisibili

La seconda tranche del Tour inizia con una tappa per velocisti, quindi il programma prevede: ore tot partenza, ore tot e un minuto fuga. Vanno i soliti Perez e Calmejane, il solitissimo Rossetto e De Gendt. Il gruppo si agita a sentire che De Gendt è di nuovo in fuga prevedendo che sarà dura andarlo a riprendere, ma quando si chiarisce che non si tratta di Thomas ma del giovane omonimo e neanche parente Aimé il gruppo si tranquillizza, e fa male perché sarà proprio De Gendtino a tirargli il collo fin quasi all’ultimo. In mezzo solo cadute e chi ne esce peggio, anzi esce proprio dalla gara, è Nicolino Terpstra, sfortunato in questo primo anno fuori dal wolfpack, ha perso sia le classiche che il Tour, ma se si riprende lo aspettiamo a quella Paris-Tours che gli si adatta ma gli sfugge sempre. Finora gli sprint sono stati vinti da ciclisti sempre diversi e tutti attendono di vedere chi sarà il primo a fare doppietta, e sta per riuscirci Golia Dylan Groenewegen ma Davide Calebino Ewan lo infilza al colpo di reni. Ewan è un corridore imprescindibile perché svolge un ruolo importantissimo, il capro espiatorio, diciamo che è il Signor Malaussène del gruppo, almeno per gli italiani che con le sue volate storte possono giustificare ora la sconfitta di Viviani ora la mancata rimonta di Bonifazio, in verità difficile a realizzarsi perché il ligure, corridore inquieto e alla ribalta solo per situazioni pericolose (vedi discesa dalla Cipressa), ha già fatto uno sforzo per chiudere un buco. E quindi da Abdu a Kirsipuu da McEwen a Ewan che ci sia un velocista così è una comodità. Alla fine ci sono le interviste calde di Giovannelli e mi scappa un excursus sulle interviste RAI. De Zan era educato ma se intuiva che poteva scatenarsi una polemica riusciva ad aizzare con cortesia gli interlocutori. Bulbarelli dava il lei ai ciclisti. AdS cercava lo scontro fisico con il servizio d’ordine per poter esercitare il suo vittimismo, ma le interviste erano comunque il suo meglio anche per l’empatia con i ciclisti che con lei si aprivano sempre in larghi sorrisi. Rizzato è ancora da rivedere. Giovannelli dopo un primo anno non malaccio ha iniziato a fare troppe e insistenti domande, è capace di andare più volte a toccare argomenti di cui gli intervistati non vogliono parlare, e oggi in particolare abbiamo visto Valverde guardarsi intorno come a cercare qualcuno che lo liberasse. Comunque nel dopo tappa Viviani in pratica ha detto che tutti i migliori velocisti hanno vinto una tappa e che con Ewan siamo al completo, come dire che gli altri non rientrano tra i grandi, e quando Giovannelli gli chiede se Ewan ha danneggiato Bonifazio lui ha risposto che non ha visto la volata, forse avrebbe aggiunto che inoltre non sa neanche chi sia questo Signor Bonifazio, mai visto, dal nome si direbbe un personaggio di Achille Campanile. Poi, quando i Pubblici Ministeri RAI hanno concluso le loro arringhe e chiesto in coro la condanna di Ewan a 20 anni di squalifica senza la condizionale, il condizionale invece lasciatelo che serve a Ballan che lo infila dappertutto,  arriva l’intervista a un tranquillo Bonifazio che si era arrabbiato sul traguardo ma sminuisce tutto e dice che sono cose che succedono nelle volate e che puntava non alla vittoria ma a un piazzamento per il bene della squadra. Noi per questo gli auguriamo quanto prima una vittoria importante, però intanto, in questo Tour democratico che distribuisce a tutti vittorie e premi, anche lui riceve un premio di consolazione: essendo riuscito a colpire col casco il telefonino di una spettatrice ha vinto un piccione viaggiatore di peluche.

La moda dell’estate è il fotofinish.

pulp ma non fiction

Alla partenza dell’ultima tappa del Giro Donne detto Rosa lo speaker attribuisce 25 vittorie di tappa a Marianne Vos che ne ha vinte solo 24. Beh, se è lo stesso di 5 anni fa quello speaker è poco meno di un dj. Ma il tempo che arrivi la corsa e avrà ragione, e del resto con uno strappetto finale in pavé chi altra avrebbe potuto vincere? Stefano Rizzato dice che la sua favorita era Kirsten Wild e l’olandese rischia di cadere in curva creando pure un piccolo buchetto a favore della Vos che comunque non ne ha bisogno. Se le cicliste hanno seguito la differita delle tappe del Giro avranno capito che devono augurarsi di non essere mai date per favorite da Rizzato. La classifica finale la vince Annemiek Van Vleuten con oltre 3 ore di distacco su Marzia Salton Basei, che è arrivata sempre tra le ultime, a volte proprio ultima e da sola, ma non si è mai ritirata, non è mai uscita fuori tempo massimo, peccato solo che non esista la maglia nera che avrebbe vinto per il secondo anno consecutivo e che per di più sfina anche se lei non ne ha bisogno perché è una delle bellezze del gruppo.

Marzia Salton Basei con sullo sfondo un lago in discesa.

L’estate è la stagione delle repliche e allora ripercorriamo la carriera di Annemiek Van Vleuten. Dopo un’adolescenza difficile in cui giocava al calcio è uscita dal tunnel, ma non quello degli spogliatoi, e si è data al ciclismo nel 2006. Nel 2008 ha iniziato a fare sul serio e nel 2011 il primo salto di qualità, che non è una specialità dell’atletica: vince Fiandre, Plouay, Vargarda e Coppa del Mondo anche grazie alla capitana Marianne Vos. Non date retta a chi dice che la presunta cannibale l’abbia frenata in quel periodo, anzi è stato il contrario, perché nella volata del Mondiale 2011 Van Vleuten non riuscì a lanciare Marianne con la giusta velocità, al contrario di Monia Bacaille che si infilò in un buco che non c’era e lanciò verso la vittoria Giorgia Bronzini. In effetti Annemiek Van Vleuten, forte sul passo, non è molto veloce: nell’ultima tappa del Giro d’Olanda 2013 fu battuta al colpo di reni da Tatiana Guderzo che neanche è molto veloce. E mi piace pensare che la svolta della carriera di Annemiek sia stata proprio a Caserta nel Giro 2014, quando vinse il cronoprologo e la terza tappa che, dopo un giretto nei paraggi, partiva ancora da Caserta verso il nord. Quell’anno fu qualche giorno in maglia rosa e ottava nella classifica finale, in un Giro in cui le Rabo Vos Van der Breggen Ferrand-Prévot Niewadoma Van Vleuten e Brand accerchiarono l’unica rivale Mara Abbott. Da lì c’è stata l’esplosione di AVV che compì il passo decisivo cambiando squadra. La crescita progressiva l’ha portata a una tale superiorità sulle avversarie, ma solo in certe gare, che Elisa Longo Borghini l’ha definita aliena, e allora meno male che la crisi di ieri l’ha riportata tra le umane. Ma poi andiamoci piano con le parole: cannibali, aliene, ci manca solo che a fare l’ennesimo brutto film sul ciclismo (vedere la rubrica “Cicloproiezioni” sul sito Cicloweb) arrivi il cinico Quinten Tarantino, sì Quinten, lo prendo linguisticamente in ostaggio e lo rilascerò col suo nome corretto solo quando la smetteranno di chiamare Quentin il ciclocrossista Hermans. Ma poi i nomi sono solo una convenzione, ad esempio Gigi Sgarbozza che è tornato a fare l’opinionista in RAI è convinto che la maglia gialla si chiami Alan Philippe e se gli piace così lasciamoglielo credere. Oggi in Francia c’era la tappa più appetita dai francesi perché è festa nazionale, una tappa ondulata che si prestava alle fughe e la fuga va, ma dentro ci sono solo due francesi neanche tanto forti. Colbrelli aveva detto che questa tappa gli piaceva, forse l’avrà seguita in tv perché davanti non si è visto, e in tal caso si sarà divertito a vedere un finale con continui attacchi inseguimenti gruppi e gruppetti continuamente cangianti e alla fine ha vinto Daryl Impey. Abbiamo la faccia tosta di voler far credere che questo blog gli abbia portato fortuna, perché nel post di presentazione del Tour ce ne siamo completamente dimenticati, e uso il plurale maiestatis per far credere che non sia colpa mia. E invece eccolo qui, primo sudafricano in maglia gialla e secondo a vincere una tappa (il primo fu Hunter) e questa è la vittoria importante che mancava al palmares di una carriera che ha rischiato di finire presto per la famosa aggressione in volata da parte di Theo Bos al Giro di Turchia. Anzi, la sua ripresa fisica potrebbe essere da esempio e stimolo per molti, a iniziare dallo junior Gobbo che agli europei juniores corsi sulla pista di Gent, quella che potete vedere nella testata del blog, è stato trapassato da una scheggia di pino siberiano, un incidente molto più grave di quello che capitò al malese Awang colpito al polpaccio, e se ieri parlavamo delle bici friabili sarebbe forse il caso che si parlasse seriamente della materia di cui sono fatti i velodromi.

Annemiek Van Vleuten in borghese.

Conoscersi

Bisogna conoscere sé stessi, ma anche gli altri, anche per evitare sorprese. Ad esempio se qualcuno volesse vedere un film in compagnia di Stefano Rizzato o Giada Borgato sappia che hanno una certa tendenza allo spoilerismo, soprattutto il primo, soprattutto nella finestra che si apre durante il Tour, fanno dei commenti che lasciano capire com’è andata la tappa del Giro Donne. Oggi si arrivava sulla dura salita di Montasio e Annemiek Van Vleuten, nettamente in testa alla classifica, sembrava corresse per far vincere la tappa alla compagna Amanda Spratt, come dire seguimi che ti porto io. E’ una parola: infatti la prima con la sua andatura fa staccare proprio la Spratt e rimane sola con la rivale Anna Van Der Breggen. Van Vleuten si allena moltissimo, spesso con gli uomini, Borgato consiglia di non prenderla come esempio, se fosse più giovane si potrebbe dire che sta sbagliando pensando anche alla crisi che bloccò Marianne Vos, che ne uscì col tempo e ridimensionata più che altro nel calendario. Ma, dato che Van Vleuten ha 36 anni e una carriera iniziata tardi ed esplosa anche dopo, tanto vale che prenda tutto quello che ancora le riesce, e forse per questo a volte sembra voler strafare, a volte sbaglia, oggi sembrava stanchissima e ha attaccato lo stesso. Van der Breggen, che forse si conosce meglio, si è gestita meglio e ha dato vita a un duello altalenante, lei anche biker con un rapportino e la rivale anche pistard col rapportone, finché a 500 metri ha superato di slancio la rivale restituendole la beffa dell’anno scorso a La Course by Le Tour. E se non restasse una sola tappa non difficilissima si potrebbe anche temere una crisi della maglia rosa. Un altro che si conosce e si gestisce benissimo è Thomas De Gendt, vincitore oggi nella tappa che ha dato la maglia gialla ad Alaphilippe, che in queste tappe ha un’ombra personale costituita da Pinot, e la pace a quelli che ancora speravano in Nibali, forzato a venire al Tour dalla squadra che lascerà e con la quale ha vinto molto meno che con la tanto criticata Astana. Di De Gendt sorprende non solo il numero di fughe vittoriose ma anche il modo in cui riesce a gestirsi. Ma diciamo che lui e il suo amico e anche allievo Tim Wellens li abbiamo capiti un po’ di più quando in autunno, dopo aver corso il Lombardia, sono tornati a casa in Belgio in bicicletta, aggiungendo a una stagione sfiancante una piccola corsa a tappe senza premi, per il piacere di andare in bici, insomma una concezione del ciclismo non proprio adatta a squadre scientifiche come Bahrain e Ineos. E a proposito di questi ultimi oggi c’è stato una caduta di Thomas che è ripartito con la bici di Kwiatkowski mentre il povero Moscon è rimasto a guardia della bici rotta, e mi è venuto in mente quando quattro anni fa in Spagna un meccanico in tutta fretta riconsegnò all’ammiraglia una bici rotta e i maligni pensavano che nascondesse un motorino, altri maligni invece sospettavano che non si volesse mostrare che brutta fine avesse fatto la bici. Ecco, l’ingenuo Moscon stava lì vicino a questa bici ipertecnologica molto performante spezzata in tre parti e che sembrava fatta di polistirolo e le bici della Ineos le fabbricano in …

Fenomenologia di Thomas De Gendt

De Gendt è un fenomeno, non ricordo nessuno negli ultimi decenni capace di tante fughe vittoriose. Ha quasi 34 anni e ha vinto 2 tappe al Tour, 1 alla Vuelta, 1 al Giro, 1 al Delfinato, 1 al Giro di Svizzera, 1 al Romandia, ben 4 al Catalunya, 2 alla Parigi Nizza. Non ha vinto una corsa in linea decente e nelle classiche monumento il suo miglior piazzamento è stato un 48esimo posto al Fiandre. Che fenomeno!

Lezioni imparate

Oggi al Giro c’era il tappone, senza il Gavia che se non c’è la neve c’è la frana e ormai il ciclismo farebbe meglio a dimenticarselo, e vince Annemiek Piperita Patty Van Vleuten che solo dopo aver tagliato il traguardo alza le braccia. Noi telespettatori ignoranti e ingenui pensavamo che aveva spinto fino all’ultimo per guadagnare più vantaggio possibile, ma Rizzato ha detto che dopo le due beffe consecutive dei giorni scorsi ha preferito non rischiare. Il punto è che le prime inseguitrici erano a un trio di minuti e la beffa non sarebbe stata possibile neanche se una di loro al posto della bici avesse avuto il Tardis. Al Tour invece c’era una rara tappa per velocisti e finalmente ha vinto Viviani così smette di lamentarsi, ma dopo l’arrivo ha dato ragione al suo boss ammettendo che l’altro giorno ha sbagliato lui, oggi invece si è fidato del trenino in cui si è inserito anche la maglia gialla, il generoso Alaphilippe la cui vittoria di ieri ha galvanizzato la squadra. Succedono queste cose, ma può durare poco, infatti per la Jumbo sembra già svanito l’effetto positivo dei primi due giorni e oggi hanno sprintato come l’ultima delle professional, con Groenewegen e Teunissen che hanno fatto entrambi la volata uno da una parte l’altro dal lato opposto, e così tra tanti big dello sprint il secondo è stato il vecchio Kristoff che aveva iniziato la stagione come pilota di quel Gaviria che sembra già in avanzato stato di decomposizione. A proposito di professional, oggi negli studi RAI a parlare di Bernal c’era il braccio destro del Principe Duca Conte, Giovanni Ellena che, a detta dei presenti, si è entusiasmato per la vittoria di Viviani. Avrà un modo suo di entusiasmarsi perché al confronto Petacchi sembra un allegro mattacchione, e se questo entusiasmo è contagioso meglio farsi il vaccino.

Van Vleuten a 2 metri dal traguardo.