L’abilità non è tutto

Fino ai primi del secolo quando una corsa passava per strade non asfaltate si diceva che c’era un tratto sterrato, una piccola difficoltà in più e basta e così non ci si faceva caso più di tanto. Poi è scoppiata la moda del ciclismo-cosplay da correre sulle strade sterrate con bici e abbigliamento d’epoca o se preferite agghindati come alla Coppa Cobram e c’è stato il boom delle strade bianche. Qui mi ripeto dicendo che questa è l’ennesima dimostrazione dell’incapacità markettistica del Sud, perché in Belgio e Francia c’è il pavé, nel Centro Italia ci sono le strade bianche e al Sud ci sono semplicemente le strade scassate. Le strade bianche non piacciono a tutti e forse queste di Campo Felice non piacciono neanche agli abitanti del luogo che preferirebbero sfrecciarvi con l’auto a centinaia di kmh, e qualcuno espone un cartello con una scritta che suona ambigua: “Ciccone asfalta tutto”, cioè “tutto” e non “tutti” secondo quanto vorrebbe l’orribile frasario dei tifosi scemi di tutti gli sport e dei giornalisti scemi uguale. Di sicuro queste strade non piacciono a Remco Evenepoel, perché su questo terreno bisogna essere bravi a guidare la bici e invece Evenepoel, che non viene dal fuoristrada e manco dalla bmx o dalla pista ma dallo sport sbagliato, ammesso e non concesso che il calcio sia uno sport, ha già mostrato difficoltà in discesa. Ma Remco è ancora molto giovane e ha tanto da imparare, e poi è reduce da un grave infortunio per cui non bisogna mettergli pressione, non attendersi niente. E questo è proprio quello che fa il sito di Het Nieuwsblad, che infatti ogni giorno pubblica un articolo in cui spiegano perché è stato un bene che Evenepoel nella tappa del giorno non abbia preso la maglia rosa, un altro in cui si chiedono se il giorno dopo Evenepoel la prenderà questa maglia rosa, poi un’intervista a Evenepoel, e un supplemento di intervista a Evenepoel, e ancora, dato che ci sono molti columnist tra cui il team manager di Evenepoel, due o tre commenti che lo riguardano, insomma lo lasciano tranquillo. Ma l’esperienza e l’abilità non sono tutto, a volte non bastano, per dire oggi Mohoric è caduto proprio in discesa, si è ribaltato e ha sbattuto la testa a terra, e viene da dire meno male che la bici si è rotta perché sarebbe stato capace di risalirci, invece così sono arrivati i medici e l’hanno portato in ospedale. E l’esperienza in mtb non ha evitato a Valter di perdere la maglia rosa sulla salita in sterrato, mentre invece Evenepoel è arrivato buon quarto, ma la vittoria se l’è presa l’ex biker Bernal che grazie all’aiuto di Moscon ha recuperato un minuto e mezzo agli ultimi fuggitivi di giornata in pochi km e ha staccato gli avversari di classifica ottenendo la prima vittoria di tappa in un grande giro. E già, quando ha vinto il Tour non ha vinto tappe. Il Principe Duca Conte ne ha approfittato per farsi intervistare al Processo perché lui campa felice di rendita sul fatto di aver scoperto Bernal, anzi lanciato nel professionismo, perché a scoprirlo e segnalarglielo fu l’ex ciclista e scrittore Paolo Alberati, sempre che si possa parlare di scoperta per uno che è stato argento e bronzo mondiale da junior anche se in mtb. Oggi il nuovo idolo abruzzese Giulio Ciccone, che a volte si innervosisce ma è un bel passo avanti rispetto al sempre polemico Taccone e alla bestia da vittoria Di Luca, è arrivato secondo spinto anche dal tifo locale, ma c’è stato un momento di sconcerto quando al Processo hanno detto che Garzo (i ciclisti italiani tra di loro si chiamano troncando l’ultima sillaba del cognome), insomma Garzelli manda spesso dei “vocali” a Ciccone, ma ci siamo tranquillizzati quando abbiamo capito che si intendeva “messaggi vocali” e non le lettere che il Garzo notoriamente usa con molta creatività.

Ancora spot

Il Giro scremato arriva al Sud ma non troppo, a Guardia Sanframondi in provincia di Benevento passando per la salita del Calvese, maledetta da Binda, che a detta di un vetero-tifoso del luogo è “abbastanza durissima” e ne parla come se quella volta in cui vinse comunque Binda lui fosse stato presente, ma fatti due conti è improbabile. Non si poteva pretendere che il Giro arrivasse a Caserta dove non gliene frega niente a nessuno, e poi qui la carovana non avrebbe avuto dove passare perché quando hanno decretato che ci si poteva ristorare solo all’aperto i ristoratori non se lo sono fatto dire due volte e stanno occupando tutti gli spazi possibili e già per i pedoni ci sono difficoltà a muoversi ma penso che tra poco di problemi ne avranno pure i motorizzati. Ma il Paese lo esige, per dire stamattina fuori a un bar di quelli lussuosi c’erano due che mangiavano come se fossero andati alla mensa della caritas e avessero trovato chiuso, evidentemente quando si dice che certi politici edonisti parlano alla pancia delle persone si intende in senso letterale, e praticamente quello che si riteneva il Paese del Gusto è ormai diventato il Paese del Disgusto.

Ancora si parte con una notizia cattiva e una buona. La cattiva è il ritiro di Caleb Ewan che è caduto sotto una galleria, anzi si è ritirato come ci si aspettava, anzi ha preso una botta al ginocchio, non si è capito bene cosa è successo ma, anche se ieri aveva detto che gli sarebbe piaciuto terminare la corsa perché per la prima volta si trovava in testa alla classifica a punti, nessuno gli ha creduto ed era prevedibile che per centrare il suo obiettivo di vincere tappe in tutti e tre i grandi giri dovesse risparmiarsi sforzi inutili in salita. Comunque sia il Giro che fin qui era stato discretamente cremoso riprende a scremarsi perdendo questo incrocio tra McEwen e Cavendish le cui volate un giorno saranno esposte al Museum of Contemporary Art di Sidney. La buona notizia è un nuovo spot, non tanto per il prodotto pubblicizzato che è roba ottenuta riciclando materiale, che sarebbe sempre più ecologico delle vetture ibride, ma per la testimonial che è Giada Borgato in persona e, dato che quando ci vuole ci vuole, in questo video è davvero graziosa.

Anche oggi arriva la fuga e vince il giovane francese Victor Lafay, che in curriculum aveva una vittoria in una corsa semipro e una commozione cerebrale, precedendo Francesco Gavazzi più vecchio di 11 anni. AdS dice che si attendeva di più dall’altro fuggitivo Campenaerts che sarebbe più esperto, ma subito viene contraddetta perché in realtà il cruccio di quel disastro del belga è quello di essere bravo a cronometro e a tirare il gruppo, che è un po’ la stessa cosa, ma di non aver fatto granché nelle prove in linea. Ma AdS, non contenta, prima dice di non aver visto Bardet finora e la regia tempestivamente manda le immagini della sua fuga dell’altro giorno in compagnia di Bettiol e Ciccone, e poi assegna la maglia ciclamino alla classifica dei traguardi volanti. Ma la preoccupazione principale di tutta la squadra RAI è come si pronuncia il nome di Attila Valter, che ha già attirato tifosi dall’Ungheria, intesa come nazione e non come Loggia. Valter ha iniziato con la mtb e solo a 18 anni è passato alla bici da strada, quella che AdS definisce bici da corsa come se in mtb si stesse fermi sul posto, e i suoi idoli infatti sono stati Absalon e Schurter ma in tv vedeva pure Bodrogi che però a un certo punto prese la cittadinanza francese. E si vede che di ciclismo su strada Valter ne capisce ancora poco perché ha detto che la sua squadra è la più forte del mondo, ma lui non corre né con la Ineos né con la Jumbo né con la Deceuninx, ma con la Groupama diretta da Madiot e Maudit, che non sono una coppia di comici, almeno non ufficialmente.

In chiusura del Processo viene trasmesso un nuovo spot per la sicurezza sulle strade. In questo video ci sono tre personaggi inespressivi che sono a turno a piedi in bici e in auto, si incrociano più volte e rispettando le norme nessuno investe nessuno. Quello che non è chiaro è se gli autori hanno immaginato una situazione tipo Io sono leggenda in cui i tre sono gli unici sopravvissuti sulla Terra dopo una terribile pandemia o dopo che tutti gli altri sono morti per un’indigestione universale dopo essersi abbondantemente ristorati, oppure se si tratti di un caso di stalking triangolare.

L’ultima cartolina dell’ex ungherese a fine carriera.

Fernando contro tutto

Anche alla partenza della tappa di oggi ci sono brutte notizie, una interna e una esterna. Dall’estero arriva la notizia dell’annullamento della Parigi-Roubaix per il secondo anno consecutivo, una incongruenza dato che in Francia il Tour si correrà regolarmente e si disputano anche tante altre corse e corsette, una disdetta per le donne che non riescono a correre la prima edizione della prova femminile e anche per certi vecchietti come Stybar che non so quante altre occasioni avranno nelle loro carriere. E a proposito di vecchietti, l’altra notizia è il ritiro di Pozzovivo, e anche se era andato benino nella cronometro questo suo continuo infortunarsi e riprendersi sembra quasi accanimento terapeutico, e se a fine stagione non si ritira mi sa che bisognerà abbatterlo, dopo Rebellin ovviamente, salverei solo Casagrande perché l’ambiente delle marathon in mtb è pieno di vecchietti, c’è meno stress e poi finché non c’è stato il covid dopo le gare c’era il pasta-party in cui con la scusa di recuperare le energie si mangiavano cofane di spaghetti, altro che il riso scotto di Froome.

Ieri parlando di sicurezza e lancio delle borracce AdS incitava i ciclisti alla disobbedienza civile e a lanciarle tutti le dove gli pareva. Quando oggi a un certo punto ne sono volate alcune sembrava quasi che le avessero dato ascolto, ma gli uomini RAI si sono poi accorti che era una zona verde e quindi i ciclisti stavano rispettando le regole. Anzi, i corridori mi sa che vogliono evitare AdS e il suo Processo e per questo vanno a una media bassa per arrivare tardi e ridurre la durata della trasmissione che alle 18 si chiude. Un messaggio ambiguo arriva anche da Giada Borgato che, incerta se fosse più opportuno un attacco in contropiede o un colpo di mano, auspicava un attacco contromano. Ma Giada deve solo chiedere e viene subito accontentata. Succede che Fernando Gaviria, consapevole di non poter contare su un compagno capace di tirargli la volata, cioè quel Molano che è stato difeso proprio dalla Borgato, e forse ritenendosi battuto allo sprint, ha tentato il colpaccio che gli è riuscito più di una volta, quello da finisseur a corta gittata, e a 500 metri è partito in contropiede contro mano contro vento. A quel punto Ewan portato in carrozza dai compagni fin lì ha dovuto prendersi l’onere di inseguirlo, ma in progressione con i suoi tempi, e poi lui non teme il vento perché basso com’è il vento lo prende chi gli è alla ruota e quello era Cimolai, e sembrava proprio come se Ewan potesse finire per tirare la volata a Cimolai ma questi non è riuscito neanche a uscirgli dalla scia e anzi deve aver pensato che seguendo quel diavolo di un tasmaniano avrebbe fatto almeno secondo e così è stato. Ma a questo punto bisogna citare Fellini, non con la “e” finale che Felline è arrivato undicesimo e chissà se riuscirà mai a vincere una corsa importante, ma con la “i”, cioè proprio il regista che polemizzava con gli spot durante i film, e quelli che i film li trasmettevano farciti di pubblicità dicevano che vabbe’, ma se li gira pure lui, ma Fellini criticava quando e dove li inserivano, la famosa storia che non si interrompe un’emozione. E mi chiedo appunto se durante le partite di calcio dopo un gol mandano la pubblicità, semmai uno spottino breve, ma nel Giro Rai succede invece che appena arrivano i primi non solo partono tre minuti almeno di spot ma cambia pure trasmissione palco e commentatori, e quando riprendono il collegamento hai dimenticato pure che corsa era, e poi a sentire AdS altro che emozione, viene lo sconforto.

La crema del Giro scremato

Ieri mi sono costretto a vedere la presentazione del Giro d’Italia dal Castello del Valentino di Torino, in genere uno spettacolino noioso che cerco di evitare, ma ieri mi scappava da ridere per la ridicolaggine del tutto con effetti speciali e frecce tricolori, orchestra morriconeggiante e acrobati danteschi, retorica e pompa magna, un conduttore dalla cadenza da radio-dj che mi vanto di non aver riconosciuto, un anglofono che con un paio di cene risolleverebbe il settore della ristorazione italiana e finalmente una faccia familiare, Francesco Pancani, che però si è astenuto dal fare domande un minimo originali. Subito la brutta notizia della conferma di AdS alla conduzione del Processo, si spera almeno che a titolo di aggiornamento professionale abbia fatto un corso sull’ABC della democrazia, dopo le polemiche dell’anno scorso nel giorno dello sciopero. C’era anche Barbara Pedrotti non so se come giornalista o come parte voluta dall’occhio, certo è che se alcune giornaliste incidentalmente piacenti ci tengono a dimostrare di essere anche brave, lei mi sembra che ci tenga a dimostrare l’inverso, e prima si esibisce in versione Barbraless e poi con un abito vedo-non vedo-no,no,vedo. E per restare in tema, oltre alle squadre sono state presentate anche le maglie e, per la nota faccenda del carro di buoi, le indossavano quattro ragazze e l’importanza crescente delle maglie era diciamo resa visivamente dalla grandezza crescente della taglia di reggiseno. Oggi c’è il silenzio elettorale, cioè no, mi confondevo, e domani finalmente parte il Giro scremato d’Italia e allora vediamo qual’è la crema di questo Giro light, chi sono i protagonisti attesi, i nomi di spicco. Diciamo che se il Giro si fosse disputato un anno fa e avesse avuto alla partenza Nibali, che da tempo non iniziava una stagione così forte come fece alla Parigi-Nizza, Evenepoel giovane fenomeno dal potenziale ancora non conosciuto e Bernal vincitore uscente del Tour, si sarebbe presentato come un cremoso supergiro. Ma in questi mesi nell’ambiente gli ortopedici hanno avuto più lavoro degli epidemiologi e il campo partenti finisce per ricordare Fantozzi contro tutti, la scena in cui Fantozzi e colleghi tornavano in ufficio dopo la sgambata del giorno prima.

Vincenzo Nibali ha un’età, ma non è che Geraint Thomas sia tanto più giovane eppure è dato tra i favoriti del Tour. Forse in Francia ci sarebbe voluto andare pure Nibali ma lui è ligio alle norme e da un anno gareggia solo nel raggio di 300 metri da casa sua e quindi eccolo al Giro. Ma poche settimane fa si è rotto il polso in allenamento, lui ha detto che avrebbe fatto l’impossibile per partecipare ma che l’impossibile non sempre è facile, e dopo aver controllato sul vocabolario credo che abbia ragione, ma un po’ di impossibile l’ha fatto ed eccolo al Giro. Però ora l’osso è tenuto da una placca e 11 viti, per cui rischia di accumulare svantaggio non tanto in salita o a cronometro ma ai metal detector.

Remco Evenepoel è ancora giovanissimo ma ieri sembrava invecchiato di un lustro, non ha mai corso un grande giro e da quando è caduto nel burrone al Lombardia non ha mai gareggiato. Riprende a correre proprio al Giro, e poi dicono che non gli mettono pressione.

Egan Bernal ha dolori alla schiena che sarebbero causati dal fatto di avere una gamba più corta. Finché correva con il Principe Duca Conte si ricorreva ai rimedi della nonna, di Savio o di Bernal fa lo stesso, e gli mettevano un tacchetto sul pedale. Ma poi è passato alla iper-scientifica Ineos e la situazione è cambiata da “così” a “cos’ho?” Per dire, il primario della squadra aveva comprato degli occhiali a raggi X per guardare le ragazze. Ma cosa avete capito, brutti maiali? Voleva guardarne il viso coperto dalle mascherine, ma è successo che si è trovato a passare Kwiatkowski e il medico si è accorto che il polacco aveva una costola rotta e gli avevano appena fatto correre 300 km su e giù per i capi della Sanremo.

Pavel Sivakov dovrebbe correre come gregario di Bernal ma lui dice che nelle corse possono succedere tante cose, ma bisogna vedere a chi succedono, e forse lui non conosce il Primo Principio dell’Orografia secondo cui a ogni ascesa segue una discesa. Ora qualche secchione precisino dirà che a volte invece segue un falsopiano, va bene, ma prima o poi la discesa arriva, e se Pavel va forte in salita, a vederlo in discesa viene il dubbio che vivendo in Francia si alleni col Premiato Maestro Discesista Alexandre Geniez.

Simon Yates è il grande favorito, il che la dice lunga sullo stato delle cose. Nel 2018 ha dato spettacolo ma poi ha pagato gli sforzi, ora dice che starà più accorto, quindi darà mezzo spettacolo, oppure con biglietto a metà prezzo per militari e bambini, difficile che vinca la classifica generale, molto più probabile che vinca quella delle smargiassate.

Romain Bardet era uno che sembrava forte nelle gare a tappe, ma non ha ottenuto questi grandi risultati, e allora forse a pensarci bene potrebbe fare meglio nelle corse in linea dove…, no, neanche lì, insomma ci stiamo ancora pensando.

Da quanto si è visto al Tour Of The Alps, al contrario di Sivakov, Daniel Martin può risolvere il problema delle difficoltà in discesa in maniera radicale: proverà a tagliare direttamente per i dirupi.

Se qualcuno avesse praticato il lockdown estremo e fosse tornato solo dopo l’autunno da un isolamento totale e avesse saputo che il Giro 2020 era stato vinto da Tao Impronunciabile Hart davanti a Jay Hindley avrebbe pensato o a una caduta generale degli avversari o a una epidemia di covid nel plotone. Noi ci siamo invece limitati ad attendere un segnale di vita dall’australiano, che è giovane e se deve fare degli errori di gioventù deve approfittarne adesso e non attendere la vecchiaia, questo per definizione, insomma un po’ più di vivacità nelle prime corse, e invece niente.

E poi per la classifica ci sono ancora i tanti sottocani, capeggiati da Mikel Landa e Wilco Kelderman, che anche quando hanno avuto l’occasione della vita si sono guardati bene dal coglierla. Però ci sono anche le vittorie di tappa, e per quelle ci sono quei corridori portati per le corse in linea, come Gianni Moscon, o cronomen come Filippo Ganna, che appunto, no, niente, devono fare i gregari. E ancora, per lo spettacolo non necessariamente agonistico ci sono Peter Sagan e Simon Pellaud, ma le regole anti-covid e soprattutto le nuove proibizioni UCI gli impediranno di interagire col pubblico o di impennare senza mani e senza piedi o di firmare libri in corsa o di fare selfie o di scambiare figurine e borracce o chissà che altro, e allora alla fine restano i velocisti.

Caleb Ewan non può puntare all’Olimpiade che si corre su un percorso impegnativo né al Mondiale che ha tratti in pavé che dovrebbero essere indigesti per uno piccolo come lui, e dato che però lui non è un velocista qualunque si è posto un obiettivo ambizioso: vincere tappe in tutti e tre i grandi giri. Ma anche se non avrà lo stress della classifica generale non potrà concluderli tutti e tre, per cui voi dite che il Giro è la corsa più dura del mondo e allora alla prima occasione Calebino farà le valigie.

C’è solo una persona che in questo periodo va più piano di Elia Viviani ed è Elena Cecchini. Allora, per restare in famiglia, Elia con la sua esperienza da pistard potrebbe provare a lanciare le volate al fratello Attilio, hai visto mai?

5 anni fa Fernando Gaviria era praticamente imbattile su pista, il giovane promettentissimo che prometteva moltissimo e tutti se lo contendevano. Oggi cercano di disfarsene ma nessuno lo vuole.

Compatibilmente con la presenza alla settimana della moda, sarà alla partenza, almeno a quella perché all’arrivo è difficile dato il suo ginocchio volubile, lo stilista e campione italiano ed europeo Giacomo Nizzolo che non ha mai vinto una tappa in un grande giro. Ora o mai più, più probabile la seconda.

Una delle cose più agghiaccianti che mi è mai capitato di leggere è stata la descrizione, fatta dalla fidanzata, dello stato di Fabio Jacobsen dopo l'”incidente” in Polonia. Dylan Groenewegen fece quella che alcuni definirebbero una volata di mestiere, di giustezza, e sono gli stessi che in pratica hanno rimproverato a Longo Borghini di non aver stretto alle transenne Van Vleuten all’ultimo mondiale. Groenewegen è stato squalificato, è stato socialmente insultato e minacciato, ed è difficile immaginare in che condizioni psicologiche più che fisiche rientrerà. Invece le transenne, che a un certo punto sembravano le uniche colpevoli, non sono state squalificate, e anzi il Giro di Polonia è stato premiato dalla Polonia come miglior evento sportivo in Polonia dello scorso anno, figuriamoci il peggiore. Con altrettanto cattivo gusto una nota rubrica televisiva di ciclismo non perde occasione di mostrare e rimostrare l’incidente da tutte le inquadrature, ma se non altro ci ricordano l’accaduto, che alcuni giudici di gara sembrano aver già dimenticato continuando a vedere il mestiere e la giustezza dove invece ci sono solo plateali scorrettezze.

E poi tra i velocisti alcuni inseriscono Davide Cimolai, ma quelli sono i soliti scemi che vogliono fare gli scherzi.

La Zeriba Suonata – Misteri italiani all’estero

Questo è un post pieno di misteri, ce ne sono più che in programma tivvù di Carlo Lucarelli. E per iniziare in tono partiamo dall’altro capo del mondo, il Down Under, dove ai lividi albori degli anni 80 si forma un gruppo musicale con un nome che mette allegria perché richiama il ballo: Dead Can Dance. Il gruppo, che in sostanza è il duo Lisa Gerrard-Brendan Perry, presto si trasferisce in Gran Bretagna dove vengono ingaggiati dall’etichetta 4AD. All’inizio fanno musica dark ma poi per essere più al passo coi tempi si mettono a suonare musica medievale e arcana con strumenti desueti. Inoltre, a giudicare da qualche titolo e da qualche copertina, sembrano affascinati dal visionario pittore Hieronymus da ‘s-Hertogenbosch, cittadina che evidentemente genera fenomeni visto che c’è nata pure Marianne Vos, che non c’entra ma era giusto per pigliare una boccata d’aria. E c’è proprio un famoso dipinto di Bosch sulla copertina dell’album Aion del 1990 dove dentro invece i DCD suonano un saltarello, antica danza dell’Italia centrale. Perché? Boh.

Dead Can Dance – Saltarello

Nella scuderia 4AD negli anni 90 c’era un’atra Lisa, però questa americana, che si potrebbe definire anticipatrice di quel gruppetto di dark ladies canterine che nel secolo successivo, cioè questo, non costituisce una vera e propria scena ma delle affinità in nero tra di loro direi che ci sono: Emily Jane White, Chelsea Wolfe, Weyes Blood, Angel Olsen, Lana del Rey e via inquietando, con l’unica differenza che Lisa Germano aveva un aspetto tranquillo da brava ragazza, un’insospettabile, mentre se prendiamo una a caso, per non fare nomi Marissa Nadler, per dirla con Totò una con una faccia così si arresta a priori. Ma veniamo al dunque, Lisa Germano nel 1994 incide Geek The Girl in cui all’inizio verso la metà e alla fine del disco si sente un motivetto citato solo nelle note interne come “italian folk tune called Frascilita”. Ma il punto è che di questo motivetto siciliano nessuno sa niente, e su internet si trova solo gente che chiede se esiste davvero questa canzone. Il mistero si infittisce.

Lisa Germano – Frascilita + My Secret Reason

Von Der Land

Gli italiani di notte sognano Ursula, ma non quella che come una Venere un po’ mascolina sorgeva dalle acque dopo averne depredato i fondali, no, l’altra, quella dell’Europa, perché trovano più erotici i soldi europei. Ma per avere quei soldi bisogna prima fare i compiti e l’esame e come materia è uscita Le Riforme. Non so se chiederanno delle riforme a piacere o scelgono loro, io vedrei bene la riforma dell’imprenditoria e pure quella delle banche ma pare che non possono essere toccate, e allora andrebbe bene semplificare le leggi, però non possiamo aspettarci indicazioni opportune da persone così rigide per i nostri politici così contorti: che cosa vuoi rendere semplice se non si comincia dalle teste? E già, perché a quanto pare l’incidente turco non è stato causato solo dal padrone di casa che, accortosi che c’era una donna in piedi, le voleva chiedere di preparare un caffè per gli ospiti, ma anche dal rigido protocollo che gli europolitici redigono per sé stessi. E con questa rigida classe eurodirigente non so quanta fiducia si può avere nell’arrivo di quei soldi che permettano di mantenere lo stesso alto tenore di vita, pur continuando a bivaccare nei dintorni dei locali, a un popolo crapulone che con autoironia ha eletto suo Santo Patrono il Poverello d’Assisi. Ma del fatto che qualcosa sia cambiato nel paese, soprattutto nella consapevolezza di quale sia l’attività trainante per l’economia, ce ne accorgeremo quando finirà lo smart-working e allora prevedo che la tivvù di impegno incivile, tra una tetta e una chiappa, pedinerà i dipendenti pubblici per esporre alla gogna quelli che dopo aver timbrato il cartellino andranno a lavorare invece che al bar a sostenere l’economia del paese.

La faccenda del pubblico

Questo calcio sta dappertutto: che ci fa nella pagina del ciclismo di Het Nieuwsblad? E’ che pure lì ha fatto notizia l’apertura degli stadi italiani al pubblico. In Belgio niente, due Fiandre senza pubblico che già uno sembrava strano, al secondo per strada c’era solo un ragazzino, lo svizzero Schar per ringraziarlo gli ha donato una borraccia ed è stato squalificato in flagranza di reato secondo l’Editto Lappartient, ma tutti gli altri ciclisti avevano invitato il pubblico a stare a casa perché così potevano salire sui marciapiedi senza il rischio di abbattere qualcuno. Pure la stagione del ciclocross è stata senza pubblico, tutti davanti al televisore, se passavi per le strade deserte del Belgio all’ora italiana di pranzo sentivi il rumore dei campanacci provenire dalle case. Però i fotografi hanno detto che le foto così venivano meglio. In Italia invece la decisione a gamba tesa del Banchiere di aprire gli stadi al 25% del pubblico ha scatenato un effetto domino e dal Ministero di Cultura Spettacolo e Fuochi d’Artificio hanno detto che allora bisogna aprire pure teatri e cinema. E il Banchiere, che è uomo di poche parole perché tiene da fare, ha detto: E sia. E ieri il TG diceva che dal 26 aprile andremo a cinema e a teatro, un messaggio volutamente ambiguo, perché detto così sembra che sia un obbligo, come vaccinarsi dato che non farlo è ritenuto un’attività sovversiva. Però posso tranquillizzarvi perché non sarete tenuti ad andare a vedere una simpatica commedia di quel simpaticone di Salemme o il remake del sequel de I Fantastici 4 contro King-Kong, per ora non c’è l’obbligo. Si sorvola invece sul pubblico del ciclismo, perché come fai a dire che sullo Zoncolan potrà andare solo il 25% degli indiani? E intanto oggi si corre l’Amstel Gold Race in un circuito chiuso e vedremo se esiste il Cauberg senza il pubblico, io credo di no, penso piuttosto che è una salita che il pubblico la porta da casa insieme alle birre.

Dagli archivi dell’Area 51 una foto che dimostrerebbe l’esistenza del Cauberg senza pubblico.

smascherine

Il TG, non importa quale perché tanto sono tutti con un piede nel governo e uno fuori, dopo la quotidiana lamentela dei ristoratori, ci fa sapere che sono state sequestrate grandi quantità di mascherine cinesi non a norma. Ma nonostante questo e la diffidenza degli italiani per quello che arriva dalla Cina continuiamo a importarle, anche perché di fabbricarle in Italia non se ne parla. Purtroppo la CGIA di Mestre non ci fornisce statistiche sulle aziende che sono nate in quest’ultimo anno, cioè nella consapevolezza della situazione della pandemia. Ma per quello che posso constatare, dal mio lavoro e dalle rare passeggiate, di aziende che producono mascherine o altri prodotti utili a questa causa non se ne vedono, invece nuovi bar e ristoranti sì, anche in centro, perché quello è per molti il senso della vita.