Libri che non ho comprato e altre sciocchezze

Devono essere aumentati la visibilità e l’impatto del Giro sul popolo sovrano, perché, anche se il popolo sovrano non è che ha in grande considerazione la lettura, in libreria c’era lo scaffale all’ingresso pieno di libri sul ciclismo, pieno più per il numero di copie che per i titoli, e c’era anche la prevedibile ristampa del libro dello scrittore parlante. Non l’ho preso perché lo comprai quando uscì e mi piacque pure, ma è la forza dell’aneddotica ciclistica, perché è come raccontare le avventure di Ulisse o dei paladini, è difficile annoiare, però per quel che mi riguarda lo scrittore si è fatto una pessima pubblicità con tutte le sciocchezze che ha avuto la capacità di dire in cronaca e dovesse scrivere qualche altro libro sul ciclismo lo ignorerò come se l’avesse scritto un banchiere. Poi quando arriva il  caldo estivo mettono in evidenza anche i libri iperborei, che purtroppo non sono più tutti nel  caratteristico formato oblungo, sarà che venendo dal freddo i librai li vedono come letture rinfrescanti e, poiché ci sono anche delle ristampe e tra queste Anime Baltiche di Jan Brokken, ho potuto finalmente soddisfare la mia curiosità sulla bella e suggestiva foto di copertina: si tratta di Marathon in University Street, Vilnius del fotografo lituano Antanas Sutkus. Mi ha incuriosito anche un libricino di Adelphi con un’intervista sulla pop art, ma non ho neanche approfondito perché c’erano le illustrazioni in bianco e nero, e già ho sempre trovato assurdi i libri sull’arte con le foto in bianco e nero ma sulla pop art mi sembra addirittura una bestemmia, ma ho l’impressione che in certi casi è come se la foto fosse una specie di link come dire questa è l’opera vattela a vedere da un’altra parte. Infine mi ha distratto un ragazzino che ha chiesto Il Cavaliere senza testa di Italo Calvino, ma non ridete, poi si è corretto e in ogni  caso se era lì vuol dire che almeno non stava partecipando a quel rito che ormai fa parte delle belle tradizioni italiane e che penso sarebbe in linea con la politica culturale di questo governo cambiatore proporlo come Patrimonio Unesco, cioè i gavettoni per la fine dell’anno scolastico. E poiché tra gli spettatori di questa simpatica manifestazione di vitalità giovanile ci sono anche alcuni di quei non graditi ospiti che vengono dall’Africa a qualsiasi titolo e presumibilmente da posti dove l’acqua c’è e non c’è, più la seconda, mi chiedo cosa ne pensano di questo spreco d’acqua, e credo che finché le amministrazioni locali e scolastiche non hanno niente da eccepire al riguardo tutti i migranti provenienti da paesi in siccità si possano ritenere legittimati a venire qui dove l’acqua si butta in tutti i sensi. Alla fine, dato che oggi è sabato e non venerdì ecologico, il paesaggio dopo la battaglia è pieno di bottiglie di plastica lasciate a terra da questi ragazzini che salveranno il mondo, forse, o forse no.

Antanas Sutkus , Marathon in University Street

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Lopez & Friends

Se anche in questo strano mese di maggio ci fosse stato il sole, qui sarebbe stato ugualmente strano il panorama cittadino, perché in primavera inoltrata/inizio estate alzando la testa dovresti vedere la natura in piena salute, come se fosse ora il suo picco di forma, e invece niente perché nei mesi scorsi la psicosi dell’albero killer ha suggerito al bestio umano di tagliare segare stroncare gli alberi, perché con la natura si ragiona come con le persone, e per esempio stamattina nella via dello shopping, dove comunque non ci sono alberi ma qui non c’entra, all’improvviso è apparsa una donna nera con capelli afro tipo Lola Falana e un abito rosso né succinto né volgare e la gente non diceva Oh, che apparizione celestiale, quale incedere maestoso ed elegante! e neanche M@d°##@ che p€##° di gn°##@!, bensì diceva Come fa ad avere i soldi lei che è nera e non le spetta? Ecco, sono uscito fuori tema, parlavo degli alberi, oggi si scala il Manghen e la cartolina promozionale che si spedisce in eurovisione è piena di alberi abbattuti, per colpa di un tornado ma comunque non è un bel vedere. E come al solito non è bello sentire lo scrittore parlante che dice che anche nel nome la salita dura deve incutere paura, se si chiamasse Birillo non andrebbe bene, Manghen invece sì e mi sa che lo scrittore ha letto troppe Sturmtruppen. E proprio sul Manghen sembra che stia per iniziare qualcosa di eroico epico ed epocale perché attaccano Lopez e i due Movistar e si poteva immaginare una lunga fuga d’altri tempi, come quella di Froome risalente al lontanissimo 2018, ma Nibali e Roglic sembrano pensare Ma dove vanno questi che è ancora presto? Infatti i tre scollinano con poco vantaggio e con poche pedalate rientrano gli altri. Subito dopo Nibali mangia un piatto di orecchiette servitogli da Pozzovivo e alcuni  cannoli portati da Caruso, evidentemente aveva rischiato la fringale. Poi km e km di pace tra i big, fughette di seconde linee, e lo scrittore parlante che, quando viene esposto un cartello vintage in ricordo di Weylandt, dice che il ciclismo non dimentica, peccato che pochi minuti prima si era lamentato del fatto che Nencini è un ciclista dimenticato. Così si arriva al finale in cui scatta più volte Lopez e Carapaz gli va sempre alle calcagna, già l’anno scorso correvano l’uno sull’altro, qualcuno nei giorni scorsi ha detto che sono amici, e come disse Charlotte Bronte, anche se io pensavo l’avesse detto Groucho Marx,  Con amici simili chi ha bisogno di nemici? Zakarin in discesa cade e fa le cosiddette curve quadrate, spaventando un inviato sulla moto che poi tira un sospiro di sollievo quando inizia la salita, ma proprio sul suo terreno il russo si stacca. Anche Roglic perde terreno ma senza mai andare in crisi, Garzelli ha appena detto che negli ultimi giorni erano diminuiti i tifosi sloveni che ne spuntano due che a turno spingono Roglic, col risultato che verrà penalizzato. Un terzo tifoso fa cadere Lopez e nonostante cerchi di scusarsi viene schiaffeggiato dal colombiano che ci ricorda il miglior Wladimir Belli. Nibali invece ci ricorda i politici di una volta che, al contrario di quelli ignorantoni attuali, erano diplomatici con tutti e con tutti stringevano accordi, e infatti il siciliano all’inizio della tappa sembrava in accordo con Roglic per riprendere i fuggitivi e poi nel finale si accorda con gli ispanici per staccare lo sloveno. Alla fine Carapaz tira la volata a Landa ma Bilbao lo supera e lo batte nettamente, e per Mikelanda domani potrebbe esserci, oltre a questa della vittoria di tappa sfumata, la beffa bis di venire di nuovo superato da Roglic per il terzo posto perché il suo vantaggio è risicato. Più consistente è quello di Carapaz e lo sloveno manco con un ruotone alla Moser e protesi alla Lemond potrebbe sperare di recuperarlo.  Molti pensano  che il Giro sia stato regalato a Carapaz dai tentennamenti tattici di Nibali e Roglic, ma oggi il supercittì, dopo aver, come suo solito, cercato di far penalizzare qualcuno, ha ricordato anche la caduta di Carapaz a inizio giro che gli ha fatto perdere tempo. Poi, l’ho detto, Roglic è stato davvero penalizzato ma, al contrario di Belli nel 2001, Lopez no, ma se avessero osato sanzionarlo ci sarebbero stati di sicuro dei flash mob in cui i gli amici di Lopez e del ciclismo avrebbero gridato lo slogan Siamo tutti Lopez!

Anche se Lopez è ancora giovane, siamo certi che questo resterà uno dei più apprezzabili gesti atletici della sua carriera.

Non fidatevi

Dov’eravate voi quando le stelle del mattino gioivano in coro? Di sicuro stavate fatti se avevate una percezione del genere. E stavate da qualche parte a spararvi la posa da intellettualoidi e artistoidi e trasgressivoidi, forse stavate pure preoccupandovi dello scrittore anticamorra, e vi atteggiavate con la vostra canna, comprata dal dettagliante che si rifornisce dal grossista, che dicono sia proprio la camorra, ma dove eravate non lo so, di sicuro non a vedere il Giro perché quelli lì, i ciclisti, sono tutti drogati. E dove lavorate? In un ufficio? E come state in questo periodo? Ve lo dico io, la maggior parte di voi sta attenta all’areazione e al polline e a tante altre cose, e starnutite, avete il prurito al naso le crisi respiratorie e altre reazioni allergiche, ma quando c’è un ciclista che prende il salbutamolo e poi vi dicono che ce ne sono diversi che dichiarano allergie e asma voi dite che non è possibile, è tutto finto per poter prendere i supermedicinali che danno la carica e fanno nitrire come Fantozzi contro tutti. Ieri Alexis Vuillermoz, che 4 anni fa vinceva la preolimpica e una tappa al Tour e qui è venuto non per fare folklore ad uso degli scrittori parlanti ma per fare classifica, insomma non proprio l’ultimo del gruppo, ha avuto un attacco d’asma, ha perso il controllo della bici ed è caduto in una scarpata, ed è caduto da sé, non ha avuto bisogno dell’intervento del pubblico con i cellulari, il cui atteggiamento viene criticato, più o meno come quello dello spettatore cui è suonato il cellulare alla Scala al punto che il pianista si è incazzato come fosse Ciccone e ha smesso di suonare, tutto documentato, ma non da qualcuno che ha fatto il disegno dell’accaduto come nei tribunali americani, è stato tutto ripreso da un altro cellulare. E allora, come dicono quelli che dicono le cose che dicono gli altri, di cosa stiamo parlando? E chissà quanti hanno detto che la tappa di oggi era dura perché l’avevano detto gli altri e poi, tolto il Gavia in un’altra tappa, si è cambiato tutto e tutti a dire che di salite non ce ne sono più. Infatti questa era la tipica tappa di media difficoltà adatta a una fuga di seconde linee e di giovani promettenti, e ha vinto il francese Nans Peters che per ora fa parte della seconda specie ma in prospettiva può diventare un campione o più probabilmente uno della prima specie, perché non ha vinto neanche una corsa da dilettante, eppure se la AG2R l’ha preso avrà visto qualcosa in lui, forse essendo un buon passista avranno pensato che poteva diventare il tipico gregarione da far lavorare come un mulo senza avere inopportune pretese, e invece oggi ha vinto e gli ha dato la fregatura, insomma potrebbero dover rivedere i piani, vatti a fidare delle prime impressioni. A proposito di campioni, Garzelli fa la sua pubblicità alla multidisciplinarietà in maniera curiosa, diciamo stradocentrica, in fondo non molto diversa da quella che sembra essere la visione del supercittì Cassani: in sostanza, parlando di Van der Poel, ha detto che è la dimostrazione che chi viene dal fuoristrada può diventare anche un campione, come dire che puoi essere Nys, Absalon o Schurter ma se non vinci su strada non sei un vero campione. Ma tornando alla tappa di oggi, non c’era il terreno per un attacco di Nibali o Roglic, ma poi si è visto che non c’era neanche la condizione, e buon per loro che i Movistar se ne sono accorti tardi e hanno guadagnato pochino. Qualcuno più addentro ai fatti del ciclismo scrive che la tattica vincente della Movistar, visibilmente più combattiva rispetto al passato, non sia merito di Don Eusebio ma del nuovo diesse Max Sciandri, e sarebbe curioso che dietro una grande vittoria ci sia uno che da ciclista era un perdente/piazzato. E domani dicono che è una tappa per velocisti, ma voi non fidatevi.

La Zeriba è sempre sul pezzo e per illustrare questo post sceglie un’immagine fresca fresca di 23 anni fa: rettilineo finale delle Olimpiadi di Atlanta, Sciandri parte in testa, posizione ideale per farsi battere da Richard e Sorensen.

Metamorfosi e trasformazioni

Richard Carapaz, svegliatosi stamattina da sogni agitati, si trova trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto immondo, un’ape regina. Poi però nota che il compagno di stanza si comporta normalmente come pure il Priore della Movistar Padre Eusebio Unzué e allora si guarda di nuovo nello specchio e vede con piacere che ha il suo solito aspetto, si è solo fatto condizionare dallo scrittore parlante che è anche entomologo e in assenza della farfalla di Maastricht si è inventato questo paragone tra la maglia rosa e l’ape regina, e quindi si può partire tutti per la tappa regina pure lei, quella del Mortirolo, che però è venuta troppo presto o sono le elezioni che sono venute tardi. E sì, perché i famosi popoli hanno votato no all’austerità e sì al fare e, se non si può salire sul Gavia, rispettando il volere dei popoli sovrani in un paio di giorni si trivella la montagna e si passa dall’altra parte, mentre tutta la neve che sta sul Gavia la si spedisce a Greta così può spegnere l’incendio della sua casa ha ha ha! Le previsioni della vigilia sono confermate: se si saliva il Gavia a un centinaio di km dall’arrivo l’ultima settimana era strapiena di montagne, senza quella salita lì, dopo il Mortirolo, è rimasta solo la salitella di Viale De Amicis. E pure il Mortirolo, la salita dove si rivelò Pantani che qui è ricordato da uno dei monumenti più brutti che gli hanno dedicato ché lo raffigura aggrappato a una grondaia, o almeno così mi sembra, è stato parzialmente spuntato dalla pioggia perché i ciclisti hanno dovuto badare sia a non scivolare nei burroni che ai tifosi oggi armati anche di ombrelli oltre che di telefonini. Ai commentatori non va mai bene niente: se qualcuno parte presto è poco saggio e spreca energie, se è saggio e non spreca energie non è spettacolare e lo scrittore lo mette nella blacklist insieme a Roglic, e oggi è toccato proprio all’Apecarapaz ma avercelo un giovane già così scafato. Purtroppo se il Mortirolo richiede ai ciclisti di dosare bene le forze i commentatori possono dire scemate illimitate e comunque per gli amanti del ciclismo senza calcoli e senza freni oggi ha vinto Giulio Ciccone, che sembrava si fosse posto un obiettivo piccino, i GPM, e invece torna a vincere una tappa, nonostante abbia litigato con la mantellina e col suo compagno di fuga. E si parla tanto di tecnologia ma poi non si riesce a disegnare una mantellina facile da infilare, così Neuro Ciccone deve ricorrere al giornale, una cosa che spiega anche la rimonta parziale di Roglic in discesa, perché lui è un robot, è tecnologico e quindi non legge i giornali cartacei e sotto la maglia ha infilato un tablet, perché lui, anche se non parla italiano, tra i preferiti ha il sito della Gazzetta, e da qualche giorno, su consiglio di Tolhoek, anche la pagina instagram di Puck Moonen, e con quel peso aggiuntivo addosso è sceso più velocemente. Dicevo che lo scrittore parlante non apprezza i ciclisti calcolatori, come Roglic e Apecarapaz, ma può fare un’eccezione se vanno in crisi mostrandosi umani. Come se non bastasse, anche Franzelli vuole dire la sua e, accennando all’incidente quando faceva salto con gli sci, dice che Roglic si era rotto in mille pezzi e poi si è ricomposto: ma allora più che un robot è un transformer.

Il catechismo di Don Eusebio

L’abacheca

Durante il Giro i bar sono un posto più pericoloso del solito, scoppiano più facilmente le risse, soprattutto quest’anno che lo scrittore parlante ha incitato la gente che lavora ad assentarsi in tutti i modi leciti e illeciti per seguire la corsa. Dato che il bar è il luogo ideale per le chiacchiere da bar, quando si ritrovano tutti, attori e spettatori, i secondi, cui non va mai bene niente, per quella faccenda di doping tra gli ex sudditi di Cecco Beppe dicono che sono tutti dopati, e lo scrittore si arrabbia e, come oggi in tv, grida Sciacquatevi la bocca, masnada di fannulloni assenteisti furbetti del cartellino! ma quelli non ci stanno e replicano Ma sei scemo? Ci hai detto tu di non andare al lavoro! In difesa dello scrittore e dei ciclisti, però solo quelli in attività, interviene De Luca dicendo che questi vanno a pane e acqua, forse non si possono permettere neanche il salame, e dopati lo erano ma era un’altra generazione. A questo punto, sentendosi tirati in ballo, decine e decine di commentatori, direttori sportivi e preparatori atletici, zitti zitti, senza dare nell’occhio, escono dal bar e si allontanano facendo finta di niente. Ma anche in gruppo c’è animosità. Non si sentivano parole grosse dai lontani tempi di Gibo Simoni che litigava con tutti e tutti accusava, perché poi c’è stato il chierichetto Basso che aveva il casco con l’aureola aerodinamica, Evans impegnato nel sociale e benefattore sopra e down under, Sagan con le sue pillole di filosofia, Aru bravo ragazzo studioso che tutt’al più offendeva la bicicletta. Ma sarà il clima strano, sarà l’inquinamento, le cose sono cambiate. Ha iniziato Viviani credendosi il velocista più fortissimo di tutto il mondo ma poi ha fallito tutti gli obiettivi, poi Simone lo sborone ha detto che gli avversari dovrebbero farsela sotto e in effetti il suo Giro fino a ieri faceva cagare poi oggi si è un po’ ripreso anche grazie al tatticismo incrociato degli avversari, infine Nibali che ieri ha cercato di innervosire Roglic e alla fine si è innervosito lui, e ha detto al rivale che lui non ha più niente da dimostrare e se vuole gli fa vedere la sua bacheca piena di trofei. Questa frase ha entusiasmato i giornalisti avidi di gossip che finalmente hanno qualcosa di cui sparlare e anche lo scrittore che ha ricordato suo nonno, che era sincero e diceva cose inopportune e insomma gli faceva fare delle figure di merda, e ha detto che Nibali è anziano, quasi come se avesse l’età di Abacuc o almeno di Rebellin. Ma oggi si sono un po’ raffreddati tutti tranne Slongo; in corsa si è finalmente visto in azione Sosa, che ha avuto un periodo difficile perché l’anno scorso da giovane ingenuo aveva firmato per due squadre, ora questa storia è alle spalle e ha ritrovato un po’ di tranquillità, anche se ha ancora da risolvere qualche altro piccolo problemino, perché ha firmato contratti con tre compagnie telefoniche e inoltre abita in una casa che un truffatore ha affittato anche ad altre 2/3 famiglie. E dicevo i tatticismi, Carapaz è partito e dietro si sono controllati, l’ecuadoriano ha vinto la tappa e ha preso la maglia, e poi ha cambiato pure versione rispetto all’anno scorso, quando disse che in Ecuador il ciclismo praticamente non esiste, eppure il connazionale Narvaez è passato dalla Quickstep alla Ineos, non proprio squadrette, ma oggi ha detto di venire dalla regione dei ciclisti, pensa un po’, proprio un ceppo etnico. E ora i commentatori si chiedono se Carapaz può anche aspirare a essere una eventuale possibile alternativa tante volte non si sa mai ai favoriti per la lotta per un posto tra i primi in classifica, ma se non lo è lui che l’anno scorso è arrivato quarto e che a due terzi del giro ha vinto due tappe ed è primo in classifica, chi può essere favorito, Pinco?

Due ragazzi nel sole

La tappa di oggi è la più a sud di questo Giro, ma non è che oltre c’è scritto Hic Sunt Leones, però per esempio hic est un velodromo scoperto costruito e dopo poche gare abbandonato, il Comune non ha né soldi né interesse a gestirlo e lo cede a tempo determinato alla Federazione Ciclistica e già i ragazzi premono per entrarvi e poter fare attività, ma sono quelli che fanno atletica leggera, perché il Tempio del Pallone (che non sappiamo se è oracolare, dovremmo chiederlo allo scrittore) non ha la pista intorno e per gli aspiranti atleti va bene anche quella lì a 4 corsie e di lunghezza ridotta. Qui neanche il già lontano periodo d’oro (o similoro) di Commesso & Figueras ha smosso qualcosa, quindi è inutile lamentarsi della geografia del Giro. Ed è inutile lamentarsi di Capitan Puccio e Sboron Yates che innescherebbero cadute se poi si riesce a cadere le stesso, e se Landa e Zakarin e pure Majka sono degli specialisti del settore oggi si è aggiunto Roglic, ma niente di grave. E dopo tante cadute, volate, botte, polemiche e tanta pioggia era quasi certo che oggi andava la fuga, che quindi è stata più combattuta e numerosa.  Roglic, nonostante oggi sia caduto e abbia ancora poca esperienza di corse di vertice, si sta dimostrando più scafato di Simone, per lo meno di quello dell’anno scorso, perché è stato l’unico di classifica a non rimanere imbottigliato l’altro ieri e perché ha capito che non era il caso di tenere ancora la maglia rosa con tutti gli adempimenti connessi, per cui deve aver detto Volete proprio andare in fuga? E allora andate ma già che ci siete pigliatevi pure questa maglia rosa. E la fuga è andata, ha preso molto vantaggio, c’erano dentro giovani di belle speranze come Oomen, vecchie volpi come Plaza e Amador, e qualcuno sopravvalutato come Rojas che ha vinto poco e per lo più grazie a Valverde. Però quando Fausto Masnada si è accorto che erano in 13 e il 13 porta male è partito deciso anzichenò e Valerio Conti  ha capito che era il treno buono da prendere, il tram cui attaccarsi, cioè no, insomma ci siamo capiti, e nessuno è riuscito a recuperare, ma tra questi c’era Carboni che avrebbe comunque preso la maglia bianca di miglior giovane e non ha quindi niente a che spartire con Calboni che alla Coppa Cobram si presentò con le braccia ingessate per non correre. Masnada ci teneva a vincere e Conti era maglia rosa virtuale, sembrava logica la spartizione del bottino, però agli ultimi km sembrava che iniziassero a mercanteggiare: -La tappa a me e a te la rosa. -No la rosa a te che io vorrei la tappa. -Ma  non ce la faccio a prendere la maglia. -Guarda, io mi prendo la tappa e vicino alla maglia ci metto pure una foto di Savio con dedica. –Affare fatto! E lì è spuntato pure il sole a illuminare i due ragazzi, Masnada, che era andato fortissimo prima del Giro ma un conto è pensare che forse l’Androni quest’anno una tappa la vinceva un altro è vincere davvero, e Valerio Conti che prende la rosa con un ora e due minuti di vantaggio su Denz e peccato che il suo fan Sgarbozza non era in studio, ma sui Castelli Romani sarà sicuramente sceso in strada a fare i caroselli e avrà convinto il parroco a suonare le campane. Quelli che erano al Processo, invece, hanno fatto una serie di domande banali e risapute ai due protagonisti, ma anche lì Conti si è ben comportato, però certi giornalisti e scrittori si meriterebbero Ganna, non Filippo ma Luigi che quando vinse il primo Giro e qualcuno gli chiese qual’era la sua più viva impressione dopo la vittoria rispose: L’impressione più viva l’è che me brüsa tant ‘l cü !