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dove ambientare l’ambientalismo

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Contemporanei

Quando andavo a scuola, nonostante i famosi cambiamenti sociali di quegli anni, se si voleva studiare un autore contemporaneo facilmente era un autore morto, perché la scuola era ancora culturalmente risorgimentale e il concetto di contemporaneità era diciamo molto dilatato. E pure lo studio della Storia poteva fermarsi alle guerre in Africa in cui quei selvaggi con le loro lance volevano combattere contro i valorosi aerei italiani. Ma ci si poteva fermare anche prima, all’attentato di Sarajevo, perché poi quella è una cosa importante da sapere, che dalla ex Yugoslavia vengono spesso problemi e casini. Non sempre, se ad esempio al Mondiale di calcio la Croazia arriva seconda non c’è niente di strano, giusto, però se alla Vuelta gli sloveni arrivano primo e terzo, col solido e consolidato Roglic e con Pogacar giovanissimo ma non più di Evenepoel, più veloci di loro arrivano i sospettoni e il motivo è semplicemente che la Slovenia non ha la cultura, la tradizione. Ma allora guardate gli USA che non hanno una grande tradizione nel ciclocross, guardate il percorso di Iowa City su cui si è aperta la Coppa del Mondo: sembra un pezzo di Belgio trasportato laggiù e chissà se ne sarà all’altezza il percorso di Silvelle nella tradizionale Italia su cui si disputerà l’Europeo. Poi lasciamo stare che per motivi economici molti non abbiano gareggiato in America, per alcuni la trasferta è troppo costosa, altri sono impegnati in altre discipline, anche se nonostante tutto era presente qualcuna che solo due settimane fa correva il Mondiale di mtb. Così tra le donne ha vinto la canadese Rochette che però ha sbagliato epoca in quanto è forte soprattutto a correre a piedi con la bici in spalla, avrebbe dovuto correre ai tempi di Vito Di Tano, ma a pensarci sarebbe stato un periodo sbagliato anche quello perché non c’era ancora il ciclocross femminile. E tra gli uomini ha vinto all’esordio tra gli élite il giovane Eli Yserbit che, tagliato il traguardo, ha fatto il segno del cuoricino, un romanticone questo ragazzo con la faccia da rockstar sfigata, ma neanche Het Nieuwsblad sa a chi era rivolto quel gesto, se si fosse rimesso con Puck Moonen si sarebbe saputo. Beh, già che ci troviamo auguriamo pure all’olandesina poco volante di vincere qualcosa, anche una garetta nazionale, e in tal caso lei sì che sarebbe autorizzata a fare quel gesto altrimenti abusato e antipatico del dito davanti alla bocca perché zittirebbe tutti noi che facciamo del facile umorismo su di lei. Tra gli assenti, oltre all’infortunato Van Aert che ha avuto l’intelligenza di non voler tornare a correre troppo presto, ci sono quelli che puntano al mondiale su strada: Van Der Poel che ha vinto il Tour Of Britain, Vos scatenata e Brand e poi anche quel Tim Merlier che nei campi lottava per entrare nei primi 10 ma su strada si è scoperto buon velocista e ha vinto il campionato belga e chissà se avrà ancora voglia di tornare a correre fuoristrada solo per guardare la schiena dei due fenomeni. Quest’anno in RAI a commentare il ciclocross è stato richiamato Sgarbozza, sempre divertito e appassionato, ma vuol dire che non sentiremo parlare di sportellate e ci mancherà la competenza tecnica anche più aggiornata di Bramati. E dicevo la tradizione, dicevo la contemporaneità, e nel ciclismo per contemporaneità si intende quella delle gare, ma poiché la stagione non è solo fitta ma anche lunga il discorso va esteso anche alle altre discipline. E qualche giornalagnista della RAI si è lamentato che gare storiche come Agostoni e Bernocchi, nate praticamente ai tempi del Risorgimento, si svolgano in contemporanea con tante altre gare, l’UCI non dovrebbe permetterlo, ma chissà se questo problema se lo fanno in Francia dove oggi c’erano addirittura due gare, una in linea e una cronocoppie. Però il Trittico Lombardo, inopportunamente spezzato perché la Tre Valli Varesine ha preferito infilarsi in una situazione ancora più assurda quando, dopo il Mondiale e in periodo di smobilitazione, in Italia si correranno 6 gare in 8 giorni, dicevo il Trittico si svolgeva ad agosto e hanno preferito spostarsi a settembre, è una loro scelta. Sì, ma dicono che quando si correva ad agosto non c’era nessuno sulle strade, bah, Argentin ha spostato l’Adriatica Ionica da giugno a luglio, a Capodarco si corre fisso il 16 agosto, poi se il pubblico vuole vedere gli italiani non è che è cambiato molto, lo stesso non li hanno visti granché, non li ha visti neanche Cassani perché la maggior parte degli aspiranti azzurri era in Gran Bretagna o in Canada, qui si sono dati da fare soprattutto Canola e Giovannino Perdicorse che almeno è stato preconvocato, mentre Velasco ha solo mostrato di avere un buon contratto telefonico per la quantità di attacchi telefonati che ha fatto, e alla fine ieri ha vinto un bielorusso che non aveva mai vinto in carriera, oggi la Bernocchi l’ha vinta Bauhaus che non aveva ancora vinto quest’anno e aspettava di correre in Italia per farlo, ma forse il pubblico voleva solo vedere la corsa perché chi voleva primi gli italiani poteva allungarsi fino a Pontida.

La Zeriba Suonata – ghiaccio bollente

Ad agosto si è estinto il ghiacciaio islandese Okjokull: l’Islanda ne ha dato il triste annuncio a tumulazione avvenuta ponendo una targa là dove c’era il ghiaccio. Forse a questo ha contribuito anche il fatto che le scuole erano chiuse e i ragazzini che vogliono salvare il mondo erano distratti, ma ora che le scuole si sono riaperte potrebbe riprendere la simpatica tradizione dei venerdì verdi. Per alcuni questa potrebbe essere una delle migliori prove del riscaldamento globale ma è inutile perché un negazionista serio e professionale deve saper negare soprattutto l’evidenza. Eppure il problema è grave e si potrebbe arrivare a una situazione paradossale: da un lato potrebbe non esserci più ghiaccio neanche per i cocktail, ma dall’altro in armonia con la diffusa tropicalizzazione del clima tutta la musica potrebbe diventare cocktail-music, anche quella scandinava che dovrebbe essere fredda per luogo comune, come quella del vulcano islandese forse più piccolo ma di sicuro più famoso, Bjork Gudmundsdottir, che manco a farlo apposta è intervenuta più volte sulla faccenda del clima. Del resto avvisaglie del cambiamento del clima musicale si ebbero già 23 anni fa con Mike Flowers Pops, uno che aveva capito che ogni bel gioco non guasta che duri poco, in particolare con la bjorkiana (o bjorkesca?) Venus As A Boy, in cui ascoltiamo suoni preziosi che mi ricordano i migliori Pizzicato Five. Poi Mike Flowers Pops si è sciolto ma non so se hanno messo una lapide da qualche parte.

La Zeriba Suonata – altura

Non so se sta tornando di nuovo di moda la ricerca dei record in altura o è solo una coincidenza di circostanze. Qualcuno ci ha provato e anche ottenuto il primato dell’ora, quelli attuali maschile e femminile sono stati fatti ai 1900 metri di Aguascalientes in Messico, ma in questi giorni i campionati panamericani di ciclismo svoltisi ai 2500 metri di Cochabamba in Bolivia hanno visto primati a ripetizione sui 200 e 4000 metri, nelle gare più note come velocità e inseguimento. Ma c’è stato un periodo in cui sembrava che i record potessero essere battuti solo lassù in alto, come quando giusto 40 anni fa Pietro Mennea ottenne a Città del Messico un 19″72 sui suoi 200 m. che forse sorprese pure l’atleta e il suo tecnico Carlo Vittori.

Poi nel 1984 sempre a Città del Messico ci fu il record dell’ora di Moser e del suo staff di scienziati e stregoni, più i secondi.

sinestesia estiva

Poi è venuto a piovere, ma prima faceva così caldo che per la prima volta in vita mia mi è perso di sentire l’odore del caldo, forse mi sbagliavo, ma se uno chiedesse in che senso era come un odore di aria calda, ecco.

Statistiche Illustrate – la Danimarca

La settimana scorsa si correva in Norvegia dalle parti del Circolo Polare Artico e ora per riscaldarsi si scende al sud giù giù fino alla Danimarca, dove il Giro del paese inizia sotto i migliori auspici. Infatti il Presidente col ciuffo ribelle voleva comprarsi la Groenlandia per fare pendant con l’Alaska, ma i danesi, legittimi proprietari, si fa per dire, di quell’isolotto piccolo ma poco ospitale, devono aver risposto qualcosa tipo Ma sei scemo? E lui c’è rimasto male e ha cancellato la visita ufficiale a Copenhagen, per cui da quelle parti staranno più larghi e tranquilli. Il Giro di Danimarca come lo conosciamo oggi è iniziato nel 1985, è stato vinto praticamente da tutti o quasi i migliori ciclisti danesi degli ultimi decenni, infatti Michael Rasmussen non l’ha vinto, mentre il più forte di tutti, Rolf Sorensen, ci è riuscito solo una volta, anche perché nel suo periodo migliore la corsa non si è disputata. Il record di vittorie appartiene a Jacob Fuglsang che ha vinto tre volte nella prima parte della sua carriera stradale, e ormai dovrebbe capire che le corse di una settimana solo quelle ideali per lui che invece si incaponisce a tentare di vincere un grande giro e da sabato correrà la Vuelta. Gli italiani hanno vinto tre volte: Moreno Argentin proprio la prima edizione, Fabrizio Guidi nel suo anno di grazia 1996 e Ivan Basso che dominò nel 2005 quando il grosso pubblico non aveva ancora sentito nominare il Dottor Fuentes.