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Le sue prime parole

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Perline di Sport – che anno quell’anno

Ma quale 68?! L’ anno in cui sono successe cose davvero epocali fu il 1989. Innanzitutto uscì Doolittle, il capolavoro dei Pixies, ma diciamo che se anche fossero passati da Surfer Rosa direttamente a Bossanova sarebbero stati lo stesso il grandissimo gruppo che sono stati. Poi cadde il muro di Berlino, come vi ricorderanno molte volte in questo trentennale, e  fu una liberazione per i milioni di persone che lì, checché ne dicessero allora certi ciechiottusi di sinistra, non se la passavano tanto bene, poi lascia stare che dopo ci fu la ostalgie e l’insicurezza, ma quei regimi erano assurdi fino al ridicolo, e da lì iniziarono le crepe che portarono al crollo anche dell’URSS, e i primi ad andare in fuga dal mondo sovietico furono i baltici, che poi ci presero sfizio ad andare in fuga, soprattutto nel  ciclismo. E proprio nel ciclismo, agli inizi di quell’anno, ci fu un altro evento storico. A Pont-Chateau, dove oggi si disputa una prova di Coppa del Mondo, ci furono i mondiali di ciclocross. La RAI, che allora era solo generalista, non sempre li trasmetteva, quell’anno lo fece e noi che c’eravamo vedemmo una cosa mai vista: c’era il ciclista belga Danny De Bie, già secondo nel 1987, che non scendeva dalla bici per superare gli ostacoli, ma li saltava in bici, una cosa che oggi fanno in molti, anche qualche donna, ma allora era una novità determinante, perché De Bie vinse quel mondiale battendo quel collezionista di argenti che era Adrie Van Der Poel, oggi purtroppo per lui e per la storia più famoso come padre del fenomeno, e poi niente, cioè poco altro ha vinto De Bie, il Superprestige nella stagione successiva e tre titoli nazionali. Però, come potete vedere da questo servizio, si può dire che se n’è visto bene, fu festeggiato con cerimonie solenni e sfilata di carri. Meglio vivere un giorno da De Bie che 100 anni da fate voi.

L’Australia non è la Francia

Quest’anno molte volte la RAI ci ha proposto le immagini della vittoria di Nibali a Sanremo e altrettante volte si poteva vedere alle sue spalle la volatona dell’australocoreano Caleb Ewan che ha seminato gli altri velocisti cercando di acciuffare in extremis il toscomessinese. E tenuto conto che certe imprese sono rarissime e che Nibali nel 2019 punterà alle corse a tappe e che Ewan era partito forte, per me era lui il grande favorito della Sanremo. Però oggi al Giro del Giù Sotto è venuto fuori il suo lato negativo, quello del velocista che si fa strada a codate e testate, e tenuto conto che l’Australia non è la Francia dove al Tour è vietato squalificare i ciclisti locali, Caleb ha vinto ma niente gli ha impedito di essere retrocesso all’ultimo posto. Sarei curioso di sapere cosa ha detto il commentatore della tivvù cangura Robbie McEwen, il velocista non più forte ma di sicuro più spettacolare degli anni zero però anche lui a volte falloso. Quest’anno Ewan punta anche al Tour de France, dove dovrebbe trovare Bouhanni con cui si è già scontrato nel 2016 ad Amburgo. Il bello è che i due tipetti, quando vengono intervistati, hanno sempre quell’aspetto sereno e serafico, due angioletti, gli manca solo l’aureola, o forse l’hanno persa facendo a cornate con i colleghi?

neanche tanto furbo

Quel tipo che hanno arrestato in Bolivia che, non contento di aver dato il suo sanguinoso contributo al pessimo clima che c’era in Italia negli anni 70, ha dato pure un’occasione di gioire al Ministro Anche Degli Interni, che è sempre una brutta cosa anche a leggere solo poche righe senza guardare le figure, non deve essere neanche tanto furbo, perché se, invece di sparare, le persone le buttava sotto con l’auto o con un altro veicolo a motore oggi era libero e pure rispettato.