Eternità provvisoria

Al Tour ci sono state due giornate importanti, ieri c’era il tappone pirenaico nel giorno della festa nazionale e oggi c’è stato il tappino pirenaico, una breve frazione con un Tourmalet innocuo anche perché piazzato lontano dall’arrivo, nel giorno in cui ci sono stati due eventi che ormai fanno parte della tradizione di questa corsa: la visita di Monsieur Le Président, ma non Lappartient, quell’altro, il marito di Brigitte, e poi l’altrettanto tradizionale blitz della gendarmeria. Una 50ina di agenti sono andati nell’albergo dove c’erano Movistar e Bahrain, agli spagnoli non li hanno proprio pensati perché già stanno facendo il loro peggior Tour di sempre e non era il caso di infierire, e allora sono andati da quegli altri e hanno prelevato files con i dati degli allenamenti e hanno fatto l’esame del capello ai ciclisti che pare sia il più efficace per scoprire il doping, non so se serve pure a scovare il covid . Colbrelli ha parlato di gelosia da parte di qualcuno, e pare che il team manager di un’altra squadra ha avanzato sospetti sui risultati di Teuns e dello stesso Colbrelli, eppure Teuns ha vinto una tappa e non è una novità perché aveva già vinto nel 2019, chiedere a Ciccone, e Colbrelli non ha vinto niente e pure questa non è una novità. Beppe Conti ha guadagnato improvvisamente 100 punti dicendo che i gendarmi non vanno al Roland Garros, e basterebbe ricordare che dell’Operacion Puerto di 15 anni fa si seppero i nomi dei ciclisti e non dei tennisti e dei calciatori coinvolti. Però Conti ha aggiunto che i francesi sono sospettosi perché i loro non vincono niente, da cui si dovrebbe dedurre che gli altri si dopano, e a quel punto Giada Borgato ha ricordato che l’anno scorso toccò all’Arkea, senza accorgersi che ha fatto crollare il castello accusatorio di Conti perché si tratta di una squadra francese. Colbrelli ha detto che i gendarmi hanno agito con gentilezza, la stessa gentilezza e lo stesso tatto che ha avuto De Luca nel dire che il doping riguardava i ciclisti di 20 anni fa avendo al suo fianco Garzelli che in quel periodo correva, per di più senza capelli come pure il suo amico famoso. In effetti i ciclisti oggi sono molto controllati, così si dice, e a quelli istituzionali si aggiungono i controlli interni delle squadre finalizzati soprattutto a evitare figure di m**** come quella di iscrivere 8 ciclisti al Giro e partire in 6, storia di pochi anni fa. E anche l’Alpecin ha voluto avviare un’indagine interna con il test del capello per verificare se i suoi ciclisti usano davvero lo shampoo magico e scongiurare che preferiscano quello della concorrenza. La tappina si è poi risolta in volatina tra pochi eletti, condizionata forse dalla nascente rivalità tra Carapaz e Pogacar, con quest’ultimo che ieri si era arrabbiato perché l’ecuadoriano avrebbe finto di essere in crisi e non l’ha proprio mandata giù, si vede che il ragazzo è più inesperto di quello che sembra, e poi l’altroieri ha detto di venire da una buona famiglia e non si sa che cosa voleva intendere ma potrebbe non voler avere niente a che fare con questo plebeo ex aspirante muratore, sta di fatto che nel dubbio ha voluto vincere pure oggi e, anche se i jumbi si sono congratulati di nuovo con lui, qualcosa mi dice che da ora in poi Pogacar farebbe bene a cercare di non cadere o forare, potrebbe fare la fine del connazionale Roglic. Oggi sei un semi-dio ma domani chissà, nel ciclismo anche l’eternità è provvisoria, un concetto che ha espresso bene il commissario Saligari dalla contemporaneo Settimana Italiana, che non è un film degli anni 80 con Jerry Calà ma una corsa a tappe in Sardegna. Infatti, parlando del rapporto di Sagan con la Bora, Saligari ha detto: “Il suo posto in squadra ce l’ha e per il momento ce l’ha per sempre.”


Poiché gli organizzatori del Tour hanno bloccato i video del canale youtube dell’ex ciclista Bas Tietema per uso illegale delle immagini, la Zeriba Illustrata si cautela limitandosi a pubblicare solo un disegnino di Pogacar, come fanno in America per i processi.

Lo dicevo io che erano i danesi

Qualche mese fa Saronni spiegava il presunto miracolo sloveno con gli investimenti statali e il fatto che lì già dalle scuole si indirizzano i ragazzi verso gli sport a loro più congeniali. Se è così con Pogacar e Mohoric hanno visto giusto, ma già per Tratnik con quel suo fisico tracagnotto ho dei dubbi. Ma soprattutto chi ha consigliato a Roglic di fare il salto con gli sci? Ma neanche il ciclismo avrebbero dovuto suggerirgli perché con la sua tendenza a sfracellarsi Roglic avrebbe dovuto darsi al biliardo o alle bocce, ma meglio ancora l’asso pigliatutto. E poi in Slovenia, che è un piccolo paese, non ci sono tutti questi fenomeni, almeno nel ciclismo. E mentre Saronni diceva queste cose i danesi dilagavano e io su questo blog scrivevo perché non andiamo a vedere piuttosto come sono organizzati in Danimarca? In quest’ultimo quinquennio hanno vinto titoli mondiali con Dideriksen e Pedersen, il quale nel calendario compresso dell’anno scorso vinse una classica il giorno in cui un omonimo ne vinceva un’altra, e poi altre classiche con la stessa Dideriksen, Uttrup Ludwig, Fuglsang, Kragh Andersen, Valgren, per non parlare dell’esplosione di Asgreen, e poi il miglior pesce pilota sulla piazza, anzi sul rettilineo finale: Morkov. Mancava solo un nome per le corse a tappe, ma ora forse c’è. Ai sospettoni non pareva vero di aver trovato un fenomeno fenomenale come Tadej Pogacar sul quale finalmente poter convogliare pensieri cattivi, ma ieri, mentre Wout Van Aert andava a vincere, a sorpresa ma forse neanche tanto a sorpresa, la tappa con due passaggi sul Mont Ventoux, Pogacar andava “finalmente” in difficoltà e a metterlo in crisi nell’ultimo km del secondo passaggio è stato il giovane danese Jonas Vingegaard che era venuto a fare il gregario per Roglic. Poi alla fine il suo attacco si è rivelato una carapazzìa perché è stato ripreso nel finale, ma ci si sono dovuti mettere in tre per raggiungerlo. Invece al Giro Donne c’era una tappa attorno al Lago di Como, e subito verrebbero in mente Ghisallo, Civiglio, San Fermo della Battaglia, Sormano meglio di no, ma nella tappa non c’era niente di tutto questo, e in fondo non è detto che se si arriva da quelle parti si debba per forza salire, però questo Giro è stato disegnato male con una partenza brusca e già alla seconda tappa c’era una classifica ben delineata per cui mettiamo in negativo nel bilancio anche questa tappa. In partenza Marianne Vos si è dimostrata ancora una volta una ciclista illuminata, in tutti i sensi perché, dovendo la corsa passare sotto alcune gallerie, ha montato una lucina sulla bici. Poi, dopo qualche attacco senza speranze, c’è stata volata e Lorena Wiebes a 22 anni ha già lo status della capitana che cerca di far vincere le sue compagne, nello specifico Coryn Rivera, che donna da volatone di gruppo forse non lo era neanche nel suo periodo migliore, e così ha vinto Emma Cecilie Jørgensen Norsgaard, danese ovviamente.

L’attacco di Vingegaard

L’Astana Liberata

All’alba di ieri le truppe di terra e di sottoterra della Premier Tech hanno liberato Astana e deposto lo Zar Alexander Vinokourov, prontamente sostituito da Giuseppe Martinelli, l’abile stratega apprezzato al Giro 2004 quando guidò con autorità Cunego e Simoni che si correvano contro, e affiancandogli Steve Bauer a sua volta apprezzato al Mondiale 1988 quando fece cadere Claude Criquelion e fu squalificato per la goduria del terzo che diventò primo: Maurizio Fondriest. Vinokourov temeva la congiura già da quando il suo braccio destro Alexander Shefer fu allontanato e costretto a trovare riparo nella Gazprom, come del resto si può constatare dai disastrosi risultati della squadra russa. Ora si pensa che Vinokourov lasci il Kazakhistan che tanto ha illustrato con le sue vittorie e le sue squalifiche e vada in esilio in Francia, dove potrà seguire il Tour nelle taverne nei bar e nei bistrot, purché si beva, semmai in compagnia di qualche altro grande decaduto, come il danese dalla fronte fin troppo spaziosa Bjarne Riis con cui ricordare i bei tempi andati (in prescrizione).

The Queen (stage) is dead

Quella di oggi doveva essere la tappa regina del Giro con tre salite tradizionali e la Cima Coppi, ma non sapendo come si sarebbero evolute le condizioni meteo l’organizzazione ha pensato di accorciarla per evitare problemi soprattutto in discesa. E oggi in generale è stato come se fossero passati i giardinieri e avessero sfrondato un po’ qui e un po’ là, innanzitutto la tappa tagliando due montagne e troppe vocali (Fedaia, Pordoi), e poi la Lotto Soudal che ha perso pure De Gendt e ora sono rimasti in due e, anche se sono ormai a rischio estinzione, questi due intanto se la godono perché hanno un intero motorhome tutto per loro e un’ammiraglia cadauno, e infine via un po’ di smargiassate e lamentazioni perché Almeida ha fatto la sua corsa, non più in appoggio a Evenepoel andato alla deriva, ma è rinculato, e poi Yates ha perso molto, e dire che la sua squadra avrebbe voluto che si corresse la tappa integrale e buon per loro che l’hanno scorciata. Molti pensavano che il freddo e la pioggia sarebbero stati un problema per Bernal, sapete, il mal di schiena, l’artrite, la gotta, invece Egan, dopo che la fuga di giornata è stata quasi annullata dai suoi dioscuri, Ganna che ogni tanto scherza e Puccio impassibile che quasi sembra Robocop, è scattato sul Giau e ha ripreso gli ultimi fuggitivi e per farsi la foto della vittoria con la maglia rosa si è tolto la mantellina e ha rischiato di cadere e di sicuro ha perso dei secondi, ma lui è uno che vuol fare spettacolo e gli stava bene anche fare la tappa lunga. Ora qualcuno ha dimenticato che se Bernal è dovuto venire qui per vincere una tappa in un grande giro è anche perché al Tour del 19 prese la maglia gialla in una tappa che fu fermata per un diluvio parzialmente universale sulla carreggiata e la vittoria di tappa non fu assegnata. Chi più di tutti l’ha dimenticato è AdS che ricorda solo la vittoria di Nibali nel 13 sotto la neve, non l’avesse mai vinta quella tappa Nibali, meglio se vinceva la Liegi, perché AdS sa dire solo quello e parlare dei “confini del ciclismo”, perché secondo lei, che da populista qual’è dice che sono “le domande che si fanno a casa”, non c’erano le condizioni meteo estreme e quindi si doveva fare tutta la tappa, anche se loro della RAI sono sempre per la sicurezza, ma vuoi mettere che spettacolo se qualcuno si sfracellava in discesa, dopo che sono stati penalizzati dal fatto che la caduta di De Marchi la settimana scorsa non si è vista altrimenti potevano mandarla in loop come quella di Jacobsen in Polonia. Ma AdS non vuole ascoltare, vuole solo trovare qualcuno che le dia ragione, e invece trova in disaccordo Cadel Evans poi il Supercittì e alla fine disperata chiama Pieraugusto ma anche quello che scrive libri con i banchieri dice che tagliare la tappa è stata una scelta saggia, e finisce con AdS che si arrampica sugli specchi come fosse un GPM. Ma il vero dramma della RAI è che non riflettono nemmeno sul fatto che oggi lo spettacolo c’è stato ma per i pochi che l’hanno visto dal vivo, cinemino d’essai o teatro off non certo festival, perché quello che nota sconfortato Cicloweb è che si è ritornati indietro di decenni a a quando l’aereo-ponte non poteva alzarsi e di immagini non ce n’erano, solo l’audio, quando sarebbe molto meglio il contrario. E allora se si fosse fatta tutta la tappa invece che non vedere 20 km non ne avremmo visti 80, almeno due ore di niente, sai che spettacolo. Alla fine si è parlato di Nibali, ma non del fatto che si pensava che non partisse e invece è andato in fuga con Ghebreigzabhier, un eritreo all’attacco in mezzo alla neve, ma degli attacchi sui social, che ci sono ora che è a fine carriera ma c’erano pure quando vinse il Tour, e pare che di critiche pesanti ne riceve anche Caruso che piano piano è arrivato al secondo posto in classifica, e allora viene da pensare che il loro “problema” sia semplicemente quello di essere siculi, e si può ipotizzare che gli odiatori in questione siano simpatizzanti di quel partito ex giustizialista che è diventato neo-garantista, e qualcosa mi dice che se dovesse mettere mano a una riforma della giustizia troverebbe le scuse per abolire il 41bis, ma sono solo ipotesi.

La Zeriba Suonata – Misteri italiani all’estero

Questo è un post pieno di misteri, ce ne sono più che in programma tivvù di Carlo Lucarelli. E per iniziare in tono partiamo dall’altro capo del mondo, il Down Under, dove ai lividi albori degli anni 80 si forma un gruppo musicale con un nome che mette allegria perché richiama il ballo: Dead Can Dance. Il gruppo, che in sostanza è il duo Lisa Gerrard-Brendan Perry, presto si trasferisce in Gran Bretagna dove vengono ingaggiati dall’etichetta 4AD. All’inizio fanno musica dark ma poi per essere più al passo coi tempi si mettono a suonare musica medievale e arcana con strumenti desueti. Inoltre, a giudicare da qualche titolo e da qualche copertina, sembrano affascinati dal visionario pittore Hieronymus da ‘s-Hertogenbosch, cittadina che evidentemente genera fenomeni visto che c’è nata pure Marianne Vos, che non c’entra ma era giusto per pigliare una boccata d’aria. E c’è proprio un famoso dipinto di Bosch sulla copertina dell’album Aion del 1990 dove dentro invece i DCD suonano un saltarello, antica danza dell’Italia centrale. Perché? Boh.

Dead Can Dance – Saltarello

Nella scuderia 4AD negli anni 90 c’era un’atra Lisa, però questa americana, che si potrebbe definire anticipatrice di quel gruppetto di dark ladies canterine che nel secolo successivo, cioè questo, non costituisce una vera e propria scena ma delle affinità in nero tra di loro direi che ci sono: Emily Jane White, Chelsea Wolfe, Weyes Blood, Angel Olsen, Lana del Rey e via inquietando, con l’unica differenza che Lisa Germano aveva un aspetto tranquillo da brava ragazza, un’insospettabile, mentre se prendiamo una a caso, per non fare nomi Marissa Nadler, per dirla con Totò una con una faccia così si arresta a priori. Ma veniamo al dunque, Lisa Germano nel 1994 incide Geek The Girl in cui all’inizio verso la metà e alla fine del disco si sente un motivetto citato solo nelle note interne come “italian folk tune called Frascilita”. Ma il punto è che di questo motivetto siciliano nessuno sa niente, e su internet si trova solo gente che chiede se esiste davvero questa canzone. Il mistero si infittisce.

Lisa Germano – Frascilita + My Secret Reason

come volevasi sospettare

Siete di quelli che hanno problemi col sito di qualche Pubblica Amministrazione o attendete una risposta a una vostra domanda? E quando qualche politico parla di troppa burocrazia vi sentite coinvolti e annuite con la testa? Guardate che non sta parlando di voi, che nella faccenda potete tutt’al più servire da pretesti. Oggi, per dire, mi è capitato di sentire il consueto Discorso del venerdì alla Nazione, pardon, alla Regione, di un Governatore, che parlava di sburocratizzazione con molte “s” “b” “r” e pure “z”, e accennava agli appalti, al ruolo delle sovrintendenze e ai troppi vincoli ambientali. Viceversa, se volete costruire un albergo a pochi metri dal mare o sull’argine di un fiume sotto un costone di roccia, beh, la cosa vi può interessare.

Cartolina dalla ridente località di Strapiombo.

L’abdicazione della Regina mite

I belgi la definiscono Regina, Stefano Rizzato la chiama Sua Maestà, ma lui lo dice a tutte, vabbe’ non a tutte, però lo dice anche a Van Vleuten e Vos. E quando a un certo punto Anna Van Der Breggen era in coda al gruppetto di testa Demi Vollering non sembrava una sua compagna di squadra ma la sua dama di compagnia. Cosa si dicevano? Vollering era reduce da due secondi posti, Anna invece la settimana scorsa aveva l’influenza, e per sua fortuna è dei Paesi Bassi, se fosse stata italiana probabile che intorno a lei si sarebbe creato il panico da covid. Ma era la Freccia Vallone, la sua corsa, che se la mettessero in vendita lei avrebbe il diritto di prelazione, eppure dicono che è una prova adatta a cicliste esplosive, un aggettivo così lontano da questa ragazza riservata, di poche parole, che non litiga e non polemizza. Questa è una gara condizionata da un finale terribile, un’ascesa di oltre un km con pendenze esagerate, una via Crucis in tutti i sensi, perché ci sono 7 cappelle lungo la ripida strada, e allora c’è il rischio di una gara noiosa con un finale orgasmico. Quante volte figliola? Ma nei preliminari si è data da fare la Trek, che non ha voluto correre per Longo Borghini che poi nel finale semmai butta per aria tutto il lavoro fatto, ma non esageriamo, che in settimana le critiche per quello che è successo all’Amstel sono state esagerate, in fondo non ha fatto niente che non abbiano già fatto Roche Criquelion Chiappucci Cassani Alaphilippe Fuglsang e chissà quanti altri, compresa Anna all’Europeo del 2018 quando in testa proprio con Elisa non volle tirare nonostante il 99% di probabilità di vincere in volata. E allora va in fuga la campionessa del mondo campestre Lucinda Brand, poi ci prova Ruth Winder e la riprendono ai piedi del muro di Huy, Anna Van der Breggen risale posizioni e quando passa in testa non esplode ma pedala col suo ritmo che in genere le altre non reggono, ma stavolta c’è Kasia Niewadoma in gran forma che riesce ad affiancarla. E allora sembra arrivato il momento del passaggio di consegne, del testimone, l’addio senza rimpianti, e già, perché da tempo Anna Van Der Breggen ha annunciato il suo ritiro a fine anno. Invece no, Anna accelera e stacca la rivale. Allora, quante volte figliola? 7 e basta. 7 vittorie consecutive, ci riuscì Sean Kelly alla Parigi-Nizza poi basta. E all’arrivo Anna dice che è una strana impressione sapere che è l’ultima volta e che dall’anno prossimo non darà più fastidio a nessuna. Ma insomma queste ex olandesi vincono con i sensi di colpa? Lei pensa di dare fastidio, Vos parla di dono di Dio, come di un obbligo morale di dover fare il meglio possibile, però intanto vincono. Prima di prendere questa decisione Anna Van Der Breggen ci avrà pensato bene, ci avrà pensato 70 volte 7, da fuori può sembrare strano dato che vince e non sembra invecchiare, ma forse la connazionale di Tom Dumoulin si sarà stancata di fare sacrifici, vorrà fare altro, sono scelte sue che non indaghiamo proprio per accordarci alla sua riservatezza. Speriamo che l’anno prossimo almeno il problema del covid sia risolto perché non sarebbe bello vedere il Muro di Huy senza il suo pubblico e senza la sua Regina. Intanto il covid combina strani scherzi: la UAE viene esclusa dalla corsa per dei casi di positività, proprio la squadra che per prima si è vaccinata col vaccino prodotto da israeliani ed emiratini, e il ciclista positivo sì è proprio lui, Fortunello Ulissi. Poi pare che i tamponi successivi sono risultati negativi, ma sono stati esclusi lo stesso, e quindi niente da fare per Pogacar e per il vincitore uscente Hirschi, e via libera per gli specialisti di questa corsa, Alaphilippe arrivato alla terza vittoria e terzo Valverde che è anche il recordman con 5 frecce a bersaglio. Tra di loro si è infilato Roglic, ciclista che dimostra di avere molte frecce non solo valloni al suo arco, ma che è antipatico a qualcuno, anche a qualche pezzo grosso del giornalismo italiano amico di banchieri. Eppure Roglic, anche se ha un’età e una storia diversa da quella dei giovani fenomeni, è un ciclista che corre per vincere tutto l’anno e non è di quelli che hanno i picchi di forma e corrono solo in preparazione di corse che poi non correranno perché infortunati, e non mi riferisco a Nibali che oltre a essere entrato nella storia del ciclismo rischia di entrare anche in quella dell’ortopedia.

qualche riforma si può rimediare

“Riforma” è una parola che ci perseguita almeno dai tempi di Craxi e piaceva pure a quell’ex comunista incapace di dire qualcosa di sinistra. Con la pandemia sembrava circolare poco al pari delle persone ligie alle regole, ma poi con la faccenda dei soldi europei l’ha ritirata in ballo l’Europa medesima, e allora bisogna darsi da fare. La cosa migliore sarebbe quella di semplificare le leggi a beneficio di chi deve rispettarle o applicarle nel suo lavoro, ma le cose semplici non sono congeniali alle persone con le menti contorte e allora, dato che si parla sempre di riforme in generale senza specificare, le riforme per le riforme, e una vale l’altra, qualcosa si può rimediare, anche una riforma costituzionale, addirittura la prefazione della Costituzione (era la prefazione?) e cambiarla così: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla Ristorazione”. Poi si può istituire il Ministero della Ristorazione, più importante e attuale di quelli inopportuni di ambiente cultura istruzione ricerca insomma quelle robe lì, e sono già due riforme. I tempi sono maturi, l’associazione dei Comuni ha chiesto di semplificare le norme, peraltro poco rispettate, sull’occupazione di suolo pubblico per concederne di più e più velocemente ai locali che devono esercitare all’aperto; visto a cosa mirano i discorsi sulla famigerata Burocrazia? Essendo il settore trainante dell’economia, dietro al quale sarebbe interessante sapere chi c’è, va sostenuto a tutti i costi, anche a scapito dei pedoni, perché del resto camminare se non è finalizzato a raggiungere un bar o un ristorante è solo una perdita di tempo.

Non più citta a misura d’uomo ma a misura di elicotterista.

La faccenda del pubblico

Questo calcio sta dappertutto: che ci fa nella pagina del ciclismo di Het Nieuwsblad? E’ che pure lì ha fatto notizia l’apertura degli stadi italiani al pubblico. In Belgio niente, due Fiandre senza pubblico che già uno sembrava strano, al secondo per strada c’era solo un ragazzino, lo svizzero Schar per ringraziarlo gli ha donato una borraccia ed è stato squalificato in flagranza di reato secondo l’Editto Lappartient, ma tutti gli altri ciclisti avevano invitato il pubblico a stare a casa perché così potevano salire sui marciapiedi senza il rischio di abbattere qualcuno. Pure la stagione del ciclocross è stata senza pubblico, tutti davanti al televisore, se passavi per le strade deserte del Belgio all’ora italiana di pranzo sentivi il rumore dei campanacci provenire dalle case. Però i fotografi hanno detto che le foto così venivano meglio. In Italia invece la decisione a gamba tesa del Banchiere di aprire gli stadi al 25% del pubblico ha scatenato un effetto domino e dal Ministero di Cultura Spettacolo e Fuochi d’Artificio hanno detto che allora bisogna aprire pure teatri e cinema. E il Banchiere, che è uomo di poche parole perché tiene da fare, ha detto: E sia. E ieri il TG diceva che dal 26 aprile andremo a cinema e a teatro, un messaggio volutamente ambiguo, perché detto così sembra che sia un obbligo, come vaccinarsi dato che non farlo è ritenuto un’attività sovversiva. Però posso tranquillizzarvi perché non sarete tenuti ad andare a vedere una simpatica commedia di quel simpaticone di Salemme o il remake del sequel de I Fantastici 4 contro King-Kong, per ora non c’è l’obbligo. Si sorvola invece sul pubblico del ciclismo, perché come fai a dire che sullo Zoncolan potrà andare solo il 25% degli indiani? E intanto oggi si corre l’Amstel Gold Race in un circuito chiuso e vedremo se esiste il Cauberg senza il pubblico, io credo di no, penso piuttosto che è una salita che il pubblico la porta da casa insieme alle birre.

Dagli archivi dell’Area 51 una foto che dimostrerebbe l’esistenza del Cauberg senza pubblico.