Provinciali e provenzali

Non vorrei essere lapalissiano ma la polemica tra squadre professional italiane ha assunto toni polemici, il Principe Duca Conte non si è aristocraticamente sottratto e ha usato parole forti e non so se di forti abbia citato pure i poteri, sembra che abbia tirato in ballo il doping, cosa che in verità non conviene a nessuno. Ma vedendo le prime due tappe del Giro della Provenza viene da pensare che va bene la scoperta di Bernal e altri talenti ma meno male che questi talenti poi passano altrove. Uno dei rivali del Principe, il popolano Reverberi, da tempo dice, e pure con toni poco rispettosi, che i giovani migliori li prendono le squadre ricche e a loro restano le seconde scelte, e forse per questo da un po’ si propone per rilanciare ciclisti un po’ in disgrazia, ma finora non gli è riuscito granché perché i vari Guardini e Senni sono passati addirittura in terza fascia, e meno male che il nuovo arrivato Visconti va forte di suo. Ma tornando al Principe, tra i campioncini lanciati da lui c’è Davide Ballerini che però veniva spesso mandato in fughe da lontano senza speranza, e quando a volte, ripresa la fuga, riusciva ancora a piazzarsi in volata, si capiva che era un talento sprecato. Da quando è alla Deceuninx, che sarà più ricca ma pare che ne capiscono di più, qualcuno si è accorto che ha le doti del velocista e al Tour de la Provence ieri ha battuto il numero uno dell’anno scorso, Arnaud Démare, e oggi ha tenuto in salita e ha battuto l’inatteso ma gradito Ciccone. La storia di Ballerini ricorda un po’ quella di Alessandro Petacchi, che agli inizi si infilava nelle fughe finché Michele Bartoli lo spinse a fare le volate. E Bartoli è uno che potrebbe dare molto di più al ciclismo italiano ma non può anche per un vizio burocratico, e ora mi spiego. Saronni ha lanciato l’idea di una fondazione con i campioni del mondo per dare una mano al ciclismo italiano, intanto la si fa poi si vedrà che cosa si fa, ma Bartoli non può farne parte perché, come Bartali De Vlaeminck Kelly e ormai molto probabilmente anche Nibali, non ha mai vinto il campionato del mondo.

Non si sa con chi ce l’abbia Ballerini che fa l’ormai abusato gesto di zittire qualcuno, ma forse l’UCI invece di proibire le posizioni in sella dovrebbe multare questo gesto che non se ne può più e che, al pari del super tuck, viene pure troppo imitato dai giovanissimi.

Il Circo arriva in città (racconto extra del venerdì)

All’alba del venerdì il circo arriva alla periferia della città, e che sia quella giusta si capisce dal fumo che vela il paesaggio, è il fumo delle acciaierie che il Sindaco Ing. Ladislao Di Ferro ha fortemente voluto tenere aperte per mantenere il livello occupazionale. Quando fu eletto il Sindaco proclamò la fine della dittatura del politicamente corretto e la sua amministrazione è stata sempre guidata dal buon senso, e proprio grazie a questo personaggio illuminato il circo è potuto arrivare in città, perché questo circo ha tanti animali e oggi i circhi con gli animali nessuno li vuole più perché gli animalisti fanno tante storie. Ma Di Ferro dice che gli animali nei circhi divertono tanto i bambini, e anche i suoi figli hanno tanto bisogno di divertirsi perché hanno perso la mamma per un tumore ai polmoni che solo l’inopportuno sciacallaggio delle opposizioni ha indelicatamente attribuito alle ciminiere. Solo una cosa ha preteso il Sindaco, che si possa fumare sotto il tendone, perché in città fumano tutti, anche i bambini, e del resto la città ospita il più grosso tabacchificio della regione. Il circo impiega quasi tre ore per raggiungere il piazzale dove mettere le tende perché è collocato vicino al Centro Direzionale dove viene convogliata una grande quantità di traffico, una immagine di vitalità e operosità per il Sindaco che l’ha voluto ed edificato. Di Ferro non vuole sentire parlare di lavoro a distanza che contrasterebbe anche con la sua accanita lotta ai fannulloni e ai furbetti. Ma appena il circo si ferma ecco che l’elefantessa incomincia a fare le bizze come al solito, sembra insensibile ai bambini e alla loro voglia di divertirsi e di toccarle le zanne e tirarle la coda. Ci vuole molta pazienza da parte degli ammaestratori per calmarla, ma la sera, quando inizia lo spettacolo, l’elefantessa inizia di nuovo a innervosirsi e durante il suo numero si alza minacciosamente in posizione eretta e poi scalcia e il domatore non riesce a calmarla neanche con le energiche frustate di cui è capace il suo fisico allenato, e a un certo punto completamente impazzita l’elefantessa si lancia in una corsa sfrenata travolgendo tutto e tutti, schiacciando il sindaco e i suoi cari figliuoli. Per fortuna ogni abitante di quella città possiede almeno una pistola, anche per sostenere la locale fabbrica di armi, e allora il pubblico inizia a sparare verso l’animale ma sbagliano tutti mira e finiscono per colpirsi a vicenda. L’elefantessa è ormai scappata dal circo e corre lontano dalla città, a un certo punto sente una forte esplosione ma si illude l’animale selvaggio se crede che qualcuno stia festeggiando in quel modo la sua fuga, è solo la fabbrica di fuochi d’artificio che è saltata in aria.

l’opinabile libertà

Dicono che sui social c’è troppo odio, ma se poi scatta un blocco per qualcuno si tira in ballo la libertà di pensiero, o forse la si tira in ballo solo per potenti e loro serventi. E poi glorificano Montanelli ma non lo applicano, non intendo nel senso di sposare una minorenne africana, ma di sentire il parere delle streghe quando c’è la caccia alle stesse, o meno enfaticamente di sentire anche quelle opinioni che possono sembrare non condivisibili o inopportune. Ad esempio in questo anno di chiusure abbiamo sentito le ragioni di molti e anche i torti di alcuni, non vorrei citare ancora una volta gli artigiani del presepe a maggio, ma sarei curioso di sentire i perché dei tanti studenti e genitori proDAD e anche dei medici che non intendono farsi il vaccino, anche se fosse solo per capire se abbiamo a che fare con medici preparati o cospirazionisti o negazionisti, e invece niente, tutti condannati alla bannazione eterna.

Aggiunta finale (3,4)

Siamo sicuri che siamo sicuri?

Se non mi interesso di sport motoristici perché sono andato a leggere dell’incidente avvenuto in Formula1? Solo per la brutta coincidenza domenicale e per fare un paragone. In Formula 1 hanno introdotto un sistema di sicurezza che era contestato ma ha salvato la vita a un pilota, nel ciclismo da anni gli esperti spingono per i freni a disco che sarebbero più sicuri. Cioè più sicuri per la frenate, e intanto sul loro utilizzo frenano proprio gli addetti ai lavori più coinvolti, a iniziare da squadre e ciclisti. Alla Roubaix del 2016 Francisco Ventoso si fece un brutto taglio a un ginocchio e diede la colpa ai freni a disco, ma qualcuno disse che non doveva essere andata così. Va bene che alla Roubaix sulla strada ci sono pietre fango polvere erba forse pure chiodi ma lame non credo, né tra le auto al seguito si era infiltrato l’arrotino. Qualcun’altro fa i distinguo e dice che i freni a disco possono essere pericolosi nelle corse su strada dove si corre in gruppo e si può creare un’ammucchiata a seguito di cadute, ma non nelle gare fuoristrada dove si corre uno dietro l’altro e non a caso in quelle discipline i freni a disco li usano tutti. Però dimenticano che spesso alla partenza delle gare di ciclocross, dove si è tutti insieme e si cerca di guadagnare la migliore posizione, le cadute con ammucchiate avvengono spesso. Ed è quello che è successo nella gara femminile di Coppa del Mondo a Tabor dove alla giovane Shirin van Anrooij una lama ha causato una ferita profonda al braccio, e il suo diesse Sven Nys, cioè il più forte crossista vivente, ha detto di non aver mai visto un taglio del genere. Purtroppo l’ha visto la ragazza che è rimasta sotto shock. Dato che la corsa si disputava senza pubblico, non c’erano terroristi islamici nei paraggi e Van Anrooij si è fatta male in una caduta di gruppo è chiaro che è stata ferita da un freno a disco, cioè dallo strumento che dovrebbe assicurare a lei e a tutti più sicurezza. C’è da sperare non che si torni a discutere dell’argomento, che di chiacchiere nessuno ha bisogno, ma che si lavori per rendere questo sistema più sicuro per chi lo usa. Dicevo della coincidenza, che in realtà a pensarci bene è doppia, perché gli incidenti sono capitati proprio nei giorni in cui si parla tanto di vaccini, uno due dieci cento mille vaccini, sicuri al 99% anzi quasi 60%, e ormai non ci si fida più di nessuno, tanto più con la sensazione che questa corsa serva solo alle aziende che fabbricano i freni a disco, cioè no, volevo dire i vaccini, e a tranquillizzare le persone per far tornate a girare l’economia, e allora a questo scopo può andare bene un vaccino qualunque, pure una cura qualunque, purché si faccia presto, poi con calma, semmai tra 20 anni, ne scopriremo qualche spiacevole e indesiderato effetto.

Statistiche illustrate – chi paga?

Un grido echeggiò per la campagna dove hanno il sole in piazza rare volte e il resto è pioggia che li bagna, dove ci sono bambine bionde con anellini alle orecchie tutte spose che partoriranno uomini grossi come alberi, ma quel grido non era: “Diavolo rosso dimentica la strada / Vieni qui con noi a bere un’aranciata”, bensì: “Arriviamo a Milano / Poi qualcuno pagherà”. Poi il Giro in qualche maniera è arrivato a Milano, si è cercato di rendere interessante il confronto alla pari tra due ragazzi alla pari, cioè partiti come domestici di mezzi capitani, giovani che sono promettenti come lo sono tutti quelli che passano al professionismo, dalla A di Albanese alla Z di Zilioli. Ma se qualcuno pensava che finito tutto al patron del Giro passasse l’arrabbiatura e dimenticasse le offese subite (dal Sacro Giro) si sbagliava, perché ieri è tornato sulla questione, però non sullo sciopero verso Asti, anche se ha attaccato le squadre che scendono sempre dalle nuvole e dicono di non sapere mai nulla dei loro corridori, e infatti in questi giorni è successo anche per una positività dell’altro genere, ma, tornando a Vegni, è intenzionato a chiedere sanzioni all’UCI per la Jumbo ritiratasi senza motivo e la EF che aveva chiesto la chiusura del Giro dopo due settimane. E qui Vegni ha detto un’altra cosa giusta, che se le regole del World Tour si possono infrangere tranquillamente il prossimo anno inviterà chi vuole lui e non le squadre di prima fascia che hanno il dovere più che il diritto di partecipare. E superare queste regole potrebbe significare lo svuotamento del World Tour stesso, ma potrebbe essere un bene per le corse importanti ma anche per le corse minori, per le piccole squadre che potrebbero avere più inviti ma anche per quelle grandi che a volte sembra partecipino a certe corse solo perché costrette e soprattutto in un’annata come questa sembra che abbiano portato alle ultime gare delle formazioni raffazzonate con i pochi non impegnati altrove e in grado almeno di salire sulla bici e non necessariamente di fare 10 km, non potendo tra l’altro far partire gli stagisti cui il world tour è vietato. La Jumbo Visma abbandonò il Giro dopo le prime positività al coronavirus lamentandosi di violazioni della bolla, di persone al di fuori di essa che circolavano negli alberghi, ma non mi risulta che ci sia niente di circostanziato e documentato per cui rimangono chiacchiere, in un ambiente in cui si fanno accuse generiche ma non si fanno  nomi, non si portano prove, e poi si finisce per ritrattare o scusarsi, e anche questo atteggiamento diciamo da gregge del plotone è stato criticato da Vegni, e peccato solo che tutte queste cose condivisibili le abbia dette nello stesso giorno in cui sono arrivati i risultati dei test alla Vuelta durante il primo giorno di riposo e non c’è stata una sola positività tra i ciclisti, come del resto accadde al Tour,  mentre al Giro ci sono stati Yates Krujiswijk e Gaviria.

E poi non deve essere facile una trattativa sindacale con le mascherine.

Il dissenso delle proporzioni

Non sono né un ciclista né un organizzatore di corse ciclistiche e non mi sogno di prendere posizione tra Vegni e i ciclisti scioperati, sono solo uno spettatore di ciclismo, in questo caso televisivo, e in questo diciamo ruolo dico che ieri ho visto brutta televisione, perché mi tengo lontanissimo dalla tivvù di impegno incivile e scopro che AdL e AdS sono pronti per le arene e per le iene. De Luca ha fatto il possibile per mettere in imbarazzo il suo compagno di banco Gianni Bugno che in questa occasione fa il commentatore televisivo, e dubito che continuerà a farlo in futuro, ma è anche presidente dell’associazione mondiale dei ciclisti, e dubito che continuerà a farlo in futuro. Tra i tanti direttori sportivi che avrebbe potuto coinvolgere De Luca ha scelto quello che con un eufemismo viene definito il più sanguigno, Bruno Reverberi, che infatti ha offeso Bugno, e tra l’altro ha detto che i suoi ciclisti non sapevano niente di quello che stava succedendo, ma vedendo i loro risultati direi che è dall’inizio del giro che non sanno dove sono e cosa stanno facendo. La De Stefano, invece, ha tolto ripetutamente la parola a Cristian Salvato, peraltro imbarazzato sindacalista, e ha dimostrato che non solo non capisce di ciclismo ma non ha neanche la minima idea di concetti come democrazia e rappresentatività. Vegni da parte sua ha detto che arriviamo a Milano e poi qualcuno la pagherà, e forse in questi giorni la corsa l’ha distolto dal resto e non sa che, come al solito, a pagare qui non paga nessuno, soprattutto da quando il Premier Déjà Vu ha scoperto che la trasmissione del covid avviene attraverso le cartelle esattoriali. Poi si è parlato di figuraccia del Giro e si è tirata in ballo la solita storia della vocazione educativa ed esemplare del ciclismo, peraltro nel giorno in cui c’è stato un caso di positività ma finalmente di quelle vecchio stile cioè all’antidoping, ma continuo a non capire perché questo lo si chiede solo al ciclismo e non anche al tamburello o all’orienteering o al nuoto sincronizzato. Si è parlato della gente in attesa di un giro che non è passato, dipingendo vecchi vestiti a lutto bambini piangenti e donne disperate aggrappate alle tende come dive del muto, e poi si è tirato in ballo l’anno particolare. Ecco, l’anno particolare si tira in ballo quando fa comodo, ma di esso direi che hanno tenuto conto gli organizzatori del Fiandre che ne hanno ridotto il chilometraggio, e quelli del Polonia del Delfinato e della Vuelta che hanno ridotto il numero delle tappe. Qui invece di ridurre il numero di tappe neanche a parlarne, anzi alla Tirreno-Adriatico ne hanno aggiunta una, e a quanto pare quel giorno in più non ha creato il “fondo” per Nibali, si sono allungate le tappe e i trasferimenti, e questo vale pure per il Giro Donne dove, non bastassero gli assurdi tratti di sterrato, c’è stata una tappa di oltre 170 km, ma se volete dimostrare che le donne possono correre su quella distanza fatelo in una corsa in linea e non al Giro. Nessun senso delle proporzioni nelle corse né, come detto, nelle lamentazioni: e la figuraccia e di questo giro si ricorderà solo la tappa dimezzata e scioperata, ma davvero credete che in un giorno in cui si è arrivati a quasi 20.000 contagi la gente resti colpita da questo scioperillo? E se c’era gente in attesa del passaggio della corsa al freddo e sotto la pioggia vuol dire che tra covid e polmonite hanno scelto entrambi. Poi se il giro sarà ricordato per poco altro è anche perché in generale non è stato molto spettacolare, e poi quando vengono fuori nomi non attesi, uno di mezza età che al massimo ha fatto un quarto alla Vuelta e correndo solo in difesa, senza neanche un’azione spettacolare come invece fu per la mezza sorpresa e mezza meteora Chioccioli per dire, e poi due giovani che non erano tra i più attesissimi, un dubbio viene sulla qualità di quello che stiamo vedendo, e insomma se un giovane sconosciuto vince un mondiale non sai se diventerà Freire o Astarloa. Si è addirittura ipotizzato un complotto nordico ai danni del giro, ma non se ne vede proprio il motivo, oggi il portavoce degli scioperanti sembrava essere Adam Hansen, e forse è una scelta infelice farsi rappresentare da un riccone, sarebbe stato meglio Bisolti o Rota, e poi le accuse della Lotto e il ritiro della Jumbo, ma siamo proprio sicuri che non avessero un minimo di ragione sulla faccenda della sicurezza e che negli alberghi non ci sia stata la stessa faciloneria che potete constatare nella vita di tutti i giorni, per dire ma la pistole che misurano la temperatura la misurano davvero o le ha inventate qualche pistola? Alla fine ad Asti si è parlato solo di questo, ma probabilmente la fuga sarebbe arrivata lo stesso, e a vincere è stato Cerny che ha resistito a un gruppetto di inseguitori che pure girava in doppia fila, e se Jacopo Mosca, poi terzo, ha qualche rimpianto deve prendersela con sé stesso dato che ha fatto il furbetto e queste cose rompono l’armonia del gruppetto. Nell’anno in cui nella CCC i capitanissimi Van Avermaet e Trentin non hanno vinto neanche al gratta e vinci, sono venute le vittorie di Cerny e Tratnik, e il ceco, come lo sloveno, ha fatto bene a venti anni poi è finito in serie C ma è risalito con i risultati ed eccolo alla più importante vittoria della sua carriera, per piombare di nuovo nella sfiga perché la sua squadra non ne ha per molto e Vegni poi ha deciso di non assegnare i premi per la tappa, ma comunque se si fosse parlato della storia di Josef Cerny, della caparbietà che occorre per raggiungere obiettivi che sfuggono ai predestinati precoccolati (state pensando a Moscon?) sarebbe stato un buon insegnamento da questo giro, dove si studiano storia e geografia ma per l’educazione civica mancano i docenti.

Buone notizie

Finalmente una buona notizia sul coronavirus: l’OMS sconsiglia il saluto con i gomiti anche se lo fa limitandosi all’aspetto medico e sorvolando sul fatto che sia ridicolo, e vorrei sapere chi l’ha pensato tanto più che sui gomiti dicevano che bisognava starnutire. Un’altra indicazione interessante viene dal Tour de France dove nel giorno di riposo sono stati effettuati i tamponi a oltre 700 persone e in un paese dove l’epidemia si diffonde peggio che in Italia sono risultati tutti negativi, anche se poi esce l’immancabile sospettone che dice che non è possibile ma come al solito è un sospetto campato in aria, e il dato ci dice che se si agisce con cautela davvero si può contenere la diffusione del virus, ma qui fino a prova contraria comandano i ristoratori e quindi niente, beccatevi il virus. Buone notizie anche per la Bora che finalmente riesce a vincere l’agognata tappa, va la fugona di giornata, davanti restano in quattro, in RAI dicono che Alaphilippe farà un sol boccone degli altri e due secondi dopo Alaphilippe si stacca senza più energie. Poi sul GPM Kamna passa con un secondino su Carapaz e riesce a dilatare il vantaggio in discesa e a vincere che se aspettavano Sagan stavano freschi. La stessa impresa al Giro Donne stava riuscendo a Elisa Longo Borghini che però aveva alla spalle un gruppo di inseguitrici rinfoltitosi strada facendo e se ce l’avesse fatta sarebbe stata una roba alla Cancellara, ma il gruppo l’ha ripresa negli ultimi km e a Terracina ha vinto di nuovo Marianne Vos che qui aveva già vinto 8 anni fa, e infatti intervistata ha detto che aveva bei ricordi, ma la domanda è come fa a ricordarsi tutte le sue vittorie che solo al Giro sono 27 più altre 200 su strada più quelle nel ciclocross più quelle su pista, di fenomenale ha pure la memoria.

Forse Lotte Kopecky e Marianne Vos non sono state avvisate in tempo.