La Domenica della Zeriba – Il Posto Delle Pesche

Ai bambini raccomandate di non accettare caramelle dagli sconosciuti, ma siete poi sicuri che i conosciuti li conoscete bene?

Il Posto delle Pesche

C’era una volta una bambina con i capelli color pesca e due guance che sembravano due pesche. Questa bambina si chiamava Regalia Peaches e viveva in un paesino chiamato Struggle-Upon-Avon, dove c’era un pescheto nel quale lei raccoglieva pesche che poi regalava a tutti. Ma soprattutto lei si divertiva a immaginare di vivere meravigliose avventure in quel pescheto, che per lei diventava un bosco misterioso e pericoloso nel quale incontrava creature fantastiche. Ecco, dietro un albero di vattelapesche si vedeva appena la testa dello scoiattolo Llyllo, e Regalia iniziava a gridare: Al lupo! e lo scoiattolo la assecondava in questo gioco abbaiando, o meglio, lui credeva di abbaiare ma in realtà squittiva, poi la bambina gli regalava una pesca e lui la ringraziava, ma diceva che avrebbe preferito delle ghiande, o meglio, credeva di averlo chiesto, ma in realtà continuava a squittire, e pensava che se la bambina tirava dritto, anziché effettuare il cambio di merce richiesto, era solo perché lei non capiva il suo accento gallese. Poi ecco il vecchio boscaiolo Queenps, e Regalia iniziava a gridare: Oh, un orribile Orco con la sua bocca enorme! e il boscaiolo, che non aveva una bocca grande, ma le sue labbra sembravano più grandi quando si metteva il rossetto, ridendo le diceva: Ahhh, ti mangio! E dopo la bambina regalava anche a lui una pesca, ma il boscaiolo le chiedeva: Non avresti una banana? E lei continuava per la sua strada, come se non l’avesse ascoltato, ma il fatto è che, se anche l’avesse avuta una banana, non gliela avrebbe offerta, perché aveva sentito il Reverendo Roundlemons dire che Queenps le banane non le mangiava, ma ci compiva atti contro natura, e lei non aveva capito bene cosa erano questi atti, però le dispiaceva se il vecchio boscaiolo, che a lei comunque sembrava un brav’uomo, avesse usato le banane per picchiare le piante o gli scoiattoli; perché altrimenti cos’erano questi atti contro natura? E siccome l’avventura è anche l’ignoto, a lei piaceva usare delle parole sconosciute, parole che usavano i grandi ma di cui non capiva il significato, capiva solo che sicuramente volevano dire qualcosa di brutto. E allora quando vide il Reverendo Roundlemons nascosto dietro una fratta, iniziò a gridare: Ohhh, un pervertito pedofilo! Però quello, il prete, invece di stare al gioco, come avevano fatto lo scoiattolo e il boscaiolo, scappò a gambe e sottana levate, pensando: Ma come hanno fatto a scoprirmi? e Regalia ci rimase male che Roundlemons non aveva voluto giocare con lei. La morale di questa favola è che solo con la fantasia si può conoscere la verità, che non so se è vero, e nemmeno mi interessa poi stare qui a pensarci, però suona bene, come frase a effetto fa la sua figura, e quindi va bene così.

Lo spione

C’è poco da fare, certe notizie divertenti si trovano solo su Het Nieuwsblad, e dire che i siti italiani manco ne hanno argomenti di conversazione e potrebbero trovarne almeno di traduzione, anche se la fonte originale è Cyclingnews ma HN è lesto a riferire. Hanno chiesto a Roger De Vlaeminck la sua squadra ideale e tra i sette nomi citati dal Signor Roubaix, oltre al fratello Eric e agli italiani Attilio Rota e Stefano Giuliani, c’è un nome completamente dimenticato e riesumato per la circostanza, uno di quei nomi fiamminghi pronunciati da Adriano De Zan nelle sue distinte telecronache e sepolto nell’inconscio o nel subconscio o in qualche fenditura della memoria: Herman Van Der Slagmolen, vincitore in carriera solo di due corsette minori. E il bello è che la caratteristica principale di questo gregario che lo fa preferire ad altri, il suo ruolo specifico, era quello di spione, ma non è che faceva microfilm o passava dossier segreti al principale, più semplicemente di sera guardava cosa bevevano Merckx e Gimondi e poi riferiva al capitano che ne traeva le sue conclusioni, cose loro.

Perline di sport – Noemi Cantele

Se vi siete stancati di rivedere i vecchi litigi di Moser e Saronni lasciate stare la RAI e venite sulla Zeriba dove oggi parliamo di Noemi Cantele contro la quale ebbe da ridire Brunello Fanini che l’accusò di avere fomentato le proteste culminate in un mezzo sciopero nel Giro della Toscana 2013, ma a lamentarsi di correre in mezzo alle auto furono anche Longo Borghini e Vos e pure Ratto che pochi giorni dopo avrebbe vinto un bronzo mondiale faticando per tre.

Giro di Toscana 2013: una riunione improvvisata del comitato di lotta altrettanto improvvisato.

Noemi Cantele tra la seconda metà degli anni zero e gli inizi dei dieci è stata una delle più forti cicliste del mondo, nei campionati mondiali del 2009 fu seconda a cronometro e terza in linea ma in quegli anni la maglia iridata la vinsero Bastianelli, Guderzo e Bronzini due volte. Lei vinceva in volata in salita in fuga e a crono, corse in linea e a tappe. Per sua sfortuna le più importanti vittorie sono state nella classica più invisibile, il G.P. di Plouay, e quindi niente video sulle due imprese del 2005 e 2007, è più facile trovare un video recente in cui mostra come preparare in casa delle mascherine. Per cui accontentiamoci di vedere le immagini della sua ultima vittoria in una classica, il G.P. della Liberazione di Crema in cui terza arrivò Maria Giulia Confalonieri così giovane e già così piazzata (ad oggi non ha ancora vinto su strada) e poi della sua ultima vittoria in carriera, la tappa regina del Giro del Salvador 2013 di cui vinse pure la classifica finale. Devo dire che certe riprese dal basso, anche se non sempre sono il massimo della professionalità, mi piacciono perché danno l’idea della corsa vista lungo la strada, che da queste parti era roba rara anche prima del virus.

Crema, 2012: Cantele vince in maglia tricolore perché nel 2011 aveva vinto i campionati italiani sia in linea che a cronometro.

Guerra regole e riflessi condizionati

Forse era una coincidenza quasi inevitabile, ieri su Internazionale un articolo di Annamaria Testa invitava a smettere di usare un linguaggio bellico per parlare dell’emergenza del coronavirus perché fuorviante e anche funzionale a politiche autoritarie e nazionalistiche mentre sul suo blog Paolo Nori faceva notare che i nostri nonni andavano davvero in guerra mentre noi dobbiamo solo stare sul divano. Ma se a qualcuno potrebbe sembrare esagerato il ragionamento di Annamaria Testa basterebbe pensare a come sono state accettate le famose regole, a cui lei non fa cenno, ma di cui si parla quasi come se fossero date in natura e non una convenzione degli uomini, e se il governo per ipotesi dicesse che si può uscire di casa ma saltellando su un piede solo anche quella sarebbe una regola. E la cosa per me difficile da digerire, forse un’invidia per queste regole, è che già ne esistevano altre che, a meno di decreti governativi, dovrebbero essere ancora in vigore: leggi ad esempio sull’inquinamento acustico, codice della strada e se vogliamo anche norme di buona educazione, ma quelle nessuno le osservava e forse si ritornerà a non osservarle, al punto che spero che certi atteggiamenti acquisiti più o meno a forza in futuro rimangano almeno per un po’ come riflesso condizionato.

Peccato che il Cimitero di Guerra sia aperto solo il primo novembre perché in tempo di pace è l’unico posto dove si può stare in pace.

O la Borsa o la vita

Quando potevamo passeggiare c’erano dei reati che non erano più reati, tipo disturbo della quiete pubblica o schiamazzi notturni: tiranneggiavano la movida smodata, la smovida, e il fighettismo sonoro 24 acca su 24 dei bar e locali, però ora che non possiamo più passeggiare sembra che ci siano pure i delatori per feste che dicono di etnia erasmus. Quando potevamo passeggiare si tagliavano tutti gli sprechi, però, a pensarci, è vero: la sanità era tutto uno spreco e il progetto Erasmus invece no. Quando potevamo passeggiare le Borse erano aperte, ora uguale, tutto chiuso, tutti untori, ma le Borse restano aperte, così oltre che preoccuparci del virus, delle esigenze quotidiane da soddisfare chissà come così chiusi in casa, dobbiamo preoccuparci della famosa economia, e quando questa faccenda sarà finita sarebbe interessante una statistica sul numero dei morti per virus e quello dei morti per la finanza e l’economia.

2004: una buona annata per le passeggiate.

La Domenica della Zeriba – La fiaba al tempo della Crisi

In fondo, per quanto narrino di creature e luoghi e situazioni di fantasia, le fiabe hanno sempre costituito uno specchio, una metafora, insomma una cosa del genere, della vita vera e dei sogni e delle paure della gente: e voi che pensavate di distrarvi. Ma quella di oggi non è una fiaba, è una fantasia sul genere, scritta ai tempi di altre crisi che si pensava di risolvere tagliando tagliando tagliando, per poi accorgersi, ora che abbiamo altri problemi, che quello che è stato tagliato poteva esserci utile.

La fiaba al tempo della Crisi

Successe che quando la Crisi arrivò nel Mondo delle Fiabe, come un orrendo mostro famelico dalle fauci spalancate e la bava alla bocca, insomma una cosa che faceva paura ma pure schifo, ci si dovette adattare e, per risparmiare, poteva capitare che in qualche paese la stessa creatura doveva fare il Gigante, l’Orco e a volte anche lo Scemo del Villaggio. Così, di fronte a lui, la gente non sapeva se avere paura o ridere, e perciò le fiabe non venivano molto bene.

 

No pasaran

Questa Parigi Nizza sembra una gara di resistenza, non tanto per la durezza della corsa ma perché si continua indifferenti nonostante avanzi ben più velocemente il coronavirus. Oggi c’è stata una sfida a distanza tra due ciclisti che hanno impiegato qualche anno per fare bene tra i professionisti dopo le vittorie tra i dilettanti: Jan Tratnik unico sopravvissuto della fuga è stato ripreso proprio negli ultimi metri e ha stravinto Niccolò Bonifazio che ha messo tra sé e tutti gli avversari ben più di un metro e mezzo di sicurezza. Bonifazio, come anche Nizzolo e Colbrelli, è uno di quelli che ci sono dei giorni che sembrano fortissimi ma quei giorni non capitano mai in una grande giro o in una classica, e poi quest’anno ci si è messo pure il virus a tagliare la sua corsa preferita cioè la Sanremo. Ma ormai ogni giorno sono annunciate cancellazioni di corse a grappoli, o rinvii nella speranza che l’epidemia si fermi e si trovi poi un buco nel calendario. A Radiocorsa si è tornato a parlare dell’idea di correre la Sanremo dopo il Lombardia e addirittura le Strade Bianche a novembre: ma la corsa senese non si potrebbe disputare il 16 agosto al posto del Palio dell’Assunta? Ne sarebbero contenti anche i cavalli. Comunque le gare sono cancellate dappertutto, anche in Francia, solo la Parigi Nizza prosegue, sembrava che il Sindaco di Nizza fosse contrario a ospitare l’ultima ingombrante tappa e avrebbe esclamato: No pasaran, ostrega! ma il Questore ha detto: Yes We Can, e quindi fino a domenica si correrà ogni tappa come se potesse essere l’ultima per un po’ di tempo.

strade in bianco

Su questa faccenda del Coronavirus c’è confusione, non si può prevedere come evolverà l’epidemia in Italia e nel mondo, i provvedimenti possono differire da una zona all’altra o da un giorno all’altro e quelli adottati possono essere diversi da quelli annunciati, a volte in  preda a crisi isteriche, per cui non è chiaro cosa succederà nello sport, anche perché la centralità degli sport di squadra fa parlare di gare a porte chiuse e la chiudono lì. E già per questi sport sarebbe da chiarire se in caso di fallo l’autore sarà espulso e quello che l’ha subito messo in quarantena e se dopo un gol o altra azione equipollente per i giocatori rimarrà il divieto di abbracciarsi e se festeggiare togliendosi la mascherina sarà più grave che farlo togliendosi la maglietta. La faccenda si complica con il ciclismo in cui si gareggia all’aperto e in Italia sono imminenti corse molto importanti. Ieri sera il sito fiammingo Het Nieuwsblad, che quasi non parla d’altro, annunciava l’annullamento delle corse italiane mentre il sito della Gazzetta, quindi degli organizzatori di RCS, parlava solo dei ciclisti bloccati negli Emirati e il sito della Federazione preferiva parlare delle gare di giugno, hai visto mai migliorino le cose. E allora potrebbero esserci delle scelte diverse caso per caso. Per le Strade Bianche è ipotizzabile correre a porte chiuse, facendo tre giri di campo, cioè di Piazza del Campo a Siena, e potrebbe vincere anche una bici “scossa” cioè senza più il corridore, e in tal caso tra i favoriti ci sarebbero i noti cascatori Porte e Pozzovivo. Se ci fossero limitazioni territoriali la Sanremo potrebbe partire dal Turchino e così si otterrebbe pure di tagliare la parte noiosa, anche se in verità a tale scopo si dovrebbe partire direttamente da Costarainera. E se si vietasse l’accesso al pubblico cosa si dovrebbe fare, disperdere i tifosi con i lacrimogeni, semmai gentilmente prestati dai fans di Bonifazio? Intanto già ci sono squadre straniere che non intendono partecipare rischiando sanzioni dall’UCI che in realtà sta a guardare ed è meglio perché meno dice meno danni fa dato che ha raccomandato di non usare la stessa penna al foglio firma e non si capisce se i ciclisti devono portarsela da casa. Ma i dubbi rimangono anche per appuntamenti più lontani come le Olimpiadi. In Giappone dicono che in fondo c’è tempo fino a dicembre per lo svolgimento, e allora se le olimpiadi estive dovessero svolgersi in inverno non ci sarebbero più scuse per tenerne fuori il ciclocross.

Piazza del campo senza uomini né cavalli.