La Domenica della Zeriba – Storia del Re cialtrone

Oggi non vi propongo né favole né fiabe ma la storia  di un Re e mi scuserete se tratto anche argomenti scabrosi ma con i regnanti e i cortigiani inevitabilmente si finisce a parlarne. Consiglio pertanto ai minori di leggere questo racconto in compagnia dei genitori purché non siano militanti del MOIGE.

Storia del Re cialtrone

Il Primo Ministro Baiocchi avrebbe voluto essere un abile stratega, un politico capace di tessere tele in cui intrappolare gli altri Stati, ma ogni tanto gli pigliavano i cinque minuti, sputava fuori quello che pensava veramente, e tutto il lavoro diplomatico fatto con tanta attenzione cadeva come un castello di carte quando colui che con tanta cautela l’ha eretto all’improvviso indica a un compare una cortigiana scollata e col dito indice butta tutto giù. Il Generale Zampetti era stato nominato a capo delle Forze Armate perché era il più anziano e più elevato di grado e però non era più in grado, voglio dire non era più in grado di fare il comandante, perché era ormai talmente rincoglionito che non azzeccava più una mossa. Il Cavalier Ardesio al Bar del Castello si vantava di molte ed eroiche imprese, ma nessuno era mai stato testimone di almeno una di queste, né a nessuno interessava eventualmente smentirlo. L’unica Realmente interessata ad ascoltarlo era la giovane e bella Regina Santilla, con la quale Ardesio riusciva ad essere più coinvolgente, soprattutto quando la montava a guisa di cavalla per meglio compenetrarsi nel racconto delle sue imprese equestri. Il Santone Borghetti, monaco consigliere del Re, ritenuto l’eminenza grigia del Regno, in realtà si preoccupava soprattutto di combattere il Demonio che cercava, a suo dire, di impossessarsi della Regina Santilla. Secondo lui il Demonio cercava di entrare nella Regina attraverso i pertugi che il corpo umano naturalmente offre e pertanto li vegliava costantemente e, quando ce n’era bisogno, vi entrava lui stesso con ogni mezzo, per scacciare il Demonio e fargli capire lì chi comandava. Pertanto gli unici consigli che dava al Re erano su dove dovesse andare, con una scusa qualunque, per toglierselo dalle scatole e poter prendersi cura, indisturbato, della Regina. Il ritrattista di Corte, Baschiatti, era bravo soprattutto a dipingere paesaggi, nature morte, ma con l’anatomia era scarso. Però doveva fare i ritratti, e allora impiegava moltissimo tempo a farli, cancellava, correggeva, rifaceva, poi alla fine comunque veniva fuori una mezza schifezza e il quadro veniva riposto nelle Reali Soffitte. I ritratti che gli richiedevano più tempo erano quelli della Regina, che lui convinceva a posare nuda perché la sua bellezza fosse immortalata, tramandata a imperitura memoria, e assurgesse a universale canone di bellezza nei secoli dei secoli amen, diceva lui. Il Medico di Corte Dottor Pedìculo era molto insicuro, e ad ogni sintomo accusato dal Sovrano dichiarava l’opportunità di sentire un secondo parere, accrescendo così la Regale Ipocondria. Però questo accadeva solo col Re, perché con la Regina egli non richiedeva mai un secondo parere, profondendo responsabilmente tutte le sue energie e la sua scienza in attentissime visite, in cui la faceva spogliare, e poi tastava, palpava, approfondiva, per poter giungere a certa conclusione, e in genere concludeva che la regina era sanissima e in ottima forma. Ecco, la Regina Santilla, lei voleva solo una cosa: insisteva col Regale Consorte perché si annettesse uno stato, uno qualunque, anche piccolo, purché avesse uno sbocco a mare, in modo da poter fare i bagni a gratis. Il Re infine, Marsupio III, portava la corona e, come tutte le teste coronate, era un cialtrone, e quindi non vale neanche la pena di stare qui a parlarne.

 

un buon momento

Più gente del solito nei negozi di alimentari che mi sono chiesto non è che temono che da un giorno all’altro isolano la città e poi due ragazzi nel negozio di dischi con la mascherina e dato che la gente va facile nel panico e su internet si bevono tutto allora ho pensato che questo è un buon momento per diffondere false notizie per nobili fini come quello della battaglia di civiltà che conduco da anni contro il cantautorismo ad esempio scrivendo che i casi accertati ascoltavano costantemente cantautori i più gravi addirittura Pietrangeli oppure al semplice fine di diffondere panico e allora si potrebbe dire che Liu Bolin è cinese e quindi secondo la logica populista ha matematicamente il coronavirus però ora trovatelo se ci riuscite.

Un passo falso ma non a piedi

Sta per finire il primo quadrimestre e in quest’anno scolastico i ragazzini non hanno ancora fatto niente per salvare il mondo, forse il venerdì hanno il compito in classe, però i giornali continuano a parlare di Greta personalizzando la faccenda e a volte proponendone un’immagine cinica, o almeno così possiamo pensare guardando la copertina di un libro sull’argomento brutto a priori da queste premesse, mentre vengono trattati meglio i suoi coetanei violenti e anche assassini per i quali alla fine si dice che in fondo sono ragazzi e la colpa sarà dei genitori o meglio ancora della società. Ma tornando a Greta, se è anche lecito e giusto indagare se ci sia qualcuno o qualcosa dietro il personaggio, possiamo notare intanto che scrivendo, come ha fatto un quotidiano che le spara sempre grosse, che Greta è killer del mercato dell’auto si può capire chi c’è dietro il negazionismo dei cambiamenti climatici.

Gretaz: l’avrebbe immaginata così Pazienza?

vita squalificata

Al momento Calebino Ewan sembra il più forte velocista al mondo, almeno nelle tappe, ma visto quello che aveva fatto da dilettante lo si aspettava anche in qualche classica ed è come se non ne avesse mai vinta una, eppure ha vinto Amburgo, una di quelle corse che qui diventano importanti solo quando le vincono gli italiani. Forse abbiamo questa percezione perché in realtà quella volta Ewan arrivò secondo e il vincitore fu squalificato per una scorrettezza che c’era e non c’era e se c’era era lieve, ma quel vincitore era Nacer Bouhanni, che si è costruito nel tempo una fama da scorretto e litigioso e in più ha una seconda passione sportiva che non è il biliardo o il nuoto sincronizzato ma la boxe e questo non l’aiuta. E allora capita che a volte Bouhanni si becchi delle squalifiche come se fossero alla carriera oppure fa il Signor Malaussène del  ciclismo, il  capro espiatorio. Poi può succedere che le scorrettezze le subisca e in quel  caso si arrabbia ma non serve a niente, è successo a Bessegès dove la scorrettezza del tedesco Bauhaus è stata doppia e in  ballo non c’era solo la tappa ma anche la classifica finale decisa dagli abbuoni, e almeno si può dire che in questo caso i francesi non hanno adottato una decisione sciovinista. E c’è anche da chiedersi se gli avversari non lo facciano apposta cercando un fallo di reazione del francese. Alla fine la differenza tra il ciclista francese e qualche altro squalificato in altro settore, oltre al fatto che lui il potenziale per fare bene ce l’ha e l’ha dimostrato, è che lui non ha a disposizione programmi televisivi cinicamente in cerca di share in cui poter dire la “sua verità”.

E poi Bouhanni almeno non veste leopardato.

La Zeriba Suonata – serve chilled

Tutta quella musica tipica degli anni 90 fino ai primi zero, acid jazz trip hop jungle drum’n’bass big beat eccetera, l’ho sentita a sua tempo, molta mi è piaciuta a suo tempo, ma poi sono passato ad ascoltare altro e a volte ho pensato che non sarei tornato mai più ad ascoltarla, di certo non mi veniva la voglia. Poi invece per varie stimolazioni sono tornato a sentire varie cose e molte mi piacciono ancora, non sono arrivato fino a sentire Moby, questo no, ma Fat Boy Slim sì e mi ha confermato le perplessità che avevo all’epoca. Il suo genere definito big beat nasceva sulla scia dei Chemical Brothers, di cui avevo visto i video in anni in cui la cosa era più facile, forse ero più informato sui programmi o forse ancora non dilagava la musica latinoamericana spesso inascoltabile, e ho comprato un dvd antologico per rivederli. Mi ricordavo gli scheletri fuori dall’armadio di Hey Boy Hey Girl, praticamente il loro inno che procedeva per piccole variazioni, e la potente batteria e i trucchetti psichedelici un po’ retro di Let Forever Be, cantata da uno che era fratello e forse anche chimico cioè Noel Gallagher il fratello di Liam che così ebbe l’occasione per cantare un bel pezzo, non come le sue scopiazzature. Ma non ricordavo Out Of Control, musicalmente forse a metà strada tra i due brani che dicevo prima, un video con un’ironia direi banskyana, e in fondo si dice che l’artista misterioso sia un musicista della scena di Bristol. In conclusione, in the heat of the moment la musica dei Chemical Brothers mi piaceva, oggi servita fredda mi piace ancora di più.

Altri padri illustri

Non seguo quasi mai gli altri sport e non  posso dirlo con certezza ma dubito che i cronisti, soprattutto quelli dei belluini sport di squadra, si mettano a parlare di fatti storici o culturali relativi ai luoghi che ospitano le gare. Quelli del ciclismo invece hanno la vocazione dell’insegnamento, diffondono cultura e anche educazione civica. Ad esempio ogni volta che il Tour passa per Albi ci ricordano il massacro dei Catari voluto dal Papa, e il Tour passa spesso per Albi, per cui la prima volta dici orrore, la seconda pure, la terza già inizi a stufarti, la quarta passi a solidarizzare col Papa, la quinta telefoni alle pubbliche relazioni del Vaticano per accertarti che i Catari siano stati sterminati tutti e non ne sia rimasto vivo nessuno, che poi non è che questi predicassero libertà di sesso e di colesterolo, ma criticavano la corruzione della Chiesa e dovevano essere una comunità tipo quelle sette che in America vanno in giro col calesse o con la bici senza il motorino nascosto dentro. Eppure, nonostante lo sfoggio di cultura, alla RAI ancora non si adeguano al fatto che i Paesi Bassi si chiamano così e basta e continuano a parlare di Olanda e olandesi, e l’hanno fatto in un mondiale di ciclocross dominato dagli olandesi, cioè no, da quelli là, che forse poi è questo il problema, il fatto che “nederlandese” o peggio “neerlandese” suona male, ma quelli di Cicloweb per dire hanno anticipato il cambiamento ufficiale e da tempo utilizzano solo il termine “neerlandese”.  Tutte queste chiacchiere solo per dire che ora ci pensa la Zeriba a spacciare un po’ di cultura sparando nomi grossi. Ai mondiali di ciclocross si è parlato molto di padri, bravi padri, di Nys sappiamo ancora poco, Adrie Van Der Poel non impone niente al figlio fenomeno e dice che si diverte, Bramati ce l’ha ripetuto appena 700 volte, e anche lui è un bravo padre, si preoccupa che la figlia vada bene a scuola e la riconoscerebbe tra mille da che cosa? Dalla bicicletta. James Joyce no, o così sembra, si preoccupava di scrivere libri sempre più illeggibili e si trascinava dietro la famiglia in giro per l’Europa, e non apprezzava che la figlia Lucia facesse la danzatrice, ma per lei fu più nociva l’avversione della madre e del fratello che a un certo punto la fece rinchiudere in manicomio. E a quanto pare anche uno dei suoi massimi studiosi, James S. Atherton, era un padre distratto e nervoso, e la figlia Mary, una studiosa del linguaggio, quando ha scoperto le affinità tra la sua vicenda e quella della figlia dello scrittore oggetto degli studi del padre, ha deciso di scriverci su un romanzo in forma di sceneggiatura per fumetti e i disegni li ha forniti il marito Bryan Talbot, un nome che dice qualcosa agli appassionati di supereroi. Dotter of her father’s eyes è uscito nel 2012, ha vinto un po’ di premi e ora è stato tradotto in Italia dal munifico editore Nicola Pesce. Nel libro si alternano le vicende delle due figlie in epoche diverse ma le affinità sono tali che se non ci si concentra si rischia di confondersi, e alla fine potrebbe sembrare che ne esce peggio il grande scrittore irlandese, ma direi che a uscirne davvero peggio è la società bigotta, sia quella inglese degli anni 60 sia quella dell’Irlanda cattolica, e così torniamo alla religione, alle beghe tra Papato e Catari e il cerchio si chiude come un riccio, una grande boucle.

La Zeriba Suonata – sbattuti a Pordenone

Decenni fa già alla visita militare per far familiarizzare i ragazzi con l’ambiente minacciavano quelli che non si comportavano bene di sbatterli a Pordenone, forse perché è una città al confine, ma nonostante Caserta sia quasi al centro pure mi chiedevo se per contro quelli di Pordenone li minacciavano di sbatterli a Caserta. Tanto, le probabilità statisticamente erano alte, Caserta ai tempi del servizio di leva obbligatorio era piena di caserme, ed enigmisticamente si tratta di un cambio di consonante: Caserta-caserma, e pare che pure Stendhal già ai tempi del Grand Tour si lamentò di questa cosa. Però in quegli anni lì a Pordenone succedeva qualcosa di grosso, anzi di grande, un Grande Complotto, proprio così, The Great Complotto, ma non roba da cospirazionisti, roba da punk, un movimentato movimento, una cosa multimediale forse meno squillante di quello che succedeva a Milano ma una delle vicende fondamentali della storia del punk italiano, a livello della scena di Bologna, e se non ne sapete molto ma siete curiosi potete cercare il cofanetto libro+CD+altro che la Shake Edizioni realizzò qualche anno fa (titolo quasi ovviamente: The Great Complotto). E di questa cosa i pordenonesi  vanno ancora fieri, e forse non ne usciranno mai vivi. Prendiamo i Tre Allegri Ragazzi Morti, quando Toffolo e compagni si sono guardati allo specchio, però senza le maschere, e hanno contemporaneamente avvertito dolorini qui e lì, hanno capito che non potevano continuare a fare gli adolescenti, però da adulti gli prendono i 5 minuti di nostalgia per il glorioso passato e cantano di una città dove c’erano i punk meglio vestiti al mondo, un po’ come dire il nano più alto del mondo, ma va bene così. Tutto questo succede in Calamita, brano con chitarrine alla REM tratto sempre da Sindacato dei sogni, nel cui video c’è una ballerina online che balla con sullo sfondo un disegno di Alessandro Baronciani, pesarese.

La Zeriba Suonata – Affinità poche, divergenze molte

Sanremo la preoccupazione era il Poggio, chiuso nella stagione delle frane, ma Sagan dice di averlo già provato quindi sarà stato riaperto. Ma prima c’è l’altro Sanremo, quello delle canzoni, e per quello la gente non sa che per una sorprendente vacatio legis non c’è l’obbligo di seguirlo. Però diciamo che è difficile sfuggire alle notizie che sbucano dappertutto, al chiacchiericcio che punta a suscitare curiosità. Mi pare che nel campo partecipanti non ci sono sorprese: ci sono quelli che esistono solo a Sanremo, le presunte vecchie glorie che non vogliono finire nella balera di Cantando Ballando, gli avanzi di talent e poi la quota indie, cioè minimo un gruppo che almeno una volta nella carriera sia stato recensito, va bene anche se per sbaglio, da Rockerilla Rumore o Blow Up, e quest’anno ce ne sono addirittura due, di cui uno che per mettersi avanti col lavoro ha fatto già uscire il libro a fumetti. Poi, dato che gli organizzatori stessi non credono che i concorrenti attirino abbastanza pubblico, ci sono gli ospiti e i superospiti, tra cui qualcuno che scandalizzi fa d’uopo. Quest’anno allo scopo c’è un trapper mascherato che ha fatto un pezzo contestato sessista violento volgare, e non so se questa faccenda della maschera impressioni ancora qualcuno, certo ci sono sempre i critici di una certa età che per dimostrare di essere al passo con i tempi sono capaci di spacciare per significativa novità qualsiasi fesseria. Per quanto riguarda il tema dell’identità ci sono stati ben altri progetti in altri ambiti, tra cui il semi-famoso Luther Blisett degenerato poi in Wu Ming, e pure Elena Ferrante c’ha un’età e i reumatismi, poi le maschere, i Daft Punk per dire sono in giro da più di venti anni per non andare ancora più indietro fino ai Residents, e di trappani che con la maschera ci risparmiano la loro faccia ormai ce ne sono molti, sembra quasi una moda, o forse preferiscono giustamente non essere riconosciuti. E la cosa si diffonde anche a livello locale, qui ad esempio un duo multietnico, cioè uno mascherato e l’altro no, hanno girato in una scuola un video contro la medesima. I Cure invece si manifestavano a volto scoperto, per quello che possono essere scoperti volti truccati peggio di vecchie zie del dopoguerra. Il loro primo singolo si intitolava Killing An Arab e per questo titolo ha avuto molti problemi, sia prima che durante le guerre di religione, ma in realtà quella canzone citava il romanzo Lo straniero di Albert Camus. I trappani invece non so chi citano, forse il bullo del loro quartiere, o forse i conduttori televisivi. Una curiosità finale su questo diffuso cognome inglese: gli Smiths sono stati ospiti a Sanremo nel 1987, cosa che gli portò bene, infatti di lì a poco si sciolsero, l’anno dopo Smith Mark E. con i suoi Fall partecipò al Sanremo Rock delocalizzato in un palazzetto, Smith Robert e i Cure non sono mai stati a Sanremo, forse neanche in gita.

Pagella per un anno suonato:

Qui non ci sono i voti ma solo le materie, e poiché dai tempi del diploma ho avuto il piacere di non avere più a che fare con la scuola non conosco gli sviluppi dell’insegnamento, e quindi le materie qui elencate sono, tra medie inferiori e superiori varie, quelle di una volta quando ci andavo io e c’era ancora uno spirito risorgimentale, e poi mi tornano più comode per inserire alcuni dischi che rischiavano di rimanere fuori. Però so che i programmi ministeriali non hanno mai previsto l’insegnamento della PSICOGEOLOGIA anche perché  GEMMA RAY deve averla inventata solo quest’anno.

ITALIANO. Non mi piace la musica non mi piace l’immaginario e non mi piacciono le facce del rappume e trappume italiano e pare quasi che in Italia si suoni poco altro e invece non è così. Non potendo per definizione inserire i Virginiana Miller che si sono messi a cantare in americano, promuoviamo i TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI che hanno smesso di giocare a fare gli adolescenti.

LINGUA STRANIERA. Li mettiamo qui i VIRGINIANA  MILLER che si sono messi a cantare in inglese americano e si sente che non sono madrelingua.

EDUCAZIONE CIVICA. Lui e Lei rompono la loro relazione, o più probabilmente LUI lascia LEI, e LEI è ELENA TONRA cantante dei DAUGHTER che manco li conoscevo e quindi questo non è gossip. Lei non gli butta l’acido addosso, non gli riga la macchina, non spia né lui né l’eventuale nuova lei, non spedisce lettere anonime con affrancatura a carico del destinatario, non fa nessuna di quelle cose brutte che racconta Elena Stancanelli in La donna nuda, no, ma fa un grande disco etereo in cui lui è un fantasma onnipresente, anche nel titolo EX:RE. Ecco come ci si comporta tra persone civili.

FILOSOFIA. ANGEL OLSEN parla di relazioni tra persone, di immagini che diamo o riceviamo, simboleggiate dagli specchi, riflessioni filosofiche ed epistemologiche, insomma pure lei è stata lasciata.

PEDAGOGIA. Bisognava fare in modo che una che si autodefinisce adulta bambina, deve essere una ripetente, trovasse la fiducia in sé stessa per farcela da sola. Più in particolare il problema di KAZU MAKINO era che quando diceva di voler stare un po’ in pace il marito omonimo non capiva mai che cosa lei intendeva.

STORIA. BURIAL raccoglie 10 anni di singoli e riassume 30/40 anni di musica ambient elettronica jungle trip hop e chi più ne ha più ne metta, perché se aspettate che qualcos’altro ce lo metta Burial state freschi, che già è rimasto anonimo per qualche anno, poi in genere si sottrae e infine confeziona i dischi in maniera spartana che è già tanto se ci sono titoli e crediti. Insomma questo più che un libro di storia è una dispensa, un bignami.

GEOGRAFIA. WEYES BLOOD, l’americana influenzata dal folk inglese, forse sarà stata influenzata anche per aver posato per la copertina di Titanic Rising in ammollo nella sua stanza inondata dall’acqua, ma dovrebbe riguardarsi. E intanto copertina e titolo forse alludono al torbido futuro sommerso del pianeta?

GEOGRAFIA ASTRONOMICA. Il Presidente biondo che fa impazzire il mondo vuole riprendere le conquiste spaziali e contemporaneamente si ristampano i dischi degli STEREOLAB che sul finire del secolo scorso ripresero la musica della space age, ma le due cose non sono in connessione anche perché Tim Gane in politica non la pensa esattamente come Trump. E poi c’è Laetitia nomen omen Sadier.

STORIA DELL’ARTE. L’audace colpo dei soliti ignoti (ma solo al grande pubblico) LE FORBICI DI MANITU’ è stato di tentare la collisione-conciliazione tra il pop di Mina e la musica industriale e rumorista. Ma il gruppo non ha mai fatto un disco solo di canzoni tié e fattelo bastare, ha sempre curato anche l’aspetto visuale, mai però di semplice decorazione, soprattutto con Vittore Baroni ha fiancheggiato l’arte postale e poi qui ci sono i disegni di Stefano Zattera brillante illustratore e fumettista e i video di registi vari a completare l’operazione: arte a 370 gradi.

MUSICA. Quella tipa lì viene da Bristol, dove ci sono gli immigrati neri di colore che fanno quelle musiche loro, che poi dire musica non mi pare il caso, suonano i giradischi. E poi non sa il polacco non sa leggere la musica e non è la cantante adatta per l’allegra Sinfonia N. 3 o Sinfonia delle canzoni dolenti di GORECKI perché è stata scritta per un soprano e invece lei è un contralto, perché si sa che questi qui diciamo alternativi devono essere sempre contro qualcosa. E il coetaneo e connazionale di Gorecki, il Maestro Penderecki, davvero crede che io che manco ne capisco di musica sinfonica mi metta a sentire questo disco con BETH GIBBONS? Ma dai. Infatti ho visto il dvd.

BIOLOGIA. La lobby dei vaccini annuncia per l’inverno un’influenza molto aggressiva. Nel caso curatevi con le canzoni morbosamente danzabili, come se Nick Cave si svagasse un po’ in un locale da ballo, di Fever, il disco con cui i belgi BALTHAZAR hanno fatto il botto nello stesso anno in cui il loro illustre concittadino Sep Vanmarcke è tornato a vincere.

FISICA. KELSEY LU: una presenza fisica notevole, un carisma all’altezza di Erykah Badu e Janelle Monae, una bellezza e un corpo esibiti che non puoi fare finta di non aver visto niente, e quell’orgoglio della peluria ascellare; con tutta questa fisicità cos’altro vorreste di fisico? Il disco? No, quello non c’è, perlomeno non nei formati graditi a noi che ascoltavamo musica già prima dell’invenzione dei ciddì.

CHIMICA. Ma più che altro alchimia, quella che fa scaturire una miscela speziata di blues, hard, prog e psichedelia senza che puzzi di muffa o di pipistrello morto (azzannato?). Insomma questo elisir di lunga vita musicale potrebbe essere l’ideale per gli amanti del cosiddetto classic rock, peccato che spesso loro sono anche quelli cui piace il rock muscolare, un po’ misogeni, pronti a prendersela con la Yoko Ono di turno e che alle donne nel rock lascerebbero solo il ruolo di groupies. E dire che ROSALIE CUNNINGHAM il fisico del ruolo ce l’avrebbe ma per sua e nostra fortuna non siamo più negli anni 70.

MATEMATICA. Non ho un nome nella materia che a scuola era la mia preferita, ma non è un problema perché così ne approfitto per dire che non ho mai capito quelli che si vantano del fatto che a scuola non andavano bene in matematica; non che dovessero andare bene per forza ma cosa ti vanti? Come se fosse un merito essere alieni da quella materia ritenuta fredda proprio perché non ne avevano capito niente. Ma gente così è  capace di tutto, tipo vantarsi di essere ritardatari e secondo me sarebbero capaci anche di prorogare il luogo comune di genio e sregolatezza.

DISEGNO. Giusto per ricordare la morte di DANIEL JOHNSTON, cantante musicista e disegnatore, soprattutto di fumetti, forse non proprio naif, di sicuro testardo nel fare quello che gli piaceva anche se aveva lui per primo grossi dubbi sulle sue capacità, come del resto insegna il nostro Sio, che potrebbe sembrare il cattivo maestro di tutti i fumetti brutti che si trovano su internet e che spesso brutti lo sono davvero, oltre che inutili, ma che invece ha sempre predicato l’impegno mentre in quelli mi sembra che ci siano solo pigrizia e pressapochismo.

APPLICAZIONI TECNICHE MASCHILI. Il Maestro Campionatore DJ SHADOW è bravo come nessuno con le diavolerie elettroniche ma è tornato con uno dei suoi rari album a dirci che la nostra è un’era patetica; non lo metto in dubbio però vorrei vederlo a fare dischi con la sega la colla e il compensato.

APPLICAZIONI TECNICHE FEMMINILI. Ma quanto è brava ALDOUS HARDING come cantante e compositrice, alcune sue canzoni come Fixture Picture, Treasure e Barrel sono ricami di note. Ed è bravissima anche nei video con quei suoi costumi di scena preziosi, chissà se li ha cuciti lei con le sue manine, e anche le sue minimali coreografie sembrano ricamate. Sarà brava con forbici ago e filo, ma guardate pure i suoi sguardi: quella lì viene il sospetto che sarebbe capace di fare un uso delle forbici non consentito neanche dalla legge della sua lontana e selvaggia Nuova Zelanda.

EDUCAZIONE FISICA. Avere passato i cinquanta anni, avere la panza da ben più di venti e essere il leader di uno dei gruppi non più innovativi del momento, hanno già dato e pure moltissimo e ora toccherebbe ad altri, ma più energici in giro, ecco, ci dovrebbero spiegare come è possibile. Lo saprà certamente BLACK FRANCIS con i suoi PIXIES quasi integri, salvo che non siamo più a cavallo di 80 e 90 e che al posto di Kim Deal c’è una brava imitatrice.

RELIGIONE. C’è un che di solenne, quasi religioso, in Proto, con quei cori come se le misteriose voci bulgare i Pentangle e un coro sardo a piacere venissero sballottati nella tempesta e con quei suoni elettronici à la julienne. Se dovessi dire la mia canzone dell’anno sarei in dubbio tra Frontier e Swim che dovrebbero suonare alle prossime Olimpiadi al posto degli inni. In questo 2019 HOLLY HERNDON è stata la prima della classe.