E’ andata così

A volte faccio le cose di fretta e ieri, tornato a casa, non trovavo i 5 euro di resto del giornalaio che avevo infilato in tasca alla cieca. Ho pensato che dovevano essermi caduti proprio davanti all’edicola e ho sperato che li avesse almeno raccolti un bambino e comprato qualcosa per cui non aveva soldi e sia stato contento per un po’. Dopo qualche ora quella banconotina l’ho trovata per terra nella mia stanza e ho pensato meglio così, perché se davvero fosse caduta all’edicola più probabile che l’avrebbe presa un notaio che andava a comprare qualche fascicolo di leggi e altre tristezze. Nei giorni scorsi dicono che Elisa senior si lamentava dei giornalisti che le chiedono sempre se al Giro correrà per la classifica. Potrebbe sembrare che si lamenti del superfluo, perché significa che c’è più attenzione per il ciclismo femminile che in passato, penso che Alessandra Cappellotto, vincitrice di un mondiale e di tappe a Giro e Tour, in tv si vede più oggi come sindacalista o alla partenza delle corse che quando correva negli anni 90, però in fondo, se il problema è la parità con gli uomini, ELB ha vinto il Fiandre e la Roubaix, mai la Liegi, ha un fisico possente e secondo me ha fatto bene a non cercare di dimagrire per andare meglio in salita, e allora i giornalisti si chiederebbero se un ciclista maschio con le sue caratteristiche può puntare a una corsa a tappe? Beh, in verità se lo sono chiesto per Sagan e Ganna, per Van aert e Van Der Poel, quindi niente di strano che lo chiedano anche alla Longo Borghini. Quindi si va lo stesso verso la parità, anzi è già al Giro Donne, perché nella tappa piatta del venerdì, come succede tra i maschi, c’è la fuga di giornata, il gruppo fa bene i calcoli e acciuffa le fuggitive in vista del traguardo, e poi c’è la volatona. Elisa senior tira per Elisa junior ma dall’altra parte Marianne Vos cerca di sorprendere le avversarie e Balsamo mostra di avere occhio e potenza e vince al colpo di reni, conquistando pure la maglia rosa grazie agli abbuoni. Dicono che Balsamo sia ormai il nuovo incubo di Marianna come più di 10 anni fa lo fu Giorgia Bronzini, ma non credo che Vos abbia di questi incubi, interpreta religiosamente le sue vittorie (il famoso dono di Dio) e farà lo stesso per le sconfitte, più difficile da spiegare era la morte delle collega Jolien Verschueren con cui parlava di religione, forse solo per rincuorarla. Comunque anche nell’intervista a Elisa Balsamo dopo la gara viene fuori cosa significhi per tutto il gruppo la ragazza del Brabante. Un altro che dicono abbia il suo incubo personale è Wout Van Aert che a crono è sempre battuto da Ganna. E la tappa inaugurale del Tour è proprio una cronometro a Copenhagen che, senza offesa, è una bella città. Tra l’altro, o in Danimarca è cambiato qualcosa in 10 anni o il successo di oggi, raffrontato alla tiepida accoglienza che ebbe la partenza del Giro 2012, è l’ennesima dimostrazione che il Tour è un’altra cosa. Dicevamo l’incubo, Ganna fa il miglior tempo superando Van Der Poel, neanche il tempo di dire “Bravo Ga…” che arriva Van Aert e stavolta è lui il più veloce, e subito dopo arriva anche Pogacar che si piazza al secondo posto e quindi Wout ce l’ha finalmente fatta. Errore, dei meteorologi nelle loro previsioni o dei team a fidarsi di questi? Quelli che puntavano alla vittoria di tappa o alla classifica sono partiti tutti intorno alle 5 quando si prevedevano condizioni migliori per vento e pioggia, e hanno corso sul bagnato. Bettiol invece non ha ascoltato né l’Aeronautica militare né Giuliacci e la sua collaboratrice ciclofila Stefania Andriola, ma ha sentito Pozzovivo che gli ha consigliato di partire più tardi. Poi Bettiol non stava in forma, ma Yves Lampaert sì, e in più aveva il dente avvelenato perché recentemente è stato squalificato al Giro del Belgio per una scorrettezza non per uso personale ma a favore di un compagno, e se non era avvelenato doveva avere comunque un problema ai denti, perché quando è toccato a lui dare l’ennesima delusione a Van Aert e si è poi assiso sulla hot seat era così nervoso che sembrava stare sulla sedia del dentista. Per i ciclisti italiani non è un gran momento ma meriterebbero telecronisti migliori, Ganna aveva forato e in RAI ormai non parlavano d’altro, poi l’hanno intervistato e Ganna ha detto che non cerca scuse, non ha perso per la foratura, ha detto una decina di volte: “E’ andata così”, ma durante la telecronaca Mitraglia Rizzato è stato addirittura imbarazzante per il tifo infantile quando è arrivato Ganna e gridava al tempo di fermarsi e quando poi è arrivato Van Aert e ha gridato al tempo di scorrere veloce, ma già che c’era quando Ganna aveva problemi all’antidoping non poteva gridare pure alle urine di scorrere veloci?

Belle cose passate

Sono nato nel 1960 e quando nel 2014 ho iniziato a bloggare pensavo di essere già troppo vecchio in questo ambiente, poi invece ho scoperto che ci sono anche bloggers più anziani, anzi, direi che l’età media è alta, e penso sia quasi inevitabile che spesso i post rivelino rimpianti per i bei tempi passati che non ritornano più, quando si stava meglio, praticamente l’età dell’oro. Ma ammettiamolo che si può fare il “giovane” fino a un certo punto, ci si può sforzare di apprezzare le cose presenti, ma poi si finisce col ricordare con nostalgia quelle belle cose del nostro passato che erano oggettivamente migliori. E allora, in barba (ops) a quel bastian contrario di Aure70 che ci propone i suoi ricordi di diciamo ristrettezze economiche, eccovi una mia rassegna, parziale, di belle cose che purtroppo non ritornano più, preparate i fazzoletti ché verrà la lacrimuccia anche a voi.

Il surrogato di cioccolato, per gli intolleranti all’agiatezza, non so cosa ci fosse dentro, ricordo solo quelle tavolette piccole e sottili e quella scritta.

Il bustone gigante di patatine sul bancone della salumeria. La pasta venduta sfusa non l’ho vista, ma le patatine sì, potrà sembrare una pratica poco igienica, ma rafforzava il sistema immunitario, non come oggi che basta una piccola pandemia per ammalarsi.

La bella scuola classista di una volta, che non faceva discriminazioni, aveva un occhio di riguardo sia per il figlio del notaio che per il figlio del ricco commerciante del centro, a preservare l’attualità del libro Cuore.

Il sano realismo delle classi differenziali, che non metteva grilli nel piccolo cervello minorato di deficienti e handicappati, inutile illuderli, per loro non era possibile una vita come quella delle persone normali, ma un posto in prima fila nelle manifestazioni religiose nessuno glielo avrebbe negato.

L’insegnamento dei Valori, ad esempio l’amore per la Patria, col ricordo delle imprese eroiche dei nostri militari, come quelli che con i loro superbi aerei combatterono in Africa contro quei primitivi neri con le loro ridicole lance.

I giocattoli pubblicizzati sulle pagine di Topolino o del Corriere dei piccoli che lì rimanevano, ma durava poco, il tempo di crescere e iniziavi a pensare che pure Paola Pitagora rimaneva sulla carta.

I fumetti che alternavano due pagine a colori e due in bianco e nero, per combattere lo spreco ed evitare che i bambini si abituassero troppo bene.

Le casalinghe: in 13 anni di scuola dell’obbligo ricordo un compagno che aveva la madre insegnante, gli altri tutti figli di casalinghe, non perché mancasse il lavoro ma perché non rientrava nella mentalità diffusa.

Il riformatorio, pardon l’orfanotrofio religioso, in cui non tutti erano orfani, mica si era nei cartoni giapponesi, ma c’era anche qualche figlio di genitore indecentemente indigente. Tutti vestiti uguale, e meno di quanto avrebbe richiesto il clima per meglio temprarsi, ma amorevolmente seguiti sia dal prete quasi come se fossero suoi figli (nonostante avesse già i suoi due da mantenere), sia dagli insegnanti. Infatti frequentavano la scuola statale e nella mia classe in prima media dei 10 ai blocchi di partenza ne furono promossi ben 3.

Le assemblee studentesche in cui avevano diritto di parola tutti quelli che la pensavano allo stesso modo.

Gli studenti armati di manganello, e quelli politicamente più preparati anche con coltelli e pistole, che si affrontavano in nome dei loro ideali, altro che edonistici gavettoni. E a questo proposito voglio rivolgere un pensiero a quelli che non hanno potuto vedere realizzato il loro sogno rivoluzionario perché finiti ingabbiati in condizioni penose, costretti a fare il medico, l’avvocato, il banchiere o il giornalista.

L’ideologia che tutti i cervelli si porta via, così comoda perché dentro c’era già tutto pensato. Ma sono crollate davvero tutte le ideologie? No, c’è rimasta la religione, vuol gradire? No, grazie, come se avessi accettato.

Studenti e operai uniti nella lotta, bastava solo che gli studenti capissero che gli operai non erano quelli color verde fosforescente con le orecchie a punta e il più era fatto.

I cantau… cough… dicevo, i cantaut… etciù! Scusate, mi è stata diagnosticata un’allergia a quelli là.

I politici di una volta, capaci di virtuosismi linguistici che legittimavano tutto senza sbilanciarsi. Emblematiche le “convergenze parallele” di Aldo Moro che hanno fatto scuola, basti vedere l’attuale governo “vengo anch’io” e la scissione del M5S con una parte che sta con Draghi e l’altra che appoggia il governo.

I “liberi” di Skorpio e Lanciostory, ai quali avrebbe dovuto riservare tutta la sua arte Roberto Recchioni invece di toccare Dylan Dog: Vade retro, Xabaras!

La diretta degli ultimi 5 km della Parigi-Roubaix, scelta felice perché iniziando la trasmissione quando non c’erano più tratti di pavé da percorrere si evitava al pubblico che gli venisse il mal di mare e che si annoiasse con una lunga diretta.

Goffe pretese

Quel libro che aveva due introduzioni che non erano introduzioni perché avevano il loro titolo e quindi erano dei saggi, quel libro poi alla fine c’ha la nota al testo, l’elenco degli atleti citati nel testo, la nota biografica e la bibliografia. Ma tutto questo apparato quasi parassitario ha almeno il merito di far luce sulla vicenda che più ha segnato la storia del calcio in Italia dal dopoguerra a oggi: il fatto che la figurina di Pizzaballa fosse introvabile.

Errori strategici

Devo ammettere che quando studiavo, e l’insegnamento della storia è sempre stato incentrato sulle guerre, c’è stato un periodo in cui ammiravo l’abilità battagliera di Garibaldi, un personaggio non molto apprezzato dalle mie parti, gli dedicano le piazze principali ma nessuno va in giro con la sua immagine sulle t-shirt. La sua colpa è di aver combattuto per l’annessione del Sud ai Savoiardi, che qui si usano solo per fare il tiramisù, quando si stava così bene con l’illuminata dinastia dei Borbone, e se si fossero confermati regnanti in carica immagino che il calciatore populista, amico di boss e dittatori, si sarebbe fatto volentieri una foto anche in loro compagnia. Ma tornando a Garibaldi i suoi erano altri tempi e non si può giudicare con i parametri odierni. Oggi di combattenti e strateghi non voglio sentire parlare, le battaglie significano solo morti, ma intravedo titoli e articoli e interesse per i combattenti della guerra slava e per i loro comandanti, chi sono cosa fanno cosa leggono, e più di tutti immagino per il capo in testa che ha difeso il suo popolo e la sua terra prima dall’invasione dei vaccini e poi da quella dei russi. Ma pure lui commette qualche errore strategico. Infatti ha cercato di coinvolgere Israele paragonando quello che succede in Ukraina alla persecuzione degli ebrei finendo per urtare la suscettibilità di quelli, ma lui che è di origini ebree avrebbe dovuto sapere che loro sul genocidio c’hanno il copyright e nessuno, neanche gli armeni, si può permettere di andare in giro a vantarsi di essere perseguitato come accadde con gli ebrei. E poi il presidente combattente avrebbe dovuto comparire in video durante la cerimonia degli Oscar, perché se lo si guarda distrattamente può sembrare il solito militare che va al potere ma lui è stato attore e sceneggiatore. Però all’Academy non si sono messi d’accordo e non se n’è fatto niente, e non se se Zelensky si rende conto che gli è andata bene perché qualcuno avrebbe potuto dire che quella era la prova che in Ukraina non sta succedendo niente ed è tutta un’invenzione americana, e le scene di guerra le girano a Hollywood negli stessi studios dove girarono l’atterraggio sulla luna. E poi non so quale messaggio di pace poteva essere credibile in una serata in cui è volato qualche schiaffone. Tra parentesi anche al regista italiano è andata bene, gli sciovinisti si lamenteranno che non abbia vinto un oscar col suo film che tira in ballo il calciatore populista ma è già tanto che non gli abbiano chiesto indietro quello che gli hanno dato l’altra volta, si erano sbagliati, che male c’era ad ammettere un errore?

L’amabile caos

Come ben sanno gli appassionati che tifano per gli azzurri dovunque (chiamateli come preferite: sciovinisti, patriottici o teste di rapa), ieri è stata una giornata memorabile per lo sport italiano. Fino a una certa ora del pomeriggio una delle poche certezze della vita, oltre alla morte, era il fatto che battere la muscolosa Lorena Wiebes in volata era quasi impossibile. Ma è un periodo in cui crolla tutto, crollano i valori, soprattutto il rublo, crollano le certezze, ed è successo che si preparava la volata finale della Brugge-De Panne, corsa del World Tour, e la campionessa del mondo Elisa Balsamo è partita come un fulmine, forse merito della pratica della pista, e Lorena Wiebes non è riuscita neanche a ridurre un poco lo svantaggio. Intervistata a fine corsa, la ragazza che andò al festival di Sanremo ha detto delle cose sorprendenti che però in Italia nessuno ha riportato, e meno male che c’è Het Nieuwsblad. Insomma Elisa, la ragazza sempre sorridente, che corre forte, vince, studia, suona il piano, tanto una brava ragazza, ha detto che ama il caos delle corse belghe. E ieri, tra ragazze finite in un’aiuola spartitraffico o cadute quando dovevano lanciare la volata, come la fortunella Anna Trevisi nota anche per essere stata multata in Italia mentre si allenava, di caos ce n’è stato a soddisfazione.

La Zeriba Suonata – senza se e senza ma, però…

Ho smesso di comprare sistematicamente riviste musicali nel 1989 e da allora, quando ho comprato saltuariamente qualche numero di Rumore o di Rockerilla, ho avuto l’impressione di leggere soprattutto di trend, e anche di hype, parlando con licenza. I primi esempi che mi vengono in mente sono il periodo in cui si leggeva “glitch” dappertutto e quando si tiravano in ballo continuamente The Postal Service che, visti invece da qui, difficilmente in futuro troveranno un posticino, forse solo in qualche nota, nelle prossime storie della musica chiamatela-come-preferite. Ovvio che ci sono stati periodi in cui imperversavano alcuni generi musicali, e poi anche i periodici revival, però poi il genere del momento si finiva per vederlo dappertutto, ad esempio già nella prima metà degli 80, quando si iniziò a parlare di neo-psichedelia, c’era Sorge che la sentiva dovunque, negli U2 e pure in Siouxsie. Venendo al dunque, ho comprato il numero di Rumore di dicembre scorso e ho scoperto che il 2021 è stata una buona annata per il jangle-pop, avrò letto male, no, c’è scritto proprio 2021, e poi Rumore non esisteva negli anni 60 e nemmeno negli 80 quando ci fu un primo revival. Il jangle-pop è una musica poppissima con scampanellii di chitarre, ma per farlo ci vuole una chitarra ben precisa: la Rickenbacker. Nella musica il chitarrista sceglie la chitarra in base a quello che vuole suonare, non è come nel ciclismo dove il corridore, volente o nolente, deve usare quella del fornitore ufficiale della sua squadra, da cui qualche scandaletto di qualche big che ha corso con una bici di suo gradimento con il marchio coperto dal nastro adesivo. Di alcuni gruppi di questa nuova ondata ho ascoltato qualche pezzo che non mi ha impressionato, gli unici che mi sono piaciuti, fino a comprarne il disco d’esordio, sono stati i Chime School, che poi sarebbero in realtà il californiano Andy Pastalaniec. Il disco è stato pubblicato dall’etichetta Slumberland Records che presumibilmente prende il nome dal fumetto Little Nemo di Winsor Mckay in cui il bambino protagonista fa dei sogni spettacolari. Il recensore scrive che questa potrebbe sembrare solo un’operazione nostalgica ma che alcuni brani potrebbero essere delle canzoni perdute di Oasis e La’s, come se citasse gruppi attualissimi e non di una trentina di anni fa. Ma qualcuno che mi segue chiederà: perché, se si tratta sempre di gruppi derivativi, il post-post-post-post-punk no e il revival del revival del revival del jingle-jangle sì? Grazie, mi aspettavo questa domanda. Forse perché i primi si sparano la posa da next big thing e da arrabbiati e forse pure da innovatori mentre i secondi sono dichiaratamente cultori e filologi. E poi alla fine questa è musica leggera e divertente, bisogna solo lasciarla scorrere senza farsi tanti problemi. Sì, però siamo pur sempre nel 2022…

Wait Your Turn

Il mese breve

Molti si chiederanno perché il mese di febbraio è più breve degli altri. Una spiegazione c’è: il calendario in uso è quello introdotto da Papa Gregorio XIII che secondo la storia ufficiale era nato a Bologna, perché allora si preferiva che il Papa fosse romano oltre che cattolico e apostolico, ma in realtà era nato nelle Fiandre Orientali a Lokeren, cittadina nota soprattutto per aver dato i natali a Greg Van Avermaet. Poiché secondo un’antica tradizione nel weekend a cavallo di gennaio e febbraio si disputano i Mondiali di ciclocross e nel weekend a cavallo di febbraio e marzo inizia la stagione belga su strada, Greg XIII, che non amava le corsette nei paesi mediorientali per di più mussulmani, volle che questo mese vuoto durasse poco per abbreviare l’attesa. Così quando si riformò il calendario in una villa sul Porziokatonenberg, una ripida salita in pavé con pendenze fino al 20%, si stabilì che febbraio durasse 28 giorni, con la variante bisestile negli anni olimpici affinché i ciclisti riposassero un po’ di più in previsione del supplementare impegno pentacerchiato.

Porziokatonenberg: il classico pavé e un antico e sibillino cartello stradale risalente al 50 D.C. (= Democratico Cristiano).

E anche se i mondiali campestri non li ha corsi, Wout Van Aert ha riposato un po’ e, così come accaduto nella stagione del cross, appena montato in sella ha stravinto la gara di apertura della stagione fiamminga. Tale corsa è di proprietà del giornale di cui attualmente porta il nome: Omloop Het Nieuwsblad (dove “omloop” sta per “circuito”), il cui sito in tutta la settimana di attesa ha pubblicato molti articoli sull’evento, e parliamo di un quotidiano generalista, mentre il giornale roseo pur essendo sportivo ne dedica forse un decimo alle corse che organizza. In passato la corsa si chiamava Omloop Het Volk, perché era di proprietà di un altro giornale, poi Het Volk e Het Nieuwsblad, un tempo rivali, si fusero e la corsa cambiò nome. Una particolarità dell’Omlooop Coso è che nacque nel 1945 quando il Belgio fu liberato dai nazisti, per cui speriamo che l’anno prossimo si disputi una “omloop” anche a Kiev.

Il Belgio è un paese poco appariscente che bada alle cose essenziali della vita come il ciclismo i fumetti e il cioccolato. Per questo al vincitore, invece di un inutile mazzo di fiori, che poi è la specialità dei cugini rivali ex olandesi, è stato donato un mazzo di ortaggi. Il piccolo Van Aert, all’arrivo con la mamma, paventando un minestrone ha iniziato a piangere.

La Zeriba Suonata – vecchie carcasse

Anche stavolta mi ripeto. Nei primi anni 80, se non eri figlio di danarosi, comprando una rivista musicale già esaurivi il budget per le spese voluttuarie sonore, e poi le recensioni non sempre ti facevano capire che musica ci fosse dentro quei dischi per poter azzardare un acquisto, i programmi radiofonici erano rari e da cercare, potevi sperare che Rai3 mandasse per sbaglio qualche puntata di Top Of The Pops dove vedere almeno i Cure o The Smiths. Per questo non riesco a capire quelli di una certa età che lamentano la perdita del gusto della ricerca faticosa (ma abbiamo già dato) e criticano internet dove si può trovare facilmente tutto. E poi “tutto” è un concetto filosofico, non lo trovi su internet, in compenso trovi reperti di archeologia musicale o rarità preziose.

Siouxsie And The Banshees – Carcass