l’opinabile libertà

Dicono che sui social c’è troppo odio, ma se poi scatta un blocco per qualcuno si tira in ballo la libertà di pensiero, o forse la si tira in ballo solo per potenti e loro serventi. E poi glorificano Montanelli ma non lo applicano, non intendo nel senso di sposare una minorenne africana, ma di sentire il parere delle streghe quando c’è la caccia alle stesse, o meno enfaticamente di sentire anche quelle opinioni che possono sembrare non condivisibili o inopportune. Ad esempio in questo anno di chiusure abbiamo sentito le ragioni di molti e anche i torti di alcuni, non vorrei citare ancora una volta gli artigiani del presepe a maggio, ma sarei curioso di sentire i perché dei tanti studenti e genitori proDAD e anche dei medici che non intendono farsi il vaccino, anche se fosse solo per capire se abbiamo a che fare con medici preparati o cospirazionisti o negazionisti, e invece niente, tutti condannati alla bannazione eterna.

Aggiunta finale (3,4)

No hand in glove

Tra i lavoratori dipendenti basta qualche fannullone o qualche cosiddetto furbetto a mettere in cattiva luce tutta la categoria, tra gli imprenditori invece basta qualche raro innovatore a mettere in buona luce la loro categoria. I (tele)giornali che sono sempre obiettivi e obiettivamente dalla parte di chi li paga descrivono negativamente i lavoratori perché vogliono il lavoro comodo e i disoccupati perché non accettano lavori faticosi malpagati ma in compenso ad appena 1000 km da casa. Invece per gli stessi media gli imprenditori portano avanti il paese, aumentano il PIL, sono perseguitati dallo Stato con le tasse e la burocrazia la quale che vi sia ciascun lo dice, cosa sia nessun lo sa, e soprattutto sono benefattori perché creano posti di lavoro, come se non ne avessero bisogno per la loro attività ma lo facessero per filantropia. Però la gran parte degli imprenditori non mi pare che sia tanto meglio dei disoccupati diciamo schizzinosi, perché se a uno che vuole fare l’imprenditore prospetti di produrre guanti di nitrile, che non si trovano e se si trovano sono importati dall’estremo oriente e la gente storce la bocca come se avessero il covid incorporato, l’imprenditore a questa proposta risponde che lui vuole fare il ristoratore.

organi fluttuanti

Da quando la mia edicola di riferimento ha chiuso credo di aver comprato solo lo speciale di Linus sul Giro d’Italia. Stamattina mi incuriosiva il nuovo numero di Internazionale per il fumetto di Zephyr, che poteva non essere la solita stupidata che il settimanale propone da un po’ di tempo con la pomposa dicitura graphic journalism, e soprattutto un articolo di Chimamanda Ngozi Adichie, che non è parente di Tao Geoghegan Hart. Quindi sono uscito per comprarlo approfittando dell’ultimo giorno prima che la zona arrossisca ma dopo pochi metri mi ero quasi pentito perché c’era gente dappertutto e in particolare fuori ai bar sembrava che stessero festeggiando. Poi di pomeriggio pare che abbiano festeggiato esplicitamente stappando bottiglie e la stessa cosa pare è successa nelle altre città della regione. So che comportamenti imprudenti o strafottenti ci sono anche altrove ma non è un caso se l’espressione “chiagnere e fottere” è stata coniata qui. Ma del resto nel weekend ci si riposa, poi da lunedì si ritorna alla dura attività delle lamentazioni.

Cure fai da te

Linus e La Gazzetta dello Sport in occasione del Giro d’Italia hanno realizzato un numero speciale intitolato Extralinus con racconti e fumetti su ciclismo e biciclette più alcuni classici (Peanuts e Calvin & Hobbes) che non hanno bisogno di pretesti. E tranne i classici che non hanno bisogno di commenti qualcosa di buono c’è, come ad esempio due raccontini di Giorgio Scerbanenco e il fumetto di Alessandro Tota, poi c’è anche una cosa per fortuna breve dello scrittore parlante ma non è la sua peggiore.

21st Century Schizoid Cycling

Il ciclismo non è un mondo a parte che ha i suoi valori e propone un diverso modello di vita e in un mondo schizofrenico non è un’eccezione. La schizofrenia la vedi per strada e dilaga nei media: l’altro ieri in un tg l’allarme per il ritorno del covid e la necessità di osservare le famose regole è stato seguito da una lamentazione per il turismo che è ostacolato proprio dall’osservanza delle stesse regole, e poi l’invito alle forze dell’ordine a vigilare contro i parcheggiatori abusivi era mixato con un servizio in cui invece si scherniva un vigile definito zelante per aver multato degli sposi troppo chiassosi. Così il mondo del ciclismo invoca la sicurezza ma la parte non pedalante è affetta da un sadismo che si manifesta soprattutto nella scelta dei percorsi con l’inserimento di muri anche al 30% e tratti di sterrato. Clamoroso il caso che nessuno nota dell’ex Pozzato che ha organizzato il campionato italiano e ora che non tocca più a lui pedalare vi ha inserito una stradina in pavé che starebbe meglio nel fuoristrada. Il Lombardia da qualche anno ha il problema della Colma di Sormano che culmina in un muro ripidissimo seguito da una lunga e pericolosissima discesa, basterebbe dire che l’ha scovato il Sergente Torriani. Eppure col caldo e la preparazione precaria se almeno quest’anno giravano da un’altra parte non c’era il rischio che vincesse Démare o Ackermann. Tre anni fa in quei tornanti vari corridori precipitarono nel vuoto ma la discesa è ancora là e protezioni in più non sono state previste. Nibali che alla sua età o forse solo in questa fase della stagione non riesce più a staccare gli avversari in salita si è buttato per quella discesa come pochi sanno fare. Il giovane Evenepoel, che è un fenomeno ma comunque sopravvalutato per i limiti che ha in volata in discesa e sul pavé, cercando di non farsi staccare è volato oltre un muretto fratturandosi il bacino. La Trek di Nibali intanto aveva fatto la selezione decisiva e si è formato in testa un gruppo di 6 di cui 3 della Trek che sono riusciti ad arrivare quarto quinto e sesto, mentre Fuglsang si sentiva talmente bene che non ha sfruttato neanche tanto il gioco di squadra con Vlasov e si è portato dietro Bennett finché gli stava bene per poi lasciarlo. Fuglsang ha impiegato anni per capire che doveva lasciar perdere i grandi giri e puntare alle classiche. Chi invece ha impiegato meno anni a capire la differenza tra Giro d’Italia e Giro delle Pesche Nettarine è stato Formolo, ma ha cambiato squadra e il suo nuovo team sarà pure diventato più ricco ma continua a non capirci molto e l’ha inviato al Delfinato, dove almeno ha vinto una tappa, e qui ha puntato su Ulissi che se non ha vinto quest’anno non vincerà più. Dopo la corsa la RAI ha proposto pochi minuti di commenti pomposamente denominati “Processo” ma il conduttore Orlando è il personaggio meno indicato per un ruolo che dovrebbe essere quasi da accusatore rompiscatole discutendo delle cose che non sono andate bene, al punto che in presenza di Vegni ha avuto la faccia di dire che è andato tutto ma veramente tutto bene, dimenticando il volo di Evenepoel e l’incidente capitato a Schachmann nel finale, quando un’anziana automobilista non contenta di essere entrata nel percorso ha tagliato la strada al tedesco che è sbattuto contro l’auto rompendosi la clavicola. Ai tempi di Torriani i ciclisti sul Sormano si fermavano stravolti, venivano spinti, erano belle scene per gli spettatori sadici, ma oggi che i ciclisti sono più preparati neanche quello basta più e allora per fortuna c’erano le immagini della caduta e dell’incidente da mandare più volte da tutte le angolazioni possibili, e quando ancora non erano arrivate le prime immagini di Evenepoel la regia senza avvisare ha mandato il filmato del volo di De Plus di tre anni fa e qualcuno ha equivocato creando ancora più allarme e confusione, e della sicurezza se ne parlerà un’altra volta, ma sempre per scherzo, perché se davvero un giorno dovesse esserci più sicurezza chissà cosa dovrà inventarsi la tivvù per un pugno di audience, forse dovrà copiare la gazzetta e mandare il gossip su quell’ex ciclista figlio di ciclista o i video di Letizia Paternoster.

La Zeriba 10 – e lode

Da quando negli anni 90 è stato inventato il termine brit-pop per definire un genere musicale che in realtà si può dire nato agli inizi dei 60 col merseybeat i musicisti britannici hanno creato più gossip che pop brillante e se si escludessero scozzesi e gallesi che hanno la musica nel sangue e ci si limitasse agli inglesi il quadro sarebbe ancora più sconfortante dominato da gruppi inutili e presuntuosi. Una delle più grandi eccezioni è tutta degli anni 10 con i londinesi Django Django che compongono canzoni tra XTC e Canterbury con più strumentazione anche elettronica e nel 2015 hanno inciso Born Under Saturn che io consiglierei a tutto lo zodiaco.

Break The Glass

Quindi più synth e più ritmo rispetto al britpop standard, a volte come fossero un mix di XTC Depeche Mode e Chemical Brothers quelli più psichedelici.

Shot Down

La Zeriba Suonata – 1900 lire

Dagli anni 80 agli anni zero anch’io a volte ho comprato dischi per corrispondenza, c’erano negozi che penso esistano ancora che avevano una pagina di pubblicità sui mensili musicali e inviavano per posta i loro cataloghi fitti di titoli, si passava molto tempo a leggerli tutti, a sottolineare o evidenziare, e anche poi inevitabilmente ad assottigliare, e le liste iniziavano sempre dalle offerte in ordine crescente di prezzo. I primi titoli costavano 1900/2900 lire ed erano rassicuranti perché sono stati lì per anni, e uno pensava che dovevano essere davvero brutti se nessuno li prendeva neanche se glieli tiravano dietro. E invece no, c’erano nomi validi, chissà perché non avevano il cosiddetto favore del pubblico, motivi misteriosi, non li avete presi allora e oggi dovreste sborsare ben più di quell’euro che costavano perché ora sono oggetto di culto. Due gruppi li presi all’epoca e un terzo l’ho recuperato in altro formato ma glissiamo.

C’erano ad esempio i dB’s che, guidati da Peter HolsappleChris Stamey, facevano un power pop davvero brillante,  l’anello di congiunzione tra XTC e REM (tutti nomi di tre lettere), una versione leggermente new wave di Alex Chilton e Flamin’ Groovies. 

Neverland

Gli Alley Cats suonavano un rockabilly influenzato dal (post)punk, ma erano superati a destra dai revivalisti Stray Cats e a sinistra da selvaggi fuoriclasse come Cramps e Gun Club. Però anche la loro musica si ascoltava con piacere.

Escape From The Planet Heart

Infine abbiamo i fratelli Nikki Sudden e Epic Soundtracks, che non erano fratellastri, avevano scelto quei curiosi nomi d’arte perché non gli piaceva il loro cognome Godfrey, gli piaceva invece la fantascienza di Gerry Anderson da cui presero il titolo per il primo album A Trip To Marineville. La loro musica era più che altro psichedelia e rumorismi vari con qualche scheggia di punk mancuniano, ma si può dire che erano un autentico gruppo punk: più voglia che capacità di suonare e dischi autoprodotti, anche se poi la Rough Trade li comprò tutti. Il loro gruppo si chiamava Swell Maps, ma poi i due hanno continuato con altri vari progetti tra cui il più famoso è stato The Jacobites. Da quel primo album vi propongo Blam!! con due punti esclamativi, uno per fratello.

Blam!!

E dal secondo album eccovi Border Country con strumentazione non proprio ortodossa.

Border Country

E ora in chiusura vorrei chiedervi solo una cosa: se non li avete comprati a suo tempo questi dischi, cosa ne avete fatto allora di quelle 2/3 mila lire, cosa ci avete comprato?