Una busta sorpresa di statistiche record e curiosità

Per quello che può valere, Nic Dlamini è il primo sudafricano nero a correre il Tour, ma probabilmente anche se non avesse avuto questa responsabilità storica avrebbe ugualmente voluto arrivare al traguardo della tappa di domenica a Tignes anche se fuori tempo massimo, una soddisfazione personale, e una storia che ricorda quella di Evaldas Siskevicius alla Roubaix 2018, con la differenza che Dlamini ha trovato la via libera e non ha dovuto fare questione con il custode del velodromo come Evaldo, il quale l’anno dopo si prese la soddisfazione di arrivare nono, e quindi l’augurio per Dlamini è di ritornare al Tour e prendersi anche lui qualche soddisfazione più consistente, ma in mancanza c’è sempre il Giro. In quella tappa resa dura dal maltempo c’è stato un altro déjà vu, con Lukas Pöstlberger che ha preso un ombrello dal pubblico e si è riparato per un po’: l’aveva già fatto Jarlinson Pantano al Tour del 2016, ma qualche tempo dopo il colombiano fu squalificato per doping per cui chissà che non gli abbiano cancellato anche questo primato dell’ombrello. Al Giro Donne invece la cronoscalata di lunedì si è corsa col bel tempo eppure anche lì 12 ragazze 12 (non è il manifesto di un vecchio spettacolo di varietà) sono andate fuori tempo massimo, ma Anna Van Der Breggen non l’ha fatto apposta, lei è una brava ragazza ma quando corre in modalità schiacciasassi può succedere. E tra le 12 tornate a casa prima del tempo c’era pure Chiara Consonni, un’avversaria in meno per Lorena Wiebes che al suo primo Giro alla prima tappa per velociste ha subito vinto: una media del 100% di volate vinte. E’ stata volata pure al Tour e la notizia non è la vittoria di Cavendish ma il fatto che per la prima volta non si sia messo a piangere: o ci sta facendo l’abitudine o ha delegato Ballerini. Con questa Cav ha vinto 33 tappe al Tour, una meno di Merckx, e ora ci sono un po’ di discussioni stupide su questo record e sul fatto che comunque Merckx era ben altro ciclista, e addirittura Beppe Conti vorrebbe che Cavendish facesse una solenne dichiarazione esplicita sul fatto che comunque lui non si ritiene superiore a Merckx, ma nessuno pensa che si tratti di un semplice dato statistico. E allora tutti quelli che sull’Ora hanno fatto meglio del record che Merckx stabilì a Città del Messico cosa dovrebbero fare? Ma poi se pensiamo che in media in un Tour ci sono ventuno tappe e in un Giro Donne ce ne sono solo 10 il record più record sono le 29 vittorie di tappa di Marianne Vos. In chiusura della diretta RAI dal Tour hanno mandato come omaggio a Raffaella Carrà un’intervista a Gino Bartali in cui venne fuori che la famosa frase Gli è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare era nata come autocritica: questa la sapeva Beppe Conti?

Lui neanche ci doveva venire

Al Tour ci sono state tante cadute e purtroppo anche tante teorie sulle cadute. Gli ex ciclisti, compresa Giada Borgato, si lamentano che i giovani d’oggi in gruppo non hanno rispetto e che era meglio 15 anni fa. Mah, a me pare di ricordare che 15 anni fa c’erano i vecchi che si lamentavano dei giovani che in gruppo non avevano rispetto e che era meglio quando loro avevano iniziato a correre ed erano dei giovani, che però a questo punto viene il sospetto che non avessero rispetto per i vecchi. Bugno invece sembra che seguendo la pista etnica abbia trovato dei colpevoli, e non si tratta di Toni Martin ma degli australiani, mentre decenni fa erano gli statunitensi, e buon per gli eritrei che sono sempre pochi in gruppo perché come capro espiatorio andrebbero bene. Il problema è che la gente dà ascolto a Garzelli, che oggi era rilassato perché Schelling non è andato in fuga, ma il bello (si fa per dire) è che, con il ritorno a casa di alcuni capitani, cambiano gli obiettivi delle squadre e la Bahrain, che ha perso Jack Haig che poteva puntare anche a un 11esimo posto in classifica, ora dovrebbe mirare alla maglia verde con Colbrelli, e allora Garzelli tomo tomo auspica che Sonny vada in fuga anche nelle tappe difficili per prendere punti ai traguardi volanti, cioè dovrebbe fare proprio come Schelling per i GPM, solo che quando lo fa l’olandese a Garzelli gli viene il nervoso come all’Ispettore Capo Dreyfus quando sentiva nominare l’Ispettore Clouseau della Sûreté. Però oggi i corridori in gruppo si sono rispettati, pure troppo: “Oh Maglia Verde, ha perso la ruota del suo compagno? Prego, si infili qui allo scopo di usufruirne della scia e non prendere aria in faccia” “Grazie, molto gentile”, e non si preoccupavano del fatto che davanti, oltre a Périchon che è sempre il solito e va in fuga ma non arriva mai, c’era il giovane Van Moer che è pericoloso soprattutto se non lo mandano fuori strada, e infatti con grande sforzo l’hanno ripreso a 200 metri dal traguardo, e così la volata l’ha vinta Mark Cavendish, che dopo i risultati delle scorse settimane non è in fondo una sorpresa ma all’inizio dell’anno nessuno l’avrebbe detto. Cavendish non riusciva più a vincere, neanche con Ubuntu, e non trovava più squadra, si era fatta avanti solo una continental. Poi all’improvviso l’annuncio dell’ingaggio da parte di una delle squadre più vincenti, la Deceuninx, che tra l’altro aveva già attaccato il cartello con la scritta “Personale al completo”, anche se Evenepoel e Jakobsen erano in malattia. E a quel punto tutti a elogiare la bontà d’animo del vecchio patròn Lefevere che aveva vinto tante belle gare con Cav. Ma la favoletta è durata poco perché poi si è saputo che Mark si era portato lo sponsor da casa, una cosa per cui in Italia c’è stato un processo. Però prima sono arrivati i piazzamenti e poi le vittorie sempre più importanti, ma il Tour non era in programma perché il velocista doveva essere Bennett, che però ha avuto dei problemi a un ginocchio, non sappiamo se il boss gli abbia tirato un calcio di nascosto, ed è stato sostituito all’ultimo momento. Lefevere, che è pure columnist di Het Nieuwsblad, ha scritto che dopo la vittoria al Giro del Belgio aveva chiesto a Cavendish dove era stato in questi anni, insomma cosa aveva fatto in tutti questi anni, e non sappiamo se Mark ha risposto di essere andato a letto presto, ma avendo sposato una modella della terza pagina di The Sun ne avrebbe avuto ben donde.

Garzelli ripreso mentre Schelling è in fuga.

un vecchio modo per non vincere il Tour

L’amico artista R.F., che non usa internet e non leggerebbe queste righe, sapendo del mio interesse per il ciclismo, qualche mese fa mi ha inviato un periodico francese con estratti da vecchi giornali e in quarta di copertina c’era questa storia illustrata del 1903, un protofumetto intitolato Perché non ho vinto il Giro di Francia.

Burocrazia e Fantasia

La famosa lotta alla famigerata Burocrazia secondo me è difficile proprio perché potrebbe essere semplice, cioè per risolvere il problema basterebbe semplificare le norme, ma le cose semplici possono farle solo persone capaci di cose semplici e non quelli che invece si incartano con leggi che nascono già contorte perché vanno dietro al chiacchiericcio dell’attualità. Ora in questa battaglia scendono in campo addirittura Nathan Never e Legs Weaver che nell’albo ancora in edicola, o forse non più, indagano per conto di una ditta di demolizioni che fornisce argomenti utili alla causa. Devo dire che Legs Weaver la preferivo quando aveva un albo tutto suo e girava per le pagine mezza nuda, e che in questo periodo sto comprando qualche albonello (=albo di Bonelli) per le medaglie celebrative degli 80 anni della ditta. Ho apprezzato un numero di Julia, ho perso quelli di Martin Mystère e con grande sorpresa ho scoperto che è ancora possibile leggere un Dylan Dog decente, a patto che non ci metta mano l’attuale curatore. E questo albo di NN non è male, però la Bonelli ormai è un’istituzione e in quanto tale si propone anche fini educativi, come fa il Giro d’Italia della RAI, e ad esempio in questa storia alcuni personaggi sono di quelle persone che si chiudono in casa con la loro strumentazione elettronica ed evitano i contatti umani, e così viene toccato un tema sociale scottante che proprio perché tale sarebbe meglio non toccarlo, però semmai un’altra volta si potrà parlare anche del tema delle ustioni. Ma per l’argomento principale abbiamo il titolare della ditta di demolizioni che ha un’ufficio che neanche Jeff Bezos, polemizza contro le tempistiche delle amministrazioni comunali e si rivela filosofo cinico e persona onesta, ma è un imprenditore di fantasia.

Le cadute degli dei

In questa primavera, che non è ancora finita né ufficialmente né climaticamente, c’è stato il ridimensionamento dei grandi, dei giganti, dei tenori, dei fenomeni, tre quattro cinque, quanti sono, non è stato fatto un censimento, che continuano a essere campioni e fare spettacolo in corsa ma si sono dimostrati battibili, umani, hanno mostrato difetti e limiti e di non potersi permettere tutto: Van Der Poel, Van Aert, Pidcock, Alaphilippe, Bernal, e pure Pogacar che Roglic è riuscito a battere, ma più di tutti ha mostrato grossi limiti Evenepoel soprattutto nella guida, ma per ben due volte è stata la sua squadra che ha sbagliato affrettando i tempi, sia nel recupero fisico che nel ritorno alle gare. Tante aspettative erano riposte su di lui anche dai media, e a un certo punto tutti hanno iniziato a dargli tanti e disparati consigli: ritirarsi, andare avanti, fare esperienza, puntare alla crono finale, finché ieri non è arrivata l’ennesima caduta stavolta con taglio al braccio ad “aiutarlo” nella scelta e già ieri sera ha annunciato il ritiro, come Ciccone che ha deciso quando già era al foglio firma, mentre Nibali continua.

La Deceuninx ha puntato tutto su Evenepoel, però senza mettergli pressione, si aspettavano solo che vincesse con un quarto d’ora di vantaggio, ha sacrificato Almeida per la causa, e ora si trova senza neanche una vittoria di tappa, e di un podio neanche a parlarne. E allora nella megafuga di giornata si infila il megapassistone Remi Cavagna e a meno di 30 km, quando i fuggitivi si controllano e tutti guardano Bettiol che è il più in forma, lui parte e, dato che dietro continuano a guardarsi, guadagna decine di secondi e forte com’è sul passo sembra aver già vinto, con l’ammiraglia che presumibilmente gli grida: Forza Remi! Ci sono corridori che sono spesso sfortunati e hanno continui contrattempi e problemi fisici che diventano quasi strutturali e si finisce a pensare che, anche se di potenziale ne hanno tanto, una tappa non la vinceranno mai, e invece quest’anno Nizzolo per dire c’è riuscito. Un altro è Alberto Bettiol, che oggi non ci sta, vuole vincere a tutti i costi, prova più volte ad attaccare ma gli altri disperati non lo mollano e a un certo punto se li toglie di ruota, rimonta su Cavagna, viene raggiunto da Roche ma lo stacca di nuovo, guadagna soprattutto sulle salitelle e sull’ultima sorpassa il francese e se ne va, è straripante in tutti i sensi, chiama la standing ovation, e alla fine cerca di salire sul palco della RAI con la bicicletta violando tutti i protocolli, e dubito che Von Der Leyen e le altre cariche europee stessero guardando, e sarebbe un peccato perché avrebbero imparato qualcosa.

Everybody clap your hands!

Covid battuto

Quelli di Het Nieuwsblad ne capiscono di ciclismo e oggi ricordano la vittoria di quel gran corridore che era Cadel Evans nella tappa del Giro 2010 corsa sulle strade bianche. In Italia nonostante gli amarcord e le immagini in bianco e nero e le mitologie e le agiografie a volte la memoria è corta. Però quelle di oggi secondo il plotone non sono proprio strade bianche. Non so, a me sono sembrate abbastanza bianche, bianchicce, sfumature di bianco o grigio, o forse intendevano che non è la stessa cosa della corsa di Siena. Invece c’erano le salite e anche il finale per le stradine strette del centro storico dove la volata bisognerebbe affrontarla in testa, e la tappa che era anche Wine Stage, perché al Giro si celebrano e reclamizzano più cose contemporaneamente, è venuta come piace ai suiveurs sadici, con bagarre, attacchi, crisi, polvere. La Ineos ha sfiancato il gruppo, a un certo punto sembrava fatica sprecata, ma poi hanno iniziato a staccarsi gli uomini di classifica, e tra questi Evenepoel, era prevedibile data la lunga lontananza dalle corse e la difficoltà a guidare sullo sterrato e in discesa, ma in RAI volevano vedervi a tutti i costi un blocco psicologico del ragazzino belga, e quando a un certo punto si è staccato l’auricolare questo significava chiaramente nervosismo, blocco psicologico, mancanza di fiducia in sé stesso, paura di essere abbandonato dai compagni, senso di inadeguatezza, desiderio del latte materno, o forse no. Però Evenepoel con un piccolo aiuto dall’amico, si fa per dire, Almeida era a un minuto dal gruppo di Bernal, ma è stato quando Stefano Rizzato dalla moto ha detto che lo vedeva meglio e si era ripreso che il distacco si è dilatato fino ad arrivare a oltre due minuti. La squadra di Bernal è più forte di quella del belga che da giorni è un po’ dispersa, ma nel finale Egan ci ha messo del suo, si è scatenato e ha staccato tutti i rivali di classifica, ma non ha vinto la tappa. Davanti infatti, alla fuga di giornata era stato concesso un grande vantaggio, sufficiente per arrivare, e alla fine in testa sono rimasti due ciclisti giovani ma pratici di terreni accidentati: Alessandro Covi ex crossista e lo svizzero Mauro Schmid che è biker crossista e alle Olimpiadi correrà su pista. Ha vinto Schmid perché è passato in testa nelle strettoie del centro di Montalcino, e al battuto è toccato pure di essere chiamato Alessandro Covid da AdS, la quale, avendo poco tempo a disposizione per il Processo, piuttosto che mostrare le premiazioni o sentire qualche intervista, preferisce l’attualità proponendo pezzi scritti da Zavoli 50 anni fa.

Evenepoel nella polvere, ma non in senso figurato.

la fama e la classe

Qui sono tutti presi dal Giro, pure in Belgio dove si aspettano molto da Evenepoel senza mettergli pressione, però certe notizie pure riguardanti cicliste italiane le trovo solo sul sito fiammingo Het Nieuwsblad. Domenica si è corso a Eibar, nei Paesi Baschi, ha vinto Anna Van Der Breggen davanti a Van Vleuten e Longo Borghini, poi una donna si è avvicinata al podio e in spagnolo ha chiesto a Elisa di fare una foto, Elisa si è messa in posa ma la donna ha chiarito che voleva che ELB scattasse una foto a lei insieme alla Van Der Breggen che era nei paraggi. Elisa l’ha scattata e il giornale belga ha commentato “pura classe”. I giornali italiani no perché saranno alle prese con qualche nuotatrice o qualche tennista.

non è possibile

Il Buon Vecchio Zio Martin Mystere è il Detective dell’Impossibile e per questo, secondo me, sarebbe opportuno che indagasse su come sia possibile che ormai non è più possibile leggere Dylan Dog, che da quando è in mano a quel tipo imbevuto di luogocomunismo rock peggiora pure se ogni volta sembra impossibile poter fare peggio, con brutte storie, brutti disegni, che però uno può sempre spacciare per sperimentali, e dialoghi ridicoli, insomma un incubo, e se il loro obiettivo era l’orrore l’hanno raggiunto.

un petardo ancora inesploso

Questa non la sa neanche Beppe Conti: se il Giro d’Italia 2021 è dedicato ai 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, il Giro del 2022 sarà dedicato ai 60 anni dalla nascita di Diabolik, partirà dall’estero e la prima tappa sarà una cronometro da Clerville a Ghenf.