Croci

Dicono che in estate lussureggiano l’enigmistica e il gossip. La Zeriba prende due piccioni con una fava proponendo un cruciverba semplicissimo con due sole definizioni sulla materia del gossip; si tratterebbe di politica ma è la stessa cosa. Risolto il cruciverba c’è un quesito supplementare, e solo di quest’ultimo si fornisce la soluzione.

Definizioni.
1 orizzontale: uomo politico che dà fregature agli alleati.
1 verticale: uomo politico che dà fregature agli alleati.

Quesito finale: In caso di alleanza tra di loro chi darà la fregatura all’altro?

Cela n’est pas un Tour (avec quiz final)

Gli organizzatori di ciclismo a volte diventano organizzattori, e più di tutti quelli del Tour, tanto più ora che sono spalleggiati sfacciatamente da Monsieur Le Président de l’UCI. Dal 1984 al 1989 la società che deteneva i diritti del Tour de France organizzò anche un parallelo Tour femminile, poi con le successive edizioni iniziarono controversie che hanno costretto i nuovi organizzatori a cambiare il nome della gara, che comunque in campo femminile veniva vissuta come Tour de France. E pure le rare notizie che arrivavano ci raccontavano di un Tour femminile, dove negli anni 90 Luperini e compagne vincevano classifica e tappe. Poi la corsa, comunque chiamata, è scomparsa. Nel 2014 la società ASO proprietaria dei diritti del Tour ha creato la Course by Le Tour de France, in linea o a volte in due tappe, e da quest’anno finalmente si corre il Tour femminile, partito quando è finito quello maschile. Ma un evento così importante avrebbe avuto ancora più risalto se questa fosse stata la Prima Volta, e allora col potere dei soldi si cancella il passato, anche le edizioni parallele alla gara maschile, e potremmo dire che Longo Canins e Luperini che indossarono la maglia gialla non sanno neanche più che corsa hanno vinto. Poi ci sono i giornalisti che ci aggiungono il loro e, dopo che per 364 giorni all’anno hanno rotto le scatole con la tiritera su la Storia del Ciclismo la Memoria e il Passato, il 365esimo giorno spalleggiano ASO e non ricordano che si sia mai corso un Tour femminile. E allora indubbiamente e matematicamente c’è la prima vincitrice di tappa che è Lorena Wiebes dei Paesi Bassi, la prima a vincere una tappa in maglia gialla ovvero Marianne Vos dei Paesi Bassi, la prima a vincere il Tour che è Annemiek Van Vleuten dei Paesi Bassi, cui è bastata una sola tappa di montagna per disperdere le avversarie e con l’ultima ha solo ribadito il concetto, e infine la prima doppietta Giro-Tour ovviamente con Annemiek e con buona pace di Marsal Luperini e Sommariba. Dietro Van Vleuten c’è Demi Vollering che era attesa come l’erede della vecchia guardia ma per ora ha mangiato la polvere, anche letteralmente per una infelice tappa con tratti di sterrato esagerato, ma il futuro può essere il suo, del resto ha 25 anni e alla sua età Annemiek Van Vleuten non aveva ancora vinto niente, e Marianne Vos aveva già vinto tutto ma non si può prendere come riferimento. Si ristabilisce così il rapporto di forza tra i Paesi Bassi e l’Italia a favore delle prime. Le ex olandesi, oltre alla classifica finale, vincono 6 tappe su 8, tutte le classifiche parziali con Vos punti e supercombattiva (un po’ a sorpresa, forse per aver combattuto per la causa del Tour) Vollering GPM e Van Anrooij giovani, mentre le italiane tornano a casa senza vittorie, con un quinto posto finale di Silvia Persico quasi graziata dalla Giuria dopo una grave scorrettezza in volata, e un sesto posto di Elisa Longo Borghini che commette molti errori, di percorso e tattici, avrebbe bisogno di consigli dall’ammiraglia, ma forse pure la sua ammiraglia avrebbe bisogno di consigli. Ma la prima di tutte a tornare a casa è stata Marta Cavalli travolta dalla campionessa australiana che a scuola non ha mai studiato quel principio di impenetrabilità dei corpi che fino a prova contraria vale anche nel giù sotto. E a proposito di errori e di cadute, qualche socialdeficiente ne ha approfittato per scrivere che sono la dimostrazione dello scarso livello del ciclismo femminile, ma questi personaggi, che evidentemente si rovinano la vita da soli se si mettono a seguire cose che non gli piacciono giusto per dirne male, non seguono neanche il ciclismo maschile oppure hanno la memoria corta, perché se non volessimo andare indietro alle tante cadute di gruppo al Giro o al Tour maschili basterebbe ricordare quelle assurde dell’ultima Liegi. Qualcuno vuole spacciare questo accanimento come una faccenda solo italiana, ma mentre sabato attendevo la diretta della Clasica di San Sebastian nel pomeriggio sportivo si parlava, pure a lungo, delle offese che ricevono le calciatrici di altri paesi, e allora il problema è più vasto. Poi la diretta di una corsa, la più importante del mondo, ha portato nuovo pubblico, che semmai vede queste ragazze per la prima volta senza conoscerle, e allora ecco l’ignorantone sospettone di turno che, dopo il predominio della Jumbo nella gara maschile, vede una “maglia jumbolesca” vincere una tappa e sospetta e vaticina che un giorno si saprà, ma intanto è chiaro che lui non sa chi c’è dentro quella maglia color discarica abusiva per fortuna presto cambiata, prima con la gialla e poi con la verde, perché non bastassero tutte le vittorie ottenute con tutte le maglie dappertutto in tutte le specialità, Marianne Vos è stata anche una delle persone che più si sono impegnate perché si organizzasse un Tour femminile, e se la vittoria finale non è più roba per lei che nella pur lunga seconda fase della sua carriera si è dovuta contenere e in salita si stacca, si può dire che Marianna ha ottenuta una sorta di vittoria morale, tipo quella che piace tanto agli uomini della RAI, con vittorie di tappa premiazioni sfoggio di maglie popolarità, e sul palco sorrideva come se fosse una principiante, arrivando pure a dichiarare dopo la prima vittoria di tappa che quella era la sua più importante, però stavolta mi spiace non posso essere d’accordo con lei.

Ed ecco il quiz finale

Dopo la settima tappa Annemiek Van Vleuten è avvicinata dalla mascheratissima Marianne Vos, cui il covid che le ha impedito di correre la Roubaix già le è bastato. Nell’immagine si vede Marianne alzare un braccio. Cosa fa la Vos con AVV?
1. Le da un cazzotto così per sportività.
2. Le toglie un capello dalla maglia.
3. Si complimenta dicendo che temeva di arrivare fuori tempo massimo.
La risposta esatta è la 3 perché queste due non sembra ma sono delle grandi mattacchione.

Giorni di riposi con quiz

Giornate di riposo eccezionali, domenica al Giro Donne e lunedì al Tour Hommes. Al Giro non si ricorda un precedente ma quest’anno c’era da volare dalla Sardegna alla Romagna. Il Tour invece ottiene la deroga per un terzo riposo (quella che per il Giro ormai sembra una regola) per tornare dalla Danimarca in Francia. Ma già la terza tappa danese poteva essere scambiata per un giorno di relax, con Cort Nielsen che va di nuovo in fuga a fare incetta di GPM (uno a 62 m slm, quasi come Caserta, non pensavo di vivere in altura) e a incitare il pubblico a incitare a sua volta lui in una festa mai vista. Nessuno lo segue, poi lo riprendono ed è volata, sembra facile ma il nervosismo è a mille, anche se ignoro l’unità di misura del nervosismo. In assenza di fatti significativi in RAI parlano a vanvera, più che altro dei loro viaggi e di quello che mangiano, e fingendo di scherzare si rinfacciano miserie, e ormai lì non si salva più nessuno. Pure Pancani peggiora a vista d’occhio. Il sabato ha vinto Jakobsen e il toscocronista dice che ormai anche le immagini della volata in Polonia in cui ha rischiato di morire le possiamo guardare con occhio diverso, sì, è stato in coma per giorni, la prima volta che la fidanzata lo vide in ospedale aveva una cannula che gli usciva dal cranio, ha subìto diverse operazioni per ricostruire denti palato e parti della faccia, ha ancora i segni sul volto, ha dovuto reimparare a fare tutto, ma l’importante è che c’è la salute, e allora rivediamo quelle immagini che saranno state trasmesse appena un centinaio di volte e facciamoci pure due risate su quella caduta come se fosse slapstick, tanto prima o poi le manderanno pure a Paperissima. Chiuso l’argomento? No, perché quei due ormai è destino o coincidenza che viaggino insieme e, come successo anche in altre corse, dopo Jakobsen vince Groenewegen, il bestio, il colpevole con quel ghigno losco che dopo la vittoria si mette a piangere pure lui. Che piagnisteo, e meno male che non c’è Cavendish che in carriera vanta 161 vittorie e 261 pianti. Il lunedì i touristi, come se fossero barbieri, non esercitano, mentre le girine ripigliano nel cesenate e Annemiek Van Vleuten ripiglia la maglia rosa lasciata a terra due anni fa. Poche salitelle le sono sufficienti per staccare quasi tutte, tranne Marta Cavalli che ha ceduto solo nel finale e Mavi Garcia che ha perso solo in volata. Le altre sono arrivate dopo quasi 5 minuti e la volatina delle battute la vince la sempre più eclettica e sorprendente Silvia Persico, che ormai non stacca da mesi dato che ha corso tutta la stagione del ciclocross. Già, il ciclocross, vi ricordate l’autunno la pioggia e gli alberi giallorossi? Non temete, prima o poi ritorneranno, anche se più poi che prima.

Quiz. Sagan accusa Van Aert di averlo chiuso alle transenne. Indovina cosa ha detto l’ex boss slovacco al belga.
1. Guardi che c’è la sua Signora che la sta salutando.
2. Ubi maior minor cessat.
3. Motherf***er
(Risposta esatta: ***)

Racconto mensile – Un lipogramma

Questo mese ero a corto di racconti, non sapevo cosa pubblicare. Poi è successo che qualche giorno fa discutevo di letteratura e giochi con un amico discendente dalla vecchia nobiltà napoletana e ci siamo messi a parlare di lipogrammi, cioè quel gioco di cui si hanno testimonianze già nell’antica grecia e rilanciato dall’OuLiPo (in Italia OpLePo), che consiste nello scrivere un testo senza utilizzare mai una lettera data in partenza. George Perec scrisse il romanzo La Disparition senza la lettera “e”, io mi cimentai altrove in un racconto senza la lettera “x” e l’esito fu positivo anche perché ebbi la buona idea di non ambientarlo nel mondo dell’enalotto. Il mio amico mi ha sottoposto un suo racconto privo della lettera “erre” che mi ha lasciato un po’ perplesso, ma dato che lui è una persona analogica mi ha chiesto di dargli una mano per metterlo on line in qualche modo, e allora, pur con tutti i miei dubbi, mi sono offerto di ospitarlo in questa mia rubrica. Ecco quindi il suo lipogramma in lettera R, giudicate voi.

Il pvincipe e il povevo – Lipogvamma del Mavchesino Vobevto Mavia Vanievi Della Voveve del Quavtieve Vomevo-Avenella.

C’eva una volta nel Vegno di Vocca Vuvida il Pvincipe Vigobevto che studiava l’avte di vegnave in attesa di succedeve al padve Viccavdo Cuov di Ghepavdo. Il suo pvecettove eva Vodvigo che gli insegnava Stovia e Geogvafia, Lettevatuva e Avti, compvesa quella della guevva, e pvincipalmente – mai pavola fu più oppovtuna – demagogia e populismo. Accadde che un bel giovno il Pvincipino uscì dal suo manievo e accompagnato dai suoi fidi scudievi si vecò al mevcato. Lungo la stvadina eva seduto a tevva un esseve misevabile che paveva un mucchietto di stvacci. Il misevo mendicante si chiamava Vomolo e quando il pvincipe passò a pochi metvi lui si spovse chiedendo la cavità. Il pvincipe si avvicinò pev ascoltave meglio e quegli disse che da tve giovni non mangiava. Allova il pvincipe con fave compassionevole vispose: “Vagazzo, devi sfovzavti pevché se non mangi vischi di movive”. Il misevabile contvaviato disse: “Altezza, questa bavzelletta è vecchia e non fa più videve”. Il pvincipe si inalbevò sentendosi oltvaggiato e fece avvestave lo scveanzato che gli aveva avvecato offesa ed ingiuvia, e lo fece conduvve nelle patvie galeve. Ma quando la seva vaccontò l’episodio al pvecettove il Pvincipe fu vimpvovevato da questi che gli fece notave il gvave evvove stvategico commesso, pevché se si fosse venuto a sapeve che aveva fatto incavcevave un povevo che chiedeva solo la cavità ciò lo avvebbe veso impopolave pvesso i sudditi. Vesosi conto del suo evvove, Vigobevto chiamò le guavdie e gli ovdinò di pvelevave il mendico dalle galeve e, pvima che facesse pavola con alcuno di quanto avvenuto, di tvasfevivlo nelle segvete del manievo. Qui con due pvodi guevvievi lo fece scavaventave nel fossato dove fu ovvibilmente divovato dai vegali coccodvilli e il pevicolo di diventave impopolave fu scongiuvato.

La movale è che pvima di fave una cosa bisogna pensavci bene due volte, anzi tve.

Trova la differenza

A sinistra Fem Van Empel il 12 dicembre 2021 con guanti maniche lunghe e gambali vince la sua prima gara di Coppa del Mondo sulla neve della Val di Sole. A destra Marta Cavalli il 10 aprile 2022 con guanti maniche lunghe e gambali vince la sua prima classica sotto il sole del Limburgo. Trova l’unica differenza.

Soluzione: la temperatura.

La Zeriba Suonata – Unisci i puntini da 1 a 4

1. Quei pochi pezzi che avevo ascoltato della band americana Death Cab For Cutie non mi erano sembrati niente di che, però vengono citati spesso e allora ho voluto approfondire. I Death Cosi sono in giro dagli anni 90, suonano power-pop e alcuni loro pezzi meritano davvero.

For What Reason

2. Il punto è che continuando ad approfondire si entra in un circolo vizioso di musicisti che partecipano a più progetti. Ben Gibbard, leader dei DCFC, fa parte anche dei The Postal Service la cui prolificità (2 dischi in 7 anni) è inversamente proporzionale alla stima dei critici.

Natural Anthem

3. Nei Postal Service canta(va) Jenny Wilson che poi come solista mi sembra una folkettara abbastanza scontata, meglio nei Rilo Kiley.

Let Me Back In

4. E poi avrete notato che la musica dei Postal Service è più elettronica rispetto a quella dei gruppi finora ascoltati. Il merito è di Jimmy Tamborello, il cui alias più apprezzato e attivo è Dntel col quale proprio sul finire del 2021 ha pubblicato Away, uno dei miei dischi preferiti in questo anno comunque non esaltante.

A Sense Of Dread

Glam quiz

Se in queste feste vi è rimasto un po’ di tempo per un altro gioco eccovi un quiz per mettere alla prova le vostre conoscenze in fatto di modellismo, cioè no, volevo dire di fotomodelle. Sapreste dire il nome delle tre bellezze raffigurate in queste foto prese da internet?

Però, a guardarle bene mi sembra di averle viste in altro contesto; comunque se anche voi avete dei dubbi sulla loro attività le soluzioni sotto le foto con il loro curriculum vitae possono fugarli.

1. Annemarie Worst: vincitrice di un Campionato Europeo e di una Coppa del Mondo di ciclocross.

2. Sophie De Boer: vincitrice di una Coppa del Mondo di ciclocross; ritirata.

3. Daphny Van Den Brand: vincitrice di un Campionato Mondiale, di quattro Campionati Europei e di tre Coppe del Mondo di ciclocross; ritirata.

Enigmistica migliore: cambio di consonante

Natale è un periodo dedicato anche ai giochi e chi preferisce quelli di società può ancora recuperare il Grande Gioco del Catoblepa che non ha data di scadenza. Per quelli che invece preferiscono i giochi enigmistici eccovi un cambio di consonante. Negli ultimi tempi, dopo aver dato a Cesare ciò che è di Cesare, si è dato a Silvio ciò che è di Silvio. L’Europa lo ha rivisitato come freno al nuovo populismo e in Italia lo candidano alla Presidenza della Repubblica. Riferimento dei destri e simpatico briccone per i sinistri, in particolare invidiato da quelli che varcavano la cortina di ferro per vedere il socialismo reale e anche perché dicevano che lì, grazie alla miseria socialista e molto reale, le donne te le portavi a letto per un paio di calze. Ma è tempo di rivalutare anche il partito ad personam di Silvio perché ha innovato la politica italiana liberandola da vecchi modi di fare e di pensare. Basti citare la liberatoria profezia (o era una dichiarazione programmatica?) di quel Ministro delle Infrastrutture, sulla quale verte il gioco di oggi: un cambio di consonante tra il prima e il dopo, 10 lettere.

XXXYXXXXXX

XXXZXXXXXX

Cartolina da Laval

La quinta tappa del Tour è la prima fuori dalla Bretagna ed è una cronometro che fa contenti alcuni e scontenti altri. Sono contenti a prescindere gli enigmisti, i giocatori di parole, perché la città d’arrivo è palindroma: LAVAL, e basta girare in orizzontale la seconda “L” per ottenere un palindromo anche visivo. Fa contento Pogacar che vince e rinfresca la memoria a quelli (in genere sono i testoni italiani) che pensavano dovesse difendersi lui che il Tour precedente lo vinse proprio a cronometro. E fa contento Van Der Poel che arriva quinto e mantiene la maglia gialla dimostrando che se gli gira può andare forte anche a cronometro. Il ragazzo è poliedrico, cosa altro deve fare per dimostrarlo: pista, downhill? Ecco, il downhill lasciamolo stare che al ciclismo su strada ha suggerito qualcosa di cui si poteva fare a meno: la hot seat. La sedia calda è uno strumento di tortura, non nel senso che il ciclista viene fatto sedere con la forza su una sedia bollente e costretto a confessare di fare uso di doping o di essere stato ingaggiato perché si è portato lo sponsor da casa, no, ma è una tortura che il primo nella classifica provvisoria, che semmai vorrebbe andare in giro a rilasciare interviste, a baciare miss prima che sia troppo tardi, a mangiare un gelato, ma anche a fare una pedalata defaticante sui rulli, invece è costretto a stare seduto lì, inquadrato dalla telecamera nei momenti cruciali, cioè quando arriva quello più forte che lo beffa, e oggi è capitato a Kung di stare seduto tanto tempo finché non è arrivato Pogacar a farlo scontento. Un altro che può essere contento è il Supercittì Cassani perché l’italiano Cattaneo è andato davvero forte con un ottavo posto inatteso. Chi invece non sarà contento è sempre Cassani perché Cattaneo non è stato convocato per le Olimpiadi. Un altro scontento è lo scrittore parlante perché le cronometro non gli piacciono, ma ha voluto parlare lo stesso, peccato, poteva approfittarne per prendersi un giorno di riposo, non ci saremmo lamentati del suo assenteismo e anzi ci avrebbe fatti contenti.

Allo scoperto

Oggi non era la giornata ideale per uscire allo scoperto, perché pioveva, ma in molti l’hanno fatto, a iniziare da quelli della RAI che lo hanno detto esplicitamente che loro fanno doposcuola. Cioè hanno detto che col ciclismo si imparano tante cose, la solita tiritera sullo sport come scuola di vita, e Giada Borgato ha subito invitato i ragazzi a chiudere i libri ogni tanto, e c’è da credere che lei lo facesse spesso, perché anche a sentire dei suoi allenamenti viene da pensare che si sia ritirata presto perché poco incline ai sacrifici, poi potremmo sbagliarci. Pancani dice che si può imparare la storia, ad esempio se volete sapere qualcosa sul massacro dei Catari seguite il Tour dove quello è diventato un tormentone. E poi si apprendono tutte le curiosità spicciole per le quali sarebbe bastato un redattore di un giornale di enigmistica senza scomodare uno scrittore parlante. Si possono imparare anche le lingue, ad esempio con il video di Valerio Piva che ieri incitava Taco Van Der Hoorn, un mantovano che ha vissuto in Belgio incitava in inglese un olandese e ha concluso il tutto con un “Porco Cane” che la RAI per fortuna non ha tagliato. Ma si impara pure la storia del ciclismo, che a me piace, mi piace l’aneddotica, molto meno l’agiografia, perché i ciclisti, come gli artisti e chiunque altro, sono uomini, ma poco ci manca che di qualcuno escano fuori pure i miracoli, non ho idea di quali potrebbero essere, a parte quello della moltiplicazione delle uova di Binda per vincere un Lombardia. E poi si impara la geografia, dei luoghi dove si corre o dove sono nati i ciclisti, altrimenti chi avrebbe mai sentito parlare di – cito a caso – Palù di Giovo, Sandrigo, Ornavasso, Oliveto Citra (è il paese di Albanese), Buja. Oggi sono passati per Lama Mocogno dove nacque Romeo Venturelli, un goloso e lussurioso sul quale sarebbe impossibile scrivere un’agiografia. La fuga del giorno si è via via ingrossata fino ad arrivare a 25 elementi. Ai tempi di L’Aquila 2010 Savoldelli disse che una fuga di 50 ciclisti prima si va a prendere e poi si vede chi c’è dentro. E con 25 come la mettiamo? La Ineos infatti ha lavorato per non farla dilagare e qualcuno ha gridato al sacrilegio perché Ganna stava facendo il suo lavoro di gregario, ed è vero che aveva la maglia rosa ma queste erano le regole d’ingaggio. Dentro c’era il ciclocrossista di turno, Quinten Hermans detto (dagli italiani) Quentin Hermans, anche lui come il compagno Van Der Hoorn con un brutto incidente nel curriculum ma a ben guardare il plotone è pieno di miracolati. Lui in genere è abituato a fare corsa parallela con Corné Van Kessel ma qui non siamo sui prati e si è dovuto accontentare del mezzo bidone Rein Taaramae. Ma non era questa la fuga bidone tanto auspicata. Dentro c’era anche il più famoso ciclista di Buja, Alessandro De Marchi, che si pensava in cerca della vittoria di tappa ma all’arrivo ha detto che era partito con l’intenzione di prendere la maglia rosa e c’è riuscito. La tappa è esplosa nel finale con uomini in testa crollati a pochi km dall’arrivo, capovolgimenti, e vittoria di Joe Dombrowski che faceva il fenomeno tra gli under 23 battendo Aru e Zakarin, e sarà pure vero che il sardo non brilla da anni, ma tra i tre è quello che ha vinto di più, un palmarés che molti ci metterebbero la firma. Dietro prima il gruppo ha ridotto di molto lo svantaggio e poi sono usciti allo scoperto gli uomini di classifica e il più pimpante sembrava Ciccone, anzi Landa, anzi Vlasov, anzi Bernal, mentre si sono staccati i protagonisti del Giro sgonfio dell’anno scorso, Hindley e Almeida. Ci sono tante gare nella gara, e in una di queste AdS sta cercando di battere il record di collegamenti persi, e dopo quello di Bramati mentre guidava, oggi ha perso quello con Bugno che, guarda caso, si era arrabbiato perché lei gli aveva attribuito una carica a casaccio. Secondo me ce la farà.