lettere in andata e ritorno

Quelli che la fanno drammatica e seriosa dicono che le parole sono pesanti, possono far male, però non dicono mai quanto pesano le parole. Ma allora poi  ci sono anche quelle più pesanti e quelle più leggere? E qual è la loro unità di misura? I fiumi di parole dei Jalisse dovrebbero misurarsi in litri, e le altre? Per un breve periodo ho creduto che si misurassero in epigrammi, poi, quando ho scoperto che il singolare è epigramma e non epigrammo, ho capito che neanche questa era una valida unità di misura. Che poi queste unità di misura sono convenzioni umane, e se, per dire, il Governo del Cambiamento col reddito di cittadinanza abolisce la povertà, vuol dire che l’importo del reddito di cittadinanza è l’unità di misura della miseria, anzi, per essere brevi come richiedono i tempi, è l’unità di miseria. Insomma il fatto è che è uscito il volume Ogni mare è ramingo di Guido Pistori, e dal titolo sembrerebbe una raccolta di poesie ma figuratevi se uno prosaico come me si comprava un libro di poesie, no, ma si dovrebbe già sospettare dal fatto che l’editore si chiama il Palidromo che si tratta proprio di una raccolta di palindromi, che, per chi non fosse addentro all’enigmistica e ai giochi di parole, sono quelle parole o frasi che si leggono allo stesso modo in entrambi i sensi, che se alle lettere sostituite le strade e le salite vedrete che le corse come la Kuurne-Bruxelles-Kuurne e la Liegi-Bastogne-Liegi non sono palindrome, ma, tornando al libro, a me sarebbe piaciuto potervi dire, oltre al numero di palindromi, che sono ben 484 (numero palindromo e quadrato di 22, numero anch’esso palindromo), anche il peso complessivo, ma ciò non è possibile dato che la ricerca sul peso delle parole è ancora a zero, e allora fa niente. E cercando vagamente su internet mi è uscita una vignetta che illustra quello che potrebbe essere stato il primo palindromo della storia dell’umanità. Siamo nel Paradiso terrestre, Adamo vede Eva e, dato che l’Eden non si sa bene dove fosse localizzato e per andare sul sicuro gli abitanti parlavano inglese, da perfetto gentleman si presenta dicendo: “Madam I’m Adam”.

 

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Cercasi gatto per lezioni di volo

Qualcuno che mi segue, qui o altrove, avrà sospettato che non mi piace la storia del gatto che insegnò a volare a una gabbianella, ma non perché essa sia buonista, altrimenti dovremmo tagliare metà dei racconti per l’infanzia, né perché sia diseducativa, e taglieremmo l’altra metà. Non sono un genitore, tantomeno organizzato e apprensivo a sproposito, anche se penso che potrebbe esserci il rischio che qualche bambino che trovasse una gabbianella orfanella la affidasse alle cure di un gatto, e lì, nel confronto tra queste due specie caìne, non è detto che ne esca male il volatile. La cosa che più mi irrita in quel racconto è quell’idea del poeta che può far volare metaforicamente, una visione romantica neanche tarda ma andata a male putrefatta. E qualcun altro saprà anche che seguo il ciclismo agonistico ma non vado in bici, sono un pedone teorico e direi pure militante, e non è che tutti quelli che vanno in bicicletta siano integerrimi ecologisti o simpatici cosplayer che si vestono da Fantozzi per correre le Eroiche e loro derivate, ma ci sono anche i cicloamatori indisciplinati, ci sono quelli che non si possono permettere l’auto con la quale investire i passanti e per questo sono arrabbiati col mondo, e poi ci sono i fighetti, vittime del tentativo di rendere glamour la bici, i quali, poveretti, spendono un sacco di soldi per attrezzatura, optionals e vestiario ma poi hanno paura di pedalare in strada. Ora ci sono delle menti del Governo del Cambiamento (ritenetelo un ossimoro) che stanno varando la riforma del codice della strada, e la filosofia che si può desumere dalle anticipazioni è che per non togliere nulla agli automobilisti, ai quali viene concesso anche l’aumento dei limiti di velocità in cambio di un ridicolo e difficile da sanzionare divieto di fumo, si crea la sempre più diffusa guerra tra (relativamente) poveri, in realtà limitandosi solo a legalizzare quello che già avviene, con la concessione dei marciapiedi a biciclette e hoverboard. Così il Governo di quelli che sono come noi, dopo la povertà, abolirà anche i pedoni. E per muoversi in città, soprattutto in città caotiche e indisciplinate come Caserta, bisognerà imparare a volare, e per questo cerco un gatto che mi insegni, se possibile senza chiedere aiuto ai poeti.

Vignette artistiche

A leggere alcuni miei vecchi post si potrebbe pensare che non mi piacciano le vignette. In realtà le leggo (e le disegno pure per occasioni generalmente invisibili, come questo blog), alcune mi piacciono altre no, e gli aspetti su cui sono spesso stato critico sono il modo di pubblicarle, spesso così piccole al limite dell’illeggibilità, la mancanza del nome dell’autore almeno dove si potrebbe, e poi il fatto che alcuni temi, alcune situazioni, siano abusati e sembrino rivelare una certa mentalità retrograda del disegnatore, e mi riferivo in particolare a quelle vignette risapute sui ruoli di moglie e marito, quelle viste e riviste sui giornali di enigmistica, a base di mogli che chiacchierano o fanno spese folli con i soldi dei mariti i quali lavano i piatti al loro posto o dormono sul divano o litigano col cane per il possesso del medesimo, e poi quelle sull’arte diciamo del 900 o delle avanguardie. Poi è uscito un librotto quadrato intitolato Arte? Non mi faccia ridere! La critica d’arte secondo il disegnatore umorista, per Officina libraria, 2017, a cura di Chiara Gatti e Francesco Botter, con dentro nomi famosi come Bort, Carnevali, Cavallo, Coco, Danilo, Gal e altri ancora, e il bello è che questo volumotto in libreria non era nel settore fumetti/umorismo/varie/cazzate ma proprio nel settore arte. 

E devo dire che mi sono ricreduto sulle vignette sull’arte, perché a rileggerle sembra che gli obiettivi del disegnatore spesso siano piuttosto il pubblico o la critica. Inoltre, sarà la selezione effettuata, alcuni degli autori hanno praticato anche l’arte quella ufficiale seria che si espone nei musei e nelle gallerie e ci sono i vernissage e quelle cose che poi a volte finiscono nelle vignette stesse. Ma se volessimo continuare a pensare che la gran parte delle vignette da giornale enigmistico rappresentano una visione delle cose retrograda, dovremmo dire che l’opposto sono le vignette del settimanale americano The New Yorker, che è un giornale intellettuale, all’avanguardia, che parla di cose all’ordine del giorno, in Italia selezionate e pubblicate da Internazionale, e, toh, in un’altra libreria ne trovo un’antologia fresca fresca, natalizia: The New Yorker. L’amore e altri sbagli, Rizzoli/Mondadori, 2018. Ma nel raffronto tra le due edizioni, una faccenda tutta italiana, ne esce vincente il primo libro, brossurato ma con le pagine cucite, e soprattutto nomi e note biografiche sugli autori, mentre il secondo, tratto da una più corposa antologia americana, è un vistoso cartonato con le pagine incollate, con una introduzione brevissima, nessuna notizia sugli autori (se li riconoscete bene, altrimenti niente perché la pubblicazione non è nata per fare scienza), ed è diviso per argomenti, ma tra i tanti manca quello più newyorchese di tutti cioè il lettino dell’analista. E io proprio su quell’argomento feci una piccola parodia della vignetta del New Yorker pubblicata sull’ultima pagina di Internazionale, per pubblicarla in una mia vecchia fanzine (una di quelle occasioni invisibili di cui scrivevo sopra) che tanto per cambiare aveva, la fanzine, un nome tratto dal ciclismo, e dato che era all’epoca l’ultima dal punto di vista tecnologico e non solo, si chiamava Maglia Nera. Quella vignetta oggi ve la propongo colorata.

E in un accesso eccessivo di presunzione l’ho stampata in bianco e nero su carta adesiva e l’ho incollata sull’ultima pagina di quell’antologia.

 

 

La Zeriba Suonata – modi di passare alla Storia

Ci sono vari modi di passare alla Storia con o senza la maiuscola e, facendo una sommaria analisi costi/benefici, si può dire che è meglio passare alla Storia per aver fatto qualcosa di positivo anziché qualcosa di negativo. Ad esempio c’è chi è passato alla storia perché, conducendo il programma tivvù sbagliato in stato di ubriachezza, è stato mandato a quel paese da una ragazzina sfrontata e maleducata, e poi invece c’è una ragazzina sfrontata e maleducata che, non contenta di aver mandato a quel paese un conduttore tv ubriaco, in poco tempo è diventata la più celebrata icona, con tutte le contraddizione del caso ma era inevitabile, del movimento punk, post-punk e new wave, e non solo Siouxsie & The Banshees sono stati molto imitati, come fossero un settimanale enigmistico, sia per la musica che per l’immagine, ma la front-woman Siouxsie Sioux è diventata anche un sex symbol, e quando la loro musica decadente andava decadendo, ancora i giornali legati a quei generi musicali la mettevano in copertina per accaparrarsi lettori, e io pensavo “ancora Souxsie?“, però ancora mi piaceva.

Nuove soluzioni

Il rebus che vedete qui sotto è stato pubblicato qualche anno fa da un giornale di enigmistica e proselitismo religioso. La soluzione era facile: B ambi nero buste = Bambine robuste.

Ma dico “era” perché ora col governo del cambiamento, grazie al quale cambiano sia i problemi che le soluzioni, ci sono appunto altre due soluzioni possibili al rebus: “Non ho vinto al lotto per colpa dei neri” e “La posta arriva in ritardo per colpa dei neri”.

Sport messi male

Oggi leggevo un famoso sito di gossip, Larepubblicapuntoit, e ho trovato una strana coincidenza: due episodi che hanno riguardato l’abbigliamento di due tenniste non graditi a qualche bacchettone, e in fondo il tennis è sempre stato alla retroguardia su abbigliamento e comportamento. Agli US Open Alizé Cornet si è accorta di essersi messa la maglietta al rovescio e se l’è tolta per infilarsela nel verso giusto e, anche se non ha scoperto le principali zone erogene, è stata ripresa dall’arbitro. Serena Williams invece al Roland Garros indossò una particolare tuta che aveva un suo preciso motivo sanitario, dato che in passato ha avuto un embolo, ma un dirigente francese, cui presumibilmente quel mattacchione di Lombroso, se fosse vivo, non stringerebbe neanche la mano, disse che non avrebbe più tollerato cose del genere (si chiamano “outfit”, ma allora preferisco usare il termine tecnico “cose”), e così la Williams si è cimentata in un enigmistico cambio di finale e agli US Open ha trasformato la tuta in tutù, tié! Prevedibili le polemiche sui social, dicono che ai tennisti uomini non si contesta niente, però se un tennista si togliesse la maglietta e sotto mostrasse un reggiseno non lo so. Però il ciclismo non sta messo meglio ed è triste quando lo usano i politici per farsi belli. Monsieur Le Président Macron è andato in Danimarca e ha concluso la visita pastorale con una sgambata in bici per le strade di Copenhagen insieme al premier danese Rasmussen, e a scopo propagandistico è stato diffuso il video della pedalata non competitiva. Le immagini sono state riprese con l’on board camera e sono meno confuse e insignificanti di quelle che vediamo in genere con questo inutile strumento.

Almeno i due capi si sono presi la responsabilità della corsa alternandosi a tirare. Gli altri procedevano a distanza di sicurezza per evitare cadute, che non si potevano escludere visto che i leader delle squadre un po’ barcollavano.

Il pubblico ha snobbato l’evento che, come tutte le visite di capi di stato, si è concluso con la cerimonia della consegna dei regali riciclati di cui nessuno sa che farsene. Macron, che è stato forse il primo presidente a non andare al Tour de France per polemiche politiche in corso, ha donato a Rasmussen una maglia gialla firmata da Gerainthomas, che non deve avere neanche un gran valore collezionistico, visto che dopo ogni tappa la maglia gialla ne firma almeno una decina e, dato che il gallese è stato in testa per molte tappe, fate voi il conto.

Rasmussen sembra guardarla come a dire: Thomas? Ma non ce l’avevate una di Froome? E poi non sappiamo se ha ricambiato donandone una del suo omonimo che al Tour 2007 fu cacciato, proprio mentre indossava la maglia gialla, perché l’ingenuo e ignaro Cassani aveva detto di aver visto Rassmussen in un posto che non era quello dove avrebbe dovuto essere e per il primo corollario del protocollo Adams voleva dire che era andato a doparsi.