La Zeriba Suonata – gioia e (moto di) rivoluzione

Se non fosse stato per la confezione non avrei fatto caso a Natura Viva che risulta essere il terzo disco dei torinesi Eugenio In Via Di Gioia. Il nome curioso di questo gruppo nasce dall’unione di nomi e cognomi di tre dei componenti del gruppo, che sembra suonassero per strada e ora eccoli qui già al terzo disco, che poi sembra un esordio. Non conosco i dischi precedenti ma mi sembra che i ragazzi debbano migliorare l’amalgama di testi e musica perché i primi mi sembrano un po’ costretti con la forza nella seconda, o forse sono io poco avvezzo alla musica italiana parlata tipo rap a cui a volte finiscono per somigliare. Al meglio invece mi ricordano certi ensembles folti e casinisti dei fantastici zero, come Architecture in Helsinki o Tilly And The Wall. Gli Eugenios sono ambientalisti, lo esprimono nei testi, che forse per questo a volte sembrano come dicevo, e nella confezione ecologica, che non approfondisco ma mi limito a segnalare che la casa discografica che ha assecondato con pazienza i desiderata del gruppo è la Universal/Virgin. Il package, praticamente formato 7 pollici, per il resto è un album da colorare, un disegno per ognuna delle 10 canzoni, tra le quali scelgo di farvi ascoltare Cerchi. E se sono  cerchi nel grano che sia grano biologico equo e solidale, ma cerchi è pure voce del  verbo cercare, non so se mi spiego.

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Gioco a quiz “Ascolta il tuo corpo”

Tom Dumoulin e Marta Bastianelli hanno dovuto rinunciare ai loro prossimi obiettivi, il Tour per Lui i Giochi Europei per Lei, per lo stesso motivo: problemi a un ginocchio che speravano di risolvere. Tra parentesi a sostituire Bastianelli ci sarà Martina Alzini, che è una giovane di belle speranze ma è il suo nome che suona male nella circostanza, perché schierare Martina al posto di Marta è un falso diminutivo, come una versione minore, chiusa parentesi. Dicevo che il problema per i due campioni è lo stesso ma la reazione è stata opposta e qui sta il gioco: attribuisci ogni dichiarazione qui sotto riportata al ciclista che l’ha pronunciata.

  1. L’ultimo mese è stato molto difficile. in questa settimana ho compreso che non era realistico essere al via considerando il mio livello forma. Devo ascoltare il mio corpo e abbandonare quello che sarebbe stato un obiettivo irrealistico.
  2. Ho fatto di tutto nelle scorse settimane per accelerare i tempi di guarigione, ma non è bastato. Credo che sia giusto ascoltare il proprio corpo per guarire al meglio.

La soluzione è in basso.

Soluzione. Eh, chi se lo ricorda più! Però a pensarci bene si potrebbe fare anche il gioco Trova le differenze.

L’Arte è un gioco, anzi due o tre

Enrico Baj era un artista anarchico legato a vari movimenti e avanguardie, in particolare alla patafisica di Alfred Jarry. Le sue opere spesso erano su temi sociali e politici, dai funerali di Pinelli ai grotteschi generali fino alla prevalenza della tecnologia e alla robotizzazione della società, e in questi casi ha utilizzato anche il meccano. E coerentemente la sua opera più vista è stata sicuramente il disegno realizzato per quello straordinario strumento di affrancamento economico individuale che è il biglietto della Lotteria Italia.

Artista quindi molto noto e ormai istituzionalizzato, non mi ha sorpreso trovarlo in compagna di altri pittori di epoche varie come oggetto di un gioco nel numero della Settimana Imitatissima che sta per lasciare il posto in edicola a quello nuovo in un avvicendamento senza soluzione di continuità, che poi è l’unica soluzione che non trovate a pagina 46.

Gioco: scopri le differenze

Se nel weekend avete intenzione di divertirvi con giochi ed enigmi potete aggiungere anche questo quesito offerto gentilmente e gratuitamente dalla Zeriba Illustrata.

Indovina chi dei personaggi sottoelencati ha detto la seguente frase:

Spesso noi diamo per scontato un determinato modo di pensare o agire senza renderci conto che in realtà la bellezza sta proprio nelle differenze: certe cose sono sedimentate nella nostra società ma ci sono altri modi, completamente diversi, di pensare o di interagire da scoprire.

1.L’antropologo Bronislaw Malinowski.

2.Il Capitano Matteo Salvini.

3.Il trascrittore Roberto Saviano.

4.La ciclista Rossella Ratto.

La soluzione è giù sotto, ma qui capovolta, non in Australia.

Le corse vere hanno le curve

Anche l’ultimo dei Moser, Moreno, lascia il ciclismo e ogni commentatore sociale vuole imporre la sua certezza: da chi ipotizza un ricorso al doping nei primi anni a chi tira in ballo i cattivi esempi in famiglia, ma io ricordo che quando fu protagonista di una lunga fuga al Mondiale under 23 del 2010 si disse che già aveva pensato di abbandonare, e per diventare buoni corridori se non campioni non bastano le doti fisiche, ci vuole la testa, la sua forse vagava altrove e va bene così; pure Venturelli, il più grande talento sprecato della storia del ciclismo, diceva di non avere rimpianti. Per uno che va via ecco uno che ritorna: Peter Sagan. Un mese fa aveva corso una buona Roubaix, era arrivato quinto perché aveva rinunciato alla volata per il quarto posto e per tutti era in crisi. Ieri ha vinto in California battendo un Mc Pinco qualunque e per tutti è tornato, forse non guasterebbe un po’ di senso delle proporzioni. Anche al Giro, va in fuga il giapponese superstite Sho Hatsuyama e lo scrittore Genovesi ne parla come di una impresa alla Chiappucci e prevede che domani ci saranno lungo la strada cartelli inneggianti al giapponese. Certo, se li scrive lui, perché Sho dimostra di non valere mezzo Maestri e il gruppo lo va a prendere senza sforzarsi più di tanto. Però Genovesi, che principalmente racconta aneddoti degni delle rubriche di curiosità nei giornali di enigmistica, ne approfitta per tirare fuori la vecchia tiritera secondo cui la sofferenza fa parte della cultura giapponese, e se fosse così chissà che goduria laggiù a vedere questa tappa in cui non è successo niente, si è corso piano e pure il TV di Démare e il GPM di Ciccone sono stati pacifici. Ma tutto quello che non è successo in corsa è successo dopo. Nell’ultimo chilometro ci sono due curve e sembra un arrivo ideale per qualche invenzione di Ewan o, in subordine, per qualche pistard come Viviani. In fondo i lunghi rettilinei sono favorevoli all’esercizio della forza bruta da parte del tedescone di turno, le curve stimolano la fantasia, anche se qualcuno potrebbe opporre che quando alla Parigi Tours si faceva tutta l’Avenue de Grammont quante cose succedevano e che pathos in quei due km. Però le curve sono più lontano dall’arrivo di quel che pensavo, Ewan rimane indietro e solo nei replay lo vediamo arrancare addirittura alla ruota di Mareczko, ed ecco che viene fuori Viviani ma chissà se vede una curva che non c’è o forse, dopo aver sbagliato ieri col pulsante del cambio, vuole stavolta premerlo sulla ruota di Matteo Moschetti, fatto sta che devia di molto e vince, ma danneggiando Moschetti che era molto ben lanciato e non è un’esagerazione pensare che avrebbe potuto vincere, perché l’anno scorso da continentale batté più volte i professionisti. Comunque al Processo fanno tutti finta di niente, avrei voluto vedere se la scorrettezza fosse stata di un foresto, quindi intervista a Viviani, felicitazioni, applausi, poi arriva la notizia che la giuria sta riguardando i filmati e a ruota segue il declassamento. Franzelli, tra un puntino sospensivo e l’altro, dice che ci siamo rimasti male, ma cosa dovrebbe dire Moschetti, che comunque passa solo dal quinto al quarto posto? Garzelli, non contento di cambiare le finali delle parole,  cambia pure il regolamento e dice che “secondo il regolamento non si potrebbe cambiare traiettoria”. Non si potrebbe? Nel regolamento c’è il condizionale? Intanto Gaviria proclamato vincitore non si trova, e quando lo recuperano ha una faccia mogia come se fosse stato declassato lui e neanche sul palco festeggia, poi dice che Viviani è un amico, è corretto e non ha sbagliato niente. Forse solidarietà tra l’élite dei velocisti contro i giovani che vogliono emergere? Certo, qualcuno penserà che in Italia declassano un italiano, ma in Francia è molto difficile che facciano lo stesso con un francese e per fare un  nome non a caso Démare l’ha fatta franca per scorrettezze peggiori, ma che in Francia si comportino così non è un buon motivo per fare altrettanto in Italia. E a proposito di Italia arriva il supercittì con la sua moviola a mostrarci una lieve scorrettezza di Démare verso Belletti, in realtà spallate reciproche, ma sembra che miri proprio a far squalificare pure il francese. Ma allora è un vizio: è ormai storia del ciclismo (oggi parliamo di storia) il fatto che fu proprio un suo accenno a dove aveva visto allenarsi Rasmussen che provocò l’allontanamento del danese da squadra e Tour. Ma tornando a Démare bisogna dire che, dopo aver toccato e deviato Belletti, è stato a sua volta costretto ad allargare da Moschetti ostacolato e deviato da Viviani. E, anche se ha perso, il giovane velocista qualcosa avrà imparato in questa sua prima volata nei grandi giri, cioè che quando sei al vertice non puoi permetterti di andare dove vuoi. A meno di non chiamarti Démare, ma ceci est un’autre histoire.

Se squalificavano tutti quelli che hanno cambiato direzione vinceva Knees.

La Liegi del cambiamento

In Belgio qualche tempo fa sono stati più di un anno senza governo e forse pochi ne sentivano la mancanza. In Italia invece abbiamo il governo customizzato, ognuno ne ha la sua fetta, e ci sono giornali che tengono per mezzo governo e criticano l’altro mezzo. Però con quota 100 questo governo ha consentito a Davide Rebellin di potersi finalmente ritirare a giugno dopo i campionati italiani, avendo totalizzato 48 anni di età più 52 anni di attività agonistica. Ma nonostante la sua età neanche lui è mai arrivato nel centro di Liegi. Da quest’anno invece sono stati tolti il Saint-Nicolas e l’arrivo ad Ans vicino al supermercato e si è tornati nel centro di Liegi non lontano dal Boulevard de la Sauvenière passando per il ponte sulla Mosa. Questa è anche l’ultimissima corsa della Sky, poi Puccio e compagni cambieranno sponsor e colori, che ancora non si sa quali saranno, forse, dovendo fare tutto in fretta, dipenderà dalla vernice che riusciranno a trovare, cercando anche nel supermercato di Ans. Il paradosso del ciclismo odierno è che per rendere più spettacolare una corsa bisogna toglierle le salite finali, all’Amstel è andata bene, la Freccia Vallona non vuole provare, per la Liegi una sola edizione è poco per poter giudicare, anche perché la pioggia ha fiaccato ulteriormente i ciclisti. Qualcuno in verità è venuto già fiaccato, come Daniel Martin, poi strada facendo si è ritirato Valverde. Ma non andate di fretta a credere finiti i ciclisti che hanno deluso nelle classiche: Valverde ha esordito ottimamente nelle Fiandre e pure Sagan, che qui non è neanche venuto, alla Roubaix è sembrato il migliore fino a pochi km dalla fine. Ion Izaguirre, intanto, continua ad avere problemi meccanici con una bici presa con la raccolta punti del supermercato di Ans, poi in una curva va dritto forse perché il percorso è cambiato lui è basco i cartelli sono in fiammingo quindi non riesce a raccapezzarsi. Ma oggi la corsa la fanno le seconde linee, quelli che De Zan chiamava i luogotenenti, i gregari, i portatori di borracce, Kangert su tutti, sulla Redoute ci si aspetta gli attacchi dei favoriti, niente, i Deceuninck fanno l’andatura ma non sanno che il loro capitano Alaphilippe non ne ha più, e quando attacca Fuglsang la coppia scoppia, così il finale viene divertente, con uno sparpaglio di corridori tutti a inseguire qualcun altro, Formolo è l’ultimo a staccarsi dal danese e arriva secondo, un domani qui potrà vincere, soprattutto se correrà ancora tanti anni come Rebellin. Fuglsang invece nel finale rischia di cadere ma rimane in piedi con un’acrobazia e lì tutti a ricordare il suo passato nella mtb e a elogiare la multidisciplinarietà, e buon per i Reverberi che erano impegnati a fare una figura barbin(a) con un 16esimo posto al Giro dell’Appennino, perché se fossero stati davanti al televisore avrebbero dovuto tapparsi le orecchie per non sentire. Arrivo nel centro di Liegi anche per la gara femminile, dove cambia l’olandese vincitrice rispetto alla Freccia di mercoledì e alla Liegi dell’anno scorso: la Van Vleuten, visto che le rincorse non le riescono più, ha preferito attaccare per prima e, in attesa che i premi nelle gare femminili vengano parificati a quelli dei maschi, stavolta ha vinto un blocchetto di buoni da spendere nel supermercato di Ans.

Questo post contiene un grave errore per uno che si dice belgiofilo. Se hai scoperto qual’è l’errore invia la soluzione in busta chiusa al supermercato di Ans: potrai vincere un buono per un punto interrogativo.

Più apprezzato dai belgi che dagli italiani?