La verde estate

Si direbbe che abbia un’espressione indecisa la donna raffigurata in questo quadro del pittore postpreraffaellita John Liston Byam Shaw, intitolato “Last Summer Things Were Greener”.

Una strage di animali

Negli ultimi tempi circola lo spot di una birra ceca che mi sono sempre chiesto se è in qualche modo ispirato ai racconti di Bohumil Hrabal. Non importa, di recente Guanda dello scrittore boemo ha pubblicato Io e i miei gatti, e in genere non consiglio libri, in genere mi limito a postare qualche citazione da quelli che mi piacciono, ma questo in particolare non saprei se consigliarlo agli amanti dei gatti, perché dentro ci sono molti gatti uccisi dagli uomini, in particolare dall’autore con conseguenti sensi di colpa e visite di fantasmi gatteschi, ma anche molti uccelli canterini e anche un coniglio uccisi dai gatti, e poi tante mucche mandate al macello, però dato che Hrabal era un sincero bugiardo non si sa quante delle cose narrate in questo finto racconto autobiografico siano vere.

La fuga del secolo, anno più anno meno

Qualche giorno fa dicevano che i giovani in gruppo non hanno rispetto, mentre 15 anni fa… 15 anni fa non avremmo visto una fuga come quella di ieri e forse il rispetto che non c’è è quello per le tattiche prevedibili. Al Tour al momento è come se ci fossero due maglie gialle, quella ufficiale di Van Der Poel e quella momentaneamente bianca di Pogacar che però è quello messo meglio tra i veri aspiranti alla vittoria finale, e allora ci può stare che l’attuale maglia gialla vada in fuga, la perderà è giovane e si diverte, ma in fuga erano tanti e, a parte Van Aert che dove c’è MVdP c’è anche lui che anzi è stato uno dei promotori, non erano solo giovinastri ma anche gente che 15 anni fa già vinceva come Nibali e Gilbert, e il livello era tale che sarebbe stato fuori luogo parlare di fuga bidone, semmai era una fuga bidon, liquida, chi andava chi veniva chi attaccava chi mollava e per di più nella tappa più lunga degli ultimi 20 anni, ma non era come L’Aquila 2010 perché dietro sapevano benissimo chi c’era ma gli UAE e gli Ineos non hanno voluto sprecare tutte le energie per un inseguimento dispendioso. L’hanno definita la fuga più pazza del secolo e di sicuro finirà nei libri di storia, del ciclismo ovviamente. Io stavo lavorando quando è iniziata la diretta e quindi non ho potuto approfondirne la composizione più di tanto, ma poi man mano che facevano il nome di qualche fuggitivo pensavo: Ah, ci sta pure lui? Sì, e c’era pure Cavendish. Poi, come nei casi delle fughe ordinarie, c’è stata la corsa per la tappa e quella per la classifica e in questa l’attacco significativo è stato quello di Carapaz, e nello stile dell’ecuadoriano è arrivato dove e quando non lo si attendeva, ma purtroppo lui è vittima di una guerra tra il suo procuratore e l’altrimenti pacifico Unzué manager della Movistar che ha collaborato con gli emiratini per riprendere Richard proprio sulla linea d’arrivo. E, tra uno sloveno che andava a vincere, Mohoric anche lui piangente che non se ne può più in questo Tour che sembra un saliceto, e un altro che perdeva terreno, Roglic lasciato solo dalla squadra che evidentemente già sapeva che stava male, Pogacar per ora si è salvato e alla fine ha fatto la linguaccia alla camera alle spalle del connazionale vincitor, ma ha capito che non sarà una promenade, anche perché la sua squadra fortissima non è, ma pure le altre, se si escludono i soliti britannici, corrono in maniera a volte incomprensibile, e il team manager della Trek, intervistato dagli uomini Rai in coro in merito a certe scelte tattiche, si è dimostrato un pochino permaloso. Tra l’altro in trasmissione si è palesata la differenza di vedute tra l’uomo parchimetro che voleva smorzare le polemiche e il luciferino Beppe Conti che invece diceva siamo qui per questo. Ma il manager in questione, Luca Guercilena, è un tipo serioso e pieno di sé, non come quell’allegrona della sua corrispettiva femminile Giorgia Bronzini che per il secondo anno consecutivo ha portato lo stesso team alla vittoria della cronosquadre inaugurale del Giro Donne, una specialità che i grandi giri maschili hanno giustamente abbandonato e qui invece rimane, nonostante sia cambiata l’organizzazione: cominciamo bene.

Una cronosquadre significa un podio con 18 cicliste e una gran baldoria. In particolare Chantal Blaak, brandendo il mazzo di fiori come Morrissey ai tempi degli Smiths, ha cercato di colpire la connazionale Lucinda Brand che l’aveva innaffiata con lo spumante.

Frasi dimenticate – La straziante Bellezza

Questa volta la dimenticanza è meno grave, perché la frase di oggi, una frase senza verbi, più che altro un’esclamazione, ricordo benissimo di averla sentita in televisione in chiusura di qualche trasmissione, e l’unica cosa che non ricordo è se si trattava dell’episodio Che cosa sono le nuvole del regista cattolico Pier Paolo Pasolini o di un documentario di National Geographic. Però il primo aggettivo nella frase mi fa pensare che si trattasse della seconda.

Classificazioni animali

Nel mondo ci furono indignazione e proteste contro il festival di Yulin in cui si macellavano milioni di cani. Fu da allora che le mucche cercarono di essere ammesse tra gli animali da compagnia.

Belgi che perdono

Già prima del Giro d’Italia i belgi dedicavano montagne di articoli e interviste a Remco Evenepoel, poi ci sono state montagne di articoli per dire che gli avevano messo troppa pressione, una settimana di riposo e appena si è annusato il Giro del Belgio ecco un’altra montagna di articoli e interviste a Remco Evenepoel. Il ragazzo però stavolta è partito in modalità fenomeno, nella prima tappa è scattato e si è portato dietro qualche fuggitivo della prima ora come se fosse Cancellara, si è anche lamentato che nessuno collaborava, ma in realtà solo due ce l’hanno fatta a rimanergli attaccati e tra questi Robbe Ghys ha vinto in volata sfruttando anche la sua esperienza da pistard.

Tra quelli che non ce l’hanno fatta a seguire Evenepoel c’è Victor Campenaerts che si è dovuto fermare perché per lo sforzo gli sono venuti i crampi. Campenaerts è il primatista dell’Ora ma quando ha saputo che non sarebbe stato scelto per la cronometro olimpica ha ammesso che i due prescelti sono più forti, e diciamo che Evenepoel l’ha dimostrato anche così. L’altro cronoman olimpico è Wout Van Aert che ieri ha avuto la peggiore batosta della sua carriera e non da Van Der Poel, e per lui sarebbe stato meglio. Per passare subito alla Jumbo nel 2018 Wout sciolse in anticipo il suo contratto con la squadra gestita da Nick Nuyens, il quale gli fece causa e Van Aert, dopo una vittoria in primo grado, ha perso l’appello ed è stato condannato a pagare 662mila euro al suo ex datore di lavoro. La sfortuna di WVA è che si è trattato di un processo vero e non del Processo di AdS, che probabilmente avrebbe chiuso la lite in partenza con la sua famosa frase già pronunciata all’arrivo del Fiandre 2011: “E chi ç@##o è Nick Nuyens?!”.

Ma in Slovenia c’è chi le cose ciclistiche le osserva dall’alto con distacco.

La Zeriba Suonata – i Miti nel Rock

Alcione figlia di Eolo sposò Ceice re di qualcosa. I due erano tanto felici che nell’intimità non si chiamavano amo’, teso’ o trottolino amoroso, ma Zeus e Hera, una cosa sacrilega, come se oggi una cantante si chiamasse Madonna. E Zeus che, oltre che un maniaco sessuale, era pure permaloso, si incazzò come una bestia mitologica e fece morire Ceice mentre era in mare. Morfeo nelle sembianze di Ceice apparve ad Alcione che capì che il marito era morto e si buttò a mare pure lei. Poi a Zeus passò l’arrabbiatura, ebbe compassione di quei due poveri pirla e li trasformò in uccelli, così racconta Ovidio.

Orbital – Halcyon