Una foto che ci voleva

Se qualcuno pensava che Marta Bastianelli si fosse saziata col campionato europeo, ma non so perché il qualcuno avrebbe dovuto pensarlo, ecco la risposta. Con la maglia iridata riuscì a fare foto solo da piazzata, ad esempio seconda alla Freccia Vallone dietro Vos, e allora ci voleva la foto di una vittoria, o anche di più, non mettiamo limiti, con la maglia stellata di campionessa europea, e quella foto l’ha fatta proprio al Giro di Toscana dove 3 anni fa iniziò la sua seconda rinascita, dopo la maternità.

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Snob Adventures

Gli snob sono sempre in gran forma e i social li fanno respirare meglio che il salbutamolo per Froome. Se il ciclista asmatico va forte a crono e in salita, le specialità preferite dagli snob sono quella malformazione della lingua italiana che è il congiuntivo, utilizzato come strumento di discriminazione sociale, e i personaggi che non sono mai stati benedetti dalla critica. E’ successo un curioso episodio con uno di questi, un cantante di quelli che da giovani e incoscienti o mal consigliati hanno scelto uno pseudonimo ridicolo e poi non sono più riusciti a liberarsene, per motivi commerciali che comunque restano prioritari rispetto a quelli diciamo artistici. Ma diciamo pure che rispetto a “Pupo” è molto peggio “Jovanotti”, soprattutto se il secondo cerca di riciclarsi come cantautore impegnato viaggiatore sensibile ai temi sociali e via ruffianeggiando. Il primo invece era su un aereo dove c’era baruffa nell’aria, una hostess l’ha riconosciuto e l’ha invitato a cantare, e quello ha placato gli animi dei presenti, tra i quali immaginiamo comunque una buona percentuale di isterici e maleducati. Ecco, io non avrei pensato a trarne lo spunto per prendere in giro il cantantino, ma gli snob che hanno l’umorismo facile, opinionisti compresi, ci sono riusciti. Ma pensate se al posto di Pupo ci fosse stato qualcun altro. Se ci fosse stata Fiorella M’annoia avrebbe ottenuto un risultato equipollente e la gente anziché calmarsi si sarebbe addormentata. E se i molti viaggiatori francesi presenti avessero preferito uno di quei poseurs che vanno molto in Francia tra i jazzofili e vogliono fare i paoloconte senza esserne minimante all’altezza nemmeno ad alta quota? Niente, perché il Cammariere di turno avrebbe preteso il pianoforte per esibirsi. E se ci fosse stato qualche allegrone come Nick Cave, la gente si sarebbe buttata giù? O come Diamanda Galas, avrebbe insultato qualche passeggero e dopo, già che c’era, gli avrebbe fatto pure un pistolotto sul genocidio degli armeni? No, è andata bene che c’era Pupo.

Quella volta che a bordo non c’erano cantanti ma solo un mangiatore di fuoco.

 

Cartoline da Genova

Pochi mesi dopo l’inizio di questo blog uscì un libro, su cui scrissi un postone, sulle cartoline degli anni 60 e 70 che raffiguravano periferie e altri posti poco turistici, ma che erano luoghi strutture e infrastrutture che allora sembravano rappresentare il luminoso futuro dell’Italia. Ieri lo segnalavo alla collega blogger Sara Provasi e, dato che il libro non l’ho più toccato dopo averlo letto e non ricordavo ovviamente tutte le immagini, mi sono chiesto se c’erano cartoline del Viadotto Polcevera, e, dato che l’autore Paolo Caredda è genovese, la risposta è che ce n’erano due, e questa è una.

In quel periodo una cosa che accomunò alcune delle maggiori città italiane fu la costruzione di serpentoni di case in periferia, pensate da architetti e urbanisti illuminati, forse pure troppo, al punto che la troppa luce forse li accecava. E sulle alture di Genova venne costruito Forte Quezzi,  ribattezzato “il Biscione”, cui il libro concede addirittura l’onore della copertina.

Una noterella finale, che non vuole assolvere nessuno. Dei nuovi materiali  evidentemente all’inizio si vedono soprattutto gli aspetti innovativi, poi col tempo vengono fuori quelli negativi. Tra le altre cartoline riprodotte ce ne sono alcune che pubblicizzavano prefabbricati in eternit. Di questo materiale proprio in quegli anni si andavano scoprendo gli effetti nocivi, ma forse i costruttori ci credevano ancora o volevano continuare a crederci o non volevano ascoltare; allo stesso modo a quanto pare Morandi continuava ad avere nel calcestruzzo una fiducia incrollabile.

Sport messi male

Oggi leggevo un famoso sito di gossip, Larepubblicapuntoit, e ho trovato una strana coincidenza: due episodi che hanno riguardato l’abbigliamento di due tenniste non graditi a qualche bacchettone, e in fondo il tennis è sempre stato alla retroguardia su abbigliamento e comportamento. Agli US Open Alizé Cornet si è accorta di essersi messa la maglietta al rovescio e se l’è tolta per infilarsela nel verso giusto e, anche se non ha scoperto le principali zone erogene, è stata ripresa dall’arbitro. Serena Williams invece al Roland Garros indossò una particolare tuta che aveva un suo preciso motivo sanitario, dato che in passato ha avuto un embolo, ma un dirigente francese, cui presumibilmente quel mattacchione di Lombroso, se fosse vivo, non stringerebbe neanche la mano, disse che non avrebbe più tollerato cose del genere (si chiamano “outfit”, ma allora preferisco usare il termine tecnico “cose”), e così la Williams si è cimentata in un enigmistico cambio di finale e agli US Open ha trasformato la tuta in tutù, tié! Prevedibili le polemiche sui social, dicono che ai tennisti uomini non si contesta niente, però se un tennista si togliesse la maglietta e sotto mostrasse un reggiseno non lo so. Però il ciclismo non sta messo meglio ed è triste quando lo usano i politici per farsi belli. Monsieur Le Président Macron è andato in Danimarca e ha concluso la visita pastorale con una sgambata in bici per le strade di Copenhagen insieme al premier danese Rasmussen, e a scopo propagandistico è stato diffuso il video della pedalata non competitiva. Le immagini sono state riprese con l’on board camera e sono meno confuse e insignificanti di quelle che vediamo in genere con questo inutile strumento.

Almeno i due capi si sono presi la responsabilità della corsa alternandosi a tirare. Gli altri procedevano a distanza di sicurezza per evitare cadute, che non si potevano escludere visto che i leader delle squadre un po’ barcollavano.

Il pubblico ha snobbato l’evento che, come tutte le visite di capi di stato, si è concluso con la cerimonia della consegna dei regali riciclati di cui nessuno sa che farsene. Macron, che è stato forse il primo presidente a non andare al Tour de France per polemiche politiche in corso, ha donato a Rasmussen una maglia gialla firmata da Gerainthomas, che non deve avere neanche un gran valore collezionistico, visto che dopo ogni tappa la maglia gialla ne firma almeno una decina e, dato che il gallese è stato in testa per molte tappe, fate voi il conto.

Rasmussen sembra guardarla come a dire: Thomas? Ma non ce l’avevate una di Froome? E poi non sappiamo se ha ricambiato donandone una del suo omonimo che al Tour 2007 fu cacciato, proprio mentre indossava la maglia gialla, perché l’ingenuo e ignaro Cassani aveva detto di aver visto Rassmussen in un posto che non era quello dove avrebbe dovuto essere e per il primo corollario del protocollo Adams voleva dire che era andato a doparsi.

canapa

Stamattina ho accennato a un fumetto da edicola che si sfascia, ma capisco che le case editrici da qualche parte devono ridurre i costi, e così ci sono quelle che risparmiano sulle copertine, non commissionandole a un fotografo o a un disegnatore, ma scegliendo immagini già esistenti, foto, quadri, disegni, che dovrebbero avere qualche attinenza col libro. Ed ecco, per esempio, che per un recente libro campano che parla della produzione industriale e manifatturiera della canapa è stata scelta una famosa foto di Robert Doisneau, un’immagine che direi molto pertinente, non so se siete d’accordo.