E’ tutto finito, circolare!

Questa volta parliamo di donne

Guardavo il meteo, quello su Canale 5 con la mia meteorologa preferita, e pensavo che in questo paese ci sono sempre state relazioni pericolose, c’è un governo con l’inciucio migliore che si possa immaginare, e per restare nell’ambito TV la RAI ha affidato più volte la presentazione di Sanremo alla De Filippi finendo con il fare pubblicità alla cosiddetta concorrenza e al sistema talent, però il Giro per le previsioni si affida ai tristi uomini di fiducia della RAI invece di consultare Stefania Andriola che con il mondo del ciclismo ha avuto a che fare. Ma poi le previsioni meteo della RAI si rivelano pure sbagliate, doveva piovere o nevicare sull’ultima tappa di montagna e così non è stato alla faccia dei cultori del ciclismo più sadico che eroico. In genere non sto ad ascoltare quello che dice lo scrittore parlante, ma stavolta ho sentito che ha accennato a una ballerina della Belle Epoque che soggiornava da quelle parti, Cléo De Mérode, dice che era bellissima, e dato che all’epoca c’erano già le fotografie, e non c’è bisogno di cercare quadri o interpretazioni di illustratori come per la famosa Charlotte che non la dava a Goethe, o al giovane Werther se preferite, dicevo sono andato a cercare le foto e in effetti Cléo era bella di una bellezza non datata, cioè direi moderna. Poi l’argomento è gradito al governissimo migliorissimo che vorrebbe tornare ai fasti della Belle Epoque, già ha decretato il bonus terme, allo studio c’è il bonus casinò grazie al quale si potranno detrarre dalla dichiarazione dei redditi le perdite al casinò, ed è stato proposto all’UE di spostare la sede da Strasburgo a Baden Baden. In seguito lo scrittore parlante è stato più pertinente quando a 8 km dall’arrivo, in piena Marmolada, ha detto che in quella zona vive la marmotta, e questa notizia è in tema con il Giro perché sembra di essere nel film Ricomincio da capo (Il giorno della Marmotta), ogni giorno uguale all’altro. Infatti davanti c’è la fuga nella quale si infilano il solito Van Der Poel e Vendrame dopo le recriminazioni del giorno prima, ma saranno i primi a staccarsi anche se Vendrame fa in tempo a litigare con qualcuno, e con una bella fuga dalla fuga prima si prende la Cima Coppi sul Pordoi e poi vince sul Passo Fedaia uno dei giovani italiani più promettenti, Alessandro Covi, figlio di Marilisa Giucolsi che correva negli anni 90 che furono un altro periodo dorato per le cicliste italiane, mentre dietro il gruppo con la Bahrain tira come se Mikelanda preparasse l’attacco della sua vita, e invece quando i gregari finiscono il lavoro lui resta lì, e l’attaccone lo fa Jay Hindley che stacca Carapaz e in 3 km gli prende un minuto e mezzo. Carapaz va in crisi e pure Landa lo supera, ma a questo punto, comunque finirà con la crono conclusiva, non potremo più sminuire il Giretto del 2020 perché Hindley è vivo e lotta insieme alla Bora. Il Garzo che per tutto il Giro ha avuto da ridire sulla Bora del suo amico Gasparotto, che chissà cosa gli ha fatto, e ha elogiato la Bahrain, ha detto che Landa non era il Landa che conosciamo: infatti il Landa che abbiamo conosciuto in tutti questi anni sarebbe già caduto nelle prime tappe. Il Processo ha mantenuto l’impegno di alternare come ospiti 6 campionesse, sempre elogiate da Fabretti che le ha fatte parlare più di quanto usasse in passato la signora AdS, e stavolta è stato il turno di Marta Cavalli, ancora lei? E’ da un mese è mezzo che l’immagine sullo sfondo del mio pc è la sua vittoria all’Amstel con dietro tutti i gruppetti dispersi sul vialone di Valkenburg, non se ne può più.

In questa foto Cléo de Mérode sembra una mezza fricchettona degli anni 70.

Il giorno dei millepiedi scalzi

Lo scrittore parlante dice che non è vero che l’ultima tappa è come l’ultimo giorno di scuola, come ha sempre sostenuto Cassani, perché l’ultimo giorno di scuola si è solo contenti mentre il Giro vorresti che non finisse mai, ma immagino che i ciclisti stanchi e ammaccati non siano molto d’accordo. Una cronometrina di 17 km non poteva stravolgere la classifica e così Jay Hindley vince il 105esimo Giro d’Italia, e gli italiani possono prendersi un po’ di merito per questa vittoria giusto per quei pochi mesi in cui il ragazzo ha corso in Abruzzo. Quel periodo non gli è stato sufficiente per imparare a parlare italiano, e a Rizzato dice che non può chiedergli di dire qualche parola nella lingua di Dante, eppure non ci vuole nulla, basterebbe dire Pape Satàn, pape Satàn Aleppe e farebbe tutti fessi e contenti, come si dice nella lingua non proprio di Dante. Però mi chiedo se dagli italiani Jay non abbia appreso piuttosto la nobile arte della ruffianeria, quella che fece vestire i Maneskin con la bandiera americana quando suonarono a Las Vegas ma fece pure indossare al brit Mick Jagger la maglietta di Paolo Rossi quando cantò e sculettò, più la seconda, a Milano nel 1982. E infatti Hindley dice che la maglia rosa è la più bella, de gustibus, e che il Trofeo senzafine è il più bel trofeo che abbia vinto, e qui è facile perché non so quanti altri trofei abbia vinto. Dicono che è venuto al Giro senza fare proclami, ma ha anche pronunciato la programmatica e già storica frase: “non siamo qui per mettere i calzini ai millepiedi”, presumo che nel Giù Sotto sia il corrispettivo della faccenda delle bambole da pettinare. Rispetto al 2020 Hindley ha corso meglio la cronometro finale ma la vittoria è andata a Matteo Sobrero, nel cui curriculum vitae la parentela con Filippone Ganna viene prima del titolo tricolore. Nibali con il quarto posto finale e Valverde con l’undicesimo concludono il loro ultimo Giro, la gente li invita a ripensarci, io invece li invito a tenere duro: Hasta la pensione siempre! Chi chiude malissimo il Giro è la RAI, perché prima arriva AdS con due taniche di retorica e non ne risparmia neanche una goccia perché a casa ne ha tante altre, poi al Processo arriva Cipollone che viene ritenuto un’autorità e invece è solo un triste umarell, anche se ascoltarlo può consolare chi ha superato i sessanta e crede di essere troppo vecchio, ma l’esperienza mi dice che non c’è un’età precisa in cui si può iniziare a rimpiangere la propria età dell’oro, io per esempio non ho ancora iniziato, e Cipollone dice che le fughe da lontano ai suoi tempi non arrivavano (e come fece Saligari a vincere a Caserta nel 1994?) e se c’era Pantani eccetera, e si contraddice anche, e contraddicendosi si espone troppo perché prima tira in ballo la solita accusa alla troppa tecnologia e ai misuratori di potenza, poi quando spara che gli italiani hanno insegnato il ciclismo a tutto il mondo dice che la matematica (intende la scienza) nello sport l’hanno introdotta Conconi e Ferrari, cioè quei due scienziati che dagli anni 80 erano dietro a tanti successi italiani non solo nel ciclismo ma in tanti sport di resistenza e poi è finita che il secondo è stato radiato e il primo è stato “prescritto”, i bei tempi dell’ematocrito a 60 che non ritornano più. E per far parlare l’umarell, interrotto solo e non abbastanza dalle interviste ai protagonisti di questo Giro, agli altri ospiti Colbrelli e Guderzo più addentro al ciclismo odierno non sono state rivolte domande, eppure se ne poteva fare una a Tatiana quando sono state accolte due sciatrici degli anni 90 indicate come esempi per le loro eredi attuali, cioè si poteva chiedere a Guderzo se ha avuto bisogno di esempi e se negli anni 90, quando era ragazzina, sapeva che al Tour de France Luperini e compagne vincevano la classifica e la metà delle tappe, forse non lo sapeva perché la tv dava molto più spazio allo sci. Ma Cipollone non ha finito lo show e, quando l’incauto Hindley parla dei sacrifici fatti stando lontano da casa (in realtà sembra che a causa del covid non vedeva i genitori da più di due anni), il giovane umarell dice che il giovane ingrato e viziato dovrebbe essere contento di stare lontano dalla famiglia, forse perché fa lo sport che gli piace o forse perché restando in famiglia non si può nemmeno picchiare la compagna perché è diventato reato, anzi il Cipollone che lasciava il Tour dopo poche tappe per andarsene al mare aggiunge che se fosse stato vivo Alfredo Martini gli avrebbe raccontato la vita vera, i veri sacrifici di quando ci volevano 9 giorni di viaggio per andare al Tour perché c’erano i bombardamenti, ma se Martini fosse ancora vivo anche a 101 anni sarebbe più lucido di Cipollone.

Un libro che non saprei

Il primo mondiale che ricordo è quello di Leicester nel 1970, in cui la gara femminile fu vinta dalla russa Konkina davanti a Morena Tartagni, già terza nel 1968 e ancora seconda nel 1971. Quindi la Tartagni è la prima ciclista di cui ho memoria e quando è stato pubblicato un libro su di lei l’ho subito comprato e letto, mentre per dire ne ho due su Merckx che da tempo attendono. Speravo in un ulteriore contributo alla storia del ciclismo femminile dopo il volumone di Antonella Stelitano, ma in realtà questo è una biografia romanzata non solo di una ciclista ma di una persona coraggiosa, che voleva fare la corridora in anni in cui quella non era una scelta ben vista, pure se non erano più i tempi della Strada, e poi si è unita con un matrimonio civile con la sua compagna, alla quale promise di raccontare la loro storia. Paradossalmente, quando correva, la corridora si lamentava che nelle interviste le chiedessero se era fidanzata e altre cose del genere e negli articoli ci si soffermava più sull’aspetto, in una visione riduttiva del ciclismo femminile, e oggi si è affidata a uno scrittore che le ispirava fiducia, ma che è più portato per la descrizione minuziosa dell’abbigliamento di Morena nelle varie circostanze che per le descrizioni delle gare, a volte imbarazzante, basti dire che qui ci sono cicliste che iniziano a tirare la volata a metà gara. Nel volume non c’è una bibliografia perché il racconto è basato sull’archivio ben curato della Tartagni. Il clima di quegli anni non era favorevole ma poi per magia i personaggi sono quasi tutti positivi, anche mitici volendo, neanche del “presidentissimo” Rodoni, grande nemico delle donne in bici, si dice male, l’unico dipinto negativamente è un vecchio cittì che dalla Tartagni sull’Unità venne accusato di discriminare le cicliste secondo le loro tendenze sessuali, mentre la Stelitano ne scriveva come di uno che voleva aumentare il numero delle gare ed era alle prese con una nazionale divisa da invidie e gelosie, bei tempi mitici eroici in cui non c’erano donne che facessero squadra come nel triste presente sono state Noemi Cantele, Tatiana Guderzo e Elisa Longo Borghini, non ci sono più quelle belle invidie di una volta.

Poche ma interessanti le foto, tra cui una con Binda che forse iniziava a ricredersi sul ciclismo femminile. Quello a destra è il podio di Leicester.

La Zeriba Suonata – Canzoni per San Pasquale

Il 17 maggio la Chiesa cattolica ricorda San Pasquale Baylon che è ritenuto protettore delle donne perché a lui si rivolgevano le donne napoletane per trovare marito, contente loro. Come si può vedere un tipo di protettore diverso da come viene inteso nella vita profana ma meglio soprassedere. Però c’è una similarità con la vita terrena, il fatto che tale ruolo sia stato affidato a un uomo, è un po’ come quelle manifestazioni che parlano del ruolo della donna o anche che presentano eventi sportivi femminili e sia a parlare che ad ascoltare ci sono soprattutto uomini, e se c’è una donna è probabile che sia una hostess. Ma sempre Ivan Graziani ci chiederebbe tutto questo cosa c’entra con il rock’n’roll. Beh, tutto questo discorsetto è solo un pretesto per parlare di A Bit Of Previous, il nuovo album di Belle And Sebastian. Di cosa parlino le canzoni so poco, di certo da qualche disco in qua sono canzoni di persone di una certa età e gli adolescenti li lasciamo fare ai TARM, ma una costante dei dischi di Stuart Murdoch e compagni sono le tante immagini di donne che abbelliscono le copertine e i libretti interni, donne comuni e vestite, e anche del gruppo hanno sempre fatto parte delle donne, tra cui Isobel Campbell che poi è andata per la sua strada. Musicalmente la band si rifà sempre a tutto l’arco costituzionale del pop britannico, dagli Smiths ai corregionali (o connazionali, fate voi) Prefab Sprout, da Scott Walker, lo statunitense che trovò l’America nel Regno Unito, ad Al Stewart, e pazienza se qualche critico storcerebbe il naso ma a me quest’ultimo non è mai dispiaciuto.

If They’re Shooting At You

Poi si sa che una componente del pop britannico è il soul, anche per la vecchia faccenda del northern soul, e lo ascoltiamo nella canzone finale che parla di un ragazzo gay che lavora a New York. Nel testo a un certo punto dice: “Listen to the music of the traffic in the city”, ma caro Stuart, tu sei scozzese, la canzone è ambientata a New York, ci sta, ma fosse stata la Campania, dove dalle autoradio si sente quella musica vomitevole neomelodica o rap locale che non si distingue, forse avresti scritto “Comprati i tappi per le orecchie”.

Working Boy in New York City

Murdoch è praticamente il “Truffaut” della musica

Trova la differenza

A sinistra Fem Van Empel il 12 dicembre 2021 con guanti maniche lunghe e gambali vince la sua prima gara di Coppa del Mondo sulla neve della Val di Sole. A destra Marta Cavalli il 10 aprile 2022 con guanti maniche lunghe e gambali vince la sua prima classica sotto il sole del Limburgo. Trova l’unica differenza.

Soluzione: la temperatura.

Lotte marzo

Il 22 marzo 2017 la finlandese Lotta Lepistö poi sposata Henttala vince la Gent-Wevelgem.

Il 2 marzo 2021 Lotte Kopecky vince Le Samyn Des Dames.

Il 5 marzo 2022 sempre Lotte Kopecky vince le Strade Bianche, per ora la sua più importante vittoria su strada.

Rivalità dislocate

Fino a pochi mesi fa nel ciclismo maschile c’erano due rivalità: Van Der Poel-Van Aert e Pogacar-Roglic. Poi Van Der Poel ha avuto un set completo di problemi fisici e Roglic segue le sue strade che non sempre si incrociano con quelle del rivale, anzi meglio girare al largo. Così Van Aert alla première belga ha fatto da solo, proprio nel senso che ha vinto con una fuga di 15 km controvento inseguito da una muta di colleghi poco interessanti (non c’era “quello”), e oggi alle Strade Bianche sembra quasi che abbia voluto rispondergli Pogacar con una fuga inusitata di 50 km, improvvisata perché voleva solo selezionare un gruppetto e si girava a guardare se qualcuno si aggregava, poi, sapete come sono fatti questi giovani che vanno sempre di fretta, visto che nessuno si accodava (avrebbero voluto ma non ci riuscivano) se n’è andato e ha vinto divertendosi come suo solito. In campo femminile negli ultimi anni la rivalità maggiore era quella tra Van Vleuten e Van Der Breggen, nelle corse a tappe nelle classiche impegnative e anche a cronometro, al punto che ai mondiali dal 2018 al 2020 sono state protagoniste di fughe da lontano perché ognuna voleva anticipare la mossa dell’altra. Ma alla fine dell’anno scorso Van Der Breggen si è ritirata ed è salita sull’ammiraglia della stessa squadra per cui correva, incidentalmente la più forte del mondo, e la rivalità continua per interposte persone. Annemiek Van Vleuten dopo aver vinto la prima fiamminga ha cercato la terza vittoria alle Strade Bianche, che le sarebbe valsa anche l’intitolazione di un tratto del percorso come già successo per Cancellara, ma non è riuscita a staccare Lotte Kopecky, belga in costante crescita che da quest’anno corre proprio nella squadra della Van Der Breggen, e Annemiek si è buttata nelle strette stradine degli ultimi 300 metri, quasi un single-track, pensando “la Lotte è dura ma non mi fa paura” e invece Kopecky con tutta l’abilità che le deriva dalla pratica sia della pista che del ciclocross, sfiorando l’avversaria e il regolamento, è passata in testa in una delle ultime curve e ha ottenuto la sua vittoria più importante.

Dal fotoromanzo “Le donne vere fanno le curve”.

La Zeriba Suonata – Un uomo tranquillo

Molti hanno reagito al lockdown in maniera isterica, si affacciavano ai balconi sventolavano le bandiere cantavano inni e facevano applausi a casaccio, poi appena li hanno fatti uscire si sono mandati a quel paese. Johnny Marr no, ha passato il tempo scrivendo tante canzoni, troppe, e le ha scodellate nel disco Fever Dreams Pts 1-4, variegato e troppo lungo. Sono canzoni nate da meditazioni su quel periodo, e a guardare la foto in copertina, in cui Giovanni siede a gambe incrociate e mani giunte come se pregasse o appunto meditasse serenamente, viene da pensare all’opera di un uomo quieto, poi guardi nell’angolo in basso e trovi l’adesivo con la scritta Parental advisory explicit lyrics e ti viene il dubbio che neanche lui ne sia uscito migliore.

Johnny Marr- Lightning People

La Zeriba Suonata – La modella e i suoi modelli

Qualche giorno fa ho accennato a Rosie Vela, poi mi sono accorto che non ho mai postato niente su di lei, ho verificato facendo la ricerca col nome negli articoli pubblicati perché non è facile ricordarsene con certezza dopo oltre 3500 post in 8 anni, che ormai questo mi pare un secondo lavoro e quel che è peggio non retribuito.

La texana Roseanne Vela non è stata la solita modella che non sapendo cosa fare da grande si è messa a cantare, come ad esempio provò a fare Naomi Campbell con esiti insignificanti. Lei in realtà aveva iniziato a studiare musica, poi ebbe l’opportunità di fare la modella, sarà stato forse per la sua bellezza? E nel 1986 a 34 anni incise un disco intitolato Zazu. I suoi musicisti preferiti erano gli Steely Dan che nel suo disco non si limitarono a essere dei modelli di riferimento ma suonarono entrambi, Donald Fagen e Walter Becker, nonostante avessero sciolto il gruppo già da qualche anno. E il produttore scelto da Rosie, autrice di tutti i brani, fu lo stesso Gary Katz che aveva prodotto i dischi degli Steely Dan. L’album fu ben accolto dalla critica e per quanto riguarda il pubblico soprattutto da quello europeo. Non piacque proprio a tutti, probabilmente non a quello che se ne disfece permettendomi di trovarlo usato. O l’avevo comprato già in offerta? Eh, a distanza di tanti anni non è facile ricordarsene.

Magic Smile

Musica elegante verrebbe facilmente da dire, ma il “caso” Naomi Campbell dimostra che non era scontato. Vela avrebbe in seguito registrato un secondo disco ma non fu mai pubblicato, erano anni in cui c’era in giro musica pop jazzata, a iniziare dagli Style Council, ma forse se la ragazza fosse arrivata qualche anno dopo, ai tempi del Grande Revival Generale, avrebbe potuto avere maggiore fortuna. Rosie ha anche recitato in qualche film, poi avendo avuto una relazione con Jeff Lynne cantò nell’album Zoom della Electric Light Orchestra e nel tour connesso, e poi niente, la storia con Lynne durò 7 anni e si sa che a quel punto c’è la famosa crisi del settimo anno e smentirla pareva brutto.

E.L.O. – Evil Woman (live)

Mi faceva ridere quell’adesivo in copertina con la scritta “Do yourself a favour: BUY THIS RECORD” su cotanto “sfondo”.