La Zeriba Suonata – fluente

L’americanissimo chitarrista Kurt Vile con la sua chioma fluente e il suo gruppo The Violators ha fatto uscire il suo nuovo disco Bottle It In per l’etichetta Matador che è quasi sempre garanzia di qualità e quindi se su un disco c’è scritto Matador quello è di conseguenza un avviso di garanzia e questo in particolare è un disco fluente anzichenò perché dura 79 minuti di note fluenti che viaggiano sulla tratta Los Angeles – New York da Neil Young e Tom Waits passando per Tom Petty e Rickie Lee Jones fino a Bob Dylan e Lou Reed e il dibattito è sulla copertina che lo ritrae sorridente con la chitarra con l’espressione di un bambino che l’ha avuta in regalo per la prima comunione e alcuni dicono meglio lasciar perdere ma certi ascoltatori si dovrebbe capire già da quello che ascoltano che il senso dell’ironia non l’hanno mai avuto e quindi approvata la copertina con anche una grafica da vecchio vinile che ricorda quasi la Linea3 per chi se la ricorda diciamo infine che tra gli ospiti ci sono la sua sostenitrice ed ex giovane sonica Kim Gordon che qui suona la chitarra acustica sullo sfondo di un solo brano mentre ben più presente è l’amica di Kurt la batterista Stella Mozgawa che ormai è richiestissima ma se il prezzemolo ce lo mettono le Warpaint dà più sapore alla musica come ad esempio in One Trick Ponies.

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piogge tropicali di coriandoli

Non sopporto gli sprechi, soprattutto quelli per futili motivi, e cioè quelli che dovrebbero creare un’atmosfera festosa e suscitare quell’allegria forzata che deve surrogare quella spontanea sempre più rara. Ad esempio non sopporto i gavettoni, e quelli che si divertono a sprecare così l’acqua li manderei in vacanza, perché capiscano o per semplice cattiveria è uguale, in qualche villaggio africano dove c’è da fare qualche chilometro a piedi per andare a prendere l’acqua ai pozzi. E non sopporto palloncini e coriandoli. Da un po’ di tempo i coriandoli vengono sparati all’arrivo di alcune gare o durante le premiazioni: mi spiacciono quei pochi che sporcano il rettilineo d’arrivo del G.P. di Capodarco, ma è niente in confronto al Giro del Guatemala, che comunque non è l’unica corsa fuori dall’Europa dove nelle foto si vedono più questi pezzetti di carta svolazzanti che i ciclisti. E sarei curioso di vedere i fotofinish. Tranne che nelle tappe a cronometro, dove sarebbe stato uno sforzo organizzativo enorme tirare coriandoli a ogni singolo ciclista, gli altri arrivi sono stati salutati tutti con allegria.

Solo nella terza tappa ci deve essere stato qualche problema e allora un buontempone più allegro degli altri ha pensato bene di rimpiazzare i coriandoli con una bandiera a scacchi.

Megan, pronipote di migranti

Anche se le cicliste italiane tra il 2007 e il 2011 si divertivano a vincere il mondiale su strada non è che poi nelle corse casalinghe dominavano, ma mi rendo conto che chi non segue il ciclismo femminile a sentir parlare di corse casalinghe chissà cosa può pensare. Per dire, nel nuovo millennio c’è stata una sola vittoria italiana nel Giro d’Italia, nel 2008 con Fabiana Luperini, che il meglio di sé l’aveva dato nel remoto secolo trascorso. Però quello che successe al Giro della Toscana del 2011 fu davvero troppo: vinse un’americana sconosciuta, per di più già 26enne in uno sport in cui a 19 anni si inizia a correre tra le élites e a 20 si rischia di essere già una promessa mancata, e poi con un cognome che non si capiva come pronunciare: Gàrnier o forse Guàrnier? Boh. Poi si è avuto modo di saperne di più, anche perché la ragazza, presa confidenza con le corse europee ha iniziato a vincere, in USA, ma poi anche in Italia, sempre in Toscana nel 2015 alla prima edizione delle Strade Bianche, che Marianne Vos ci teneva tanto ma in quel periodo si era dovuta fermare. In quella circostanza abbiamo saputo che un bis-bisnonno di Megan, o un bis-trisnonno o un tris-bisnonno, neanche lei lo sa bene, era toscano e migrò a cercare fortuna in USA, e forse per americanizzare il cognome si tolse la “i” finale. Nel 2015 Guarnier fu pure terza al mondiale casalingo (vedi sopra) di Richmond prima di vivere la sua stagione migliore. Infatti nel 2016, forte in salita e a cronometro e fortina in volata, per di più facendo parte dello squadrone Boels-Dolmans che poteva fare gioco di squadra con le sue varie capitane, Megan vinse il Giro d’Italia e la classifica World Tour. Nel 2018, come dice sui suoi account, ha deciso di chiudere questo capitolo e ritirarsi, e ci ha lasciati con questo grande interrogativo: ma come si pronuncia il suo cognome?

Il podio delle Strade Bianche 2015: a sinistra Liz Armitstead non ancora sposata Deignan in evidente difficoltà nell’aprire lo spumantone, al centro Megan Guarnier e a destra Elisa Longo Borghini che dimostra una preoccupante dimestichezza col bottiglione, non confacente alla famosa vita da ciclista.

La Zeriba Suonata – Gente ricca

Non sarà rispettosa dei bistrattati diritti umani dei ricchi, ma a me quest’idea di fotografare i ricchi londinesi come fosse un safari mi piace. Si tratta del progetto Harrodsburg del fotografo Dougie Wallace, di cui ho letto in questi giorni sul sito di Internazionale. E mi ha fatto venire in mente un dischetto di 34 anni fa, un 45 giri 7 pollici azzurro del gruppo islandese Jonee Jonee pubblicato dall’etichetta italiana Extrema!, che sul retro di copertina intimava ai compratori di non pagare più di 2500 lire. Il 45 giri era intitolato Blar azzurro.

Il gruppo, composto dal bassista Hringur Hafsteinsson e dal batterista Bergsteinn Bjorgulfsson, faceva post-punk, più o meno negli stessi anni in cui nel loro paese la leggiadra signorina Bjork Gudmundsdottir cantava e si dimenava nei gruppetti che precedettero gli Sugarcubes. A nome del gruppo risultava già un album intitolato Svonatorrek del 1982, e come finirono due anni dopo a incidere questo dischetto in Italia non saprei dirvi; poi a loro nome non risulta più niente. Curioso che un 45 giri con un solo brano per lato non si intitoli come nessuno dei due; infatti sul lato A c’è Bolex Camera e sul lato B, ecco cosa c’entra Harrodsburg, c’è il brano intitolato Rich People.