Illusione ottica

Oggi si è corsa l’ultima gara della stagione del ciclocross, ma la penultima disputata ieri ha offerto un’immagine del podio che era un po’ come certe illusioni ottiche, se avete presente le immagini abbastanza famose di due linee di uguale lunghezza che sembrano diverse o di una giovane che poi vai a vedere bene e invece è una brutta vecchiaccia o di quei due pirla con un calice sul naso, giochi derivati dagli studi della psicologia della Gestalt, che però non si limitava a queste cose divertenti, quelli erano studiosi seri che hanno elaborato una teoria organica e causa nazismo sono andati negli USA a continuare il lavoro. Ma torniamo all’illusione ciclistica, guardando questa foto del podio viene da pensare che il vincitore, cioè quello sul gradino più alto, sia quello a sinistra (Toon Aerts) o quella a destra (Michael Vanthourenhout) e invece no, ha vinto quello al centro, Eli Iserbyt, che ha vinto all’inizio e alla fine della stagione ma, per sua sfortuna, in mezzo ci sono stati Van Aert e Van Der Poel, quest’ultimo il tempo di prendere un pochino di riposo e di cambiare la bici ed è tornato già a vincere su strada in mezzo al deserto vero, quello non dovuto al covid.

In realtà qui non stanno sui gradini del podio, ma “partono” alla pari.

Perline di Sport – fuori dal coro, dal gregge, ma pure dal gruppo

Viviamo un momento difficile, c’è la crisi economica, l’emergenza sanitaria, e sta sgocciolando la stagione del ciclocross, dopo quasi un anno in cui è stato proibito ora l’Assembramento è andato al governo, e adesso più che mai c’è bisogno di una voce fuori dal coro. Le televisioni di regime vi impongono l’America’s Cup e il Superbowl, ma poiché questo blog, al contrario del governo, non cerca consensi, parla di tutt’altro e controbatte col ciclismo, femminile per giunta, e se non vi interessa non è un problema perché io mi sono divertito a cercare e vedere questi video e già va bene così. E basta pure scherzare su Lucinda Brand, che fino a poco tempo fa era quella che cadeva sempre o che perdeva in volata pure se la volata gliela lanciava la capitana Marianne o che all’Europeo del 2018 litigava con la giovanissima Nadia Quagliotto, un’altra capace di perdere anche vincendo. Lucinda Brand quest’anno nel ciclocross ha vinto non solo  il mondiale ma anche le tre principali challenge, ma non è certo sbucata dal nulla e pure su strada ha vinto belle corse tra cui due importanti classiche. La prima nel 2014, anno in cui militava nella Raboliv, che era uno squadrone soprattutto se visto con il senno di poi, e dopo aver perso la tappa del Giro d’Italia di cui sopra, nel Gran Prix dal nome cangiante forse capisce che è meglio provare ad andarsene da sola, mentre dietro le compagne le guardano le spalle, e il risultato all’arrivo è un podio tutto Raboliv, e in un campo partenti notevole quarta e prima non Raboliv è Rossella Ratto nella sua annata migliore.

G.P.Plouay 2014

Foro di gruppo della Raboliv scattata da Iris Slappendel che indossa la maglia dei traguardi volanti disegnata da lei medesima: da sinistra Ferrand-Prévot, Van Der Breggen, Brand, Knetemann e Vos.

Tre anni dopo Lucinda corre per la Sunweb in cui come compagna di squadra trova Ellen Van Dijk che nella gara che apre la stagione fiamminga, l’Omloop Het Nieuwsblad, va in fuga sul Patergerg insieme alla Longo Borghini (oggi sono tutte insieme nella Trek). Ma le fuggitive vengono riprese da altri nomi illustri, tra cui Annemiek Van Vleuten, e allora la Brand prova e riprova la fuga solitaria e vince, e questa volta il podio è di future maglie iridate: seconda Blaak, terza Van Vleuten.

Omloop Het Nieuwsblad 2017

Il momento dello scatto di Lucinda Brand.

Das ist alles, mensen!

 

Problemi familiari

L’ho scritto più volte, capita spesso di vedere i vincitori di corse ciclistiche che sul traguardo alzano un dito al cielo per ricordare qualche familiare morto di recente, spesso in settimana, in mancanza va bene anche un amico, e che una delle maggiori cause di mortalità nel mondo è l’avere un parente ciclista agonista, e viene da credere che un orfanello, un senza famiglia, farebbe bene a dedicarsi a un altro sport perché nel ciclismo le sue possibilità di vittoria sono già ridotte in partenza. Ma a volte di questo ne risentono anche altri ciclisti, prendiamo Sfigatino Iserbyt che era in testa in due challenge ma settimane fa si è infortunato e non si è ancora ripreso completamente. Ieri avrebbe avuto bisogno dell’aiuto della squadra per distanziare quanto più possibile Toon Aerts nell’ultima prova del Superprestige, e per di più il rivale già in partenza aveva dimostrato di non essere in giornata, ma il problema era che i suoi compagni alla Pauwels sono Michel Vanthourenhout che anziché aiutare Eli preferisce prenderlo a ceffoni e Laurens Sweeck che in genere penso non avrebbe niente in contrario ma in settimana era morto il suocero ed è entrato in trance da parente morto andandosene da solo, così mentre Iserbyt neanche lui in giornata perdeva la classifica finale lui vinceva, e forse ha tirato dritto perché ha vinto anche oggi nella penultima prova di un’altra challenge forse meno prestigiosa ma dispensatrice di ricchi premi.

Laurens Sweeck mai così vincente.

I parenti dei ciclisti semmai sono un problema quando sono vivi e in ottima salute, fanno da accompagnatori e tifosi vocianti, e così la Signora Alvarado è diventata un personaggio senza fare niente di particolare o di scorretto, ma più visibile in questo periodo senza pubblico. Certo lei è “solo” la madre di una campionessa mentre i colleghi Sven Nys Adrie Van Der Poel e Luca Bramati erano famosi soprattutto quando correvano in prima persona. Un paio di settimane fa scrissi che la madre di Ceylin era in buona forma perché correva con lo zaino sulle spalle e con la mascherina, poi chissà ieri cosa è successo, le sarà caduta o sarà andata in affanno e se la sarà tolta, è stata beccata senza mascherina e la multa l’hanno fatto alla figlia, che ieri inseguiva senza speranza la Betsema ma oggi per rifarsi del danno economico ha vinto addirittura battendo in volata la Brand, e allora forse no, i parenti vivi non sono un problema, capace che quella Ceylin Alvarado, che ieri sembrava a corto di energie e aveva preceduto la campionessa del mondo solo perché quest’ultima era caduta come ai “bei tempi” ma aveva fatto una rimonta notevole, oggi aveva una motivazione in più, anche se venale.

Quando invece del fango c’è la neve le ragazze arrivano belle pulite.

Statistiche illustrate – La Brand batte i brand

Nei Paesi Bassi gli abitanti sono poco più di 17 milioni, e nello scorso weekend una media di 864.000 spettatori ha seguito il campionato del mondo maschile di ciclocross con l’atteso duello tra i due fenomeni e la vittoria del loro spavaldo connazionale Mathieu Van Der Poel. Ma il giorno prima la prova femminile con la valanga arancione ha avuto una media superiore: 921.000 spettatori. In Italia gli abitanti sono 60 milioni e le puntate dell’America’s Cup, che tutti gli sponsor ricchissimi invitano a seguire numerosi, a volte arrivano a una media di 100.000 spettatori.

La Zeriba Suonata – transottanta

I Throwing Muses e i Pixies sono due gruppi americani che fecero fortuna in Europa perché furono scritturati dall’etichetta inglese 4AD e traghettarono il rock dalla new wave e dal folk verso il suono indie anni 90, che non per colpa loro sarebbe degenerato anche nel grunge. I Throwing Muses erano soprattutto Kristin Hersh e Tanya Donnelly, poi quest’ultima prima formò i Breeders insieme a Kim Deal dei Pixies e poi i Belly. Dalla prima parte di carriera del gruppo vi linko un brano molto pop, quasi Go-Go’s o Bangles.

Not To Soon

Poi dal periodo successivo all’uscita dal gruppo di Tanya Donnelly, ecco un video in cui Kristin Hersch è insolitamente glamour.

Bright Yellow Gun

Billy Bragg, altro personaggio importante del decennio, diceva che quando saliva sul palco non pensava di essere Woody Guthrie o Bob Dylan ma i Clash, anche se non sempre ci riusciva. Quando ci fu la moda degli unplugged, se gli staccavano la spina e li facevano sedere, e a giudicare dalla posizione delle gambe del bassista Bernard Georges stavano pure scomodi, i Throwing Muses non pensavano di essere i CSI in crisi mistica ma sempre i Throwing Muses, e se facessi una lista delle canzoni che non mi stancherei mai di ascoltare ci sarebbe sicuramente questa:

Limbo

Kristin Hersh è la prima a sinistra, Tanya Donnelly è l’ultima e in bicicletta e quindi in maglia nera.

 

Un mare di vantaggio

Mentre l’Italia diventa quasi tutta gialla il ciclocross è diventato completamente arancione: ai Mondiali di Ostenda i Paesi Bassi hanno vinto 8 medaglie su 12 compresi tutti gli ori e lasciando tre medagliette ai padroni di casa e una all’Ungheria. Eppure non è passato molto tempo da quando vincevano con Van Aert e Sanne Cant tra gli élite e Iserbyt tra gli under 23 e neanche da quella volta, era il 2012 e pure allora si correva sulla sabbia a Koksijde, che nella gara maschile arrivarono sette belgi ai primi sette posti e si iniziò a temere per il futuro di questa disciplina se fosse diventata solo una faccenda belga, anzi fiamminga dato che un ciclocrossista vallone non lo ricordo, devo indagare. Gli italiani poi non aspiravano a niente e dato che Arzuffi e Lechner non hanno vissuto la loro stagione migliore un buon risultato lo si poteva attendere dalla under 23 Francesca Baroni, la quale ha fatto anche meglio di quanto si poteva sperare con un quinto posto ottenuto battendo in volata Puck Pieterse che nella Coppa del Mondo partiva in prima fila, ma ancora meglio ha fatto la RAI che ha ignorato questa gara. Il cittì Scotti dice che gli italiani non sono abituati a correre sulla sabbia e in effetti in Italia non si tiene conto che a livello internazionale quel terreno non è una rarità, eppure l’Italia è notoriamente circondata dal mare e si potrebbero cercare località marine disposte a ospitare qualche gara, ma chissà invece dove lo trova il mare l’ungherese Vas che è arrivata terza. Comunque la vittoria meno sicura per i Paesi Bassi era nella prova élite maschile in cui Mathieu Van Der Poel è partito subito forte e il suo rivale Wout Van Aert pure, ma l’inglesino Tommasino Pidcock ha fatto lo stesso sbaglio della Worst contro la Brand e col suo metro e mezzo d’altezza o poco più ha cercato alla prima curva di dare una spallata a quel bestio di Van Aert che l’ha facilmente respinto dicendogli: “Spostati ragazzino, lasciami lavorare”. E i due fenomeni sono andati via e al primo giro avevano già un grosso vantaggio su un trenino belga di 4 poi 5 vagoni col rientro dello sfigatino Eli Iserbyt, di cui stranamente quel pettegolo di Luca Bramati ignorava l’incidente al polso dicendo che nella seconda parte di stagione ha avuto un calo psicologico. E a proposito di idee che ci si fanno dei ciclisti e restano fisse anche contro le evidenze contrarie, si pensa sempre che Van Der Poel in caso di incidente vada nel pallone e che Van Aert sappia sempre scegliere le gomme giuste. Ma in gara è successo che Van Aert stava attaccando e quando aveva pochi metri di vantaggio su Van Der Poel questi è caduto e per di più ha storto la sella, così ha perso un bel po’ di secondi prima di cambiare la bici ma non ha mollato, anzi ha iniziato un inseguimento che a un certo punto sembrava diventato pure troppo facile, ma la spiegazione stava nel fatto che Van Aert aveva bucato. Van Der Poel ha tirato dritto prendendo un vantaggio che il rivale non riusciva mai a recuperare completamente e alla fine ha pagato gli sforzi, e quando a un certo punto Van Der Poel era al termine del tratto di spiaggia, dove i ciclisti finivano nell’acqua del mare che consentiva pure di lavare le ruote, e Van Aert era solo all’inizio Bramati ha detto che Van Der Poel aveva tutto un mare di vantaggio. Dietro Pidcock era rinculato dopo lo scontro con Van Aert, ma poi tom tom cacchio cacchio ha raggiunto e superato il trenino belga da cui però è partito Toon Aerts che ha fatto la gara migliore della stagione e ogni volta che l’inglese si avvicinava lui riguadagnava nei tratti sabbiosi dove invece Pidcock affondava. E alla fine sul podio sembrava proprio Aerts il più contento, ancora terzo, primo degli altri, l’unico tra i primi quattro ad essere quasi esclusivamente crossista, verrà un giorno in cui gli altri tre daranno priorità a un altro obbiettivo.

Con tutto quel mare invernale poteva sembrare un film pensoso degli anni 60.

Cambio di vocale

Aspettando i mondiali di ciclocross potete risolvere questo semplice cambio di vocale (Wxz, Wyz) che però non è ancora cambio generazionale. La soluzione potete trovarla negli ordini di arrivo delle gare di quest’anno.

Facciamolo questo paragone

Da decenni quelli che vogliono fare i tipi al passo coi tempi dicono che le soap, le serie, le fiction, sono il corrispettivo odierno dei poemi classici, epici, cavallereschi e chissà di cos’altro. E allora facciamolo questo paragone, e chiediamoci: se l’Orlando Furioso intendeva anche celebrare la Corte d’Este, Gomorra e tutte le altre serie criminali vogliono forse omaggiare qualcuno?

Illustrazione di Grazia Nidasio.

 

Una domenica al mare

La penultima tappa della Coppa del Mondo di ciclocross versione light si disputa a Hulst, vicino al mare e sotto il suo livello, quelle terre che gli ex olandesi hanno sottratto al mare, non proprio la stessa cosa che fanno gli italiani quando sottraggono sabbia alle spiagge per farne calcestruzzo per ponti che cadono e palazzi che crollano. In questa settimana i protagonisti hanno parlato più o meno a vanvera, ad esempio lo smargiasso Tom Pidcock ha detto che non vuole correre sempre per arrivare secondo ed è stato di parola, oggi è arrivato terzo, ma rischia di essere superato pure nella graduatoria delle smargiassate da Mathieu Van Der Poel. Domenica scorsa MVDP definì il percorso un circuito di merda, ieri dopo aver corso l’ennesima gara ha detto di sentirsi stanco e forse per questo oggi è andato a tutta, avrà pensato che prima finiva e prima si riposava, e all’arrivo ha mostrato i muscoli, anzi uno solo. E’ ancora il figlio di Adrie e il nipote di Raymond ma sembra lontano parente di quello che fino a un paio di anni fa si divertiva a fare acrobazie in gara. Il suo rivale Wout Van Aert è arrivato secondo ma è primo in Coppa, il suo problema è che allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, come per l’incantesimo di una maga, la sua bici si è trasformata in un’altra, cioè la sua squadra ha cambiato la ditta fornitrice però la nuova non aveva ancora pronto un modello adatto alla bisogna e allora il ragazzo che ha già dimostrato una certa allergia ai contratti ha utilizzato la vecchia però camuffata, e l’ha fatto talmente bene che al box al momento di cambiarla non l’ha riconosciuta. Pure la gara femminile è stata uccisa dalla vincitrice, che però stavolta è stata Denise Betsema, che tra dighe e vento ha detto di sentirsi a casa, e non Lucinda Brand che però col secondo posto ha matematicamente e finalmente vinto la Coppa, la prima vittoria importantissima. La mancanza del pubblico, e quindi delle grida e del rumore dei campanacci, consentiva di sentire le grida degli accompagnatori, in particolare quelli della Signora Alvarado, personaggio ormai riconoscibile quanto Adrie Van Der Poel e Sven Nys, madre di Ceylin e madrelingua spagnola, che però non gridava “Andale, Andale! Arriba, Arriba! Yepa, Yepa!”, ma molto più addentro alle cose ciclistiche incitava la figlia a mettere pressione alla connazionale Brand, sono entrambe ex olandesi ma la famiglia Alvarado è originaria della Repubblica Dominicana contro il parere di Andrea De Luca che insiste a dire che sono di Cuba. Ma allora il cantante col nome scemo non gli ha insegnato niente? Se erano cubani perché mai dovevano andarsene dal loro paese, dove la gente vive democratica e felice e indossa le magliette con l’icona di Che Guevara?