Quiz Mitico

La Zeriba Illustrata vi propone un quiz di attualità attualissimo facile facile. Si tratta di indovinare chi ha detto la seguente frase:

Con gli anni si perde il bisogno di avere idoli e si capisce qualcosa di ben più importante. Gli atleti e le atlete sono uomini e donne come tutti gli altri. Hanno i loro punti di forza e le loro debolezze. 

  1. Lo scrittore Omero o chi ne faceva le veci.
  2. Il Duce Benito Mussolini dal balcone di Piazza Venezia mentre stendeva i panni.
  3. Il Sindaco della città di Napule in persona.
  4. Il cantante impegnato part-time Jovanotti.
  5. La ciclista Rossella Ratto.

La soluzione è qui sotto capovolta, ma non è difficile perché è la stessa di un precedente quiz.

La Zeriba Suonata – Le Signore Jones e i pirati

Quando mi capita di zappare, o zappingare non saprei, dalle parti di qualche programma con i vip non mi meraviglio di non conoscere molti dei personaggi presenti dato che sono carente in cultura televisiva, però poi mi dicono che buona parte di questi sono famosi più che altro perché hanno avuto una relazione con altri vip, forse ce l’hanno scritto pure sulla carta d’identità, in pratica la proprietà transitiva della vippaggine. Però non penso che nel 1979 per incidere un disco fosse sufficiente l’essere comparsa in foto sul retro della copertina di un altro disco, oggi famoso allora non saprei, irriconoscibile e appoggiata a un’auto con l’autore del disco medesimo che cercava di congiungersi con lei more uxorio in quanto suo partner titolare. Ma sicuramente la ragazza in questione, Rickie Lee Jones, di etnia fricchettona, aveva rivelato notevoli doti di autrice ed interprete, più che l’anello di congiunzione tra Joni Mitchell e Tom Waits, cioè quel suo fidanzato. Due anni dopo incise Pirates, un altro grande disco che in copertina ha una foto di Brassai con la dieresi sulla “i”. E direi che se fosse stata una gara, a quel punto tra Rickie Lee e Tom Waits, nonostante il Blue Valentine della foto suddetta, era pari o forse era in leggero vantaggio la signora. Ma dopo è andata che Tom Waits ha pubblicato due dischi monumentali, Swordfishtrombones e Rain Dogs, mentre la Jones ha avuto una carriera discontinua e, per non essere da meno del suo ex in quanto a stramberie, tanto per dire a quel capolavoro fece seguire Girl At Her Volcano, un 10 pollici che non so se oggi è una rarità da collezionisti, io ce l’ho ma me lo tengo. I pirati che Rickie Lee Jones aspettava nella canzone omonima erano pirati metaforici.

Rickie Lee Jones – Pirates

Norah Jones ha venticinque anni meno di Rickie Lee e le due non sono parenti. Norah è figlia del sitarista indiano Ravi Shankar, famoso soprattutto negli anni dei trip per l’India, però ha vissuto solo con la madre, e per me comunque questo era solo un dato biografico, perché i grandi della musica, da John Lennon a Yoko Ono da Bob Dylan a Tim Buckley, non è che abbiano generato dei geni musicali. Dalla figlia dell’idolo di tanti fricchettoni e vissuta in una famiglia monca forse qualcuno si sarebbe aspettato chissà che musica strana, invece la signora Jones 2 non poteva fare musica più tradizionale: country blues e jazz a forte rischio abbiocco. Ma sarebbe un peccato addormentarsi durante l’ascolto di un suo disco perché si rischierebbe di perdersi qualcuno di quei pezzi che quando li azzecca le vengono proprio bene, come You’ve Ruined Me, contenuto in The Fall, album del 2009 più pop e pure leggermente elettronico, che si apre con Chasing Pirates, e anche qui i pirati di cui lei va in caccia sono metaforici. Ma un’altra cosa che a me piace di questa cantante, oltre al suo aspetto assai grazioso, è il fatto che sembra cantare e comportarsi molto naturalmente, senza costruirsi un personaggio, senza cantare (finto) sofferto come una donna che fuma beve e si droga, però mai quanto il figlio, e che è stata lasciata prima dai genitori poi dal marito che l’ha picchiata e infine è finita sotto un camion sulle polverose strade americane.

Norah Jones – Chasing Pirates

uno sport da sconsigliare

Il ciclismo è uno sport duro e pure costoso. Una squadra di ciclismo costa molto anche nelle categorie giovanili e quindi per mantenerla si cercano più sponsor possibili. L’altro giorno ha cercato di tracciare un bilancio dell’annata il Presidente della “Aspiratori Otelli Vtfm Carin Loxam Baiocchi Alchem Cadeo Carpaneto” ma secondo me dopo averne detto il nome già si era fatto tardi e avranno lasciato stare. E poi porta male, già avevo scritto di un fatto inquietante: quando un ciclista vince una corsa spesso ha qualche morto da omaggiare, per lo più parenti stretti. Nella settimana appena conclusa ci sono state due cose positive per la famiglia ciclistica Vanthourenhout: Sven, che già era cittì della nazionale di ciclocross, è stato nominato alla guida anche delle nazionali della strada, una specie di supercittì come Cassani. E ieri nella prova di Superprestige di Merksplas il cugino Michel ha finalmente vinto una gara importante. Michel è stato secondo sia a un mondiale che a un europeo ma non era mai riuscito a vincere in uno dei grandi circuiti, prima o poi doveva succedere, ma non è capitato in una circostanza qualunque, perché dopo l’arrivo ha detto che di recente gli è morto un cugino. Insomma, se i ragazzi è normale che si ispirino a Nibali, i loro genitori farebbero bene a ispirarsi al padre e segargli la bicicletta.

Statistiche illustrate – Il povero ricco

Ci si può ritirare vincendo o vincere proprio quando ci si ritira (Marangoni), all’opposto si può abbandonare dopo un lento declino o per mancanza di motivazioni o per altri interessi o per infortunio o semplicemente per non aver trovato un contratto. E diciamo che l’australiano Adam Hansen forse poteva uscire di scena in una maniera migliore invece che ritrovandosi come rappresentante di una discussa protesta al Giro. Adam Hansen non è stato un ciclista qualunque, passistone capace di tirare in testa al gruppo e di vincere dopo lunghe fughe non è un caso se ha corso fino all’ultimo, trentanovenne, in squadre ricche. Ma è ricordato soprattutto per aver terminato 20 grandi giri consecutivi. Certo lui non ha mai corso per fare classifica e si può dire che si risparmiava questo stress, come hanno dimostrato le trovate goliardiche soprattutto quando in salita il suo compito era finito e procedeva in allegria, scherzando col pubblico fino ad accettare una birra dai tifosi olandesi. Eppure ridendo e scherzando ha vinto una tappa al Giro e una alla Vuelta, non quanto il suo compagno di squadra e affine Thomas De Gendt ma comunque un bel palmarès.

Hansen in rosa a modo suo.

Ma in passato c’è stato un altro stakanovista dei grandi giri, lo spagnolo Marino Lejarreta che di giri consecutivi ne disputò solo 10 ma correndo per la classifica. Alla Vuelta ha occupato tutte le posizioni del podio, anche se la vittoria nel 1982 fu a tavolino, e tra tutti e tre i grandi giri è entrato 15 volte in top ten. Inoltre ha vinto brevi corse a tappe, 3 volte la Classica di San Sebastian e il Giro dell’Appennino che ai suoi tempi era una corsa difficile e prestigiosa. Quindi si potrebbe dire che al confronto Adam Hansen potrebbe essere definito il Lejarreta dei poveri, se non fosse che lui è ricco. Hansen infatti è un imprenditore, produce calzature, si dice che colleziona auto da corsa, poi non so se la sua ricchezza viene esagerata o romanzata, di sicuro qualcuno potrebbe chiedersi chi glielo ha fatto fare di correre in bici per di più nel ruolo di faticatore, ma non sono più i tempi di Visentini, cioè quelli di Lejarreta, quando un ciclista di famiglia agiata era quasi sospetto.

La scultura dedicata a Lejarreta dalle parti di Oviedo.

 

Statistiche illustrate – Qui le vittorie stanno a zero

Con la Vuelta si è conclusa l’annata delle corse riconosciute dall’U.C.I., un’annata compressa, tranne che per l’inizio, con molte corse cancellate e tante sovrapposte anche con caratteristiche affini. E alla parte zippata si è arrivati con una preparazione diversa dal solito, e chi ne capisce dice che i giovani hanno trovato la forma prima dei vecchi che avevano bisogno di più km nelle gambe. Per tutti questi motivi le vittorie dei ciclisti maturi sono state poche, tanto di cappello ai plurivittoriosi Arnaud Démare (11) e Anna Van Der Breggen (8 in un calendario femminile davvero misero), e fa davvero impressione l’elenco dei campioni e campioncini che non hanno vinto neanche una gara. Qualcuno ha vinto nelle altre specialità, su pista nel ciclocross o nelle gare virtuali, e solo in queste ultime Van Avermaet ha finalmente vinto il Fiandre, e tutto ciò potrebbe essere un’altra prova del ricambio generazionale in corso, ma aspettiamo un’annata normale per dirlo, che certo potrebbe non essere neanche la prossima, che comunque dovrebbe essere quella olimpica per cui dopo di essa alcuni, anzi molti dei ciclisti elencati si ritireranno direttamente. Da questa lista ho tolto Rigoberto Uran e Ellen Van Dijk solo perché hanno vinto una cronosquadre, ma almeno nel  caso dell’olandesona avrà avuto un ruolo fondamentale in quella vittoria, ma per il resto nel 2020 non hanno vinto corse: Fabio Aru, Romain Bardet, Mark Cavendish, Tom Dumoulin, Chris Froome, Philippe Gilbert, André Greipel, Mikel Landa, Oliver Naesen, Vincenzo Nibali, Thibaut Pinot, Niki Terpstra, Matteo Trentin, Alejandro Valverde, Greg Van Avermaet, Sep Vanmarcke, Ilnur Zakarin, Elia Viviani & Elena Cecchini, Lucinda Brand, Rasa Leleivyte, Kasia Niewadoma, Amy Pieters, Coryn Rivera, Demi Vollering e pure Kirsten Wild. Ma una menzione speciale va a Puck Moonen che ha annunciato che tra quattro anni vincerà il Mondiale e forse per risparmiare le energie in vista di quell’evento importantissimo ha corso solo 4 corse UCI e si è ritirata in tutte e 4.

Poi si lamenta che la prendono in giro.

Le Nuove Avventure di Giovannino

Sembrava proprio che Giovannino Perdicorse dovesse concludere la sua lunga carriera con lo stesso dirigente con cui ha corso da under23 e poi per qualche anno da professionista. Ma in un anno pieno di avventure e soprattutto disavventure, in cui è stato biconvocato in nazionale correndo sia l’europeo che il mondiale ma ha dovuto  ritirarsi dal Giro per problemi di salute quando era principe delle montagne e delle montagnole e delle colline e dei cavalcavia, dopo esser stato trafitto al piede, anzi alla calzatura, da un chiodo, e non di quelli con cui il gentile teppista cosparge il manto asfaltato prima del passaggio dei corridori ma una specie di dardo ricordo di qualche lavorazione distratta, e alla fine della storia quest’anno non ha vinto niente, a sorpresa ha cambiato squadra per correre nel fronte avverso, dalla padella nella brace, perché non si capisce come mai in Italia le squadre le fanno solo quei tre là, ma per fortuna Giovannino va avanti di suo, però se ha qualche compagno di squadra che può aiutarlo decentemente male non gliene viene.

Statistiche Illustrate – Che gusto è?

Tra oscillazioni dei contagi e percentuali sui tamponi, mi pare che l’unico dato certo è quello sull’aumento dei morti. Una cosa che invece mi sembra molto più difficile da dimostrare scientificamente è il fatto che l’Italia sia il paese della bellezza con la “Beee” maiuscola, dello stile e del gusto, perché quando, tra tutti questi morti veri, si inscenano per proteste e pretesti finti funerali per la morte dell’economia del commercio o dello spettacolo, con manifesti bare e perfino le auto e la banda che suona marce funebri, tutto questo secondo voi che gusto è? Io direi cattivo.

Nuvole con scia d’aereo

La tecnologia non può farmi diventare bravo a fare le foto, però almeno questa tecnologia riproducesse i colori che vedo io, niente, e allora con i pochi mezzi che so usare cerco di variare i colori fino a ottenere quelli che credo di aver visto, ma dato che non ci riesco allora li distorco. Stasera, che poi non so perché le nuvole particolari capitano sempre di venerdì, non c’è stato bisogno di modificare niente perché è passato un aereo e la sua scia chimica ha virato e viziato i colori.

Non è vero ma qualcuno potrebbe crederlo.

La Zeriba Suonata – come ci si sente?

Se le manifestazioni in piazza non mi si confanno è perché ci tengo alla mia asocialità, ma ad altri non si confanno per censo, per estrazione sociale. Ieri un rappresentante dei commercianti diceva che le piazze sono per altri, perché già dire “le partite iva”, quelle care alla Fratella d’Italia, dà l’idea di qualcosa di “impettito e dignitoso” come direbbe Jane Fonda, però poi il capo commerciante ha chiesto i soldi lo stesso. Però delle manifestazioni ci sono state, e sono spesso degenerate, e andava tutto bene quando capitava ai lavoratori, ai no global, agli altri, ma, ammettendo e non concedendo la buona fede, come ci si sente a venire strumentalizzati e criminalizzati?

How does it feel, how does it feel? / To be without a home / Like a complete unknown, like a rolling stone

Un genere di manifestazioni di piazza che preferisco.