Lotte marzo

Il 22 marzo 2017 la finlandese Lotta Lepistö poi sposata Henttala vince la Gent-Wevelgem.

Il 2 marzo 2021 Lotte Kopecky vince Le Samyn Des Dames.

Il 5 marzo 2022 sempre Lotte Kopecky vince le Strade Bianche, per ora la sua più importante vittoria su strada.

Rivalità dislocate

Fino a pochi mesi fa nel ciclismo maschile c’erano due rivalità: Van Der Poel-Van Aert e Pogacar-Roglic. Poi Van Der Poel ha avuto un set completo di problemi fisici e Roglic segue le sue strade che non sempre si incrociano con quelle del rivale, anzi meglio girare al largo. Così Van Aert alla première belga ha fatto da solo, proprio nel senso che ha vinto con una fuga di 15 km controvento inseguito da una muta di colleghi poco interessanti (non c’era “quello”), e oggi alle Strade Bianche sembra quasi che abbia voluto rispondergli Pogacar con una fuga inusitata di 50 km, improvvisata perché voleva solo selezionare un gruppetto e si girava a guardare se qualcuno si aggregava, poi, sapete come sono fatti questi giovani che vanno sempre di fretta, visto che nessuno si accodava (avrebbero voluto ma non ci riuscivano) se n’è andato e ha vinto divertendosi come suo solito. In campo femminile negli ultimi anni la rivalità maggiore era quella tra Van Vleuten e Van Der Breggen, nelle corse a tappe nelle classiche impegnative e anche a cronometro, al punto che ai mondiali dal 2018 al 2020 sono state protagoniste di fughe da lontano perché ognuna voleva anticipare la mossa dell’altra. Ma alla fine dell’anno scorso Van Der Breggen si è ritirata ed è salita sull’ammiraglia della stessa squadra per cui correva, incidentalmente la più forte del mondo, e la rivalità continua per interposte persone. Annemiek Van Vleuten dopo aver vinto la prima fiamminga ha cercato la terza vittoria alle Strade Bianche, che le sarebbe valsa anche l’intitolazione di un tratto del percorso come già successo per Cancellara, ma non è riuscita a staccare Lotte Kopecky, belga in costante crescita che da quest’anno corre proprio nella squadra della Van Der Breggen, e Annemiek si è buttata nelle strette stradine degli ultimi 300 metri, quasi un single-track, pensando “la Lotte è dura ma non mi fa paura” e invece Kopecky con tutta l’abilità che le deriva dalla pratica sia della pista che del ciclocross, sfiorando l’avversaria e il regolamento, è passata in testa in una delle ultime curve e ha ottenuto la sua vittoria più importante.

Dal fotoromanzo “Le donne vere fanno le curve”.

La Zeriba Suonata – Un uomo tranquillo

Molti hanno reagito al lockdown in maniera isterica, si affacciavano ai balconi sventolavano le bandiere cantavano inni e facevano applausi a casaccio, poi appena li hanno fatti uscire si sono mandati a quel paese. Johnny Marr no, ha passato il tempo scrivendo tante canzoni, troppe, e le ha scodellate nel disco Fever Dreams Pts 1-4, variegato e troppo lungo. Sono canzoni nate da meditazioni su quel periodo, e a guardare la foto in copertina, in cui Giovanni siede a gambe incrociate e mani giunte come se pregasse o appunto meditasse serenamente, viene da pensare all’opera di un uomo quieto, poi guardi nell’angolo in basso e trovi l’adesivo con la scritta Parental advisory explicit lyrics e ti viene il dubbio che neanche lui ne sia uscito migliore.

Johnny Marr- Lightning People

La Zeriba Suonata – La modella e i suoi modelli

Qualche giorno fa ho accennato a Rosie Vela, poi mi sono accorto che non ho mai postato niente su di lei, ho verificato facendo la ricerca col nome negli articoli pubblicati perché non è facile ricordarsene con certezza dopo oltre 3500 post in 8 anni, che ormai questo mi pare un secondo lavoro e quel che è peggio non retribuito.

La texana Roseanne Vela non è stata la solita modella che non sapendo cosa fare da grande si è messa a cantare, come ad esempio provò a fare Naomi Campbell con esiti insignificanti. Lei in realtà aveva iniziato a studiare musica, poi ebbe l’opportunità di fare la modella, sarà stato forse per la sua bellezza? E nel 1986 a 34 anni incise un disco intitolato Zazu. I suoi musicisti preferiti erano gli Steely Dan che nel suo disco non si limitarono a essere dei modelli di riferimento ma suonarono entrambi, Donald Fagen e Walter Becker, nonostante avessero sciolto il gruppo già da qualche anno. E il produttore scelto da Rosie, autrice di tutti i brani, fu lo stesso Gary Katz che aveva prodotto i dischi degli Steely Dan. L’album fu ben accolto dalla critica e per quanto riguarda il pubblico soprattutto da quello europeo. Non piacque proprio a tutti, probabilmente non a quello che se ne disfece permettendomi di trovarlo usato. O l’avevo comprato già in offerta? Eh, a distanza di tanti anni non è facile ricordarsene.

Magic Smile

Musica elegante verrebbe facilmente da dire, ma il “caso” Naomi Campbell dimostra che non era scontato. Vela avrebbe in seguito registrato un secondo disco ma non fu mai pubblicato, erano anni in cui c’era in giro musica pop jazzata, a iniziare dagli Style Council, ma forse se la ragazza fosse arrivata qualche anno dopo, ai tempi del Grande Revival Generale, avrebbe potuto avere maggiore fortuna. Rosie ha anche recitato in qualche film, poi avendo avuto una relazione con Jeff Lynne cantò nell’album Zoom della Electric Light Orchestra e nel tour connesso, e poi niente, la storia con Lynne durò 7 anni e si sa che a quel punto c’è la famosa crisi del settimo anno e smentirla pareva brutto.

E.L.O. – Evil Woman (live)

Mi faceva ridere quell’adesivo in copertina con la scritta “Do yourself a favour: BUY THIS RECORD” su cotanto “sfondo”.

Tre antropologi a zonzo

In una scena del film Crocodile Dundee la coppia protagonista passa una notte nella boscaglia e a un certo punto dalla vegetazione spunta un aborigeno che spaventa la donna. In neanche 2 minuti scopriremo che il giovane aborigeno (tra l’altro interpretato da David Gulpilil che è morto di recente) porta i jeans e l’orologio e sta andando a una cerimonia tradizionale per far contento il padre che è uno all’antica. Nell’estate del 2020, non bastasse la pandemia, la lettura di Incontri coi selvaggi di Jean Talon (ed. Quodlibet) mi ha rovinato il ricordo di una delle letture più belle dei tempi dell’università, cioè Argonauti del Pacifico Occidentale di Bronislaw Malinowski. Ho letto che il noto antropologo non avrebbe lasciato un buon ricordo di sé presso i trobriandesi secondo i quali non ci aveva capito molto, e ancora che egli disprezzasse gli aborigeni e anelasse a congiungersi carnalmente con le aborigene. Insomma da quando questi selvaggi si sono civilizzati è diventata dura per gli antropologi che non sanno più chi studiare e rischiano di restare a spasso, come si dice. Poco prima del covid ci provò un imprenditore del nord a cambiare almeno oggetto di indagine, dicendo che a Napoli è un fatto culturale non pagare il biglietto sui mezzi pubblici, ma, dato che almeno qui in Italia la gente crede che la cultura sia solo la faccenda dei libri e delle mostre di quadri e che sempre qui tutto viene strumentalizzato politicamente, il tipo fu accusato di razzismo. Eppure quando andavo proprio nel capoluogo proprio a studiare le scienze umane, antropologia compresa, ero convinto che stampare e vendere i biglietti non fossero attività contemplate, ma questo accadeva prima dell’era di Bassolino I. In effetti diventare oggetto di uno studio antropologico non deve essere una bella sensazione, deve dare l’impressione di essere ritenuti dei primitivi, e alla fine se non si possono rompere le scatole, pardòn, se non si possono studiare gli aborigeni i pacifici occidentali o i maradoniti, gli scienziati umani si saranno chiesti quale categoria, comunità o tribù di esseri rudimentali poteva prestarsi alle loro esigenze, finché qualcuno ha avuto l’illuminazione: i ciclisti, che in fondo sono abituati a essere maltrattati e messi in cattiva luce da ogni punto di vista. Ecco quindi che a Milano dal 17 al 19 febbraio, nell’ambito del World Anthropology Day (un giorno lungo tre giorni) tre antropologi terranno un convegno sulle pratiche sociali di ciclismo con alcuni ex ciclisti che avranno il doppio compito di testimoniare adesso le loro esperienze e di ridersela in futuro di quei tre dicendo che non ci hanno capito niente.

L’ex Supercittì con due aborigeni vestiti come tifosi esibizionisti al Tour, solo un po’ più discreti.

Per una giornata unica

Il 14 febbraio è da tempo la festa degli innamorati, o presunti tali o che si credono tali o sedicenti tali, ma da qualche anno è diventato anche il giorno in cui si ricorda la morte di Marco Pantani avvenuta proprio a San Valentino 2004, e allora si potrebbe anche pensare a unificarle per istituire la Giornata Mondiale dell’Ipocrisia. Quella morte è stata una manna per giornalistucoli, iene, sciacalli, avvoltoi e cospirazionisti di provincia, si è detto e scritto tutto e il contrario di tutto, dall’implicazione della camorra al depistaggio perché i colpevoli sarebbero più istituzionali, si è dato credito anche a personaggi dai quali gli stessi intervistatori difficilmente comprerebbero un’auto usata, e oggi perdurano una serie di ipocrisie incrociate tra cui è quasi un copyrigt della RAI quella più insostenibile, anche nel senso logico, secondo cui Pantani era un grande e nello stesso tempo i ciclisti degli anni 90 erano tutti dopati. E ormai sembra anche pacifico che oggi tutti si dicano ammiratori del ciclista e nell’ambiente TUTTI suoi amici. Però mi verrebbe da chiedere una cosa: quando nel 1999, agli sgoccioli di un giro brutto e sospetto come pochi, fu fermato per l’ematocrito alto, possibile che nessuno dei tantissimi suoi affezionati amici abbia pensato che avevano fatto bene a fermarlo perché con quel sangue così denso poteva venirgli un infarto o un ictus, a lui come del resto anche a quelli che il giro lo continuarono solo per uno zero virgola niente di differenza? Poi, pensandoci, la risposta potrebbe essere che, se davvero nel 1995 gli sarebbero stati riscontrati valori prossimi al 60%, era già molto migliorato.

Caserta, 21.05.2002. Anche se questa non è terra di ciclismo, all’arrivo della tappa del Giro c’era molto pubblico tanto che vedere la volata fu impossibile. La gente applaudì Cipollini e quasi ignorò Pantani, solo qualche fischio. Dov’erano tutti quelli che non seguono più il ciclismo perché i ciclisti sono tutti drogati però Pantani era grande? Forse si erano già messi avanti con il lavoro?

Squadre

Uno dei più abusati luoghi comuni calcistici dice che squadra che vince non si cambia. E poiché la maggioranza degli italiani sono appassionati di calcio e tendenzialmente squadristi, cioè voglio dire gli piacciono gli sport di squadra, questo precetto si applica in tutti i campi. Così sono stati confermati il Presidente diseducativo che a 80 anni non va ancora in pensione, al più aggiorneranno il software “Mattarella” con cui poter dire la cosa giusta in ogni circostanza e in modo impettito e dignitoso senza dire niente, e sarà confermato il Governo di banchieri e militari, così efficace da aver già stabilito per DPCM che il 31 marzo terminerà la pandemia.

Raisport nel suo piccolo doveva cambiare il Direttore a fine mandato e l’ha sostituito con la sua Vicedirettora e ora c’è da aspettarsi che per le imminenti Olimpiadi al freddo e al gelo i programmi confermino la linea editoriale delle Olimpiadi accaldate, cioè attenzione puntata sulle medaglie italiane con pianti e imprecazioni per quelle mancate, semmai con spettacolino serale con ricchi premi e cotiglioni. Per il Giro d’Italia un mezzo cambiamento l’ha azzardato RCS affidando la produzione delle immagini a una società privata, ma purtroppo la RAI continuerà ad aggiungerci di suo il Processo affidato a Morfeo Fabretti, il plotone di spot pubblicitari e le rubrichine di varietà del genere forse non tutti sanno che ma forse neanche ci tengono a saperlo.

Anche La Zeriba Illustrata per il nono anno consecutivo seguirà la corsa dal vivo (delle trasmissioni televisive) con i suoi post de-retoricizzati. Però dobbiamo sottolineare che il blog in questione continua ad avere un atteggiamento contraddittorio a proposito della diffusione del ciclismo sui media: da una parte si lamenta che non si trasmetta ciclismo 24 ore su 24 a reti unificate, dall’altro teme una eccessiva popolarità dei ciclisti, guardando con sospetto alle partecipazioni ai programmi tv di varietà di Colbrelli dopo la Roubaix o di Balsamo forse giovedì a Sanremo e ai troppi selfie di Paternoster. Ma allora, già che siamo in argomento, diciamo pure che se certi tennisti o nuotatori vincono un torneo qualsiasi o fanno un quarto posto in una gara internazionale vanno sulle prime pagine dei giornali, mentre Silvia Persico che è arrivata terza al recente mondiale, e dico Mondiale, di ciclocross non è stata degnata di attenzione. E non è stata presa in considerazione neanche la vittoria nella staffetta degli azzurri trascinati da Persico medesima, ed è vero che in fondo era solo un test event e per la prima edizione ufficiale se ne parla l’anno prossimo, e che la formula e le squadre erano rimaneggiate a causa del covid, ma si trattava dell’ennesima medaglia italiana nelle prove a squadre, che siano le staffette in mtb o le cronometro su strada. Ma, giusto per contraddirmi, mi viene da dire che non è poi un grande male, perché se malauguratamente se ne fossero accorti i vertici dello Stato ne avrebbero approfittato per dire che l’Italia vince quando fa squadra e quindi bisogna fare squadra anche nella società, purché si faccia come dicono i ricchi che loro ne capiscono di tutto.

Ai mondiali hanno partecipato solo i ciclisti negativi.

Stradario del paradiso

Sono partito da La banda dei sospiri anche perché in copertina c’era un’illustrazione fumettosa di Antonio Faeti, saggista pedagogista e illustratore noto a chi leggeva (di) fumetti negli anni 80.

Quando lessi Lunario del paradiso capii che la città mai nominata in cui vagava il protagonista era Amburgo perché corrispondeva a quella vista in tivvù durante le dirette della corsa ciclistica che vi si disputa dagli anni 90.

Quando cito Bartleby lo scrivano uso l’espressione “avrei preferenza di no” perché è quella adottata e motivata da Gianni Celati nella sua traduzione.

Forse l’aver studiato sociologia e altre scienze velleitarie mi ha fatto apprezzare ancor di più il finto saggio antropologico Fata Morgana, al pari di Storia naturale dei giganti del suo amico Ermanno Cavazzoni, un libro che nelle veste grafica ed editoriale mi ricordava i libri de Il Mulino o di FrancoAngeli che studiai all’università.

E Cavazzoni rimase sconcertato quando Celati gli disse di voler lasciare l’Italia e con essa la cattedra universitaria con annesso stipendio.

L’interesse di quei due e dei loro allievi, degni o degenerati, per i poemi cavallereschi mi spinse ad affrontare L’Orlando Furioso, anche se nella versione col tutoraggio di Italo Calvino, che altrimenti sarebbe rimasto chiuso nelle dimenticanze di scuola. Ne trovai la versione disponibile allora che era senza figure, ma quando poco dopo averlo finito scoprii che esisteva pure una versione illustrata da Grazia Nidasio, l’autrice di Valentina Melaverde, la cercai e l’edizione triste senza figure la feci a fette come Orlando i suoi nemici, salvando solo la copertina di Doré.

Però la narrativa non mi bastava, mi sono mosso in tutte le direzioni, aggiungevo volta per volta un numero della mai sentita rivista Riga, trovato fortuitamente in una libreria che non c’è più, tre documentari girati in Italia e uno girato in Africa e pure un volumone sulle sue prime cose, cioè storie con foto e performance teatrali, che per fortuna non ho ancora letto così in casa ho ancora qualcosa di suo da leggere, ma potrei trovare altro materiale, chissà.

Verrebbe da dire che nonostante i suoi precedenti teatrali Celati era un tipo riservato, niente a che vedere con i Baricchi le Murgie e i Saviani.

Glam quiz

Se in queste feste vi è rimasto un po’ di tempo per un altro gioco eccovi un quiz per mettere alla prova le vostre conoscenze in fatto di modellismo, cioè no, volevo dire di fotomodelle. Sapreste dire il nome delle tre bellezze raffigurate in queste foto prese da internet?

Però, a guardarle bene mi sembra di averle viste in altro contesto; comunque se anche voi avete dei dubbi sulla loro attività le soluzioni sotto le foto con il loro curriculum vitae possono fugarli.

1. Annemarie Worst: vincitrice di un Campionato Europeo e di una Coppa del Mondo di ciclocross.

2. Sophie De Boer: vincitrice di una Coppa del Mondo di ciclocross; ritirata.

3. Daphny Van Den Brand: vincitrice di un Campionato Mondiale, di quattro Campionati Europei e di tre Coppe del Mondo di ciclocross; ritirata.