l’utilità del princisbecco

Fandango Libri ha pubblico il Nuovo dizionario affettivo della lingua italiana in cui ogni scrittore invitato scrive la voce relativa a una parola di suo gradimento. Lo scrittore performer e bibliofilo Paolo Albani ha scritto la voce “Princisbecco” che, al di là del nome evocativo derivante in realtà dal suo inventore Princhbeck, è una lega di rame stagno e zinco simile all’oro e usata anche per realizzare dei falsi. E pensavo che questo falso oro poteva servire ad arricchire la terminologia ciclistica affiancando nel campo dei titoli virtuali, alle già usate e anche abusate categorie dei vincitori morali e delle medaglie di legno, l’altrettanto poco ambita categoria delle medaglie di princisbecco, riservandoci poi di studiare a cosa possa corrispondere tale titolo. Io, ad esempio, proporrei di utilizzarlo per quelle medaglie della cui effettiva consistenza aurea si può legittimamente dubitare, insomma per quelli che non hanno affiancato a un titolo olimpico o mondiale altre vittorie di altrettanto valore, da Harm Ottenbros a Marino Basso da Laurent Brochard all’australiana Sara Carrigan campionessa olimpica per troppa grazia ricevuta, fino a Rui Costa che ormai non riesce più a vincere neanche nel suo Giro di Svizzera.

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Le telefonate impossibili – Carlien

Qui siamo quasi sempre dalla parte dei ciclisti, ma a volte è giusto sentire anche l’altra campana, e allora oggi abbiamo voluto sentire Carlien, di cui ometteremo il cognome per la faccenda della privacy, per farci dire cosa è successo veramente con Victor Campenaerts, che le chiese un appuntamento in maniera molto discreta, apparendo in mondovisione con la richiesta scritta sul petto.

-Pronto, Lei è proprio la Carlien di Campenaerts?

-Si, purtroppo.

-Ci dica cosa è successo veramente. Si è detto che l’appuntamento c’è stato.

-Si, mi ha invitata a cena e devo dire che stava andando bene, finché non ci hanno servito lo champagne.

-Perché, cosa è successo?

-Ha stappato la bottiglia e ha spruzzato lo champagne su tutti i presenti. Che figura! Però, nonostante tutto, siamo andati nel mio appartamento.

-Può dirci qualcosa senza entrare nei dettagli più intimi?

-Gli ho chiesto se aveva in mente qualcosa di “hot”. E lui si è seduto su una sedia guardando uno schermo spento: ha detto che gli piace molto l’hot seat.

-E lei?

-Gli ho detto che se voleva aspettare l’arrivo di qualcuno migliore di lui non ci avrei messo molto a trovarlo.

-Finita lì?

-No, gli ho chiesto se aveva delle fantasie erotiche e lui voleva giocare al vincitore e la miss e voleva il bacio, e a quel punto gli ho detto che secondo me quel rossetto sulle guance dei ciclisti è di cattivo gusto e che sembra un timbro, ma lui ha ripetuto che gli sarebbe piaciuto. E allora gli ho detto: se è questo che vuoi ti accontento, basta che poi te ne vai.

-E se ne andato con l’impronta delle sue labbra sulla guancia?

-No, sulla guancia aveva la scritta “Par Avion”.

-Ma non ha rimpianti ora che è diventato un campione, il primatista dell’Ora?

-Ecco, un’ora con lui è già troppo.

-Grazie Carlien, la saluto. E’ stato un piacere parlare di questa vicenda.

-Per me no.

Per stavolta è tutto, l’appuntamento è alla prossima telefonata, giga permettendo.

 

 

Le vecchie lire

Forse seguendo poco la tivvù non posso sapere tutti gli spot che mandano, ma mi pare che appena si avvicina il Giro vengono precettati i due arzilli vecchietti che si ricordano di quando erano giovani, in tasca avevano poche lire ma si sentivano bene. Forse le menti del marketing pensano che il ciclismo è seguito soprattutto da spettatori eroici nostalgici del ciclismo eroico dei tempi eroici che avranno nostalgia anche delle lire eroiche, quelle che venivano attaccate con lo scotch, usate per prendere appunti o utilizzate per far circolare i messaggi più vari, e a volte le vedevi così malconce che ti chiedevi dove le conservavano i portatori poco sani di banconote e dentro i calzini a loro volta dentro le scarpe ti sembrava l’ipotesi più probabile. E, dicevo, quei pubblicitari lì avranno concluso che allora questo è il momento buono per pubblicizzare la ristampa delle vecchie lire. Spiacente ma a me non interessa questa offerta. Quando ero giovane e in tasca avevo poche lire a volte ci compravo i giornali di fumetti e, tra i tanti, resta memorabile quell’annata di Eureka, tra il 1983 e il 1984, in cui fu diretta a tempo determinato da Castelli e Silver che ne inventarono di tutti i colori, e l’unica banconota che mi interessa conservare è quella da tremila lire che fu allegata al numero di aprile 1984.

 

figurine

L’album delle figurine del Giro d’Italia è già in vendita e vi conviene affrettarvi, il mio edicolante ha detto che quello che ho preso era l’ultimo. Questa invece è una vecchia figurina di prima dell’oscurantismo, e raffigura il velocista Patrick Sercu (1944-2019), recordman di vittorie nelle 6 Giorni.

Quando nasce un campione, o forse no

E così il neopro Brandon McNulty ce l’ha fatta a vincere il Giro di Sicilia difendendosi con una certa autorità nell’ultima tappa e potremmo pensare che diventerà un campione. Il ragazzo è forte a cronometro e fortino in salita, ma non è che vogliamo andare con i piedi di piombo pensando ai suoi connazionali con le stesse caratteristiche, Van Garderen, Talansky, Dombrowsky, che non hanno mantenuto le promesse, perché se ragionassimo per nazionalità non ci spiegheremmo, per esempio, i colombiani velocisti o discesisti. Ma è il fatto di averne viste tante che spinge alla prudenza. Faccio un esempio locale, dal 1988 al 1991 il Giro della Campania arrivò davanti alla Reggia, e le prime tre edizioni furono vinte da nomi già noti. C’era bel tempo, molto pubblico e si arrivò in volatona o volatina, per cui si poteva vedere ben poco, e i vincitori furono Baffi, che era il velocista italiano più forte, ancora per poco in quanto l’anno dopo sarebbe passato pro Cipollone, poi Rabottini padre, che nel 1986 aveva vinto una Tirreno Adriatico con una fuga bidone, e infine Ballerini, che già si era piazzato nelle corse del Benelux e in autunno esplose definitivamente. Ma nel 1991 ci fu la sorpresa: quello dovette essere un anno piovoso, non ricordo bene, ma di sicuro ci fu la Sanremo di Chiappucci, selettiva anche per la pioggia, e piovve pure sul Campania, quindi c’era poco pubblico e la possibilità di vedere bene l’arrivo, per di più in solitaria, del neopro Dario Nicoletti, e chi sapeva che l’anno prima aveva vinto Recioto e Piccolo Lombardia pensava di aver visto nascere un campione. Infatti Nicoletti si ritirò nel 1997 e nel frattempo aveva vinto solo una cronosquadre alla Hofbrau Cup. Però secondo era arrivato Danilo Gioia, che corse pochi anni su strada ma almeno ottenne molte vittorie nella ancora pioneristica mtb e poi ancora una carriera di conduttore tv con vocabolario limitato. Eh, vabbe’, però terzo fu Dario Mariuzzo: zero vittorie, gregario a vita, Pastonesi avrà il suo poster in camera. Non sappiamo se nell’Arizona si usa fare gli scongiuri come in Italia, ma a McNulty gli facciamo gli auguri? O un in bocca al lupo? No, non diciamo niente, noi stiamo qua e lo aspettiamo.

un’incessante battaglia culturale

Nel capoluogo di regione c’è il Salone del Libro dove, intervistato dal TGR, il Ministro per il Cambiamento dell’Istruzione ha detto che bisogna incentivare la lettura perché c’è molta gente che non legge e non ci sono posti da ministro per tutti. E chissà che gli scolari non siano stati precettati e deportati a questo Salone, perché per una volta nel settore libri per bambini e ragazzi di una libreria che non sto a dire quale non c’erano mocciosi tra i piedi. Poi mi sono spostato nel settore sport dove ancora una volta ho dovuto spostare un libro su Facchetti messo davanti a quelli sul ciclismo, ma non è che posso stare sempre lì a combattere questa incessante battaglia di cultura e civiltà. Stavolta mi è sembrato che ci fossero meno libri del solito su Bartali e Pantani. E a proposito di Pantani sembra che i genitori abbiano detto che neanche ora lo lasciano riposare in pace, ma mi pare che ci mettano anche del loro, poi si aggiungono i giornalisti che vogliono vendere i libri, e ora anche il fallimento della Mercatone Uno che aveva alcuni cimeli che dovrebbero andare all’asta, compresa la famosa biglia gigante con l’immagine del ciclista dentro, che, tra tanti monumenti brutti dedicati ai ciclisti, è l’unico che mi piace perché così sfacciatamente pop. La biglia è contesa tra Imola e Cesenatico e se dovessero trasferirla mi chiedo se sarebbe necessario costruire una megapista di sabbia su cui farla correre (1). Intanto un altro romagnolo, Manuel Belletti, vince in Sicilia e ci sono gli schizzinosi che trovano da ridire e scrivono che gli ordini d’arrivo e la lista partenti della corsa siciliana sono scarsi, ma molti non guardano oltre l’Italia, guardate il campo partenti delle corse francesi dove pure ci sono più squadre world tour e lì non stanno a fare tante storie, e poi dimenticano che Belletti non è l’ultimo arrivato, lo so che ieri infatti è arrivato primo, non volevo dire questo, insomma nella sua carriera è riuscito a vincere una tappa del Giro d’Italia, cosa non da tutti, e per fare un nome non proprio a caso il più celebrato Nizzolo non c’è mai riuscito. Forse in fondo in fondo c’è quel fondo di pregiudizio, per il quale tra l’altro se si corre in Belgio c’è il fascino del pavé, se si corre a Siena c’è la storia delle strade bianche, delle crete senesi, se invece si corre a sud ci sono le strade scassate. Eppure i luoghi comuni possono evaporare come l’acqua della pioggia, come quando si va al sud per correre al caldo e al sole e invece si becca proprio la pioggia come in questi giorni in Sicilia, ma niente che non accada pure a Maiorca dove infatti Tim Wellens ha vinto più volte. E poi dicono il campo partenti, gli ordini d’arrivo, ma solo la settimana scorsa alla Coppi e Bartali hanno vinto i ciclisti della Wallonie che non vincono neanche a casa loro. Queste corse piuttosto potrebbero servire a rivelare futuri campioni e oggi forse uno l’abbiamo visto in azione nello spettacolare arrivo di Ragusa, un traguardo da tenere presente anche per il Giro, e si tratta del giovanissimo statunitense Brandon McNulty, segnatevi questo nome, ve lo siete segnati? E dove, sul cellulare? E se lo perdete o ve lo rubano o si rompe? Non avete un agenda di carta, un quaderno? No? Vabbe’. McNulty ha scelto il momento giusto per scattare e ha vinto la terza tappa andando forte sia sul passo che in salita. Forse gli USA hanno trovato l’erede di Van Garderen che nessuno stava cercando, ma potrebbe anche diventare un buon corridore.

Nota 1: per i tifosi del congiuntivo ricordo che nelle interrogative indirette si usa “se” col condizionale.