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allegre non forti

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Un libro che vale la copertina

Non capisco dove va l’industria culturale. Ad esempio al negozio di dischi che frequento arrivano quattro vinili di un gruppo che quasi mi sorprende che gli facciano incidere ancora dischi, e invece due di questi sono limited editions o deluxe, non ricordo bene ma fa lo stesso. E penso che oggi forse, tranne rari casi, non si punta più alla massa ma ai pochi affezionati, da trattare come persone disposte a spendere molto per portarsi a casa qualcosa anche di ingombrante. L’industria ci tratta come se tutti avessimo degli hangar a disposizione dove accumulare quintali e decametri cubi di roba, e, a parte i collezionisti, forse anche i consumatori ragionano come se dovessero lasciare la loro biblio-discoteca agli eredi o forse credono che la loro casa sarà trasformata in museo. E forse è in questa logica che da un po’ di tempo abbondano le copertine cartonate, anche o soprattutto per i fumetti. Io che non ho eredi né tanto spazio vorrei solo leggere e ascoltare e invidio chi non si affeziona alle cose e non le conserva, ma non ne sono capace e così finisce che la copertina cartonata, che da sola occupa lo spazio di un libro normale (potete misurarne qualcuna), per me anziché un valore aggiunto è un deterrente. Forse esagero, ma pensate solo 10 libri cartonati anziché brossurati. Tutto questo per dire che mi sono arretrato anche con Gipi, non avevo comprato La terra dei figli, però dopo un paio di anni ecco che questo libro inaugura la raccolta completa o quasi delle opere del toscanaccio che LaRepubblica & L’Espresso in combutta con l’editore originale Coconino mandano in edicola. Bene, un libro in edicola avrà sicuramente una veste editoriale più dimessa, con copertina in brossura e carta meno spessa. Un accidenti: chiedo il libro senza averlo visto e mi trovo di fronte un mattone, ma almeno il libro un mattone lo è solo dal punto di vista fisico, perché da quello artistico che ne parliamo a fare. E il bello è che nel finale della storia, in un mondo di uomini che non sanno più leggere, è proprio un libro che … vabbè, compratevelo e leggetelo che vale non il prezzo di copertina, ma lo spazio che occuperà la medesima.

10 pagine del libro mostrano un diario che nessuno è in grado di leggere.

La Zeriba Suonata – Gente ricca

Non sarà rispettosa dei bistrattati diritti umani dei ricchi, ma a me quest’idea di fotografare i ricchi londinesi come fosse un safari mi piace. Si tratta del progetto Harrodsburg del fotografo Dougie Wallace, di cui ho letto in questi giorni sul sito di Internazionale. E mi ha fatto venire in mente un dischetto di 34 anni fa, un 45 giri 7 pollici azzurro del gruppo islandese Jonee Jonee pubblicato dall’etichetta italiana Extrema!, che sul retro di copertina intimava ai compratori di non pagare più di 2500 lire. Il 45 giri era intitolato Blar azzurro.

Il gruppo, composto dal bassista Hringur Hafsteinsson e dal batterista Bergsteinn Bjorgulfsson, faceva post-punk, più o meno negli stessi anni in cui nel loro paese la leggiadra signorina Bjork Gudmundsdottir cantava e si dimenava nei gruppetti che precedettero gli Sugarcubes. A nome del gruppo risultava già un album intitolato Svonatorrek del 1982, e come finirono due anni dopo a incidere questo dischetto in Italia non saprei dirvi; poi a loro nome non risulta più niente. Curioso che un 45 giri con un solo brano per lato non si intitoli come nessuno dei due; infatti sul lato A c’è Bolex Camera e sul lato B, ecco cosa c’entra Harrodsburg, c’è il brano intitolato Rich People.

Statistiche illustrate – dati lineari

Finite le corse importanti del 2018, andiamo ad analizzare le principali corse in linea della stagione, in particolare i podi delle 5 classiche dette “monumento” e del Mondiale. Cosa c’è di nuovo? Non molto, è vero che c’è la novità del giovane ma non giovanissimo Jungels che ha vinto a Liegi, ma l’età media è alta. Nessuno ha vinto più di una classica monumento, Sagan alla Roubaix ha accoppiato “solo” la Gent-Wevelgem e Terpstra oltre al Fiandre ha vinto Harelbeke. Diciamo allora che la novità è il dominio della Francia che non solo ha ottenuto 4 podi, il doppio di Italia e Olanda, ma li ha ottenuti con tre uomini diversi (Pinot, Bardet e Démare) cui si potrebbe aggiungere l’Alaphilippe di Freccia Vallone e San Sebastian, mentre le altre due nazioni li hanno ottenuti con un solo corridore cadauna: Nibali per l’Italia e Terpstra per l’Olanda. E questi ultimi due sono i primi a livello individuale, Vincenzino con un primo e un secondo posto e Nikolino con un primo e un terzo. Nessuna vittoria per il Belgio ed è una notizia. E questa è la tabella, per quello che vale, perché il ciclismo non si può raccontare solo con i numeri.

La Zeriba Suonata – Il mare non bagna Torino

Il ciclismo arriva di nuovo in Piemonte e a Torino, la città che per me rimane sempre quella de La donna della domenica. Oggi la Milano Torino si conclude come da qualche anno sulla collina di Superga e domani il Giro del Piemonte passerà per regge e castelli della zona, ma tuttavia c’è qualcuno che dice sì, vabbe’, a Torino abbiamo tutte queste cose però Qui non c’è il mare, e questo non lo dico io ma gli Statuto.

Gli Statuto nascono nel 1983, quindi ben prima di quell’ondata di gruppi ska più o meno cazzoni che ridanciavano (tranquilli, il verbo non esiste, ma questo non vuol dire niente) per la penisola a cavallo dei millenni, prima che lo ska italiano fosse affogato in un mare di noia da Giuliano Palma, l’ex guaglione che aspettava il sole insieme a Giovanni Pellino ex Neffa. Le loro canzoni parlano di proletari o sedicenti tali, di ribelli o sedicenti tali, di ultrà, di ragazzi chiamati alla ferma di leva e cose così, e i testi sono un po’ sempliciotti, un po’ vittimisti e anche un po’ misogini, e ce li immaginiamo molto prima di Sanremo radunati a Piazza Statuto con gli altri mods, con le loro lambrette, con le loro divise da mods, a guardare da lontano questa o quella ragazza e commentare. Ascoltate i doppi sensi di Saluti dal mare, che sono quasi sensi unici, e comunque la canzone dimostra che per loro il mare era una fissazione. Sulla musica e sul linguaggio diciamo pure che, se ai tempi dei fasti di Madness, Selecter e Specials lo ska era già revival, inevitabile che molte canzoni come questa suonino un po’ anni 60.

Anche se i loghi e le icone ska sono in bianco e nero, loro non sono tifosi della squadra con lo stile che non si capisce che stile è, ma del Torino, al punto da suonare ai raduni del club, però chissà come hanno saputo di quel ciclista mod e gli hanno dedicato una canzone intitolata Pedalando elegante, più sul genere northern soul anch’esso molto gradito ai mods, che suonarono pure al Giro, del resto c’è chi suona da David Letterman e chi da Alessandra De Stefano, e forse loro si riferivano all’eleganza di Wiggo in quanto mod, ma lui lo era in bici in quanto pistard e cronoman, però appena scendeva dalla bici e la scagliava a bordo strada, beh, lasciamo stare, scene che non vediamo in questo video agiografico con testo quasi ridicolo, né vediamo il gregario Froome fargli fare una figuraccia al Tour 2012, però c’è Wiggo che suona col Modfather Paul Weller, mentre gli Statuto, dal canto loro, si esibiscono nel trenino, non quello Sky, ma quello dei Madness. Però non credete, se gli Statuto non erano un ascolto tutto sommato piacevole non gli dedicavo un post con ben tre pezzi.

 

Buste da favola

Nei giorni scorsi ho parlato di cartoline e oggi parlo di buste, quelle per la corrispondenza, perché ABEditore ha lanciato una collana di storie imbustate, che si chiama proprio L’Imbustastorie. Niente a che vedere con lo straordinario romanzo grafico ed epistolare Griffin And Sabine di Nick Bantock, uscito nel 1991 quando per le mie risorse di allora costava troppo, in cui erano riprodotte fisicamente le cartoline e le buste con dentro le lettere da estrarre, che i protagonisti del romanzo si inviavano. Qui invece ci sono una serie di volumi, pardon, diciamo di uscite, che comprendono una busta, con la quale si potrebbe davvero spedire a qualcuno il contenuto, e dentro 3 fogli A4 e una cartolina, più una piccola nota sui traduttori che fanno parte della Bottega dei traduttori. Ogni uscita è dedicata alle fiabe di un paese o di una regione e sono riprodotte su pagine cosiddette anticate, ma la carta è normale se non mediocre. Poi c’è una cartolina ma senza notizie sull’immagine riprodotta. Il sito dell’editore dice che queste cartoline si possono usare come segnalibri, si, vabbe’, ma in un libro vero, qui non c’è niente da segnare su 3 fogli piegati. E poi, anche se l’editore scrive che questo è un modo leggero di far conoscere favole e leggende, non è abbastanza leggero da rientrare entro i 20 grammi, per cui se qualcuno volesse davvero spedire una busta a un amico, perché convinto che gli interessi o per inimicarselo, deve entrare nel meraviglioso mondo delle Tariffe Postali e dei Francobolli, partecipare alla caccia al tesoro sul sito gialloblù per cercare l’importo dell’affrancatura e poi avventurarsi alla ricerca degli introvabili francobolli di importo diverso da quello standardissimo per l’Italia entro i 20 grammi, francobolli più rari degli unicorni, per cui se invece preferite avventurarvi in coda alle poste medesime forse fate pure prima. Comunque, alla fine della storia, non è il caso di stare tanto a sottilizzare perché ogni busta costa 3,50 euri. Io ho comprato le favole provenzali, giapponesi e polinesiane. Quelle giapponesi sono tutte tragicissime, una provenzale su tre finisce bene per il cosiddetto rotto della cuffia, mentre quelle polinesiane sono tutte a lieto fine. E poi dice che Gauguin se ne andò in Polinesia.