ultime cartoline

Nel primo anno di vita di questo blog vi segnalai un librone sulle cartoline che negli anni del boom raffiguravano luoghi periferici o che comunque non si possono considerare parte della famosa “grande bellezza”. Ora invece il Saggiatore ha pubblicato un libretto intitolato Tanti cari saluti, con ben due sottotitoli: “Cartoline dall’Italia e “Storia trash delle nostre vacanze”, di Lorenzo Marchionni, grafico che cura una pagina instagram sull’argomento. Le pagine del volume in realtà sono proprio cartoline che, anche se sul retro hanno stampati piccolo testi superflui, possono essere staccate e spedite, e si tratta di riproduzioni di vere cartoline edite in anni più recenti rispetto a quelle “periferiche”, diciamo gli ultimi 40 anni, e definite trash anche se su questo termine si è molto discusso tra i 90 e gli 00 ai tempi del Grande Revival Generale. Il libretto non ha lo stesso approccio sociologico del librone di Caredda ma è tutto sommato divertente, le immagini sono generalmente dozzinali e di cattivo gusto, e sembra che non importi più mostrare il luogo in cui si passano le vacanze, come se tutto fosse già noto, e ai tipici panorami non tutti invidiabili – basti pensare alle spiagge assediate da alberghi e bagnanti – si sovrappongono ingombranti scritte e disegnini, o donnine seminude, ma la mia preferita è quella che raffigura San Petronio in Bologna minacciata da un Papa in versione Godzilla.

La Zeriba Suonata – frullati britannici

E alla fine, anche se non frulla più come ai tempi in giallo, Chris Froome sarà alla partenza anche del Tour 2021. Ma in Gran Bretagna c’è chi è stato definito “frullatore” prima di lui, cioè The Go! Team, cangiante band di Brighton che è stata definita così forse non solo perché mischia musica suonata e samples, indie pop chitarroso e hip hop, girl group pop anni 60 ma pure 80 e 00 e musica da telefilm, ma anche perché i loro pezzi in genere sono veloci. The Go! Team sono frullatori, fracassoni e fanfaroni, nel senso che in alcuni dei loro pezzi scatenati si sentono anche fiati in quantità, praticamente una fanfara come in Bust-Out Brigade, e si potrebbe dire che a volte il loro sembra il pop secondo le cheerleaders, come in Ladyflash. Pure le copertine dei dischi sono chiassose e colorate, piene di collages o disegnini, e allora, come si chiedeva un ragazzo russo nei commenti a un loro video, perché non sono diventati delle star mondiali? Beh, intanto sono comunque dei VIP, almeno per qualcuno, come suggeriscono in Everyone’s A V.I.P. To Someone. Poi non sono delle star perché questo è un mondo ingiusto brutto e triste, e questa è un’altra ragione per lasciare che si distrugga: Reason Left To Destroy.

Statistiche illustrate – dimissioni in massa

Fino a pochi mesi fa si diceva che l’Italia è un paese di commissari tecnici, ovviamente del pallone, che qualcuno arrivava a quantificare in 60 milioni. Ma da un po’ di tempo mi sa che molti hanno dato le dimissioni e ora fanno i virologi.

In questo grafico vediamo in rosso la curva dei contagi, in blu la curva dei virologi e in verde l’altimetria dello Zoncolan.

Occasioni da non perdere

Sembra strano parlare di ciclismo su strada a fine ottobre, o meglio di ciclismo su strada in Europa, dato che negli anni normali di questi tempi si gareggia in Asia. Il campionato femminile in linea si è svolto il 31 ottobre e si è data la colpa al covid mica alla federazione, ma chissà perché il covid non ha impedito che il campionato maschile si svolgesse in un periodo più consono. Ha vinto Elisa Longo Borghini e Giada Borgato ha commentato che non sempre il campionato italiano viene vinto dalla più forte, stavolta sì, chissà che allora non si riferisse all’edizione 2012. E in quest’anno in cui è stato difficile allenarsi e trovare la forma è davvero notevole il quarto posto di Rossella Ratto con sole 7 corse nelle gambe, segno che la ragazza c’è sempre, è che sceglie le squadre sbagliate, ma visto che ci sono team che vogliono rinforzarsi per il world tour farebbero bene a cogliere l’occasione e ingaggiarla.

Fa strano una corsa a fine ottobre figuriamoci la Vuelta che finirà a novembre. Roglic tanto di cappello: ha corso il Tour, poi non si è depresso ma ha corso il mondiale, anche se lì avrebbe potuto dare un aiutino al compagno Van Aert che al Tour gli ha dato un aiutone, e poi le classiche vincendo a Liegi, e ora potrebbe vincere la Vuelta, ma non ha imparato la lezione del Tour, continua a correre nel solito modo, i gregari fanno la selezione da dietro e lui nell’ultimo km fa la sua progressione e guadagna qualche secondo. Ma non attacca mai da lontano, vabbe’, diciamo da meno vicino, neanche quando gli avversari non hanno più gregari, perdendo l’occasione di rifilargli distacchi maggiori, e così è stato con Carapaz che poi ha ripreso la maglia rossa. Ora tutti danno per scontato che Roglic tornerà in testa con la cronometro, ma al mondo non c’è niente di scontato, soprattutto durante il periodo dei saldi, e Carapaz è molto più coraggioso di Roglic, ma forse lo sloveno è consapevole dei suoi limiti e quello è l’unico modo in cui può correre con profitto.

Intanto il covid ha già effetto sul calendario 2021. La prima corsa cancellata è stata l’Herald Sun Tour, e in questi giorni, proprio quando l’Australia ha azzerato i contagi, a causa dell’obbligo di quarantena per chi viene dall’estero, sono stati cancellati il Tour Down Under, la Race Torquay e la Cadel Evans Great Ocean Road Race. Ora si spera che almeno gli organizzatori della corsa dedicata al più grande ciclista australiano di ogni tempo, il pacifico Cadel, colgano l’occasione di questo anno di pausa per trovare un nome più corto alla loro corsa.

Il nome della Cadel Evans Cosa Race c’entra a stento nello striscione d’arrivo.

UK Decay

Le bandiere non mi piacciono ma se c’è una bandiera in senso metaforico del ciclismo inglese quella oggi la porta una mamma, la sciura Deignan, che ha già vinto tre classiche in un mese e mezzo e la stagione non è ancora finita. Gli altri, cioè gli uomini, per lo più fanno a gara di smargiassate. C’è il fenomenino Pidcock che tutto baldanzoso ha voluto correre il mondiale élite e non si è visto, c’è Froome che è convinto di poter ancora vincere il Tour, c’è il gemello Simone che dopo le sbruffonate del 2018 è venuto al Giro e di nuovo con l’intenzione di vincere proclamando che è più forte, almeno del gemello Adamo, e già questo è da vedersi. Ieri sull’Etna ha messo la squadra a lavorare come se preparasse il grande attacco ma poi appena è aumentata l’andatura ha iniziato a staccarsi ed è già finito fuori classifica, a meno di fughe bidone. E poi c’è Gerainthomas che in RAI non sanno con quante “erre” si scrive. Quando ha vinto il Tour di transizione 2018 non ha sorpreso il fatto che sia andato più forte degli altri, che il potenziale ce l’aveva, ma piuttosto che sia rimasto in piedi, essendo un fortunello cascatore inferiore all’imbattibile Zakarin ma degno almeno di Porte. Ma il punto è che l’anno dopo si è ripetuto, e col secondo posto dietro Bernal ha legittimato la vittoria dell’anno prima, e tutti pensavano che avesse imparato ad andare in bicicletta. Ma uno che fino a pochi anni fa correva sul pavé vincendo pure a Harelbeke si presume che in bici ci sappia andare, è solo sfortunato, e cadere addirittura prima della partenza è una cosa degna di Richie Porte. Sono spuntati vari video che mostrano come a un ciclista della Bahrain, forse per qualche bruttura stradale, sia saltata la borraccia dalla bici e sia finita tra le ruote di Gerainthomas, ed è curioso vedere un video con commento in siculo sul sito di Het Nieuwsblad. All’inizio non sembrava niente di grave ma ai primi attacchi in salita il lucky man gallese ha iniziato a lamentarsi e staccarsi scortato prima da Ganna e poi da Puccio. E qui possiamo dire che poteva decidersi prima a cadere e uscire di classifica, avrebbe consentito a Puccio di sentirsi libero e andare all’attacco insieme agli altri semi-siciliani Visconti e Romano. Invece il primo Ineos a sentirsi libero è stato Castroviejo, ormai più viejo che castro, solo 35esimo nella crono di sabato, ma davanti era andato via un altro ecuadoriano, stavolta trattasi di Caceido, non uno qualunque perché è il campione nazionale sia su strada che a cronometro e vestendo i colori nazionali ha evitato di indossare la maglia della EF che Jonathan Vaughters ha commissionato al suo nipotino di 6 anni pur di farlo stare zitto invece di stare sempre lì a chiedere di quella volta che l’Innominato…

UK Decay – Uk Decay

Giornata nera per Simon Yates.

delusione sperimentale

Oggi ho ricevuto la visita sgradita dell’editor di wordpress che dice che c’è questo editor a blocchi che è meglio e a scrivere non mi sembra tanto diverso ma poi l’immagine mi dice che deve essere almeno di 1200 pixel e poi non si capisce bene dove va a finire o si nasconde e per un blog che si chiama La Zeriba Illustrata e illustrato vuole essere è importante la faccenda delle figure e però che siano illustrazioni e non poster che 1200 pixel mi pare troppo per i miei gusti e allora ho deciso che per provare faccio un post sperimentale e però di cosa scrivo? Ecco, parliamo del fatto che oggi era attesa la conferenza a distanza del capo della Regione e ci si attendevano nuove chiusure dato l’andamento del virus e lo stile del Capo fino a poco tempo prima delle elezioni. Qui il problema sembra essere soprattutto quello dei trasporti con la gente ammassata, parliamo dei pendolari, e allora anziché chiudere tutto si poteva limitare, contenere, chiudere le scuole e gli uffici che possono fare smartworking. Dice che non tutti hanno avuto accesso alla didattica alla lontana, si presume che siano rimasti fuori quelli con problemi economici, e allora mandiamoli a scuola, non hanno la possibilità di collegarsi non avranno neanche quella di fare tamponi a pagamento e vaccini che presumibilmente verranno accaparrati da quelli che possono, si ammaleranno, non mi pare ci guadagnino. Gli uffici invece s’era capito già dalle parole del Sindaco di Milano, non è il problema della produttività, semmai si risparmia pure visto che è tutto a carico del lavoratore, che però se non esce di casa non va al bar, alla tavola calda, non guarda le vetrine e progetta qualche acquisto. E allora com’è finita, chiusura? No, solo un invito alle forze dell’ordine a vigilare, ancora una volta ha vinto la potente lobby del caffè e delle pizze.

Statistiche illustrate – le vittorie regione per regione

Marianne Vos dal 2007 al 2020 ha partecipato a 9 edizioni del Giro d’Italia vincendo 3 volte la classifica generale. Non è  mai tornata nell’ex Olanda a mani vuote vincendo in totale 28 tappe, per una media di 3 virgola 1 periodico tappe per ogni partecipazione. Il Giro Donne ha meno della metà delle tappe rispetto a quello maschile e quindi difficilmente esce dal continente, ma ha alternato gli arrivi di tappa nelle altre regioni, e quindi mi è venuta l’idea di un’altra statistica superflua, quantificando la suddivisione delle vittorie di tappa di Marianne regione per regione. Il maggior numero di vittorie l’ha ottenuto in Lombardia e in Piemonte, come potete constatare dalla tabella che potete pure non salvarvi perché difficilmente sono finite qui le vittorie della Vos.

Marianne Vos nel 2014 quando non era vietato darsi la mano.

 

La Zeriba 10 – scappati

Gli Zoey Van Goey sono stati uno strano gruppo scozzese, perché in realtà tra di loro c’erano un canadese un inglese e un irlandese ma non era una barzelletta. Però erano di stanza a Glasgow e incidevano per la Chemikal Underground e mi sembra che il gruppo a cui erano più affini musicalmente erano proprio i Delgados proprietari dell’etichetta, forse calcavano un po’ di più sul lato folk. Però se il nome dei secondi erano un omaggio al ciclista spagnolo Perico Delgado, il nome dei primi non era ispirato da qualche sconosciuta ciclista olandese, e poi se proprio avessero voluto chiamarsi come qualche ciclista avrebbero dovuto pensare a uno di quelli che vanno sempre in fuga, tipo The De Gendts. Dico questo perché i titoli e le copertine dei soli due album incisi, The Cage Was Unlocked All Along del 2009 e Propeller Versus Wings del 2011 fanno pensare alla fuga, e nel secondo il foglio interno da un lato riporta i testi delle canzoni e dall’altro una mappa disegnata che potrebbe essere una delle mappe di fuga dell’omonima canzone.

Escape Maps

E a scappare devono essere scappati davvero perché poi non si sono più sentiti. Parlavo del loro lato folk e chissà che non siano scomparsi per non essere invitati alla Notte della Taranta, ma se qualcuno li immagina seduti in circolo a cantare tristi canzoni dei nonni, guardi un po’ questo breve video live.

Sackville

Roxane

Uno scrittore che si può permettere di buttare lì nel discorso Tankink Tjallingii e Ten Dam, ma una casa editrice con una grafica amatoriale che non si permette neanche mezza illustrazione in copertina. E allora per animare un po’ il post una foto ce la metto io, crepi l’avarizia.

La Zeriba Suonata – gemelle separate

Hanno molto in comune: entrambe sono nate nel 1977, entrambe nel 1996, a soli 19 anni, hanno pubblicato la loro prima opera nei rispettivi settori artistici, in entrambi i casi è stato un esordio molto apprezzato, ed entrambe, anche se non si somigliano, sono belle di una bellezza autentica e non plastificata, ma, poiché nessuna è perfetta, entrambe sono molto poco prolifiche.

Chiara Zocchi è nata a Varese. Nel 1996 ha pubblicato Olga, edizioni Garzanti con in copertina un disegno a pastello di un quasi irriconoscibile Matticchio. Quando è in pieno vigore lo schiamazzo notturno e anche diurno degli scrittori cannibali, Chiara scrive il diario di una bambina che ha un padre violento che finisce in galera e un fratello violento e drogato che muore di aids, e con queste premesse si potrebbe pensare a un altro effimero libello cannibalesco o a una cosa pallosa e risaputa, e invece non c’è niente di splatter e l’occhio bambinesco e ingenuo della protagonista rende la lettura finanche divertente, e anni fa quando arrivai alla fine del libro avrei iniziato a leggerlo da capo, ma invece l’ho rifatto solo in questi giorni, anche per questo post, e la lettura è sempre un piacere. Ricordo che su un giornale dell’epoca, forse Comix, proprio uno della generazione cannibale, lo scrittore fasullo Aldo Nove, scrisse un articolo soltanto sulla bellezza della ragazza incontrata in un programma televisivo. In seguito Chiara Zocchi ha fatto studi universitari, ha scritto poco, articoli per giornali retrogradi come L’Avvenire e Rolling Stone, e solo nel 2005 ha pubblicato un altro libro intitolato Tre voli sempre con Garzanti, ma poi l’ha rinnegato. Le ultime notizie relative a compiti scritti ci dicono che è suo il testo per un libro pop-up di Valerio Berruti intitolato La giostra di Nina e pubblicato da Gallucci. Ma oltre allo scritto lei fa  anche l’orale, canta le sue bislacche canzoni, semmai alternandole a letture di brani di Olga, come in questa sua esibizione da artista di strada

sotto i portici di Bologna.

Fiona Apple è di New York e poco più che bambina ha vissuto esperienze peggiori di quelle di Olga, come lei stessa ha più volte raccontato. Di queste e altre brutte storie sono pieni i testi delle sue canzoni, dal primo album Tidal a Fetch The Bolt Cutters che è uscito in questi giorni. Le due protagoniste di questo post si sono “incontrate” di nuovo nel 2005: quando Chiara pubblicò il secondo libro lei era “già” al terzo disco, tra l’altro uscito dopo contrasti vari. In 25 anni ha pubblicato solo 5 dischi e per l’ultimo ci si è messo pure il covid a rimandarne più volte l’uscita. La sua musica è folk, blues, canzone americana da Joni Mitchell al musical passando per Suzanne Vega, e abitando entrambe a New York può darsi pure che lei ci è davvero passata da Suzanne Vega, ma secondo me poi ha suonato il citofono e se n’è scappata. A proposito di musical ascoltate e vedete la bellissima Paper bag, su When The Pawn del 1999, accompagnata da un video con ballerini molto “ini”. Il nuovo album è stato molto ben accolto dalla critica, ma di certo non è il più immediato all’ascolto, anche se il suo unico vero difetto è la brutta copertina dove si vede un dettaglio del viso con un occhio sgranato che, tra l’altro, anziché far apprezzare la bellezza dei suoi occhi, la fa quasi assomigliare a quella politica burina che si è autoproclamata difensora delle partite iva. Ma, a proposito di latrati, vi propongo la title-track in cui alla fine si sentono anche i  suoi cani che però sono regolarmente accreditati sul disco e chissà che non abbiano aperto anche loro una partita iva.

Fetch The Bolt Cutters