La Zeriba Suonata – Un disco che invece no

L’altro giorno ho scritto di un disco che non riesco a estrarre dal lettore cd, oggi invece ve ne presento uno che per ascoltarlo una seconda volta mi sono dovuto sforzare. Avete presente quei personaggi come Bowie o Bjork che, oltre alla loro enorme bravura, hanno saputo sentire cosa succedeva di interessante nella musica e circondarsi di artisti innovativi a prescindere dalla loro fama? Bene, Davide Toffolo è l’opposto. Già anni fa collaborò con il cantante dei Ligajovapelù e questo gli valse da parte mia una lunghissima quarantena terminata solo quando me n’ero quasi dimenticato. Ora i Tre Allegri Ragazzi Morti hanno pubblicato Meme K Ultra insieme a un gruppo rap che avevo solo sentito nominare, i romani Cor Veleno. Un gruppo ironico, ho letto da qualche parte. Boh, credevo che in natura non esistesse un gruppo rap italo-ironico, ma non si può mai dire. E invece no, anche con questi, come con tanto rappume italico, ogni verso è una sentenza e ogni canzone è un comizio, ci sono le solite lamentele sui social che non se ne può più quando vengono da gente che sulla rete ci sta, e alla fine suonano meglio le canzoncine più pop a prevalenza TARM, anche se alla sua età Toffolo a volte continua a parlare di adolescenza. Poi mi ha deluso pure la confezione, avevo letto che la grafica l’ha curata Alessandro Baronciani che però stavolta si è limitato a mettere insieme il tutto in maniera abbastanza tradizionale, ma i disegni e un collage bruttino sono sempre di Toffolo. Ma questo disco troverà i suoi estimatori, specialmente tra chi si sente o vuole sentirsi più libbero, più diverzo, pure più migliore.

La gente libera

La Zeriba Suonata – musica in bianco e nero

Italians do it better? Non saprei, però di sicuro meglio dei russi, il rockabilly gotico intendo. Ripeschiamo i Not Moving da Piacenza: le loro copertine erano sempre in bianco e nero, forse per estetica punk-gotica o solo perché costava meno, e il disco antologico Light/Dark aveva addirittura la copertina nero su nero. Nei primi 80 comprai per posta un sestetto di 45 giri per lo più punk e tra questi c’era Movin’ Over, il secondo singolo dei Not Moving nella cui formazione erano appena entrati la cantante Lilith e il chitarrista Dome La Muerte (niente paura, è solo il nome d’arte). Non ricordo quanto lo pagai, non più di 1000/1500 lire, ora su Discogs lo trovate tra i 14 e i 45 euri, prezzi da paura, prezzi gotici.

Not Moving – Behind Your Pale Face

La Zeriba Suonata – L’ultimo dei Kevin

Kevin Ayers era un genio e che ne parliamo a fare. Kevin Coyne era un musicista di culto. Kevin Rowland ha avuto il suo periodo di successo nonostante la salopette di jeans. Ma ‘sto Kevin Hewick chi cavolo era? Andiamoci piano prima di fare queste affermazioni, che poi non sono neanche affermazioni ma domande. Kevin Hewick da Leicester alla fine dei 70 fu uno dei primi musicisti a essere ingaggiato da Tony Wilson per la sua storica etichetta Factory. In Italia sarebbe stato etichettato come cantautore ma faceva musica molto chitarrosa e nel periodo diciamo di Manchester suonò anche con i residui Joy Division un minuto prima che diventassero New Order.

Haystack

In seguito ci furono delle incomprensioni con Wilson e Hewick passò alla Cherry Red. In quel periodo suonò anche con i Sound. Nei primi 80’s un suo 45 giri finì troppo presto nelle offerte e lo comprai assieme ad altro ciarpame punk a 7 pollici come The Fall, Raincoats, Crass e Not Moving. Ma il disco di Hewick lo sporco invece di suonarlo lo attirava perché la copertina raffigurava un viso stilizzato e gli occhi non erano disegnati ma erano proprio dei buchi che facevano passare la polvere. Così lo registrai su una cassetta fidando nella lunga vita di quel supporto (!) e il viniletto faccio finta di non ricordare che fine fece. Oggi grazie alle meraviglie del diabolico internet posso ascoltare quello e altro di questo musicista che ha avuta una carriera precaria e poco prolifica anche a causa di problemi personali, ma avrebbe meritato di più.

Ophelia’s Drinking Song / Cathy Clown

He Holds You Tighter

Stradario del paradiso

Sono partito da La banda dei sospiri anche perché in copertina c’era un’illustrazione fumettosa di Antonio Faeti, saggista pedagogista e illustratore noto a chi leggeva (di) fumetti negli anni 80.

Quando lessi Lunario del paradiso capii che la città mai nominata in cui vagava il protagonista era Amburgo perché corrispondeva a quella vista in tivvù durante le dirette della corsa ciclistica che vi si disputa dagli anni 90.

Quando cito Bartleby lo scrivano uso l’espressione “avrei preferenza di no” perché è quella adottata e motivata da Gianni Celati nella sua traduzione.

Forse l’aver studiato sociologia e altre scienze velleitarie mi ha fatto apprezzare ancor di più il finto saggio antropologico Fata Morgana, al pari di Storia naturale dei giganti del suo amico Ermanno Cavazzoni, un libro che nelle veste grafica ed editoriale mi ricordava i libri de Il Mulino o di FrancoAngeli che studiai all’università.

E Cavazzoni rimase sconcertato quando Celati gli disse di voler lasciare l’Italia e con essa la cattedra universitaria con annesso stipendio.

L’interesse di quei due e dei loro allievi, degni o degenerati, per i poemi cavallereschi mi spinse ad affrontare L’Orlando Furioso, anche se nella versione col tutoraggio di Italo Calvino, che altrimenti sarebbe rimasto chiuso nelle dimenticanze di scuola. Ne trovai la versione disponibile allora che era senza figure, ma quando poco dopo averlo finito scoprii che esisteva pure una versione illustrata da Grazia Nidasio, l’autrice di Valentina Melaverde, la cercai e l’edizione triste senza figure la feci a fette come Orlando i suoi nemici, salvando solo la copertina di Doré.

Però la narrativa non mi bastava, mi sono mosso in tutte le direzioni, aggiungevo volta per volta un numero della mai sentita rivista Riga, trovato fortuitamente in una libreria che non c’è più, tre documentari girati in Italia e uno girato in Africa e pure un volumone sulle sue prime cose, cioè storie con foto e performance teatrali, che per fortuna non ho ancora letto così in casa ho ancora qualcosa di suo da leggere, ma potrei trovare altro materiale, chissà.

Verrebbe da dire che nonostante i suoi precedenti teatrali Celati era un tipo riservato, niente a che vedere con i Baricchi le Murgie e i Saviani.

Quel tipografo è un drago

Ieri scrivevo di quando non potevo comprare molta musica, ma nello stesso periodo ovviamente non potevo nemmeno permettermi libri relativamente costosi, come Griffin And Sabine di Nick Bantock, un romanzo epistolare in cui le cartoline e le buste erano riprodotte tipograficamente, insomma non c’era l’illustrazione della busta ma la busta con dentro la lettera. Oggi il libro si può trovare su ebay a prezzi ancora più alti e senza la certezza che ci siano tutti i “pezzi”. Non so se sia stato il primo libro del genere, in seguito c’è stato qualcosa di analogo come una storia non in volume ma in scatola di Alessandro Baronciani. E quando nel mio girovagare tra i libri per ragazzi mi sono imbattuto in La posta del drago dell’illustratrice britannica Emma Yarlett, pubblicato in Italia dalla finora sconosciuta Sassi Editore nel 2018 e finito con chissà quale giro alla Feltrinelli locale, forse è stato anche per questo rimpianto che non ci ho pensato due volte a prenderlo, o forse l’avrei preso comunque. Il libro è la storia di un bambino che trova un drago in casa sua e chiede informazioni in giro su cosa fare tramite lettere. Nel libro sono riprodotte le risposte con tanto di busta e lettere incluse, ma sarà che è un bambino maldestro o che non dispone di un tagliacarte, sarà la sua fretta di leggere quelle risposte, le buste sono tutte strappate per la gioia del tipografo che ha dovuto realizzare i desiderata dell’autrice.

ultime cartoline

Nel primo anno di vita di questo blog vi segnalai un librone sulle cartoline che negli anni del boom raffiguravano luoghi periferici o che comunque non si possono considerare parte della famosa “grande bellezza”. Ora invece il Saggiatore ha pubblicato un libretto intitolato Tanti cari saluti, con ben due sottotitoli: “Cartoline dall’Italia e “Storia trash delle nostre vacanze”, di Lorenzo Marchionni, grafico che cura una pagina instagram sull’argomento. Le pagine del volume in realtà sono proprio cartoline che, anche se sul retro hanno stampati piccolo testi superflui, possono essere staccate e spedite, e si tratta di riproduzioni di vere cartoline edite in anni più recenti rispetto a quelle “periferiche”, diciamo gli ultimi 40 anni, e definite trash anche se su questo termine si è molto discusso tra i 90 e gli 00 ai tempi del Grande Revival Generale. Il libretto non ha lo stesso approccio sociologico del librone di Caredda ma è tutto sommato divertente, le immagini sono generalmente dozzinali e di cattivo gusto, e sembra che non importi più mostrare il luogo in cui si passano le vacanze, come se tutto fosse già noto, e ai tipici panorami non tutti invidiabili – basti pensare alle spiagge assediate da alberghi e bagnanti – si sovrappongono ingombranti scritte e disegnini, o donnine seminude, ma la mia preferita è quella che raffigura San Petronio in Bologna minacciata da un Papa in versione Godzilla.

La Zeriba Suonata – frullati britannici

E alla fine, anche se non frulla più come ai tempi in giallo, Chris Froome sarà alla partenza anche del Tour 2021. Ma in Gran Bretagna c’è chi è stato definito “frullatore” prima di lui, cioè The Go! Team, cangiante band di Brighton che è stata definita così forse non solo perché mischia musica suonata e samples, indie pop chitarroso e hip hop, girl group pop anni 60 ma pure 80 e 00 e musica da telefilm, ma anche perché i loro pezzi in genere sono veloci. The Go! Team sono frullatori, fracassoni e fanfaroni, nel senso che in alcuni dei loro pezzi scatenati si sentono anche fiati in quantità, praticamente una fanfara come in Bust-Out Brigade, e si potrebbe dire che a volte il loro sembra il pop secondo le cheerleaders, come in Ladyflash. Pure le copertine dei dischi sono chiassose e colorate, piene di collages o disegnini, e allora, come si chiedeva un ragazzo russo nei commenti a un loro video, perché non sono diventati delle star mondiali? Beh, intanto sono comunque dei VIP, almeno per qualcuno, come suggeriscono in Everyone’s A V.I.P. To Someone. Poi non sono delle star perché questo è un mondo ingiusto brutto e triste, e questa è un’altra ragione per lasciare che si distrugga: Reason Left To Destroy.

Statistiche illustrate – dimissioni in massa

Fino a pochi mesi fa si diceva che l’Italia è un paese di commissari tecnici, ovviamente del pallone, che qualcuno arrivava a quantificare in 60 milioni. Ma da un po’ di tempo mi sa che molti hanno dato le dimissioni e ora fanno i virologi.

In questo grafico vediamo in rosso la curva dei contagi, in blu la curva dei virologi e in verde l’altimetria dello Zoncolan.

Occasioni da non perdere

Sembra strano parlare di ciclismo su strada a fine ottobre, o meglio di ciclismo su strada in Europa, dato che negli anni normali di questi tempi si gareggia in Asia. Il campionato femminile in linea si è svolto il 31 ottobre e si è data la colpa al covid mica alla federazione, ma chissà perché il covid non ha impedito che il campionato maschile si svolgesse in un periodo più consono. Ha vinto Elisa Longo Borghini e Giada Borgato ha commentato che non sempre il campionato italiano viene vinto dalla più forte, stavolta sì, chissà che allora non si riferisse all’edizione 2012. E in quest’anno in cui è stato difficile allenarsi e trovare la forma è davvero notevole il quarto posto di Rossella Ratto con sole 7 corse nelle gambe, segno che la ragazza c’è sempre, è che sceglie le squadre sbagliate, ma visto che ci sono team che vogliono rinforzarsi per il world tour farebbero bene a cogliere l’occasione e ingaggiarla.

Fa strano una corsa a fine ottobre figuriamoci la Vuelta che finirà a novembre. Roglic tanto di cappello: ha corso il Tour, poi non si è depresso ma ha corso il mondiale, anche se lì avrebbe potuto dare un aiutino al compagno Van Aert che al Tour gli ha dato un aiutone, e poi le classiche vincendo a Liegi, e ora potrebbe vincere la Vuelta, ma non ha imparato la lezione del Tour, continua a correre nel solito modo, i gregari fanno la selezione da dietro e lui nell’ultimo km fa la sua progressione e guadagna qualche secondo. Ma non attacca mai da lontano, vabbe’, diciamo da meno vicino, neanche quando gli avversari non hanno più gregari, perdendo l’occasione di rifilargli distacchi maggiori, e così è stato con Carapaz che poi ha ripreso la maglia rossa. Ora tutti danno per scontato che Roglic tornerà in testa con la cronometro, ma al mondo non c’è niente di scontato, soprattutto durante il periodo dei saldi, e Carapaz è molto più coraggioso di Roglic, ma forse lo sloveno è consapevole dei suoi limiti e quello è l’unico modo in cui può correre con profitto.

Intanto il covid ha già effetto sul calendario 2021. La prima corsa cancellata è stata l’Herald Sun Tour, e in questi giorni, proprio quando l’Australia ha azzerato i contagi, a causa dell’obbligo di quarantena per chi viene dall’estero, sono stati cancellati il Tour Down Under, la Race Torquay e la Cadel Evans Great Ocean Road Race. Ora si spera che almeno gli organizzatori della corsa dedicata al più grande ciclista australiano di ogni tempo, il pacifico Cadel, colgano l’occasione di questo anno di pausa per trovare un nome più corto alla loro corsa.

Il nome della Cadel Evans Cosa Race c’entra a stento nello striscione d’arrivo.

UK Decay

Le bandiere non mi piacciono ma se c’è una bandiera in senso metaforico del ciclismo inglese quella oggi la porta una mamma, la sciura Deignan, che ha già vinto tre classiche in un mese e mezzo e la stagione non è ancora finita. Gli altri, cioè gli uomini, per lo più fanno a gara di smargiassate. C’è il fenomenino Pidcock che tutto baldanzoso ha voluto correre il mondiale élite e non si è visto, c’è Froome che è convinto di poter ancora vincere il Tour, c’è il gemello Simone che dopo le sbruffonate del 2018 è venuto al Giro e di nuovo con l’intenzione di vincere proclamando che è più forte, almeno del gemello Adamo, e già questo è da vedersi. Ieri sull’Etna ha messo la squadra a lavorare come se preparasse il grande attacco ma poi appena è aumentata l’andatura ha iniziato a staccarsi ed è già finito fuori classifica, a meno di fughe bidone. E poi c’è Gerainthomas che in RAI non sanno con quante “erre” si scrive. Quando ha vinto il Tour di transizione 2018 non ha sorpreso il fatto che sia andato più forte degli altri, che il potenziale ce l’aveva, ma piuttosto che sia rimasto in piedi, essendo un fortunello cascatore inferiore all’imbattibile Zakarin ma degno almeno di Porte. Ma il punto è che l’anno dopo si è ripetuto, e col secondo posto dietro Bernal ha legittimato la vittoria dell’anno prima, e tutti pensavano che avesse imparato ad andare in bicicletta. Ma uno che fino a pochi anni fa correva sul pavé vincendo pure a Harelbeke si presume che in bici ci sappia andare, è solo sfortunato, e cadere addirittura prima della partenza è una cosa degna di Richie Porte. Sono spuntati vari video che mostrano come a un ciclista della Bahrain, forse per qualche bruttura stradale, sia saltata la borraccia dalla bici e sia finita tra le ruote di Gerainthomas, ed è curioso vedere un video con commento in siculo sul sito di Het Nieuwsblad. All’inizio non sembrava niente di grave ma ai primi attacchi in salita il lucky man gallese ha iniziato a lamentarsi e staccarsi scortato prima da Ganna e poi da Puccio. E qui possiamo dire che poteva decidersi prima a cadere e uscire di classifica, avrebbe consentito a Puccio di sentirsi libero e andare all’attacco insieme agli altri semi-siciliani Visconti e Romano. Invece il primo Ineos a sentirsi libero è stato Castroviejo, ormai più viejo che castro, solo 35esimo nella crono di sabato, ma davanti era andato via un altro ecuadoriano, stavolta trattasi di Caceido, non uno qualunque perché è il campione nazionale sia su strada che a cronometro e vestendo i colori nazionali ha evitato di indossare la maglia della EF che Jonathan Vaughters ha commissionato al suo nipotino di 6 anni pur di farlo stare zitto invece di stare sempre lì a chiedere di quella volta che l’Innominato…

UK Decay – Uk Decay

Giornata nera per Simon Yates.