un Giro sbriciolato

Dicono che i ciclisti stanno iniziando a stufarsi del Tour, troppa grandeur, troppo caos, buon per il Giro che in fondo è la corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo, o viceversa, insomma è uguale, e infatti quest’anno il Giro ha un percorso più interessante di quello del Tour, vabbe’, ci sono quelle tre cronometro, sono un po’ troppe, comunque c’è un campo partenti superiore a quello del Tour, è vero che non ci saranno Quintana, Bardet, Pinot, Uran, Enrique Mas, però ci sarà uno tra Froome e Thomas e poi tutti gli altri. Aru non c’è, forse hanno scoperto la causa dei suoi problemi, forse, e di sicuro si è dovuto operare, però non è che un nome solo cambia molto, gli altri ci sono tutti. Dopo tanti tentennamenti, che forse stavano solo nella testa degli italiani, dopo tante voci, finalmente si è saputo chi verrà al Giro tra Froome e Thomas: nessuno, tutti e due al Tour. Però almeno sarà l’occasione per i giovani Bernal e Moscon di mostrare quanto valgono, finalmente potranno correre da capitani. Bernal si è rotto la clavicola in allenamento, Moscon non è in forma, gli capita, spesso direi, se ha il contratto in scadenza mi sa che il Sir Petrolchimico non glielo rinnova, ma un posto in una professional italiana lo trova, ai diesse italiani piace dire che vogliono rilanciare un talento, prima che si ritiri definitivamente. E quindi la Ineos deve puntare sui ragazzini che sono andati bene al Tour Of The Alps anche grazie a un gregario come Froome che li ha accompagnati per la manina ma qui non ci sarà, e dato che il vecchio Knees è un tiratore scelto, cioè l’hanno scelto solo per tirare come un asino di Bruseghin e basta, il più esperto diventa Puccio cui toccherà fare la chioccia ai due pivelli, tra i quali sembra più forte Coso Hart ma la squadra gli preferisce come capitano Sivakov perché neanche loro sanno come si pronuncia il suo nome. Valverde non viene, gli acciacchi dell’età, non sarà la gotta, quella, che io sappia, ce l’ha solo Paperone, mai sentita una persona reale che dicesse di avere la gotta, però l’Embatido dovrebbe un po’ riguardarsi, non nel senso di riguardarsi i video di quando vinceva, ma stare attento ai colpi di freddo, agli sforzi che gli può venire il colpo della strega. Però c’è pur sempre Landa, dicono che ha avuto problemi a un’unghia, dicono che forse è una scusa, ma lui non ha bisogno di scuse per un altro flop, il suo nome in questo è una garanzia. E c’è Jungels che in primavera ha fatto tutt’altro correndo sul pavé ma ha detto che può gareggiare per la classifica, e anch’io sono convinto che, con i suoi mezzi, se si inserisse in una fuga bidone che arrivasse all’arrivo con una mezzora di vantaggio, facciamo pure tre quarti d’ora, poi potrebbe puntare a un mezzo podio. In conclusione chi rimane? Dumoulin, Lopez e il gemello Simone che fa lo smargiasso e dice che gli altri dovrebbero farsela sotto, non so se si riferisce a Dumoulin, certo non il massimo della simpatia, aggiungete che dopo la lezione dell’anno scorso sarà più cauto e sparagnino e vedrete che non vedrete lo Yates spettacolare dell’anno scorso. E poi ci sarebbe Nibali, ma tra una cosa e l’altra, tra un Giro d’Italia e un Lombardia s’è fatto tardi, e scopriamo che nessuno ha mai vinto alla sua età. Ah, poi ci sarebbe il Roglic, il fenomeno n. 2 dell’anno, dopo Mathieu, però sta andando fortissimo dall’inverno e qui potrebbe anche partire forte ma sarà difficile esca vivo dalla terza settimana, quella che dicono tutti gli espertoni. Però, dai, potrebbe andare peggio, potrebbe piovere.

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Dove passano i ciclisti

Il Giro che partirà sabato si corre tutto in Italia, ma non c’è bisogno degli sconfinamenti né della partenza per sentire certe polemiche localistiche, basta, in qualsiasi periodo dell’anno, un annuncio di percorsi o future partenze e ci sono sempre quelli che si lamentano del fatto che il Giro non tocca il sud e che a volte per di più parte dall’estero. La risposta più pronta è che ospitare una tappa costa e non tutte le località sono interessate. Il ciclismo costa, anche mettere su una squadra, e dopo qualche team che rappresenta paesi non molto democratici ora c’è pure l’azienda che estrae petrolio senza badare per il sottile, ma è difficile che possa sponsorizzare una squadra il contadino equo e solidale che ti vende il cioccolato a km 100000. Però qui parliamo di percorsi e al Sud sono poco interessati ma non solo al Giro, al ciclismo in generale. La Sicilia ha i suoi campioni e ora anche una corsa a tappe. La Puglia ha ancora delle corse dilettantistiche, la Basilicata ha Pozzovivo, la regione ciclisticamente messa peggio è la Campania, che ha un solo ciclista professionista, Vincenzo Albanese, nato nel salernitano migrato pure lui in Toscana e purtroppo finito a correre nella Bardiani, e se non fosse per il Santuario di Montevergine o per Benevento non avrebbe visto neanche le poche tappe degli ultimi anni. Proprio a Benevento c’era l’unico team dilettantistico, che per motivi misteriosi schiera il valido colombiano Rubio, ma per continuare hanno dovuto fondersi con una squadra abruzzese. Corse UCI non ce ne sono, e neanche per under 23, era prevista solo una tappa del Giro d’Italia di ciclocross, su un percorso ridicolo, ma è stata spostata altrove. A Marcianise, ex centro agricolo riconvertitosi al grande commercio, c’è un velodromo voluto da un appassionato senza discepoli, presto abbandonato e appetito da altri sport. Lo storico ciclocross del Borgo di Casertavecchia, che ospitò anche i campionati nazionali, non si corre più. C’è qualche garetta di mtb o granfondo, e l’ultima classica del ciclismo dilettantistico, la Coppa Caivano, si è riciclata come ultima delle tre tappe del Giro della Campania donne, corsa nazionale con classifica a punti e non a tempi. Quest’ultima corsa si è svolta nello scorso fine settimana, in contemporanea con la granfondo di Ischia, e le maggiori attenzioni dei media e i testimonial (Chiappucci, Cipollini, Beppeconti, Di Rocco, Lelli) erano per la seconda, ma del resto les Dolomites dimostrano che prevale l’interesse turistico alberghiero. Per il Giro della Campania, dominato da due atlete multidisciplinari, la pistard Martina Fidanza (due tappe) e la crossista Silvia Persico (una tappa e la classifica), ci sono stati da un lato servizi veloci e approssimativi della TGR che ha dato molto più spazio allo spottone ischitano e comunque all’insegna del tutto bene, e dall’altro lato servizi sui siti e giornaletti locali che hanno parlato solo dei disagi degli automobilisti, che in un mondo in cui tutti sono sempre connessi non capisco come facciano a essere sorpresi da eventi del genere, e solo da voci e chiacchiere è filtrato che alcune cicliste si siano dovute cimentare anche nella gimkana, tra le auto ovviamente. Ora non so come si fa a lamentarsi che il Giro non passi da queste parti.

La nuova bandiera della Campania.

 

Epica Etica e Matematica

Scrivevo di recente dello stratagemma di dire che certe pizze, intese nel senso di storie che vanno per le lunghe, sono il corrispettivo attuale di Odissea e affini così per cercare di tacitare a priori le critiche. Però pensandoci, qualcosa in comune c’è: se ad esempio si pensa a Ludovico Ariosto che alla Corte d’Este scrive l’Orlando Furioso in cui vuole narrare la discendenza della Casata dai paladini di Carlo Magno allora per analogia si può capire il perché di tutte quelle storie, quei film, quelle fiction, quelle canzoni sulla criminalità. Poi qualcuno nella sua ignoranza o ingenuità penserà che tutta questa roba sia di denuncia, senza pensare a quali sono i valori diffusi nella società o in ampie parti di essa, cioè quegli ambienti in cui violenti e bulli si filmano in azione e poi mostrano i loro misfatti sui social. Forse questi ambienti non saranno ancora così ampi al momento, ma la cultura criminale, vincente nei media, si diffonde e al momento ci sono molti che secondo me sono ancora confusi, come quei genitori che aggrediscono i presidi e i docenti che non usano coccolare i loro figlioli, e non hanno ancora capito che perdono tempo a preoccuparsi della scuola, perché l’ignoranza è un requisito importante per fare carriera, in politica e nello spettacolo, soprattutto nella ancora ambita televisione. Ma in fondo, anche in passato, anche tra quelli che avevano o sembravano avere altri valori, soprattutto tra quelli che avevano pose artistoidi o trasgressivoidi, com’era figo dire che a scuola non andavano bene in matematica.

citazione da Andrea Pazienza , Verde matematico

Le vecchie lire

Forse seguendo poco la tivvù non posso sapere tutti gli spot che mandano, ma mi pare che appena si avvicina il Giro vengono precettati i due arzilli vecchietti che si ricordano di quando erano giovani, in tasca avevano poche lire ma si sentivano bene. Forse le menti del marketing pensano che il ciclismo è seguito soprattutto da spettatori eroici nostalgici del ciclismo eroico dei tempi eroici che avranno nostalgia anche delle lire eroiche, quelle che venivano attaccate con lo scotch, usate per prendere appunti o utilizzate per far circolare i messaggi più vari, e a volte le vedevi così malconce che ti chiedevi dove le conservavano i portatori poco sani di banconote e dentro i calzini a loro volta dentro le scarpe ti sembrava l’ipotesi più probabile. E, dicevo, quei pubblicitari lì avranno concluso che allora questo è il momento buono per pubblicizzare la ristampa delle vecchie lire. Spiacente ma a me non interessa questa offerta. Quando ero giovane e in tasca avevo poche lire a volte ci compravo i giornali di fumetti e, tra i tanti, resta memorabile quell’annata di Eureka, tra il 1983 e il 1984, in cui fu diretta a tempo determinato da Castelli e Silver che ne inventarono di tutti i colori, e l’unica banconota che mi interessa conservare è quella da tremila lire che fu allegata al numero di aprile 1984.

 

La Liegi del cambiamento

In Belgio qualche tempo fa sono stati più di un anno senza governo e forse pochi ne sentivano la mancanza. In Italia invece abbiamo il governo customizzato, ognuno ne ha la sua fetta, e ci sono giornali che tengono per mezzo governo e criticano l’altro mezzo. Però con quota 100 questo governo ha consentito a Davide Rebellin di potersi finalmente ritirare a giugno dopo i campionati italiani, avendo totalizzato 48 anni di età più 52 anni di attività agonistica. Ma nonostante la sua età neanche lui è mai arrivato nel centro di Liegi. Da quest’anno invece sono stati tolti il Saint-Nicolas e l’arrivo ad Ans vicino al supermercato e si è tornati nel centro di Liegi non lontano dal Boulevard de la Sauvenière passando per il ponte sulla Mosa. Questa è anche l’ultimissima corsa della Sky, poi Puccio e compagni cambieranno sponsor e colori, che ancora non si sa quali saranno, forse, dovendo fare tutto in fretta, dipenderà dalla vernice che riusciranno a trovare, cercando anche nel supermercato di Ans. Il paradosso del ciclismo odierno è che per rendere più spettacolare una corsa bisogna toglierle le salite finali, all’Amstel è andata bene, la Freccia Vallona non vuole provare, per la Liegi una sola edizione è poco per poter giudicare, anche perché la pioggia ha fiaccato ulteriormente i ciclisti. Qualcuno in verità è venuto già fiaccato, come Daniel Martin, poi strada facendo si è ritirato Valverde. Ma non andate di fretta a credere finiti i ciclisti che hanno deluso nelle classiche: Valverde ha esordito ottimamente nelle Fiandre e pure Sagan, che qui non è neanche venuto, alla Roubaix è sembrato il migliore fino a pochi km dalla fine. Ion Izaguirre, intanto, continua ad avere problemi meccanici con una bici presa con la raccolta punti del supermercato di Ans, poi in una curva va dritto forse perché il percorso è cambiato lui è basco i cartelli sono in fiammingo quindi non riesce a raccapezzarsi. Ma oggi la corsa la fanno le seconde linee, quelli che De Zan chiamava i luogotenenti, i gregari, i portatori di borracce, Kangert su tutti, sulla Redoute ci si aspetta gli attacchi dei favoriti, niente, i Deceuninck fanno l’andatura ma non sanno che il loro capitano Alaphilippe non ne ha più, e quando attacca Fuglsang la coppia scoppia, così il finale viene divertente, con uno sparpaglio di corridori tutti a inseguire qualcun altro, Formolo è l’ultimo a staccarsi dal danese e arriva secondo, un domani qui potrà vincere, soprattutto se correrà ancora tanti anni come Rebellin. Fuglsang invece nel finale rischia di cadere ma rimane in piedi con un’acrobazia e lì tutti a ricordare il suo passato nella mtb e a elogiare la multidisciplinarietà, e buon per i Reverberi che erano impegnati a fare una figura barbin(a) con un 16esimo posto al Giro dell’Appennino, perché se fossero stati davanti al televisore avrebbero dovuto tapparsi le orecchie per non sentire. Arrivo nel centro di Liegi anche per la gara femminile, dove cambia l’olandese vincitrice rispetto alla Freccia di mercoledì e alla Liegi dell’anno scorso: la Van Vleuten, visto che le rincorse non le riescono più, ha preferito attaccare per prima e, in attesa che i premi nelle gare femminili vengano parificati a quelli dei maschi, stavolta ha vinto un blocchetto di buoni da spendere nel supermercato di Ans.

Questo post contiene un grave errore per uno che si dice belgiofilo. Se hai scoperto qual’è l’errore invia la soluzione in busta chiusa al supermercato di Ans: potrai vincere un buono per un punto interrogativo.

Più apprezzato dai belgi che dagli italiani?

Cinema polacco

La mia attività di spettatore cinematografico finì in un cinema parrocchiale che non si faceva problemi a programmare film di registi svergognati senzadio come Allen e Ozon, mentre si espandevano fuori i multisala e dentro la maleducazione del pubblico che non aveva timore neanche del sacro luogo proprietario del cinema. Niente di premeditato, solo non mi attirava più e pure in televisione e in dvd raramente vedo films e ancor più raramente quelli recenti finiscono per piacermi, uniche sicurezze le animazioni dello Studio Ghibli e della Aaardman. Ho frequentato più i cosiddetti cineclub che cinema veri e propri, a volte tra cinema e tivvù sono stato capace di vedere tre film in un giorno con un record di quattro, ma credo di non aver mai rischiato di diventare un cinefilo capace di vedere qualsiasi cosa per dovere, ma ho visto film solo sperando nel piacere. E inevitabilmente ho visto film polacchi, alcuni di Andrzej Wajda che erano o storici o non molto diversi dal resto del cinema europeo, e altri di Krzysztof Kieślowski che andava oltre la concezione di François Truffaut per il quale il cinema consisteva nel far fare delle belle cose a delle belle donne, e alle belle donne ma belle davvero lui faceva fare sesso direttamente. Per cui non so proprio che razza di film abbia visto Leonardo Manera quando ha concepito la serie di scenette sul cinema polacco, lui che pure è uno dei migliori comici televisivi, o uno dei pochi decenti, anche perché cambia continuamente personaggi mentre gli altri ripetono sempre le stesse cose, e sembra proprio che abbia un retroterra culturale da intellettuale di sinistra. Di recente l’amico FCN mi ha segnalato un film di fantascienza del 1984, Seksmisja di Juliusz Machulski, e ho scoperto poi che in un sondaggio tra gli spettatori è stato votato come miglior film polacco degli ultimi 30 anni (calcolati alla data del sondaggio). Da noi il film è poco noto e si trova solo sottotitolato, ed è un peccato perché il film è divertente, con momenti quasi slapstick, oltre che interessante. L’attore principale è Jerzy Stuhr che ha lavorato anche con registi seriosi italiani ed è di origini austriache, ma la faccia le espressioni e la gestualità mi ricordano certi comici francesi di quando in Francia sapevano ancora fare cinema, prima di banalità buoniste come Giù al nord, diciamo dalle parti di Louis De Funès, Pierre Richard e Les Charlots. Ma diciamo che pure la storia offre i tanto desiderati spunti di riflessione perché qui si racconta di due tizi che si fanno ibernare per farsi scongelare dopo tre anni e invece vengono sbrinati dopo 53 anni in un mondo di sole donne perché gli uomini si sono estinti in una guerra molto mondiale e molto nucleare, e vivono sotto terra perché l’atmosfera del pianeta è piena di radioattività. Le donne però non sono lesbiche come potrebbero auspicare i guardoni, ma asessuate, si riproducono per partenogenesi, io aggiungerei che però non si spiega come mai continuino a truccarsi, e hanno scelto come loro regina un’anziana più mascolina di Jarmila Kratochvilova, la ceca detentrice del più longevo record nell’atletica che è ancora attiva come allenatrice e poi dicono il ciclismo. Molti porranno l’accento sulla guerra tra sessi, ma secondo me è ancora più interessante quello che sembra in secondo piano, la forza che la menzogna da e riceve dal potere, e direi sia quello politico che quello religioso, in una società che non può o non riesce a fare critica. E pensare che questo film è stato realizzato negli anni di Jaruzelski, confermando che tocca al cinema comico essere più coraggioso mentre il cinema serioso deve sempre conformarsi all’ideologia della bottega di riferimento.