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allegre non forti

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fumetti impegnati disegnati male

Per il povero Gino Bartali si sta mettendo peggio che per Frida Kahlo, sta diventando un personaggio pop oggetto di tanti libri e film, ma non per quello che ha fatto nello sport, altrimenti ci si potrebbe attendere lo stesso per Binda o Coppi, ma per quella faccenda dei documenti nascosti nella bici che lui voleva tenere segreta e, appena morto, è stata infatti rivelata e pubblicizzata, e ormai nell’ambito ciclistico Bartali avrà superato pure Pantani, quest’ultimo raccontato per trame e cospirazioni il primo per buone azioni. E così gli ha dedicato un libro anche l’editore Becco Giallo, specializzato in temi politici e personaggi idem, meglio se assassinati, e altre disgrazie. Sull’impegno di alcuni fumettisti nella realizzazione di questi fumetti impegnati ho sentito qualche chiacchiera ma non so fin quanto veritiera e allora meglio lasciar stare, però in questo caso, vedendo i disegni di Iacopo Vecchio pubblicati nelle ultime pagine si capisce che avrebbe potuto fare molto meglio dei disegnini che a volte sembrano quasi infantili, soprattutto delle biciclette, che illustrano la vicenda di Bartali, ma mettiamola così, che parlando principalmente di Gino in Francia, il disegnatore si è ispirato ai dipinti di Dufy e Matisse, ma anche se lo dico poi non ci credo. Oppure possiamo ipotizzare che per uscire in tempo per il Giro 2018 sia stata messa un po’ di fretta agli autori e il tutto sia venuto un po’ raffazzonato. La sceneggiatura è di Andrea Laprovitera ed è incentrata, come si dice, sul Tour del 1948 ripercorrendo sia la vicenda agonistica che la faccenda dell’attentato a Togliatti, con dei flashback un po’ forzati che accennano ad altri momenti della vita di Bartali, come la storia dei documenti che servivano a mettere in salvo degli ebrei, la morte del fratello e l’amicizia/rivalità con Coppi. Adesso però sarebbe bello se un editore disimpegnato commissionasse un fumetto su Romeo Venturelli, ma per quello ci vorrebbe Leone Frollo buonanima.

Un libro che vale la copertina

Non capisco dove va l’industria culturale. Ad esempio al negozio di dischi che frequento arrivano quattro vinili di un gruppo che quasi mi sorprende che gli facciano incidere ancora dischi, e invece due di questi sono limited editions o deluxe, non ricordo bene ma fa lo stesso. E penso che oggi forse, tranne rari casi, non si punta più alla massa ma ai pochi affezionati, da trattare come persone disposte a spendere molto per portarsi a casa qualcosa anche di ingombrante. L’industria ci tratta come se tutti avessimo degli hangar a disposizione dove accumulare quintali e decametri cubi di roba, e, a parte i collezionisti, forse anche i consumatori ragionano come se dovessero lasciare la loro biblio-discoteca agli eredi o forse credono che la loro casa sarà trasformata in museo. E forse è in questa logica che da un po’ di tempo abbondano le copertine cartonate, anche o soprattutto per i fumetti. Io che non ho eredi né tanto spazio vorrei solo leggere e ascoltare e invidio chi non si affeziona alle cose e non le conserva, ma non ne sono capace e così finisce che la copertina cartonata, che da sola occupa lo spazio di un libro normale (potete misurarne qualcuna), per me anziché un valore aggiunto è un deterrente. Forse esagero, ma pensate solo 10 libri cartonati anziché brossurati. Tutto questo per dire che mi sono arretrato anche con Gipi, non avevo comprato La terra dei figli, però dopo un paio di anni ecco che questo libro inaugura la raccolta completa o quasi delle opere del toscanaccio che LaRepubblica & L’Espresso in combutta con l’editore originale Coconino mandano in edicola. Bene, un libro in edicola avrà sicuramente una veste editoriale più dimessa, con copertina in brossura e carta meno spessa. Un accidenti: chiedo il libro senza averlo visto e mi trovo di fronte un mattone, ma almeno il libro un mattone lo è solo dal punto di vista fisico, perché da quello artistico che ne parliamo a fare. E il bello è che nel finale della storia, in un mondo di uomini che non sanno più leggere, è proprio un libro che … vabbè, compratevelo e leggetelo che vale non il prezzo di copertina, ma lo spazio che occuperà la medesima.

10 pagine del libro mostrano un diario che nessuno è in grado di leggere.