il giorno del ristoro

Ci sono vari modi di trascorrere il giorno di riposo, c’è chi preferisce corricchiare e chi riposare completamente, la cosa più pericolosa che un ciclista può fare è annunciare che l’anno dopo cambierà squadra scatenando immediate ritorsioni da parte della squadra attuale che fino alla fine dell’anno lo convocherà tuttalpiù per qualche corsa nella foresta pluviale cui è costretta a partecipare per esigenze di sponsor. Ma si può approfittare della pausa per fare anche altre cose. Oggi per esempio la Katusha, che ha perso il ciclista testimonial Marcello Bellicapelli, ha cercato di girare un nuovo spot dello shampoo multitasking con i ciclisti residui, ma Zakarin è riuscito a cadere anche durante le riprese. La Ineos invece, volendo mantenere lo stile Sky, ci tiene anche al livello culturale dei ciclisti che sono tenuti a seguire dei corsi su materie per lo più attinenti l’attività dello sponsor, come fisica o petrolchimica. Oggi c’era matematica e il precettore Puccio, cui sono stati affidati Bibì Sivakov e Bibò Hart, poiché tutto è parametrato al livello dello sponsor, gli ha fatto ripetere la tabellina del milione.  Reverberi ha concesso ai suoi ragazzi di distrarsi a vedere qualche serie tv purché sia italiana. Savio ha voluto motivare i ciclisti che finora hanno reso poco concedendogli di lavare la sua Isotta Fraschini mentre quelli che si sono ben comportati hanno potuto visitare, previo pagamento del biglietto al modico prezzo di 14 euro, la sua residenza principesca con una ricca collezione di opere d’arte di ogni epoca tra cui spicca una scultura di Jeff Koons in acciaio rosa che raffigura Leonardo Sierra mentre cade in discesa. E infine il simpatico Valerio Conti, volendo fare lo spiritoso, è andato al bar dell’albergo che ospita le squadre e ha chiesto un Amaro Antunes ma nessuno ha capito la battuta.

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Fiumi di libri

Il Giro d’Italia sta ai libri sul ciclismo come Lucca comics sta ai fumetti, la maggior parte delle novità le trovate in queste occasioni. In libreria ho visto due titoli che sconsiglierei a priori anche se proprio i titoli non li ricordo ma ne ricordo bene gli autori. Uno l’ha scritto il banchiere sempre aiutato dallo stesso giornalista quindi due motivi in uno per girare alla larga. L’altro sul dualismo tra Merckx e Gimondi l’ha scritto il dimenticato Giorgio Martino, spalla di De Zan e pioniere del giornalismo soporifero. Invece in questi giorni ho letto un libro vecchiotto: Storie esemplari di piccoli eroi di Cesare Fiumi nell’edizione Feltrinelli del 1996, forse più reperibile nella ristampa Dalai del 2011. Fiumi, scrittore e giornalista del Corriere, racconta di alcuni sportivi, tra cui 6 ciclisti, non campionissimi, e per i miei gusti lo fa con un po’ troppa retorica, quella sui valori la gente semplice la terra la montagna, e la prefazione di Gianni Mura sfiora la blasfemia quando paragona l’autore a Gianni Celati, però è un libro interessante, soprattutto in questi tempi di santificazioni, in cui solo Beppe Conti con le sue storie segrete e i suoi pettegolezzi sembra mettere un po’ di pepe nelle vicende. Si dice che il tempo è galantuomo, ma non ne sarei tanto sicuro, poi è una questione di gusti, perché col tempo si perdono i racconti minimi di chi ha vissuto le cose e restano solo gli storici, a volte non meno parziali, e privilegiare i lati positivi dei personaggi omettendone o dimenticandone difetti peccati e scorrettezze non rende un buon servizio neanche a loro perché li disumanizza. Poi ognuno si fa un’idea delle persone sulla base della propria esperienza e i pareri inevitabilmente divergono, per cui in questo libro è interessante anche scoprire il Merckx di Balmamion, il Gimondi di Motta, il Coppi di Terruzzi e il Bartali di Magni. Infine ci sono due che non parlano male di nessuno, Bitossi e Martini, e per come li conosciamo la cosa non ci meraviglia, però mette a rischio il luogo comune dei maledetti toscani, ed è un problema perché i luoghi comuni sono così comodi, se vengono meno ci tocca sforzarci a cercare di capire la realtà.

 

Le telefonate impossibili: Don Alejandro

Diciamo la verità: il grande assente del Giro 2019 è Alejandro Valverde, che all’estero non so ma in Italia è stato oggetto di un cambiamento di gabbana come solo in Italia sanno fare, pensate a certi politici del passato remoto o recente o anche dell’attualità, questi ultimi vedrete tra qualche annetto. Solo che Valverde fa più degno mestiere e il cambiamento è stato in senso positivo. Ritenuto attendista, sparagnino, dopato, per un breve periodo ha anche interpretato il villain nei confronti di Rodriguez, preferito dal pubblico come se Purito chissà che ciclista spettacolare fosse e invece era solo uno specialista delle rampe finali che ha dato il meglio di sé nelle interviste, anche se con avversari come Ba(nala)sso non era difficile. E dicevo Valverde, oggi è esaltato come grande campione, forse anche perché il tempo cambia la prospettiva, rende più rispettabili, e, per quel che mi riguarda, penso che uno che va forte per tanti anni qualcosa di suo deve averlo, e forse pure Armstrong lo aveva, ma gli ha nociuto anche il fatto di non essere un signore come invece è ritenuto Valverde, non a caso chiamato Don. Ho telefonato a Valverde giovedì scorso verso le ore 22.00.

-Buonasera Don Alejandro, disturbo? Cosa stava facendo?

-Buonasera. Sto collegandomi con la tv italiana.

-Vuole seguire la presentazione del Giro?

-No, per carità! Quella musica de mierda a palla che palle! Non essendoci costretto la evito volentieri, la lascio a Annemiek che appena sente una musichetta qualunque subito si mette a ballare. No, volevo vedere la Corrida.

-Scusi Don, ma qui in Italia non ci sono le corride, certe manifestazioni  cruente non le abbiamo, siamo un popolo evoluto.

-A giudicare dai vostri ministri non si direbbe. Comunque io intendevo la Corrida di Corrado.

-Ma Corrado è morto.

-Davvero? Così giovane?

-Mica tanto!

-Ma io pongo me stesso come riferimento. Comunque la Corrida so che la trasmettono ancora da qualche parte.

-Si, ma non stasera.

-Ma voi in Italia fate sempre repliche e repliche delle repliche. State ancora replicando Drive In e Colpo Grosso?

-Eh, gli italiani sono nostalgici.

-Ho saputo anch’io del Salone del Libro di Torino.

-Non intendevo in quel senso. Comunque l’avevo chiamata per invitarla ad andare sul Canale 65, vedrà qualcosa, o meglio qualcuno, che la rincuorerà.

-Canale 65? Ecco, … cos’è, un programma sulla mtb?

-Si, sono servizi sulle gare marathon in Italia.

-Ma quello mi sembra una faccia conosciuta, un po’ invecchiato… Sì, mi pare Francesco Casagrande, ha smesso di correre quando io ho iniziato. Avrà 60 anni.

-No, meno di 50, e non ha smesso, è solo passato alla mtb. Vede che a quell’età si può ancora gareggiare?

-E quell’altro invece me lo ricordo, è Riccardo Chiarini, correva nel decennio scorso, ma sarà vecchissimo pure lui!

-Ehm, sì…, però è più giovane di lei, Don.

Tut tut tut

Ma che è successo, è caduta la linea?

Maledetti anche gli sponsor

La Burocrazia, lo spauracchio che può tornare utile agitare per qualsiasi rivendicazione, è la vera causa dell’esclusione di Nishimura dal Giro, perché nei cronoprologhi non c’è il tempo massimo (si può arrivare anche a palco smontato e a notte fonda?) ma quella di ieri era classificata come tappa normale. A proposito di burocrazia, proprio stamattina leggevo che Magni perse le sue prime tre vittorie (non è un ossimoro) perché non sapeva di dover firmare un foglio ufficiale. Ma tornando al Giro l’assurdo è che in realtà anche oggi e almeno le prossime 2 settimane sono ancora prologhi in attesa dell’ultima decisiva settimana, una faccenda sulla quale verrebbe da scherzare perché negli scorsi anni eravamo abituati a giri, soprattutto tour, decisi già nella penultima domenica, ma i ribaltoni di Nibali 2016 e Froome 2018 hanno dimostrato che più che l’ultima settimana può essere decisivo l’ultimo weekend. In tre settimane può succedere di tutto, incidenti, cadute, cali di forma, resurrezioni, crisi di fame (la famosa fringale cara a De Zan) però sempre meno probabili con la scienza e i gel, e possono anche intervenire problemi familiari o sentimentali, è capitato a Coppi, a Gilbert, si dice anche a Sagan. E quindi ecco che opportunamente nessuno ha dato peso più di tanto al risultato di ieri, ma ci sono interrogativi a più lungo termine. Ci si chiede se Roglic riuscirà a tenere fino alla fine, se Dumoulin uscirà alla distanza, se Nibali riuscirà a diventare il più vecchio a vincere il Giro, se ci sarà una Santa Alleanza, ma va bene pure un’alleanza profana, contro Simone lo sborone approfittando della minima difficoltà, del minimo problema meccanico, per staccarlo e fargli rimangiare le sue uscite, ma soprattutto ci si chiede se basteranno 3 settimane per capire come si pronuncia Tao Geoghegan Hart. Oggi intanto si arriva a Fucecchio, terra di maledetti toscani, Malaparte, Montanelli, pure Tafi, oggi in veste di zio, che probabilmente sarà stato maledetto dai suoi (ex) colleghi per la sua idea di correre la Roubaix a 52 anni, una cosa che poteva risultare controproducente per l’immagine del ciclismo. E poi Magni, che mi fa venire in mente il barbiere inventore interpretato da Troisi  in Le vie del Signore sono finite, che diceva: Uno sta a inventare una medicina contro la caduta dei capelli e contro il dolore in un paese dove uno senza capelli dice che la via della salvezza è il dolore, e il fascista Magni (lui diceva “guardia nazionale”) fu il primo a portare nel ciclismo uno sponsor non legato a bici e selle che era una crema per la bellezza delle mani. Da allora gli sponsor sono stati sempre più indispensabili nel ciclismo, ma non di rado sono inaffidabili, anche in un paese come il Belgio, c’erano due squadre di ciclocross con due sponsor cadauna, ma uno sponsor per una ha lasciato e il resto si è fuso in un’unica squadra, e tra i corridori interessati c’è pure Eli Iserbyt, che per di più è alle prese pure lui con problemi sentimentali in quanto si è lasciato con Puck Moonen. Het Nieuwsblad, che alla vicenda ha dato quasi più importanza che al Giro (si dice che tira più un pelo di f*** che Christian Knees in testa al gruppo, semmai nelle altre tappe perché oggi ha litigato con la bici), scrive che a causa dei loro impegni non avevano molte occasioni di vedersi, e infatti lui è sempre impegnato tra fango e strada e lei tra instagram e twitter, però il discorso dei risultati negativi causati da una crisi potrebbe valere pure per lei, ma come fai ad accorgertene se prima si ritirava e oggi invece pure nel Trofee Maarten Wynants, vinto da Elisa Balsamo che ho l’impressione stia correndo un po’ troppo per la sua età, sarà forse volontà dello sponsor che ha fatto il passo dalle junior alle élite proprio costruendo una squadra attorno a lei? C’è un’altra cosa da dire sugli sponsor e riguarda la Katusha, perché nello spot dello shampoo magico c’è ancora Kittel che pure ha sciolto il  contratto e non so se è corretto, oltre che controproducente perché il tedescone è in cerca di sé stesso e uno può sospettare che a lavarsi troppo con quello shampoo lì nella testa penetrano i dubbi esistenziali. Chi invece ha solo certezze sembra Ciccone che ha scelto il suo obiettivo e lo persegue con convinzione: i GPM. Anche Nizzolo può star certo  che continua a essere il solito fortunello perché, come molti velocisti, non ovviamente Mareczko, non si stacca sulle salitelle ma fora negli ultimi 10 km. Oggi l’elicottero non ha potuto alzarsi e la moto è stata più vicina del solito ai ciclisti, e così nel finale ha fatto le funzioni del keirin,  è partito a testa bassa in tutti i sensi Ewan ma Pascalone Ackermann l’ha superato nel finale resistendo alla rimonta di Viviani. Quest’ultimo fa il piagnone di giornata dicendo che qui non ha tutto il treno e non si capisce quanti vagoni dovrebbe avere questo treno ma chi l’ha battuto ha in squadra ben due che corrono per la classifica. Poi, finita la tappa, subentra il triste spettacolo del Processo alla tappa con la Mosca Frantse-tselli di cui possiamo anche dire che la parola che usa più spesso è “ehm…”. Oggi il Processo è stato soprattutto per i cannibali sotto al palco perché si è passati per Nibalandia e lo squalo ne ha approfittato per salutare e ringraziare un po’ di persone. Certo nessuno degli ex della Mastromarco, presi dalla corsa, ha cercato di mettersi in mostra a Mastromarco o sul San Baronto, e Visconti, che correva con i rivali della Finauto dell’altro maledetto toscano Luca Scinto, non è neanche in gara. Alla fine vorrebbero ricordare la Cuneo-Pinerolo di Coppi ma vanno le immagini del mondiale di Zurigo e viene il sospetto che la TGR della Campania abbia fatto scuola.

I Favolosi Anni 50

un Giro sbriciolato

Dicono che i ciclisti stanno iniziando a stufarsi del Tour, troppa grandeur, troppo caos, buon per il Giro che in fondo è la corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo, o viceversa, insomma è uguale, e infatti quest’anno il Giro ha un percorso più interessante di quello del Tour, vabbe’, ci sono quelle tre cronometro, sono un po’ troppe, comunque c’è un campo partenti superiore a quello del Tour, è vero che non ci saranno Quintana, Bardet, Pinot, Uran, Enrique Mas, però ci sarà uno tra Froome e Thomas e poi tutti gli altri. Aru non c’è, forse hanno scoperto la causa dei suoi problemi, forse, e di sicuro si è dovuto operare, però non è che un nome solo cambia molto, gli altri ci sono tutti. Dopo tanti tentennamenti, che forse stavano solo nella testa degli italiani, dopo tante voci, finalmente si è saputo chi verrà al Giro tra Froome e Thomas: nessuno, tutti e due al Tour. Però almeno sarà l’occasione per i giovani Bernal e Moscon di mostrare quanto valgono, finalmente potranno correre da capitani. Bernal si è rotto la clavicola in allenamento, Moscon non è in forma, gli capita, spesso direi, se ha il contratto in scadenza mi sa che il Sir Petrolchimico non glielo rinnova, ma un posto in una professional italiana lo trova, ai diesse italiani piace dire che vogliono rilanciare un talento, prima che si ritiri definitivamente. E quindi la Ineos deve puntare sui ragazzini che sono andati bene al Tour Of The Alps anche grazie a un gregario come Froome che li ha accompagnati per la manina ma qui non ci sarà, e dato che il vecchio Knees è un tiratore scelto, cioè l’hanno scelto solo per tirare come un asino di Bruseghin e basta, il più esperto diventa Puccio cui toccherà fare la chioccia ai due pivelli, tra i quali sembra più forte Coso Hart ma la squadra gli preferisce come capitano Sivakov perché neanche loro sanno come si pronuncia il suo nome. Valverde non viene, gli acciacchi dell’età, non sarà la gotta, quella, che io sappia, ce l’ha solo Paperone, mai sentita una persona reale che dicesse di avere la gotta, però l’Embatido dovrebbe un po’ riguardarsi, non nel senso di riguardarsi i video di quando vinceva, ma stare attento ai colpi di freddo, agli sforzi che gli può venire il colpo della strega. Però c’è pur sempre Landa, dicono che ha avuto problemi a un’unghia, dicono che forse è una scusa, ma lui non ha bisogno di scuse per un altro flop, il suo nome in questo è una garanzia. E c’è Jungels che in primavera ha fatto tutt’altro correndo sul pavé ma ha detto che può gareggiare per la classifica, e anch’io sono convinto che, con i suoi mezzi, se si inserisse in una fuga bidone che arrivasse all’arrivo con una mezzora di vantaggio, facciamo pure tre quarti d’ora, poi potrebbe puntare a un mezzo podio. In conclusione chi rimane? Dumoulin, Lopez e il gemello Simone che fa lo smargiasso e dice che gli altri dovrebbero farsela sotto, non so se si riferisce a Dumoulin, certo non il massimo della simpatia, aggiungete che dopo la lezione dell’anno scorso sarà più cauto e sparagnino e vedrete che non vedrete lo Yates spettacolare dell’anno scorso. E poi ci sarebbe Nibali, ma tra una cosa e l’altra, tra un Giro d’Italia e un Lombardia s’è fatto tardi, e scopriamo che nessuno ha mai vinto alla sua età. Ah, poi ci sarebbe il Roglic, il fenomeno n. 2 dell’anno, dopo Mathieu, però sta andando fortissimo dall’inverno e qui potrebbe anche partire forte ma sarà difficile esca vivo dalla terza settimana, quella che dicono tutti gli espertoni. Però, dai, potrebbe andare peggio, potrebbe piovere.

una passione disinteressata

Il Signore lo aveva pure dotato di un buon cuore: era facile alle lacrime e all’entusiasmo; per di più ardeva di una passione disinteressata per l’arte, disinteressata per davvero, visto che proprio d’arte il signor Benevolenskij, a dire il vero, non ne capiva un’acca. (Ivan Sergeevic Turgenev, Memorie di un cacciatore, 1852)

Altrove Cycling Team

Uno dei luoghi comuni sulle corse a tappe più abusati degli ultimi tempi, al punto che ormai iniziano a scherzarci sopra anche quelli che lo reiterano, è quello sulle tappe che non ci dicono chi vincerà la corsa ma ci fanno capire chi di sicuro non la vincerà, e chissà al Giro dell’anno scorso quante tappe ci avevano fatto capire che non avrebbe vinto Froome. Ma altrettanto diffusa è la tendenza a dire di alcuni ciclisti che altrove sarebbero capitani, che forse vorrebbe essere un complimento, e l’altrove è un’ipotetica altra squadra in cui l’ultimo uomo del treno di un velocista le volate le farebbe lui, in cui il prezioso gregario per le salite correrebbe per fare classifica. Ma queste sono frasi che vengono buttate lì e bisognerebbe chiedere a chi le dice in quale squadra realmente esistente quel ciclista sarebbe un capitano. Non credo che ci siano molti nel gruppo che rinunciano alle ambizioni personali per uno stipendio superiore. Non tutti sono campioni né devono esserlo, non tutti hanno le doti fisiche e mentali per primeggiare e semmai ci provano ma capiscono subito che è meglio cambiare ruolo, o si adattano dopo anni in cui capitani lo sono stati davvero ma hanno ottenuto principalmente piazzamenti, e poi comunque in una corsa a tappe di 3 settimane e in una intera stagione le occasioni di fare la propria corsa ci sono, che poi neanche in quelle si vinca è solo la conferma di aver fatto la scelta giusta. In questi giorni ho letto un articoletto su Balmamion che fece la stessa scelta di passare a fare il gregario, lui dice che preferì avere uno stipendio più alto, ma possiamo anche pensare che, con tutto il rispetto, non sarebbe stato facile continuare a vincere quando arrivarono i vari Motta Gimondi Merckx. Insomma, se pensiamo pure a Visconti, che ha preferito chiudere la carriera tornando a fare il leader, e ha preferito pure due anni di contratto invece di uno, ma anche senza pensare a Visconti, possiamo dire che alcuni ciclisti altrove farebbero i capitani, ma il punto è che il Team Altrove al Giro probabilmente non lo inviterebbero neanche.