La figura di Marinetti

Filippo Tommaso era orgoglioso di essere italiano, però poi in Francia gli andava meglio che in Italia. In Francia ottenne il baccalaureato, e poi in Italia nascondeva la cosa per paura che quei grossolani dei connazionali, mangiatori di pastasciutta, lo sfottessero per strada chiamandolo “baccalà” e che i meno grossolani gli gridassero:  E’ vero che ti sei laureato baccalà? E quando scrisse il Manifesto del Futurismo lo inviò a vari giornali italiani ma questi gli risposero che quel manifesto poteva pure attaccarlo da solo sui muri delle città, e ancora una volta venne in suo soccorso la Francia e quel Manifesto fu pubblicato da Le Figaro nel 1909. Sono passati 110 anni e il Futurismo è diventato il Passato: un’altra figuraccia di Filippotommaso.

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neanche tanto furbo

Quel tipo che hanno arrestato in Bolivia che, non contento di aver dato il suo sanguinoso contributo al pessimo clima che c’era in Italia negli anni 70, ha dato pure un’occasione di gioire al Ministro Anche Degli Interni, che è sempre una brutta cosa anche a leggere solo poche righe senza guardare le figure, non deve essere neanche tanto furbo, perché se, invece di sparare, le persone le buttava sotto con l’auto o con un altro veicolo a motore oggi era libero e pure rispettato.

Tutta la verità sui palloncini

Dicono che i cani somigliano ai loro padroni, ma non sempre è vero. Qualche anno fa di mattina incrociavo un omone grande e grosso che portava a spasso un cagnolino piccolo, che non so proprio in cosa poteva somigliare al padrone e che a confronto con lui sembrava ancora più piccolo, ed era tale la differenza di peso percepita che mi immaginavo che da un momento all’altro il cagnolino potesse iniziare a sollevarsi e rimanere sospeso in aria come un palloncino con il guinzaglio al posto del filo che gli impedisce di volare. Volevo scriverci un post ma non l’ho mai fatto sia perché non mi sembrava facile renderlo con un disegno sia perché avevo paura che qualcuno lo interpretasse come una cosa poetica, perché mi sembra che i palloncini c’hanno la poesia incorporata, che scatta in automatico, ma di quella poesia nell’accezione becero-lirica che si associa ai bambini, al mare, ai gabbiani, alla luna e alle stelle, spero di non aver dimenticato nulla. Poi nei giorni scorsi ho letto di un’istallazione artistica con anche dei palloncini e allora ho pensato di tirare fuori quella storiella del cagnolino-palloncino, però mi sono pure chiesto chissà l’artista cosa voleva davvero significare e che sarebbe opportuno dire che fine fanno i palloncini che volano via, che poi forse molti diranno che lo sanno già e che non stavano aspettando che lo scrivessi io, ma se me lo dicevate prima il post non lo scrivevo, ormai ci sono e continuo. I palloncini dicono tutti che finiscono per scoppiare e cadono a terra, spesso in mare, e che finiscono nell’apparato digerente o quello che ne fa le veci di animali soprattutto marini, pesci, cetacei, uccelli, rettili. E poi aggiungiamo che la figura del venditore di palloncini pure quella fa scattare la poesia, le intitolarono un film lacrimoso degli anni 70, il venditore di palloncini sarebbe quello che distribuendo questi lievi balocchi dietro modesto compenso suscita il sorriso nei bambini; un accidenti! Sappiate che uno storico venditore di palloncini casertano che si posizionava la domenica nei punti di maggiore confluenza di bambini li invitava invece a piangere perché impietosissero le mamme e le convincessero a comprare il palloncino. Questa è la cruda, dura, nuda verità.

Vignette artistiche

A leggere alcuni miei vecchi post si potrebbe pensare che non mi piacciano le vignette. In realtà le leggo (e le disegno pure per occasioni generalmente invisibili, come questo blog), alcune mi piacciono altre no, e gli aspetti su cui sono spesso stato critico sono il modo di pubblicarle, spesso così piccole al limite dell’illeggibilità, la mancanza del nome dell’autore almeno dove si potrebbe, e poi il fatto che alcuni temi, alcune situazioni, siano abusati e sembrino rivelare una certa mentalità retrograda del disegnatore, e mi riferivo in particolare a quelle vignette risapute sui ruoli di moglie e marito, quelle viste e riviste sui giornali di enigmistica, a base di mogli che chiacchierano o fanno spese folli con i soldi dei mariti i quali lavano i piatti al loro posto o dormono sul divano o litigano col cane per il possesso del medesimo, e poi quelle sull’arte diciamo del 900 o delle avanguardie. Poi è uscito un librotto quadrato intitolato Arte? Non mi faccia ridere! La critica d’arte secondo il disegnatore umorista, per Officina libraria, 2017, a cura di Chiara Gatti e Francesco Botter, con dentro nomi famosi come Bort, Carnevali, Cavallo, Coco, Danilo, Gal e altri ancora, e il bello è che questo volumotto in libreria non era nel settore fumetti/umorismo/varie/cazzate ma proprio nel settore arte. 

E devo dire che mi sono ricreduto sulle vignette sull’arte, perché a rileggerle sembra che gli obiettivi del disegnatore spesso siano piuttosto il pubblico o la critica. Inoltre, sarà la selezione effettuata, alcuni degli autori hanno praticato anche l’arte quella ufficiale seria che si espone nei musei e nelle gallerie e ci sono i vernissage e quelle cose che poi a volte finiscono nelle vignette stesse. Ma se volessimo continuare a pensare che la gran parte delle vignette da giornale enigmistico rappresentano una visione delle cose retrograda, dovremmo dire che l’opposto sono le vignette del settimanale americano The New Yorker, che è un giornale intellettuale, all’avanguardia, che parla di cose all’ordine del giorno, in Italia selezionate e pubblicate da Internazionale, e, toh, in un’altra libreria ne trovo un’antologia fresca fresca, natalizia: The New Yorker. L’amore e altri sbagli, Rizzoli/Mondadori, 2018. Ma nel raffronto tra le due edizioni, una faccenda tutta italiana, ne esce vincente il primo libro, brossurato ma con le pagine cucite, e soprattutto nomi e note biografiche sugli autori, mentre il secondo, tratto da una più corposa antologia americana, è un vistoso cartonato con le pagine incollate, con una introduzione brevissima, nessuna notizia sugli autori (se li riconoscete bene, altrimenti niente perché la pubblicazione non è nata per fare scienza), ed è diviso per argomenti, ma tra i tanti manca quello più newyorchese di tutti cioè il lettino dell’analista. E io proprio su quell’argomento feci una piccola parodia della vignetta del New Yorker pubblicata sull’ultima pagina di Internazionale, per pubblicarla in una mia vecchia fanzine (una di quelle occasioni invisibili di cui scrivevo sopra) che tanto per cambiare aveva, la fanzine, un nome tratto dal ciclismo, e dato che era all’epoca l’ultima dal punto di vista tecnologico e non solo, si chiamava Maglia Nera. Quella vignetta oggi ve la propongo colorata.

E in un accesso eccessivo di presunzione l’ho stampata in bianco e nero su carta adesiva e l’ho incollata sull’ultima pagina di quell’antologia.