La Zeriba Suonata – I sonici da giovani

Quest’anno ricorrono i 31 anni dall’uscita di Goo, il disco dei Sonic Youth ritenuto più pop, che è il mio preferito forse proprio per quello, ma anche per la copertina fumettosa disegnata da Raymond Pettibon, e pure per il brano iniziale.

Dirty Boots

(e anche perché la bassista Kim Gordon era giovane e bella, shhh)

La Zeriba Suonata – Celeste Is Back

Alla fine è uscito il disco di Celeste (Epiphany White), si intitola Not Your Muse ed è disponibile in due versioni: l’edizione “deluxe” con 21 canzoni e l’edizione “carogna” con solo 8 brani e senza quella Stop This Flame che è stato uno dei video più trascinanti dell’anno scorso. Io consiglio quella quasi doppia perché tra soul e canzoni diciamo stile classico non sento riempitivi, e se Celeste è arrivata ad avere tante canzoni forse è perché si sono accumulate nel frattempo, e infatti quella che è il nuovo singolo la cantava già a Glastonbury nel 2019.

Celeste – Love Is Back (live at Glastonbury)

La Zeriba Suonata – il Presidente del Consiglio

Gli amministratori locali hanno chiesto al Banchiere di far ripartire la cultura, e se dovessero riprendere le presentazioni dei libri di scrittori pieni di autostima, le rassegne di film pensosi, i festival di canzoni molto d’autore, allora si potrà tornare ad annoiarsi come prima. Ma nel 1977 c’era un tipo che diceva di essere più che annoiato, di essere il Presidente del Consiglio degli annoiati. E con lui non c’era mai da annoiarsi.

Iggy Pop – I’m Bored

Yawn!

La Zeriba Suonata – Dona Flora e i suoi due microfoni

La Dona Flor di Jorge Amado aveva due mariti, Dona Flora Purim invece ne ha uno solo, il batterista Airto Moreira che spesso suona con lei, però aveva due microfoni, non attaccati con lo scotch come abbiamo visto fare anche a Samuel dei Subsonica, ma sciolti e lei li muoveva e si mixava. Forse se avesse avuto a disposizione i marchingegni di là da venire di Enya o di Holly Herndon li avrebbe usati, o forse no e le sarebbe piaciuto comunque cantare così.

Airto Moreira e Flora Purim live

La Zeriba Suonata – Corìa

Pronunciavamo tutti “Cik Corìa” come fossimo dei Renzi qualsiasi, ma il padre del pianista statunitense Chick Corea veniva dalla Magna Grecia, e voi che seguite il jazz lo sapevate e non dicevate niente, anzi proprio perché jazzofili ritenevate giusta la pronuncia anglofila, mentre io che pensavo fosse ispanico potrei cavarmela dicendo che però il jazz non lo seguo. E però ho vari suoi dischi, soprattutto delle collaborazioni reciproche con la coppia brasiliana formata dalla cantante Flora Purim e dal batterista Airto Moreira.

Open Your Eyes, You Can Fly

La Zeriba Suonata – Sporting Life

Ieri mattina mentre stavo rientrando ho sentito alle mie spalle “Arf Arf” ma ho capito subito che non era un cane ma il respiro affannoso di un tipo che faceva jogging e che senza scendere dal marciapiede mi è passato a pochi centimetri e senza museruola, pardon, senza mascherina, e non so se faceva moto per stare bene o per stare male, forse la seconda, perché se il covid poteva essere il mio problema il suo poteva essere invece un infarto. Ma in genere lo sport è sinonimo di salute e vitalità, e non è un caso se l’album meno cupo di Diamanda Galas, sulla cui copertina lei se la ride perfino, si intitola Sporting Life, e se nella discografia dei gallesi Young Marble Giants, autori di un rock ultraminimale, un brano solo omonimo e di molto antecedente è uno dei più vivaci e sbarazzini, anche se per non scantonare dura poco più di un minuto.

Young Marble Giants – Sporting Life

La Zeriba Suonata – un caso della vita

I casi della vita: avevo intrasentito una cantante che si chiama Frances Forever, l’ho cercata su internet, è agli inizi e allora più facilmente mi sono usciti link a un brano intitolato Francis Forever di una cantante che non conoscevo e che pure è famosa altrove, l’americana mezza giapponese Mitski Miyawaki, nota semplicemente come Mitski, ed è stato un piacere aver fatto la sua conoscenza, poi dell’altra se ne parlerà un’altra volta se varrà la pena. Non che Mitski sia un personaggio fondamentale nella storia della musica, ma fa canzoni piacevoli e, a dire la verità, lo sono più in studio che dal vivo. Ha iniziato da cose più folk suonate con piglio rock, quasi Throwing Muses, vedi Strawberry Blond, ed è arrivata a cose più pop, come il suo ultimo album Be The Cowboy (Dead Oceans, 2018), che contiene ad esempio A Pearl, ancora abbastanza rockeggiante, e Nobody, quest’ultimo quasi pop anni 60 o pop nordico anni 90, tipo Cardigans o Belle And Sebastian.  Qualcuno l’ha addirittura avvicinata a Fiona Apple ma quella è la tipa che non credo si lasci avvicinare facilmente.

La Zeriba Suonata – transottanta

I Throwing Muses e i Pixies sono due gruppi americani che fecero fortuna in Europa perché furono scritturati dall’etichetta inglese 4AD e traghettarono il rock dalla new wave e dal folk verso il suono indie anni 90, che non per colpa loro sarebbe degenerato anche nel grunge. I Throwing Muses erano soprattutto Kristin Hersh e Tanya Donnelly, poi quest’ultima prima formò i Breeders insieme a Kim Deal dei Pixies e poi i Belly. Dalla prima parte di carriera del gruppo vi linko un brano molto pop, quasi Go-Go’s o Bangles.

Not To Soon

Poi dal periodo successivo all’uscita dal gruppo di Tanya Donnelly, ecco un video in cui Kristin Hersch è insolitamente glamour.

Bright Yellow Gun

Billy Bragg, altro personaggio importante del decennio, diceva che quando saliva sul palco non pensava di essere Woody Guthrie o Bob Dylan ma i Clash, anche se non sempre ci riusciva. Quando ci fu la moda degli unplugged, se gli staccavano la spina e li facevano sedere, e a giudicare dalla posizione delle gambe del bassista Bernard Georges stavano pure scomodi, i Throwing Muses non pensavano di essere i CSI in crisi mistica ma sempre i Throwing Muses, e se facessi una lista delle canzoni che non mi stancherei mai di ascoltare ci sarebbe sicuramente questa:

Limbo

Kristin Hersh è la prima a sinistra, Tanya Donnelly è l’ultima e in bicicletta e quindi in maglia nera.

 

La famosa scissione del ‘21

Nell’autunno del ’20 e nell’inverno del ’21 abbiamo visto sempre le stesse cicliste in prima fila in Coppa del Mondo, ma non tutte hanno l’età, come cantava Gigliola Cinquetti,  cioè alcune sono under 23 e, poiché non tutte le ragazzine forti possono o vogliono passare precocemente tra le élite come fece Alvarado un anno fa, all’odierno Campionato mondiale le giovanissime hanno preferito cercare più facile gloria nella loro categoria e il movimento femminile si è scisso, Vas di là Vos di qua, le élite si sono ricompattate e così è ritornata in prima fila la tricampiona Sanne Cant che va forte sulla sabbia e correndo in casa nelle più ottimistiche rosee previsioni dei fiamminghi poteva pure aspirare a tentare di cercare di provare a infilarsi nella prevedibile valanga arancione. Questi mondiali infatti si corrono a Ostenda su un percorso metà sabbia della spiaggia e metà serpentine velenose spelacchiate e ghiacciate, e se ci fosse stato De Zan avrebbe avuto difficoltà a parlare di ciclopratismo. Ma il pericolo Cant è stato scongiurato proprio dalla campionessa uscente Alvarado che si è suo malgrado immolata per la causa olandese e alla prima curva è scivolata facendo cadere la sola Cant, però anche il suo mondiale è praticamente finito lì, perché si è poi sfinita in un inseguimento inefficace e logorante, che l’ha portata dapprima in quarta posizione per poi retrocedere fino al sesto posto, preceduta pure dalla ritrovata Yara Kastelijn che ha ormai imparato ad andare in bicicletta, e l’unica che è riuscita a inserirsi tra le arancioni è stata la ormai solita Clara Honsinger quarta. Ma il podio è stato tutto per le ex olandesi, con il bronzo a Denise Betsema, prima nella classifica avulsa delle mamme, che non ha fatto errori o forse uno solo e pure grande, il solito: partire fortissimo, staccare tutte, e arrivare all’ultimo giro senza più forze. Ancora una volta è arrivata seconda Annemarie Worst capace di straordinarie volate sulla sabbia e continue cadute e rimonte fino a cercare in vista del finale la cosiddetta sportellata con Lucinda Brand che però è più possente mentre lei ancora una volta sembra difettare di cattiveria. E così al termine di una stagione dominata ha vinto la favorita Lucinda Brand, allenata da Sven Nys non da Pinco, che non si è fatta prendere dal nervosismo, quando ha fatto qualche piccolo errore è stata Lucida (scarto di consonante) al punto che in quei frangenti riusciva anche a guadagnare sulle rivali e poi è stata la più forte, lei che ha deciso di tornare al ciclocross quando su strada era diventata brava anche nelle corse a tappe. Quando c’è stato il contatto tra le due i commentatori RAI hanno detto che non c’è stata scorrettezza però all’arrivo si aspettavano che le due si azzuffassero afferrandosi per i capelli ma invece si sono abbracciate. Già è successo con Van Vleuten-Van Der Breggen che gli uomini RAI si attendessero che le rivali presunte acerrime non si salutassero e sputassero l’una nella borraccia dell’altro o chissà cos’altro e invece niente, il problema è che in RAI leggono troppi libri di Beppe Conti. Invece l’inviato dell’UCI ha fatto alla vincitrice la stessa domanda che sarebbe venuta in mente anche a me, cioè se ora punta alla Roubaix, ma pensandoci non è troppo delicato a una persona reduce da una faticaccia evocarne un’altra, però Lucinda ha detto che punta alla Roubaix e pure a qualificarsi per l’Olimpiade, tié, e intanto si gode il titolo mondiale nel quale forse non sperava più e che certamente in futuro sarà più difficile da ottenere, quando le ragazzine saranno cresciute e si riunificheranno tutte nella categoria élite. La gara è stata davvero appassionante e combattuta, ma la regia internazionale è stata molto democratica e non si è limitata a seguire la lotta tra le prime tre, rischiando di perdere qualche momento cruciale, per inquadrare anche le altre inseguitrici, e poi ha mostrato gli arrivi di tutte, almeno fino alla trentunesima, quella Sophie De Boer che bella è sempre bella ma non più forte come quando vinse la Coppa del Mondo, al punto che mi sorprende anche il fatto che venga ancora convocata, ma è questione di tempo perché quando arriveranno le attuali under 23 addio bella Sofia.

Lucinda guarda dietro di sé e sembra chiedersi: “Ma davvero ce l’ho fatta a vincere un mondiale? E davvero c’è gente che preferisce vedere la vela?”