La Zeriba Suonata – la distanza della luna

La luna a volte sembra così vicina ma in realtà è molto lontana dal Texas, almeno a detta di un cowboy solitario che non si capisce come sia finito lassù, dovremmo chiederlo al fumettista designer e musicista Massimo Giacon, già ne I Nipoti del Faraone e gli Spirocheta Pergoli, che nel dischetto Nella Città Ideale (Fridge, 2002) proponeva tra le altre bizzarrie Lonely Cowboy On The Moon, un pezzo che potremmo definire surfiction, cioè surf-science-fiction.

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La Zeriba Suonata – metà campionato

A metà del campionato di calcio c’è il titolo di campione d’inverno che non conta niente. A metà 2019 in testa alla mia personale classifica dei dischi c’è Proto di Holly Herndon. L’ho già presentato qui, stavolta vi propongo il brano Eternal.

La Zeriba Suonata – in cerca d’altro

Gli adolescenti non vedono l’ora di diventare adulti e gli adulti vorrebbero ritornare ragazzi. In inverno si aspetta l’estate e in estate si rimpiange l’inverno (sarà per questo che si spara l’aria condizionata a tutta?) Chi vive in città vorrebbe fuggire in campagna e chi vive in campagna anela la frenesia della metropoli. Io vorrei diventare belga ma, a parte il fatto che non conosco il fiammingo, non so se sopporterei il clima freddo della stagione del ciclocross. Negli anni 80, negli anni della cosidetta vesuwave e dei Teatri Uniti, cioè nel periodo di massima vitalità e rinnovamento artistico in Campania, quando non avresti mai immaginato che in futuro si sarebbe tornati ai luoghi comuni e al folklore becero e che sarebbero prevalsi due generi musicali deteriori, il rap napoletano e la musica neomelodica, solo apparentemente distanti, in quei tempi i Panoramics, con pochi dischetti tra cui il singolo Estrellita e l’album Bugie Colorate (la cui copertina fu disegnata da Daniele Bigliardo), fecero il botto, ottenendo il consenso di tutta la critica italiana e anche di quella straniera. Ma il cantante e fondatore Sandro Dionisio voleva fare il cinema e all’inizio dei 90 il gruppo si sciolse. Fine.

La Zeriba Suonata – stanno tutti bene

Fa sempre piacere avere buone notizie sullo stato di salute di amici che hanno avuto problemi, ma vale anche per personaggi che non si conoscono di persona. Ad esempio tra i vari ciclisti gravemente infortunati è tornata a gareggiare Claudia Cretti che cadde al Giro nei pressi di Benevento e proprio all’ospedale beneventano la salvarono, nella sfortuna le andò bene che non successe nei pressi di Caserta perché non so come sarebbe finita; ora gareggia nel paraciclismo ma forse qualche corsetta tra le “normali” potrebbe farla, ad esempio al campionato italiano a cronometro. Allo stesso modo fa piacere l’uscita di un altro disco di Edwyn Collins, sopravvissuto a due emorragie cerebrali e che non si fa problemi a mettere in copertina una sua foto in cui si appoggia al bastone. Collins ha lasciato il centro del mondo musicale, Londra, per tornare in una zona poco ospitale della sua Scozia, nel paesello di Badbea cui è intitolato l’album, pubblicato sempre dalla sua etichetta AED. La musica è sempre più o meno quella: il pop con influenze soul di chi ha iniziato ai tempi del punk. In qualche testo ricorda proprio le vicende degli Orange Juice che inventarono il pop scozzese, ma non vuole lasciare spazio al rimpianto, e mi sembra che questo, della sua vita nuova, sia l’album più energico. Il pezzo che vi propongo è I Want You, che è tipo il soul come l’avrebbero suonato i Velvet Underground.

La Zeriba Suonata – Tre Allegri Ragazzi Rinati

Nel mondo della musica italiana non c’è un personaggio che mi indispone come Jovanotti, neanche Ligabue. Sentirlo nominare o peggio vederlo mi dà sui nervi, per non parlare della copertina del suo ultimo disco (parlando con rispetto) dove guida un’auto scoperta col braccio comunque fuori dal finestrino che non c’è. E da quella volta che i Tre Allegri Ragazzi Morti collaborarono con lui non sono più riuscito a comprare un loro disco, come se fossero contaminati, sarà un mio limite. A dirla tutta non è che i loro ultimi album pre-cumbiani mi piacessero molto, finivo alla fine per apprezzarne solo la grafica di Alessandro Baronciani. Però mi sono sforzato per il nuovo Sindacato dei Sogni, uscito sempre per La Tempesta, e ho fatto bene perché è diventato subito uno dei miei preferiti della loro discografia e direi anche in generale dell’anno in corso. Niente più esotismi modaioli come cumbia e reggae, ma rock con influenze della neopsichedelia, soprattutto chitarrine alla REM ma non dimentichiamo come si traduce in inglese il titolo del disco, e poi new wave con un omaggio al Great Complotto nel video C’era un ragazzo che come me non assomigliava a nessuno, la new york di Velvet Underground e Television, c’è il dark in cui precipita Accovacciata gigante che parte folk ma finisce che sembra Bela Lugosi’s Dead, e ci sono sempre gli Smiths a ispirare quell’andamento oscillante delle loro canzoni, come in Bengala, che immagino a chiudere i concerti col pubblico che oscilla a sua volta con accendini lumini e fiamme votive, e che ritorna in versione acustica come ghost/bonus track alla fine del disco, dopo un brano sintetico non proprio sintetico, perché Una ceramica italiana persa in California è un pezzo suonato col synth ma non ha il cosiddetto dono della sintesi, dura ben 12 minuti, mentre la ceramica ritorna, oltre che nel video di Bengala che vi propongo, anche come immagine di copertina: è una semplice ceramica raffigurante tre gatti cui il Davide Toffolo in modalità fumettista ha disegnato delle maschere, e quindi state tranquilli, non è un’opera di Jeff Koons.

Un altro primo bacio?

Settimana di campionati nazionali e in Italia tra gli uomini ha vinto Rocciolino Formolo che è partito da lontano e con la sua capa tosta ha tenuto duro incurante del vantaggio sugli inseguitori anche quando erano dietro l’angolo, e questa è la conferma che deve curare le corse in linea e non i grandi giri. Oggi è stato l’unico a correre per vincere mentre gli altri hanno corso per salire sul podio, farsi il selfie col vincitore e anche con le miss, appetite anche dai politici locali in fascia tricolore, e soprattutto prendere le mortadelle giganti che Adriano Amici distribuisce generosamente nelle corse che organizza. Però l’Italia deve sempre distinguersi per la collocazione nel calendario dei campionati: in passato c’è stata la poco gradita collocazione al sabato della gara maschile, l’anno scorso i campionati a cronometro si sono disputati in autunno e quest’anno le prove femminili sono state differite a fine luglio, in concomitanza col Tour e l’Adriatica-Jonica, quindi con presumibile difficoltà a trovare una finestrella in tivvù. Forse il motivo era la concomitanza con i Giochi Europei di Minsk in cui le migliori cicliste azzurre sono andate a guadagnare la solita quintalata di medaglie e soprattutto punti preziosi per la qualificazione olimpica, ma sui giornali non avranno mai le pagine che all’improvviso hanno avuto le calciatrici. Così l’unica “italiana” che ha corso, e vinto, è stata la solita rumena Ana Maria Covrig che vince troppo facile, e tanto di cappello (o di casco?) a lei ma ciò dimostra anche il pessimo stato del movimento rumeno femminile (quello maschile è messo un po’ meglio). Il campionato murciano, pardon spagnolo, disputato in Murcia, se lo sono contesi i due più illustri ciclisti locali, ma stavolta Don Alessandro non ha lasciato la vittoria all’amico Luigi Leone. E non bastassero Van Aert e Van Der Poel, in Belgio ha vinto Tim Merlier che nel ciclocross è uno dei migliori ma i due campionissimi in genere li vede da lontano se non solo alla partenza. Un’altra curiosità che solo La Zeriba Suonata è andata a scovare scorrendo l’ordine d’arrivo del campionato olandese è positiva, doppiamente positiva, perché a meta dell’ordine d’arrivo, a un paio di minuti dalla vincitrice Wiebes e davanti ad atlete di livello internazionale, troviamo appaiate due presenze inattese. La prima è la rediviva Thalita De Jong, precoce campionessa mondiale del ciclocross e vincitrice di un Giro del Trentino, che dopo un infortunio era scomparsa dalle gare e ritrovarla fa piacere, poi per tornare a quei livelli ci sarà tempo. L’altra sorpresa è Puck Moonen, forse mai a questi livelli in una gara impegnativa, forse le ha fatto bene la separazione da Eli Yserbit, e pensando ad altre bellezze che alla prima occasione si sono ritirate, come Marion Rousse, c’è da apprezzare che lei insista e sembri migliorare. Facciamo che tra due anni le vediamo entrambe, De Jong e Moonen, al Giro d’Italia. E infine, se in Italia la prova maschile e quella femminile a volte non si svolgono sullo stesso percorso e quest’anno neanche nello stesso periodo, in Israele si sono svolte contemporaneamente, come una marathon di MTB. Ed è successo che Guy Sagiv che andava a vincere la prova maschile ha affiancato Omer Shapira che andava a vincere la prova femminile e i due si sono baciati.

La giuria non ha riscontrato nessuna infrazione, sia perché i due non ne hanno tratto vantaggio, anzi hanno rallentato, sia perché sono regolarmente fidanzati. Ma questo potrebbe costituire un precedente, e si sa che i precedenti spesso sono pericolosi, e un domani i ciclisti e anche il personale delle squadre potrebbero allenare e rinforzare le lingue e, con la scusa del bacio, effettuare dei lanci all’americana.