La Zeriba 10 – mutante

Stando sfogliando una rivista musicale, c’era la pubblicità di un nuovo disco e non c’era scritto di chi, e guardando il personaggio nella foto (sotto) ho pensato che forse era uno che copiava Arca, e invece no, era proprio la pubblicità del suo prossimo album Kick in uscita a giorni, e Alejandra Ghersi già Alejandro prima o poi doveva comparire in questa rubrica sugli anni 10 essendone stato uno dei musicisti più significativi, oltre che il produttore che ha dato nuova vitalità a Bjork. Questo personaggio più che un transqualchecosa è un mutant, e se la sua musica vi sembra inquietante, ditemi se non sono più inquietanti le immagini del video, quasi grottesche coreografie.

La Zeriba Suonata – I cartoni del Nord Levante

Non sono della generazione dei cartoni giapponesi che poi si scoprì che si chiamano anime, sono più vecchio, della generazione dei cartoni di Hanna & Barbera, Warner Bros, Disney credo ma non ricordo bene, forse più i documentari, e poi di quel Gustavo che non era proprio adatto ai bambini, questo per dire che non ho neanche nostalgie di quei cartoni verso cui in realtà ero diffidente come tanti in Italia, e forse uno dei primi passi per superare i pregiudizi fu uno storico numero di Eureka nell’anno magico in cui fu diretto da Castelli e Silver che ne combinarono tante che si potrebbero definire i Blues Brothers del fumetto italiano. Di quelle serie erano famosissime anche le sigle e negli anni ci sono stati diversi musicisti che le hanno reinterpretate, chi non spirito goliardico o qualcosa che ci somiglia chi con nostalgia ebete e chi neanche si capisce, come ad esempio  nel 1997 gli Üstmamò con Heidi. Probabilmente il primo che ebbe l’idea di suonare quelle sigle fu nel 1991 Paolo Pax Calzavara che la propose subito a Erik Ursich, musicista che negli anni ha dato vita a diversi gruppi (Grimoon, Kleinkief, Señor Tonto) e che possiede macchinari per le registrazioni e strumenti elettronici come Buchla e Moog. Fu così che nel Veneto, dove si dice che la gente, almeno quella seria, pensa solo a lavorare e non a queste sciocchezze, nacquero Piripacchio e i Mostriciattoli, un gruppo che tra alti e bassi, cambi di formazione scioglimenti riunioni e demotapes, nel 1998 è arrivato allo scioglimento definitivo salvo reunions. Però la costante del gruppo è di aver proposto, oltre a loro brani surreali e verrebbe da dire demenziali se il termine non fosse abusato, solo sigle precedenti a quella che Ursich definisce “riforma daveniana”, cioè solo i brani che venivano composti da musicisti professionisti tra cui Detto Mariano e alcuni degli Area, prima che arrivasse la reduce dello Zecchino d’Oro, il più vecchio talent italiano, a proporre canzoncine edulcorate e stucchevoli a volerne dire bene. La musica dei Piripacchio e i mostriciattoli era hard-core a volte in levare, ma non avevano niente a che fare con l’ondata di gruppi ska-punk cazzoni che nei 90 si sarebbe abbattuta sull’Italia come ennesima sciagura musicale nostrana, e se vogliamo trovare un paragone direi i Primus anche se non li citano tra le loro ispirazioni, poi diciamo che sapevano suonare e che non volevano dissacrare e sbeffeggiare quei cartoni e quelle sigle di cui ancora oggi sono grandi estimatori. Quando i Piripacchio suonavano insieme ad altri gruppi, questi preferivano esibirsi prima, perché dopo non avrebbero avuto audienza, e provate a immaginare per il pubblico che si beccava qualche gruppo che faceva musica pretenziosa, tardo-dark grunge o chissà che altro, che boccata d’ossigeno dovevano essere i Piripacchio. Di recente Vacca Stracca Recordings, l’etichetta di Ursich, ha pubblicato Tutto, antologia che comprende tutto quello che Piripacchio e i mostriciattoli hanno pubblicato su demotape e anche brani messi da parte in attesa di tempi migliori, cofanetto che potete richiedere sulla loro pagina facebook costì. In questo spezzone dal vivo potete vedere che il pubblico ai loro concerti pogava senza problemi e poi, dato che nel live sfuma nel finale, ecco la versione in studio di Fantaman che si presta benissimo all’irruenza punk.

La Zeriba 10 – i temi della maturità

Gli esami di maturità pare che non si chiamano più così, e questa cosa mi sembra quantomeno opportuna se i ragazzi appena dopo essere stati proclamati maturi corrono a farsi gavettoni come deficienti e in spregio di chi soffre per siccità. Allo stesso modo Ariel Pink nel 2012 a nome Ariel Pink’s Haunted Graffiti fece uscire l’album Mature Themes ma poi senti le canzoni vedi il tipo come si veste e si tinge i capelli e dici lascia stare Ariel, la maturità non è cosa per te.

Kinski Assassin

Is This The Best Spot

Voi direte che vabbe’ forse doveva ancora maturare l’idea di essere diventato maturo ma poi dopo, no, neanche dopo.

White Freckles

 

L’Età del Loro

Non mi viene da dire l’espressione “ai miei tempi” né di pensarla, non rimpiango tempi mitici in cui le cose erano migliori, e sì che avrei l’età per farlo. La memoria che perde offusca i ricordi e fa filtrare più le cose positive che quelle negative, ma in compenso si possono rivedere certe cose quasi come fosse la prima volta ed è lì che possiamo ragionare dei tempi mitici. Lasciamo stare gli aspetti sociali e quelli alimentari spesso tirati in ballo in quei discorsi, posso dire che già di fronte ai famosi filmati di Carosello o a scenette comiche di vecchi varietà spesso mi sono chiesto che cosa avessero di tanto eccezionale. E poi nei giorni scorsi Raisport ha replicato la perla di sport relativa al Giro di Lombardia del 1985 e di motivi per non rimpiangere quelle telecronache ne ho notati un bel po’: cronaca limitata agli ultimi 25 km che allora era già tanto mentre oggi anche da Amburgo ne trasmettono il triplo, incapacità di eliminare i suoni esterni e quindi voce di De Zan coperta dallo speaker e per la nostra conoscenza va bene che la RAI l’abbia riproposto pari pari e non l’abbia fatto rimasterizzare da Steven Wilson, poi De Zan, certo appassionato competente ed educato ma con gli spettatori, un po’ meno con gli intervistati, parla e straparla, distribuisce notizie e nozioni come se fosse wikipedia e imposta tutta la telecronaca come un compito in cui ci deve essere un’introduzione uno svolgimento e un finale con riassunto esaustivo. E questo può essere un esempio di qualcosa che può essere rimpianto ma ingiustificatamente, e però ogni generazione ha il suo periodo mitico che, guarda un po’, coincide con quello della degenerazione secondo la generazione precedente, e forse i retroguardoni rimpiangono solo l’età della loro giovinezza, l’estate del loro contento, e infatti dal dopoguerra si sono succedute diverse età dell’oro l’una dietro l’altra. Però una cosa mi chiedo: ma quelli che il mondo di una volta e il cibo di una volta e i dischi di vinile, se devono farsi un’iniezione cosa usano, mica comprano le siringacce di plastica? Useranno certamente quelle belle siringone analogiche di vetro nel loro pregevole bollitore di metallo.

La Zeriba 10 – la vitalità della decadenza

Riascoltando il gruppo misto Ladytron, che da oltre un ventennio fa musica elettrogotica e decadente agli inizi più ballabile e a volte stereolabile e col tempo diventata più lenta ambient e a tratti psichedelica, mi è venuta in mente una vecchia barzelletta. C’è l’Europa che decade dalla fine dell’800 e mano a mano che decadendo passa da un secolo all’altro, per farsi coraggio si ripete: “Fino a qui, tutto bene.”

White Elephant

90 Degrees

Kletva (versione dal vivo di una delle non rare canzoni con testo in bulgaro e pertanto l’immagine del video è fuorviante perché ritrae Helen Marnie ma la bulgara del gruppo è Mira Aroyo)

La Zeriba Suonata – Black Surf Matters

Neanche io che negli anni 60 c’ero me li ricordavo e li ho scoperti per caso: un gruppo di neri che si chiamava Les Surfs e che in anni di black panters e blackxploitation faceva una musica bianca balneare come il surf, come è possibile? Semplice: non erano americani, erano quattro fratelli e due sorelle del Madagascar e quindi di sicuro non vaneggiavano un ritorno alla Madre Africa, ci stavano già. E da lì, dove vinsero un concorso e iniziarono ad avere molto successo, si trasferirono in Francia dove però li adattarono, diciamo così, a fare cover di canzoni di successo, ad esempio una versione francese di If I Had A Hammer, canzone di protesta di Pete Seeger resa famosa da Trini Lopez e poi presa a martellate da Rita Pavone; nel filmato possiamo anche verificare la divisione dei compiti in famiglia con le sorelle ottime cantanti e i fratelli soprattutto coristi e ballerini. E dato che dalla Francia andare a Sanremo è un attimo parteciparono a ben 4 edizioni del Festival e solo quando li vediamo avvicinarsi a Mike Bongiorno, che parlava italiano come un mattoide uscito da un libro di Celati o di Cavazzoni (“sono le emozioni che succedono”), ci accorgiamo della loro bassa statura che sembra gli procurasse molte simpatie. Dopo qualche anno i membri della famigliola iniziarono a prendere strade diverse, carriere soliste, riunioni parziali, e revival, hanno vissuto chi a Nizza chi in Canada chi in California e poi c’è stato chi è tornato in Africa ma solo per essere sepolto.

Con Les Surfs gli impresari risparmiavano sulle limousine.

La Zeriba Suonata – fine di una storia

I Sundays ebbero più successo tra il pubblico che tra i critici, soprattutto col singolo Here’s Were The Story Ends tratto dal loro primo album Reading, Wrinting And Arithmetic del 1990, canzone che, non fosse altro che per il titolo, sembra quasi simboleggiare la fine del pop britannico degli anni 80, fatto di canzoni spesso lievi e dondolanti con video in bianco e nero ambientazioni periferiche e a volte con protagonisti dei bambini. Nel 1990 ci furono altri begli album a chiudere quell’epoca, come l’ambizioso Jordan The Comeback dei Prefab Sprout e l’omonimo dei LA’s, anche se quello forse era più che altro un bel singolo con un album intorno e il cantante per quella faccia da teppistello sfigato un po’ anticipava il brit-pop dei 90 e band come gli Oasis.  Poi non è che si può tracciare una separazione netta e gruppi che attraversavano la frontiera dei decenni portandosi dietro come bagaglio sonorità degli 80 ce n’erano, come i Teenage Fanclub e i gruppi della Sarah Records. E poi subito dopo arrivarono i Cranberries che sembravano scappati dagli 80 per passare direttamente negli anni 90 attraverso qualche pertugio temporale. Giornalisti faciloni li accostavano agli U2 solo perché irlandesi ma in realtà erano smithsiani al punto che se si confrontano la loro Stars e Girlfriend In A Coma sembra che l’una inizi dove finisce l’altra.

Un’altra cosa che accomuna Cranberries e Sundays è il fatto che sarebbe difficile immaginarli senza le rispettive cantanti.

La Zeriba 10 – Questa volta parliamo di uomini

Nelle mie rubriche musicali ho proposto spesso cantanti donne e gruppi femminili e allora questa volta parliamo di un gruppo maschile, The National, che sono in giro dall’inizio del secolo e fanno un rock gusto country influenzato da Radiohead e Leonard Cohen, spesso con molti strumenti ma senza enfasi, senza l’effetto fanfara, riuscendo invece a essere ugualmente sobri e rendendo fuori luogo l’accostamento a quel famoso tipo del New Jersey dal soprannome antipatico che invece suona il rock come farebbe la banda dei Carabinieri. Caratteristica del gruppo è anche la voce baritonale di Matt Berninger, e allora come ascolti vi segnalo due brani in cui la si può apprezzare meglio: This Is The Last Time e Not In Kansas. E così abbiamo parlato di uomini, però dato che c’è una cantante che sta cercando di battere un record di presenze a vario titolo in questa rubrica, beh, anche lei ha duettato più volte con The National, e devono essere proprio amici dato che dal vivo si abbracciano e si baciano e in questa circostanza Berninger la invita a ballare, per cui non saprei se è il più bravo cantante degli anni 10 ma il più invidiato probabilmente sì.