La Zeriba Suonata – i primi Placebo

Nella storia della musica ci sono stati vari casi di omonimia tra gruppi e penso che la band finto trasgressiva dei Placebo, quelli della patetica scen(eggi)ata di Sanremo, non abbiano avuto problemi con un gruppo belga degli anni settanta, fondato dal pianista e compositore Marc Moulin, un poliedrico personaggio che come musicista jazz ha suonato con grossi nomi americani e col famoso chitarrista e connazionale Philip Catherine, poi è stato membro passeggero del gruppo sperimentale Aksak Maboul e fondatore del gruppo pop Telex, e poi produttore di Lio e The Sparks e tante altre cose ancora. I Placebo quelli degli anni 70 funkeggiavano e non potevano mancare, proprio no, nella compilation Funky Chicken di cui ho già scritto qui, con due brani, tra i quali vi propongo Humpty Dumpty. Questo pezzo poteva andare bene per un telefilm poliziesco dell’epoca, ma è difficile immaginare un inseguimento sulle strade del Belgio, perché a passare su Taaienberg, Oude Kwaremont, Paterberg, beh, si scassano le auto.

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anch’io il futuro

Anch’io ho avuto una visione del futuro, ho immaginato il cantante, il musicista, insomma il trapper che, sconvolto dall’accaduto, decide di cambiare vita, si converte da trappano a trappista, diventa un cantautore impegnato, collabora con Jovanotti, come Jovanotti si vergogna pure lui del suo ridicolo pseudonimo, si dichiara a favore del potere temporale del Dalai Lama e insomma queste cose così. Ma se fosse davvero questo quello che il futuro ci riserva allora vorrei un futuro di riserva.

La Zeriba Suonata – Panic

Nei posti dove si suona non ci dovrebbe essere mai panic se non preceduto da rip e rig. Agli inizi dei favolosi anni 80 non era insolito sentire musica insolita, c’erano in giro le cose più diverse, e i Rip Rig & Panic musiche diverse le miscelavano tutte insieme, dal punk al funk dal jazz all’afro e chi più ne ha più ne metta e loro ne avevano. E qui ci sono anche le radici del trip hop: il gruppo era di Bristol e per dire Robert Del Naja collaborò al primo disco solista della cantante, che se uno che non conosce i RP+P si chiede se la cantante è lei e la risposta è sì, è proprio lei.

Tradizioni che stancano

La prima alla Scala, le contestazioni alla prima alla Scala e secondo me se non ci fossero le rituali contestazioni quelli che vanno alla prima in fondo ci resterebbero male, e poi gli atti vandalici contro l’albero di Natale sotto la Galleria Umberto a Napoli, e stavolta invece di abbatterlo hanno pensato che facevano prima a rubarlo, si dice forse per alimentare un’altra tradizione che è quella del falò di Sant’Antuono il 17 gennaio, e l’anno prossimo farebbero bene a pensare a un albero di granito. Ma pure questa tradizione recente dei tramonti rossi del venerdì sta incominciando a stufare, e venerdì prossimo qualunque cosa accada non posterò più foto del genere su questo blog, lo giurerei sulla testa del Premier se solo sapessi qual è dei tanti.

La Zeriba Suonata – le due Signore Jones e il basso

Ho sempre pensato che Norah Jones fosse quasi l’erede musicale della quasi omonima Rickie Lee Jones, ma ne avesse preso solo il lato più noioso, mentre l’altra era capace anche di dischi (Pirates) o anche solo di brani ammalianti, come Flying Cowboys.

Poi ho ascoltato con più attenzione qualche album della già ricca discografia della figlia di Ravi Shankar e l’ho un po’ rivalutata. Solo che, secondo me, che se non ne capisco di ciclismo ancora meno ne capisco di musica, lei avrebbe dovuto avere più fiducia nei bassisti, come faceva Rickie Lee se avete ascoltato attentamente l’altro brano. Per esempio questa You’ve Ruined Me sarebbe stata ancora migliore con una più marcata presenza del basso, inteso come fondamentale strumento musicale e non come Marino, o peggio ancora Ivan, quello sì noioso.

La Zeriba Suonata o Animata?

Già, che rubrica è questa? Forse più la seconda, perché se fosse stato solo per la canzone del video Change His Ways, questo Robert Palmer in versione exotica pre-revival (siamo nel 1989) non l’avrei mai proposto. Ma solo pochi giorni fa ho letto di questo video per il quale Palmer contattò personalmente il grande fumettista Massimo Mattioli, famoso in tutto il mondo, isole esotiche comprese, per Squeak The Mouse (probabilmente lo conosceva bene Matt Groening, cfr. Itchy and Scratchy) e Joe Galaxy, Pinky, M Le Magicien ecc. E il risultato, che quasi inevitabilmente cita il precedente di Palmer, quell’Addicted To Love (1986) famoso soprattutto per le algide modelle che si fingevano musiciste, è questo video in cui ci sono le grandi passioni di Mattioli, e direi anche di buona parte della Traumfabrik, anche se bisogna ricordare che Mattioli era più anziano, professionalmente e per età, di Tamburini e Co.: i vecchi fumetti e cartoon americani, la fantascienza, la musica e poi anche quell’altra passione che non si può scrivere ma si intuisce facilmente.

 

 

Legittimo presepe

Il Ministro del Cambiamento della Pubblica Istruzione ha detto di essere favorevole a mettere i crocifissi nelle scuole e anche i presepi, perché fanno parte della nostra cultura, della nostra tradizione, come la pizza, il campionato di calcio e i bombardamenti di fine anno e, nel giorno in cui all’Unesco hanno dichiarato patrimonio culturale dell’Umanità il reggae che fa parte della cultura giamaicana, non so tra Italia e Giamaica chi sta messa peggio. Approfitto quindi di questa occasione per sentirmi legittimato a tirar fuori l’immagine dell’unico mio cimento nell’arte presepiale, un’idea che mi venne quando vidi due pastori in una vetrina e subito li associai mentalmente in una simpatica scenetta poi concretizzata. Il ministro ha detto che queste cose possono servire anche a far riflettere, e allora mi sento legittimato a dire che anche questo gruppo scultoreo può far riflettere su un tema molto dibattuto in questo periodo, quello della legittima difesa. Infatti qui vediamo un frate cercante che cerca di catturare a scopo alimentare alcuni volatili commestibili, ma il loro legittimo proprietario imbraccia il fucile, legalmente e legittimamente detenuto, con finalità deterrente.