La Zeriba Suonata – il ritorno di Saturno

E così, visto che nello spazio siderale non c’è la zona rossa, Saturno si è incontrato con Giove ed era parecchio tempo che non succedeva, dicono 800 anni, di sicuro da prima del 1998, quando Goldie, tre anni dopo Timeless, caposaldo del drum’n’bass, incise Saturnz Return, disco tanto lungo quanto pesante, in cui si salvavano poche cose, e tra queste direi il brano Demonz, con suoni bizzarri e un po’ diabolici, forse quelli che avrebbero generato i deperiani diavoli di caucciù a scatto se si fossero dati alla musica jungle. Però anche qui viene fuori la prolissità di Goldie, perché se il brano durava la metà era meglio, ma in quel periodo si dovevano riempire i cd fino all’orlo, e questo era pure doppio.

Demonz

Negli anni 90 si incontrarono pure gli astri di Bjork e Goldie, ma ai tempi del ritorno di Saturno la storia con vulcanica ragazza era già finita.

Racconti occulti – La leggenda del pittore pastorello

Giorro era un povero pastore, così povero che non poteva permettersi delle pecore e allora portava al pascolo un gregge di anatre. Ma dentro questo pastore si nascondeva, in verità molto bene, una vocazione artistica ed estetica. Giorro ad esempio era affascinato dalla forma perfetta dell’uovo e con un pezzo di carbone cercava di disegnarla sulle pietre bianche, ma non gli veniva mai bene, una volta faceva una specie di quadrato un’altra volta un triangolo, ma quando per sbaglio disegnò un cerchio si trovò a passare di lì il famoso pittore Cimaburro che vide la scena e chiese al ragazzo di provare a disegnare una cattedrale e quello senza mai staccare il carbone dalla pietra con un solo tratto continuo tutto storto disegnò una specie di edificio. Allora Cimaburro disse al ragazzo che aveva talento e gli propose di lasciare gli animali e andare a bottega da lui per imparare il nobile mestiere del pittore. Giorro gli chiese che cosa dipingevano i pittori oltre alle cattedrali e Cimaburro rispose che dipingevano anche Santi e Madonne e Nobili Signori che commissionavano i lavori, e Giorro chiese se dipingevano pure donne nude. Ma Cimaburro ridendo rispose: “Ragazzo, tu corri un po’ troppo”, ma Giorro fece notare che neanche si stava muovendo, e il gran pittore: “No, intendevo con la mente. Bisogna fare le cose gradualmente, pian piano, un passo dopo l’altro.” E così Giorro accettò la proposta e i due si mossero e andarono verso la Città, verso l’Arte, verso la Gloria, verso le donne nude, e tutte le anatre dietro di loro.

Un Grande Gioco Illustrato

Quello delle Feste è il periodo in cui in genere la gente si riunisce per giocare giochi che nel resto dell’anno non prenderebbe neanche in considerazione. E quest’anno, anche se con la parola “riunirsi” si rasenta il penale, la Zeriba Illustrata vi propone ugualmente un gioco di società, poi con chi dove e a che rischio giocare sono fatti vostri. Inoltre, mentre quasi tutti gli altri giochi sono diseducativi perché basati su battaglie o invitanti all’accumulo di soldi e altri beni materiali, con questo gioco non si vince niente ma si imparano tante, beh non molte, alcune cose e soprattutto si riflette sulla vacuità dell’esistenza umana. Divertitevi quindi con

IL GIOCO DEL CATOBLEPA

In realtà volevo proporre nient’altro che un gioco dell’oca ma le oche erano finite, era rimasto solo un catoblepa, però le regole del gioco sono le stesse. Occorrono delle pedine, a piacere purché siano brutte, e un dado. Partendo dalla casella di partenza si tira il dado e si avanza del numero di caselle indicato dalla faccia del dado rivolta verso il cielo stellato o il soffitto annerito dalla muffa. Se si capita sulla casella con un personaggio si esegue la sentenza indicata nel catalogo apposito. Vince chi arriva preciso preciso nella casella finale ovvero la 31,5 , esatta metà della consueta casella 63, altrimenti si retrocede di tante caselle quanti sono i numeri in avanzo, non preoccupatevi perché comunque si vaga nei paraggi, ma qui fa d’uopo un esempio: se il concorrente è nella casella 30 e il dado esterna il numero 3 si arriva con 2 alla 31,5 e con l’1 restante  si retrocede alla 31, se invece il dado dà 7 deduco che è un dado dadaista. Il gioco simboleggia la vacuità e vanita del perseguimento di una meta e l’arrivo è rappresentato dal Grande Acquitrinio, orrenda allegoria della desolata condizione umana. E ora il catalogo delle sentenze e in ultimo il tabellone da stampare a colori o in bianco e nero a seconda dei mezzi a disposizione.

CATALOGO DELLE GRAZIE E DELLE PENE

3 SANT’ANTONIO Sant’Antonio non ti teme: vade retro di due caselle.

6 FRANZ KAFKA Al risveglio dopo una notte buia e tempestosa Gregor Samsa si ritrova trasformato in un enorme catoblepa e decide che è il momento opportuno per fare due chiacchiere col suo principale guardandosi negli occhi. Accompagnalo fino a 3 caselle più avanti.

8 JORGE LUIS BORGES Con Jorge Luis Borges tutto è possibile, avanza di 3 o 4 caselle, come preferisci.

10 ERMANNO CAVAZZONI Stai fermo 2 turni, volendo anche 3, ad ascoltare le divertenti fantasticazioni di Ermanno Cavazzoni.

14 DON ROSA Don Rosa vuole disegnarti in una sua storia e per evitare di impantanarti in beghe legali, ché la Disney sarebbe capace di porre il copyright pure sul Catoblepa, sguscia avanti di una casella.

17 CATOBLEPA Hai diritto a tirare di nuovo il dado.

20 PLINIO IL VECCHIO Il buon vecchio Plinio il Vecchio deve compilare una scheda con i tuoi dati biografici biologici e biometrici: stai fermo 1 turno.

22 HOLDEN IL GIOVANE Sguscia avanti di 2 caselle prima che quel fannullone del buon vecchio giovane Holden ti chieda dove vanno i catoblepa d’inverno quando ghiacciano gli acquitrini.

25 NEGUS Il Negus Neghesti è stalkerato dai rasta che con il loro reggae soporifero ti fanno venire sonno: assopito, stai fermo 1 turno.

29 REGINA DI SABA La Regina di Saba forse non è mai esistita, però neanche il catoblepa, quindi niente.

Ritorno ad Anghiari

I Gufi sono capaci di tutto pur di mettere in cattiva luce l’italiano vivo. Ora si sono inventati che Leonardo non ha mai dipinto la Battaglia di Anghiari, che è stato il cavallo di battaglia del famoso comico politico che era disposto a smantellare tutto Palazzo Vecchio pur di ritrovare il dipinto. Ma persa un’opera se ne trova un’altra, e infatti è stato ritrovato un disegno di Da Vinci che si pensava perduto. Il disegno è intitolato “Gli umarell di Anghiari” e la Zeriba Illustrata lo espone in anteprima mondiale.

La Zeriba Suonata – il Cane che aveva un’anima ma però era dannata

Fino a poco tempo fa a proposito dei Residents ci si domandava chi erano e se erano sempre gli stessi musicisti o qualcuno era cambiato dato che il gruppo è in giro dalla prima metà degli anni 70, ma ora invece la domanda è se è esistito davvero il bluesman nero Alvin Snow detto Dyin’ Dog, un seguace di Howlin’ Wolf che anni fa avrebbe suonato con un componente del gruppo e sarebbe poi scomparso. The Residents hanno “ripubblicato” su 7 pollici riccamente confezionati i brani, tutti all’insegna di morte e dannazione, dell’unico demo registrato da Alvin Snow, tra i quali spicca Bury My Bone, e poi hanno proposto un album di loro versioni dei suoi brani intitolato Metal, Meat & Bone, in cui collaborano anche altri musicisti come Black Francis/Frank Black in Die! Die! Die! Certo che un bluesman nero albino che si chiama Alvin Snow (cioé Neve), è meno probabile del catoblepa, e l’idea del musicista inventato non è neanche tanto nuova, spesso gli artisti inesistenti sono stati strumenti di beffe come fu con il pittore Jusep Torres Campalans “conosciuto” da Max Aub. E pure in Italia non molto tempo fa, dopo le altre beffe del progetto Luther Blissett, il più convenzionale Istituto Barlumen ha proposto la storia del grande rocker Leon Country. Se però l’idea non è originale quando senti il disco è tutt’altra musica, perché secondo me i vecchi Residents suonano più divertenti e anche personali di tutto il blues e il rock-blues che in questo secolo ci hanno proposto i vari musicisti americanofili, bluesologi, dietrologi, filologi, giratori di dischi e nostalgici.