Vacanze impegnative

Ieri sono iniziate le mie vacanze e si preannunciano impegnative. Di pomeriggio ho acceso la tivvù per seguire i campionati europei di vari sport che si disputano a Monaco di Baviera, a me interessava solo il ciclismo su pista e quando passavano ad altre discipline mi mettevo a leggere, se la pausa era lunga il libro di Tullio Pericoli, se l’interruzione era breve qualcosa dal numero di Linus su Marylin Monroe che ho trovato in libreria. Non mi lamento.

Visibìlia – Le 3 vite di 3D

Nel 1989 RipRig+Panic e i loro eredi Float UP CP si erano già sciolti mentre i Massive Attack non avevano ancora pubblicato il loro primo disco. Neneh Cherry fece uscire Raw Like Sushi, il suo primo album, che conteneva Manchild scritta insieme a Robert Del Naja alias 3D. Quest’ultimo, a causa di una presunta gaffe di Goldie, è sospettato di essere Bansky ma, dato che è di origini napoletane, potrebbe essere anche Elena Ferrante. Il video di questo brano che è già trip-hop è di Jean-Baptiste Mondino ed è caratterizzato dalle immagini ondulatorie, come le onde del mare o una culla o un’altalena, vai a sapere cosa gli frullava, anzi gli dondolava in testa.

Manchild

2 Neneh 3D.

Papa mamma

Sarà vero che Papa Giovanni Paolo I, detto il Papa dal volto umano, fu avvelenato, e che Bonifacio VIII dopo lo schiaffo di Giacomo Colonna Sciarra, invece di porgere l’altra guancia, replicò con un’empia capocciata in bocca, e che Celestino V fece il gran rifiuto per dedicarsi alla mountain bike? Chi può dirlo? I segreti vaticani sono segretissimi. Ed è vero che ci fu una Papessa donna di sesso femminile che per giunta ebbe un figlio? Beh, questo abbiamo chi può dircelo: Aure1970 nella sua pierangiolesca rubrica 5 cose che ancora non sai sulla Papessa Giovanna.

Immagine NON presa da internet, ma dalle mie scatole, nel senso cartonaceo.

Allarme cultura

In Italia in questi giorni ci sono degli allarmi ingiustificati. Qualcuno teme una ripresa della pandemia ma in realtà il virus sta solo opponendo le sue ultime disperate e vane resistenze al suo destino segnato dall’implacabile DPCM che ne ha decretato la fine per fine mese. Poi delle voci, non sappiamo se giustificate o messe in giro ad arte, sulla imminente penuria di scorte alimentari hanno spinto molti a dare l’assalto ai supermercati, un assalto a piedi dato l’aumento del prezzo dei carburanti, ma l’intenzione di accaparrarsi cibi in quantità è stata frenata dall’aumento dei prezzi. Potrebbe sembrare un’emergenza che necessiti di interventi governativi, ma i migliori tacciono e questo vorrà dire qualcosa, cosa non so, e forse non lo sanno neanche loro. Alla fine si direbbe che il problema principale in questo momento sia la cosiddetta cultura, quella con la “cu” maiuscola, in particolare la restituzione di alcune opere d’arte ai proprietari russi. Non scrivo “legittimi proprietari” perché di legittimo c’è solo il dubbio sulla legittimità del possesso di tante opere da parte dei musei di tutto il mondo, considerando i bottini di guerra, le opere trafugate eccetera. Si pensi all’arte italiana al Louvre, a quella egizia a Torino, a quella greca in Gran Bretagna e a quella africana in Belgio. E stamattina in un programma tivvù di poco varia varietà c’era un tipo, presumo in qualità di esperto, che partendo da quelle opere restituende ha accennato anche all’operato di artisti italiani in Russia e ha detto che la Scalinata Potemkin a Odessa non è famosa solo per il film di Fantozzi. Il film di Fantozzi? Allora c’è davvero un allarme cultura.

Prestitoff

L’Unità di Crisi Isterica Italia-Russia ci fa sapere che il Direttore del Museo Hermitage di San Pietroburgo ha richiesto la restituzione di alcune opere esposte in mostre in corso in Italia. Può darsi che sia una ritorsione dei russi alle sanzioni, o che sia prudenza del Direttore che potrebbe temere un sequestro come già avvenuto per i panfili dei ricconi, e del resto lui è responsabile di quelle opere e di una loro eventuale perdita ne dovrebbe rispondere, poi non so come funziona da quelle parti, se c’è qualcosa di analogo alla nostra Corte dei Conti o provvede direttamente Putin con la somministrazione di una tisana “Navalny”, o “Luciani” che pure è una tisana efficace. Qualcuno si arrabbia o si scandalizza, ma io mi chiedo come può pretendere di parlare di arte gente che poi lascia invendute, nelle migliori televisioni, degli autentici capolavori. Ad esempio ci sono gli assi da stiro di Giancappero Pappone, artista post-post-post-post-dadaista, oggi non si trovano più i suoi assi da stiro, chi li ha se li tiene stretti, o forse la donna delle pulizie li ha buttati, comunque non si trovano, eppure anche alla televenditrice farebbe comodo averne uno, ora è costretta a stirare su una scultura di Arnaldo Pomodoro, una di quelle sfere rosicchiate non so se avete presente, e la camicia così non viene bene. Oppure ci sono i quadrati bianchi su sfondo bianco di Pierpallido Bianchi, qualcuno dice che è roba già vista ma questa è una critica superficiale, perché qui dietro c’è un messaggio diverso, questa è un’altra tonalità di bianco e poi questi quadri non appartengono al suo periodo bianco ma al periodo blu. Provate a chiedere al vostro gallerista newyorkese di fiducia quanto costa oggi un Bianchi. Vi risponderà: “what?” E le marine di Astro Sfaccimmoni, stampate in appena 250.000 esemplari numerati e firmati che quella volta gli venne un dolore al polso? Oggi le pagate poco ma quando l’artista morirà, e se tutto va bene è questione di giorni, vedrete le cifre che raggiungeranno. Per cui prima di parlare di opere di transizione (anche se solo da un museo all’altro) sostenete gli artisti e le gallerie italiane.

Poi succedono le disgrazie

Se un giorno un impiegato del catasto dovesse fare una strage non mi sorprenderebbe, semmai mi meraviglia che non sia ancora successo, ché per quanti ce ne possano essere che se ne fregano e casomai se la ridono, ci sarà uno che si incazza perché la sua categoria per tanti sembra il simbolo di una vita grigia e piatta. Eppure certi luoghi comuni andrebbero proprio ribaltati. Pensate ai due più immaginifici scrittori del secolo scorso: Kafka era un impiegato e Borges talvolta un bibliotecario e non so cosa abbia visto nella sua vita oltre i libri finché ha potuto vederli. Forse invece sono proprio gli sregolati o presunti tali quelli che più frequentemente non sanno andare oltre idee e immagini risapute. Ricordo ai tempi dell’università che qualcuno, solo perché giocava ai cavalli e beveva il sabato sera, pensava di poter scrivere come Bukowski. Ma credo che ormai il tipo di vita che conduce un artista non interessi più a nessuno e non conti per il suo successo, che faccia una vita bohémien o sia un ubriacone puttaniere è roba da lasciare ai maudits e a Modì, ma questo può valere per gli scrittori o per gli artisti visivi, non vale invece per il rock. Nel rock, a dimostrare quanto sia un mondo arretrato, la vita dissoluta e la fedina penale sporca fanno ancora curriculum, e ci si diverte a rotolarsi nella polvere delle autostrade americane dove è noto che nessuno passa mai l’aspirapolvere. Non voglio dire che di Tom Waits ce n’è uno tutti gli altri son nessuno, ma a volte sembra che bastino una voce roca e storie di alcool droghe puttane e qualche omicidio e il più è fatto. Sono questioni che ripropone la morte di Mark Lanegan, quello che non credo che tu lo conosca, era il cantante degli Screaming Trees, e dispiace, poi era del 1964 e già da tempo mi colpisce quando muore uno più “giovane” di me. Lanegan non ha avuto onoreficenze come Jagger, non era fasullo come Pelù che gridava parolacce a un pubblico che voleva sentire parolacce, ma per me era lo stesso, più che un simbolo, un sintomo di questa idea del rock, e non so se il rock è morto, sarebbe bello poter sentire ancora qualcosa di nuovo e vitale, ma se non è morto soffre comunque di una cirrosi epatica grave. Poi può arrivare qualcuno che ammucchia insieme tutti i cliché del rock e così succedono le disgrazie e ti trovi che i Maneskin diventano rockstar.