La figura di Marinetti

Filippo Tommaso era orgoglioso di essere italiano, però poi in Francia gli andava meglio che in Italia. In Francia ottenne il baccalaureato, e poi in Italia nascondeva la cosa per paura che quei grossolani dei connazionali, mangiatori di pastasciutta, lo sfottessero per strada chiamandolo “baccalà” e che i meno grossolani gli gridassero:  E’ vero che ti sei laureato baccalà? E quando scrisse il Manifesto del Futurismo lo inviò a vari giornali italiani ma questi gli risposero che quel manifesto poteva pure attaccarlo da solo sui muri delle città, e ancora una volta venne in suo soccorso la Francia e quel Manifesto fu pubblicato da Le Figaro nel 1909. Sono passati 110 anni e il Futurismo è diventato il Passato: un’altra figuraccia di Filippotommaso.

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Capodanno Futurista

Filippotommaso era contro le tradizioni, voleva spezzare ogni legame con il passato, pertanto non credo proprio che festeggiasse il Natale. Però il Capodanno credo di sì, l’arrivo del nuovo anno è un balzo nel futuro, e poi quei botti che potevano ricordargli l’amata guerra. Sì, me li immagino i preparativi per il cenone in casa Marinetti, in attesa dell’arrivo dei commilitoni futuristi, chi a cavallo della bicicletta, chi col carroarmato, chi con l’aeroplano, Luigi Russolo con l’automobile e possiamo immaginare cos’era il suo clacson.

fumetti impegnati disegnati male

Per il povero Gino Bartali si sta mettendo peggio che per Frida Kahlo, sta diventando un personaggio pop oggetto di tanti libri e film, ma non per quello che ha fatto nello sport, altrimenti ci si potrebbe attendere lo stesso per Binda o Coppi, ma per quella faccenda dei documenti nascosti nella bici che lui voleva tenere segreta e, appena morto, è stata infatti rivelata e pubblicizzata, e ormai nell’ambito ciclistico Bartali avrà superato pure Pantani, quest’ultimo raccontato per trame e cospirazioni il primo per buone azioni. E così gli ha dedicato un libro anche l’editore Becco Giallo, specializzato in temi politici e personaggi idem, meglio se assassinati, e altre disgrazie. Sull’impegno di alcuni fumettisti nella realizzazione di questi fumetti impegnati ho sentito qualche chiacchiera ma non so fin quanto veritiera e allora meglio lasciar stare, però in questo caso, vedendo i disegni di Iacopo Vecchio pubblicati nelle ultime pagine si capisce che avrebbe potuto fare molto meglio dei disegnini che a volte sembrano quasi infantili, soprattutto delle biciclette, che illustrano la vicenda di Bartali, ma mettiamola così, che parlando principalmente di Gino in Francia, il disegnatore si è ispirato ai dipinti di Dufy e Matisse, ma anche se lo dico poi non ci credo. Oppure possiamo ipotizzare che per uscire in tempo per il Giro 2018 sia stata messa un po’ di fretta agli autori e il tutto sia venuto un po’ raffazzonato. La sceneggiatura è di Andrea Laprovitera ed è incentrata, come si dice, sul Tour del 1948 ripercorrendo sia la vicenda agonistica che la faccenda dell’attentato a Togliatti, con dei flashback un po’ forzati che accennano ad altri momenti della vita di Bartali, come la storia dei documenti che servivano a mettere in salvo degli ebrei, la morte del fratello e l’amicizia/rivalità con Coppi. Adesso però sarebbe bello se un editore disimpegnato commissionasse un fumetto su Romeo Venturelli, ma per quello ci vorrebbe Leone Frollo buonanima.

Cartoline da ‘s-Hertogenbosch

In questo fine settimana nel Brabante olandese si disputano i campionati europei di ciclocross. A ospitarli è la cittadina di Rosmalen, dove non si può dire che una volta era tutta campagna, perché la campagna c’è ancora e in abbondanza, ma tra le fratte o su qualche lieve rilievo ci sono delle sculture, tra le quali per soggetto ci incuriosisce la ruota in bronzo dell’artista Armando, morto nel luglio scorso, che non era italiano ma olandese e si chiamava Herman Dirk van Dodeweerd. In realtà la ruota sembra simboleggiare tante cose ma non ha niente a che vedere col ciclismo.

Rosmalen è parte della municipalità di ‘s-Hertogenbosch, cittadona che secoli addietro ospitò un altro lieto evento, la nascita del famoso pittore Jeroen Anthoniszoon van Aken, per gli amici Hieronymus Bosch.

Quest’anno dai campionati europei ci si attende spettacolo perché non ci sono assenze di rilievo e il percorso è molto impegnativo, come si può capire da questa immagine di uno dei passaggi chiave del tracciato.

 

La banalità del banale

Eravamo stati avvisati: la RAI e RCS ci tenevano a farci sapere che la presentazione del Giro d’Italia 2019 avveniva nello studio dove va in onda il programma di Fazio, quindi nel Tempio del Banale. E a confermare i sospetti ecco come cerimoniere Alessandro Fabretti, e già a quel punto, mentre anche i ciclisti più scapoloni avranno nella circostanza invidiato il Piccioncino di Maastricht e gli altri colleghi che in questi giorni si sono sposati e sono lontani mille miglia da questo posto, i più socievoli tra gli spettatori avranno spulciato tutti i social a disposizione per vedere se ci fosse il funerale di qualche amico o conoscente, che sarebbe stato più interessante, ma qualcuno avrà pensato che sarebbe stato preferibile anche avere un negozio qualunque e ascoltare l’out out dolcetto o scherzetto da bambini instupiditi manovrati da mamme stupide, come mi hanno raccontato succedesse in quelle ore nelle vie dello shopping casertano. Chi invece è rimasto davanti alla tivvù si è sorbito la passerella di presidenti, direttori, amministratori, sottosegretari, nessuno dei quali ha detto niente di rilevante, mancava solo qualche banchiere. A quel punto era una boccata d’ossigeno anche l’arrivo di AdS, che è dotata di questa empatia con i ciclisti che ha qualcosa di soprannaturale. Poi si è passati alla presentazione del percorso che manterrà la vocazione didattico-celebrativa del Giro, che infatti omaggerà i grandi personaggi nazional-popolari: Montanelli, definito il più grande giornalista italiano e figuriamoci il più piccolo, Coppi, Padre Pio, Gioacchino Rossini, Claudio Villa, sia il cantante che il fumettista, Garibaldi, Pippo Baudo, Peppone e Don Camillo, Renzo e Lucia, ma soprattutto il più mitico di tutti, Leonardo Da Vinci, che nei suoi disegni anticipò tutto, soprattutto su quei fogli sui quali incollò altri disegni con il nastro biadesivo, un’altra delle sue fantastiche invenzioni. Tra i progetti di Leonardo infatti ci sono quelli della bicicletta, dei freni a disco, del cambio automatico,  della borraccia biodegradabile, dell’ammiraglia e ovviamente anche della retropoussette. Con la tappa di Pinerolo si ricorderanno i 70 anni della più leggendaria impresa di Fausto Coppi e con la tappa de L’Aquila si ricorderanno i 9 anni della più clamorosa fuga bidone del ciclismo moderno. Tra gli spettatori c’era Davide Cassani, forse perché non c’erano partite di calcio da commentare, ma diciamo che le ricognizioni delle tappe di Marco Saligari sono più divertenti delle ricognisssioni che faceva il cittì. E tra i superospiti c’era Froome, al quale inevitabilmente si faceva l’imbarazzante domanda sulla sua partecipazione al Giro. E’ chiaro che certe cose verranno decise più in là quando si programmerà la stagione, però credo che qualche possibilità ci sia, anche perché il percorso del Tour a Froome non è piaciuto molto, con poche cronometro e quelle tappe brevi, un percorso disegnato per favorire i francesi ma che calza a pennello al gemello Simone più che a Gerainthomas, il quale ultimo dice che prima o poi vorrà correre il Giro, sì, ma quando, quando lo chiameremo Geronthomas?

Da Vinci progettò anche una macchina volante per le riprese aeree.