L’Arte è un gioco, anzi due o tre

Enrico Baj era un artista anarchico legato a vari movimenti e avanguardie, in particolare alla patafisica di Alfred Jarry. Le sue opere spesso erano su temi sociali e politici, dai funerali di Pinelli ai grotteschi generali fino alla prevalenza della tecnologia e alla robotizzazione della società, e in questi casi ha utilizzato anche il meccano. E coerentemente la sua opera più vista è stata sicuramente il disegno realizzato per quello straordinario strumento di affrancamento economico individuale che è il biglietto della Lotteria Italia.

Artista quindi molto noto e ormai istituzionalizzato, non mi ha sorpreso trovarlo in compagna di altri pittori di epoche varie come oggetto di un gioco nel numero della Settimana Imitatissima che sta per lasciare il posto in edicola a quello nuovo in un avvicendamento senza soluzione di continuità, che poi è l’unica soluzione che non trovate a pagina 46.

Libri che non ho comprato e altre sciocchezze

Devono essere aumentati la visibilità e l’impatto del Giro sul popolo sovrano, perché, anche se il popolo sovrano non è che ha in grande considerazione la lettura, in libreria c’era lo scaffale all’ingresso pieno di libri sul ciclismo, pieno più per il numero di copie che per i titoli, e c’era anche la prevedibile ristampa del libro dello scrittore parlante. Non l’ho preso perché lo comprai quando uscì e mi piacque pure, ma è la forza dell’aneddotica ciclistica, perché è come raccontare le avventure di Ulisse o dei paladini, è difficile annoiare, però per quel che mi riguarda lo scrittore si è fatto una pessima pubblicità con tutte le sciocchezze che ha avuto la capacità di dire in cronaca e dovesse scrivere qualche altro libro sul ciclismo lo ignorerò come se l’avesse scritto un banchiere. Poi quando arriva il  caldo estivo mettono in evidenza anche i libri iperborei, che purtroppo non sono più tutti nel  caratteristico formato oblungo, sarà che venendo dal freddo i librai li vedono come letture rinfrescanti e, poiché ci sono anche delle ristampe e tra queste Anime Baltiche di Jan Brokken, ho potuto finalmente soddisfare la mia curiosità sulla bella e suggestiva foto di copertina: si tratta di Marathon in University Street, Vilnius del fotografo lituano Antanas Sutkus. Mi ha incuriosito anche un libricino di Adelphi con un’intervista sulla pop art, ma non ho neanche approfondito perché c’erano le illustrazioni in bianco e nero, e già ho sempre trovato assurdi i libri sull’arte con le foto in bianco e nero ma sulla pop art mi sembra addirittura una bestemmia, ma ho l’impressione che in certi casi è come se la foto fosse una specie di link come dire questa è l’opera vattela a vedere da un’altra parte. Infine mi ha distratto un ragazzino che ha chiesto Il Cavaliere senza testa di Italo Calvino, ma non ridete, poi si è corretto e in ogni  caso se era lì vuol dire che almeno non stava partecipando a quel rito che ormai fa parte delle belle tradizioni italiane e che penso sarebbe in linea con la politica culturale di questo governo cambiatore proporlo come Patrimonio Unesco, cioè i gavettoni per la fine dell’anno scolastico. E poiché tra gli spettatori di questa simpatica manifestazione di vitalità giovanile ci sono anche alcuni di quei non graditi ospiti che vengono dall’Africa a qualsiasi titolo e presumibilmente da posti dove l’acqua c’è e non c’è, più la seconda, mi chiedo cosa ne pensano di questo spreco d’acqua, e credo che finché le amministrazioni locali e scolastiche non hanno niente da eccepire al riguardo tutti i migranti provenienti da paesi in siccità si possano ritenere legittimati a venire qui dove l’acqua si butta in tutti i sensi. Alla fine, dato che oggi è sabato e non venerdì ecologico, il paesaggio dopo la battaglia è pieno di bottiglie di plastica lasciate a terra da questi ragazzini che salveranno il mondo, forse, o forse no.

Antanas Sutkus , Marathon in University Street

una passione disinteressata

Il Signore lo aveva pure dotato di un buon cuore: era facile alle lacrime e all’entusiasmo; per di più ardeva di una passione disinteressata per l’arte, disinteressata per davvero, visto che proprio d’arte il signor Benevolenskij, a dire il vero, non ne capiva un’acca. (Ivan Sergeevic Turgenev, Memorie di un cacciatore, 1852)