La verde estate

Si direbbe che abbia un’espressione indecisa la donna raffigurata in questo quadro del pittore postpreraffaellita John Liston Byam Shaw, intitolato “Last Summer Things Were Greener”.

La Zeriba Suonata – tradizionalissimi

Chiudiamo, almeno per il momento, questa rassegna confusa di folk irlandese con i De Danann (poi De Dannan) che nella loro storia hanno accolto in formazione molti musicisti tra i quali anche Donal Lunny dei Planxty che era il prezzemolino del folk irlandese. I De Dannan suonavano soprattutto strumentali e infatti sono famose anche le loro cantanti Maura O’Connel, Mary Black dai General Humbert e Dolores Keane. Facevano musica acustica e tradizionale, tradizionalissima, al punto da andare a pescare anche nel repertorio del music-hall, roba ottocentesca, da immaginario liberty e preraffaellita, o da convivio di ubriaconi.

My Irish Molly-O

La Zeriba Suonata – Diamo un inno a tutti

E’ un periodo di grandi eventi sportivi e gli inni dilagano, ma il problema di questo genere musicale è che spesso gli inni nazionali sono stati scritti in altre epoche e i testi rispecchiano un altro modo di pensare, come rileva un blog che ha proposto un’analisi del testo dell’Inno di Mameli, e un po’ mi ha sorpreso perché credo proprio di non averlo saputo integralmente neanche alle elementari e comunque ne ricordavo solo gli highlights: “Che schiava di Roma Iddio la creò”, “Stringiamoci a coorte siam pronti alla moorte”, e “Zan Zan”, e devo dire che quest’ultima è la parte che preferisco, forse perché sa un po’ di avanspettacolo e di teatro di rivista, un tipo di spettacolo che quando sono nato probabilmente già non c’era più ma quella cultura è filtrata attraverso i varietà televisivi e i film comici coevi, soprattutto quelli con Totò. Tornando agli inni, essi rappresentano delle comunità e questo concetto oggi molto usato delle comunità è davvero comodo perché pensare per contro che là fuori ci siano miliardi di singoli individui che pensano ognuno a modo suo fa venire le vertigini, non se ne parla proprio, meglio pensare per gruppi, categorie, comunità. Ma alcune di queste non mi risulta che abbiano un inno e allora questa rubrica interviene a suggerire delle canzoni che potrebbero fungere allo scopo. Ad esempio ci sono i taccheggiatori che nel periodo delle chiusure hanno reso un grande servigio al Paese perché quando qualcuno veniva sorpreso a rubare nei supermercati forniva ai media una preziosa opportunità di fare dei lacrimosi servizi in cui si denunciava l’impoverimento della gente e di conseguenza la necessità di ridurre le tasse ai ricchi.

Shoplifters Of The World Unite

Altra categoria vituperata è quella degli stalkers di cui diciamo tutto il male possibile ma poi per loro fortuna intervengono i Giudici che hanno studiato e con la loro autorevolezza li mandano liberi per il mondo, e questo è l’inno da cantare con la mano sul petto, preferibilmente quello della persona perseguitata.

The More You Ignore Me The Closer I Get

Al pari delle bandiere gli inni sono divisivi, come solo il tifo nel calcio, e allora ben venga un inno trasversale che può unificare la comunità uligana.

Sweet And Tender Hooligan

E infine ci vorrebbe un inno per tutti i fans sparsi per il mondo di un famoso gruppo degli anni 80, un inno da cantare con la mano non sul petto ma sul fianco.

The Boy With The Thorn In His Side

Enrico Baj – “Generale”

un vecchio modo per non vincere il Tour

L’amico artista R.F., che non usa internet e non leggerebbe queste righe, sapendo del mio interesse per il ciclismo, qualche mese fa mi ha inviato un periodico francese con estratti da vecchi giornali e in quarta di copertina c’era questa storia illustrata del 1903, un protofumetto intitolato Perché non ho vinto il Giro di Francia.

La Zeriba Suonata – i Miti nel Rock

Alcione figlia di Eolo sposò Ceice re di qualcosa. I due erano tanto felici che nell’intimità non si chiamavano amo’, teso’ o trottolino amoroso, ma Zeus e Hera, una cosa sacrilega, come se oggi una cantante si chiamasse Madonna. E Zeus che, oltre che un maniaco sessuale, era pure permaloso, si incazzò come una bestia mitologica e fece morire Ceice mentre era in mare. Morfeo nelle sembianze di Ceice apparve ad Alcione che capì che il marito era morto e si buttò a mare pure lei. Poi a Zeus passò l’arrabbiatura, ebbe compassione di quei due poveri pirla e li trasformò in uccelli, così racconta Ovidio.

Orbital – Halcyon

Toccata dalla fuga

Sono passati una ventina d’anni dal momento migliore per i ciclisti campani, quando Totò Commesso e Giuliano Figueras dal napoletano vincevano belle corse anche se meno di quanto promettevano da dilettanti. Ora sembra il momento di Vincenzo Albanese dal salernitano che si sta specializzando nella classifica degli scalatori delle prime tappe, quando centra le fughe e col suo spunto velocino vince i GPM sulle prime pedalabili salite, insomma una specie di Gran Premio della Collina. Sembra che non abbia vinto ancora niente perché l’unica vittoria nel calendario professionistico Albanese l’ha ottenuta al Matteotti quando era ancora under 23 e fu convocato nella nazionale di Cassani. Oggi la concorrenza era maggiore perché c’era più gente in fuga e la Fuga è stata l’argomento principale di discussione. Dicono che Mirko Rossato, guidatore dell’ammiraglia della Bardiani e più o meno direttore sportivo, si è arrabbiato perché i fuggitivi andavano troppo veloci e secondo lui così non si riesce ad arrivare al traguardo, ma forse parlava dei suoi, perché uno è arrivato ed era il primo a non crederci, il paesebassino Taco Van Der Hoorn, qualche vittoria in carriera ma come Merlier al suo primo grande giro. Durante la diretta Pancani ha fatto una domanda a Borgato che era quasi una gaffe, perché le ha chiesto se era la tipa che andava in fuga, ma che domande, l’unica vittoria tra le élite, il campionato italiano 2012, la ottenne proprio con una bella fuga. E nel finale, quando Taco non si arrende e resiste al gruppo che lo bracca o quasi, e tutti fanno il tifo per l’unico sopravvissuto della fuga, Giada sembra molto coinvolta, si alza dalla sua postazione e sembra identificarsi nel fuggitivo ed è davvero contenta per la sua vittoria.

Il Giro era la Festa di Maggio ma è diventata la Festa dell’Omaggio, che gli omaggi si sprecano, finiscono per sovrapporsi, inizia il Processo con due secondi di Paolo Conte e AdS dice che quello era un omaggio, perché lei fa un omaggio con la destra, uno con la sinistra, con i piedi no perché le servono per fare la sua televisione. Ma questo Giro si prospetta molto interessante anche dal punto di vista linguistico. Giada Borgato dice che nel finale c’è uno “strappellotto, come si usa dire”, ma non specifica dove si usa dirlo, sarà una via di mezzo tra uno strappo e uno zampellotto. Garzelli invece conferma che la pronuncia ufficiale della corsa è il veneto perché il cognome del neozelandese Patrick Bevin lo pronuncia “Bevìn”, più veneto di così.

Un simposio della sezione veneta del “Patrick Bevìn Fans Club”.

La Zeriba Suonata – Misteri italiani all’estero

Questo è un post pieno di misteri, ce ne sono più che in programma tivvù di Carlo Lucarelli. E per iniziare in tono partiamo dall’altro capo del mondo, il Down Under, dove ai lividi albori degli anni 80 si forma un gruppo musicale con un nome che mette allegria perché richiama il ballo: Dead Can Dance. Il gruppo, che in sostanza è il duo Lisa Gerrard-Brendan Perry, presto si trasferisce in Gran Bretagna dove vengono ingaggiati dall’etichetta 4AD. All’inizio fanno musica dark ma poi per essere più al passo coi tempi si mettono a suonare musica medievale e arcana con strumenti desueti. Inoltre, a giudicare da qualche titolo e da qualche copertina, sembrano affascinati dal visionario pittore Hieronymus da ‘s-Hertogenbosch, cittadina che evidentemente genera fenomeni visto che c’è nata pure Marianne Vos, che non c’entra ma era giusto per pigliare una boccata d’aria. E c’è proprio un famoso dipinto di Bosch sulla copertina dell’album Aion del 1990 dove dentro invece i DCD suonano un saltarello, antica danza dell’Italia centrale. Perché? Boh.

Dead Can Dance – Saltarello

Nella scuderia 4AD negli anni 90 c’era un’atra Lisa, però questa americana, che si potrebbe definire anticipatrice di quel gruppetto di dark ladies canterine che nel secolo successivo, cioè questo, non costituisce una vera e propria scena ma delle affinità in nero tra di loro direi che ci sono: Emily Jane White, Chelsea Wolfe, Weyes Blood, Angel Olsen, Lana del Rey e via inquietando, con l’unica differenza che Lisa Germano aveva un aspetto tranquillo da brava ragazza, un’insospettabile, mentre se prendiamo una a caso, per non fare nomi Marissa Nadler, per dirla con Totò una con una faccia così si arresta a priori. Ma veniamo al dunque, Lisa Germano nel 1994 incide Geek The Girl in cui all’inizio verso la metà e alla fine del disco si sente un motivetto citato solo nelle note interne come “italian folk tune called Frascilita”. Ma il punto è che di questo motivetto siciliano nessuno sa niente, e su internet si trova solo gente che chiede se esiste davvero questa canzone. Il mistero si infittisce.

Lisa Germano – Frascilita + My Secret Reason

La Zeriba Suonata – riconoscimenti tardivi

Sulla faccenda del genocidio degli armeni Diamanda Galas ce l’aveva soprattutto con gli Stati Uniti che per convenienze economiche e politiche facevano finta di non riconoscerlo, ma ultimamente qualcosa è cambiato e il Presidente ha detto che a guardarlo bene sembra proprio un genocidio. Meglio di niente, l’ideale sarebbe che lo dicesse pure la Turchia, ma per ora non se ne parla, e non per cattiveria, ma la tempistica per il riconoscimento di errori e orrori del passato è molto lunga, ci vogliono secoli, pensate alla Chiesa cattolica.

Orders From The Dead

Dipinto Di Diamanda

La Zeriba Suonata – sentimentale sperimentale

William Doyle è un musicista elettronico britannico influenzato anche dalla musica ambient, ha iniziato con la ragione sociale East India Youth e un synth-pop che a volte si avvicinava a quello dei Django Django come in Turn It Away. Poi col suo nome ha pubblicato quattro dischi, l’ultimo dei quali è il recente Great Spans Of Muddy Time per la Tough Love Records. Dai siti specializzati o specializzandi viene accostato a nomi di sperimentatrici a me molto gradite come Julia Holter o Jeane Weaver, però sapete come sono questi inglesi, soprattutto quelli che suonano da soli e se fossero italiani li chiamerebbero cantautori parlando con rispetto, a un certo punto gli può partire la canzone sentimentale o che può sembrare tale e allora scatta la duratura influenza dell’americano Scott Walker che trovò l’America in Gran Bretagna.

Nothing At All

Il dipinto in copertina è del pittore olandese del 1600 Melchior d’Hondecoeter che si specializzò in soggetti volatili, si impara sempre qualcosa.