The Green Queen

Non è necessario sorbirsi qualche documentario politico ideologico per vedere quali erano le condizioni dei lavoratori nelle miniere britanniche, basta la puntata di Museo con vista su RAI5 dedicata al pittore Josef Herman che ritraeva i minatori.

Josef Herman – Two Miners

Eppure quei minatori lottarono contro la Megera di Ferro che dopo scioperi e scontri riuscì a chiudere le miniere. C’erano in ballo 20mila posti di lavoro, quanti sembra ce ne siano per l’ILVA dove anche lì si deve scegliere tra morire di fame o morire di malattie legate al lavoro, insomma c’è una scelta ma non c’è un’alternativa perché nessuno propone un altro lavoro. Ma tutte queste attività produttive difese dai lavoratori sono inquinanti e superate, roba da immaginario steampunk, però non arriveremo a rivalutare l’icona dei neoliberisti spacciandola per ecologista. Ma ecco che la sua Regina, che è sopravvissuta a lei, a tante altre turbolenze politiche, agli intrighi familiari, al punk e agli Smiths, agli hooligans, e anche all’incontro col Presidente biondo, anche lei ora ha una svolta ecologica e dice basta alle pellicce, o meglio a nuove pellicce vere, da ora in poi solo quelle finte o quelle già comprate perché non è che le puoi riciclare e per esempio da una pelliccia di visone puoi tirare fuori un visone. E’ molto poco, quasi niente che è comunque più di niente, anche come messaggio può andar bene, per quello che può valere, e allora Dio salvi le modifiche alla Regina.

La Domenica Della Zeriba – Il Castello Pastello

Inizia oggi una nuova rubrica domenicale sulla falsariga, più falsa che riga, dei supplementi illustrati dei quotidiani preferibilmente domenicali. Non so se avrò la capacità e la costanza per riuscirci, l’intenzione è di proporre ogni domenica un racconto illustrato, una fiaba, un fumetto, come se fosse per ragazzi.

Il Castello Pastello

Il Signore di Crayonne viveva in un castello che era come una roccia, rozzo e inviolabile, ma nonostante questo il feroce Burgundo, condottiero a capo di una delle più sanguinarie orde di barbari, continuava a cercare di espugnare il maniero. Al sicuro, il Signore di Crayonne continuava a condurre una normale e tranquilla villa da regnante, non disegnando i ricevimenti mondani. Per un certo periodo ospitò i fratelli Ned Ted e Red Qrayola venuti da molto lontano. Ned e Ted erano due buoni a nulla e non potevano dare nessun contributo a questa storia, era come se tutto il talento in famiglia fosse stato ereditato da Red, che si potrebbe definire un uomo rinascimentale ma il Rinascimento all’epoca non era ancora stato inventato. Red era esperto in tutte le arti e scienze più importanti e prestigiose: Astrologia, Cucina, Cucito e Ricamo, Parruccheria, Arredamento di interni, e un giorno guardando le incolori e tristi mura del castello consigliò al Signore di dipingerle con colori pastello così che il castello si sarebbe distinto dagli altri non solo per l’inviolabilità ma anche per la bellezza e non parlò di pop solo perché neanche il pop era stato inventato. Il Signore accolse con favore il consiglio e, approfittando di un periodo in cui i barbari erano impegnati in riti sacrificali per cose loro, i castellani uscirono fuori dalle mura per dipingerle di rosso e verde e giallo e celeste. Quando Burgundo tornò alla sua occupazione quotidiana e vide il castello così trasformato ai suoi uomini disse: “No, io quel coso lì non voglio più conquistarlo, andiamocene da un’altra parte”. E vissero tutti felici e contenti, anche quelli che non se lo meritavano.

Questione di pronuncia

Oggi è la 100esima edizione della Milano-Torino e Andrea De Luca ne approfitta per le solite battutine sull’età del giornalista e storico locale Beppe Conti, e ormai si può dire che siamo quasi al bullismo, di certo non fa ridere ed è anzi patetico, ma Conti lascia scivolare e forse pensa che si stancherà una buona volta. Nel post di ieri avevo scritto che gli Sky avevano fatto la figura dei baccalà, ma non sono andato a correggere perché in un pezzo sugli errori un errore anche del diciamo redattore ci stava a fagiolo, invece oggi non è questione di errori ma di pronuncia. Si sale verso Superga e De Luca dice che la Basilica fu molto apprezzata da qualcuno che si pronunciava Russò ma non specifica chi, poteva essere lo scrittore filosofo Jean-Jacques Rousseau, il pittore doganiere Henry Rousseau, la sondaggista Piattaforma Rousseau, e trattandosi di ciclismo non escludiamo i velocisti Michel Rousseau degli anni 50 e Florian Rousseau dei 90 che non era figlio di Michel e in fondo neanche Clément Russo, caso ormai sempre più raro di buon ciclocrossista che passa alla strada e non ottiene risultati, chi glielo ha fatto fare forse i soldi. Come si vede uno può essere tanti, ma tanti o anche solo due possono essere uno: gli Ineos ex Sky lavorano per Bernal che ci tiene a fare bene perché in Piemonte ha fatto l’apprendistato e De Luca apprezza Gheganàrt mentre Garzelli loda Goghenàrt ma si tratta dello stesso ciclista. Ma quando davanti rimangono i migliori che formeranno una top ten forse superiore a quella del mondiale Gaudu forse capisce che Michael Woods è quello che ne ha di più e fa milleuno scatti per staccarlo, ma alla fine l’attacco preciso è quello del canadese che neanche Valverde riesce a seguire e allora lo spagnolo finisce per voltarsi indietro, forse aspettando Gaudu che lo riporti sotto o forse aspettando Yates e nonostante questo aspetto dell’aspettare quasi raggiunge Woods che finalmente vince una bella corsa dopo tanti piazzamenti importanti. Finisce che la RAI chiude la trasmissione bruscamente per mandare un’importante replica di una puntata di Dribbling di 40 anni fa, quando si dice l’importanza della memoria.

un mistero del ciclismo

Ci sono tanti misteri nel ciclismo, vicende mai chiarite davvero, e tra questi uno grande anche nel senso della volumetria, una faccenda mai approfondita, sempre lasciata nel vago, di cui una volta si dice una cosa un’altra volta si dice un’altra cosa, ritorna in questi giorni, e la domanda che tutti si pongono è chi mangia veramente le enormi mortadelle che Adriano Amici distribuisce nelle corse che organizza, perché una volta ti dicono che le mangiano i meccanici un’altra volta ti dicono che i ciclisti preferiscono la mortadella agli altri premi, e a vedere le operette di artisti locali rifilate senza pietà ai vincitori, piatti dipinti o sculture imbarazzanti, crediamo che sarebbe strano il contrario. E se è vera la seconda ipotesi mi chiedevo allora se Colbrelli e Bastianelli hanno finito di mangiare la prima conquistata al G.P. Beghelli, che Marta vinse due anni fa e Sonny ben quattro anni fa, che viste le dimensioni delle mortadelle non è scontato.