Classicomani e non

Non so chi ha inventato la parola “classicomane” o l’ha adattata al ciclismo, di sicuro la usa molto il sito Cicloweb per definire quei ciclisti che vanno forte soprattutto nelle classiche, tipo Gilbert o Van Avermaet, tipologia al momento rara in l’Italia dove il migliore nella specialità è Nibali che è il migliore in tutto mentre altri, Trentin Ulissi o Viviani, si potrebbero definire “tappomani” perché le loro vittorie più illustri in fondo sono le tappe dei grandi giri più che le semiclassiche o gli europei,  e altri ancora come Colbrelli e Nizzolo non sono neanche quello. E infatti Ulissi, deludente al mondiale, lanciato alla grande da Conti che al mondiale neanche c’era perché dimenticato da Cassani, ha vinto alla prima occasione utile di questo Giro, un arrivo in salitina, resistendo al resistibile ritorno di Sagan. Quello che invece non vuole rassegnarsi al ruolo di classicomane è Fuglsang che invece di andare alla Liegi a cercare di bissare il successo dell’anno scorso è venuto al Giro per fare classifica, ma nelle prime due tappe ha già perso i due principali gregari Lopez e Vlasov. Ma potremmo definire classicomane anche l’appassionato che preferisce le corse in linea a quelle a tappe e quell’appassionato sono io, e le domeniche del Giro saranno come quelle di decenni fa quando ancora non schifavo il calcio, cioè sarà tutto il ciclismo minuto per minuto perché si corrono in contemporanea le mie corse preferite, le classiche del Nord, e la corsa più dura del mondo nel paese più autoindulgente del mondo, o era il paese più bello del mondo? E infatti eccole le bellezze d’Italia quando stacco dai boschetti della Vallonia: viadotti di cui non si capisce il senso. Bisogna dire pure che il Sud non sa valorizzarsi perché mentre al nord Europa ci sono le stradine strette in pavé e nel senese ci sono le strade bianche che vanno molto di moda al sud ci sono le strade brutte; beh, perché in questi casi ci si dimentica dei tempi eroici del ciclismo eroico quando tutte le strade erano brutte? Meno male che qualcuno che ne capisce, e non è lo scrittore parlante, quando due ciclisti della stessa squadra, Viviani e Consonni, cadono in punti diversi fa notare che forse non è una coincidenza e forse non sono le brutte strade ma il brutto vizio di gonfiare troppo le gomme aumentando la performance ma perdendo il famoso grip che non è prerogativa del fuoristrada, però di queste cose si parla e subito dopo ci si dimentica. E comunque quando dalla Liegi si passa al Giro è un dispiacere perché almeno la metà delle volte sta parlando lo scrittore, ora ci dice di Camilleri ora degli abiti dei giullari che erano multicolori, come la maglia della EF che è stata multata però non per la bruttezza ma solo perché non era stata comunicata all’UCI nei tempi previsti, e quando di sera al TGiro propongono la sintesi della tappa e nel momento saliente della caduta dei due Cofidis si risente lo scrittore che blatera di colori dei giullari ci si rende conto ancora di più dell’assurdità della situazione, e ci si chiede perché non lo prestano a qualche altro sport, e non si capisce perché solo il ciclismo deve essere occasione per parlare e straparlare dei luoghi che ospitano gare. Dicevo due corse in contemporanea, oltre 400 km in totale ma anche a sommarle c’è stato poco spettacolo, tutto concentrato nei finali, gli ultimi 2 km al Giro e gli ultimi clamorosi 20 alla Liegi, fuga ripresa verso la fine in entrambe e Liegi decisa sulla Roche-aux-faucons dove sono andati via Alaphilippe Hirschi Roglic Pogacar con Kwiatkowski e Woods che arrancavano e sono rimasti dietro. Nessuno ha provato a evadere davanti e quando nel finale i quattro hanno iniziato a controllarsi Alaphilippe deve essersi ricordato dell’Amstel dell’anno scorso, e infatti dietro c’era Van Der Poel a tirare ma in mezzo c’era Mohoric che era partito in discesa e arrivato sul gruppetto di testa non li ha beffati ma ha finito per tirare la volata al campione del mondo. Ma oggi Alaphilippe forse sentiva troppo la pressione e ne ha combinate di tutti i colori. Già prima dei -50km aveva cambiato tre volte la bicicletta e pure gli scarpini, e nell’ultimo km ha sbandato prima a 900 metri e poi nel rettilineo finale danneggiando Hirschi e Pogacar, ha tagliato il traguardo alzando le mani troppo presto e Roglic l’ha infilato col colpo di reni. Difficile dire se Hirschi e Pogacar che sembravano ben lanciati potevano superarlo ma diciamo anche che per tutti questi errori oggi Alaphilippe non meritava la vittoria, e sta bene che sia andata a Roglic sia perché ci ha creduto fino all’ultimo sia perché, ridimensionato dall’esito del Tour, come già l’anno scorso anziché chiudere la stagione ha continuato con le corse in linea ed è ancora in tempo anche lui per cambiare mestiere e diventare classicomane. Alla fine la giuria impietosita ha retrocesso Alaphilippe per la deviazione finale così avrà meno rimpianti per come ha buttato la vittoria, ma se avesse vinto l’avrebbero squalificato ugualmente? Mistero, come un mistero è stata l’invisibile gara femminile che dicono sia stata vinta da Lizzie Deignan mentre delle protagoniste delle ultime gare solo Vos è arrivata ancora quarta, Longo Borghini Van Der Breggen e Van Vleuten  attardate, unica incrollabile certezza il ritiro di Puck Moonen che non dobbiamo giudicare oggi ma tra 4 anni quando vincerà il mondiale.

Ardenne ingrate per Dries Devenyns: ha lavorato alla Freccia per portare in testa ai 400 m Bagioli che è arrivato 19esimo e oggi per Alaphilippe che ha buttato via la corsa.

La Zeriba Suonata – tutta la vinta davanti

Una radio televisiva ascoltata per pigrizia durante l’agile lavoro, un pezzo mandato più volte che alla fine si è ficcato in testa, e allora, superando i miei pregiudizi sui cantautori, tra i quali questo tipo potrebbe essere stato iscritto anche a sua insaputa, e i (t)rappers, perché quel nome singolo e strano mi insospettiva, e infatti da quel genere proviene, ho visto tutti i video che ho trovato del cantante romano Gazzelle, e mi è venuto da pensare che sulle sue canzoni o almeno su alcune si potrebbe fare della facile sociologia su una generazione annoiata apatica disperata senza valori tendenzialmente anaffettiva e bla bla bla, ma non lo so, né lui aiuta molto perché per fortuna è un tipo riservato e non sta a raccontare i cavoli suoi come fanno altri soprattutto quelle che hanno avuto le malattie. Certo non è negativissimo come Vasco Brondi ma neanche allegro come Cesare Cremonini, a volte ricorda piuttosto il Luca Carboni malinconico, augurandogli di non crescere patetico come il bolognese che oggi sembra uscito da un film di Jerry Calà. Poi per quanto riguarda i valori e tutto quello che fa Premio Tenco questi per me sono dettagli, come valore vale di più la sua abilità con le rime e i giochi di parole, lui che ha tutta la vita davanti/ sì, davanti a un bar”, ma per chi ci tiene a quelle cose diciamo che nel video di Stelle filanti interpreta un rider che consegna un macpanino a un ragazzo nero, e infatti lui si è schierato contro le politiche del Capitano. Poi per quanto riguarda il discorso dell’apatia e della paura dei sentimenti qui vi posto apposta Martelli, il pezzo con più pathos.

La Zeriba Suonata – il Concettone di Maggio

I Perturbazione hanno composto una serie di canzoni che poi hanno ricondotto dentro un’unica storia di un amore perturbato e ne hanno tratto un disco intitolato (Dis)amore (Ala Bianca) previsto per marzo ma poi uscito a maggio e ci vuole coraggio a fare un concept-album di 70 minuti in tempi di ascolti veloci e distratti, così lamentano i giornalisti del settore, ma in verità pure io, checché ne dicano i recensori di cui sopra, una scorciatina gliel’avrei data. Dal punto di vista musicale vi si possono trovare tutte le influenze che si preferiscono: chi ci vede gli americani, chi gruppi enfatici, perfino i Procol Harum, chi i cantautori, io ci metterei i miei scozzesi a iniziare da Stuart Murdoch. Ma l’unica influenza certa è quella degli Smiths, anche perché se ne cita I Know It’s Over (cortesemente in originale e non nella brutta versione del figlio di Tim Buckley) e come esempio di sonorità e andamenti dondolanti smithsiani eccovi Mostrami una donna.

Un concept-album è un salto nel vuoto?

La Zeriba Suonata – la musica come piacere

Basta seguire per 2 o 3 giorni un paio di tivvù di quelle collegate alle radio per accorgersi che girano sempre gli stessi pochi video e tra tante banalità e tristezze in questo periodo spicca una cantante dotata anche di una voce notevole ed espressiva con un retrogusto direi addirittura di Billie Holiday. Sono andato ad approfondire e ho scoperto che Celeste, all’anagrafe Celeste Epiphany Waite, è nata in California da madre britannica e padre giamaicano, si è trasferita da piccola in Gran Bretagna e si è avvicinata alla musica ascoltando Aretha Franklin e Ella Fitzgerald, è molto apprezzata dalla critica, ha ottenuto premi e riconoscimenti vari, ha cantato alla BBC e a Glastonbury, ha duettato con quel simpaticone di Paul Weller, eppure nonostante tutto ciò non ha ancora inciso un album vero e proprio, anche se dovrebbe esserne pronto uno intitolato col suo nome. Ma ugualmente mi chiedo se il concetto di album non sia una cosa vecchia, cui siamo legati noi che abbiamo conosciuto i vinili nella loro prima vita, ché quella attuale sa di accanimento terapeutico, e forse ai giovani come Celeste di anni 26 appena compiuti non interessa tanto. Il video di cui scrivevo si intitola Stop This Flame ed è stato girato a New Orleans, è un trascinante rhythm’n’blues e vi consiglio di vederlo fino in fondo perché nella parte tagliata dalle tivvù c’è la cantante in mezzo alla banda con tipica strumentazione locale e tutto, la musica i suonatori le ballerine e il pubblico che si fa coinvolgere, rivela la musica come piacere e non doglianza come in Italia, e viene da chiedersi perché alle feste patronali da queste parti non invitino una banda così anziché quei tromboni che suonano residui ottocenteschi degni del Maestro Scannagatti. Del brano c’è anche una versione dal vivo, potremmo definirla da pub-soul, con le donne tra il  pubblico che ballano da sedute e Celeste che sfoggia anche le altre sue doti. Ma nel suo repertorio c’è anche del soul più d’atmosfera come nel brano Strange, così d’atmosfera da sfiorare quasi il trip-hop alla Portishead. Per cui direi che allo stato l’interprete c’è, l’augurio è che in futuro abbia un repertorio anche migliore.

pessimissimi

Già negli anni 80 notavo l’abuso del termine “mitico” anche per persone e personaggi di cui si sapeva molto, pure troppo, quindi per niente favolosi, ma forse l’uso di un linguaggio esclamativo superlativo potremmo anche farlo risalire ai tempi di Canzonissima, chissà. E poi la situazione è solo peggiorata, al punto che dare gli auguri sembrava ormai una cosa da pidocchiosi, bisognava dire auguroni o augurissimi. E i media, almeno quelli più seguiti e quelli meno fantasiosi, anziché stemperare o contenere hanno fatto peggio e ogni notizia doveva essere esagerata e se la notizia non c’era la si inventava. Fino a poche settimane fa, ad esempio, se un centenario pieno di acciacchi moriva in ospedale si parlava di un caso di malasanità, oggi medici e infermieri sono tutti eroi. Insomma la considerazione degli operatori sanitari è cambiata da un estremo all’altro, quello che resta immutabile è il fatto che certi media sono pessimi, anzi pessimissimi.

La Zeriba Suonata – il tempo rende ingiustizia

Sono anni che non seguo Sanremo quindi in merito non ho niente da dire, ma mi accorgo che i motivi per cui non lo seguo non sono musicali, in fondo pure le riviste di settore propongono tanta roba di scarso valore. Il primo scoglio per me sono i presentatori, Fabiofazio era il più insostenibile ma è acqua passata però Amadeus direttore artistico si candida come ossimoro del 2020. Un’altra cosa che mi scoraggia è la durata, i più giovani stenteranno a credere che negli anni 70 e forse anche 80 ci fossero varietà che duravano massimo un’ora ma anche meno, poi la dilatazione dei tempi fu voluta da Pippo Baudo mi pare, ma a farmi stare davanti a uno schermo per tanto tempo ormai ci riescono solo le corse sulle pietre. E poi l’ultima causa, che contribuisce anche ai tempi lunghi, sono gli ospiti non pertinenti: dai giornalisti ai premi nobel, dagli astronauti ai politici dismessi ci sono passati tutti, manca solo qualche discendente dei Catari a denunciare il massacro degli albigesi. Continua a leggere

La Zeriba Suonata – un esperimento

Facciamo un esperimento. Prendiamo un gruppo inglese che nasce trip hop e col tempo diventa trip pop, ad esempio gli Archive. Mettiamo il gruppo alla fine della stagione degli unplugged, un periodo di blackout con quei concertini che sembravano una via di mezzo tra il Premio Tenco e i falò sulla spiaggia, anche se i risultati inevitabilmente erano diversi, dallo scarso di banali schitarratori come i Nirvana, che senza la corrente dimostravano ancor di più la pochezza dei loro pezzi, all’incommensurabile di una creatura creatrice di meraviglie non solo sonore come Bjork che pensò bene che anche un suonatore di bicchieri variamente riempiti può rientrare nel concetto di unplugged. Come spesso capita nei concerti, soprattutto quelli trasmessi in tivvù o in radio, ci scappa la cover, l’omaggio. La band in esame omaggia un gruppo che avrà allietato la loro adolescenza, o sarà stato riscoperto, non importa, e ne eseguono una divertente canzone che parla di una fidanzata in coma, non si sa perché, forse un malore, un coma etilico, un’overdose, un incidente, un infortunio sul lavoro senza essere assicurata, forse era una dolce e tenera hooligana ed è stata pestata dalla polizia, vai a sapere, la canzone è stata scritta negli anni della megera di ferro, di sicuro non si tratta di femminicidio perché non era stato ancora inventato. Il risultato dell’esperimento è che quella, dopo il trattamento subito, rimane una bella canzone.

Endoscopia del Giro d’Italia

E’ stato bello ma è durato poco, intendo il periodo in cui la presentazione del Giro d’Italia era trasmessa solo da Gazzetta TV e uno mica si metteva a cercarla, anzi aveva l’occasione di evitare un sacco di chiacchiere e si trovava direttamente davanti al fatto compiuto: il disegno della corsa e via. Invece da qualche anno c’è di nuovo la diretta RAI e uno che fa, non la vede? E così ecco lo spettacolino impettito e dignitoso (fonte: sempre Jane Fonda in A piedi nudi nel parco), con direttori e autorità varie che dicono banalità, ma almeno stavolta non ci sono banchieri, mentre a condurre c’è Antonello Orlando che continua a incespicare quando parla ma è sempre meglio di Simpatia Fabretti che resta tra il pubblico a scrivere sullo smartufone. E a Orlando è affidato anche il servizio iniziale con una valanga di retoricissimi luoghi comuni. Dopo un discorsetto sul Giro biodegradabile c’è stato un servizio sul villaggio partenza in cui si è detto che ci sarà pure un po’ di inquinamento acustico a causa degli spettacolini ma in fondo fa parte della festa, e qui io personalmente non sono d’accordo e non capisco perché da qualche anno gli eventi sportivi devono essere sempre accompagnati da  musica ad altissimissimo volume, per non parlare del fatto che quando c’è pure un dj è sempre qualche d********* che fa battutine degne di lui. Poi c’è un momento RAI 5 o meglio la vocazione del Giro RAI a fare doposcuola con un servizio culturaloide su Budapest. Poi c’è la presentazione dei due ospiti, il vincitore uscente Richard Carapaz, che per l’occasione somiglia più a Pozzovivo che a Chiappucci, e per tenersi buono anche il pubblico del pomeriggio televisivo c’è un servizio al limite del lacrimoso sulla famiglia Carapaz. Poi c’è l’altro ospite, forse più atteso, Peter Sagan e dopo la precedente mezzora piena di discorsini insulsi e noiosi a Sagan è bastata una parola una per fare l’elettroshock a un pubblico già addormentato: dato che lui stesso aveva anticipato che avrebbe fatto un annuncio importante tutti si aspettavano che confermasse la sua partecipazione al Giro e invece quando Orlando gli ha chiesto se verrà lui ha risposto semplicemente: “Vediamo”, anche se poi ha specificato che possono succedere tante cose, una frase che avrebbe dovuto consigliargli gli autoscongiuri. L’impressione è che Sagan non sia uno che vuole fare il simpaticone a tutti i costi, come certi conduttori radiofonici e dj’s, tantomeno vuole fare il trasgressivo come certi musicisti trasgressori, è semplicemente una persona intelligente che può quindi trovarsi a disagio in queste tristi circostanze. E insomma dopo altre chiacchiere si è fatto tardi e c’è stata finalmente la presentazione delle tappe in fretta e furia, con Andrea De Luca incaricato di leggerla velocissimamente con l’ausilio di un video inquietante per la presenza di un cursore, una specie di biscia rosa o di verme solitario schifoso o di sonda endoscopica, che serpeggiava sul percorso in 3D e non faceva capire nulla delle altimetrie. Si parte dall’Ungheria e qui c’è la prima sorpresa, il ritorno in Italia penserete voi è in Trentino in Friuli o nei paraggi? No, è in Sicilia e senza giornata di riposo in mezzo, e si sorvola sul trasferimento, ma nel Tardis non c’è posto per tutta la carovana. Le tappe in Sicilia ormai sono obbligatorie per incentivare Nibali a partecipare perché se non ci fosse neanche lui per chi dovrebbero tifare gli italiani? Poi si passa in continente e dopo un paio di km sul Tirreno si passa sullo Ionio e poi sull’Adriatico e anche per stavolta niente Campania né ci sarebbe motivo di passarci dato il nullo interesse delle amministrazioni locali. E qui Antonello Orlando dice quella cosa che dovrebbe essere proibita per legge o almeno per regolamento RAI, cioè che dopo la prima settimana non sapremo chi vince ma forse sapremo chi non potrà vincere. Nelle successive due settimane ancora mare e c’è da sperare che ci sia anche vento perché checché ne dicano i pantanisti che già hanno criticato il percorso meglio i ventagli che certe salite, quindi una tappa partirà dalla base delle Frecce Tricolori e il loro  capo dice che hanno tante cose in comune col ciclismo, spero bene di no, e poi si sale a Nord, ci sono un po’ di montagne anche famose anche francesi, le cronometro stranamente sono quasi normali e non cronoscalate, c’è una tappa che va verso sud e infatti arriva a Asti, e alla fine si arriva a Milano. Il Gran Capo di RAI Sport Auro Bulbarelli dice che si deve arrivare a fare meglio del Tour, sarà, ma alla presentazione del Tour è pieno di ciclisti mentre qui oltre ai due ospiti citati non ci sono altri ciclisti vivi, cioè no, volevo dire in attività, non si vede neanche Cassani, e c’è il capo del sindacato Gianni Bugno ma cosa può dire, “vediamo” l’ha già detto Sagan e gli ha rubato la battuta.

La Zeriba Suonata – Sì, è la BBC

Ho letto che stasera la RAI trasmette un programma con quel personaggio partenopeo e parte foggiano intitolato No non è la BBC, e purtroppo lo sappiamo che la RAI non è la BBC, che per anni e anni su BBC Radio 1 ha trasmesso le famose Sessions di John Peel, il dj che sulla sua lapide ha voluto una frase di uno dei suoi gruppi preferiti, gli Undertones.